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    <title>Notiziole di .mau.</title>
    <link>http://xmau.com/notiziole/</link>
    <description>Pensieri slegati che scrivo quando mi viene voglia</description>
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    <pubDate>Sat, 28 Aug 2010 07:00:00 +0100</pubDate>

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      <title><![CDATA[<em>Legends</em> - volume 2 (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201008/006790.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/9788820033897.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /> A leggere questo libro (AA.VV., <a href="http://www.ibs.it/code/9788820033897/?shop=4284"><em>Legends</em> - volume 2</a> [Legends], Sperling&amp;Kupfer 2002 [1998], pag. 435, &euro; 19, ISBN 978-88-200-3389-7, trad. Marina Deppisch e Francesco Di Foggia) ho scoperto una cosa: la fantasy (vera e propria, Harry Potter non c'entra) è una palla. Mettere insieme i racconti di vari grandi del settore mi ha fatto vedere come con tutte le variazioni possibili ci sia sempre la stessa storia dietro, e che quindi io debba prendere questa roba con le molle. Faccio eccezione per Terry Pratchett, il cui racconto apre il libro; ma Pterry notoriamente non scrive fantasy, anche se ne usa i personaggi. Granny Weatherwax e Nanny Ogg, le protagoniste del racconto, sono due streghe; ma la storia è a dire il vero un racconto di psicologia sociale.</p>

<p>Traduzione buona, tranne proprio nel racconto pratchettiano dove mi è rimasta la sensazione che la traduttrice abbia sbagliato registro linguistico; ma forse è perché sono abituato a leggerlo in inglese.</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[<em>La quarta rivoluzione</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201008/006789.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/9788842092995.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /> La "quarta rivoluzione" che dà il titolo a questo libro (Gino Roncaglia, <a href="http://www.ibs.it/code/9788842092995/?shop=4284"><em>La quarta rivoluzione</em></a>, Laterza - i Robinson 2010, pag. 287, &euro; 19, ISBN 978-88-420-9299-5) segue quelle che dall'oralità ha portato alla scrittura, dal rotolo (il <i>volumen</i>) al libro (il <i>codex</i>), e dal manoscritto alla stampa. E cosa ci riserverà il futuro del libro, ciò di cui se ne parla nelle sei "lezioni" di quest'opera? Ma del libro elettronico, l'e-book insomma. L'analisi di Roncaglia è molto acuta e spazia su tutti i temi legati anche indirettamente al libro elettronico, dalla differenza di fruizione ("lean forward", delle opere da consultare; "lean back", per le letture piu leggere, mobilità) all'evoluzione degli ebook reader ai progetti di digitalizzazione di Google. L'unico appunto che posso fare al testo è che spesso ripete un po' troppo lo stesso concetto, un metodo più da lezione universitaria che da testo scritto. Il libro è comunque assolutamente consigliato per chiunque voglia capire cosa sta succedendo con i libri elettronici; poi possiamo chiederci se le previsioni di Roncaglia della nascita di un nuovo oggetto, dalla fruizione diversa da quella di un libro e legata a una tecnologia ancora diversa da quelle attuali, si avvererà.</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[Franz Kafka: <em>Tutti i racconti</em>  (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201008/006786.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/kafka-racconti.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /> Uno dei guai di essere un compratore compulsivo di libri e non avere tempo per leggerli è che finisce che me ne può capitare uno tra le mani dopo quindici anni. I cinque euro attuali (Franz Kafka, <a href="http://www.ibs.it/code/9788854103795/?shop=4284"><em>Tutti i racconti</em></a>, Newton Compton 2005, pag. 368, &euro; 5, ISBN 9788854103795, trad. L. Coppè e G. Raio) erano 3900 lire... A parte queste considerazioni secondarie, devo dire che Kafka non fa per me. Non so se il problema è esacerbato dalla traduzione, vecchiotta e quindi un po' pesante; ma è proprio la struttura del racconto kafkiano, che oscilla tra la disperazione e l'inconclusione, che mi mette a disagio. Prendiamo "Nella colonia penale", per esempio. C'è questa ineluttabilità delle esecuzioni, che si fanno senza che nessuno sappia esattamente la ragione; e anche il visitatore, che pure sembrerebbe uno dei protagonisti, è come se non esistesse davvero. Tra i molti racconti postumi inseriti nella raccolta, spicca "Il maestro di scuola del villaggio", dove l'incomunicabilità così cara a Kafka arriva a un livello persino comico; "Blumfeld, un vecchio scapolo" inizia benissimo con le due palle che seguono il protagonista, ma poi la trama si perde. Inutile: in generale non riesco ad appassionarmi a questo tipo di racconti. </p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[<em>Un marziano a Roma</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201008/006782.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/flaiano.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /> Flaiano sarà stato bravissimo come sceneggiatore, ma l'opera teatrale che dà il titolo a questo libro (Ennio Flaiano, <em>Un marziano a Roma</em>, Rizzoli 1985 [1960], pag. 261) non mi dice proprio nulla. L'unico momento divertente di una trama alquanto sconclusionata è quando il marziano si lamenta che dal bagno il panorama di Roma non è quello cui è abituato, e gli viene risposto "sì, è migliore da quest'altro lato; lì c'è il panorama di servizio. Probabilmente il racconto omonimo è più interessante di questa trasposizione teatrale. Molto più divertenti le farse seguenti. "La guerra spiegata ai poveri", pur essendo del 1946 e quindi risentendo del fascismo appena terminato, resta ancora attualissima, se solo le guerre si facessero ancora qui in Italia. "La donna nell'armadio" è una classica farsa dell'assurdo, mentre "Il caso Papaleo", a parte qualcosa sulla commedia degli equivoci, ha forse un fondo più serio. Nemmeno l'ultima opera, "La conversazione continuamente interrotta", mi dice molto. Ha forse qualcosa degli Angry Young Men britannici, ma è il concetto di opera inconclusa per scelta che non mi piace.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Mathematical Recreations</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201007/006752.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/9780486453583.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /> La mia generazione, e penso anche quella prima della mia, ha assorbito il concetto di "matematica ricreativa" dai libri di Martin Gardner. E prima di lui? Questo libro (Maurice Kraitchik, <a href="http://www.bookdepository.co.uk/book/9780486453583/?a_aid=puntomaupunto"><em>Mathematical Recreations</em> (second revised edition)</a>, Dover 2006 [1953], pag. 328, &euro; 19.95, ISBN 978-0-486-45358-3) dovrebbe essere stato uno dei più importanti e famosi: posso assicurarvi che non è esattamente un'opera che induca il lettore ad apprezzare la materia. Dal mio punto di vista, l'unico capitolo di un certo interesse è stato quello sulle terne pitagoriche, con una trattazione ben più completa di quanto avessi mai visto in giro. Ma ad esempio la trattazione sui quadrati magici, con pagine e pagine di formule generatrici di alcuni tipi di quadrati ma senza alcuna - del resto inesistente - generalità, me la sono saltata a piè pari: la vita è troppo breve per fare tutto. </p>

<p>Il libro comunque mi ha fatto imparare qualcosa: che Martin Gardner è stato davvero un genio della comunicazione, e scusate se è poco.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Il matematico curioso</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201007/006743.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/9788874967773.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /> Beh, della geometria del calcio (metà del sottotitolo) non se ne parla molto, ma l'algoritmo dei tacchi a spillo in effetti c'è. Giovanni Filocamo, fisico prestato alla divulgazione matematica e impegnato nel progetto genovese MateFitness, in questa sua opera seconda (Giovanni Filocamo, <a href="http://www.ibs.it/code/9788874967773/?shop=4284"><em>Il matematico curioso</em></a>, Kowalski 2010, pag. 223, &euro; 13, ISBN 978-88-7496-777-3) ha come programma proprio quanto scritto nel titolo: come cioè un matematico curioso può trovare più o meno ovunque tracce della scienza che lui (o lei) ama. Lo stile di scrittura è molto, molto personale: per dare un'idea a chi mi conosce, io in confronto sono assolutamente asettico. I temi trattati sono più o meno noti, e risultano più o meno interessanti forse anche a seconda di quanto Filocamo li senta suoi; i primi capitoli mi sono sembrati più scoppiettanti, mentre poi è forse subentrata un po' di stanchezza. Il libro è comunque in grado di far venire (spero!) un po' di curiosità al lettore, soprattutto perché di formule non ce ne sono e quindi non c'è necessità di spaventarsi.</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[<em>Il grande elenco telefonico della terra e pianeti limitrofi (Giove escluso)</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201007/006722.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/9788817037266.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /> Che dire di quest'opera prima (almeno come romanzo) di Gianluca Neri, che generalmente bazzica più su Internet, dai tempi di Cuore prima, del portale Clarence poi e oggi di Macchianera? Opera prima nata a sua detta una notte in cui non riusciva a dormire (come se dormisse di notte, lui che ha il fuso orario settato sulla West Coast)? Beh, nel bene e nel male il libro (Gianluca Neri, <a href="http://www.ibs.it/code/9788817037266/?shop=4284"><em>Il grande elenco telefonico della terra e pianeti limitrofi (Giove escluso)</em></a>, Bur 24/7 2010, pag. 290, &euro; 9.50, ISBN 9788817037266) è un omaggio / plagio / riscrittura (cancellate le voci che non interessano) di Douglas Adams, e questo penso sia chiaro a tutti. Ma la telefonata lunga 42 capitoli che costituisce il libro, più che per gli spunti umoristici che pure non mancano - il modo con cui il protagonista si salva tra i capitoli 31 e 32 è il mio preferito - è più interessante per le cose serie che vengono esposte sotto la patina umoristica. D'altra parte, se non ricordo male il tutto iniziò ai tempi del caso Englaro... La parte più debole del libro? Come prevedibile, il finale. Non è nemmeno un anticlimax, purtroppo; come tanti nomi anche piu blasonati, si pensi a Stefano Benni, iniziare è facile, continuare abbastanza, terminare no. Io non ci provo nemmeno, a scrivere un libro!</p>]]></description>
    </item>

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      <title><![CDATA[<em>Proofs from THE BOOK</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201007/006702.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/9783642008559.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /> Che cos'è Il Libro? Forse la Bibbia? In un certo senso sì. Secondo Paul Erdös, Dio (o The Great Fascist, come lo chiamava lui) aveva un libro con tutte le dimostrazioni matematiche più belle ed eleganti, e ogni tanto qualche mortale riusciva a dargli un'occhiata e trovarne una... che suscitava ammirazione e invidia negli altri matematici. Occhei, il 99,9% degli esseri umani non capisce la differenza, ma da quando in qua questo è motivo per lasciare perdere? <br />
Questo libro (Martin Aigner e Günter M. Ziegler, <a href="http://www.bookdepository.co.uk/book/9783642008559/?a_aid=puntomaupunto"><em>Proofs from THE BOOK</em></a>, Springer 2009<sup>4</sup>, pag. 274, $49.95, ISBN 978-3-642-0855-9) raccoglie alcune dimostrazioni che a detta degli autori possono stare nel Libro. Attenzione! Non è affatto detto che queste dimostrazioni siano "facili", diciamo alla portata di uno studente delle superiori; spesso gli autori hanno preferito lavorare sull'inaspettatezza, e sull'usare tecniche che a prima vista non abbiano nulla a che fare con i problemi di partenza. Però ci sono delle chicche davvero belle, che meritano davvero la lettura e l'ammirazione almeno di chi apprezza la matematica come un'arte (quale in effetti è...) e non come una scienza.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Design potenziale</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201007/006703.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/9788889829097.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /> Partendo dal principio che voi sappiate cosa sia l'OuLiPo (con la versione italiana Oplepo e la costola scissionaria Opelpo), immagino non vi sarà difficile capire che di Opifici di X Potenziale ce ne possono essere molti, o meglio ci sono molte X che possono potenzialmente fare parte di un Opificio. In questo caso (Marco Maiocchi, <a href="http://www.anobii.com/books/Design_potenziale/9788889829097/0123cfaf7e99dd8de5/"><em>Design potenziale</em></a>, Luca Sossella 2006, pag. 119, ISBN 9788889829097) si parla di OpDIPo: Opificio di Design Industriale potenziale. Maiocchi insegna appunto design industriale al Politecnico di Milano, e ha raccolto in questo libretto alcuni esempi di vari designer, presentati a Milano al FuoriSalone 2005 e 2006. Come richiesto dalle rigide regole oulipane, la creatività deve nascere dai vincoli, e i vincoli devono essere più scollegati possibile dall'opera (che vuol dire, "fare un divano che ricordi uno dei quadri «<em>Le tre età</em>» di famosi pittori?) Il risultato verrà probabilmente apprezzato solo da puri intenditori del genere, ma il procedimento è comunque interessante.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Manuale a uso dei genitori dei gemelli</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201007/006695.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/9788870786187.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /> Il problema di questo libro (Audrey Sandback, <a href="http://www.ibs.it/code/9788870786187/?shop=4284"><em>Manuale a uso dei genitori dei gemelli</em></a> [Twins and the Family], Raffaello Cortina 1994 [1988], pag. 260, &euro; 16, ISBN 978-88-7078-618-7, trad. Studio Norma) non è tanto la sua vetusta - l'edizione originale è del 1988 - e nemmeno il suo contenuto: i consigli che dà sono sicuramente utili, almeno per l'ancora minima esperienza gemellare che io ho. Il guaio è che il testo è tropo prolisso e ripetitivo: a rileggere sempre le stesse cose a distanza di una pagina mi sembrava di ritrovarmi in una highway americana, costellata di cartelli stradali che continuano a ricordarti che non puoi superare le 55 miglia l'ora, di fare attenzione, e così via. </p>

<p>Aggiungiamo poi che la traduzione - ma da quando in qua è uno studio che la fa, e non una o più persone? - spesso dà l'aria di non essere perfetta, ed è sicuramente meno che scorrevole. Insomma, non certo un'idea meravigliosa, anche se come dicevo qualcosa di utile c'è sempre.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Riddles of the Sphynx</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201007/006694.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/9780883856321.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /> Terza e ultima raccolta della rubrica tenuta da Martin Gardner sull'Isaac Asimov Science Fiction Magazine, il risultato finale di questo libro (Martin Gardner, <a href="http://www.anobii.com/books/9780883856321/0158c8a8cc9eeb4a13/"><em>Riddles of the Sphynx</em></a>, MAA 1987, pag. 164, $15, ISBN 978-0-88385-632-1) è però a mio parere un po' inferiore rispetto alle raccolte precedenti: non tanto per i problemi basati sui giochi di parole, che sono sempre stati una caratteristica di questa serie, quanto per quelli matematici che spesso mi sono sembrati davvero troppo semplicistici. </p>

<p>Sono pochi i giochi per cui vale davvero la pena di mettersi su a studiarli, anche se queste eccezioni meritano comunque il lavoro. Detto questo, non dovrebbe comunque essere necessario aggiungere che la prosa gardneriana è sempre così piacevole da essere un valore aggiunto di suo. Il libro è praticamente fuori catalogo, però; solo Amazon USA sembra averne qualche copia, forse recuperata da un wormhole. L'unica speranza, oltre che andare sul mercato dei libri usati, è che la MAA decida di ripubblicarlo, probabilmente a prezzo più elevato - ma non si può pretendere tutto dalla vita, no?</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Einstein's Riddle</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201006/006678.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/9781408801499.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /> Una mia regola aurea sulla qualità dei libri da leggere è "se sono in carta patinata, lascia perdere". Diciamo che sono più attento al contenuto che alla forma del contenitore; la regola chiaramente non si applica ai libri d'arte o di fotografia dove c'è la necessità di una carta di migliore qualità per vedere le immagini, ma per l'appunto queste sono le eccezioni e non la regola. </p>

<p>In questo caso (Jeremy Stangroom, <a href="http://www.bookdepository.co.uk/book/9781408801499/?a_aid=puntomaupunto"><em>Einstein's Riddle</em></a>, Bloomsbury 2009, pag. 144, Lst 9.99, ISBN 978-1-4088-0149-9) la regola è stata regolarmente rispettata. Bisogna dare atto a Stangroom di avere creato delle nuove storie intorno ai classici problemi e paradossi in quel mare magnum che sta tra la matematica e la filosofia; è però anche vero che tutti i problemi presenti dovrebbero essere ben presenti a chi è avvezzo a questi temi. Per quello che mi riguarda - anche se probabilmente io non faccio testo - l'unico paradosso che non conoscevo è l'ultimo, quello sulla bella addormentata. Se però il paradosso di Simpson e quello di Newcomb vi sono sconosciuti, forse può valere la pena di procurarvi il libro.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>La Milano della memoria - Zona 9</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201006/006676.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/mi-memoria-z9.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /> Alcuni anni fa il comune di Milano, con il contributo della Banca Popolare di Milano, preparò una serie di volumetti che raccoglievano le testimoniandze dei vecchi abitanti della città; volumetti che immagino ora siano solo rintracciabili nelle biblioteche di zona. Quello dedicato alla zona dove abito io (AA.VV., <a href="http://www.anobii.com/books/La_Milano_della_memoria_-_Zona_9/01f3c812c3e0566acd/"><em>La Milano della memoria - Zona 9</em></a>, Comune di Milano - Assessorato al Decentramento 2003, pag. 215, s.i.p.) racconta di una parte della città che da contadina è rapidamente diventata operaia, di un tessuto sociale relativamente coeso e cooperativo - forse non è un caso che nelle elezioni del 2006 l'unica zona vinta dal centro-sinistra sia appunto stata la 9 - e di tutti i problemi legati a una tumultuosa immigrazione dal sud prima e dall'estero poi. Ho scoperto così per esempio che la Bovisasca è stato un quartiere abusivo che non aveva nulla da invidiare alle borgate romane, e che ancora nel 1959 il matrimonio era giusta causa di licenziamento per una donna. Quello che secondo me manca al libro è l'altra faccia delle testimonianze, cioè un racconto storico di come si è evoluta la zona; le poche righe dedicate non sono certo sufficienti.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>El gamba de legn</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201006/006651.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/9788879550345.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" />"El gamba de legn" è il nome che i vecchi milanesi davano ai primi tram. In questo libro (Francesco Ogliari, <a href="http://www.ibs.it/code/9788879550338/?shop=4284"><em>El gamba de legn</em> - Milano dal cavallo al vapore</a>, Meravigli 2006 [1991], pag. 107, &euro; 10, ISBN 978-88-7955-034-5) l'autore racconta dello sviluppo iniziale dei trasporti urbani e suburbani milanesi nei cinquant'anni che vanno dall'Unità d'Italia al 1910. Più che per i fanatici dei trasporti pubblici quale io sono il libretto risulta interessante per gli amanti della storia locale, date le numerosissime foto d'epoca e il racconto fatto più che altro a episodi. Scopriamo così come Milano non intendesse affatto che le linee per i comuni vicini partissero dalla città, esigendo i capolinea oltre i bastioni; vediamo anche che il primo progetto di una metropolitana risale nientemento che al 1863 (!) e come ai primi del '900 circolassero come curiosità dei filobus e fosse stata approntata una linea sopraelevata! Possiamo infine leggere di come i tram a cavalli siano man mano stati soppiantati da quelli elettrici, e dell'omnibus... a vapore.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title><![CDATA[<em>Science Fiction Puzzle Tales</em> (libro)]]></title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201006/006650.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/thumb/9780140064667.JPG" align="left" alt="[copertina]" hspace="4" /> Chiunque sappia chi fosse Martin Gardner sa che ha tenuto per 25 anni la rubrica di giochi matematici sullo Scientific American. Ma non sono in molti a sapere che per una decina d'anni tenne anche una rubrica simile per la Isaac Asimov's Science Fiction Magazine. Questo libro (Martin Gardner, <a href="http://www.anobii.com/books/9780140064667/012ab74b271641d679/"><em>Science Fiction Puzzle Tales</em></a>, Penguin 1983 [1981], pag. 148, ISBN 978014006466) raccoglie la collaborazione dei primi tre anni. Non che lo troviate in giro, se non in una costosissima nuova edizione della MAA col titolo <a href="http://www.amazon.com/dp/088385533X/"><i>Mathematical Puzzle Tales</i></a>; la mia copia l'ho recuperata in un negozio online di libri usati. Rispetto allo Scientific American, qui i problemi sono molto più semplici, anche perché il lettore tipico è ovviamente diverso; e naturalmente hanno tutti una cornice fantascientifica. Non ci sono solo giochi matematici ma anche linguistici; inoltre quasi sempre la risposta ai problemi porta una seconda domanda, e spesso anche una terza. In definitiva un piacevole divertissement, che sarebbe alla portata di tutti... ammesso naturalmente che fosse ristampato e/o tradotto in italiano :-)</p>]]></description>
    </item>

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