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    <title>Notiziole di .mau.</title>
    <link>http://xmau.com/notiziole/</link>
    <description>Pensieri slegati che scrivo quando mi viene voglia</description>
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    <pubDate>Mon, 27 Dec 2004 16:04:13 +0100</pubDate>

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      <title><![CDATA[<em>La matematica di Oz</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200412/001394.html</link>
      <description><![CDATA[<p>L'idea non era male: un libro di problemi sotto forma di raccontini, anche se Frank Baum non è così noto in Italia. I problemi non sono poi tutti matematici in senso stretto; ce ne sono alcuni che richiedono un po' di senso fisico per aggiungere qualche ipotesi verosimile; altri che non hanno una risposta canonica, e quindi sono spunto ideale per discussioni magari a scuola; altri ancora in stile Settimana Enigmistica. <br />
Peccato. Il libro (Clifford A. Pickover, <em>La matematica di Oz</em>, Franco Muzzio Editore "Il piacere della scienza" 2004 [2002], p. 349, &euro; 18, ISBN 88-7413-104-6, traduzione Emanuela Luisari) ha delle pecche gravissime. Non parlo della classificazione della difficoltà dei problemi che a me sembra definita a caso: quello è un guaio classico, ognuno ha il suo criterio di complessità. La prima credo che sia già presente in origine: nella sezione "Approfondimenti", che contiene le risposte ai problemi, ci sono spesso dei nuovi problemi dei quali non si vede la soluzione da nessuna parte, il che è sicuramente frustrante. Ma tutto italiano è il problema con la traduzione: se la signora Luisari si sente in dovere di ringraziare per la consulenza sulle varie unità di misura angloamericane, c'è forse qualcosa che non va - e lo si vede quando ci sono problemi per cui si poteva tranquillamente trasformare miglia in chilometri. Man mano che si va avanti nel libro, anche il testo non matematico comincia a diventare meno leggibile, e mi è stato a volte necessaria la famigerata "doppia traduzione", riportando la frase in inglese. È chiaro che non c'è nemmeno stata una vera correzione di bozze; se trovo scritto "le prime cento cifre di e" e mi trovo più di venti righe di cifre, non viene in mente che qualcosa non va? Insomma, se la divulgazione matematica in Italia è inesistente, è anche demerito di certe scelte editoriali.</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[<em>Shrek 2</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200412/001385.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Visto ieri sera, in qualità di "film natalizio", assieme ad Anna e - udite udite! - mia mamma, che penso non andasse al cinema da almeno trent'anni. Accadono cose veramente incredibili al giorno d'oggi.<br />
Commento? Beh, era meglio Shrek 1, ed era molto meglio Gli Incredibili. Soprattutto il primo tempo l'ho visto un po' lentuccio, mentre il secondo aveva finalmente un po' di azione. La dissacrazione delle favole, direi soprattutto delle loro versioni disneyane, naturalmente continua: la carrozza a forma d'aglio è un must. Continuano anche i riferimenti per la mia generazione, che riconosce tutte le musiche - il tema di Mission Impossible non è malaccio. Anche il Caffè Farbucks non mi è dispiaciuto. Sarà anche pubblicità occulta, occhei, ma è fatta bene.<br />
Però garantisco che se trovo il distributore italiano gli strappo i peli a uno a uno. Ci siamo guardati cinque minuti di titoli di coda per vedere chi aveva doppiato i personaggi in italiano. Abbiamo avuto il bonus della scenetta di coda a metà dei titoli, e questo è bello; ma la schermata con le voci è rimasta circa per sette secondi, rendendo assolutamente impossibile leggere. Non che il sito italiano aiuti.</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[<em>Esercizi per…il Signor Rossi contro l’Impero del Male</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200412/001383.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Solo due giorni in cartellone al Piccolo, prezzi non esattamente popolari (22.50 euro, rigorosamente fuori abbonamento) per questo spettacolo che dovrebbe servire a Paolo Rossi come banco di prova per testare il nuovo spettacolo che porterà in giro per l'Italia a partire dal prossimo gennaio.<br />
Che dire? Paolo Rossi mi sembra ingrassato :-) A parte questi dettagli, direi che il materiale era molto disomogeneo. È vero che immagino che nello spettacolo definitivo la struttura cambierà completamente - qui avevamo solo una serie di "esercizi", scene, con un minimo di legatura tra l'una e l'altra; però non tutto fila liscio, e ci sono battute, come quella di Milano 12 a soli cinque minuti dal centro di Pescara, che hanno almeno quindici anni. Mi è piaciuto molto l'esercizio finale con la coppia tunisina che guarda Bush alla tv, e non posso non menzionare le Brigate Calderoli. Il classico monologo iniziale è invece un po' debole. Per quanto riguarda la compagnia multietnica, il Teatro di Rianimazione, ho apprezzato gli strumentisti e Kais Boumaiza. <br />
Ultima nota: non ho ben capito cosa significhi "musiche scelte da Franco Battiato". Però vi garantisco che di Battiato non c'è nulla.</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[<em>Arlecchino servitore di due padroni</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200412/001376.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Ce l'ho fatta. Sono riuscito ad andare a vedere Ferruccio Soleri recitare l'<em>Arlecchino</em>: ormai più che un'opera un simbolo, un po' come il Concerto di Capodanno a Vienna e <em>La vita è una cosa meravigliosa</em> a Natale. Del resto, lo spettacolo è in cartellone dal 1947, eppure anche ieri sera il teatro era strapieno, nonostante la concomitanza della partita Juve-Milan (che tristezza quello dietro di me che negli intervalli accendeva il telefonino per sapere il risultato) e del concerto gratuito di Baglioni in piazza del Duomo (ci siamo passati alle 23:30, all'ultimo bis. Non ho ben capito come gli organizzatori possano dire <a href="http:/www.ansa.it/main/notizie/awnplus/cultura/news/2004-12-19_3543093.html"> che c'erano 200 mila persone</a>, ma non divaghiamo). Molti bambini, cosa assai inusuale per il Piccolo.<br />
Il primo problema è <em>di chi</em> è la commedia. La locandina recita "di Carlo Goldoni, regia di Giorgio Strehler, messa in scena di Ferruccio Soleri, con la collaborazione di Stefano de Luca". Chi ha aggiunto cosa? Sicuramente rispetto all'originale goldoniano la lingua è stata molto italianizzata, e fin qua nulla di strano. Però c'è tutta una serie di siparietti che se vogliamo fanno molto Commedia dell'Arte, ma che non ci sono nel testo. La balbuzie di Brighella, la musica, con siparietti in stile finto operistico che arrivano qua e là, le gag come quella della mosca, e soprattutto il background, con i personaggi che quando escono di scena se ne stanno ai lati del palco e spesso fanno delle scenette in secondo piano - altro che "unico fuoco per l'azione"... - o il suggeritore che viene tirato in mezzo, e persino chiamato per nome. Mi chiedo quanto sia Strehler e quanto Soleri: ammetto, è una pura curiosità, perché il risultato è favoloso.<br />
Anna, che si ricorda un po' di quando trenta e più anni fa fu portata a vedere l'opera, ha alla fine commentato "mi ricordavo più capriole e salti da parte di Arlecchino". Io a dire il vero mi sono stupito che Soleri - classe 1929, vi ricordo - riesca a saltare su e giù per il palco così tanto. Secondo me i due intervalli servono per farlo attaccare a una bombola d'ossigeno: soprattutto l'ultima scena del secondo atto fa stancare solo al pensiero. È un grande, non so trovare aggettivi sufficienti per mostrare la mia ammirazione per lui.<br />
Che aggiungere? a gennaio ripartono le repliche, e poi vanno in tour. Se trovate i biglietti, andateci.</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[<em>Solaris</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200412/001374.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/8804510471.JPG" align="left" alt="copertina del libro" hspace="4"> Stanislaw Lem è uno dei pochi autori di fantascienza noto anche al di fuori degli appassionati del genere, e probabilmente l'unico non americano: presumibilmente il film tratto da questo libro (Stanislaw Lem, <em>Solaris</em>, Mondadori Oscar Narrativa 2004, p. 245, &euro; 8.40, ISBN 88-04-51047-1, traduzione Eva Bolzoni) ha contribuito parecchio a tale notorietà. Io come al mio solito il film non l'ho visto, e stranamente avevo letto molte opere di Lem ma non questo libro. Che dire? È piuttosto diverso dalle sue altre opere, e definirlo "fantascienza" mi pare riduttivo, anche senza arrivare alle ineffabili vette della postfazione a cura di Gianfranco de Turris. <br />
Indubbiamente l'ambientazione è SF: siamo su un pianeta sconosciuto e peculiare. Ma il tema principale sembra essere l'inconoscibilità aliena e l'impossibilità di capire anche solo chi ci è vicino. Le lunghe descrizioni scientifiche, esplicitamente asettiche, sono un po' pallose, lo ammetto: ma credo che siano necessarie per accentuare ancora di più la differenza tra le nostre concezioni mentale e la realtà che è affermata essere inconoscibile. Il guaio è che Lem si è trovato a un certo punto su un binario morto: il finale dà tanto l'idea di essere raffazzonato, o meglio di essere stato appiccicato lì perché il libro doveva essere terminato in un qualche modo, ma fa lo stesso effetto di un parrucchino malmesso...</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Gli incredibili</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200412/001361.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Pur di convincermi a uscire e andare al cinema - all'ultimo spettacolo, poi... - Anna mi ha proposto di andare a vedere <em>Gli incredibili</em>, anche se a lei non era poi piaciuto tanto <em>Alla ricerca di Nemo</em>. Bene, alla fine anche lei si è ricreduta.<br />
La trama ovviamente è di una prevedibilità completa, ma questo non è un problema, anzi. Il film non solo recupera tutte le citazioni possibili e immaginabili dai fumetti con i supereroi, Marvel in prima linea, ma anche da tutti i film di 007. Il tutto in due ore tiratissime, che passano in un battibaleno. Edna è doppiata da Amanda Lear in maniera stupenda.<br />
La grafica è favolosa, ma la cosa più fantastica è che non ti viene in mente che è un film di animazione, perché sei lì a guardarti la storia. Direi che non c'è altro da aggiungere.<br />
(ps: no, almeno una cosetta da aggiungere c'è... l'idea che il supereroe abbia un bisogno compulsivo di aiutare gli altri è geniale)</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>The Pleasures of Counting</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200412/001358.html</link>
      <description><![CDATA[<p>L'autore afferma che questo libro (T.W. Körner,<em>The Pleasures of Counting</em>, Cambridge University Press 1996, p. 534, Lst. 24.99, ISBN 0-521-56823-4) può essere letto da uno studente liceale molto brillante, oppure da un universitario del primo biennio... che sia interessato alla matematica, questo è ovvio. Körner sceglie di fare una serie di racconti, dalle epidemie di colera nella Londra del diciannovesimo secolo ai convogli di navi che attraversavano l'oceano durante le due guerre mondiali, e al loro interno mostra le teorie che venivano man mano avanzate e il modello matematico che ci sta dietro. Il tutto con una serie di esercizi che inframmezzano il testo e dei quali non viene presentata la soluzione; al massimo c'è la risposta, che come un qualunque appassionato di matematica sa non è esattamente la stessa cosa.<br />
Dal punto di vista del lettore italiano il problema è dato dall'anglocentricità del libro, sia per gli esempi che per lo stile di scrittura che magari può apparire un po' strano, e che quindi non fa pensare a un grande successo per un'eventuale edizione italiana. Peccato.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Les enfants terribles</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200412/001349.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Mentre eravamo a Lugano, siamo andati al Museo Cantonale d'Arte a vederci questa mostra, sottotitolo "il linguaggio dell'infanzia nell'arte 1909-2004".<br />
Se devo essere sincero, non ho ben capito perché siano anche stati esposti disegni di bambini, ancorché nelle collezioni preparate all'uopo da Kandinskij e Gabriele Münter, ma lasciamo stare. Il resto della mostra infatti è davvero interessante, a partire dalla prima opera, un "plagio per anticipazione" di Giovanni Francesco Caroto che nel 1520 (!) ha fatto un <i>Ritratto di fanciullo con disegno</i>. Il fanciullo è inquietante anzichenò, ma la cosa più strana è vedere il disegno che tiene in mano, che è identico a quello che un bambino potrebbe fare oggi. <br />
Per una volta, anche le opere dei contemporanei sono interessanti, per vedere come loro hanno voluto rappresentare gli influssi fanciulleschi. Diciamo che non si sentivano costretti a fare stupire in qualche altro modo?<br />
La mostra si tiene fino al 16 gennaio 2005, orario 10-17 (domenica 10-18, lunedì chiuso, martedì 14-17)</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[<em>Strani attrattori</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200411/001339.html</link>
      <description><![CDATA[<p>La fantascienza è tornata a non essere più un genere di moda. Asimov sta rientrando un po' nel giro giusto perché hanno fatto un film da <em>I, Robot</em>; Heinlein, Clarke, Farmer, Silverberg, Pohl, Niven, Anderson sono introvabili. Ma quello che è peggio è che ho citato tutti nomi che sono diventati famosi tra gli anni '40 e i '60. E oggi che cosa si scrive? <br />
Diamo merito alla Shake di avere spostato un po' più avanti la frontiera cronologica con questa antologia (AA.VV., <em>Strani attrattori</em>, Shake Edizioni 1996 [1989], p.301, € 15.49, ISBN 88-86926-18-9) a cura di Rudy Rucker, Peter Lamborn Wilson e Robert Anton Wilson. Tra i numerosi racconti brevi e poesie, è possibile farsi un'idea della scena alla fine degli anni '80: naturalmente il linguaggio è molto più crudo, e si trova una nota generale di pessimismo che pervade la maggior parte dei racconti. Non ci sono capolavori, ma almeno si può allargare un po' il campo delle nostre conoscenze SF... in attesa di una Millenium Anthology.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>L'estetica della macchina</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200411/001336.html</link>
      <description><![CDATA[<p>In un rarissimo passaggio a Torino - praticamente fatto di nascosto... - abbiamo scoperto questa mostra a <a href="http://www.palazzocavour.it/">Palazzo Cavour</a>, e ci siamo andati. Palazzo Cavour, in via Cavour, è il posto dove nacque Cavour e morì Cavour. Sembra che ultimamente sia diventato anche un posto per mostre... si saranno scocciati di essere monotematici.<br />
Questa mostra, sottotitolata "Da Balla al futurismo torinese", non è una di quelle cose che meritano un viaggio a Torino apposta, però se uno è da queste parti secondo me dovrebbe passarci. Del palazzo vedrà poco, giusto un paio di sale restano visibili, ma la mostra è interessante, gettando uno sguardo non banale sul futurismo, almeno come pittura, scultura e in parte architettura, con una serie di bozzetti.<br />
La mostra è aperta fino al 30 gennaio 2005, orario 10-19.30 da martedì a domenica con prolungamento alle 22 il giovedì: 6 euro e 20.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>The Corporation</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200411/001331.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Venerdì sono andato al cinema. (Sì, oggi è lunedì. Non ho mai detto di essere sul pezzo). Il cinema è il Centrale, quello dietro il Civico Tempio di San Sebastiano la cui sala di proiezione assomiglia più che altro a un autobus iperaccessoriato. Il film è appunto <em>The Corporation</em>: come disse Anna, un documentario potevo anche reggerlo. <br />
In effetti sono arrivato alla fine senza troppi problemi: il guaio è che non è così banale poi capire cosa fare esattamente. La parte che mi è piaciuta di più è quella iniziale che spiega come le corporation sono riuscite a ottenere la personalità giuridica: sfruttando l'emendamento contro la schiavitù. Niente male, vero? Ma se poi uno si mette a pensare un po' di più, scopre che manca una cosa molto importante. Non sono solo le corporation ad affamare la gente. È tristemente vero che chi ha cucito la maglietta griffata che indossi riceve lo 0.3% del totale: ma è anche vero che il 50% va al negozio che la vende, e che quindi fa in un certo senso parte della Corporation. Una vera controrivoluzione costerà molto di più a tutti, non solo alle corporation.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Da Pitagora a Borges. Discussioni in rete sull'infinito</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200411/001326.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Professore di matematica al Politecnico di Milano e con forti interessi nella didattica, Claudio Citrini ha scelto un modo direi peculiare per trattare dell'infinito e dei suoi paradossi: una serie di sessioni di chat. Nel suo libro (Claudio Citrini, <em>L'infinito - da Pitagora a Borges</em>, Bruno Mondadori 2004, p. 238, € 17, ISBN 88-424-9147-0) troviamo così i grandi matematici antichi e moderni, ma anche letterati come Dante, che discutono e si scannano sui vari temi legati all'infinito: tutti tenuti vanamene a freno dalla moderatrice della chat che è Maria Gaetana Agnesi (importante matematica, che ovviamente non è conosciuta al grande pubblico per l'ottima ragione che era una donna). <br />
Bisogna dire che Citrini ha delle manie di tuttologia niente male: le citazioni in latino - per quanto possibile, fa parlare i suoi personaggi con le loro stesse parole - non sono nemmeno tradotte, mentre per quelle greche si accontenta di lasciare il testo originale nelle note. Nonostante questo, però, il libro è assolutamente godibile: l'unico guaio è che Bruno Mondadori ha una politica di prezzi tra le peggiori in Italia, a fianco di Bollati Boringhieri. Mi chiedo spesso se l'inculturazione scientifica in Italia non dipenda anche da questo.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Edipo.com</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200411/001309.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Ieri sera, accompagnato da ben cinque fanciulle, sono andato al Piccolo a vedermi l'ultimo spettacolo di Gioele Dix, che per chi non avesse ben chiaro il tipo è quello che fa l'imitazione di Alberto Tomba.<br />
Bene, qui c'è tutt'altro, per fortuna. Non lasciatevi suggestionare dal "puntocom": la storia è quella di Anselmo, che in una clinica della salute dai metodi piuttosto fascisti - è vietato persino leggere! - si mette a spiegare la tragedia di Edipo Re alla sua infermiera italoinglese Giada (Luisa Massidda). Il testo che racconta è quello di Sofocle, ma il modo con cui lo racconta è assolutamente legato a oggi. Qual è l'aspetto di Edipo? È bello, come un motociclista sul suo chopper. Deve parlare al popolo? Si mette a fare una conferenza stampa a reti unificate, anche con Sky.<br />
Portare avanti per due ore una storia in questo modo, anche se con una spalla, non è affatto facile: ma Dix riesce perfettamente nel suo scopo, e se volete riesce anche a mischiare la sua commedia con la tragedia originale. Da vedere.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Enigmi geniali</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200411/001302.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Librettino ultratascabile (Ennio Peres, <em>Enigmi geniali</em>, L'Airone editrice, pag. 128, &euro; 6, ISBN 88-7944-702-5) con duecento problemini in pillole. Molti di essi hanno una soluzione di quelle che ti fa venire voglia di andare a prendere l'autore per il collo: ma generalmente bisogna dire che ti costringono a smetterla di pensare per schemi, il che è sempre una cosa utile a questo mondo. Non mettiamoci però a parlare di "pensiero laterale", occhei? <br />
Come sempre, bisognerebbe poi evitare l'effetto ciliegia, e centellinarsi i problemi.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Ghiaccio</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200410/001301.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Solo quattro giorni in tabellone per questo monologo con accompagnamento musicale, sottotitolo "La leggendaria spedizione di Shackleton al Polo Sud", scritto e recitato da Massimiliano Cividati con Gennaro Scarpato alle percussioni e Andrea Zani al pianoforte.<br />
Il luogo è stato il TeatroBlu in via Cagliero 26: un esempio di quella che una volta veniva chiamata "sala parrocchiale" che ha avuto una trasformazione completa, e che non ha nulla da invidiare alle altre sale milanesi: piccina - direi 150 posti, ma raccolta e con un bel palco, e una stagione polposa. Da buoni cattocomunisti, sono anche associati al Teatro della Cooperativa, oltre che al Verdi...<br />
Ma torniamo alla storia: il monologo racconta della spedizione di Shackleton del 1914 che avrebbe dovuto attraversare a piedi l'Antartide passando per il Polo Sud, e che per una serie di circostanze non è nemmeno riuscita a iniziare il percorso: il tutto rimanendo per quasi due anni bloccata tra i ghiacci, eppure senza nessuna perdita umana. L'allestimento è ovviamente minimale, con un accompagnamento musicale è molto piacevole, come anche la recitazione. Credo però che la sceneggiatura dovrebbe essere limata un po', soprattutto per evitare le ripetizioni che ci sono, o perlomeno farle entrare a pieno titolo nella storia - pensate al piano B preparato da Shackleton, e poi al piano C, al piano D, al piano E...<br />
Nota: a un certo punto il racconto ci porta a Campo Attesa, e rimane tutto fermo e silenzioso per un minuto. A metà, si sente squillare il telefonino di un'idiota. Sono certo che fosse un'idiota, visto che la tipa ha perfino risposto dicendo "dove sei?".</p>]]></description>
    </item>

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