Il tempismo del comune di Milano

A giugno il Comune di Milano mi ha scritto (rectius, ha scritto ad Anna che è il capofamiglia) ricordandoci che anche quest’anno bisogna pagare la TARI. Ci ha mandato i bollettini ma ha anche scritto “se volete però potete attivare un SEPA Direct Debt, così non dovete più preoccuparvi”. Che bello, dico io. Compilo il modulo, lo faccio firmare al capofamiglia e lo porto allo sportello bancario di Palazzo Marino che mi rilascia la mia bella ricevuta. Data: 14 giugno 2017.

A inizio agosto Anna mi chiede “ma non doveva essere già passata la prima rata della TARI”? Io rispondo “magari la prendono tutta assieme a settembre. Tanto ho qua il mio bel foglietto, aspetta che apro il file dove l’ho salvato. Non trovo il file. Vado allora a cercare tra le scartoffie, recupero la ricevuta, la scansiono e le dico “Visto? Tuttapposto”. Poi ci penso ancora su un attimo e noto qualcosa che non mi torna. Apro il sito dell’home banking, guardo il mio IBAN, e vedo che non è quello che ho scritto nel modulo. Più precisamente avevo copiato il precedente IBAN del nostro conto, che era stato cambiato nell’ambito dell’ennesima riorganizzazione della banca.

Una cosa simile mi era capitata qualche anno fa: mi ero dimenticato di cambiare IBAN nella domiciliazione dello stipendio, e al secondo cambiamento di codice mi sono trovato un mese senza stipendio sul conto corrente. Sapevo quindi che probabilmente il SEPA sarebbe passato comunque, visto che questo era il penultimo IBAN e non il terz’ultimo. Per sicurezza mi connetto al sito del Comune per chiedere informazioni; chiedo lumi alle 19:06 dell’11 agosto. Non mi aspetto naturalmente una risposta prima di Ferragosto.

Ieri (domenica 10 settembre) alle 12:31 mi arriva un’email in cui mi viene scritto in burocratese puro «in riferimento alla sua richiesta, la informiamo che dovrà comunicare alla sua filiale di inviare una modifica, entro il 10/8/2017, del mandato SEPA attualmente attivo, segnalando il nuovo iban, che verrà rilevato grazie al servizio SEDA.».

Ora io non mi lamento nemmeno più di tanto del fatto che per avere una risposta ci abbiano messo trenta giorni. Mi lamento un (bel) po’ di più del fatto che ci dev’essere qualcosa che non funziona nella spedizione delle email, a meno che un solerte funzionario si trovasse a mezzogiorno di domenica in ufficio. Ma quello di cui mi lamento davvero è che non è possibile rispondere a un messaggio scritto l’11 agosto dicendo che dovevo fare qualcosa entro il 10 agosto. Piuttosto scrivete “essendo passata la data del 10 agosto, non garantiamo sia possibile fare alcunché”, no?

(per i curiosi: stamattina ho controllato, il SEPA è attivo sul mio conto)

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