_Il mistero dell’alef_ (libro)

Inutile fare giri di parole: non mi ha affatto convinto la tesi di Amir Aczel, che in questo suo libro (Amir D. Aczel, Il mistero dell’alef [The Mysyery of the Aleph], Il Saggiatore 2015 [2000], pag. 220, € 14, ISBN 9788842820772, trad. Gianluigi Olivieri) mette insieme misticismo e matematica, e soprattutto decide che chi si occupa troppo degli infiniti impazzisce: non solo Cantor, ma anche Gödel (che dell’ipotesi del continuo si è occupato solo per una piccola parte della sua produzione), e finanche Post e Zermelo, per non parlare di Galileo. (Paul Cohen però no. Chissa perché). Non metto becco sulla parte legata al misticismo; la parte matematica moderna è comunque ben trattata, pur se Gianluigi Olivieri non conosce bene la terminologia matematica italiana parlando di insiemi contabili anziché numerabili e dell’assioma “di” (e non “della”) scelta; ma su quella antica c’è da mettersi le mani nei capelli, con Archimede che avrebbe calcolato il volume di un cono inscritto in una sfera mentre in realtà era una sfera inscritta in un cilindro (e no, questo non è un errore di traduzione, è così anche nell’originale). Sul fronte positivo, il libro può essere utile a chi si è fermato ai paradossi “facili” sull’infinito, come l’albergo di Hilbert, e vuole avere un’idea di cosa sia l’ipotesi del continuo e come la comunità matematica è riuscita a gestire la sua (non-)dimostrazione.

4 comments

  1. A proposito di travi e pagliuzze: se ‘assioma di scelta’ diventa ‘assioma della scienza’, preferisco ancora la prima versione. 😉
    [OT] Il link alla soluzione dell’ultimo quizzino domenicale continua ad essere errato.
    Ciao

  2. Piccola digressione.
    Questa leggenda che chi si occupa di infiniti impazzisce deve essere particolarmente affascinante per alcuni scrittori.
    Deve essere un po’ come la leggenda che autismo=bravissimo coi numeri e che una persona molto intelligente è quasi sempre psicopatico.
    C’è una bella critica, a riguardo, nel libro di David Foster Wallace dedicato all’infinito*.
    Per Wallace era semmai vero il contrario: è necessaria una incredibile dose di concentrazione e lucidità per riuscire a contemplare e dare senso a un concetto tanto astratto come quello di infinito.

    *Everything and More: A Compact History of Infinity
    Non ho letto il libro intero, solo le parti su Cantor. Credo che da un punto di vista matematico anche Wallace abbia commesso parecchie imprecisioni nel suo libro.

  3. @gnugnu: e non posso nemmeno dare la colpa al correttore Android, perché queste recensioni le scrivo sul palmare dove al più perdo le doppie perché digito troppo in fretta. (però ho controllato, da http://xmau.com/quizzini/p225.html arrivo alla soluzione)
    @labadal: Everything and more è comunque leggibile, vedi recensione. (Ora la versione Codice è stata ri-tradotta, per la cronaca)

    • Boh! Anch’io arrivo alla soluzione, scrivendo ‘…/s225.html’, ma il link mi risulta impostato su ‘…/s224.html’ (quella della settimana prima).
      Ciao