[WIKIPEDIA] Chi può dirvi cosa è vero?

Sapete tutti che il contenuto di Wikipedia è libero, e quindi lo potete tranquillamente usare senza altro obbligo che indicare da dove è stato preso. Quello che forse non sapete è che potete anche prendere tutta Wikipedia e farvi una vostra enciclopedia: tecnicamente si dice che state facendo un fork, vale a dire una biforcazione. L’unico altro obbligo che avete è quello di dare la stessa libertà a chiunque voglia usare la vostra enciclopedia. Perché mai qualcuno dovrebbe darsi la briga di fare tutta questa fatica, e non lavorare direttamente su Wikipedia? Così di primo acchito ci sono almeno due possibilità. La prima è volere fare un’opera di carattere prettamente locale, inserendo voci su soggetti che non sarebbero mai accettati su Wikipedia ma che interessano a voi: si prendono dunque le voci già presenti per evitare di duplicare il lavoro e si aggiungono solo queste altre. La seconda possibilità è di voler inserire informazioni che la comunità ritiene non neutrali e pertanto elimina dalle voci già presenti quando vengono aggiunte. In entrambi i casi la presunta limitazione dell’uso anche commerciale del nuovo materiale non c’è: gli estensori del fork anzi sono felicissimi che quanto scritto da loro abbia una diffusione massiccia, perché è tutta pubblicità che arriva loro.

I fork sono generalmente più comuni negli USA, e spesso arrivano da un ambiente conservatore, presumibilmente perché gli editor e soprattutto gli admin di Wikipedia sono ritenuti – a torto o a ragione – troppo liberal e pertanto non neutrali. L’ultimo fork di cui ho avuto notizia, però, è basato su un concetto che è interessante da considerare. Infogalactic nasce infatti, come si può leggere in questo articolo, come una libera alternativa non censurata a Wikipedia, priva di “bias or thought police”. Come si può riuscire ad ottenere questo tipo di libertà? La risposta, che si può leggere nel comunicato stampa di lancio, si direbbe l’uovo di Colombo. Cito (la traduzione è mia):

«Non siamo Conservapedia 2.0 e non stiamo rimpiazzando gli admin di Wikipedia con i loro equivalenti conservatori. Stiamo rendendo irrilevante la funzione della “thought police” per mezzo della tecnologia. La filosofia del nostro progetto si basa sull’idea che solo l’utente ha il diritto di definire qual è la sua realtà.»

Infogalactic insomma afferma di essere riuscita a ottenere un sistema di intelligenza artificiale in grado di far vedere due versioni essenzialmente diverse di una pagina a seconda della “realtà” di chi la sta guardando. Sempre dal comunicato stampa:

L’architettura antifaziosità [anti-bias] di Infogalactic permetterà agli utenti di selezionare la prospettiva preferita e vedere automaticamente la versione della voce a essa più vicina, basata su una serie di algoritmi che usano tre variabili: Relatività, Affidabilità e Importanza [Relativity, Reliability, and Notability]. Ciò significa che un sostenitore di Hillary Clinton vedrà una versione della voce su Donald Trump diversa da quella che vedrà un sostenitore di Donald Trump supporter will, poiché entrambi gli utenti vedranno la versione della voce editata più recentemente da editor classificati come simili a ciascuno di loro.

Non è affatto banale gestire un sistema del genere, considerando che ci sono tre dimensioni diverse e quindi come minimo 27 possibilità: ciascuna manopola dovrebbe avere come minimo un valore alto, uno medio e uno basso. Ma non mettiamo limiti alle capacità tecniche di Infogalactic e accettiamo la loro affermazione. Che significa? Detto in altro modo, ognuno finalmente potrà vedere la Verità più adatta a lui, senza dover fare fatica a distinguere i fatti davvero importanti da quelli irrilevanti o peggio ancora presentati solo per mettere in cattiva luce un soggetto. Una bolla filtrante perfetta, pronta per togliere anche gli ultimi residui di dubbio.

Ma c’è di più! Esistono infatti i “Corelords”, vale a dire professionisti che hanno acquistato (“purchased”: immagino che si pagherà il giusto a Infogalactic ) la possibilità di verificare le modifiche alle voci relative alla propria azienda. In pratica potete essere certi che l’oste verificherà accuratamente che il proprio vino sia buono e avrete la sua assicurazione in proposito.

Capita che Wikipedia non dia informazioni corrette. Capita anche che dia informazioni faziose. Per quanto si cerchi di essere neutrale, non ci si riesce sempre. La risposta, oltre che il contribuire a migliorare le voci, è semplice: dobbiamo evitare di prendere come oro colato quanto c’è scritto, ed esercitare il nostro senso critico. Certo, si fa fatica. Ma preferite l’alternativa in cui c’è qualcuno che decide per voi cosa è vero?

[MEDIUM] Salvatore Aranzulla e Wikipedia

Come forse avete scoperto, qualche giorno fa, dopo lunga e aspra discussione è stata cancellata la voce su Salvatore Aranzulla su Wikipedia in lingua italiana. (Nota per chi non è esperto del campo: Wikipedia è una sola, ma al suo interno ha tante versioni linguistiche, ognuna con le sue regole particolari. Quindi non esiste Wikipedia Italia ma solo Wikipedia in lingua italiana ) Come capita sempre in Wikipedia, la discussione è stata pubblica e rimane accessibile a tutti: se volete la potete leggere qui, tenendo conto che 120 KB sono l’equivalente di una sessantina di pagine di testo. Qui trovate le mie considerazioni personali (molto personali, come leggerete: non parlo a nome di nessuno se non del sottoscritto. Inoltre, checché ne pensino in tanti tra cui Aranzulla stesso, io non ho nessun potere particolare in Wikipedia: le decisioni comunitarie sono legge).

Premessa: avere una voce cancellata su Wikipedia non è affatto un’onta. Tanto per fare un esempio pratico, una voce su di me (in qualità di “informatico” prima e “divulgatore scientifico” dopo) è stata creata e cancellata per due volte per “evidente non enciclopedicità del soggetto”. La prima volta è capitato un anno e mezzo fa, la seconda la settimana scorsa… e in questo caso, a differenza della volta precedente, non sono riuscito a cancellarmela da solo. Sono enciclopedico? Forse sì. Bisognerebbe prima capire se le recensioni dei miei libri sul Venerdì di Repubblica e su Le Scienze rispettano i criteri wikipediani. Cambia qualcosa che ci sia una voce su di me? No, non cambia nulla. Anzi sì, qualcosa cambia: essendo io il portavoce di Wikimedia Italia (cioè del fan club ufficiale italiano di Wikipedia) finirei in un conflitto di interessi non proprio piacevole, il tutto senza alcun vantaggio pratico. Risultato? Se volete avere informazioni su di me le troverete altrove. Ma torniamo a parlare di cosa è successo con Aranzulla.

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Quando ho visto che era stata aperta una discussione a proposito della voce su Aranzulla, sono andato a vedere cosa c’era scritto. Qui sopra potete vedere qual era il testo, dopo che nei giorni precedenti c’era stata una “guerra di edit”: una cinquantina di modifiche in un paio di giorni, che comunque avevano prodotto un indubbio miglioramento rispetto alla versione precedente che potete vedere qui sotto.

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Le ragioni che possono condurre alla cancellazione di una voce sono tre. La forma, vale a dire come essa è scritta: se vi lamentate della prosa di certe voci che sembrano essere compilate da ragazzi delle medie, provate a immaginare cosa viene cancellato. Il contenuto, per evitare panegirici e dèpliant che servono solo al soggetto della voce e non a chi cerca informazioni. L’enciclopedicità del soggetto: non è che si possa inserire qualunque cosa, e la comunità degli utenti ha definito alcune linee guida al riguardo. Nel caso in questione, la forma era a posto, il contenuto aveva un dato esageratamente assurdo (1,79 milioni di visite al giorno…), ma quello si poteva correggere senza problemi: la discussione verteva dunque sull’importanza o meno del soggetto per gli scopi di Wikipedia in lingua italiana. Secondo le regole dell’enciclopedia, se una voce è chiaramente non-enciclopedica un sysop può cancellarla “a vista”; altrimenti si apre una discussione che può durare una o eccezionalmente due settimane, e nel caso non si raggiunga un consenso può condurre a una votazione.

Insomma, Aranzulla è o no enciclopedico? Dal mio punto di vista il problema non si poneva. Il fatto stesso che si trovino in giro mille scherzi sulle guide che lui ha compilato per la qualunque significa che ha una sua notorietà; quindi è presumibile che ci siano parecchie persone che cercheranno qualche informazione su di lui; pertanto è logico che ci sia una voce su di lui su Wikipedia. Attenzione! Questo non significa che la voce sia necessaria: per le informazioni credo basterebbe già visitare il suo sito. Non significa nemmeno dare un giudizio di valore, positivo o negativo, su quello che fa: Wikipedia non è l’Enciclopedia dei Personaggi Illustri. Detto in altri termini, per me qualcosa è enciclopedico se ritengo che ci sia un discreto numero di persone che possa essere interessato all’argomento. Questa è però la mia visione personale: altri utenti dell’enciclopedia la pensano in maniera diversa, e così era partita la procedura di cancellazione per trovare una quadra. Fino a qui nulla di diverso da tante altre procedure di cancellazione. Poi però è successo che Aranzulla ha postato questo status su Facebook.

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Questo status — che, diciamolo pure, non è stata una brillantissima idea — ha subito portato alcuni fan del blogger siciliano a vociare nella pagina dove si discuteva della eventuale cancellazione (è sempre questa), il che ha portato altri affezionati collaboratori di Wikipedia a rinchiudersi a riccio e vociare a propria volta. Un wikipediano, se punto sul vivo, riesce a fare le pulci praticamente su tutto, scovando fonti insospettabili al comune fruitore dell’enciclopedia: da un lato si sono così trovati gli errori fattuali nel testo della voce, recuperando faticosamente il testo originale degli articoli di e su Aranzulla citati nella discussione, dall’altro è partito un fuoco di fila di tecnicalità su quale fosse l’effettiva professione di Aranzulla, poiché le linee guida sull’enciclopedicità dipendono per l’appunto dalla categoria: tornando al mio esempio, io comunque non sarei enciclopedico né come matematico, né come informatico né come divulgatore scientifico, ma al più come scrittore. Aggiungo poi che il tipico ragionamento di chi arriva per la prima volta a discutere e dice “perché X c’è e Y non può esserci?” non funziona: c’è una pagina di aiuto che spiega che il “ragionamento per analogia” non ha ragione d’essere.

Confesso che dopo aver visto qualche scambio di raffinatezze ho lasciato perdere la storia: le mie opinioni le avevo espresse, e ho cose ben più interessanti da fare anche solo all’interno di Wikipedia. Così non mi sono nemmeno accorto che la procedura era stata chiusa “per consenso” con la cancellazione della voce: oggettivamente però, tenendo conto che le votazioni sono riservate a chi ha fatto un certo numero di modifiche sulle voci dell’enciclopedia — per evitare per l’appunto le “chiamate al voto”… — non credo che l’esito sarebbe cambiato.

Risultato? Il gruppo di cazzeggio wikipediano su Facebook al momento è squattato da tale Martina Rossi. Mi dicono che sulla sua bacheca Facebook Aranzulla abbia scritto « Abbiamo fatto scoppiare una BOMBA: più di 300.000 persone sono venute a conoscenza della cancellazione della mia pagina da Wikipedia. Ho ricevuto migliaia di messaggi di sostegno e centinaia di discussioni sono state avviate e sono in corso in Rete: da Facebook a Twitter, da Reddit a Linkedin. La comunità italiana di Wikipedia è di parte ed il mio non è un caso isolato. Alcuni lettori mi segnalano che anche Virginia Raggi, candidata (e probabile) sindaco di Roma, ha una pagina Wikipedia cancellata e bloccata: dalla discussione di Wikipedia, si legge che, se e quando diventerà sindaco, allora forse le verrà creata una pagina Wikipedia. Poco importa che sia arrivata prima al ballottaggio…» (La storia di Virginia Raggi meriterebbe forse un pippone a sé stante, ma non l’ho seguita e non ne sapevo nulla). Altri (non wikipediani, che io sappia) si divertono a fare battute tipo quella qui sotto. Ma il vero risultato, almeno per come la vedo io, è che hanno perso tutti. Ha perso Aranzulla: capisco il sentirsi toccato in prima persona, ma il chiagni-e-fotti non è mai una buona idea, a meno che uno non voglia sentire l’appoggio dei propri sostenitori. Hanno perso i wikipediani: capisco la rabbia di vedere arrivare gente che entra a gamba tesa senza prendersi la briga di sapere di cosa si sta parlando esattamente, ma non bisogna mai perdere l’imparzialità e dire “visto che hai rotto le palle, ora te la faccio vedere io”. Ha perso soprattutto Wikipedia: non tanto per le minacce “non vi daremo più soldi” — che tanto noi non vediamo mica, le donazioni vanno alla Wikimedia Foundation negli USA — e nemmeno per l’eventuale pessima fama, quanto perché ora manca di una voce che a mio parere una qualche utilità ce l’aveva.

immagine creata dalla Strega, https://twitter.com/_TheWitch_

immagine creata dalla Strega, https://twitter.com/_TheWitch_

È finita definitivamente così? Non necessariamente. A parte i “cinque pilastri”, le regole fondamentali dell’enciclopedia, tutto il resto può sempre cambiare nel tempo. Sempre per fare esempi personali: ogni tanto viene cancellata una voce che io scrissi su Wikipedia una decina di anni fa. Ai tempi le regole erano molto più lasche, le voci erano relativamente poche, e per un certo periodo inserivo le recensioni dei libri che avevo letto. Solo che le mie recensioni sono sempre molto personali, e quindi ogni tanto qualcuno le vede, decide che non sono neutrali, e apre la procedura di cancellazione… nella quale commento “fate pure” :-). Dal lato opposto, passati tre o sei mesi (non mi ricordo esattamente quanti) da una cancellazione è sempre possibile rivedere cosa è successo e proporre un nuovo testo, previa discussione. Certo, se i toni continueranno a essere questi la discussione non partirà nemmeno: è vero che Wikipedia senza una voce ci perde, ma una Wikipedia divisiva ci perde ancora di più. Riuscirà il buonsenso a farsi largo in mezzo a questo tifo da stadio? Speriamo di sì.

ENGRISH: Public TV

public-tv
Sabato ho portato Jacopo al Museo della Scienza e della Tecnologia, e sono passato in una sala dove c’era una telecamera di quelle d’antan e venivano trasmessi alcuni spezzoni delle trasmissioni Mediaset sempre d’antan. Non ho nulla contro tutto questo: a Cologno hanno pensato bene che invece che buttare via un’apparecchiatura ormai obsoleta la si poteva ancora sfruttare per farsi un po’ di pubblicità, e ai bimbi di oggi abituati a fare le foto col telefonino fa bene mostrare come quando i loro papà avevano la loro età le cose erano ben diverse.
Però tradurre “La TV privata” con “The Public TV”, quello proprio no. Mi piacerebbe sapere chi ha avuto la grande idea. Forse ha pensato alla “public schools” britanniche, che sono tutto men che pubbliche?

[WIKIPEDIA] La Stanford Encyclopedia of Philosophy e Wikipedia

[Postato originariamente qui]

Qualche giorno fa su Repubblica è stato pubblicato un interessante articolo di Simone Cosimi che ha parlato della SEP, la Stanford Encyclopedia of Philosophy che raccoglie circa 1500 articoli sui vari campi della filosofia ed è disponibile on line. L’articolo è interessante non solo perché presenta al grande pubblico una risorsa davvero valida – negli ultimi mesi mi è più volte capitato di consultarla per alcuni temi legati alla filosofia della matematica – ma anche perché cita la propria fonte, un articolo di Quartz del settembre scorso. Oltre a raccontare la storia della SEP, che è nata vent’anni fa all’interno della Stanford University, il suo modello viene confrontato in termini di completezza, affidabilità e aggiornamento non solo con Wikipedia ma anche con altri strumenti di diffusione della conoscenza, partendo dai libri e arrivando a sistemi a domanda e risposta come Quora e StackExchange. Inutile rimarcare come nel testo la SEP vinca a man bassa.
Il punto è che non ha un grande senso confrontare modelli così diversi. Tralasciamo il problema del copyright – la SEP non permette il riuso del suo testo altrove ma solo la copia privata – perché dal punto di vista di chi cerca informazioni la cosa è irrilevante. Per il resto, è ovvio che il prodotto stanfordiano sia molto più affidabile rispetto a Wikipedia, che affidabile non è per nulla se non per appoggiarsi su altre fonti affidabili. Sulla completezza delle singole voci siamo tutti d’accordo che Wikipedia ha ancora molta strada da fare: il modello della SEP, con una voce scritta da un accademico e rivista da un comitato editoriale ristretto (che poi è come è sempre stata la Treccani) fa sì che le sue voci siano quasi automaticamente dei piccoli saggi autocontenuti, e se non lo fossero c’è chi fa le pulci.
Quello che però si tende a dimenticare è che un modello di questo tipo non è scalabile né applicabile a tutto lo scibile umano. In un campo accademico relativamente ristretto come la filosofia possiamo pensare che i professori dedichino gratuitamente parte del proprio tempo a scrivere una voce in un luogo autorevole, visto che ci possono anche mettere la firma; Wikipedia però nasce per contenere tutto il possibile, e non credo proprio che nessuno avrà mai interesse a preparare la Fujiyama Enciclopedy of Pokémon… In definitiva ben vengano tanti progetti come la SEP: speriamo che anche in Italia ci siano università così lungimiranti da preparare simili enciclopedie, meglio ancora se con una licenza libera!

[WIKIPEDIA] Concorso a cattedra 2016 e Wikipedia

[postato originariamente qui]

Nel blog Le parole e le cose Stefano Nicosia racconta delle notevoli somiglianze tra un manuale per la preparazione al concorso a cattedra 2016 (Rosanna Calvino e Andrea Gradini, Avvertenze generali per tutte le classi di concorso. Manuale per la prova scritta e orale, Maggioli Editore, Rimini 2016) e alcune voci di Wikipedia, come quella sulla Legge Coppino, quella sulla storia dell’istruzione in Italia e sullo psicologo Erik Erikson. Occorre rimarcare che le parti di testo simili sono presenti su Wikipedia già da alcuni anni, e non è dato sapere se il manuale in questione è un aggiornamento di un testo precedente, in cui gli autori si sono scordati di aggiungere Wikipedia tra le fonti: gli esempi portati da Nicosia mostrano comunque che il testo più leggibile risulta essere quello dell’enciclopedia libera.

RACCONTO: Previsioni

La settimana prossima ci saranno le elezioni, e continuo a chiedermi chi me l’ha fatto fare a candidarmi. D’accordo, eravamo tutti pieni di speranze ai tempi della NonRivoluzione, quando venne finalmente spezzata la spirale perversa per cui le uniche persone in grado di candidarsi erano coloro che erano riusciti a raccogliere enormi quantità di denaro in modo più o meno lecito. Ma avremmo rischiato di ritrovarci sotto un’altra oligarchia, se non ci fosse stato un vero colpo di fortuna: la NonRivoluzione riuscì a imporsi grazie all’aiuto determinante dei computer. Così questa volta non capitò come sempre la sostituzione di una classe dirigente corrotta con un’altra classe dirigente corrotta in modo diverso: ora la situazione era completamente diversa. Ogni uomo e ogni donna avevano le stesse identiche possibilità di candidarsi ed essere eletti. Ci fu chi pensò ingenuamente che si sarebbe potuto semplicemente scegliere a sorte i rappresentanti, ma per fortuna le persone più sagge fecero notare che in questo modo si rischiava di eleggere persone che non avrebbero letteralmente saputo quali pesci pigliare. Essere onesti non basta: esperienza e capacità sono comunque fondamentali.

Ma lo sono davvero? In una delle concitate e di solito inconcludenti NonAssemblee, una cittadina di cui purtroppo nessuno pare aver compreso il nome prese la parola dicendo che la cosa davvero importante è saper immaginare che cosa accadrà in futuro, e a questo punto fare in modo che i tecnici compiano le loro azioni sfruttando al meglio quegli eventi. I rappresentanti della gente non devono eseguire ma solo dare la linea, argomentò: chi meglio di un preveggente può essere adatto al compito? Questa idea si diffuse in un lampo e piacque subito a tutti. In fin dei conti siamo un popolo di santi, inventori, navigatori e allenatori della nazionale: cosa ci voleva per capire quale sarebbe stato il futuro? I matematici e gli statistici subito insorsero contro questa idea così naïf. Con sessanta milioni di persone pronte a fare previsioni, dissero, è naturale che ci sarà molta gente che ne azzeccherà per caso parecchie di fila: bisogna trovare un modo per eliminare gli effetti aleatori e focalizzarsi invece sulla capacità di riconoscere, anche se in modo inconscio, i piccoli segnali presenti che sono la spia dei comportamenti futuri. A questo punto furono gli economisti ad alzare la bandierina: non è possibile fare previsioni sul comportamento del mercato, perché è ben noto che esse modificano il mercato stesso. Quando una voce prende piede gli operatori la seguono subito, che ci credano o no, e si ha così una profezia che si autoavvera. Insomma, occorreva fare in modo che tutti i candidati predittori partissero da un medesimo insieme di dati, che non potessero essere modificati dagli esseri umani. Come trovare questi dati? C’è chi propose di usare le estrazioni del lotto, ma al ministero delle Finanze si misero le mani nei capelli: rischiamo di perdere tutto il gettito fiscale sul gioco di azzardo, dissero. La proposta fu immediatamente cassata.

Poi finalmente si trovò l’idea giusta, e da lì è iniziato il mio delirio. Mi ero iscritto per gioco alle Previsionarie locali, e sono stato catapultato senza troppi problemi alla seconda fase. Lì la concorrenza era più agguerrita, ma io ho una certa esperienza e sono riuscito a passare anche quel turno. Ho capito solo dopo che in entrambi i casi non c’era la pressione dell’elettorato, e quindi le cose erano molto più semplici di quanto immaginassi. Ora sono da un mese in campagna elettorale: tutti i giorni sono ospite dell’uno o dell’altro canale televisivo e devo spiegare fino alla noia cosa penso che succederà il giorno dopo: gli elettori vogliono essere certi di votare chi è davvero capace di predire il futuro. Non parliamo poi di cosa accade sui social network: quando prevedo qualcosa che non piace alla gente mi ritrovo la mia pagina invasa da migliaia di commenti irosi quando va bene. La settimana scorsa c’è stata una tempesta tale da dover richiedere una scorta della polizia anche solo per riuscire a mettere il naso fuori casa. Ma cosa posso fare se avevo previsto che quello sarebbe stato l’evento più probabile per le previsioni del tempo?

HOWTO: ripristinare “Recent Places” nel menu Windows 10

Io sono una persona semplice: avevo Windows 8.1R1 sul PC (che non è nemmeno mio ma dell’ufficio) e ho installato Windows 10. Tanto – mi sono detto – uso Classic Shell e quindi le piastrelle non mi dicono nulla. Peccato che poi abbia scoperto che quando salvi il file non c’è più la locazione “Elementi recenti”, o “Recent places” per chi come me usa la versione inglese, ma solo gli “Elementi frequenti”. Come fare? Semplice: una rapida ricerca mi ha fatto trovare le istruzioni (sul sito Microsoft 🙂 ). Ringrazio ThePhinx e le ricopio qua.

(a) Come mostrare i Recent Folders

Questo è relativamente semplice, almeno per gli standard Microsoft. Si clicca Windows-R e si esegue il comando shell:::{22877a6d-37a1-461a-91b0-dbda5aaebc99}. Apparirà una finestra di File Explorer: nella colonna di sinistra, sotto il cestino, si trova la locazione “Recent Places”. Ci clicchi su col tasto destro e selezioni “Pin to Quick Access” o “Pin to Start”. D’ora in poi te lo troverai sempre.

(b) Come avere i Recent Folders nel menu “Save as”

Questo è più complicato, tanto che ThePhinx suggerisce di creare un restore point per sicurezza (io non l’ho fatto e sono sopravvissuto). Ecco i passi:

  1. Iniziare a far mostrare i Recent Folders come spiegato sopra
  2. Lanciare come amministratore regedt o regedt32 per aprire l’editor di registro
  3. Fare le seguenti operazioni sulle voci di registro HKEY_CLASSES_ROOT\CLSID\{22877a6d-37a1-461a-91b0-dbda5aaebc99}\ShellFolder e HKEY_CLASSES_ROOT\Wow6432Node\CLSID\{22877a6d-37a1-461a-91b0-dbda5aaebc99}\ShellFolder:
    1. Cliccare col tasto destro su ShellFolder e scegliere Permissions
    2. Cliccare “Advanced” e nella finestra che si apre cliccare “Change”
    3. Digitare ADMINISTRATORS e cliccare su “check names”
    4. Cliccare OK e ancora OK
    5. Selezionare Administrators nell’elenco “Group or user names:” (diventerà di sfondo blu)
    6. Dare Full Control nella finestra sotto e cliccare su OK per chiudere la finestra
    7. Sulla colonna destra della finestra del registro, cliccare due volte su “Attributes”
    8. Modificare il valore 20040000 in 70010020, e premere OK per salvarlo
  4. Chiudere l’editor di registro

Diciamolo: non è un esempio di semplicità. Però lo si fa una volta per tutte.

ENIGMISTICA: quale treno prendere?

Dopo le polemiche per gli sconti che Italo ha offerto per il Family Day, c’è chi si è accorto che la concorrenza non era poi così lontana.

Italo? Ho là TI

MEDIUM: Accompagnamento per Tartaruga sola

[Il post è apparso originariamente a https://medium.com/@.mau./sonata-per-tartaruga-sola-1cef5988cfed#.m91h8stqm ]

Gödel, Escher, Bach, la monumentale opera di Douglas Hofstadter, contiene al suo interno vari Dialoghi tra alcuni personaggi, tra cui spiccano il piè veloce Achille, la signorina Tartaruga che già ai tempi di Lewis Carroll si divertiva a mettere in difficoltà il suo amico non solo in campo atletico ma anche in quello logico, il Granchio. Caratteristica di questi dialoghi è l’essere tipicamente modellati su un brano musicale di Johann Sebastian Bach: così abbiamo l’Aria sulla quarta corda, il Magnifigranc in REaltà (dal Magnificat in Re), e la Sonata per Achille solo, che prende il nome da una Sonata per violino solo e nella quale si legge la trascrizione di una telefonata tra la signorina Tartaruga e Achille… in cui però si legge solo il testo di quest’ultimo. In realtà il cervello umano ricostruisce la parte dell’interlocutrice, in un gioco di figura e sfondo che è lo stesso della litografia del 1957 di Maurits Cornelius Escher Mosaico II che fa anche parte del dialogo.

Quello che segue è il mio tentativo di usare il testo italiano della Sonata per Achille solo come se fosse un basso numerato: ai tempi di Bach era pratica abbastanza comune per l’accompagnamento al clavicembalo non scrivere tutta la parte ma limitarsi a quella di basso a cui si aggiungevano una serie di numeri che indicavano quale accordo dovesse essere suonato. Il tastierista doveva insomma improvvisare la melodia restando nei vincoli dati dal compositore. Cosa ho fatto in pratica? Ho scritto quella che secondo me è stata la parte della telefonata della signorina Tartaruga (e nel farlo ho scoperto un errore di traduzione… lo sfondo mi ha aiutato a trovare la figura). Buona lettura!

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Sonata per Tartaruga sola

La signorina Tartaruga prende il telefono e compone un numero.

Tartaruga: Buongiorno, carissimo Achille!

Tartaruga: Mi spiace dire che non sto troppo bene. Ho la testa che guarda di lato e il collo bloccato.

Tartaruga: Credo che la colpa sia stata l’avere tenuto piegata la testa per troppo tempo nella stessa posizione.

Tartaruga: Un paio d’ore come minimo.

Tartaruga: Stavo guardando un gruppo di animali. Un enorme gruppo di animali.

Tartaruga: Mah, diciamo che erano in genere animali fantasmagorici.

Tartaruga: Non potevo fare a meno di guardarli morbosamente, ma non riuscivo a soffermarmi su nessuno di essi perché un altro mi passava davanti agli occhi, uno più mostruoso dell’altro.

Tartaruga: Sì, ma la cosa peggiore è che in mezzo a tutti quegli animali c’era una chitarra!

Tartaruga: No, il violino.

Tartaruga: Ma è facile distinguerli! La chitarra ha i tasti, il violino no.

Tartaruga: Lo gradirei davvero, ma oltre al torcicollo ho anche un terebrante mal di testa.

Tartaruga: Ci ho provato, ma non riesco ad addormentarmi.

Tartaruga: Sì, ma se provo a farlo mi continua a ritornare in mente un indovinello che non riesco a risolvere e mi mantiene sveglia.

Tartaruga: Ne sarò lieta! L’indovinello richiede di trovare una parola che contenga le lettere ‘R’, ‘E’, ‘B’, ‘R’, ‘A’, ’N’ consecutive al suo interno.

Tartaruga: Purtroppo non sono nell’ordine giusto.

Tartaruga: Guardi, sono ore e ore che ci sto pensando su, e non sono riuscita a cavare un ragno dal buco.

Tartaruga: Non ci crederà, ma me lo ha proposto un santone che si trovava insieme a tutti quegli animali fantasmagorici — e alla chitarra.

Tartaruga: Sì, me l’ha confermato una lumaca.

Tartaruga: Se ne stava andando via con l’aria delusa, e allora siamo rimasti a parlare un po’.

Tartaruga: Ho il sospetto che peggio di così non potrei stare. Mi dica pure.

Tartaruga: Ah, questo è facile. La parola è “TE”.

Tartaruga: Caro Achille, come potrei sapere che cosa lei ha in mente? Tutto quello che posso sapere è il testo dell’indovinello che mi ha fornito, e la mia risposta rispetta perfettamente quelle condizioni.

Tartaruga: Ah, capisco. Mi lasci pensare un attimo… Trovato! La parola è “TEREBRANTE”.

Tartaruga: È per colpa del mio mal di testa terebrante. Mi è tornata in mente la parola e mi sono accorta che era la soluzione dell’indovinello.

Tartaruga: Oh, ho anche trovato la soluzione a quell’indovinello.

Tartaruga: Sicuro di non volerla trovare da solo? Magari le do un aiutino?

Tartaruga: Pensi a come una figura e uno sfondo si possono scambiare i ruoli.

Tartaruga: Aspetti, le faccio un esempio pratico. Ha presente la litografia Mosaico II di Escher?

Tartaruga: Ma è meraviglioso! Lo guardi e mi dica: vede tutti gli animali neri?

Tartaruga: Perfetto. Ora immagini che gli animali neri siano tolti dall’immagine. Cosa rimane in negativo?

Tartaruga: E viceversa. Quindi gli animali bianchi sono lo sfondo della figura con gli animali neri, e gli animali neri sono lo sfondo della figura con gli animali bianchi.

Tartaruga: È la stessa cosa. Nella soluzione c’è una figura e uno sfondo.

Tartaruga: No, non stia a pensarci. Piuttosto, vale ancora il suo invito?

Tartaruga: Le avevo detto che avevo un terebrante mal di testa, ma dopo aver risolto l’indovinello mi è miracolosamente passato.

Tartaruga: Così potrei ascoltare una delle sonate per violino solo di Bach, come mi aveva promesso.

Tartaruga: Sa, ho una teoria su come quelle sonate sono state davvero composte.

Tartaruga: Sì. Sono certa che non sono state pensate per violino solo, ma con un accompagnamento.

Tartaruga: Dal clavicembalo, naturalmente.

Tartaruga: Forse ha portato all’estremo la tecnica del basso numerato. A quei tempi l’accompagnamento al clavicembalo era lasciato all’estro dell’interprete: il compositore indicava solo il basso e gli accordi. Magari Bach ha pensato di dare ancora più libertà all’accompagnatore.

Tartaruga: Direi che in questo modo ognuno può immaginare l’accompagnamento che preferisce.

Tartaruga: Con un accompagnamento degenere, potremmo dire.

Tartaruga: Non ne vedo l’ora!

Tartaruga: Arrivederci anche a lei!

HOWTO: modificare la dimensione di una finestra terminale cygwin

Tutte le volte che installo cygwin scopro che il terminale (la cosa che uso di più) è 24×80, mentre io sono storicamente un patito del 25×80. Solo che non mi ricordo mai dove modificare la configurazione. Alla fine mi sono deciso: in fondo a /etc/bash.bashrc ho aggiunto le righe

ROWS=25
export ROWS
stty rows 25 cols 80
echo -ne '\e[8;25;80t'

e dovrebbe funzionare tutto.

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