I conti della pensione, rivisitati

età pensionabile ufficiale e reale nell’OCSE, da https://twitter.com/ThManfredi/status/938000839498715136/photo/1


Ricordate il post che avevo scritto sul famigerato studio UIL a proposito del tempo in cui gli italiani godono la pensione rispetto agli altri europei? Bene, è appena uscito uno studio OCSE. Non ci crederete, ma i dati non coincidono affatto con quelli UIL. O meglio: l’età pensionabile teorica italiana è in effetti tra le più alte, ma quella reale è tra le più basse.
Anticipo subito Bubboni e segnalo che l’OCSE dice che i lavoratori dovranno tutti lavorare di più e avere una pensione più bassa, ma non credo nessuno avesse dubbi in proposito; molto più interessante è notare come i ventenni italiani dovrebbero andare in pensione (sempre in teoria) ben oltre i 71 anni, mentre nel resto dell’OCSE, salvo un paio di eccezioni, l’età pensionabile dovrebbe essere intorno ai 65 anni. Al netto del fatto che stiamo parlando di un futuro ben lontano e della possibilità che in Italia continueranno a esserci mille eccezioni che abbasseranno la teoria, come è possibile questa discrepanza? Nel 2060 non ci saranno più pensionati usciti con il contributivo…

7 comments

  1. Non ho ancora letto tutto anche se il rapporto mi pare pure più divertente del solito. Peccato che si sfiori l’insensatezza e ci siano errori logici in diversi punti.
    Comunque alla fine di cotanto (sballato) pensamento pensionistico parlano esplicitamente di “rischo di poverta” diffuso. Ma come? Tutti i calcoli, i dati, i metodi e poi risulta che i vecchi rischiano di diventare poveri in anni futuri in cui dovrebbero essere tutti pelati, vestiti con la tuta d’argento, serviti da un esercito di robot stile Simone Giertz e con l’astrorazzo sul tetto del palazzo?? (sconsiglio di alternare la lettura con i report McKinsey sul futuro del lavoro come ho fatto io).
    E dire che nell’ultimo passaggio in Italia mi sono reso conto anche io, lo ammetto, dell’insostenibilità del sistema pensionistico attuale: vedere aziende con un età media del personale come capita solo in Italia e vedere dei classici lavoratori ad almeno dieci anni dalla pensione mi ha convinto che il sistema attuale è insostenibile.
    Ma non per i conti, per i risultati!!

  2. Dimenticavo la risposta alla domanda finale. L'”adeguamento” dell’età minima per la pensione di vecchiezza all’aspettativa di vita fu una pensata del IV berlusca ma pochi hanno qualcosa di simile.
    Del resto sostenere una simile baggianata non è facile, se non dopo che è si è fatto esplodere il debito e che si è dimenticato che il lavoro servirebbe pure a fare qualcosa. Invece resta inspiegato perché la vita media in Italia è alta (anche io pensavo che il dato fosse “diversamente vero” ma tutti gli indicatori convergono).

    • beh, no. L'”adeguamento” dell’età minima esiste dalla legge Dini, quindi dal 1995. Che poi fino al Berlusconi IV ci fu un accordo bipartito per non adeguare è un’altra storia.

  3. Sì, hai ragione. Già nel 1995 c’è un riferimento alla speranza di vita però vago, cioè privo di tutti gli elementi per usarlo davvero.
    Del resto, con una speranza di vita più corta di 4 anni rispetto al 2010 e un debito pubblico ante-Monti/Renzi, il buon Dini il problema del terribile “rischio di sopravvivenza in relazione alla speranza di vita oltre la media” se lo pone principalmente per i fondi pensione.
    Nel 2010 l’adeguamento non viene ancora imposto ma diventa già calcolabile.
    Il punto è che le altre infelici nazioni non hanno cotanta storia da far valere e ai primi segni di vecchiezza possono pagare onestamente le pensioni.

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