Carta Nazionale dei servizi

Ieri sera mi è arrivata una busta intestata SOGEI. Mi sono preoccupato un po’, ma quando l’ho aperta ho scoperto che era semplicemente la nuova Carta Nazionale dei Servizi. Nazionale, sì. Noi in Lombardia avevamo sempre avuto una tessera regionale (oltre che quella nazionale), ma ho scoperto che «Dato il livello raggiunto dai servizi socio–sanitari nazionali, Regione Lombardia ha avviato il progetto di convergenza della CRS verso la TS–CNS. Ai cittadini lombardi con la CRS in scadenza, quindi, verrà recapitata la nuova Tessera Sanitaria – Carta Nazionale dei Servizi da utilizzare comodamente da casa.» Diciamo che se fossi un funzionario di un’altra regione mi arrabbierei un poco.

Ma veniamo all'”utilizzare comodamente da casa”. La letterina che era allegata alla tessera specificava che avrei potuto chiedere il pin, da usare “comodamente” con un lettore di smart card, oppure una password comprensiva di codice “usa e getta” (one-time password) che sarebbe arrivata via telefono, e sarebbe basato andare in un’Unità Ospedaliera. Il mio ufficio è attaccato al Fatebenefratelli: in tredici minuti sono andato, ho fatto le pratiche, sono anche passato al bancomat e sono rientrato. Questo è bello. (Un po’ meno bello scoprire che con SPID avrei comunque potuto fare tutto). Entro, metto la password provvisoria, scrivo la password definitiva, accetto l’accettabile, e guardo il mio fascicolo sanitario: vuoto. Però posso aggiungere nel “taccuino” le informazioni sanitarie e condividerle con il mio medico di base: così ho inserito la scansione degli ultimi esami del sangue Avis, esami che naturalmente sono stati fatti al Niguarda ma che a quanto pare non possono essere messi automaticamente (e in formato elettronico nativo, non scansionato), nel senso che non è previsto da nessuna parte che io possa dare l’ok all’operazione. Bene, ma non benissimo.

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