Youthquake

Come tutti gli anni, Oxford Dictionaries ha scelto la parola dell’anno. Nel 2016 la scelta era caduta su post-truth, e in effetti “post-verità” l’abbiamo sentita anche noi per qualche mese, anche se ormai è stata surclassata da fake news/bufala; quest’anno invece non so quanti di voi (io no) abbiano sentito parlare di Youthquake, vale a dire le sollevazioni popolari di giovani e studenti che promuovono un cambiamento in politica. Il termine nacque cinquant’anni fa ma è stato riesumato quest’anno nel Regno Unito, probabilmente a causa di Corbyn.

Ma la cosa che mi ha colpito di più è che nemmeno i contendenti mi erano noti:

♦ Antifa – abbreviazione di “anti-fascista”
♦ Broflake – una persona che si infastidisce facilmente per gli atteggiamenti progressisti (sembra derivare da “snowflake”, nel senso che tutti i fiocchi di neve sono diversi)
♦ Kompromat – il termine russo per il materiale usato per ricattare
♦ Unicorn – (come verbo) aggiungere colori arcobaleno alle cose, specialmente cibi (e qua mi sa che My Little Pony sia il colpevole)
♦ Milkshake duck – chi nei socialcosi sembra a prima vista tenero, ma ha un brutto passato

Quello che mi chiedo è come mai in un mondo che dovrebbe essere sempre più globalizzato – e se volete anche il fatto di avere una parola russa nella lista ristretta lo indica – tutte queste parole non sono mai arrivate alle mie orecchie né in originale né in un adattamento. Voi come vi ci trovate?

13 comments

    • Qui a Genova si vede spesso sui muri. Non sapevo esistesse in inglese.

  1. Concordo coi precedenti commentatori: l’unico famoso è “antifa”, usato anche da noi. Gli altri fanno parte del gergo di regioni del mondo lontane da noi, e a livello linguistico non c’è – e non ci sarà mai – alcuna globalizzazione.

    • la parola 2016, come ho scritto, era post-truth. Quella 2015 emoji. Quella 2014 vape (e “svapare” per fumare le sigarette elettroniche la conosco persino io che non fumo). Quella 2013 selfie. Mi pare proprio che la globalizzazione ci sia, di solito.

      • Rispetto a quelle designate gli anni scorsi, Youthquake mi sembra la meno indovinata. E poi: “sollevazioni popolari di giovani e studenti”? Nel 2017? Dove? Cosa mi sono perso?

        • Da quello che ho capito, la parola quest’anno sarebbe stata usata in modo un po’ diverso per indicare il sostegno dei giovani a Jeremy Corbyn contro l’establishment laburista (e probabilmente quello dell’anno prima per i giovani USA verso Bernie Sanders). Insomma gli scossoni sarebbero solo in modo figurato.

  2. antifa c’è su un murales vicino a casa mia :), Kompromat lo uso anche io ma sono notoriamente bolscevico :), unicorn con ia figlia fan sfegatata di my little pony mi aiuta. Gli altri mai sentiti.

  3. “Quello che mi chiedo è come mai in un mondo che dovrebbe essere sempre più globalizzato… tutte queste parole non sono mai arrivate alle mie orecchie né in originale né in un adattamento”

    Dimenticavo: non è affatto strano, le parole circolano in tutto il mondo sì, ma in circoli chiusi che non necessariamente diventano mainstream. Si espandono intracomunitariamente ma non sono necessariamente intercomunitarie. E’ un trend che secondo me diventerà sempre più accentuato, come quei fan di certe serie televisive che scoprono una serie parallela e dicono “ma come ho fatto a perdermela finora?”.

    • Il punto è che in teoria – e direi che negli anni passati la cosa è funzionata abbastanza bene – queste parole dovrebbero essere scelte alla fine dell’anno e scelte tra quelle che sono diventate mainstream a posteriori. Non sono previsioni.

  4. Io conosco Antifa (anche perché c’e’ un movimento ultras antifascista di cui fanno parte diversi amici miei) e Kompromat, perché l’avevo letto negli articoli agli albori del “Russiagate”. Tutti gli altri invece completamente ignoti.
    (p.s. il feed RSS di questo post è leggermente malformattato).

    • (boh. A vedere il sorgente non c’era nulla di malformato. Ho messo un po’ di ♦ giusto per renderlo più leggibile)

  5. Anche per me youthquake è una parola del tutto nuova ma dai commenti visti su Twitter è una reazione comune anche tra persone di madrelingua.
    Qui qualche altro dettaglio sulla scelta, che a differenza degli altri anni non è caduta su una parola particolarmente prominente ma su una parola che sperano si affermi: Youthquake: behind-the-scenes on selecting the Word of the Year. Secondo me hanno anche voluto scegliere una parola che avesse una connotazione britannica.

    Una nota su broflake: deriva da snowflake che è usato per descrivere una persona incapace di gestire il confronto con chi ha punti di vista diversi (la metafora è che è fragile e inconsistente come i fiocchi di neve), bro invece è usato per uomo giovane con scarse propensioni intellettuali.

  6. Credo che ci sia stato un qualche problema nella scelta perché, come dice anche Licia, la parola dell’anno è poco nota anche agli indigeni.
    Comunque non è tutto rainbows and unicorns, chissà se poi si saprà quale specifica distorsione ha portato a questa selezione.