Pork barrel

La parola di oggi su A.Word.A.Day – rectius, la locuzione – è pork barrel: spendere soldi governativi per fare un favore ai propri elettori. All’inizio il pork barrel era un barile dove tenere la carne di porco; solo col tempo è diventato un posto dove recuperare facilmente soldi.

La traduzione che ho trovato in giro è “marchetta elettorale”. Sarà che ormai la legge Merlin ha troppi anni e che il termine marchettaro si è spostato di significato, ma non la sento così forte. Avete dei suggerimenti?

Grandissimo risultato di Gianluca Comazzi!

Ricordate il programma elettorale di Gianluca Comazzi quando si è candidato in Regione Lombardia? Tra i vari punti c’era

Garantire il ripristino del vecchio percorso della autolinea 51

Bene. Potete leggere sul sito ATM che dall’11 giugno «La linea 51 ripristina il percorso su via Murat, con un nuovo capolinea a Zara M3/M5.». Non sono passati nemmeno due mesi dal giorno delle elezioni e Comazzi ha già ottenuto un GRANDE risultato! Cosa volete di più dalla vita?

(ecco, quello che io non vorrei è la solita letterina autoincensatoria di Comazzi. Chiedo troppo? Guardi, Gianluca Comazzi, a me in realtà tornava più comodo il capolinea della 51 in piazzale Istria così quando tornavo le sere di inverno scendevo dalla lilla e mi facevo tre fermate di bus. Quindi non mi venga a dire che devo essere contento)

La localizzazione della stampa di un libro


Le copie di Scimmie digitali che io mi sono preso sono state stampate a Ronciglione (VT). Nulla di strano, il nostro editore è romano e quindi immagino usi una stamperia non troppo lontana.
Quello che è più strano è che se qualcuno compra il libro da Amazon non viene usata quella stamperia.

Le prime copie, quelle che erano disponibili a inizio febbraio prima della data di pubblicazione ufficiale, erano state stampate nel Regno Unito: adesso sembra invece che lo siano in Polonia. Nelle immagini sopra, che mi sono fatto mandare dai miei amichetti che hanno comprato il libro, si possono vedere le due diverse diciture.

Tecnicamente non è un grande problema: ormai i libri sono tutti preparati in pdf, e chiunque può stamparli. Se la tiratura è bassa, il print-on-demand è conveniente e permette ad Amazon di risparmiare sui costi di stoccaggio, anche se non so bene cosa possa succedere se un libro va fuori catalogo (o magari non ci va più, a questo punto 🙂 ) Certo che però pensare che gli costa di meno farselo stampare all’estero e poi inviarlo in Italia è buffo! (Per la copia “inglese” è stato così: una di quelle polacche l’ha presa una mia amica che lavora a Bruxelles, quindi le cose cambiano)

Purtroppo per il programma di autopubblicazione le copie autore sono stampate negli States, quindi se voglio comprarmi copie di Matematica in relax 2 faccio più in fretta a far finta di essere un normale utente. Non siamo ancora così globalizzati.

La Grande Truffa dei ramoscelli d’ulivo

Quando ieri pomeriggio ho sentito le prime versioni della storia, mi sembrava solo un po’ strana; ma poi sono arrivati i pesi massimi (il Piccolo) e ha assunto dimensioni inquietanti.
Come potete leggere, la scorsa settimana a Trieste tre donne sono passate per le strade a “vendere” (occhei, immagino tecnicamente “offrire dietro pagamento di un’offerta”) ramoscelli di ulivo pre-benedetti. Donne che “qualcuno sostiene di origine nomade”, e che avrebbero detto «Domani pioverà…il sacerdote ci ha detto che non si potrà distribuire nulla e quindi ci ha mandato già oggi in giro».

Notate che il giorno dopo (l’articolo del Piccolo è del 25 mentre quest’altro è del 26) si legge su Triesteprima che il vicesindaco Pierpaolo Roberti ha fatto un blitz per sequestrare i ramoscelli nei banchetti davanti alle chiese (quindi non peripatetici come quelli delle tre pie donne) secondo la legge regionale sul commercio e rincarando la dose: Roberti tuona contro l’«odiosa pratica di alcuni di vendere ramoscelli d’ulivo non benedetti».

Non so come funzioni la legge regionale sul commercio né come sono trattati i banchetti fuori dal tempio. So però che i ramoscelli di ulivo che sono venduti davanti alle parrocchie non sono benedetti “by design”: la benedizione te la devi infatti prendere andando a messa alle Palme. (Perlomeno è all’inizio della cerimonia, quindi si può sgaiattolare via e non sorbirsi il Passio). Non chiedo a Roberti di sapere queste cose, figuriamoci: ma penso che potrebbe evitare di cercare una scusa di questo tipo per validare il suo blitz.

Timreading

Una decina di giorni fa mi è arrivata un’email che mi informava che «il servizio TIMREADING chiuderà il 14 maggio 2018». Peccato che io non sapessi affato di essere iscritto a tale servizio!
Entrando nel sito, ho scoperto – o almeno penso di avere scoperto – che il fatto che io abbia Timvision mi ha automaticamente iscritto a Timreading; e ho capito che la piattaforma serviva per acquistare ebook oppure e-magazine, anche se evidentemente non con un grande successo vista la prossima chiusura.
Ma non è che forse se l’avessero pubblicizzato un po’ di più allora qualcuno l’avrebbe anche usato?

Orologi geopolitici

Era un po’ che mi chiedevo perché mai l’orologio del forno elettrico in cucina fosse sempre in ritardo, nonostante io lo aggiustassi regolamente per non rischiare di portare i bimbi a scuola in ritardo. Finalmente ho scoperto l’arcano: è tutta colpa di Serbia e Kosovo. In pratica, da metà gennaio il Kosovo ha consumato più energia del previsto, la Serbia non ha voluto aumentare la propria produzione come da accordi, quindi la rete elettrica europea si è trovata meno elettricità del necessario, il che è significato un rallentamento della frequenza della corrente alternata rispetto ai nominali 50 hertz. Che c’entra tutto questo con i forni? Semplice: l’orologio digitale non usa un quarzo per calcolare l’ora, ma usa direttamente la frequenza della rete elettrica (tanto ci è attaccato…). Frequenza inferiore = orologio che va indietro, e in meno di due mesi si sono persi quasi sei minuti (345,517 secondi mentre sto scrivendo questo post: in realtà in questo momento la frequenza è leggermente superiore ai 50 Hertz, quindi gli orologi andranno avanti. Ah, il compito di monitorare la differenza del “grid time” rispetto all’ora esatta è appaltato all’azienda elettrica di quale nazione europea? Provate a indovinare 🙂 ).

La soluzione non è tecnica ma politica, come avrete capito: il che prova da un lato che siamo tutti così interconnessi che il protezionismo diventa sempre più difficile da mantenere, e dall’altro che non è affatto detto che si arriverà presto a una soluzione. Tra l’altro quello che non ho capito è se si vuole riportare avanti di sei minuti l'”ora elettrica” quando la soluzione si sarà trovata, oppure si deciderà di fare una moratoria e accettare che la griglia elettrica ha perso quei minuti. In fin dei conti penso che gli elettroni non siano molto interessati alla cosa, mentre io non ho voglia di rimettere indietro l’orologio del forno…