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    <title>Notiziole di .mau.</title>
    <link>http://xmau.com/notiziole/</link>
    <description>Pensieri slegati che scrivo quando mi viene voglia</description>
    <language>it</language>
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    <pubDate>Sun, 28 Dec 2003 18:44:15 +0100</pubDate>

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      <title><![CDATA[<em>Cina perduta</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200312/000773.html</link>
      <description><![CDATA[<p>La giornata di oggi non ispirava molto. Almeno fosse nevicato si faceva a pallate, ma con la pioggia? Ne abbiamo approfittato per andare a vedere la mostra di fotografie scattate in Cina tra il 1893 e il 1914 dal missionario Leone Nani. La mostra (ingresso 5 &euro;) si trova nei sotterranei di Palazzo Reale, e resterà fino al 25 gennaio, per essere poi allestita a Bergamo, presso il Museo Diocesano “Bernareggi”.<br />
L'abbiamo trovata piacevole. Nulla di trascendentale, e forse qualche spiegazione in più sul contesto del tempo sarebbe stata utile, ma le fotografie parlavano già da sole, mostrando questa grande nazione che stava appena aprendosi allo scambio con gli occidentali. Così si vedono i benestanti del tempo che si facevano fotografare... con un orologio al centro dell'immagine! Ma ci sono anche le foto dei contadini e degli operai di allora, che danno un contrasto ancora maggiore. </p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[<em>Matemilano</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200312/000771.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Colpevolmente tardi (erano già le 17 passate, e la chiusura è alle 18:30) siamo andati al Museo della Scienza e della Tecnica per vedere la mostra sulla matematica.<br />
Fa (tristemente) piacere notare all'ingresso che la mostra è dedicata a Franco Conti, che penso avrebbe apprezzato la cosa. Meno piacere leggere i "cartelloni sponsorizzati" all'inizio: in teoria dovevano mostrare come la matematica pervade la vita reale, ma a me in pratica davano tanto l'idea di una pubblicità malfatta, e anche piuttosto irritante. D'accordo che ci vogliono gli sponsor, ma almeno siano un po' più seri!<br />
Fortunatamente il resto della mostra è molto più interessante. Le aree tematiche presenti sono quattro: <b>Massimi e minimi</b>, dove si possono vedere in pratica le superfici che minimizzano il perimetro a parità di area, oppure scoprire qual è il modo più economico per unire tra loro tre punti; <b>visualizzazione</b>, con tutti i trucchi relativi alla prospettiva - ma sapete che un bambino di tre anni generalmente non riesce a riconoscere una vista prospettica? - con esempi pratici; <b>topologia</b>, dagli anelli Borromei ai problemi di collegamento di tre punti senza intersezioni nel piano o nei nastri di Möbius; <b>simmetria</b>, dove vengono mostrati i vari tipi di simmetria possibile notando come non sono "tutti uguali". <br />
Aggiungo che i giovani che spiegano le cose dietro i vari esempi sono davvero bravi. Non so se oggi l'atmosfera fosse più rilassata rispetto a quando arrivano le torme di scolari, ma mi hanno dato l'idea di essere davvero interessati a dare spiegazioni e a interagire con dei rompiballe come me e il padre di Anna (rompiballe, non saputelli, almeno in questo caso...). Da un lato, questo rende davvero piacevole la visita: dall'altro, spero che sia un punto di partenza per una didattica della matematica che non spaventi i ragazzi.</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[<em>Il fantasma di Canterville</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200312/000756.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Ieri sera, sperando di non essermi preso una multa - siamo dovuti andare in auto visto il blocco dei mezzi, e c'era una telecamera che non mi piaceva all'inizio di Via Manzoni - siamo andati al teatro dei Filodrammatici a vedere Lucia Poli, nell'opera molto liberamente tratta dal racconto omonimo di Oscar Wilde.<br />
Per prima cosa, due parole sul teatro, dove non ero mai andato. Sta dietro la Scala, e dall'esterno sembra un normale condominio. Il teatro vero e proprio è nei sotterranei, ed è una vera e propria bomboniera. La scala, bellissima, è in stile impero: c'è una piccola platea e due livelli di galleria, ciascuno con un paio di file di poltrone. La nota di colore: un caffè costa un euro, un prezzo più che civile.<br />
Passando allo spettacolo vero e proprio, l'allestimento è molto particolare. Abbiamo Lucia Poli che fa la mattatrice, nei panni della governante del castello di Canterville; è coadiuvata da un quartetto di cantanti/musicisti che ogni tanto diventano i personaggi del racconto, con una commistione tra testo e musica molto piacevole. Ma come ho detto è la bravura direi quasi mostruosa di Lucia Poli che tiene in piedi tutto lo spettacolo, con il corpo e la voce, anzi le voci, come quando da sola regge entrambe le parti del dialogo tra la governante e il fantasma. <br />
Ultima nota: è vero che il biglietto costerebbe 20 &euro; più prevendita, ma ad esempio con la carta Filo6 si pagano 54 euro per sei biglietti da usare liberamente: noi ad esempio li abbiamo usati tutti contemporaneamente. Nove euro per biglietto: come si fa a dire che il teatro è caro, quando un film te ne costa sette?</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[<em>Come smettere di farsi le seghe mentali</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200312/000747.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Il libro (Ponte alle Grazie, 121 pagine, ISBN 88-7928-662-5, 9 &euro;) meriterebbe solo per il titolo - che per amor di precisione termina con "... e godersi la vita" - di essere acquistato. In fin dei conti non è neppure poi troppo caro, ti viene più o meno a costare come un paio di DVD in affitto da Blockbuster. Sono anche convinto che l'autore Giulio Cesare Giacobbe, che insegna tra l'altro Fondamenti delle discipline psicologiche orientali (qualunque cosa siano) all'Università di Genova, abbia scritto delle idee interessanti. Che aiutino o meno le persone, non lo so: sono abbastanza convinto che ognuno è un caso a sé. Di nuovo, però: il libro è breve, quindi non si perde troppo tempo a leggerlo.</p>
<p>C'è una cosa che però mi sta davvero sulle palle: lo stile utilizzato dall'autore. Mi sarebbe stato benissimo se si fosse limitato ad essere leggero, anzi avrei apprezzato la scelta di non nascondersi dietro ai paroloni ed esprimere i concetti in modo lineare. Mi vanno bene anche le battute qua e là. Ma qui il caro Giulio Cesare ha utilizzato un gergo falso giovanilistico che a me personalmente risulta particolarmente sgradito, soprattutto perché assolutamente staccato dal contenuto. Un vero peccato.</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[<em>Night Watch</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200312/000742.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Terry Pratchett è una garanzia, in un certo senso. Sforna due libri l'anno, e generalmente si può essere certi di passare delle piacevoli ore nella lettura... ammesso che si sia fluenti nell'inglese, visto che le traduzioni dei suoi libri in italiano sono poche e spesso piatte.<br />
<em>Night Watch</em> (Corgi, 474 pagine, ISBN 0-552-14899-7, 6.99 sterline) non fa eccezione. Il libro è il ventisettesimo nella saga del Discworld, e ci si può chiedere cosa ci sia ancora da dire: in effetti questa volta Pratchett bara un pochetto, facendo ritornare il Comandante Vimes trent'anni indietro nel tempo in modo da fargli guidare l'effimera rivoluzione che si svolse ad Ankh-Morpork in quel frangente. In questo modo è possibile vedere cosa facevano da giovani parecchi dei personaggi "classici", come Vimes stesso - tra l'altro, come è cambiato il personaggio dal primo libro in cui è apparso, quando beveva ed era rassegnato a non fare nulla! - il Patrizio Lord Vetinari, e la signora Palm della gilda delle Ricamatrici, che ovviamente non poteva accettare che nello stemma della Repubblica del Popolo si parlasse di "free love" e si potesse al limite giungere a scrivere "amore a prezzo ragionevole".<br />
Il tutto condito dal tipico umorismo di Pratchett, che tende a prendere una situazione  che sembra perfettamente normale e far vedere che in realtà non lo è affatto.<br />
Il libro è godibilissimo per conto suo, anche se si perdono parecchie running gag se non si sono letti i volumi precedenti. Mettetela in questo modo: se avete qualche mese di tempo, potete iniziare da capo la saga!</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Io uccido</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200312/000738.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Lo ammetto. Non mi fidavo per nulla di tutte le lodi sperticate a Io uccido, esordio di Giorgio Faletti come scrittore. Ma non sono nemmeno irragionevole, e così ho comprato il libro (Baldini Castoldi Dalai, ISBN 8884904722, pagine 682, 7.90&euro;) per giudicarlo di persona. E devo ammettere che è fatto terribilmente bene.</p>

<p>Intendiamoci: non è un capolavoro letterario, ma semplicemente un giallo. Non so nemmeno quanto sia farina del sacco di Faletti e quanto ripulitura del suo editor, ma la cosa non mi interessa. Semplicemente, è un hard-boiled con tutto quello che ci si può aspettare in quel genere, ma con i luoghi comuni che salvo in un paio di casi appaiono in maniera perfettamente naturale; una storia che nonostante la lunghezza fila via che è un piacere e che non ti lascia chiudere il libro. Insomma, l'assassino viene scoperto a duecento pagine dal termine eppure la storia può ancora andare avanti senza problemi!</p>

<p>Mi domando solo se e cosa Faletti potrà fare in un altro libro. Il guaio di avere saccheggiato tutti i topos è che non ce ne sono più da usare...</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[<em>Napoli milionaria</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200311/000729.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Siamo andati a vederla ieri sera al Piccolo; lo spettacolo era della compagnia di Luca De Filippo per la regia di Francesco Rosi.<br />
Iniziamo dal testo. Eduardo è stato un grande. La struttura è standard, ma il modo in cui ha rappresentato la vita napoletana durante la guerra è davvero unico, con uno spaccato di vita che pare assolutamente naturale. Non faccio fatica a credere all'immediato successo alla prima rappresentazione, a marzo 1945 nella Napoli liberata da pochi mesi. Da un lato ci si immedesima in Don Gennaro, che torna dalla prigionia e scopre che non solo la vita è andata avanti, ma anzi chi è rimasto e si è arricchito con la borsa nera e i furti agli alleati non vuole nemmeno sentire più parlare di guerra; ma non si può non comprendere anche quell'altro punto di vista.<br />
Ma a me quello che ha spiazzato è il finale. Gennaro sembra completamente vinto, non trattiene il figlio Amedeo che pure sa che verrà arrestato dal brigadiere, non si scompone nemmeno davanti al ragioniere finito in rovina a causa dello strozzinaggio di sua moglie, non dice una sola parola al compare di lei nel contrabbando. Eppure così vince; la famiglia torna ad essere il cardine della loro vita. Un punto sempre presente in Eduardo, non so se perché era un figlio illegittimo.<br />
Due sole parole sugli attori per segnalarne la loro qualità. Il testo a volte sceglie esplicitamente di non dire ma lasciare intuire, e io seduto in penultima fila in balconata capivo... tranne qualche volta, a causa delle troppe parole napoletane. Io non ho studiato le lingue, è un mio limite.<br />
Pubblico molto variegato. Sarà che ero abituato a riuscire a trovare posti solo il sabato, con me e Anna che eravamo di gran lunga i più giovani, ma ho notato un gran numero di ventenni. Quelli che continuano a mancare sono i miei coetanei, boh.<br />
Un'ultima segnalazione: al bar interno, una bottiglietta d'acqua costa un<br />
euro e mezzo. La bottiglietta, oltre ad essere austriaca (?), è da 25<br />
centilitri. Non è un po' esagerato?</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Il segreto dell'uovo sodo</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200310/000704.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="/thumb/uovosodo.jpg" hspace=5 align="left">Il libro (autore Len Fisher,  Longanesi, 320 pagine, 17.50 &euro;, ISBN 88-304-2023-9) ha come sottotitolo "la scienza della vita quotidiana", e l'autore in effetti parla della fisica e della chimica di processi assolutamente normali, come ad esempio la cottura dell'uovo sodo (lo sapevate che bollendo un uovo nel metanolo il tuorlo non si rapprenderà mai?). Non poteva mancare naturalmente un capitolo sulla "fisica del sesso", che deluderà chi sperava chissà cosa - anche se spiega come funziona il Viagra. <br />
In generale, però, confesso che il libro mi ha un po' deluso. L'autore cerca di parlare come il tipo della porta accanto, e riempie il testo di aneddoti più o meno curiosi, ma ogni tanto si dimentica di quello che sta facendo, e usa paroloni tecnici e no: quasi a dire "manteniamo le distanze, neh?". Avrei preferito qualcosa sullo stile di "Scienza in casa", per chi ricorda i primi numeri di <em>Le Scienze</em></p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>L'enigma Molfetta</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200310/000700.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img align="left" src="http://www.bookcafe.net/blog/review/images/mante.gif"><br />
Massimo Mantellini è un nome noto a chi frequenta l'internet italiana, ma non mi sarei aspettato di trovarmelo in libreria con un romanzo noir (edizione Il Pungolo, 150 pagine, 6.50 &euro;, ISBN 88-7075-345-X). Anche se confesso che il noir non è il mio genere, ammetto che me lo sono letto di un fiato. La trama, che a un primo livello di lettura non sembra discostarsi da quello che potrebbe essere un <em>reality show</em> padan-televisivo, mostra a un'attenta lettura un sottofondo che racchiude la realtà informatica contemporanea, con una serie di metafore che associano il giornalista televisivo milanese all'internauta smaliziato, che è costretto a sparire per potersi creare una nuova identità che non riceva più spam per ingrandirsi il pene. Il pessimismo che traspare tra le pagine sembra ogni tanto lasciare uno sprazzo di speranza, ma basta voltare pagina perché i dubbi riaffiorino.<br />
Se devo fare un appunto, il libro è forse un po' troppo per addetti ai lavori, e il finale sembra buttato giù frettolosamente, lasciando troppi punti oscuri. La speranza è che questa opera non resti unica, ma abbia un rapido seguito.<br />
Una nota: la prima edizione è già andata esaurita. Un successone!</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>I bambini sono di sinistra</em>]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200310/000698.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Claudio Bisio ha fatto il pienone al Piccolo: è vero che aveva solo una settimana di cartellone, ma le richieste sono state tali che sono state aggiunte una anteprima lunedì scorso e una seconda recita oggi. Noi siamo entrati con il posto in piedi (mai più, è una palla assurda), sempre per la mancanza di biglietti.<br />
Che dire dello spettacolo? Bisio fa questo suo monologo, con il Quartetto Zelig che lo accompagna musicalmente con musiche originali e arrangiamenti (carini) di brani di <em>Storia di un impiegato</em>, De Andrè di trent'anni fa. Bisio è intonato, ma ha una voce per così dire "piatta", un po' come la mia: niente di eccezionale insomma. <br />
Il guaio è che questo è cabaret, non teatro. Metterlo al Piccolo, e far pagare la gente i suoi prezzi standard, mi pare un piccolo furto.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>Hotel Mascagni</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200310/000693.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Ho chiesto un albergo comodo per Termini, ed effettivamente sono stato accontentato, anche se stamattina c'era un mezzo diluvio e i dieci minuti a piedi verso la stazione sono stati una doccia. <br />
L'albergo è sicuramente per clientela internazionale: basta vedere che il primo canale tv è la CNN, il secondo BBC news, e le televisioni italiane partono dall'11... Anche i giornali disponibili, a parte il Tempo, sono l'Herald Tribune... e la Stampa, non si sa bene perché. La cosa è stata naturalmente apprezzata. Meno apprezzabile la camera, più che altro per le dimensioni davvero minuscole (e per 140 euro "doppia uso singola tariffa telecom" uno sperava in qualche centimetro in più). La colazione a buffet non era esagerata, ma il succo d'arancia era vero.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>SI@T_1.03</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200310/000668.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Non è un indirizzo email codificato antispam, ma il primo Seminario sull' Informatica applicata all'Analisi Testuale, che si è tenuto in questi giorni a Cesenatico. Che c'entro io? Beh, la tavola rotonda di sabato prevedeva la partecipazione dell'OpElPo, l'Opificio di Elaborazione Potenziale dell'appartenenza al quale io mi fregio. Così mi è arrivato l'invito - vabbé, era una cosa in famiglia - e ho fatto la scappata, sfruttando il viaggio per aggiornare il portatile con un hard disk da 60 giga preso dal mio pusher bolognese.<br />
L'arrivo a Cesenatico il venerdì sera alle 22 è stato un duro colpo: la stazione è davvero minuscola e senza sottopassaggio, e la cittadina sembrava in letargo dopo la sbornia estiva. Avviatomi verso il Grand Hotel dove mi era stata tenuta la camera, vedo un grattacielo: dopo qualche minuto i miei neuroni si sono azionati cigolando un po', e mi sono messo a sorridere. Il grattacielo di Cesenatico! Un punto focale di una delle Favole al Telefono di Gianni Rodari. E' incredibile come un ricordo francamente poco utile di trent'anni fa sia potuto conservarsi così.<br />
Il Grand Hotel ha un'aria molto demodè, bisogna dirlo. E il letto era infossato. Per fortuna che ero abbastanza stanco per addormentarmi subito, non dopo avere osservato la rappresentazione scenica dei dottorandi, che sono stati costretti da Marco Maiocchi a partire da una grammatica formale delle leggende e preparare una serie di scenette. Il guaio è che il corso è in francese, quindi mi sono perso metà di quello che dicevano. Mi è andata ancora bene che i personaggi avevano un cartello in cui spiegavano cosa erano!<br />
Il mattino di sabato sono stato a vedere le sessioni. Il primo problema è stato arrivare all'aula magna del Centro Ricerche Marine, dove il seminario era tenuto. Cesenatico ha infatti una serie di canali, e una contemporanea scarsità di ponti. La distanza in linea d'aria dall'albergo all'aula è di 500 metri, ma ho dovuto camminare per due chilometri e mezzo. Le alternative non erano praticabili: ci sono sì dei traghetti, ma solo d'estate, e camminare sulle acque non è ancora il mio forte. D'altra parte, sono riuscito a svegliarmi, o almeno lo credevo. Il primo intervento era infatti in francese, sulla struttura della rima in Racine e Corneille, e confesso che sono dovuto andare a prendermi un caffè. Meglio è andata col Maiocchi, che parlava in inglese di cose che conoscevo abbastanza da capire al volo.<br />
A pranzo avremmo dovuto decidere cosa dire nella tavola rotonda pomeridiana, ma in pratica abbiamo lasciato perdere, fedeli alla linea editoriale "Oulipo è seria, noi siamo un Bar Sport" che dà un forte valore all'improvvisazione. Abbiamo insomma raccontato la rava e la fava di quello che abbiamo fatto: ho conosciuto finalmente un paio di associati per me ignoti, anche se non ho ancora avuto il piacere di vedere Paolo Cavaglione; ci sono infine venute in mente delle nuove idee di esecuzione. Un pomeriggio fruttifero, insomma.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>Match di imprò (2)</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200310/000667.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Non è che sia andato molto bene, a dire il vero. Non tanto perché abbiamo perso 10-8, quello ci poteva anche stare; quanto per tutta una serie di guai. Innanzitutto la scelta di giocare il giovedì, per quanto forzata - il giorno dopo l'auditorium era prenotato dal presidente della Regione Ghigo, e ubi maior... - ha portato un'assenza di pubblico, con la sala mezza vuota. Ci siamo presi un po' in giro da soli, iniziando il riscaldamento seduti in mezzo alla gente; ma non è bastato. Poi la mancanza di allenamento si è sentita. Era da tre mesi che non si faceva nulla: uno magari crede che tanto si possa improvvisare senza problemi, ma non è mica vero. Infatti, contrariamente a quanto capita in genere, il secondo tempo è stato meglio del primo.<br />
Io personalmente ero già scazzato dal mattino, il che non aiutava troppo. In effetti non riuscivo a stare a tempo nelle coreografie. Come recita, mi hanno rubato la parte nell'improvvisazione in rima, che in genere è il mio forte: debolezza mia. Devo poi mettermi a studiare seriamente mimica... beh, tanto lavoro tanto onore!</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>Gelateria Grom</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200309/000638.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Sì, recensisco anche i gelati. E allora?<br />
La gelateria in questione sta in piazza Paleocapa a Torino (è la piazzetta a sinistra di Piazza Carlo Felice, dando le spalle a Porta Nuova e cercando di fare lo slalom tra i lavori della metropolitana), e afferma di voler fare il miglior gelato del mondo, spiegando che per il fiordilatte usano latte di mucche da alpeggio, che le nocciole sono le tonde gentili delle Langhe, i sorbetti sono fatti con acqua San Bernardo, e così via. I prezzi sono più altri della media, partendo da 1 euro e 70 per il cono, ma per me che vivo a Milano non vedo una grandissima differenza.<br />
Ho provato un cono da due euro con fiordilatte, pistacchio e "crema Grom", con dentro cioccolato e malaga (non l'uva, ma la quella cosa che sta nel gelato alla zuppa inglese). Notare che mi hanno chiesto se volevo il wafer o il biscotto come cono: io sono un tradizionalista, e sono rimasto alla cialda di wafer. Risultato? La quantità era indubbiamente ottima. Per il gusto, il fiordilatte è qualcosa di spaziale, che sa davvero di latte. La crema Grom era indubbiamente buona, soprattutto per la parte biscottata: il cioccolato si sentiva poco. Il pistacchio? Beh, era del colore corretto (un nocciola appena tendente al verde), però non sono riuscito a sentirne il sapore, il che non è bello.<br />
Giudizio finale? Promosso con riserva.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Specchio</em> della Stampa]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200309/000629.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Come si sapeva già <a href="http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=7183">da aprile</a>, La Stampa ha cambiato il formato del suo magazine settimanale <em>Specchio</em>. Ora non è più distribuito gratuitamente, ma il costo di giornale e supplemento è di 1.20 &euro;, allineandosi così al Corriere (<em>Sette</em>, il giovedì) e a Repubblica (<em>Il venerdì</em>). <br />
La prima cosa che salta all'occhio è il cambio di formato. Non è affatto una baggianata, come qualcuno può pensare. <em>Specchio</em> era infatti nato con il dorso, proprio per dare l'idea della collezione, con tutti i numeri belli allineati. Il fascicolo attuale dà invece l'idea di un "usa e getta" che abbassa le aspettative sul contenuto, e non credo la cosa sia casuale. Il quotidiano torinese è da parecchio in crisi di vendite, e si sta sempre più abbarbicando sul territorio "storico" (Piemonte, Val d'Aosta e Riviera di Ponente) dove riempie le edicole di gadget; la parte di commenti e reportage, nonostante la presenza di ottime firme, sembra sia semplicemente tollerata ma non curata come si dovrebbe.<br />
Da questo primo numero dopo il restyling non si riesce a dare un giudizio completo, ma mi pare che la percentuale di articoli "leggeri" sia ancora aumentata, e questo non è bello.</p>]]></description>
    </item>

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