<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1"?>
<rss version="2.00">
<!-- vedi http://www.thegirliematters.com/tips/archives/0305/generate_rss_feeds_by_category.php -->
  <channel>
    <title>Notiziole di .mau.</title>
    <link>http://xmau.com/notiziole/</link>
    <description>Pensieri slegati che scrivo quando mi viene voglia</description>
    <language>it</language>
    <generator>Movable Type/5.01</generator>
    <docs>http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss/</docs>
    <webMaster>dotmaudot+mt@gmail.com</webMaster>
    <pubDate>Wed, 25 Jan 2012 12:56:18 +0100</pubDate>

    <item>
      <title>Il perché dei no ai referendum contro il Porcellum</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201201/007665.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Ieri sono state depositate le motivazioni della Consulta per la decisione di non ammettere i due referendum contro l'attuale legge elettorale. Siamo in Italia, e così a quest'ora la notizia non è già più nella homepage del <a href="http://www.corriere.it/politica/12_gennaio_24/motivazione-rigetto-quesiti-referendum_463d9e3c-4691-11e1-90ee-63dee1b6b376.shtml">Corriere</a>, e galleggia a stento in quella di <a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/01/24/news/no_ai_referendum_le_motivazioni_ci_sarebbe_stato_vuoto_legislativo-28675186/">Repubblica</a>. Si sa, la notizia era "referendum sì, referendum no": il perché è pleonastico.</p>

<p>Come <a href="http://xmau.com/notiziole/arch/201201/007641.html">promesso</a>, invece, due parole su queste motivazioni io le scrivo. Purtroppo non posso darvi il link alla sentenza 13/2012 se non dicendovi di cliccare <a href="http://www.cortecostituzionale.it/actionPronuncia.do">qui</a> e mettere 2012 nell'anno e 13 nel numero, perché <a href="http://www.cortecostituzionale.it/">il sito della Corte Costituzionale</a> si aggiudica di gran lunga il titolo di meno internet friendly di tutta Italia: per dire, anche con la ricerca interna l'URL che ottengo è http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do che ovviamente non dice molto. Vabbè: vediamo.</p>

<p>- La Suprema corte inizia a dire "noi in questa sede non possiamo decidere se la legge attuale è costituzionale o no", e su questo siamo tutti d'accordo, almeno spero. <br />
- Le due proposte, anche se non lo dicono esplicitamente, tendono entrambe ad abrogare del tutto la legge attuale, la prima direttamente la seconda togliendole il toglibile: e anche qua siamo d'accordo. D'altronde non si vede dove dovrebbe essere scritto esplicitamente, no?<br />
- Occorre che «risulti una coerente normativa residua, immediatamente applicabile, in guisa da garantire, pur nell’eventualità di inerzia legislativa, la costante operatività dell’organo», e quello lo si spera bene (anche se paradossalmente vengono citate a supporto due sentenze di ammissibilità di referendum, quelli a cui poi non ha votato nessuno)<br />
- Ora però iniziano i miei dubbi. Per il primo referendum, il punto 5.2 afferma che «<em>La tesi della reviviscenza di disposizioni a séguito di abrogazione referendaria non può essere accolta, perché si fonda su una visione "stratificata" dell’ordine giuridico, in cui le norme di ciascuno strato, pur quando abrogate, sarebbero da considerarsi quiescenti e sempre pronte a ridiventare vigenti.</em>». A me (e a molti costituzionalisti che sicuramente ne sanno più di me) la cosa continua a parere strana: sarebbe forse concepibile nel caso di referendum per abrogare una legge che affermi nel suo ultimo articolo "ogni disposizione di legge in contrasto con il testo di questa legge è implicitamente abrogata", ma in questo caso il Porcellum modificava solo parti del Mattarellum. Insomma, io non vedo quali potrebbero essere le <em>«conseguenze imprevedibili per lo stesso legislatore, rappresentativo o referendario, e per le autorità chiamate a interpretare e applicare tali norme, con ricadute negative in termini di certezza del diritto»</em>. Né il riferimento alla sentenza 28/2011 parrebbe lecito: lì infatti si scrive che il decreto legislativo oggetto della richiesta di referendum <em>«ha espressamente abrogato alcune preesistenti norme concernenti la disciplina in esame» </em>. Nella <a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2005-12-21;270!vig=">legge Calderoli</a> c'è un unico comma abrogato, il sesto dell'articolo 58 del D.Pr. 361/1957, che però <a href="http://www.riforme.net/leggi/testo-unico-leggi-elettorali.htm">non c'era già</a>....<br />
- Diciamo insomma che il punto 5.4, «<em>La volontà di far "rivivere" norme precedentemente abrogate, d’altra parte, non può essere attribuita, nemmeno in via presuntiva, al referendum, che ha carattere esclusivamente abrogativo, quale "atto libero e sovrano di legiferazione popolare negativa" (sentenza n. 29 del 1987), e non può "direttamente costruire" una (nuova o vecchia) normativa (sentenze nn. 34 e 33 del 2000)</em>», mi sembra molto tirata per i capelli.<br />
- Paradossalmente, rispetto almeno alla mia idea di due settimane fa, sono pienamente d'accordo con il motivo del rifiuto del secondo referendum. In pratica, cancellando solo i 71 «<em> alinea– cioè le frasi iniziali di ognuno dei commi oggetto della richiesta, che dispongono l’abrogazione o la sostituzione delle norme elettorali prima in vigore</em>», si rischiava di avere delle doppie norme soggette poi a interpretazione. Insomma, non era un triciclo con le ruote sghembe ma un triciclo con due insiemi di ruote che si muovevano in direzioni diverse.</p>

<p>Commento finale? Continuo a pensare che la decisione sia stata molto politica, ma tanto non ci si può fare nulla.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>don Verzé: sospeso a divinis oppure no?</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201201/007618.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Dopo la morte di don Luigi Verzé sono ritornate prepotenti le voci sulla passata sospensione a divinis del fondatore del San Raffaele (che comunque aveva nemici anche tra i cattolici intransigenti, si legga ad esempio <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2089">qui</a>). C'è stata? non c'è stata? c'è stata ma poi è stata tolta? Essendo io bloccato a casa in quanto malato e spinto da <a href="http://ff.im/OEoVQ">questo thread su FriendFeed</a>, ho pensato di vedere cosa potevo fare come .mau.croft cercando accuratamente in rete e valutando quanto trovato. Ecco qua i miei risultati.</p>

<p>Innanzitutto sono partito da Wikipedia. Non che io creda che dica la verità, ma spero sempre che siano state citate le fonti (uno dei punti fondamentali dell'enciclopedia libera) per valutarle. Attenzione: metto i link alla versione delle voci che ho consultato, in futuro le cose potrebbero cambiare. La <a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Luigi_Maria_Verz%C3%A9&amp;oldid=46102481">voce su Verzé</a> afferma che Verzé fu «"interdetto" dalla Curia milanese il 26 agosto 1964 con "la proibizione di esercitare il Sacro ministero"» (da un libro del 1994 della Kaos edizioni) ed è stato «sospeso a divinis dalla Curia milanese nel 1973» (da un'interrogazione parlamentare di Pannella e altri tre deputati radicali del 1978). Cominciamo dal secondo punto. Nonostante quello che credevo, la sospensione a divinis (cioè il divieto di officiare i sacramenti) può anche essere comminata dal vescovo e non solo dal papa, almeno leggendo il codice di diritto canonico (ho anche chiesto per sicurezza a un monsignore mio amico), anche se la cosa non è usuale. Però, anche se Pannella è pronipote di un omonimo importante prete cattolico dell'Ottocento - vi siete mai chiesti perché non vuole essere chiamato Giacinto? - non credo sia una fonte così valida per accertarsi della sospensione. La voce <a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Sospensione_a_divinis&amp;oldid=46098788">Sospensione a divinis</a> parla di don Verzé citando nuovamente il succitato libro e ponendo la presunta sospensione nel 1974 (non fate caso alla didascalia "senza fonte": ce l'ho aggiunta io :-) ). Già un anno di differenza non è malaccio su queste fonti, vero?</p>

<p>Sono poi passato all'<a href="http://www.archiviolastampa.it">Archivio Storico della Stampa</a>, per cercare "vecchie" notizie su don Verzé. Nell'edizione del 15 dicembre 1973 a pagina 11 c'è un articoletto che parla di uno scandalo sulla costruzione del San Raffaele (toh...), e si legge «don Luigi Maria Verzé, 53 anni, d'origine veronese, che nella diocesi di Milano non può, per superiore decisione ecclesiastica, esercitare il suo ministero.» Questo ricorda abbastanza il primo punto di cui sopra, vero? Il mistero inizia forse a chiarirsi. Un prete opera (tecnicamente si dice "è incardinato") in una diocesi. Se cambia diocesi deve chiedere il permesso al vescovo locale, e a quanto pare questo permesso non gli è stato dato oppure gli è stato poi tolto: cosa ben diversa dalla sospensione a divinis, che vale su tutto l'orbe terracqueo. Per curiosità, nella cache di Google del sito della diocesi di Verona (vedi immagine <a href="http://xmau.com/notiziole/files/verze.JPG">qua</a>) c'era effettivamente una pagina dedicata a don Verzé, il che fa immaginare che continuava a essere incardinato nella sua diocesi originaria.</p>

<p>Nonostante Google dal mio PC sia insolitamente tarpato, tanto che ho dovuto usare il telefonino per scoprirlo, sono poi riuscito  a trovare gli <a href="http://www.vatican.va/archive/aas/documents/2006/gennaio%202006.pdf">Acta Apostolicae Sedis di gennaio 2006</a>, nelle quali a pagina 78 si annuncia che il sac. Luigi Verzé (Verona) è stato nominato "Cappellano di Sua Santita". Non essendoci altri Verzé nella diocesi veronese, direi che è proprio il nostro Luigi Maria: quindi nel 2006 la sospensione sicuramente non c'era. Possiamo discutere se c'era stata in passato: ma allora probabilmente si sarebbe trovato un qualche sito che commentava la notizia al tempo, no? Non che tutto questo cambi una virgola sul giudizio da dare all'imprenditore-prete, però potrebbe cambiarlo sul giudizio da dare a tutti questi copioni in rete che prendono una non-notizia e la diffondono così tanto da farla diventare vera...</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>Professoroni autorevoli</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201109/007443.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Occhei. Michele Ainis è professore ordinario di Diritto pubblico, e io non ho mai seguito nemmeno un corso CEPU di diritto. Però c'è qualcosa che non mi torna affatto nel suo articolo sul Corriere di oggi (leggetelo nella <a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=14CISU">rassegna stampa della Camera</a>) volto ad affossare i referendum contro l'attuale legge elettorale. </p>

<p>Se Ainis avesse dato un giudizio politico, vale a dire "secondo me il Mattarellum è ancora peggio del Porcellum", non ci sarebbe stato nulla di male. Ma credo che Ainis non avesse nessuna voglia di esporsi così, e quindi sfrutta la sua <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ad_auctoritatem">autorità</a> e tira fuori il seguente ragionamento: "se si abolisse la Costituzione non si tornerebbe mica allo Statuto Albertino" aggiungendo per soprammercato che "la Consulta con la sentenza n. 29 del 1987 ha escluso l'ammissibilità di referendum totalmente abrogativi d'una legge elettorale, per non esporre gli organi elettivi a una paralisi". Quante cose che sa il professor Ainis!</p>

<p>Bene, ho sprecato la mia pausa pranzo per andare a cercare <a href="http://www.giurcost.org/decisioni/1987/0029s-87.html">la sentenza in questione</a>. La proposta di referendum cassata dalla Suprema Corte aveva come testo <em>«Volete voi l'abrogazione degli artt. 25, 26 e 27 della legge 24 marzo 1958, n. 195, recante: Norme sul funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura così come risultanti dalle successive modificazioni e integrazioni della legge stessa?»</em>. Andiamo allora a vedere <a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1958-03-24;195">il testo</a> della legge in questione: scopriamo che i tre articoli indicano le modalità di elezione del CSM, e quindi effettivamente abrogare quegli articoli lasciava un vuoto - avremmo avuto un organo i cui membri non potevano essere eletti in alcun modo.</p>

<p>Passiamo ora alla proposta del referendum abrogativo parisiano. Non è stato facile <a href="http://www.italiadeivalori.it/referendum/index.php?option=com_content&amp;view=category&amp;layout=blog&amp;id=42&amp;Itemid=122">trovare il testo</a>, anche se sapevo qual era: <em>«Volete voi che sia abrogata la legge 21 dicembre 2005, n. 270, Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, come modificata dal decreto-legge 8 marzo 2006, n. 75, convertito in legge 21 marzo 2006, n. 121?»</em>. Direi che perlomeno la chiarezza è certa. Di nuovo, andiamo a vedere <a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2005-12-21;270">il testo del Porcellum</a>. Sorpresa! I vari articoli sono tutti della forma <em>«L'articolo xx del testo unico delle leggi [...] e' sostituito dal seguente:»</em>, oppure <em>«All'articolo xx, comma yy, del decreto del Presidente della Repubblica  [...],  le  parole: "[...]" sono sostituite dalle seguenti: "[...]"»</em>. Quindi, se il quesito fosse sottoposto a referendum, si arrivasse al quorum e vincessero i SÌ, il risultato pratico sarebbe quello di togliere le cose aggiunte, aggiungere le cose tolte, e reintegrare quelle sostituite. Nessun vuoto legislativo, è l'equivalente di dire "rimettiamo le cose com'erano prima" che in effetti è proprio la volontà dei referendari. Ribadisco: si può essere d'accordo o no con il risultato, ma non vedo come si possa dire che sia manifestatamente incostituzionale come Ainis vuol far credere: il tutto anche senza ricorrere a un altro argomento ad auctoritatem come la firma di Valerio Onida che della Corte Costituzionale è stato presidente.</p>

<p>Poi sappiamo tutti che il diritto non è la matematica e può succedere di tutto: lo sanno anche i promotori del referendum, che così hanno aggiunto un secondo quesito dove si tagliuzza la legge attuale per riportarla per quanto possibile alla situazione quo ante. Nell'improbabile caso che la Consulta bocci il quesito chiaro e immediato, avranno pensato, teniamoci da parte la domanda di riserva. E che fa il buon Ainis, che ovviamente non può più riprendere il suo argomento originale visto che il vuoto legislativo non ci sarebbe per definizione? Semplice, gira di nuovo le carte in tavola e retoricamente afferma «Ma non c'è differenza se t'uccido tagliandoti la gola o invece facendoti a pezzettini». La stessa logica porterebbe a dire "ma se non c'è differenza, perché allora una condanna a morte non potrebbe essere fatta tagliando la gola?" Ma è chiaro che anche sul maggior quotidiano nazionale non è possibile pretendere ragionamenti logici completi ma che richiedono una mezz'oretta di lavoro per prepararli e una decina di minuti per leggerli, e sicuramente un poveretto come me non è capace a scrivere bene come un luminare.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>In bicicletta da via Padova alla Martesana - 3</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201106/007287.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Ricordate il sindaco writer e il mio reportage sul percorso ciclopedonale tanto strombazzato da Letizia Moratti e dall'assessore allo Sviluppo del Territorio Carlo Masseroli? (<a href="http://xmau.com/notiziole/arch/201103/007115.html">parte 1</a> - <a href="http://xmau.com/notiziole/arch/201104/007183.html">parte 2</a> - <a href="http://xmau.com/notiziole/arch/201104/007196.html">parte 2bis</a>) Beh, stamattina mentre arrivavo in ufficio ho visto all'angolo tra via Giacosa e via Felicita Morandi un furgoncino con su scritto "Segnaletica stradale" e ho pensato "Oh." Arrivato in ufficio il mio collega Damiano mi fa "ti ho mandato un MMS, l'hai visto?" La foto che aveva scattato col telefonino e mi aveva spedito mostrava come erano state cancellate le tracce ciclopedonali. Ecco qua una rapida sequenza fotografica.</p>

<p><a href="http://www.locr.com/photo-italy-lombardy-via-giuseppe-giacosa-10-12-14192962"><img src="http://xmau.com/notiziole/thumb/ciclopedonale-3a_t.JPG" alt="[tanto parcheggiavano tutti]"/></a> &nbsp; &nbsp; <a href="http://www.locr.com/photo-italy-lombardy-via-giuseppe-giacosa-9-11-14192963"><img src="http://xmau.com/notiziole/thumb/ciclopedonale-3b_t.JPG" alt="[dopo la cancellazione]" /></a> &nbsp; &nbsp; <a href="http://www.locr.com/photo-italy-lombardy-via-felicita-morandi-5-9-14192964"><img src="http://xmau.com/notiziole/thumb/ciclopedonale-3c_t.JPG" alt="[le ultime tracce]" /></a></p>

<p>Innanzitutto, come avevo già raccontato, non è che aver disegnato le biciclette sul marciapiede abbia dissuaso gli automobilisti dal lasciare amabilmente l'auto lì sopra. Ma quello uno se lo aspettava anche, come si aspettava che di multe ne venissero date poche o punte. La cancellazione della segnaletica è stata fatta molto bene, mettendo una specie di pellicola adesiva di catrame (come si vede nella seconda foto) che tra qualche giorno risulterà indistinguibile dal resto del marciapiede: l'ultima foto mostra cosa è successo dove la pellicola non è stata sufficiente, e spuntava ancora un paio di frecce solitarie. Il jersey su via Felicita Morandi al momento resiste, ma non ho dubbi a credere che tra qualche giorno sparirà anch'esso, e le auto riprenderanno a parcheggiare a metà su quel misero marciapiede.</p>

<p>Ma come, mi direte? Pisapia ha già rubato le piste ciclabili? Mannò, sciocchini. Stamattina non era ancora stata formata la giunta, né c'era stata la prima riunione del neoeletto consiglio comunale. Il tutto è insomma l'ultima polpetta avvelenata della Moratti; se tornate a leggere <a href="http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/CDM?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/ContentLibrary/giornale/giornale/tutte+le+notizie/sindaco/sindaco_itinerario+sperimentale+ciclo-pedonale_via+padova_martesana">il comunicato stampa ufficiale</a>, scoprirete che c'era scritto <em>«Ad aprile partirà la sperimentazione per una durata di 30 giorni opportunamente monitorata al fine di scegliere se applicare il modello ovunque in città.»</em>. Non so se il monitoraggio ci sia effettivamente stato, ma il risultato definitivo è che la sperimentazione non è stata evidentemente considerata valida. Purtroppo non ci è dato di conoscere il motivo del fallimento della sperimentazione: io ho provato a compulsare il server del comune di Milano e a fare ricerche su ricerche con Google, ma non ho trovato nulla. Dire che mentre facevo queste foto mi hanno incrociato almeno quattro biciclette, il che significa che nonostante tutte le limitazioni il percorso era ormai abbastanza conosciuto!</p>

<p>Che dire? che la promessa elettorale di Letizia durava proprio lo spazio di un mattino... ma non so come io me lo aspettavo.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>In bicicletta da via Padova alla Martesana - 2</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201104/007183.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Un mesetto fa avevo fatto <a href="http://xmau.com/notiziole/arch/201103/007115.html">un reportage fotografico</a> sul progettando percorso ciclopedonale che avrebbe unito la pista di via Padova con quella sulla Martesana. Ora i lavori sono terminati, e sono sicuro che i miei ventun lettori stavano aspettando con ansia il rapporto complessivo su quanto successo. Avete perfettamente ragione: martedì scorso ho di nuovo preso la macchina fotografica per immortalare le dieci piccole differenze col passato. Dopo il salto potrete vedere il tutto e un mio commento finale: come executive summary posso anticipare che chi ha fatto il lavoro perlomeno ha usato il cervello, anche se date le premesse non si poteva aspettare molto di più.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>In bicicletta da via Padova alla Martesana </title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201103/007115.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Siamo sotto elezioni, e donna Letizia Brichetto Arnaboldi in Moratti deve trovare qualche sistema per mostrare come la sua giunta in questi quattro anni abbia fatto di tutto e di più per migliorare la città da lei governata. Solo che - poverina - soldini ce ne sono ben pochi; e allora che ha pensato? di inventarsi <a href="http://bit.ly/f7jNpY">gli itinerari sperimentali ciclo-pedonali</a>. Detto in altro modo: con un po' di vernice convinciamo pedoni e biciclette a coabitare allegramente e gioiosamente, alla facciaccia delle automobili.</p>

<p>Si dà il caso che questo primo itinerario sperimentale dovrebbe passare proprio sotto il mio ufficio; così ieri pomeriggio ho preso la mia macchina fotografica, inforcato la mia bicicletta, e preparato questo simpatico dossier fotografico seguendo passo passo il percorso previsto. Ecco qua la documentazione fotografica (immagini un po' scure, ma non sono mai stato un bravo fotografo) e i miei commenti relativi: il testo <em>in corsivo</em> è direttamente tratto dal comunicato stampa del comune di Milano citato sopra.<br />
</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>Corte Europea dei Diritti dell&apos;Uomo</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201102/007073.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Il nostro Segnaposto degli Esteri Franco "Scusa, chi?" Frattini di per sé non aveva detto nulla di così rivoluzionario quando ieri ha <del>minacciato</del> ipotizzato un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (che non c'entra nulla con l'Unione Europea, anche se sta a Strasburgo; questo lo dico non contro Frattini che essendo un uomo di mondo che a Strasburgo c'è anche stato la differenza la conosce, ma ad alcuni dei miei lettori che magari non lo sapevano). Stanotte, nei venti secondi prima di cascare dal sonno, mi è venuto in mente che forse c'è anche stato un precedente; oggi ho fatto una rapida ricerca e ho trovato un ricorso di Benedetto "Bettino" Craxi. Per chi ha fretta e non parla l'inglese, un riassunto in italiano è disponibile <a href="http://www.dirittiuomo.it/Corte%20Europea/Italia/2003/Craxi2003.htm">qua</a>; chi vuole leggersi tutto e non ha problemi con l'inglese trova nel sito della Corte Europea il <a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=2&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;sessionid=66381701&amp;skin=hudoc-en">primo giudizio</a> di parziale ammissibilità e il <a href="http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?item=1&amp;portal=hbkm&amp;action=html&amp;sessionid=66381701&amp;skin=hudoc-en">giudizio finale</a> di condanna dello Stato Italiano, compreso di Minority Report di quel comunistaccio di Zagrebelsky (no, non Gustavo, ma il fratello Vladimiro. È proprio una famiglia di comunisti, fin dai loro nomi)</p>

<p>Vi faccio comunque un executive summary.<br />
- Craxi si è rivolto alla Corte nel 1994 (domanda presentata a giugno e perfezionata a settembre)<br />
- il motivo del ricorso è stato doppio: le intercettazioni telefoniche e la pubblicazione dei verbali delle intercettazioni stesse<br />
- la prima decisione è avvenuta a ottobre 1996<br />
- dopo le controdeduzioni del governo, la decisione finale di ammissibilità è arrivata a dicembre 2000<br />
- l'ammissibilità è stata data per il ricorso sulla pubblicazione dei verbali, mentre è stata rigettata la prima parte del ricorso sulle intercettazioni in sé<br />
- il giudizio di merito è stato dibattuto in due sessioni, ottobre 2002 e giugno 2003<br />
- il giudizio finale è stato di condanna dello Stato Italiano per non avere secretato bene i verbali né aver cercato di scoprire chi li aveva mandati in giro, e inoltre nel non aver seguito le procedure legali quando le intercettazioni sono state presentate nel 1995 durante il processo.</p>

<p>A parte che non si capisce perché sia stato il Segnaposto a <del>minacciare</del> ipotizzare il ricorso, e non lo stesso Berlusconi, direi che ci sono buone possibilità che tale ricorso venga accolto. Immaginando che le cose vadano come nel caso Craxi, il risultato finale sarà che </p>

<p>(a) Berlusconi si vedrà vincente nel 2020 (augurandogli di non schiattare prima come Craxi);<br />
(b) otterrà un risarcimento di 6000 euro (vabbè, facciamo 10000 perché sono passati un po' di anni; nel caso Craxi moglie e figli hanno avuto 2000 euro cadauno). Ah sì: se lo Stato italiano non paga subito scattano gli interessi pari al tasso di sconto più tre punti percentuali.</p>

<p>Belle cose, vero?</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>Eldo e il TAEG</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201012/006977.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Nell'usuale volantino di <a href="http://www.eldomegastore.it">Eldo</a> c'è scritto bello grande "RITORNA IL TASSO ZERO", con specificazione - sempre in grande - "PAGHI TUTTO CON TAN 0%, TAEG 0%". Ora, il TAN è facile da vedere: se paghi 500 euro per un prodotto che vale 500 euro il tasso annuo nominale è effettivamente nulla. Il TAEG, Tasso Annuo Effettivo Globale, è più complicato e non so nemmeno bene come si calcoli in pratica; però so che mette dentro anche tutte le spese accessorie. Quindi mi ha stupito molto leggere in piccolo che «se l'operazione è di Credito Finalizzato si addebita l'imposta di bollo sul contratto di &euro; 14,62, mentre se si usa una Linea di Credito ci sono &euro; 1,03 al mese di spese di tenuta conto e &euro; 1,81; di bollo su ogni estratto conto.» </p>

<p>Sono così andato a vedere su <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Indice_sintetico_di_costo">Wikipedia</a> e ho visto che in effetti hanno ragione loro: l'Indice Sintetico di Costo (il nuovo nome del TAEG) comprende spese di istruttoria della pratica, commissioni d'incasso e assicurazioni obbligatorie, ma non i bolli statali e altre cose che qui non contano. Insomma, le spese di tenuta conto forse dovrebbero essere contate, ma se uno paga come Credito Finalizzato ha un finanziamento a tasso zero a norma di legge.</p>

<p>Resta il fatto che mi pare stupido che lo Stato abbia inventato un numerello che dovrebbe dirti quanto <i>tu</i> spenderesti in più e poi scoprire che i soldi che ti chiede lo Stato non contino in questo numerello. Fossimo negli USA non ci sarebbe nulla di strano, ma lì le tasse sono sempre escluse... </p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>Il web non è un giornale</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201010/006855.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Ne hanno già parlato in tanti, della sentenza della Corte di Cassazione che ha annullato senza rinvio (detto in altro modo, ha sentenziato che il reato non c'era affatto) la condanna inflitta al direttore del sito web <a href="http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=3064">Merateonline</a> che era stato denunciato dall'allora ministro Roberto Castelli e dal sindaco di Calco Giuseppe Magni per omesso controllo, visto che a loro detta nel sito sarebbe stata pubblicata una email che affermava che i due non avessero effettivamente ricevuto una lettera contenente dei proiettili come da loro affermato, ma il tutto fosse stato architettato dai due per farsi pubblicità. Il testo in questione non era presente negli archivi del sito; non sta a noi stabilire se era stato cancellato (prima o dopo la querela). </p>

<p>I punti che mi paiono interessanti sono vari. Il primo è che il direttore di Merateonline Claudio Brambilla era stato assolto in secondo grado... o meglio, il reato era stato dichiarato estinto per avvenuta prescrizione. Brambilla però non c'è stato, non voleva una macchia del genere, ed è stato lui a ricorrere in Cassazione... più o meno quello che fanno svariati uomini politici, no? La seconda cosa è che nella sentenza si afferma che se il direttore fosse stato d'accordo con quel testo allora il reato non sarebbe stato di omesso controllo bensì di diffamazione: questo sembrerebbe implicare che la cosa più importante da farsi è prendere immediatamente le distanze da eventuali commenti illeciti postati su una testata online. Ma il punto chiave è l'ultimo; nella sentenza <a href="http://www.penale.it/page.asp?mode=1&amp;IDPag=880">si legge</a> che la Corte ha accettato la tesi difensiva secondo cui in questi anni l'articolo 57 del codice penale (quello appunto sull'omesso soccorso) è stato più volte modificato in questi anni, ma il legislatore non ha mai inserito una clausola equiparante la stampa telematica a quella cartacea, e quindi si deve supporre che non la considera equiparabile. Naturalmente questa è una <b>brutta</b> notizia, perché darà una marcia in più a chi vuole rendere più difficile la possibilità di avere siti liberamente commentabili (cosa che è diversa dal diffamare, nel caso non ve ne siate accorti). State attenti.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>Il (non) accordo a Pomigliano d&apos;Arco</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201006/006665.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Occhei, sono andato a leggermi <a href="http://www.fiom.cgil.it/auto/fiat/materiali/10_06_01-fiat.pdf">il documento non accettato dalla FIOM</a>. Riassumo in breve - si fa per dire - quello che ho capito: ricordate che non sono un metalmeccanico e sono anche un sindacalista arrugginito. Ho aggiunto qualche rapidissimo commento su alcuni punti.</p>

<p>(1) turnazione: su 18 turni settimanali, con richiesta di deroga alla legge sulla distanza minima tra due turni. Non ho capito se il turno sfigato (quello tra domenica notte e lunedì mattina) in realtà non sia pagato come straordinario, oppure se sia semplicemente previsto come possibilità di straordinario (e quindi non effettuato normalmente)<br />
(2) straordinario: possono esserci fino a 80 ore l'anno di straordinario non contrattato, con una richiesta quasi all'ultimo momento (tre giorni prima sono davvero pochi, e nel caso della mezz'ora di pausa mensa addirittura con 48 ore - ma questo è un problema minore)<br />
(3) rapporto diretti-indiretti: è una cosa tecnica che non conosco. Restare a parità di inquadramento e stipendio è un obbligo di legge.<br />
(4) bilanciamenti produttivi: maggiore flessibilità all'interno del turno, immagino per evitare scioperi a scacchiera e sicuramente per mantenere alto il tempo d'uso dei macchinari.<br />
(5) organizzazione del lavoro: tolgono dieci minuti di pausa (se ne avrebbero tre da 10' invece che due da 20'); i dieci minuti saranno pagati in più.<br />
(6) formazione: mentre gli stabilimenti vengono ristrutturati e i lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria, dovranno obbligatoriamente seguire i corsi di aggiornamento. Sarebbe stato più giusto che FIAT aggiungesse parte dello stipendio per arrivare al livello del lavoro normale, visto che gli operai sono comunque impegnati in azienda.<br />
(7) recuperi produttivi: c'è la grossa fregatura che se non si lavora perché i fornitori si consegnano allora si deve recuperare con straordinario non pagato come straordinario ma con lo stipendio normale. Notate che qui non ci sarebbe colpa dei lavoratori.<br />
(8) assenteismo: qui non riesco a dare tutti i torti a FIAT che si trova picchi di assenze giustificate che arrivano casualmente nei giorni di sciopero e quindi non vuole pagarle, fatti salvi casi particolari. Che i permessi elettorali siano troppi e l'azienda chieda che le ore perse vengano recuperate a costo zero per lei è comprensibile, anche se mi sa che sia illegale; purtroppo qua la soluzione dovrebbe essere a livello legislativo (chessò, i permessi elettorali sono da considerarsi un "prestito da restituire" se ti candidi ma prendi meno della metà dei voti dell'ultimo eletto del tuo partito)<br />
(9) cassa integrazione straordinaria per tutti durante la ristrutturazione, essendo pesante.<br />
(10) taglio indennità: un classico, ce le siamo beccate tutti. Per chi non è lavoratore dipendente: se tu stai lavorando continuerai ad avere quei soldi, ma i nuovi non li beccano.<br />
(11) straordinari e lavoro notturno restano pagati come prima.<br />
(12) c'è la possibilità di spostare gente da Pomigliano a Nola.<br />
(13) semplice nota tecnica<br />
(14) l'accordo è un "prendere o lasciare"; se lo si accetta non si può più scioperare *contro quell'accordo* né come sigle sindacali né come singoli, e nel caso FIAT taglia tutti i permessi e contributi sindacali (sia quelli standard metalmeccanici che quelli aggiuntivi nel contratto FIAT)<br />
(15) l'accordo è un "prendere o lasciare"; andare contro una qualunque delle clausole dell'accordo (come per esempio scioperare contro il diciottesimo turno) costituisce infrazione disciplinare (cosa che direi vada contro il diritto di sciopero)<br />
Tutto il resto sono tabelle con i turni, spiegazione del nuovo sistema di lavoro, ecc. ecc.</p>

<p>Che dire? Onestamente non è certo un accordo vantaggioso per i lavoratori, e ci sono un paio di punti (8 e 15) a rischio di costituzionalità e un paio d'altri (6 e 7) inutilmente peggiorativi. Però ho visto molto di peggio in passato approvato senza colpo ferire. Considerando che tanto i sindacati (anche Fim Uilm Ugl, non crediate) siglano sempre "previa accettazione dei lavoratori mediante referendum), la mia sensazione è che Fiom stia cercando lo scontro. Se io fossi stato un dirigente sindacale avrei chiesto all'azienda una clausola esplicita di pene aziendali in caso di incostituzionalità dei due punti indicati sopra (e magari avrei ancora lottato per gli altri due), oltre ovviamente che la conferma da parte dei lavoratori. So bene che i tempi di giudizio della Suprema Corte sarebbero comunque lunghi (ma tanto per i lavoratori della futura linea della Panda il problema non si pone, visto che avranno due anni di Cigs), però si ribaltava l'effetto mediatico, visto che il sindacato avrebbe potuto dire che l'azienda sa bene di andare contro la Costituzione.<br />
La seconda cosa che non posso capire è se e quanto la situazione interna sia davvero così allo sbando da far sì che Marchionne chieda di blindare quelle clausole. In Fiat dovrebbero ricordarselo: la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marcia_dei_quarantamila">marcia dei 40000</a> è stato sicuramente un colpo mediatico di Romiti, ma mi sa che anche il sindacato di errori ne aveva fatti. Vediamo che succederà adesso.</p>

<p><b>Aggiornamento:</b> (h15:15) ho specificato meglio il punto 15.</p>

<p><b>Aggiornamento:</b> (h17:00) Mi hanno fatto notare che ho preso una versione più vecchia del documento. Ecco le modifiche rlevanti intervenute <a href="http://www.fiom.cgil.it/auto/fiat/pomigliano/10_06_08-testo_Fiat.pdf">in quella finale</a>:</p>

<p>(7) è aggiunta la possibilità di studiare con le RSU come fare i recuperi produttivi: in realtà non cambia nulla.<br />
(8) Innanzitutto viene tolta la possibilità di cercare misure alternative contro i certificati medici nei giorni di sciopero, lasciando solo la commissione azienda-sindacato per individuare i veri malati; inoltre Fiat può chiudere la fabbrica se in periodo elettorale ci sono troppe assenze. Cade così la pregiudiziale costituzionale di cui parlavo sopra; però la toppa è peggiore del buco perché blocca ferie e permessi anche a chi non si faceva candidare per starsene a casa un mese, con la beffa che bisogna anche recuperare quelle giornate perse come da punto 7.</p>

<p>Aggiungo, rileggendo il tutto, che il punto 14 è un po' strano, a meno che non riguardi l'obbligo per i sindacalisti di non remare contro l'accordo dopo averlo firmato; il che probabilmente è la ragione per cui Fiom ha deciso di non legarsi le mani. La cosa è delicata, perché non è chiaro quali siano le parti di vertenze sindacali legate esplicitamente a quella bozza di intesa; non so se un pretore del lavoro le accetterebbe come valide.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>La SIAE e l&apos;inno di Mameli</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201004/006566.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Premetto che per quanto mi riguarda se la SIAE andasse a fuoco arriverei con una tanica di benzina. Detto questo, vorrei aggiungere due parole sul fattaccio la cui onda lunga ieri sera è arrivata anche sui blog: il presidente del Consiglio comunale di Messina, Giuseppe Previti, che ha <a href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=61859&amp;Edizione=4&amp;A=20100427">scritto a Napolitano</a> lamentandosi perché la SIAE esige i diritti per le pubbliche esecuzioni dell'inno di Mameli. Ora nella nostra simpatica nazione non si può mai escludere nulla, e posso anche immaginare che qualche solerte funzionario abbia provato a estorcere un po' di soldi che servono sempre alle disastrate casse dell'associazione. Però credo che la storia sia molto più burocraticamente semplice; provo così a raccontare un po' di cose come non le vedrete in giro da molte parti.</p>

<p>Il testo del <i>Canto degli Italiani</i> scritto da Goffredo Mameli (morto nel 1849) e la melodia composta da Michele Novaro (morto nel 1885) sono nel pubblico dominio, dato che «I diritti di utilizzazione economica durano per tutta la vita dell’autore e fino a 70 anni dopo la sua morte» e «trascorso tale periodo l’opera cade in pubblico dominio». (Tutti i virgolettati sono presi dal <a href="http://www.siae.it/Faq_siae.asp">sito stesso della SIAE</a>, non mi invento nulla). Un'opera caduta nel pubblico dominio non si fa affatto male, al limite fa male alle casse SIAE: infatti «L’opera caduta in pubblico dominio è liberamente utilizzabile senza autorizzazione e senza dover corrispondere compensi per diritto d’autore». Tutto bene, allora? No. La frase seguente nelle FAQ della SIAE è infatti «Ciò purché si tratti dell’opera originale e non di una sua elaborazione protetta.»</p>

<p>A questo punto i miei ventun lettori, che sono molto svegli, hanno capito cosa sta succedendo. È evidente che non ci sono registrazioni ufficiali dell'Inno di Mameli ai tempi della Repubblica Romana; quando così si suona l'inno all'inizio di una manifestazione si prende <em>una sua elaborazione</em> (detto in altro modo, un disco o un MP3) e subito l'avvoltoio... ehm, il funzionario SIAE arriva a chiedere la sua libbra di carne. Tutto legalissimo. Ma deve per forza essere così?</p>

<p>La soluzione, dal mio punto di vista, è semplicissima. Sono ragionevolmente certo che la Presidenza della Repubblica ha la possibilità di pagare un'orchestra per una registrazione ufficiale dell'inno, e nel caso voglia anche le parole possa anche pagare un coro; tanto la parte istituzionale è solo la prima strofa che non è così lunga e a volte riesce a essere memorizzata persino da un calciatore. A questo punto il Quirinale prende la registrazione (di cui ha acquistato i diritti economici di elaborazione), rinuncia esplicitamente ai suoi diritti e la lascia a disposizione di tutti i cittadini senza alcuna distinzione. Sarebbe preferibile porla nel pubblico dominio, ma anche solo una cessione a titolo gratuito dei diritti di esecuzione sarebbe sufficiente. Tutti quelli che vogliono eseguire l'inno lo prendono, lo suonano e salutano l'ominio SIAE.</p>

<p>Se io fossi un consigliere della Presidenza della Repubblica andrei anche oltre, e troverei un modo per rendere liberamente disponibile tutto il materiale istituzionale pubblicizzando nel mentre la cosa: ma sono un utopico utopista. Però questo primo passo non è così difficile, e renderebbe (quasi) tutti felici: no?</p>

<p><b>Aggiornamento:</b> (12:15) Specifico meglio il concetto di "elaborazione protetta". Le parole dell'inno sono nel pubblico dominio. La melodia dell'inno (quello che si canta, insomma: re - re mi re, si - si do si, e così via) è nel pubblico dominio. Un qualunque arrangiamento del brano, che sia suonare l'inno in versione orchestrale, reggae, heavy come fece Jimi Hendrix con l'inno americano, è una <i>elaborazione</i>. A questo punto l'elaborazione è una cosiddetta "opera derivata" e gode degli stessi diritti dell'opera originale; se io pubblico uno spartito con il mio arrangiamento dell'Inno, posso chiedere i diritti di esecuzione. Questa è la definizione di <i>protetta</i>.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>Grande distribuzione: più concentrata di quanto sembri</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200908/005889.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Tutto è partito da <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/business/8225988.stm">questa notizia</a> sul sito della BBC, che segnalava come il gruppo Carrefour aveva chiuso il primo semestre 2009 in perdita a causa di operazioni straordinarie in Italia. Che esistesse Carrefour Italia lo sapevo, che i supermercati GS siano comunque del gruppo Carrefour lo sapevo pure, ma la storia non finisce lì.</p>

<p>A quanto sono riuscito a scoprire, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2000/novembre/02/Supermercati_corsa_alla_concentrazione_Finiper_co_0_0011021220.shtml">già nel 2000</a> Carrefour era entrata con un 20% nel capitale di Finiper (la società che gestisce i supermercati Iper); Finiper a sua volta si era presa il controllo dei supermercati Unes. La cosa è continuata più o meno così negli anni (vedi <a href="http://www.filcams.cgil.it/stampa.nsf/0/449672406f141a22c1256fc4003e7860?OpenDocument">2005</a>, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/dicembre/08/Brunelli_aspetta_Carrefour_ce_0_081208047.shtml">dicembre 2008</a>, <a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-726810/unes-finiper-brunelli-2008/">lo scorso luglio</a>), il tutto naturalmente all'oscuro del consumatore che pensa di avere una differenziazione dei punti vendita. Probabilmente i 400 milioni segnati a perdita dal gruppo Carrefour serviranno per acquistare la quota di maggioranza in Finiper.</p>

<p>Infine una chicca: chi è il presidente di Carrefour Italia, nonché patron di Finiper e Unes? Tal <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Brunelli">Marco Brunelli</a>, giovinotto classe 1927 il cui nome non dirà nulla a nessuno ma è stato il cofondatore di Esselunga assieme a Bernardo Caprotti e poi di quelli che ora sono i supermercati GS insieme al fratello di Caprotti, Guido. In pratica, quello che rimane della grande distribuzione italiana è nelle mani di due ultraottantenni.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>Censura wikipediana a fin di bene?</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200906/005715.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Forse la scorsa settimana avrete letto che il reporter americano David Rohde, da sette mesi prigioniero dei talebani in Pakistan, è riuscito a liberarsi insieme al suo collega pakistano fatto prigioniero con lui. <br />
Domenica scorsa il New York Times, testata per cui lavora Rohde, ha <a href="http://www.nytimes.com/2009/06/29/technology/internet/29wiki.html">pubblicato un articolo</a> dove spiegano che per tutto quel tempo hanno chiesto alle principali testate giornalistiche di mantenere un basso profilo e non parlare della vicenda, nella speranza che i talebani non ritenessero il reporter così importante come in realtà è. A me la cosa pare tanto wishful thinking, ma non è così importante, soprattutto adesso. Più interessante è scoprire che quelli del NYT sono riusciti anche a zittire Wikipedia; le modifiche postate (da un anonimo che scriveva da un indirizzo IP della Virginia, per la cronaca, vedi <a href="http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=David_S._Rohde&amp;limit=250&amp;action=history">cronologia</a>) venivano regolarmente cancellate come "senza fonti affidabili", con la benedizione di Jimmy Wales e immagino di una cricca di amministratori di Wikipedia in lingua inglese), sempre su richiesta informale del NYT. Tra l'altro, spulciando bene la cronologia della voce si trovano <a href="http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=David_S._Rohde&amp;diff=251409915&amp;oldid=249874604">queste modifiche</a> immediatamente successive al rapimento ma prima che la notizia cercasse di filtrare. Visto che l'utente Michaeljohnss è il giornalista del New York Times citato nell'articolo, posso immaginare che quelle aggiunte erano state fatte per mostrare ai rapitori che Rohde non era un servo del potere: strano che nessuno abbia fatto notare questa cosa.</p>

<p>Ci si può invece chiedere se la censura che è stata fatta, pur essendo a fin di bene, sia o no una cosa corretta da fare. La mia risposta è "non lo so". Probabilmente sì, visto che le informazioni tenute nascoste non avrebbero comunque dato vantaggio a nessuno, a differenza ad esempio del coprire uno scandalo; credo comunque di essere in minoranza, come si può leggere <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Bar/Discussioni/Wales,_la_Censura,_e_il_resto">sulla stessa wikipedia</a> (in lingua italiana; non sono andato a verificare su quella in lingua inglese). Alla seconda domanda, se in Italia potrebbe succedere qualcosa del genere, la mia risposta è un molto più convinto "no". Non tanto per il maggior rigore morale dei sysop di wikipedia, quanto perché - ammesso e non concesso che un grande quotidiano si vedesse rapito un reporter e decidesse di non rendere pubblica la notizia - al giornale in questione non verrebbe affatto in mente di contattare Wikipedia, che serve fondamentalmente a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Bar/Discussioni/Il_Corriere_copia_%27pedia">scopiazzare i coccodrilli</a> senza ovviamente citare la fonte perché "non sta bene". </p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>rimborsi al comitato promotore dei referendum</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200906/005665.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Spinto da un commento del Più Cattivo (è il <a href="http://xmau.com/notiziole/arch/200906/005658.html">#6 qui</a>) sono andato a vedere qual è la normativa per i rimborsi elettorali. Nonostante le promesse di Simplificius Calderoli, che io sappia non esiste ancora una banca dati pubblica di tutte le leggi attualmente valide, quindi ho dovuto fare una ricerchina che spero ma non garantisco essere completa.</p>

<p>La normativa di riferimento è la <a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/99157l.htm">legge 157/99</a>, intitolata "Nuove norme in materia di rimborso delle spese per consultazioni elettorali e referendarie e abrogazione delle disposizioni concernenti la contribuzione volontaria ai movimenti e partiti politici". All'articolo 1, comma 4 si legge (grassetto mio): </p>

<p>In caso di richiesta di uno o piu' referendum, effettuata ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione e dichiarata ammissibile dalla Corte costituzionale, e' attribuito ai comitati promotori un rimborso pari alla somma risultante dalla moltiplicazione di lire mille per ogni firma valida fino alla concorrenza della cifra minima necessaria per la validita' della richiesta e fino ad un limite massimo pari complessivamente a lire 5 miliardi annue, <strong>a condizione che la consultazione referendaria abbia raggiunto il quorum di validita' di partecipazione al voto.</strong> Analogo rimborso e' previsto, sempre nel limite di lire 5 miliardi di cui al presente comma, per le richieste di referendum effettuate ai sensi dell'articolo 138 della Costituzione.</p>

<p>La successiva <a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/02156l.htm">legge 156/2002</a>, "Disposizioni in materia di rimborsi elettorali", non tocca l'impianto se non aumentando i rimborsi per la legislatura (da 4000 lire per legislatura a 1 euro l'anno), quindi non ci interessa. In pratica, ogni referendum che raggiunge il quorum dà un po' più di 250000 euro al comitato promotore: questa in effetti può essere una buona ragione per non votare ai referendum, per indicare non tanto che non si accettano le modifiche quanto che non si accetta il comitato promotore ;-)</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>Europee 2009 vs europee 2004 in Italia</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200906/005651.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Per la gioia degli amici di FacciaLibro dove queste mie notiziole appaiono in differita, ecco un confronto su voti e percentuali di queste elezioni rispetto a quelle di cinque anni fa. Attenzione: il conteggio <em>dei seggi</em> è completamente al di fuori, perché come magari ricordate il PD+L ha deciso di applicare il massimo quorum permesso dall'UE a queste elezioni. I dati sono ricavati dal ministero dell'Interno: <a href="http://elezioni.interno.it/europee/ET0.htm">qui</a> il 2009 e <a href="http://elezionistorico.interno.it/liste.php?tp=E&amp;dt=12/06/2004&amp;cta=Y&amp;tpEnte=A&amp;tpSeg=C&amp;numEnte=0&amp;sut1=&amp;sut2=&amp;sut3=&amp;descEnte=&amp;descArea=ITALIA%20+%20ESTERO&amp;codTipoSegLeader=">qui</a> (che la persona che ha preparato il database possa patire tutte le fiamme dell'inferno) il 2004.</p>

<p>- Votanti: tre milioni in meno (32.7 milioni contro 35.7 milioni) nonostante mezzo milione di elettori in più (50.3 milioni contro 49.8 milioni). <br />
- Bianche e nulle: parecchie meno. Nel 2004 erano rispettivamente 1.6 e 1.6 milioni, quest'anno 1.0 e 1.1 milioni. Questo non me lo aspettavo: in pratica il numero di voti validi è sceso solo di due milioni. <br />
- FI+AN+UDEUR facevano il 33.7% con 11.0 milioni di voti; il PDL fa il 35.3% con 10.8 milioni di voti.<br />
- la Lega faceva il 5.0% con 1.6 milioni; fa il 10.2% con 3.1 milioni.<br />
- l'Ulivo faceva il 31.1% con 10.1 milioni di voti; il PD fa il 26.1% con 8 milioni di voti.<br />
- Di Pietro faceva il 2.1% con 0.7 milioni di voti; fa l'8% con 2.4 milioni di voti.<br />
- l'UDC faceva il 5.9% con 1.9 milioni; fa il 6.5% con 2.0 milioni.<br />
- le millanta sinistre facevano il 13% (!) con 4.2 milioni; fanno il 7% con 2.1 milioni.<br />
- Mussolini, Fiamma, Pensionati, Segni facevano il 3.6% con 1.2 milioni; MPA, Fiamma, FN fanno il 3.5% con 1.1 milioni.<br />
- i radicali facevano il 2.25% con 731.000 voti, fanno il 2.42% con 743.000 voti.<br />
- poi ci sono le scartine varie.</p>

<p>Devo dire che vista così la cosa è ancora più incredibile di quanto ricordassi. Ulivo+Di Pietro sono rimasti uguali come voti rispetto a cinque anni fa, esattamente come il PDL; lo spostamento è stato semplicemente il dimezzamento della sinistra e il raddoppio della Lega. Ovviamente i flussi sono più complicati, ma i macrorisultati sono interessanti :-)</p>]]></description>
    </item>

  </channel>
</rss>
