MEDIUM: Perché Facebook è “globale” e non globale

[Questo post è apparso originariamente su Medium. Lo archivio qua per comodità mia]

Oggi Massimo Chierici mi ha chiesto (su Facebook, ma il post non è pubblico quindi non lo linko) cosa pensassi del post di Marco Massarotto (questo invece è pubblico) a proposito del comportamento di Facebook dopo gli attentati di Parigi di venerdì scorso: l’ha chiesto a me e agli altri vecchietti dell’italica Internet che facevano parte del GCN — se non sapete cosa sia, Wikipedia vi può aiutare — che hanno avuto un’idea ben precisa della (presunta) neutralità di una rete sociale. Tanto per dire, questo, dall’evocativo titolo “Perché siamo dei dittatori”, è un mio testo del 1998 che spiega perché il GCN facesse quello che voleva. È vero che sono passati quasi quindici anni da quando ho lasciato il GCN e che non ho la patente di guru internettaro, ma a questo mondo tutti abbiamo il diritto di parlare e così provo a dare una risposta. Anche se Massarotto ha scritto in inglese io preferisco l’italiano: tanto la risposta è più che altro a Chierici.

Massarotto inizia col fare un paragone tra quanto Facebook ha fatto nel caso di Parigi — la funzionalità “sono in salvo” che permetteva a chi in genere gravitasse dalle parti della capitale francese di tranquillizzare gli amici, la possibilità di modificare il proprio avatar con il tricolore francese — e quanto aveva fatto con la strage di Beirut il giorno precedente, cioè nulla. Qui incorre in un grave errore metodologico, confrontando la penetrazione di Facebook nelle due nazioni, notando che era grossomodo la stessa e quindi concludendo che c’era stato un favoritismo. Non entro per il momento nel merito della validità della conclusione: mi limito a far notare come la metrica usata da Massarotto non abbia senso. Quello che conta in questi casi non è la percentuale di persone che usano Facebook, ma il numero assoluto: la grande Parigi ha circa sei volte gli abitanti della grande Beirut, e per questo motivo c’è molta più gente interessata a cosa succede nella Ville Lumière. Certo, il numero di iscritti in un luogo è solo una prima approssimazione per capire l’importanza di un evento dal punto di vista di un social network: per avere dei dati più precisi occorrerebbe considerare il numero medio di amici nei due casi e forse persino quanto essi sono sparpagliati nel mondo. Ma questi dati io non li ho a disposizione, e mi limito a fare an educated guess, una stima plausibile, e immaginare che non siano poi così diversi.

Passiamo alle domande più o meno retoriche di Massarotto sulle azioni di Facebook. Ecco le mie risposte a due di esse: non a tutte, perché sulla prima (Chi in Facebook decide di attivare questi tool sociali?) non ho idee, per la seconda (Quali effetti ha avuto questa decisione?) la risposta è “si è parlato di Facebook”, e la quarta (Cos’è davvero Facebook o cosa può diventare, visto il suo potere sulla società?) mi pare malposta. Inizio dalla sua terza domanda: Cosa sarebbe accaduto se Facebook avesse adottato questi stessi strumenti per altri attacchi? La mia risposta è “probabilmente niente, almeno per noi”. Limitiamoci al caso di Beirut: certo, molte persone legate al Medio Oriente avrebbero usato la funzione “sono in salvo”, che del resto a me è piaciuta, e molte avrebbero modificato il proprio avatar con la bandiera libanese. Ma in occidente se ne sarebbero accorti in pochi, magari ci sarebbe stato qualche trafiletto sulla stampa e sui siti di notizie, e poi nulla. Non prendete le mie affermazioni come occidentocentriche: lo sono sicuramente, ma ho specificato che sto parlando per noi occidentali e non per il mondo in generale oppure per Facebook. D’altra parte la notizia della strage in Libano ha paradossalmente avuto più risonanza dopo gli attacchi parigini, e questo indipendentemente da Facebook. Questa è anche la mia chiave di lettura per la quinta domanda, sempre che io sia riuscito a comprendere cosa intende Massarotto: Will facebook perception become a key adoption/abandon (therefore a business) factor for facebook? La mia risposta è “No”. Facebook si muove solo e unicamente per fare affari, e la sua percezione è irrilevante. Fino a che la maggioranza dei soldi li fa con gli occidentali, e finché agli occidentali piacciono questi strumenti sociali, Facebook glieli propinerà. Magari farà una prova in altre nazioni, e se vedrà dei risultati — anche solo locali, ma comunque risultati — continuerà anche lì. Altrimenti nulla.

Qui finalmente posso dare la mia risposta a Chierici. La dittatura del GCN e quella di Facebook sono di tipo completamente diverso, e la mia risposta di quasi vent’anni fa non può valere in questo caso per una banale ragione: i soldi. Usenet non aveva alcun valore commerciale. I newsserver regalavano l’accesso con la scusa di offrire contenuti ma non sapevano neppur bene cosa girasse: al più si preoccupavano che i gruppi binari consumassero troppa banda — adesso sarebbe ridicola, ma ai tempi era una bella botta anche economica — e non guardavano nemmeno cosa effettivamente passasse in quei file codificati con UUEncode. Il GCN gestiva le news perché si divertiva, e non ci guadagnava nulla. Lo sapevano tutti, tanto che si parlava dei nostri elicotteri neri (il mio era grigio antracite, a dire il vero, ma non sottilizziamo). Occhei, quasi tutti. Siamo stati oggetto di un’interrogazione scritta presentata all’Europarlamento, alla quale l’allora commissario Bangemann rispose più o meno “e che ce ne frega?”, ma si sa che non si può avere l’unanimità. Date queste premesse, essere dittatori era fattibile ma assolutamente irrilevante: la nostra rendita di posizione era legata unicamente al fatto che chi usava i newsgroup it. si trovava sufficientemente bene e quindi non era interessato a cambiare casa e finire su un’altra gerarchia, nonostante i numeri in gioco fossero molto piccoli.

Facebook è tutta un’altra cosa. Innanzitutto il numero di utenti che ha è immenso, il che significa che riuscire a intaccare la sua supremazia non è affatto banale perché richiede che decine di milioni di persone scelgano di usare anche un altro mezzo. Non ci è riuscita Google+, tanto per dire… È la stessa ragione per cui Telegram, che è molto più comodo di Whatsapp, è usato da pochissimi. Perché dover chattare in due posti diversi quando tanto tutti sono su Whatsapp? Il secondo motivo è che gli asset di Facebook siamo noi utenti. I soldi Zuckerberg li fa vendendo le nostre emanazioni virtuali. La loro dittatura è pertanto molto più sottile di quella che noi avevamo ai tempi, e questi “gadget del terrore” per loro non sono altro che un modo di fidelizzare ancor più la gente e quindi guadagnare di più. Da un certo punto di vista è forse persino tranquillizzante: non conviene loro fare un partito perché sarebbe troppo divisivo, meglio limitarsi a guadagnare soldi.

Certo, resta una dittatura. Non puoi postare una tetta che la polizia zuckerberghiana ti sgama ed elimina illico et immediate l’oggetto del crimine. (Anche il GCN bloccava messaggi, ma solo su regole sintattiche, tipo un messaggio postato in crosspost su troppi gruppi che avrebbe generato solo rumore: e comunque bastava settarlo in modo tale che le risposte finissero in un solo gruppo ed eravamo tutti contenti. Nessuno ha mai controllato il contenuto semantico dei messaggi, non era un nostro problema). Puoi farti un altro social network? Sì, ma solo con un ristretto gruppo di amichetti. Non riesci a scalare, perché ci vogliono i soldi: ai tempi del GCN non ci sarebbero stati problemi perché eravamo un ristretto gruppo di persone, ma ora non è più così. Facebook c’è, è grande, e dà alla gente quello che la gente vuole. Se uno non si sente parte della “gente” seguirà la sua strada: al momento per fortuna nessuno mi obbliga a mettere il tricolore francese sul mio profilo, come non mi ha obbligato a mettere la bandiera arcobaleno, e soprattutto nessuno è venuto a chiedermi conto di queste scelte. In futuro? Secondo me continuerà a essere così, al limite mi vedrò più pubblicità pro ISIS perché sarò stato profilato come non filo-occidentale 🙂

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