Di Maio e Foodora

Magari avete letto l’intervista all’amministratore delegato di Foodora Italia che il Corsera ha pubblicato sabato scorso. Il trentunenne Gianluca Cocco afferma che se le anticipazioni del decreto che il ministro del lavoro Di Maio sta approntando fossero vere, a Foodora non resterebbe che lasciare l’Italia. Il tutto con tante belle parole.

Ora io ho una domanda niente affatto retorica: come fanno all’estero? Vi spiego perché la domanda non è retorica. Non avendo dati a disposizione, posso immaginare che all’estero Foodora funzioni effettivamente come dovrebbe essere in teoria: giovincelli che – si spera non troppo in spregio al codice della strada – si presentano ogni tanto per guadagnare un po’ di euro. La narrazione che invece arriva da noi è che molti rider lo fanno perché è l’unico lavoro che riescono a trovare. Vero? Falso? Non lo so. Quello che però mi pare fattibile è limitare il numero massimo di ore mensili per i rider, per riportare il servizio a quello che dovrebbe essere. Non che sia una soluzione, perché rischiamo che qualcuno faccia una settimana a Foodora, una a Deliveroo, una a Glovo; ma almeno sarebbe un passo avanti.

Qualcuno di voi ha letto le anticipazioni? Sa dirmi qualcosa in più?

11 comments

  1. “La narrazione che invece arriva da noi è che molti rider lo fanno perché è l’unico lavoro che riescono a trovare. Vero? Falso? “

    .mau. la risposta te la dà l’AD stesso, che non può mentire sui numeri ma intortarli: il 50% sono studenti (ed il restante sono poveracci che non trovano altro ma naturalmente non lo dice). Ti dice anche quanto saltuario questo lavoro possa essere: “Il 75% in una settimana lavora meno di 25 ore” (quello che non ti dice che il minimo è 20). All’estero le condizioni sono simili ma la paga migliore (nord europa), in Spagna è come l’italia in pratica.

  2. Ah dimenticavo: il 25% fa 40 ore settimanali (non te lo dice l’AD, lo dice la matematica) e sono la percentuali dei poveretti che campano ESCLUSIVAMENTE con quello. Terrificante.

  3. i numeri sopra dicono, secondo me, che il problema non è Foodora ma le condizioni generali del lavoro in Italia. In una situazione “normale” questi sistemi non dovrebbero essere una alternativa a un lavoro “stabile” ma come dici il mezzo per i giovincelli per guadagnare qualche soldino. Quindi non è su questa tipologia di lavori che bisogna intervenire ma sul mercato del lavoro in generale; poi se non cambia un po’ la mentalità generale la vedo dura.

    • è *anche* un problema del lavoro in Italia.

      Qualsiasi lavoro, in qualsiasi forma, deve avere dei paletti per limitare lo sfruttamento, specie per quei lavori dove la controparte è più debole. Ignorare i più deboli è vile.

      Mi stai dicendo che è giusto sfruttare gli studenti, ma come detto gli studenti sono il 50%: gli altri?

      • non ho detto che è giusto sfruttare, non mi sembra che li si mandi in miniera a cavare carbone con un piccone. Per quanto mi riguarda se un giovane ha uno smartphone con traffico dati e un motorino gia non è una parte debole, è soltanto un giovane che comincia a guadagnare qualche soldino intanto che studia. Come ho scritto, l’anomalia è che uno possa pensare che quello possa essere un’alternativa a un lavoro stabile e pretendere che venga trattato come tale, con ferie, malattia e quant’altro. Io all’università ho avuto occasione di fare un contratto di lavoro di 150 ore che aveva praticamente lo scopo di aiutare gli studenti a guadagnare qualcosa. I più deboli credo vadano aiutati in modo diverso. Poi magari sbaglio e i Foodora di oggi sono lo stesso degli industriali di qualche anno fa, ma allora il problema mi sembra grosso, anche perché mi chiedo, chi è che usa e paga questi servizi?

        • Reality check: non ti chiedo di fidarti di me perché non lo faresti. Fidati dei tuoi occhi e guarda quanti foodoresi hanno il motorino. Prova ad indovinare perché sono pochi: se devi pagare la benza cosa guadagni?
          E ripeto, quelli che non sono studenti (che per diritto naturale vanno sfruttati) e magari ultraquarantenni che famo? Niente?

          • Negli anni ’80 esistevano ed esistono ancora servizi di consegna espresso con gente che gira in ciclomotore. Il serivizio esiste ancora fatto a partire da piccole ditte fino ad arrivare a Poste Italiane.
            https://www.sda.it/SITO_SDA-INSIDEX-WEB/pages/Mototaxi_it/174
            Per le cose da mangiare ci sono Esselunga e diversi Crai che fanno consegne a domicilio con furgone frigorifero.
            Secondo me Foodora e simili hanno fatto la stessa cosa che fa Uber, ovvero fornire un servizio ad un prezzo più basso utilizzando infrastruttura di comunicazione altrui e infilandosi nelle pieghe della legislazione per cercare rendita.
            Usare la rete 4G con gli smartphone costa molto di meno che dover gestire dei ponti ripetitori in VHF.
            Se poi si fanno gli sporchi giochetti per evadere le tasse ed i contributi prevideziali è ancora più facile guadagnare.

            Non è che in altri campi da questo punto di vista con le false società di consulenza, le finte pertite IVA ed i finti contratit a progetto sia molto diverso, da questo punto di vista.

    • @mestesso: grazie!
      La cosa più interessante è che il decreto, a parte l’articolo 7 che è specifico dei rider, è molto più generale, il che mi pare almeno a prima vista un’ottima cosa. In pratica affronta il tema della terziarizzazione via app del lavoro.

      • Sono completamente d’accordo con te, e sarebbe *la prima volta* che sono d’accordo con M5S. Speriamo che duri fino alla stesura finale (e può cambiar tutto).

        • cosa che comunque capitava anche con gli altri governi 🙂

          (giusto per specificare a chi passa di qui che per quanto possibile qui si cerca di essere oggettivi e non esprimere nulla per partito preso)