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    <title>Notiziole di .mau.</title>
    <link>http://xmau.com/notiziole/</link>
    <description>Pensieri slegati che scrivo quando mi viene voglia</description>
    <language>it</language>
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    <pubDate>Mon, 31 Dec 2007 17:34:35 +0100</pubDate>

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      <title>navigazione sui Navigli</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200712/003739.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Ieri la mia famiglia allargata (Anna, io e Marina che sabato se n'era andata a divertirsi alle Terme di Milano con Anna mentre io traducevo, e che poi si era fermata da noi) abbiamo provato l'ebbrezza della navigazione sui Navigli. La prima ebbrezza, a dire il vero, è stata il riuscire a prenotare i biglietti. Infatti Anna aveva provato sì a compilare tutti i campi necessari per l'iscrizione <a href="http://www.naviglilombardi.it/">sul sito della Navigli Lombardi s.c.a.r.l.</a>, ma non succedeva nulla. Essendo io abituato a queste cose, ho banalmente fatto partire Internet Explorer al posto di Firefox ed è andato tutto alla perfezione... è bello vedere tutti questi "ingegneri ueb" che sanno perfettamente come si fanno i programmi. <br />
Ad ogni modo, a mezzogiorno e dieci ci siamo trovati all'imbarcadero, in Alzaia Naviglio Grande 4, e siamo saliti su questa barca coperta e comprensiva di stufetta all'interno, il che vista la temperatura di ieri non era affatto una pessima cosa. In cinquanta minuti non è che ti facciano fare chissà cosa: scendi per il Naviglio Grande fino alla Canottieri Milano, torni indietro, fai un pezzetto del Naviglio Pavese fino alla prima conca esclusa, e tutti a casa. Il tutto con una voce registrata che ti dà qualche notizia qua e là, su san Cristoforo, sul sistema di conche, sulla Darsena e così via: in omaggio alla natura turistica di Milano, le spiegazioni erano solo e unicamente in italiano (anzi, una delle due voci aveva un marcato accento insubre...), e il quartetto di tedeschi seduto davanti a noi non ha nemmeno avuto uno straccio di foglietto dove poter leggere quelle informazioni. Il tutto pagando dieci euro a testa, per la cronaca.<br />
Una notizia positiva? l'acqua, soprattutto del Naviglio Grande ma insomma anche quella del Pavese, era molto pulita. Nel commento alla navigazione gli speaker tessevano le lodi alla società consortile e implicitamente a Formigoni perché la situazione era sempre in miglioramento, e si trovavano pesci vivi (a meno di un'ora dalla casa :-) ); ma oggettivamente era molto meglio di quanto ricordassi.</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[<em>Bee Movie</em> (film)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200712/003722.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="/notiziole/files/beemovie.jpg" alt="locandina" hspace="4" align="left" />A Natale si va al cinema, mi dicono. Quindi dopo il pranzo di Natale e (intuibilmente) senza cena di Natale ieri sera Anna, i suoi genitori e io siamo andati a Monza al Metropol a guardare questo film. Confesso che sono rimasto stupito a vedere che in quel cinema non solo c'è l'intervallo a metà film, ma passa ancora il tipo a vendere aranciate cocacole caramelle popcorn... ma non divaghiamo.<br />
Il film (vedi <a href="http://filmup.leonardo.it/sc_beemovie.htm">scheda su FilmUP</a> oppure <a href="http://www.imdb.com/title/tt0389790/">su IMDB</a>) è di animazione, e come ormai capita sempre più spesso non è esattamente da animazione per bambini... non che a quell'ora ce ne fossero comunque molti; all'ultimo spettacolo, poi, sarebbero arrivati i venti-trentenni. La storia di per sé non è un gran che, e il tema ecologista - o meglio direi di sviluppo sostenibile e di crescita armoniosa - non è che sia così sviscerato. Alcune battute sono APErtamente sforzate, e forse sarebbe stato meglio vederlo in inglese (con sottotitoli, mi sa). Però devo dire che in vari punti ho sghignazzato di gusto, un po' per le citazioni (Bee Larry King non è affatto male, per non parlare del cameo di Sting) e un po' per certe battutacce scontate ma carine nel contesto.<br />
Il film è stato scritto e "interpretato" da Jerry Seinfeld, che probabilmente non è un nome noto agli italiani quanto lo è per gli americani; una chicca, nel mezzo degli interminabili titoli di coda dove sono stati indicati <b>tutti</b> gli impiegati della Dreamworks e dove si vede che il cinema di animazione è ormai completamente globalizzato, è stato scoprire che tra il cast c'è anche il "Wife Support System" di Jessica Seinfeld (sua moglie); non ricordo con che ruolo sono stati indicati i figli :-)</p>]]></description>
    </item>

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      <title>Q5 (periodico marchettaro)</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200712/003709.html</link>
      <description><![CDATA[<p>È Natale, siamo tutti in vena di bontà, e così non ho cestinato immediatamente il numero 3 di <em>Q5</em>,  "quarantacinquegiorni - tutt'attaccato - perlacittàmetropolitana", fortissimamente voluto dal venditore di spazz^WPOLIZZE UNIPOL [*] Filippo Penati, l'uomo che sta cercando di convincerci che l'Ombretta Colli non era poi così male come presidente della Provincia di Milano.<br />
Notate che la Provincia ha già la sua <a href="http://www.provincia.milano.it/provinciaincasa/ottobre_2007/">Rivista Istituzionale Patinata</a>, e non si capisce il perché di un simile doppione, che perlomeno è stato fatto con carta meno pregiata, ache se così al tatto non riciclata. Notate anche che, per la gioia dei milanesi, il "Business Publisher" (ma che cos'è?) è di Torino, la stampa è affidata a un'azienda di San Mauro Torinese e la distribuzione a una di Collegno. L'Alta Velocità unisce davvero le due città del nord-ovest.<br />
Il contenuto? bah, diciamo "non pervenuto". Ho trovato interessante la pagina 7 con gli itinerari nel sud-est di Milano, ma per il resto non mi pare ci sia nulla che non possa essere riassunto come "parliamo con X di Y... e la Provincia di Milano al riguardo fa questo e questo". Molto utile, nevvero? Mi sa che il numero 4 sarà buttato via immediatamente.</p>

<p>[*] l'espressione è &copy; <a href="http://www.onemoreblog.it">Alberto Biraghi</a></p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Minima Pedalia</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200712/003696.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/9788888829029.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /> È possibile vivere senza usare la macchina? Emilio Rigatti, professore friulano di scuola media e ciclista amico di Altan e Rumiz, ha deciso di sì. Questo libro (Emilio Rigatti, <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?isbn=9788888829029"><em>Minima Pedalia</em></a>, Ediciclo - la biblioteca del ciclista 2004, pag. 254, &euro; 13, ISBN 978-88-88829-02-9) è il resoconto dell'anno scolastico 2002-03, con due libri-nel-libro: la gita pasquale tra Croazia e Slovenia (con la scusa di andare da un dentista fiumano), e la gita scolastica con la sua classe... il tutto fatto in bicicletta e al limite in treno, dopo aver venduto la propria auto. (ma tenendo quella della moglie, non è esattamente un talebano e nell'introduzione spiega che ad esempio per recuperare le damigiane di pinot bianco la bicicletta non è il mezzo più adatto. Se state cercando un libro su come fare il ciclista urbano, avete sbagliato testo: nella bassa friulana c'è ancora una quantità di stradine secondarie che vengono utilizzate amabilmente. Al più potrà esservi utile la sezione finale, con i consigli di vestiario e simili per chi vuole provare l'ebbrezza della bici come mezzo di trasporto. Forse, più che un diario, il libro dovrebbe essere letto come romanzo: va bene che Rigatti insegna lettere, però il testo è spesso troppo barocco, con una sfilza di immagini ed aggettivi che alla lunga risultano almeno a me stucchevoli. Non credo insomma che sarà riuscito ad acquistare nuovi adepti :-)</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Wintersmith</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200712/003681.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/9780552553698.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" />Tiffany Aching cresce, e compie tredici anni. Da buona preadolescente, si mette immediatamente nei casini, facendo in modo che l'Inverno si innamori di lei, scambiandola per l'Estate. In questo libro a metà tra il Discworld per ragazzi e quello standard (Terry Pratchett, <a href="http://www.amazon.co.uk/dp/0552553697"><em>Wintersmith</em></a>, Corgi 2007 [2006], pag. 352, Lst 6.99 , ISBN 9780552553698), la storia parte piuttosto lentamente, e la prima metà del libro non è nulla di eccezionale. Fortunatamente nella seconda parte ingrana molto bene, e Pratchett, oltre che fare vedere come al solito il mondo in maniera diversa da quella a cui siamo abituati, lo fa anche in maniera deliziosamente umoristica. Ho accennato qui sul blog <a href="http://xmau.com/notiziole/arch/200712/003674.html">alla spiegazione del Limbo</a>: ma sono certo che gli esperti del Discworld si piegheranno in due come ho fatto io leggendo alla penultima pagina della grandissima prova di eroismo di Rob Anybody.<br />
Resta la preoccupazione per il futuro dello scrittore, cui è stato appena diagnosticata una rara forma di Alzheimer (vedi <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/7141458.stm">la BBC</a>).</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>Osterialnove (ristorante)</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200712/003675.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Domenica sera, dopo il teatro, Anna, Marina ed io siamo andati a provare <a href="http://www.osterialnove.it">questo ristorante</a> che si trova in via Thaon di Revel 9 (ma va?) a Milano, MM Zara (e sufficientemente vicino a casa nostra per poter tornare a piedi).<br />
Nonostante io non ami i posti dove i nomi dei piatti hanno bisogno di almeno due righe di testo cadauno, e le porzioni sono così minuscole che io le mangio più velocemente di quanto ci metta a riscrivere il nome del piatto stesso, bisogna dire che non si è mangiato poi così male. Non aspettatevi comunque di spendere meno di 35-40 euro a testa, siamo a Milano anche se fuori dai posti canonici. Certo che mi piacerebbe sapere chi è stato il primo a decidere che "osteria" non fosse più sinonimo di posto dove la gente trovava roba rustica in quantità industriali. Penso che gli farei delle brutte cose.<br />
Nota: mentre stavamo mangiando è arrivato uno, che alla domanda della cameriera "è solo?" ha risposto, a voce sufficientemente alta per essere certo tutti lo sentissero, "meglio che male accompagnato" e che si è rivelato essere Giampiero Mughini (almeno così mi hanno assicurato le mie contubernali). Dopo una decina di minuti, a dire il vero, si è seduto al tavolo vicino dove due tipi stavano finendo la cena, e ci dev'essere stata una serie di chiacchiere Mughini-driven, credo sulle case non so se da comprare costruire o cos'altro: probabilmente Anna ne sa qualcosa in più, visto che ogni tanto mi dava l'aria di tendere l'orecchio...</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Giacomo, il fratello di Gesù</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200712/003672.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/9788838489419.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /> L'autore ha scritto questo tomo (Robert Eisenman, <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?isbn=9788838489419"><em>Giacomo, il fratello di Gesù</em></a> [James, the Brother of Jesus], Piemme 2007 [1997-2006], pag. 623, &euro; 22.50, ISBN 978-88-384-8941-9, trad. Franca Genta Bonelli) per esporre la sua tesi: che il cristianesimo delle origini non era altro che il gruppo degli Esseni di cui si sono trovati i rotoli a Qumran sul Mar Morto, che Paolo di Tarso, oltre che essere un collaborazionista romano, era parente di Erode e nemmeno ebreo, e che Giacomo, fratello di Gesù in quanto figlio di Giuseppe e Maria, era il vero capo della chiesa cristiana primitiva, e una figura molto più importante di Gesù stesso. Si potrebbe immaginare che tutto questo derivi dalla lettura dei rotoli di Qumran; invece gli accenni ad essi sono rari e così generici che potrebbero andare bene per tutto. Le fonti usate sono quelle già note: il Nuovo Testamento, le opere dei padri della Chiesa e quelle di Giuseppe Flavio, nelle quali Eisenman sceglie le parti che gli interessano, decide autonomamente che dei nomi diversi indicano in realtà la stessa persona, sorvola sul fatto che Giacomo dovrebbe avere trent'anni più di Gesù, ritarda di quasi un secolo la redazione degli Atti anticipando contemporaneamente le lettere paoline, e crea così il proprio puzzle personale. Ma tutto ciò non sarebbe poi così male, se Eisenman si fosse limitato ad affermarlo <b>una</b> volta, e avesse scritto un agile libretto da 150 pagine. No, ogni affermazione è ripetuta tre, quattro, cinque volte, forse sperando che il lettore accetti le sue supposizioni per stanchezza o abitudine. E questo per me è un peccato mortale, che cancella anche gli spunti interessanti sul tipo di messianesimo della comunità ebreo-cristiana di Gerusalemme. Questo è insomma uno dei casi in cui i libri condensati della fu Selezione dal Reader's Digest sarebbero stati utili!</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Trilogia della villeggiatura</em> (teatro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200712/003666.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Altra opera da tre ore abbondanti, dopo <em>Tre sorelle</em> della settimana scorsa; ma risultato completamente diverso. Questa <em><a href="http://www.piccoloteatro.org/spettacolo_sch.php?stepdx=Sxpet&amp;AcRec=596">Trilogia della villeggiatura</a></em> è una rilettura di Toni Servillo delle tre opere goldoniane (Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura, Il ritorno dalla villeggiatura), che sono state condensate in un solo spettacolo tagliando alcune scene. La Trilogia è assolutamente moderna, con questa smania di dovere andare in villeggiatura "perché tutti fanno così", facendo debiti su debiti; la contrapposizione città-campagna, e l'obbligo di divertirsi o almeno far finta, ricordano davvero gli esodi agostani.<br />
Il marchio di fabbrica di Servillo, la precisione ad orologeria degli interventi e l'attenzione ai particolari fuori dal fuoco della scena, è naturalmente presente: in questo caso però è stata anche aggiunta un'altissima velocità di eloquio, che disturva quelli dietro di noi, ma che secondo me risultava perfetta nell'ambiente. Certo, all'inizio è stato un po' buffo sentire che gli attori avevano una leggera cadenza napoletana, ma ci si fa velocemente l'abitudine.<br />
Tutta la compagnia è bravissima e affiatatissima, anche se vorrei spendere una parola in più per Tommaso Ragno che fa Guglielmo. È un basso profondo, e riesce a usare un tono monocorde assolutamente perfetto come contrasto con tutti gli altri; è inoltre capace a mantenere la presenza scenica in maniera perfetta anche quando non è lui il centro dell'azione. Non è da tutti.<br />
Per quanto riguarda Toni Servillo, si vede che è lui il capo. Non ha bisogno di avere una parte principale, gli basta fare lo "scrocco" Ferdinando: ma è chiaro che ad esempio nei saluti finali mettersi a un estremo della compagnia è un modo semplicemente diverso per farsi notare, e alla settima od ottava chiamata del pubblico giustamente plaudente è stato lui a dire "basta" con un banale cenno con la mano. Il tocco di iniziare il secondo atto bello spaparanzato e con indosso un paio di occhialini da sole, però, garantisco che è stato favoloso. Si vede il genio.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Tre sorelle</em> (teatro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200712/003652.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Ieri sera siamo stati allo Strehler per vedere questo dramma di Anton Cechov per la regia di Massimo Castri. Non che <a href="http://www.piccoloteatro.org/spettacolo_sch.php?stepdx=Sxpet&amp;AcRec=612">la pagina sul sito</a> dica molto: tanto per dire, per sapere chi sono i vari personaggi occorre prendere <a href="http://www.piccoloteatro.org/file_newsletter/tre_sorelle_def_light.pdf">il PDF della locandina</a>.<br />
Risultato? Avrei fatto <b>molto</b> meglio ad evitare. Innanzitutto, sono tre ore e mezza di spettacolo (ed è ancora accorciato rispetto <a href="http://www.teatroteatro.it/scheda.asp?idscheda=870">alle quattro ore dell'esordio!</a>), ma non tanto perché l'opera sia così lunga di suo: no, è proprio la regia che ha voluto cercare di convincere il - non eccessivamente folto, a dire il vero - pubblico che Cechov era in realtà un antesignano del teatro della seconda metà del XX secolo. Peccato che a questo punto me ne potevo andare a vedere Beckett, Pinter e Ionesco. <br />
La scena è vuota, se non per un grosso tavolo in mezzo con relative sedie, e ... le valigie, che tutti i personaggi hanno con sé, non so se per indicare le miserie della vita, la volontà di andarsene via - anche se poi le uniche che lo vorrebbero davvero rimarranno nella sperduta città di provincia russa - o chissà cos'altro. I personaggi ripetono le loro battute più volte, ma sembra più che altro che nessuno ascolti cosa dicono gli altri. Alla fine arriva anche una carrozzina stile Corazzata Potemkin, ma per fortuna non ci sono scalinate ma solo un pavimento un po' sconnesso in pietra e quindi non ci sono danni al pupo.<br />
Sul testo? Beh, sicuramente tutti i personaggi sono dei perdenti, non c'è nemmeno quel raggio di speranza che ha <em>Il giardino dei ciliegi</em>. Non solo tutti sono chiusi nelle loro piccinerie, ma non riescono nemmeno ad accorgersi che i loro sogni, se venissero realizzati, diventerebbero degli incubi: da un certo punto di vista, il sognare è l'unica cosa che li fa ancora vivere, per quanto male. Lancinante, ma non troppo diverso da quello che ci capita al giorno d'oggi.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Di cotte e di crude</em> (ristorante)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200712/003651.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Ieri sera Anna ed io siamo andati a mangiare in questa <a href="http://www.dicotteedicrude.it/">"asticeria"</a>. Il locale è in via Porro Lambertenghi 25 a Milano (telefono 02-6688455), e se non si sa che c'è si fa fatica a trovarlo: è un'unica vetrina, con dodici coperti in tutto. Anche la gestione è molto minimalista: Paolo Arrigoni fa tutto, dal cameriere al cuoco, oltre naturalmente ad andare a comprare tutte le derrate. <br />
Come avrete probabilmente immaginato, il ristorante ha relativamente poche proposte, e l'astice la fa da padrona. Astice che vedete lì nell'acquario, roba che non è per deboli di cuore insomma. Naturalmente tutto questo ha il suo costo, e non pensate di cavarvela con meno di cinquanta euro a testa. Però il posto è grandioso se uno deve fare bella figura con una donna: il menu "per lei" è rigorosamente senza prezzi. Ah, tra  i dolci il cannolo "aperto" è semplicemente spaziale.<br />
Il più grande errore del proprietario? far fare il proprio sito Web a tale "milanocommunication s.n.c.", col risultato che il sito non può essere visitato con Firefox.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>I conigli di Schrödinger</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200711/003646.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/9788860300508.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /> (se vuoi una mia recensione più seria di questo libro, va' su <a href="http://www.galileonet.it/recensioni/9177/">Galileo</a>!) <br />
Diciamocela tutta: in questi ultimi anni sembra che nessuno si possa dichiarare felice se non scrive un libro sulla meccanica quantistica. Anche Colin Bruce, di cui Cortina aveva già tradotto un paio di libri, si è dedicato al tema (Colin Bruce, <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?isbn=9788860300508"><em>I conigli di Schrödinger</em></a> [Schrödinger's Rabbits: The Many Worlds of Quantum], Raffaello Cortina 2006 [2004], pag. 337, &euro; 24.80, ISBN 978-88-6030-050-8, trad. Luca Guzzardi). Bisogna dire che Bruce è un ottimo divulgatore, e il libro si fa leggere molto bene; inoltre uno dei punti a favore dell'opera è che finalmente non si leggono soltanto i resoconti "classici" della meccanica quantistica, quelli insomma che hanno ormai tre quarti di secolo, ma anche quelli dei fisici di oggi. Resta un unico problema: anche Bruce è comunque un evangelista, e quindi fa di tutto e di più per dimostrare che l'interpretazione da lui preferita, quella dei molti mondi, è quella "reale". A suo onore va detto che - anche se ogni tanto mischia un po' le carte in tavola - non nasconde le altre posizioni; però bisogna stare attenti a non farsi prendere dall'entusiasmo mentre lo si legge.<br />
Un'ultima nota sulla traduzione. Luca Guzzardi è stato molto bravo sia a mantenere lo stile vivace di Bruce nella traduzione che ad aggiungere delle utili note a piè di pagina; ho così scoperto ad esempio che il vero nome di Monty Hall era Maurice Halprin. Però ogni tanto, come del resto il buon Omero, sonnecchiava; ci sono così degli errori di traduzione. A pagina 54, il treno si contrae <b>a</b> (non <em>di</em>) una piccola frazione; a pagina 60, la <em>cancellazione</em> perfetta delle onde è in realtà una <b>correlazione</b>; a pagina 106, se il gatto è morto l'astronauta è <b>triste</b>; a pagina 239, la probabilità è <b>bassa</b>; infine a pagina 309 "Alpha Proximi" mi sembra tanto un minestrone tra Alpha e Proxima Centauri.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Metro MAG</em> (free press)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200711/003645.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Andare al lavoro in bicicletta, come ho già scritto, mi impedisce di continuare a parlare della stampa gratuita. Però la scorsa settimana pioveva, e mi sono trovato sulle scale della metro quello che è già il quarto numero del mensile (gratuito) di <em>Metro</em>. "MAG", anche se è stato scelto per ricordare "magazine", è in realtà un acronimo: starebbe infatti per Metropolitan Active Generation, che non vuol dire assolutamente nulla però riempie bene la bocca.<br />
Commento generale? Mah. Ovviamente tanta pubblicità (da segnalare quella della profumeria Douglas di via Roma... segnalare perché non è specificato da nessuna parte <b>la città</b> in cui si trova questa profumeria, città che non può essere Milano che notoriamente non ha una via Roma), ma quello uno se lo aspetta. Troppi redazionali travestiti da articoli: quello sulla fitness, quello sull'Ikea e l'"intervista" a Roberto Cavalli. Ma soprattutto c'è una cosa che non mi convince: la lunghezza degli articoli, che arrivano anche alle due pagine tabloid. Dal mio punto di vista, la free press è qualcosa di precotto e premasticato proprio perché la sua fruizione è immediata: finito il viaggio in metro la si butta via - purtroppo spesso non nei contenitori della carta - e quindi non deve richiedere un grosso sforzo, non tanto mentale quanto proprio di tempo. Non riesco invece a vedere il senso di un periodico che si posiziona esattamente nella stessa nicchia ma vuole essere più "di tendenza". Voi che ne pensate?</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>Terry Pratchett (presentazione)</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200711/003635.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Dopo la presentazione tenuta a Bologna (trovate la recensione <a href="http://www.bolsi.org/bolsoblog/2007/11/22/terry-pratchett-a-bologna/">da BolsoBlog</a>: è fatta molto meglio della mia, quindi se avete fretta andate a leggere lui) ieri Terry Pratchett era a Milano, presso la libreria Mondadori di via Marghera, ufficialmente per presentare <em>Stelle cadenti</em> che è appena stato tradotto da Salani. <br />
Essendo la presentazione alle 18:30, sono arrivato alle 18:10; metà delle sedie erano già occupate, e le altre hanno trovato un proprietario in cinque minuti. Alla fine, quando Pterry è arrivato (con una ventina di minuti di ritardo) oltre alla sessantina di persone sedute ce n'erano almeno altrettante in piedi o per terra, compreso qualche lettore delle mie notiziole che si appaleserà sicuramente tra i commenti - eccetto MdI, che si sa che la sua religione glielo vieta. C'era solo un cappello da Wizzard; in compenso molti libri, con una proporzione direi quattro contro uno tra inglese e italiano, nonostante l'hint del banchetto di libri in fondo alla sala; alcuni dei libri in italiano erano poi copie di <em>Buona apocalisse a tutti</em> che è edito dalla concorrenza... <br />
L'introduzione di Ranieri Polese è stata molto breve, per lasciare spazio a Pratchett. Terry ha una voce molto acuta, che non mi sarei aspettato. Parlava abbastanza lentamente; io, che considero l'inglese puramente una lingua scritta, capivo sui due terzi del tutto. Interessante comunque notare come tutti ridevano direttamente alle battute in inglese; o abbiamo una generazione di anglofoni convinti, oppure sono tutti molto bravi a seguire la mimica. La parte della "cacca di cavallo", compresa la storia di lui bambino povero che non aveva gli acquarelli con oro e argento e doveva pagare un penny ai bambini più ricchi per potere intingere il pennello nei loro colori, è stata uguale a quella bolognese: da noi ha detto in più che stava pensando di usare "Cacca di cavallo" all'interno di un qualche libro del Discworld. Altre informazioni:<br />
- L'anno prossimo festeggerà il venticinquesimo anniversario del Discworld <b>non</b> scrivendo un libro della saga. Vorrebbe scrivere un libro per bambini non-discworld "perché ci si può mettere dentro roba truculenta, e gli editori sono felici".<br />
- Gli piacerebbe fare un romanzo Discworld sul mondo del calcio, anche se afferma di essere nato senza il gene calciofilo e quindi ha dei problemi a capire il piacere delle lotte.<br />
- Nonostante sia coautore di vari libri (<em>Good Omens</em>, <em>The Science of Discworld</em>...) si ritiene uno scrittore solitario. A una mia domanda su come si fosse trovato a scrivere con Jack Cohen e Ian Stewart, ha raccontato delle rispettive lauree honoris causa alla University of Warwick e alla Unseen University, compreso il latinorum che si traduceva più o meno come "per avere una capigliatura simile a quella di Albert Einstein".<br />
- I suoi personaggi preferiti sono Tiffany Aching, Granny Weatherwax, e soprattutto Vimes. Per la prima, si aspetta che in breve diverrà strega a tempo pieno, quindi finirà la saga dei Wee Free Men; sugli altri due dice che gli piace il contrasto tra loro che si ritengono misantropi mentre in realtà non lo sono. Si sente anche simile a Vimes.<br />
Il giro finale di firme è stato con la gente che praticamente si inginocchiava, visto che Pratchett era seduto... in un certo senso un degno finale.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Milano per Giorgio Gaber</em> (spettacolo)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200711/003622.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Dopo neanche cinque anni dalla morte del signor G, Milano ha pensato bene di rendere omaggio a quel grande con una rassegna sponsorizzata da <a href="http://www.telecomprogettoitalia.it/Default.aspx?idPage=1834">Telecom Progetto Italia</a>. La sponsorizzazione è significata che un mesetto fa c'è stato un concorso interno che metteva in palio cinquanta biglietti per la serata finale della rassegna. Ho preso santa Wikipedia, ho risposto alle domandine e ho vinto due biglietti... grande vincita, visto che tanto l'accesso era gratuito :-)<br />
Solo che ieri Anna non stava ancora troppo bene, e quindi ha preferito restare a casa... così sono andato alla serata insieme a <a href="http://www.xlthlx.it/20071120/quel-motivetto/">un'altra leggiadra fanciulla</a>. Recuperati i biglietti e aspettato che i fotografi smettessero di scattare flash addosso all'Ombretta Colli dal viso più che liscissimo - no, non ho scattato nulla, anche perché prima di capire che era l'Ombretta ci ho perso mezzo minuto - siamo saliti su in piccionaia, dove Telecom ci aveva premurosamente dato il posto. Effettivamente devo dire che, anche se lassù in alto, i posti erano centrali. Molto centrali. Estremamente centrali. Erano formalmente consecutivi, ma in mezzo c'era il corridoio! (posti 26D e 27S, per la cronaca). Il guaio è che il teatro era al completo: il foyer in effetti era pieno di gente che stava più o meno tranquillamente aspettando che chi aveva prenotato il biglietto non si presentasse, per avvoltoiarsi sopra i posti liberi. L'unico lato positivo è che Anna non può ingelosirsi troppo, vista la distanza che la ria sorte ci ha riservato.<br />
Lo spettacolo? Beh, l'"elemento di raccordo", come ha tenuto a precisare, è stata Rossana Casale, che dopo avere iniziato lo spettacolo cantando un pezzo di Gaber - che avrebbe fatto meglio a cantare abbassato di un tono, così ad orecchio - ha preso in mano la cartelletta, spiegando che il presentatore designato, Enzino Iachetti, non aveva potuto presenziare. Diciamo che ha fatto bene a non definirsi "presentatrice", anche perché io avrei fatto probabilmente meglio. A parte il suo preludio, lo spettacolo è stato aperto e chiuso da due vecchi sodali di Gaber: Dario Fo ed Enzo Jannacci. Entrambi hanno scelto di fare pezzi loro e non proporre materiale gaberiano, il che da loro può essere accettato. Fo come sempre straborda che è un piacere: a parte il vecchio cavallo di battaglia della risurrezione di Lazzaro, ho apprezzato molto l'inizio, dove ha raccontato della notizia della bimba rapita e subito ritrovata ieri: il rapimento era stato strillato come prima notizia nei TG del pomeriggio, ma il ritrovamento era solo la settima notizia nel sommario; Fo ha terminato con la triste ma vera constatazione che "La notizia vale solo quando è tragedia". Jannacci? Sono sempre più convinto che abbia un principio di Alzheimer, e la cosa mi dispiace. Gli unici momenti in cui non ha biascicato sono stati quando cantava, e quando raccontava del "partito della libertà del popolo": dopo avere detto che non capiva bene la cosa, visto che aveva girato per Milano e non aveva visto tedeschi che la occupassero, ha terminato con "un popolo libero? DA TE!" urlando il "da te" e facendo scoppiare il Piccolo (il Piccolo, sì) in un fragoroso applauso. Non sono riuscito a vedere la faccia di Ombretta, giù in prima fila.<br />
In realtà non sono stati solo Fo e Jannacci a fare pezzi loro. In mezzo c'è anche stato Giovanni A<span>llev</span>i, arrivato in felpa jeans e scarpe da tennis - ma sul look del nostro è molto meglio andare a leggere <a href="http://www.malvestite.net/2007/09/27/malvageddon-20-giovanni-allevi/">la descrizione che ne fa Betty</a> - e sentito con le mie orecchie dire che "per umiltà" non avrebbe fatto nulla di Gaber, ma una sua composizione ottenuta con un "procedimento matematico" a partire da nome e cognome di Gaber (la classica sostituzione alfabetica... che non si sa perché ha definito "cromatica"). Sì, anche Jannacci (Paolo) nel suo medley ha fatto pezzi più jazzistici, ma almeno non suoi. E comunque non è un caso che non appena ha iniziato a suonare le prime note di <em>Com'è bella la città</em> la platea è scoppiata in un applauso. Gli altri? Morgan per me è stata una bellissima sorpresa: arrivato col suo Mac (per leggere le parole?) è anche stato l'unico ad osare fare qualcosa fuori dal Teatro-Canzone, con una <em>Non arrossire</em> venuta davvero bene. Buffo tra l'altro come in tanti avessero un timbro di voce simile a quello di Gaber: oltre a Morgan anche Flavio Oreglio e Gioele Dix ogni tanto mi ricordavano il nostro. Eugenio Finardi no, lui è lui e non ci si può confondere.<br />
Le presentazioni degli sponsorre sono state fortunatamente brevi, limitandosi a Escobar, Ombretta e il responsabile Telecom di cui non sono riuscito a capire il cognome; fortunatamente l'assessore alla cultura del comune di milano (tutto minuscolo) non ha pensato che l'evento meritasse la sua presenza. Nonostante questa rapidità, la serata, che è iniziata alle 21:25, è terminata ben dopo mezzanotte: alle 0:10, mentre veniva proiettato il video finale con Gaber che cantava <em>La libertà</em>, siamo scappati via per prendere la metropolitana verso casa. Una sola assenza mi è sembrata assordante: come mai non c'era Sandro Luporini?</p>]]></description>
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      <title><![CDATA[<em>Il giovane sbirro</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200711/003581.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/9788860880567.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /> Premessa necessaria: io sono prevenuto. Di Biondillo leggerei anche la lista della spesa, perché il suo stile mi piace alla follia. Che dire allora di questa sua ultima opera? (Gianni Biondillo, <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?isbn=9788860880567"><em>Il giovane sbirro</em></a>, Guanda 2007, pag. 343, &euro; 16, ISBN 9788860880567) Secondo me, la formula dei vari racconti uniti da un filo logico è sicuramente vincente, e si vede che il risultato è migliore di <em>Per sempre giovane</em> che <a href="http://xmau.com/notiziole/arch/200607/002442.html">come scrissi</a> era fondamentalmente un unico racconto allungato a formato di libro. E soprattutto abbiamo la possibilità di conoscere il passato dell'ispettore Ferraro, il che - per un autore che ha come programma quello di fare un affresco della periferia milanese - è sacrosanto. <br />
L'analisi battistiana nelle pagine iniziali e finali è un bonus che ho apprezzato come chicca più o meno solo per me, e mi ha reso così felice da non imputare a Biondillo l'erroraccio che ha fatto affermando che le sabbiere sono dei tram della serie Peter Witt (sono precedenti ad esse - le vetture 1928 sono più lunghe di quelle che c'erano prima).</p>]]></description>
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