Monthly Archives: October 2016

Studenti o robot?

Continuo a sfruttare le segnalazioni di Paolo Marino (ebbene sì, non ho neppure il tempo di cercare cose nuove in giro, pensate come sono messo male). Questa volta mi ha fatto scoprire How old is the shepherd?, un post che mette in discussione il modo in cui gli studenti imparano a risolvere i problemi. Il problema che dà il titolo a quel post è il seguente: «In un gregge ci sono 125 pecore e 5 cani. Quanti anni ha il pastore?».

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Dimostrazioni “umane”?

Un paio di settimane fa Paolo Marino mi ha segnalato questo articolo in cui Sir Andrew Wiles (quello della dimostrazione dell’Ultimo teorema di Fermat, per chi non se lo ricordasse) parla di come lui vede le dimostrazioni di teoremi fatte al computer. Senza volere certo paragonarmi a Wiles, provo a raccontare come la penso io. Vi anticipo subito che non dirò nulla di definitivo o troppo specifico.

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Chi fa matematica campa cent’anni

Io non sono mai molto attento alle commemorazioni: così il 30 settembre mi sono accorto che Richard K. Guy aveva compiuto cent’anni. Guy è ben noto tra i matematici per essere un pazzerellone, e non è un caso che sia uno dei tre autori di Winning Ways for Your Mathematical Plays, opera che non può mancare nella libreria di un Vero Matematico (occhei, io posseggo solo la prima edizione, anche perché non sono mai riuscito ad arrivare fino in fondo nonostante abbia iniziato a leggerlo tante volte)

Questo articolo di Colm Mulcahy racconta vari aneddoti su Guy e dà un esempio di cosa può studiare un matematico peculiare. Guy costruì un Poliedro monostabile: un poliedro cioè che può stare in equilibrio solo su una delle sue facce. (Ovviamente non può non restare in equilibrio su nessuna faccia, a meno che non ammettiate l’esistenza del moto perpetuo). Il poliedo da lui trovato ha diciannove facce, e lo potete vedere in questo video. Inutile? Probabilmente sì, ma più divertente di tante altre cose, no?