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    <title>Notiziole di .mau.</title>
    <link>http://xmau.com/notiziole/</link>
    <description>Pensieri slegati che scrivo quando mi viene voglia</description>
    <language>it</language>
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    <pubDate>Wed, 12 Oct 2011 10:30:43 +0100</pubDate>

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      <title>ascetagghe</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201110/007485.html</link>
      <description><![CDATA[<p><img src="http://xmau.com/notiziole/files/ashtag.PNG" alt="[la grammatica è UN opinione]"><br />
In questi giorni è uscito un nuovo libro di Stefano Bartezzaghi, <a href="http://www.amazon.it/o/ASIN/8804611464?tag=notizioledima-21">Come dire</a>, che ha come sottotitolo "Galateo della comunicazione". Mi è stata graziosamente spedita una copia: ora che riprendo a respirare inizierò a leggerlo sicuramente con gusto. Ma non è di questo che volevo parlare: la recensione la pubblicherò a suo tempo.</p>

<p>Repubblica, il quotidiano a cui Stefano collabora, ieri sera ha pubblicato <a href="http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/10/11/news/come_dire_l_ortografia_diventa_virale_bartezzaghi_si_promuove_su_twitter-23062727/">un articolo al riguardo</a>. No, non un articolo sul libro: libro che è pubblicato da Mondadori, quindi dall'Arcinemico, e che non può certo essere citato così aggratis. L'articolo è sulla discussione avvenuta ieri su Twitter con l'hashtag #comefare (per chi non è aduso a Twitter: l'hashtag è una parola che inizia con il carattere "#", hash in inglese, e che viene messa nei messaggi twitter in modo che chi voglia leggere tutto quello che è stato scritto su un certo tema possa usare la parola stessa come chiave di ricerca. Il "#" serve naturalmente per eliminare i falsi positivi). </p>

<p>Bene, anzi male. L'articolo è stato pubblicato ieri sera alle 18:44. Adesso (le 10:30 del giorno dopo) continuano a campeggiare nelle prime tre righe del testo l'espressione <em>«ash tag»</em> (in corsivo, come per spiegarci che non è un'espressione italiana... peccato non sia neppure inglese) e soprattutto «*un opinione» senza il doveroso apostrofo prima di una parola che a meno di decreti legge promulgati nottetempo resta di genere femminile. Il tutto, lo ricordo, in un articolo che parla di come i retaioli amino parlare di grammatica... "grammar nazi" sarebbe il termine usato in genere ma non oso pensare come il signor «© Riproduzione riservata» potrebbe traslitterarlo [*]. O mi state dicendo che è tutto un modo per parlarne di più?</p>

<p>[*] Ecco, io spesso sono un grammar nazi e rabbrividisco nel vedere usato in un articolo la forma "E'" invece che "È".</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>ticket</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201108/007372.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Sul dorso milanese del Corriere in prima e terza pagina, come anche <a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_agosto_2/cda-atm-catania-aumenti-metro-1901221648377.shtml">nella versione web, si parla di "ticket ATM". Cosa ha fatto di male la parola "biglietto" per venire negletta e abolita in questo triste modo?</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>Sondaggio: crepuscolo</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201003/006440.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Orsù, lettori! Fatemi vedere se sono l'unico a non sapere l'italiano oppure no. (Non vale cercare sul dizionario, quello l'ho già fatto io. È solo per avere una sensazione di come viene usata la parola da quelli tra i miei ventun lettori che hanno voglia di rispondere)</p>

<p><script type="text/javascript" charset="utf-8" src="http://static.polldaddy.com/p/2815358.js"></script><br />
<noscript><br />
	<a href="http://answers.polldaddy.com/poll/2815358/">quando c'è secondo te il crepuscolo?</a><span style="font-size:9px;"><a href="http://answers.polldaddy.com">trends</a></span><br />
</noscript></p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>eupnoico</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201002/006377.html</link>
      <description><![CDATA[<p>L'altra domenica Anna ha portato Cecilia al pronto soccorso pediatrico (no, nessun problema grave, era un codice bianco; solo che prima di portarla aveva proprio un'aria abulica...). Nel referto c'era scritto che il paziente era "eupnoico". Anna mi chiede "che vuol dire?", io rispondo "boh, però se inizia con eu- vuol dire che è qualcosa che va bene"; salgo a consultare il vocabolario (cartaceo) e scopro che la parola non esiste, ma c'è "eupnea" che significa "respirazione regolare", dal che deduciamo che il respiro era regolare. <br />
D'accordo, ci saremmo forse potuti arrivare da soli pensando all'apnea. D'accordo, a casa nostra anche quando non usiamo l'internette non ci mancano certo i tomi di riferimento. Ma cosa costava scrivere nel referto "respiro regolare", che magari qualcun altro con un referto simile si tranquillizzava, invece che chiedersi quale brutta malattia il suo pargolo avesse? Sono proprio cose che non capisco.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>Cinquanta parole: ma quali?</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/201002/006352.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Sabato scorso <em>La Stampa</em> pubblicava <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/201002articoli/51952girata.asp">un articolo</a> su un'iniziativa di Zanichelli per indicare "le 50 parole italiane da salvare". Bella cosa, ma...</p>

<p>Innanzitutto chi ha letto l'articolo sul cartaceo ha potuto vedere la lista delle parole in formato grafico, ma chi lo legge via web non solo non ha a disposizione l'immagine, ma non si trova nemmeno un link al sito della Zanichelli dove c'è la lista (per la cronaca, l'ho trovata <a href="http://premiodiscrittura.zanichelli.it/2009/">qua</a>) Questo è il solito problema dell'italica stampa, che non riesce ancora a pensare né in termini di fruizione web né in quelli di interconnessione; mi sa che non si possa fare molto.</p>

<p>Aggiungo però anche un commento sul merito dell'articolo. Dire che i termini desueti nelle coppie di non-esattamente-sinonimi restano «nella disponibilità di un manipolo ristretto di aristocratici del linguaggio» non è che abbia chissà quale senso. Se quei termini non sono nemmeno nella conoscenza passiva della gggente, insomma se non sanno proprio cosa vuol dire, allora è come se non esistessero già più. Altrimenti sono comunque destinati a morire, proprio perché non c'è massa critica per perpetuare la sfumatura diversa del significato. Ma credo che sia più importante confutare la logica nascosta dietro la frase «il parlare di tutti i giorni è affidato a non più di 2.500 parole che da sole esauriscono l’80% di tutti i nostri enunciati». La frase credo sia corretta; ma non mi sembra un problema. Magari qualche esperto di linguistica computazionale mi smentirà, e forse potrei verificare da solo il tutto con qualche opera classica; ma non mi sembra così strano che poche parole costituscano la gran maggioranza dei nostri discorsi. Sì, ci sarà tutto il discorso della coda lunga, ma mi preoccuperei di una lingua per cui conoscendo 2500 parole si possa comprendere solo un terzo di quelle presenti in un articolo di giornale; ci sarebbe troppa diversità per impararla seriamente.</p>

<p>ps: Non c'entra nulla, ma una mia foto è stata citata (con fonte) nel <a href="http://dizionari.zanichelli.it/index.php?it/292/osservatorio-della-lingua-italiana-che-lingua-che-fa-blog-a-cura-di-massimo-arcangeli/post/16/traduttori-per-caso">blog della Zanichelli</a> sull'osservatorio della lingua italiana. Ce n'è anche una di <a href="http://blog.terminologiaetc.it/">Licia</a>.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>teletrasporto di parole</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200912/006256.html</link>
      <description><![CDATA[<p>La settimana scorsa Martino mi segnalò <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_dicembre_23/teletrasporto-california-silicio_52ee79c6-ef95-11de-b696-00144f02aabc.shtml">questo articolo del Corsera</a>, che non merita di restare nell'oblio. Non mettiamo becco sull'esperimento, ma sull'italiano sì. Già l'incipit, «Nei fantascientifici esperimenti di teletrasporto che Star Trek ci ha già fatto conoscere nella dimensione fantastica ora gli scienziati tentano il colpo grosso», non è male: il senso è più o meno chiaro ma la frase zoppica vistosamente. Il meglio è però, almeno a mio giudizio, la frase «L’impresa è ardua ma già è sulla carta preparata»: una via di mezzo tra una poesia di Sandro Bondi e un bigliettino della fortuna.... o forse l'esperimento non riguardava una sferetta di silicio ma le parole di un testo!</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>presidio</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200909/005958.html</link>
      <description><![CDATA[<p>La Camera del Lavoro Metropolitana di Milano (la parte CGIL, non so bene come funzioni al suo interno) scrive:<br />
«A seguito dell’uccisione di alcuni nostri soldati a Kabul abbiamo indetto un presidio<br />
(stiamo lavorando perché sia unitario) oggi dalle ore 17.30 alle ore 19.00 in Piazza San Babila».</p>

<p>Io avevo imparato che un presidio è una guarnigione militare stanziata da qualche parte o più in genere un gruppo che sorveglia un luogo; sindacalmente si può fare ad esempio un presidio davanti a un'azienda che minaccia la chiusura. In senso figurato, "presidio" può significare "tutela, salvaguardia". Il tutto non mi pare c'entri una cippa con i nostri soldati morti a Kabul. La lingua italiana vorrebbe che si tenesse una <b>manifestazione</b> per chiedere il ritiro delle truppe (immagino che la CLMM non voglia fare una commemorazione dei connazionali defunti); ma l'italiano non è più molto di moda.</p>

<p>Qualcuno vuol fare un presidio a difesa della nostra lingua?</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>barocchismità</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200907/005729.html</link>
      <description><![CDATA[<p>C'è una caratteristica della lingua italiana che mi è sempre stata sullo stomaco. Sembra infatti che non si possa usare una parola semplice, ma la si debba complicare. Così non abbiamo un <em>problema</em>, ma una <em>problematica</em>; il <em>tema</em> diventa subito una <em>tematica</em>; la <em>scansione</em> di un documento è per forza una <em>scannerizzazione</em>, e non si <em>usa</em> nulla, perché lo si deve <em>utilizzare</em>. Infatti abbiamo l'<em>utilizzatore</em> finale, mica l'<em>utente</em> finale!<br />
Lo so, basta aprire il dizionario e scoprirei che tematica e problematica significano "insieme di temi / problemi". Potrei fare il figo, tirare fuori le mie reminiscenze latine e parlare di verbi intensivi e frequentativi, quelli che si formano a partire dal supino di un altro verbo e quindi sono allungamenti vecchi di duemila anni. Ma la cosa non mi piace comunque, perché la mia impressione è che la gente usi ("utilizzi") le parole più lunghe perché crede così di dire qualcosa di più importante. A me una cosa del genere sembra davvero triste: coprire con paroloni l'incapacità di avere qualcosa da dire davvero. Ma non per nulla il barocco qui in Italia ha prosperato.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>come sbagliare l&apos;etimologia</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200905/005556.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Ieri mattina, mentre sentivamo il giornale radio con le devastanti notizie sull'influenza suina - devastanti nel senso che cercano disperatamente di montare un caso che al momento non c'è e non sembra nemmeno essere vicino - Anna mi chiede "Ma virulento e virus hanno la stessa etimologia?" Io, con la sicumera che vi è ben nota, dico "mannò! virus è una creazione moderna, mentre virulento arriva da vis, forza". </p>

<p>Poi sono andato a verificare. Ho così scoperto che virus è una parola latina che significa "veleno" (come anche venenum, del resto), e che virulento deriva appunto dal tardo latino virulentum, coniato appunto a partire da virus. Insomma, ho sbagliato su tutta la linea... ben mi sta.</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>Non gli dette più retta?</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200904/005479.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Segnalo, via <a href="http://faustoraso.ilcannocchiale.it/2009/04/09/esercizi_di_lingua_italiana.html">Fausto Raso</a>, che la Dante Alighieri ha preparato una nuova serie di <a href="http://www.ladante.it/index.asp">esercizi sulla lingua italiana</a>. Lui è molto più pignolo di me, e si lamenta perché scrivere "morí" invece che "morì" sia considerato errato; è vero che le edizioni Einaudi usano indicare che la i è una vocale acuta, ma il segnaccento generalmente utilizzato è quello grave. Inoltre la Dante Alighieri si occupa dell'italiano come lingua straniera: probabilmente è meglio fare in modo che gli ispanofoni tengano a mente che mentre nella loro lingua tutti i segnaccenti sono acuti (áéíóú) da noi non è così. (Poi possiamo chiederci che tastiera usa Fausto Raso, visto che in quella italiana la i accentata è "ì" e non "í"; sono io che ho la tastiera virtuale US-International e quindi nessuna lettera accentata)</p>

<p>Più grave, invece, vedere come la forma "dette" per il passato remoto del verbo dare non è considerata valida. Il De Mauro riporta "diede o dette". Il <a href="http://www.garzantilinguistica.it/verbi_ita.html">Garzanti</a> riporta "diede o dette". Insomma, non toglieteci le poche certezze della scuola elementare!</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>c&apos;è ancora speranza</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200902/005339.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Ieri sera mi è capitato di sentire [*] l'inizio della trasmissione <em>Presa Diretta</em> su Raitre. Il servizio iniziale parlava della caccia al rumeno dopo lo stupro di san Valentino, e veniva intervistato un negoziante la cui vetrina era stata distrutta durante la successiva caccia al rumeno (i cacciati non c'entravano nulla, chiaramente). L'intervistatore, con chiaro accento romanesco, chiede al negoziante se conosceva i rumeni inseguiti dalla folla, e se lavoravano. La risposta: "Penso che lavorino". (il video sarebbe <a href="http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-PresaDiretta%5E17%5E187119,00.html">qua</a>, ma non riesco a vederlo: è nei primi minuti, comunque)<br />
Se si esclude Bonolis, ascoltare un congiuntivo usato correttamente è un miracolo: l'italiano resiste ancora, insomma. Ah: il negoziante era un kebabbaro pakistano.</p>

<p>[*] tecnicamente stavo leggendo un libro, per quello non ho scritto "vedere"</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>l&apos;apostrofo</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200902/005331.html</link>
      <description><![CDATA[<p>Oggi Stefano Bartezzaghi <a href="http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/spettacoli_e_cultura/apostrofo-addio/apostrofo-addio/apostrofo-addio.html?rss">scrive su Repubblica</a> a proposito degli <a href="http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Apostrofo">apostrofi</a>. Si può leggere delle due associazioni inglesi al riguardo: l'AAAA Association for the Annihilation of the Aberrant Apostrophe - non sono riuscito a capire se Keith Waterhouse, il suo fondatore e presidente a vita, l'abbia mai effettivamente creata o <a href="http://www.mailonsunday.co.uk/debate/article-1133563/KEITH-WATERHOUSE-The-apostrophe-story--goes-on.html">ne parli solamente</a>; e l'APS, <a href="http://www.apostrophe.org.uk/">Apostrophe Protection Society</a>. Almeno in Gran Bretagna, l'abuso degli apostrofi ha persino un nome: l'apostrofo del fruttivendolo (greengrocer's apostrophe), visto che sembra che quella categoria ami molto usarli.</p>

<p>Stefano continua poi parlando della triste sorte dell'apostrofo nell'italiano; usato a sproposito (*qual'è, *c'è n'è), dimenticato ("*non centra nulla", che si può solo dire quando uno non riesce a colpire un bersaglio) o molto più spesso sostituito da un accento (*pò per po', per non parlare degli imperativi di', fa', sta'). È anche vero che soprattutto in legalese è facile vederlo perso del tutto: ormai si scrive "una istanza" e non "un'istanza". C'è però un punto sul quale non sono d'accordo con lui: secondo me, si possono tranquillamente apostrofare "ci hai sonno?" e "ci avevo fame". È infatti vero che scrivere "c'hai sonno?" e "c'avevo fame" va contro l'italiano standard che abbiamo studiato a scuola, ma è anche vero che neppure quelle forme sono italiano standard, ma modi colloquiali; e allora perché non scriverli anche, in maniera colloquiale? Voi che ne pensate?</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>mormoni poligoni</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200902/005267.html</link>
      <description><![CDATA[<p><a href="http://mau.50gigs.net/img/mormoni.png"><img src="http://xmau.com/notiziole/thumb/mormoni_t.PNG" alt="[mormoni poligoni]" align="left" hspace="4" /></a> Pietro mi segnala <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=5551">questo articolo</a> della Stampa. Immagino che i mormoni fossero poligami, e al limite tetragoni; o magari c'è stata l'attrazione della serie <em>Numbers</em> (che poi sarebbe Numb3rs, ma passi) citata subito dopo. Fatto sta che è uscita fuori questa parola macedonia. (Confronta anche il termine americano "square", usato nella cultura hippie per indicare i matusa senza flessibilità alcuna). Ma il risultato è certo esilarante, e almeno a me fa venire in mente la vecchia battuta di Faletti - Testimone di Bagnacavallo: "E voi, donne che battete in mezzo agli angoli delle strade, a voi vi dico: Bisettrici!"</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>Un caldo virus</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200901/005238.html</link>
      <description><![CDATA[<p><a href="http://xmau.com/notiziole/files/warm.png"><img src="http://xmau.com/notiziole/thumbf/warm_t.PNG" alt="[computer warm]" align="left" hspace="4" /></a> Oggi su repubblica.it, sezione "Tecnologia" (mica susine subsahariane!) c'è <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/tecnologia/supervirus-usa/supervirus-usa/supervirus-usa.html">un articolo</a> tradotto dal <a href="http://www.nytimes.com/2009/01/23/technology/internet/23worm.html">New York Times</a>. La traduzione è ufficiale, nel senso che credo sia uno di quegli articoli che fanno parte di un contratto e poi appaiono anche su carta: non è quello il problema.<br />
Un po' più problematico il fatto che il "worm" che starebbe infestando i computer di tutto il mondo è diventato in due casi un "warm" con la a. Occhei, in altri quattro casi la parola è stata scritta correttamente, quindi la maggioranza vince. Ma com'è possibile che (a) qualcuno decida di <em>cambiare</em> una parola che è già scritta correttamente e (b) nessuno rilegga il testo, dove tra l'altro le due occorrenze di warm sono in corsivo e quindi belle visibili?</p>]]></description>
    </item>

    <item>
      <title>la tazza del prezzo</title>
      <link>http://xmau.com/notiziole/arch/200812/005060.html</link>
      <description><![CDATA[<p><a href="http://xmau.com/notiziole/files/pricecup.png"><img src="http://xmau.com/notiziole/thumbf/pricecup_t.PNG align="left" hspace="4" /></a> Non è a priori "itagliano", visto che l'espressione è inglese: ma non ho voglia di creare una sezione apposita di "engrish", quindi il testo ve lo beccate qua.<br />
Il price-cap, come spiega <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Price_cap">Wikipedia</a>, è una normativa che mette un tetto - un cappello, letteralmente - agli aumenti di prezzo di una tariffa, che non possono essere superiori al tasso di inflazione meno una quota dovuta ai miglioramenti di efficienza richiesti all'azienda. Come potete vedere dal ritaglio della pagina del <a href="http://www.corriere.it/economia/08_novembre_28/misure_anticrisi_5fca7632-bd40-11dd-b7d7-00144f02aabc.shtml">Corsera</a>, per l'italica stampa si ha un price <strong>cup</strong>. Mi resta ancora da capire se "cup" viene preso nel senso di "coppa" (un trofeo che si vince per non avere alzato troppo i prezzi) oppure nel senso di "tazza", e qui mi viene in mente il metodo per tagliare i capelli a caschetto ai bambini: si mette(va) loro una tazza in testa, e tutti i capelli che uscivano finivano sotto la forbice. In effetti la metafora non sarebbe male: si può aumentare le tariffe solo della parte che spunta fuori dalla tazza...</p>]]></description>
    </item>

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