Götterdammerung

A poche ore dalle sue dimissioni dalla presidenzae della Federcalcio, Carlo Tavecchio è accusato di molestie sessuali da parte di una dirigente sportiva.
Ora, se io dovessi dare un giudizio a pelle credo che le molestie ci siano effettivamente state, mentre ho dei dubbi sul fatto che ci siano prove audio e video a meno che non risalgano alle scorse settimane e siano state fatte apposta per una denuncia. Ma per fortuna non sono un inquirente né un giudice, quindi lascio loro fare il proprio lavoro.
Quello di cui invece vorrei parlare è questo tempismo. L’ipotesi migliore che io riesco a immaginare è che una denuncia di questo tipo sarebbe stata pericolosa fino a che Tavecchio era potente. Se è davvero così, la cosa è ancora più preoccupante: in pratica si è abdicato all’idea di riuscire a fare una qualunque denuncia nei confronti di un potente a meno che costui non sia diventato un ex-potente. Una cosa del genere non vi fa paura? Cosa potrà mai essere il futuro?

12 comments

  1. Io sono stronzo: se non denunci perché quello è potente e lo fai appena diventa ex potente, non sei vittima. Sei complice.
    Se hai altri motivi per non denunciare puoi avere la mia comprensione e il mio appoggio assoluti. Se il tuo motivo è solo quello di cui sopra rischi di farmi diventare simpatico il molestatore.

    • Io dico che è sempre facile dire “io avrei fatto diversamente”, troppo facile e poi, messi in situazione analoga, comportarsi allo stesso modo.
      .
      Il ricatto è sempre sfruttamento, indipendemente dalla volontà dela vittima. Non si è mai complici di un ricatto: si è succubi. E’ un gradino più giù della complicità, nel migliore dei casi. Ognuno di noi ha le sue debolezze, che chi è bravo sfrutta a suo vantaggio. Io dico che esiste sempre e comunque un martello che inchioda chiunque.

  2. “in pratica si è abdicato all’idea di riuscire a fare una qualunque denuncia nei confronti di un potente”

    Beh, qualche coraggioso c’è, ma direi che è facile convincersi che non tutti i cittadini hanno la medesima capacità di denunciare o di non essere schiacciati da una sentenza ingiusta. Direi che basta la pigra lettura dei titoli del giornale per averne riscontro.
    Inoltre una delle basi della tutela del lavoratore parte dall’idea che ci siano delle differenze tra datore di lavoro e subordinati per cui i diritti e i doveri non devono essere uguali. Cioè è riconosciuto che il lavoratore, senza adeguate tutele, non ha le stesse possibilità.

    Quello che mi pare più curioso è che ci sono nazioni classificate come democratiche dove taluni potenti hanno anche diritti di difesa estesi, avvocato pagato e altre agevolazioni, eppure tra queste non c’è l’Italia (a parte qualche uso “insolito” dell’avvocato della società o simili, ma nulla di normato).
    Boh, si vede che basta una comunicazione adeguata e qualche manganellata ogni tanto per non avere rogne, almeno fino a quando dura il potere.

    • @un cattolico: come ho scritto, la mia è solo una sensazione a pelle. Non ho ovviamente né prove né indizi in un senso o nell’altro.

  3. Se persino un dirigente deve temere ripercussioni siamo proprio alla frutta.

    Ok un dirigente è sempre a tempo determinato ma quanti ne conosci che abbiano perso un posto e non l’abianco ritrovato nel giro di pochi mesi?

    Il nostro nuovo AD ha rimosso tutra la prima linea tranne il mio capo divisione quando ha iniziaTo il suo mandato. Tempo pochi mesi e ho letto che il capo del personale era finito anche meglio… gli altri non ho cercato ma non credo siano a spasso…

    A fronte di un rischio così basso perché difenderla?

        • e se lei non fosse interessata a “riciclarsi”? Un “dirigente calcistico” (nel commento prima pensavo che tu parlassi di Tavecchio) è molto spesso un appassionato che guadagna poco o nulla dal suo lavoro. Mica c’è solo il campionato professionistico.

          • Se lo fa per passione e non rischia nulla economicamente (perché magari è la figlia del proprietario di un pastificio minore), anche se perdesse quel posto, ha due scelte:

            – pensare alla passione e tenersi il posto rifiutando le avances senza denunciare;

            – pensare alla sua dignità e denunciare rischiando forse un hobby.

            Se sceglie la prima ha preferito un hobby alla sua dignità. È una scelta opinabile secondo me (naturalmente tutto cambia se si parla di un’impiegata che ci campa del suo lavoro) per questo come Mauro la difendo fino a una certa…

  4. L’argomento è assai delicato, ma in una intervista al Corriere l’accusatrice dice:

    «Quando ho saputo che l’intenzione di Tavecchio sarebbe quella di riciclarsi in un’altra posizione, magari con i Dilettanti, non ho più avuto dubbi che fosse arrivato il momento di parlare».

    Che mi pare un motivo più che legittimo per parlare solo ora e subire le accuse che in parte si leggono perfino nei commenti di un blog illuminato come questo!

    • È un motivo legittimo sicuramente tentar di far fuori uno che disprezzi, ma:
      – bisogna vedere se le accuse sono vere;
      – non è che sia poi così illuminato, visto che i dubbi se denunciare li ha avuti finché non si è trattato di tentare di far fuori un molestatore che poteva rientrare dalla finestra.

      Questa intervista mi conferma nel sospetto.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *