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RACCONTO: Previsioni

La settimana prossima ci saranno le elezioni, e continuo a chiedermi chi me l’ha fatto fare a candidarmi. D’accordo, eravamo tutti pieni di speranze ai tempi della NonRivoluzione, quando venne finalmente spezzata la spirale perversa per cui le uniche persone in grado di candidarsi erano coloro che erano riusciti a raccogliere enormi quantità di denaro in modo più o meno lecito. Ma avremmo rischiato di ritrovarci sotto un’altra oligarchia, se non ci fosse stato un vero colpo di fortuna: la NonRivoluzione riuscì a imporsi grazie all’aiuto determinante dei computer. Così questa volta non capitò come sempre la sostituzione di una classe dirigente corrotta con un’altra classe dirigente corrotta in modo diverso: ora la situazione era completamente diversa. Ogni uomo e ogni donna avevano le stesse identiche possibilità di candidarsi ed essere eletti. Ci fu chi pensò ingenuamente che si sarebbe potuto semplicemente scegliere a sorte i rappresentanti, ma per fortuna le persone più sagge fecero notare che in questo modo si rischiava di eleggere persone che non avrebbero letteralmente saputo quali pesci pigliare. Essere onesti non basta: esperienza e capacità sono comunque fondamentali.

Ma lo sono davvero? In una delle concitate e di solito inconcludenti NonAssemblee, una cittadina di cui purtroppo nessuno pare aver compreso il nome prese la parola dicendo che la cosa davvero importante è saper immaginare che cosa accadrà in futuro, e a questo punto fare in modo che i tecnici compiano le loro azioni sfruttando al meglio quegli eventi. I rappresentanti della gente non devono eseguire ma solo dare la linea, argomentò: chi meglio di un preveggente può essere adatto al compito? Questa idea si diffuse in un lampo e piacque subito a tutti. In fin dei conti siamo un popolo di santi, inventori, navigatori e allenatori della nazionale: cosa ci voleva per capire quale sarebbe stato il futuro? I matematici e gli statistici subito insorsero contro questa idea così naïf. Con sessanta milioni di persone pronte a fare previsioni, dissero, è naturale che ci sarà molta gente che ne azzeccherà per caso parecchie di fila: bisogna trovare un modo per eliminare gli effetti aleatori e focalizzarsi invece sulla capacità di riconoscere, anche se in modo inconscio, i piccoli segnali presenti che sono la spia dei comportamenti futuri. A questo punto furono gli economisti ad alzare la bandierina: non è possibile fare previsioni sul comportamento del mercato, perché è ben noto che esse modificano il mercato stesso. Quando una voce prende piede gli operatori la seguono subito, che ci credano o no, e si ha così una profezia che si autoavvera. Insomma, occorreva fare in modo che tutti i candidati predittori partissero da un medesimo insieme di dati, che non potessero essere modificati dagli esseri umani. Come trovare questi dati? C’è chi propose di usare le estrazioni del lotto, ma al ministero delle Finanze si misero le mani nei capelli: rischiamo di perdere tutto il gettito fiscale sul gioco di azzardo, dissero. La proposta fu immediatamente cassata.

Poi finalmente si trovò l’idea giusta, e da lì è iniziato il mio delirio. Mi ero iscritto per gioco alle Previsionarie locali, e sono stato catapultato senza troppi problemi alla seconda fase. Lì la concorrenza era più agguerrita, ma io ho una certa esperienza e sono riuscito a passare anche quel turno. Ho capito solo dopo che in entrambi i casi non c’era la pressione dell’elettorato, e quindi le cose erano molto più semplici di quanto immaginassi. Ora sono da un mese in campagna elettorale: tutti i giorni sono ospite dell’uno o dell’altro canale televisivo e devo spiegare fino alla noia cosa penso che succederà il giorno dopo: gli elettori vogliono essere certi di votare chi è davvero capace di predire il futuro. Non parliamo poi di cosa accade sui social network: quando prevedo qualcosa che non piace alla gente mi ritrovo la mia pagina invasa da migliaia di commenti irosi quando va bene. La settimana scorsa c’è stata una tempesta tale da dover richiedere una scorta della polizia anche solo per riuscire a mettere il naso fuori casa. Ma cosa posso fare se avevo previsto che quello sarebbe stato l’evento più probabile per le previsioni del tempo?

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