Per i meno mattinieri

Essendoché oggi è il π day, c’è la possibilità che io parli del pi greco fuori dalla matematica a Radio3 Rai nella trasmissione Primo movimento (9:30). Parlo di possibilità perché ho sentito il conduttore mercoledì scorso ma poi non si è più appalesato…

Aggiornamento: (16:30) invece a quanto pare sarà stanotte, dopo la Manon Lescaut, quindi intorno alle 23:30.

Aggiornamento: (15 marzo) Il podcast è qui.

Solo per i mattinieri

Domattina, in un orario non meglio identificato tra le 7:10 e le 7:30, racconterò a Snooze (trasmissione di Radio Popolare con Disma Pestalozza e Alessandro Braga) qualcosa sulla vertenza Tim, cercando di non dire nulla per cui io possa essere citato a giudizio. Immagino ci sarà poi anche il podcast.

Carta sbiancata

Come sicuramente non sapete se vi limitate a ottenere le informazioni dai media italiani, noi lavoratori TIM siamo in agitazione da mesi. L’ultima grande trovata dell’azienda è quella di spostare qualche centinaio di dipendenti dello staff (no, io non c’entro) da Milano e Torino a Roma; questo perché, come ha ineffabilmente affermato il presidente Recchi, gli spostamenti «sono delle ottimizzazioni del nostro parco di real estate. Abbiamo 7 milioni di metri quadri in giro per il paese; quindi è un’operazione di efficientamento degli spazi». Presumo che tutte le altre sedi torinesi e milanesi fossero tanto piene da non poter accettare neppure un ulteriore spillo, e quindi chiudendo via Negri a Milano e via Meucci a Torino non restasse che mandare tutti a Roma.

Bene. Ieri sera sembrava che le cose potessero miracolosamente cambiare. Come vedete dallo screenshot in alto, la trasmissione #cartabianca aveva in programma per stasera una puntata “Speciale TIM”, dove magari si sarebbe potuto sentire qualche timida voce oltre a quella dell’azienda. Ma i miracoli, come si sa, non accadono quasi mai. E infatti oggi un po’ prima delle 13, a domanda specifica alla redazione se lo speciale era confermato, la risposta è stata “lo speciale è stato fatto, ma la scaletta non è ancora chiusa”. Non ci vuole molto a immaginare come la cosa è andata a finire. Stasera si parlerà di attualità politica con Dibba e Delrio, di giustizia con Davigo e Orlando, e si terminerà ripercorrendo la lunga carriera artistica di Milly Carlucci. È ovvio che i temi di stasera sono arrivati tra capo e collo alla redazione, ed erano troppo importanti per essere rimandati. Bisogna capirli.

(Ah. A differenza di tanti miei colleghi, sono relativamente certo che la settimana prossima lo speciale sarà trasmesso. Non credo che sarà esattamente identico a quello che ieri era pronto: una settimana è un tempo piuttosto lungo ed è possibile fare in modo che altri punti di vista vengano inseriti e il resto contestualizzato)

Aggiornamento: (8 marzo) Alla fine ci sono stati 60 secondi di “speciale condensato” (che non ho visto)

Spese di spedizione di libri dagli USA

Stavo cercando un libro di racconti di Alex Kasman, Reality Conditions, in versione usata. Abebooks lo trova anche, ma i venditori mi fanno pagare dagli 11 ai 13 euro di spedizione in Italia. Io ricordo che ancora qualche anno fa (i gemelli erano già nati, quindi non può essere così tanto tempo fa) le spese di spedizione dagli USA erano sui 3-4 euro. Stiamo parlando di “shipping” vero e proprio, cioè via nave, non di corriere o cosa del genere.
Anche usando Bookfinder non è che le cose cambino tantissimo. Cosa è successo?

Trattare. Ma su cosa?

Come spero sappiate, l’azienda per cui lavoro (Telecom o Tim, chiamatela come vi pare) oltre a bloccare da due anni il rinnovo del contratto collettivo di lavoro ha anche deciso di cancellare unilateralmente il contratto integrativo (che l’azienda per cui lavoro non chiama così: in effetti tecnicamente queste sono le “norme di raccordo” ed evidentemente i raccordi non sono più di moda), creando un regolamento non si sa bene scritto da chi. Per fare un esempio volutamente stupido, secondo tale regolamento io non posso scrivere i miei libri di matematica divugativa senza previa autorizzazione aziendale: il tutto “come da CCNL”, che naturalmente dice tutt’altra cosa e cioè che non si può fare fuori dall’orario di lavoro concorrenza all’azienda, cosa che di per sé è pleonastica perché lo dice già il codice civile.

Gli scioperi e le manifestazioni non sono serviti a nulla, e d’altra parte l’azienda per cui lavoro l’anno scorso ha avuto un margine operativo lordo di soli 8 miliardi su 19 di fatturato, quindi evidentemente è in crisi e deve tagliare.

Ieri però Fistel-Cisl (il mio sindacato) ha deciso di chiedere «un incontro alla Direzione TIM per fornire alcune considerazioni sul Regolamento Aziendale». Ora io sono un democristiano dentro, e trovo assolutamente normale il concetto che è inutile fare scioperi su scioperi e basta. (Sono anche dell’idea che se uno dei punti chiave è l’abolizione dei cinque euro e mezzo di indennità giornaliera per i tecnici che non rientrano in sede per pranzo, la risposta non è scioperare ma fermare il lavoro alle 12:30, rientrare in sede, pranzare, riprendere l’auto e continuare il lavoro; ma non è un caso che io non sia un sindacalista). Il punto è che è assolutamente pernicioso fare un incontro se non si ha una controproposta da fare, e la controproposta non può essere semplicemente al ribasso (“accettiamo X e Y se si rimettono Z e W come prima”) ma deve essere migliorativa da qualche altra parte. Altrimenti non si discute ma si fa gli zerbini. Le considerazioni sul Regolamento Aziendale si possono fare pubblicamente; se proprio si vuole un momento formale non si chiede un incontro ma un momento di presentazione e poi si va via.

Davvero, non capisco proprio questa mossa.

Tempismo perfetto

Stamattina stavo per uscire e portare a scuola i bimbi quando mi telefona la maestra di Jacopo per avvisarmi che nella notte si è rotto un termosifone e la scuola è tutta allagata, quindi bisogna tenere a casa i bambini. Naturalmente oggi Anna è fuori tutto il giorno per lavoro, e io oggi ho una demo a cui devo partecipare (in remoto, ma comunque devo esserci). Visto che la sfiga ci vede benissimo, se l’allagamento fosse stato domani io non avrei avuto problemi perché sarò a casa in solidarietà; se fosse stato ieri non avrei avuto problemi perché ero in sciopero, e al limite avrei portato i settemezzenni alla manifestazione (devono pur cominciare, prima o poi). Oggi ho dovuto telefonare al volo ai nonni a chiedere se potevo lasciare loro il pacco dono, prendere l’auto, andare a Monza, bloccarmi nel traffico monzese, rientrare a Milano beccando il traffico di ingresso (penserete mica che alle 9:30 siano già arrivati tutti in città), lasciare la macchina da qualche parte, prendere il BikeMi sotto la pioggia e scapicollarmi per l’ufficio. Che bello.

Cari colleghi

O per la precisione, cari colleghi che oggi siete andati a lavorare, dicendo che tanto lo sciopero del 13 dicembre contro la disdetta dell’integrativo non è servito a nulla e che lo sciopero di oggi è per il contratto collettivo del quale non può interessarci meno, e che ce l’avete con i sindacati che sono stati zitti per due mesi, devo dirvi un paio di cose.
La prima è che nemmeno io sono toccato dalle proposte confindustriali sul contratto collettivo. Ma vi faccio notare che l’integrativo beffa che ci tocca da oggi può togliere due giorni di ferie e dodici ore di permessi retribuiti perché si rifà al CCNL. (Che noi avessimo questi giorni in più perché fino al 2000 erano nel nostro contratto è purtroppo diventato irrilevante). Quindi, anche se a voi la parola “collettivo” fa venire l’orticaria, ricordate che tutto quello che perdiamo lì possiamo perdercelo poi anche noi.
La seconda è che io ce l’ho con il sindacato, ma per un’altra ragione. Non ha senso andare a trattare (vedi CISL) senza avere prima una controproposta seria, e per seria intendo dove si facciano i conti in tasca all’azienda, si veda quanto risparmia dalle sue proposte, e si chiedano miglioramenti almeno per la stessa somma. Ci rideranno dietro? Tanto lo stanno già facendo ora. Ma non ha nemmeno senso fare gli aventiniani (vedi CGIL e UIL), perché il risultato è che l’azienda continuerà a fare quello che vuole. Né ha senso che la Triplice stia facendo i polli di Renzo e si dimentichi di spiegare a tutti cosa sta succedendo, invece che cercare ciascuno il suo pubblico e la sua parte di lavoratori. Ma leggendo quello che scrivono in parecchi nel gruppo Facebook dei lavoratori Tim, mi sa che siano davvero in tanti a non vedere più in là del proprio naso, il che ci riporta al punto iniziale di questo post.

Fine.

Ascensori della Sirius Cybernetics Corporation?

Il cartello a destra è apparso ieri sera sulle porte degli ascensori qui in ufficio. (Stamattina una manina pietosa ha corretto la “E” finale di “ASCENSORE”, ma questo non è importante). Uno si chiede “cos’è, gli ascensori sono entrati in agitazione e non vogliono fare gli straordinari?” ma la risposta come al solito è molto più prosaica.

Quando stamattina sono arrivato in ufficio (ben dopo le 7:30, non preoccupatevi per la mia salute mentale) l’ascensore di sinistra non funzionava. O meglio, arrivava al piano – a un qualunque piano, io sono uno dei pochissimi matematici sperimentalisti e ho fatto più prove per sincerarmene – ma poi non apriva le porte. Risultato? O si facevano le scale, come ho scelto io, oppure si prendeva l’ascensore dell’altra ala che però ha i piani sfalsati, perché l’ala con il nostro palazzo è stata oggetto di un’offerta “paghi 4, prendi 5 (piani)”. Purtroppo non avevo Marvin con me per convincere l’ascensore a farmi un favore almeno per una volta.

Alla fine di tutto questo non poteva mancare il mio usuale pippone. Fatte le verifiche del caso (e preso un caffè alla macchinetta perché d’accordo tutto ma devo pur svegliarmi completamente) sono sceso in portineria e ho chiesto se avevano già avvisato dell’ascensore non funzionante. La risposta è stata “no.” Questa è una piccola cosa, ma è una di quelle che mi fanno imbestialire. Vedi che c’è qualcosa che non funziona: non ti viene in mente di avvisare chi di dovere, cosa che non è che ti costi chissà quale fatica? Ti limiti a lamentarti dello schifo di tutto quello che non funziona? Chissà come mai poi anche le cose grandi vanno a scatafascio.