Scienziati e politici

fiato alle trombe, Turchetti Non ho problemi a dire che io avrei paura di un governo scientocratico (scusate l’ircocervo), nel quale fossero gli scienziati a decidere cosa bisogna fare. Se per quello, io sono anche contro il concetto di “ministro tecnico”: i tecnici devono sì esserci, ma all’interno dei ministeri. I ministri, però, devono essere politici, perché la politica è una cosa seria e non una roba da dopolavoro. Che la scienza sia neutrale o no è irrilevante, perché chi la mette in pratica sono gli scienziati, che sono tutto tranne che neutrali – come chiunque di noi, del resto – e soprattutto non hanno in genere le capacità di vedere più in là del qui-ed-ora e di mediazione che sarebbero richieste ai politici.

Il punto è che naturalmente il discorso di Barillari dell’altro giorno non è stato questo. Quando scrive

Se vogliamo fare un passo in avanti, allora politica e scienza devono eliminare tutti i conflitti di interesse per ricostruire un sano dialogo.
Oggi il politico fa lo scienziato e lo scienziato fa il politico. Non funziona.

non si rende conto che non ci sono conflitti di interesse, perché scienza e politica si occupano di cose diverse, e non ci può essere “dialogo”. Non è che il politico dica allo scienziato “mi fai uno studio su questa cosa qua, che mi interessa tanto?”, né lo scienziato può dire al politico “questa è la legge da fare, copia e promulga”. Quello che dovrebbe succedere è che lo scienziato presenta evidenze e il politico decide cosa fare avendo compreso il significato di quelle evidenze e allo stesso tempo comprendendo le conseguenze di una scelta oppure dell’altra. Da questo punto di vista è molto più coerente la ministra Grillo che dice «bisogna accettare le morti da morbillo». (No, io ritengo che non si debbano accettare, e d’altra parte la ministra stessa ha affermato che lei vaccinerà il figlio. Però la scelta di dire “meglio qualche morte da morbillo” è indubbiamente una scelta politica).

L’unica cosa che posso aggiungere, e che è anche il motivo per cui non solo non ho scritto subito ma non mi passa certo per la testa di rispondere a Barillari o chi per lui, è che non perdo tempo con chi aizza volontariamente la gente, né perdo tempo con i pecoroni pronti a copincollare insulti. È possibile che tra chi legge quei post ci siano anche persone genuinamente interessate a sapere: ma io non sono capace di rivolgermi a loro in quel contesto, mi spiace.

6 comments

  1. Mi pare che ci sia un errore logico.
    Mi sembra di capire che, per come lo presenti, lo scienziato sarebbe una semplice macchinetta che a fronte di una domanda fornisce sempre una sola risposta, giusta, vera, esatta, scientifica, indiscutibile perché basata su evidenze.
    Se fosse minimamente vero (e ci sarebbe da capire per quali scienze) sarebbe meglio evitare di fare le domande per manifesta stupidità e impicita irrilevanza delle stesse.
    Ad esempio sui vaccini io, se fossi un politico, non vorrei sapere quattro balle statistiche che trovo sugli appositi siti da decenni ma perché i benigni scienzati sono contenti di percentuali di rischio che io non accetterei neppure per i dati su un floppy disk da 8″. E non credo che la risposta sarebbe univoca, anche se ogni risposta potrebbe essere rigorosamente basata su evidenze.

    • no, se lo scienziato avesse un’unica risposta non sarebbe uno scienziato ma un oracolo. (E probabilmente a quel punto in effetti si potrebbe anche accettare la scienziocrazia, se si fosse certi che l’oracolo funzionasse)

      • Ma se esistono più risposte, date dalla stessa persona o da persone diverse, allora il dibattito tra politico e scienziati esiste, nel senso che non ci sarebbe una comunicazione monodirezionale come quella che mi pare ipotizzi nel post.
        Anzi, se le risposte diverse sono “portate” da scienziati diversi…. è già tanto se il politico riesce a intervenire in questo ipotetico dibattito! 🙂

        • Il politico fa politica scegliendo una e solo una fra le risposte degli scienziati (in teoria).

          Nella pratica debbo prendere atto che di frequente ho visto invasioni di campo di alcuni scienziati nella politica e più raramente il viceversa.

          • Bisognerebbe dare una definizione di invasione di campo di un politico. Fa un ragionamento scientifico? Se X dice “quest’anno abbiamo avuto più neve che negli ultimi vent’anni, quindi il riscaldamento globale è una bufala”, come vale?

          • @.mau. nel contesto non vale, perché non è una summenzionata scelta che in teoria dovrebbe fare, ma una sua opinione (per definizione non scientifica). O se preferisci una scusa per non dire “xxxx mi dà i soldi, tu no”.

            Viceversa ho visto diversi scienziati, anche molto noti, adottare tattiche di procacciamento finanziario degne di un Poggiolini/Fanfani e gente del genere.

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