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    <title>Notiziole di .mau.</title>
    <link>http://xmau.com/notiziole/</link>
    <description>Pensieri slegati che scrivo quando mi viene voglia</description>
    <language>it</language>
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    <pubDate>Sun, 31 Dec 2006 18:57:10 +0100</pubDate>

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      <title><![CDATA[<em>Merluzzo Felice</em> (ristorante)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200612/002741.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Ieri sera siamo andati a cenare in questo ristorante (via Lazzaro Papi 6, zona Porta Romana a Milano): cucina siciliana, ambiente molto raccolto (ci saranno sì e no trenta coperti). Punti a favore: si mangia bene, soprattutto per chi ama il pesce; e il prezzo è onesto, considerando appunto che il pesce è sempre caro. In quattro abbiamo speso 122 euro, con una bottiglia di buon vino. Punti a sfavore: il servizio è un po' approssimativo. Non ho detto "pessimo": le due signore ai tavoli si fanno in quattro. Però non è possibile che si dimentichino di far preparare il mio piatto di pasta, mentre i miei commensali stavano mangiando amabilmente, e non venga loro nemmeno in mente di chiedere se andava tutto bene. Né è possibile che siamo riusciti a stare due ore abbondanti senza nessuno che abbia ordinato dolci, caffè o simili...</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[&lt;em&gt;Storia d&apos;Italia al rovescio (2006-2001)&lt;/em&gt; (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200612/002739.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/8860840228.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /><br />
È un peccato che Leonardo abbia <a href="http://leonardo.blogspot.com">un blog</a>. Se avesse una rubrica periodica su un quotidiano, avrebbe molti più lettori, e se li meriterebbe tutti, perché come commentatore politico - di parte, ça va sans dire - è davvero imbattibile, a differenza di quando si dedica al racconto: 2025 non era il massimo. <br />
Ma qui (Leonardo, <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?isbn=8860840228"><em>Storia d'Italia al rovescio (2006-2001)</em></a>, Scrittomisto, Unwired Media,  2006, pag. 90, &euro; 6.5, ISBN 8860840228) abbiamo una selezione dei migliori articoli... ehm, post del nostro, che ci permettono di riportare alla mente quanto successo negli ultimi anni e di rivederlo con una doppia lente: quella del tempo passato che ci permette di vedere tutto in un contesto più ampio, e quella di Leonardo, che si diverte a spostare il punto di vista per sconcertare il lettore. Quando ad esempio parla della <em>Sura della Genesi</em>, sono certo che a qualcuno verrà un colpo!<br />
Vale insomma la pena di comprarlo anche se si è già letto tutto online a suo tempo come ad esempio aveva fatto il sottoscritto, e nonostante qualche refuso che è scappato. E nella peggiore delle ipotesi, lo si legge in fretta...</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[<em>Cars</em> (dvd)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200612/002728.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Abbiamo commesso un errore: guardarci <a href="http://filmup.leonardo.it/sc_cars.htm">il DVD</a> in versione originale. Anche con l'aiuto dei sottotitoli, mi sa tanto che mi sono perso metà dei giochi di parole del film, e alcuni (tipo la stanza che aveva anche una Lincoln Continental breakfast compresa) li ho capiti qualche secondo dopo, con un effetto simile a quello raccontato nelle barzellette sui carabinieri. Come probabilmente sapete, il film è ambientato in un'America abitata solamente da automobili, il che potrebbe essere non troppo lontano dalla realtà. La storia di per sé è piuttosto scontata, ma l'animazione è davvero incredibile, e come raccontavo sopra c'è una quantità di in-jokes assolutamente incredibile: uno dei miei preferiti è stato il trailer finale di <em>A Bug's Life</em>, che appare nei titoli di coda. Può darsi che piaccia anche ai bambini, ma la cosa non mi tange più di tanto...</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[&lt;em&gt;Guerra d&apos;Albania&lt;/em&gt; (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200612/002726.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/8838917000.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /><br />
La "guerra d'Albania" narrata in questo libretto (Gian Carlo Fusco, <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?isbn=8838917000"><em>Guerra d'Albania</em></a>, Sellerio 2006<sup>3</sup>, pag. 148, &euro; 9, ISBN 8838917000) è quella che di solito noi chiamiamo "guerra di Grecia". Dato che però, salvo la prima avanzata di sorpresa, si è tenuta tutta in territorio albanese Fusco ha preferito dargli questo nome. Sembra incredibile che un resoconto che sembra scritto oggi, visto lo stile molto spezzettato e pieno di riferimenti anche spiccioli alle storie dei singoli soldati sul fronte, sia stato scritto nel 1961. Sembra purtroppo molto meno incredibile vedere come gli alti comandi del nostro esercito fossero interessati solo a farsi belli tra di loro e ideare chissà quali piani, senza vedere le condizioni dei soldati che mandavano allo sbaraglio.<br />
Prima di arrivare alla breve postfazione di Beppe Benvenuto, scopriamo che Fusco dedica qualche pagina all'eccidio di Cefalonia, anche se tecnicamente non farebbe parte della guerra. Ma bastano quei pochi tratti a fare vedere l'orrore in tutto il suo macabro dipanarsi.</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[<em>Storie naturali</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200612/002706.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/levi2.jpg" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /><br />
Primo Levi è noto soprattutto per i suoi romanzi, primo tra tutti <em>Se questo è un uomo</em>. In questo libro (Primo Levi, <a href="http://www.lastampa.com/_web/_RUBRICHE/Libri/iniziativaeinaudi/levi2.asp"><em>Storie naturali</em></a>, La Stampa - Collezione d'autore 2005, pag. 201, &euro; 5.90, ISBN 977-1122176164) abbiamo invece quindici racconti che potremmo definire fantascientifici, anche se Levi non credo avrebbe mai accettato una simile ghettizzazione. I primi racconti soffrono di una prosa piuttosto arcaica, che toglie un po' il piacere della lettura; il torinesissimo "Cladonia rapida" merita comunque davvero. Andando avanti, il linguaggio diventa molto più piacevole, e la miniserie del signor Simpson e delle invenzioni della NATCA a mio parere rivaleggia con i racconti di Stanislaw Lem. In definitiva, è un peccato che Levi non abbia voluto continuare in questa strada, sfruttando la sinergia tra la sua fantasia e le indubbie competenze; ed è un peccato ancora maggiore che la sua opera sembri essere oramai gettata nel dimenticatoio.<br />
P.s.: chi non trova comodo andare a via Roma a Torino a comprarselo, può sempre spendere il doppio e prendere <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&c=WWWJMA7AR2ZWW">l'edizione Einaudi</a> che ha anche altri racconti di Levi.<br />
</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[<em>Miss Universo</em> (teatro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200612/002704.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Ieri pomeriggio abbiamo rischiato la vita inoltrandoci nel centro di Milano per andare al Grassi a vedere una delle ultime repliche (termina mercoledì) di <a href="http://www.piccoloteatro.org/spettacolo_sch.php?stepdx=Sxpet&AcRec=519">Miss Universo</a>, <em>one woman show</em> di Angela Finocchiaro. La trama dello spettacolo non è che sia chissà cosa, intendiamoci: diciamo che è un semplice canovaccio che permette alla Finocchiaro di lanciarsi alla grande. Nessun travestimento, solamente postura e voce, per interpretare quattro personaggi principali - anzi cinque, visto che Laura ha una personalità sdoppiata - e una serie di minori. Abbiamo la donna di mezza età, Laura appunto, che non riesce a vivere una sua vita, il dermatologo idiota, l'antennista "da tre generazioni in mezzo alle interferenze", e Dio. Beh, Dio è una parola grossa: l'universo non l'ha fatto lui, ne è solo il manutentore, e si lamenta sempre perché i pianeti del settore <em>scimmie e derivati</em> non si riescono a tenere funzionanti.<br />
Un'ora e mezzo con una serie di ottime battute e una conferma della bravura della Finocchiaro, come se ce ne fosse bisogno.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>La conquista di Londra</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200612/002681.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/8882464717.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /><br />
Nella prefazione - scritta quarant'anni dopo... - di questo libro (P.G. Wodehouse, <a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?isbn=8882464717"><em>La conquista di Londra</em></a> [Bill the Conqueror], Guanda - Narratori della Fenice 2006 [1924], pag. 309, &euro; 16.50, ISBN 88-8246-471-7, trad. Luigi Brioschi) Wodehouse spiega come per scriverlo si sia limitato a riciclare una sua trama per una commedia teatrale inglese... aggiungendoci altre sedici sottotrame. Non mi sono messo a contarle tutte, ma posso assicurarvi che ce ne sono tante, molto più che in una sit-com tipica. Ma tutto il libro è un pirotecnico esempio di commedia degli equivoci, con una sceneggiatura che sembra pronta per un film americano di quelli che in genere riesco anche a vedere al cinema: il tutto naturalmente scritto con l'inimitabile stile ben noto a chi abbia letto le avventure di Jeeves e Psmith. Nessuno va a cercare profondità in P.G. Wodehouse: ci si vuole rilassare e divertire, e anche in questo caso il risultato è raggiunto, anche grazie alla traduzione attenta. Una nota di demerito invece va a Guanda: a parte il costo del libro, non penso sia onesto cambiare il titolo rispetto alla vecchia traduzione, e perdendo tra l'altro il giochetto dietro l'originale "Bill il conquistatore". Sì, in inglese suonava anche meglio, ma ci saremmo comunque potuti accontentare!</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[&lt;em&gt;Mathematical  Quickies&lt;/em&gt; (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200611/002669.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/0486249492.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /><br />
Avevo preso questo libro (Charles W. Trigg, <a href="http://store.doverpublications.com/0486249492.html"><em>Mathematical  Quickies</em></a>, Dover Publications 1985, pag. 210, $ 9.95, ISBN 0-486-24949-2) sperando di trovare qualche gemma da aggiungere a uno dei miei tanti progetti che sono in attesa di un po' di tempo da dedicarci: una raccolta di problemini da risolvere al volo. Purtroppo però la dura realtà mi ha colpito in faccia: di problemi belli e che non conoscevo ce ne sono veramente pochi, e quelli che ho trovato sono spesso di stile algebrico o geometrico ma non valgono molto, e sembrano più che altro un modo per dimostrare l'utilità di certi teoremi di cui spesso non si conosce nemmeno il nome. Vorrà dire che proseguirò solitario per la mia strada...</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[&lt;em&gt;La Stampa&lt;/em&gt; (quotidiano)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200611/002652.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Io domenica a Roma avrei anche tentato di comprarla, ma le due edicole dove sono passato l'avevano entrambe terminata. Così, visto che tanto oggi ero a Torino, mi sono preso una copia "come deve essere" della Busiarda, vale a dire con tutte le cronache piemontesi. Ecco i miei commenti, in ordine sparso.<br />
<b>Dimensione:</b> sono pazzi a fare un quotidiano di novantasei pagine in un solo fascicolo. Già Repubblica mi sta un po' sulle palle, ma qua si esagera. Dov'era il problema nell'avere le trentadue pagine torinesi come fascicolo separato? Stanno ancora tremando al pensiero di quello che era successo ai tempi della prima riduzione di formato sotto Mieli?<br />
<b>Colore:</b> mah, non ho mai capito bene quanta sia l'effettiva utilità, e soprattutto la copia che avevo io non era sempre bene allineata, il che porta a un brutto risultato.<br />
<b>Articoli e impaginazione:</b> qui tremavo, ma ho invece visto che il risultato è ottimo. La pagina mi pare riempita bene, le notizie hanno tutto il loro bello spazio. Poi è chiaro che siamo sulla Busiarda, che se parla dell'omicidio a Napoli di un pregiudicato si affretta ad aggiungere che anni fa il fratello del morto era stato anche lui ucciso... a Torino; ma quello è ormai parte del gioco. Ho dei dubbi sul font usato: mi sta molto bene uno con le grazie, ma quello lì (è forse un Tahoma?) mi pare un po' meno leggibile. Buffo che ad esempio <em>Specchio dei tempi</em> ora occupi in assoluto più spazio di prima.<br />
Insomma, non è detto che la cosa andrà così male, anche se continuo a pensare che non ci sia una vera volontà di tornare ad essere un quotidiano a respiro nazionale.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Technoshopping</em> (free press)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200611/002649.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Questa mattina sono uscito da casa un quarto d'ora più tardi del solito: nel pacco di carta che c'era alla fermata della metro non ho trovato <em>Goool!</em>, che tanto però non prendo mai, né <em>Leggo</em>. In compenso c'era un giornale dal nome appunto <em>Technoshopping</em>, e con sottotitolo "realizzata dagli esperti di Suono, CarAudio, TuttoDigitale". Il colophon afferma che è una pubblicazione mensile, già arrivata al secondo anno di vita, e che costa 2 centesimi di euro (mai capito questa storia, se non sbaglio anche <em>Leggo</em> ha un prezzo nominale). <br />
Non che in realtà ci sia molto da dire: il giornale è unicamente composto da redazionali, tranne al limite l'articolo in prima pagina. Attenti! Non sto affatto denigrando il giornale: non vi è nulla di male, non è venduto - anzi regalato - come guida ragionata o altro, quindi dal suo punto di vista esegue perfettamente il suo obiettivo, ed è utile per chi vuole avere un'idea di una serie di prodotti di marche differenti. Quello che però mi chiedo è se in effetti tutta questa free press non stia abbassando ancora di più il lavoro del giornalista, che ormai si riduce sempre più spesso a fare il copincolla di cartelle stampa e lanci di agenzia, il tutto probabilmente per pochi soldi e un contratto precario. Gli editori si lamentano delle esose richieste del sindacato e bloccano il rinnovo del contratto, ma a quanto pare non si preoccupano più di tanto!</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>24'</em> (free press)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200611/002647.html</link>
      <description><![CDATA[<p>A quanto pare, il nuovo mercato della carta stampata è la free press pomeridiana. Dopo il Corsera con la sua <a href="http://xmau.com/notiziole/archives/002600.html">Anteprima</a>, oggi esce in pompa magna <em>ventiquattrominuti</em>, che come i più perspicaci tra i miei lettori [*] avranno immaginato, viene edito dal Sole-24 Ore. Trentadue pagine, distribuzione alle 17, formato quasi-tabloid nel senso che è largo come Repubblica ma leggermente meno alto, mentre se ci fate caso i quotidiani aggratis della mattina sono di dimensione minore. (Come, non ve ne siete accorti? male, molto male). In compenso, i caratteri usati sono molto grandi, il che significa che ci stanno poche parole. Generalmente viene usato un tipo senza grazie e di stile narrow, tranne nelle due interviste principali a Uolter Veltroni e Mestizia Moratti che hanno un font serif. La struttura delle pagine è composta da una striscia in alto con un paio di mininotizie e una foto, una fascia colorata subito sotto con un'altra mininotizia in evidenza, assieme a una foto più grande, e i due terzi in basso con la notizia principale della pagina. Un'attenzione particolare all'economia, due pagine di tivvù, e il resto sminuzzato variamente. La particolarità di questo numero è che c'è un solo inserzionista pubblicitario, Edison: l'azienda riesce a riempire <b>quattordici</b> pagine sulle 32.<br />
Tra i grandi nomi, considerato che <em>La Stampa</em> ormai sta nel suo ridotto sabaudo, manca solo <em>Repubblica</em>: scommesse sulla sua data di uscita? </p>

<p>[*] vale a dire tutti. Se uno non è perspicace, perché viene a leggermi?</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Cina - nascita di un impero</em> (mostra)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200611/002645.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Il motivo ufficiale per cui ho seguito Anna a Roma e abbiamo passato il weekend là - a parte banalità tipo festeggiare l'anniversario di matrimonio e salutare Adolfo e Diletta e tanti altri amici - è stata la visita alla mostra sulla Cina tenuta alle <a href="http://www.scuderiequirinale.it/canale.asp?id=709">Scuderie del Quirinale</a>, che non avevo mai tra l'altro visitato. Naturalmente da buoni organizzatori c'eravamo premuniti, facendo la prenotazione via internet e anche fissando l'ora di visita - le 14, che sono state da noi sforate solo di qualche minuto - il che ci ha concesso di saltare la coda in biglietteria al modico prezzo di un euro e mezzo aggiuntivo a testa. Peccato - e lo dico per chi volesse andare a vedere la mostra - che presentando un biglietto ATAC regolarmente timbrato si possa avere uno sconto di due euro e mezzo, cosa che naturalmente non viene esplicitata troppo bene nel sito, non dovesse mai capitare che qualcuno se ne accorga.<br />
Devo dire che le scuderie sono state rimesse a posto molto bene, e la Gae Aulenti è riuscita a creare un ottimo spazio, anche se non eccessivmanente grande: in effetti, ci sono dieci sale in tutto, il che significa un percorso totale di poco più di un'ora. Bisogna però considerare che lo scalone centrale, quello che permetteva ai cavalli di salire al piano di sopra - sennò che scuderie sarebbero state? - occupa molto spazio; inoltre ci sono anche un paio di zone di sosta che permettono di riposarsi, e che sono una grande cosa. Ho invece qualche dubbio sulla scelta di lasciare le sale molto buie, anche se magari il tutto è stato fatto per evitare troppi danni; mi è sembrata incomprensibile la scelta di fare la mostra all'indietro, partendo cioè dalla dinastia Han degli ultimi secoli avanti Cristo e terminano con la Zhou di un millennio prima; ho infine <em>molti</em> dubbi sull'avere scelto di mettere un velo di tulle davanti alla maggior parte dei reperti, costringendo il povero visitatore ad avere una visione leggermente sfocata. Ed è un peccato, perché le opere presenti sono davvero belle. Le statue di terracotta raffiguranti gli eserciti sono di una naturalezza sconvolgente nella loro stilizzazione, il sarcofago di giada è incredibile, così come il vaso refrigerato. Ma in genere tutti i reperti sono interessanti, anche se a volte soprattutto quelli nelle teche erano un po' dificili da vedere per la gente che si accalca davanti, appiccicata al vetro: io una volta pensavo che a una certa età si divenisse presbiti, ma a quanto pare le sore e sciure sono invece tutte molto miopi. E fortuna che la mostra non era strapiena di gente!<br />
Come ultima segnalazione, una nota davvero positiva: noente audioguide, o se c'erano non le ho per nulla notate, ma dei libriccini a disposizione dei visitatori che spiegavano cos'erano i reperti e davano anche delle informazioni storiche sulle varie dinastie. Finalmente una mostra che ho potuto apprezzare in pieno! <br />
(post scriptum: però la caffetteria ha ampi margini di miglioramento)</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Lo scudo di Marte</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200611/002644.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/um42.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /><br />
Lo speciale estivo di Urania (David G. Hartwell e Kathryn Cramer (ed.), <em>Lo scudo di Marte</em> [Year's Best SF 8], Millemondi Urania 42 - estate 2006 [2003], pag. 491, &euro; 5.10, 977-1123-076005-6004-2 , trad. Fabio Feminò) è la raccolta dei migliori racconti di fantascienza pubblicati nel 2002. Ero rimasto piuttosto deluso da quelli dell'anno precedente, ma devo dire che il livello medio si è di nuovo alzato, e mi è tornata la voglia di leggere di fantascienza. Intendiamoci, avrei apprezzato se Michael Moorcook non portasse l'omaggio a Leigh Brackett al punto tale da scrivere pessimamente come nei pulp degli anni '30; ma racconti come quello di Ursula Le Guin, Bruce Sterling, Michael Swanwick, Eleanor Arnason, solo per citare i primi della raccolta, meritano davvero. Piuttosto, qualcuno mi deve spiegare chi è che pubblica oggi sotto il nome di Jack Williamson, classe 1912, primo suo racconto pubblicato negli anni '20. Perché il fatto è che la sua storia è bella! Se volete, un po' scontata, ma comunque bella.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Il giardino dei ciliegi</em> (teatro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200611/002640.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Sfruttando la meritevole iniziativa dell'Elfo, che per 35 euro ti dà cinque biglietti per la prima settimana di rappresentazione dei suoi spettacoli (costa meno che andare al cinema...) sabato scorso siamo andati a vedere <em><a href="http://elfo.org/notcgi/spettacoli/programma/ilgiardinodeiciliegi2006.html">Il giardino dei ciliegi</a></em>, con la regia di Ferdinando Bruni e con Elio De Capitani e Ida Marinelli come protagonisti: insomma, i pezzi grossi della compagnia.<br />
Ho commesso un grave errore, però: non sono andato a leggermi prima <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Cherry_Orchard">la trama</a> (scusate per il link in inglese, ma è il più completo che ho trovato, e almeno non è in russo!). Avrei ad esempio capito che anche se Cechov aveva pensato l'opera come una commedia, Stanislawski la rappresentò come una tragedia; oppure non mi sarei stupito a vedere una differenza di trattamento tra le due sorelle Anja e Varja, visto che quest'ultima in realtà è una figlia adottiva. La messa in scena di per sé è fatta molto bene: tenete conto che gli interpreti sono molti, e quindi bisogna anche avere un posizionamento in scena che non rubi il fuoco a chi parla. Ma la Compagnia dell'Elfo ormai è ben esperta, e lo si vede.<br />
Sull'opera in sé, a me sembra che siano tutti dei vinti. I due fratelli Ljuba e Gaev, che non riescono a capire che il tempo in cui la nobiltà viveva tranquilla è finito. Ma è un vinto anche Lopachin, il borghese di umili origini che si compra la tenuta per raderla al suolo e fare tante ville, ma a cui rimane sempre dentro di sé la propria origine che lui sente come una macchia; è un vinto il vecchio servitore Firs, fermo come i suoi padroni in quel mondo che non esiste più; ed è un vinto anche lo studente Trofimov, che me lo vedo pronto ad essere falciato dalle truppe zariste nella rivoluzione russa (quella del 1905, claro). Gli unici personaggi che si salvano sono la giovane Anja, la vera eroina della storia, e il vecchio Piscik, che essendo matto come un cavallo non si accorge di nulla... Sì, aveva ragione Stanislawski a rappresentarlo come una tragedia.<br />
Ah, del giardino se ne parla sempre ma non lo si vede mai!</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>_The Penguin Dictionary of Curious and Interesting Numbers_ (libro)</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200611/002620.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/0140261494.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /><br />
Un paradosso matematico afferma che non esiste il "più piccolo numero NON interessante". Infatti se <em>n</em> fosse tale numero, avrebbe immediatamente la proprietà di essere "il minore tra i numeri non interessanti", e pertanto diventare <em>ipso facto</em> interessante. In questo libro (David Wells, <a href="http://www.amazon.co.uk/gp/product/0140261494"><em>The Penguin Dictionary of Curious and Interesting Numbers</em></a>, Penguin 1997<sup>2</sup>, pag. 231, Lst 8.99, ISBN 0-14-026149-4) David Wells sceglie un approccio molto terra terra: il primo numero di cui non sa cosa dire, per la cronaca il 51, diventa contemporaneamente interessante e non interessante. A parte questo sfoggio di paradossalità, il libro raccoglie tante notizie più o meno interessanti: sapere che 50625 è la più piccola quarta potenza esprimibile come somma di cinque quarte potenze distinte non mi scalda molto il cuore, e non oso pensare cosa può dire a uno che non sia appassionato di numeri. Però il libro è utile come manuale di riferimento, grazie al suo comodo indice ragionato al fondo del testo che permette di trovare facilmente la spiegazione di che cosa è ad esempio un numero di Kaprekar. Insomma, prendetelo più come un'enciclopedia che come una lettura.</p>]]></description>
    </item>

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