parabola

In questo caso, la storia della parola (ah, lo sapete che “parola” deriva proprio da “parabola”?) è un po' più complicata. Naturalmente la parabola con cui si vede la tv via satellite è una parabola nel senso matematico, o più precisamente un paraboloide di rotazione: quindi non conta in questo mio racconto.

Però c'è anche un'altro tipo di parabola, quello “evangelico”, che a prima vista non ha nulla a che fare con la figura geometrica dallo stesso nome. Ma in effetti non è proprio così! Entrambe le accezioni derivano dal greco parabolē che significa “io confronto, metto in parallelo”. Nel caso della parabola intesa come figura geometrica, il nome è stato dato perché la figura si ottiene tagliando un cono con un piano parallelo alla sua generatrice (detto in altro modo, pensate a un piano che sia tangente al cono e prendetene uno parallelo che tagli il cono stesso). Per il racconto con la morale, invece, il parallelismo deriva dal fatto che prima dei vangeli i greci stavano già usando la parola con il significato di parallelo che serviva a chiarire un argomento più difficile mettendolo a fianco di uno più chiaro e noto: insomma, quello che oggi chiameremmo un esempio. Da lì il termine è stato riciclato dagli estensori del Nuovo Testamento, e come è capitato spesso il significato traslato dato dagli evangelisti è diventato quello principale.

Ah, a proposito dei significati traslati: quando si parla di “parabola di un potente” ovviamente si pensa alla figura geometrica, anche se un po' distorta. Insomma, l'importante è che qualcosa prima cresca e poi cali, anche senza avere la forma specifica di una parabola. Però non mi sento di cassare questo significato: ci sono cose molto peggiori!


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