31.12.07
navigazione sui Navigli   [y2007_recensioni]

Ieri la mia famiglia allargata (Anna, io e Marina che sabato se n'era andata a divertirsi alle Terme di Milano con Anna mentre io traducevo, e che poi si era fermata da noi) abbiamo provato l'ebbrezza della navigazione sui Navigli. La prima ebbrezza, a dire il vero, è stata il riuscire a prenotare i biglietti. Infatti Anna aveva provato sì a compilare tutti i campi necessari per l'iscrizione sul sito della Navigli Lombardi s.c.a.r.l., ma non succedeva nulla. Essendo io abituato a queste cose, ho banalmente fatto partire Internet Explorer al posto di Firefox ed è andato tutto alla perfezione... è bello vedere tutti questi "ingegneri ueb" che sanno perfettamente come si fanno i programmi.
Ad ogni modo, a mezzogiorno e dieci ci siamo trovati all'imbarcadero, in Alzaia Naviglio Grande 4, e siamo saliti su questa barca coperta e comprensiva di stufetta all'interno, il che vista la temperatura di ieri non era affatto una pessima cosa. In cinquanta minuti non è che ti facciano fare chissà cosa: scendi per il Naviglio Grande fino alla Canottieri Milano, torni indietro, fai un pezzetto del Naviglio Pavese fino alla prima conca esclusa, e tutti a casa. Il tutto con una voce registrata che ti dà qualche notizia qua e là, su san Cristoforo, sul sistema di conche, sulla Darsena e così via: in omaggio alla natura turistica di Milano, le spiegazioni erano solo e unicamente in italiano (anzi, una delle due voci aveva un marcato accento insubre...), e il quartetto di tedeschi seduto davanti a noi non ha nemmeno avuto uno straccio di foglietto dove poter leggere quelle informazioni. Il tutto pagando dieci euro a testa, per la cronaca.
Una notizia positiva? l'acqua, soprattutto del Naviglio Grande ma insomma anche quella del Pavese, era molto pulita. Nel commento alla navigazione gli speaker tessevano le lodi alla società consortile e implicitamente a Formigoni perché la situazione era sempre in miglioramento, e si trovavano pesci vivi (a meno di un'ora dalla casa :-) ); ma oggettivamente era molto meglio di quanto ricordassi.

26.12.07
Bee Movie (film)   [y2007_recensioni]

locandinaA Natale si va al cinema, mi dicono. Quindi dopo il pranzo di Natale e (intuibilmente) senza cena di Natale ieri sera Anna, i suoi genitori e io siamo andati a Monza al Metropol a guardare questo film. Confesso che sono rimasto stupito a vedere che in quel cinema non solo c'è l'intervallo a metà film, ma passa ancora il tipo a vendere aranciate cocacole caramelle popcorn... ma non divaghiamo.
Il film (vedi scheda su FilmUP oppure su IMDB) è di animazione, e come ormai capita sempre più spesso non è esattamente da animazione per bambini... non che a quell'ora ce ne fossero comunque molti; all'ultimo spettacolo, poi, sarebbero arrivati i venti-trentenni. La storia di per sé non è un gran che, e il tema ecologista - o meglio direi di sviluppo sostenibile e di crescita armoniosa - non è che sia così sviscerato. Alcune battute sono APErtamente sforzate, e forse sarebbe stato meglio vederlo in inglese (con sottotitoli, mi sa). Però devo dire che in vari punti ho sghignazzato di gusto, un po' per le citazioni (Bee Larry King non è affatto male, per non parlare del cameo di Sting) e un po' per certe battutacce scontate ma carine nel contesto.
Il film è stato scritto e "interpretato" da Jerry Seinfeld, che probabilmente non è un nome noto agli italiani quanto lo è per gli americani; una chicca, nel mezzo degli interminabili titoli di coda dove sono stati indicati tutti gli impiegati della Dreamworks e dove si vede che il cinema di animazione è ormai completamente globalizzato, è stato scoprire che tra il cast c'è anche il "Wife Support System" di Jessica Seinfeld (sua moglie); non ricordo con che ruolo sono stati indicati i figli :-)

21.12.07
Q5 (periodico marchettaro)   [y2007_recensioni]

È Natale, siamo tutti in vena di bontà, e così non ho cestinato immediatamente il numero 3 di Q5, "quarantacinquegiorni - tutt'attaccato - perlacittàmetropolitana", fortissimamente voluto dal venditore di spazz^WPOLIZZE UNIPOL [*] Filippo Penati, l'uomo che sta cercando di convincerci che l'Ombretta Colli non era poi così male come presidente della Provincia di Milano.
Notate che la Provincia ha già la sua Rivista Istituzionale Patinata, e non si capisce il perché di un simile doppione, che perlomeno è stato fatto con carta meno pregiata, ache se così al tatto non riciclata. Notate anche che, per la gioia dei milanesi, il "Business Publisher" (ma che cos'è?) è di Torino, la stampa è affidata a un'azienda di San Mauro Torinese e la distribuzione a una di Collegno. L'Alta Velocità unisce davvero le due città del nord-ovest.
Il contenuto? bah, diciamo "non pervenuto". Ho trovato interessante la pagina 7 con gli itinerari nel sud-est di Milano, ma per il resto non mi pare ci sia nulla che non possa essere riassunto come "parliamo con X di Y... e la Provincia di Milano al riguardo fa questo e questo". Molto utile, nevvero? Mi sa che il numero 4 sarà buttato via immediatamente.

[*] l'espressione è © Alberto Biraghi

18.12.07
Minima Pedalia (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] È possibile vivere senza usare la macchina? Emilio Rigatti, professore friulano di scuola media e ciclista amico di Altan e Rumiz, ha deciso di sì. Questo libro (Emilio Rigatti, Minima Pedalia, Ediciclo - la biblioteca del ciclista 2004, pag. 254, € 13, ISBN 978-88-88829-02-9) è il resoconto dell'anno scolastico 2002-03, con due libri-nel-libro: la gita pasquale tra Croazia e Slovenia (con la scusa di andare da un dentista fiumano), e la gita scolastica con la sua classe... il tutto fatto in bicicletta e al limite in treno, dopo aver venduto la propria auto. (ma tenendo quella della moglie, non è esattamente un talebano e nell'introduzione spiega che ad esempio per recuperare le damigiane di pinot bianco la bicicletta non è il mezzo più adatto. Se state cercando un libro su come fare il ciclista urbano, avete sbagliato testo: nella bassa friulana c'è ancora una quantità di stradine secondarie che vengono utilizzate amabilmente. Al più potrà esservi utile la sezione finale, con i consigli di vestiario e simili per chi vuole provare l'ebbrezza della bici come mezzo di trasporto. Forse, più che un diario, il libro dovrebbe essere letto come romanzo: va bene che Rigatti insegna lettere, però il testo è spesso troppo barocco, con una sfilza di immagini ed aggettivi che alla lunga risultano almeno a me stucchevoli. Non credo insomma che sarà riuscito ad acquistare nuovi adepti :-)

13.12.07
Wintersmith (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina]Tiffany Aching cresce, e compie tredici anni. Da buona preadolescente, si mette immediatamente nei casini, facendo in modo che l'Inverno si innamori di lei, scambiandola per l'Estate. In questo libro a metà tra il Discworld per ragazzi e quello standard (Terry Pratchett, Wintersmith, Corgi 2007 [2006], pag. 352, Lst 6.99 , ISBN 9780552553698), la storia parte piuttosto lentamente, e la prima metà del libro non è nulla di eccezionale. Fortunatamente nella seconda parte ingrana molto bene, e Pratchett, oltre che fare vedere come al solito il mondo in maniera diversa da quella a cui siamo abituati, lo fa anche in maniera deliziosamente umoristica. Ho accennato qui sul blog alla spiegazione del Limbo: ma sono certo che gli esperti del Discworld si piegheranno in due come ho fatto io leggendo alla penultima pagina della grandissima prova di eroismo di Rob Anybody.
Resta la preoccupazione per il futuro dello scrittore, cui è stato appena diagnosticata una rara forma di Alzheimer (vedi la BBC).

12.12.07
Osterialnove (ristorante)   [y2007_recensioni]

Domenica sera, dopo il teatro, Anna, Marina ed io siamo andati a provare questo ristorante che si trova in via Thaon di Revel 9 (ma va?) a Milano, MM Zara (e sufficientemente vicino a casa nostra per poter tornare a piedi).
Nonostante io non ami i posti dove i nomi dei piatti hanno bisogno di almeno due righe di testo cadauno, e le porzioni sono così minuscole che io le mangio più velocemente di quanto ci metta a riscrivere il nome del piatto stesso, bisogna dire che non si è mangiato poi così male. Non aspettatevi comunque di spendere meno di 35-40 euro a testa, siamo a Milano anche se fuori dai posti canonici. Certo che mi piacerebbe sapere chi è stato il primo a decidere che "osteria" non fosse più sinonimo di posto dove la gente trovava roba rustica in quantità industriali. Penso che gli farei delle brutte cose.
Nota: mentre stavamo mangiando è arrivato uno, che alla domanda della cameriera "è solo?" ha risposto, a voce sufficientemente alta per essere certo tutti lo sentissero, "meglio che male accompagnato" e che si è rivelato essere Giampiero Mughini (almeno così mi hanno assicurato le mie contubernali). Dopo una decina di minuti, a dire il vero, si è seduto al tavolo vicino dove due tipi stavano finendo la cena, e ci dev'essere stata una serie di chiacchiere Mughini-driven, credo sulle case non so se da comprare costruire o cos'altro: probabilmente Anna ne sa qualcosa in più, visto che ogni tanto mi dava l'aria di tendere l'orecchio...

11.12.07

[copertina] L'autore ha scritto questo tomo (Robert Eisenman, Giacomo, il fratello di Gesù [James, the Brother of Jesus], Piemme 2007 [1997-2006], pag. 623, € 22.50, ISBN 978-88-384-8941-9, trad. Franca Genta Bonelli) per esporre la sua tesi: che il cristianesimo delle origini non era altro che il gruppo degli Esseni di cui si sono trovati i rotoli a Qumran sul Mar Morto, che Paolo di Tarso, oltre che essere un collaborazionista romano, era parente di Erode e nemmeno ebreo, e che Giacomo, fratello di Gesù in quanto figlio di Giuseppe e Maria, era il vero capo della chiesa cristiana primitiva, e una figura molto più importante di Gesù stesso. Si potrebbe immaginare che tutto questo derivi dalla lettura dei rotoli di Qumran; invece gli accenni ad essi sono rari e così generici che potrebbero andare bene per tutto. Le fonti usate sono quelle già note: il Nuovo Testamento, le opere dei padri della Chiesa e quelle di Giuseppe Flavio, nelle quali Eisenman sceglie le parti che gli interessano, decide autonomamente che dei nomi diversi indicano in realtà la stessa persona, sorvola sul fatto che Giacomo dovrebbe avere trent'anni più di Gesù, ritarda di quasi un secolo la redazione degli Atti anticipando contemporaneamente le lettere paoline, e crea così il proprio puzzle personale. Ma tutto ciò non sarebbe poi così male, se Eisenman si fosse limitato ad affermarlo una volta, e avesse scritto un agile libretto da 150 pagine. No, ogni affermazione è ripetuta tre, quattro, cinque volte, forse sperando che il lettore accetti le sue supposizioni per stanchezza o abitudine. E questo per me è un peccato mortale, che cancella anche gli spunti interessanti sul tipo di messianesimo della comunità ebreo-cristiana di Gerusalemme. Questo è insomma uno dei casi in cui i libri condensati della fu Selezione dal Reader's Digest sarebbero stati utili!

10.12.07

Altra opera da tre ore abbondanti, dopo Tre sorelle della settimana scorsa; ma risultato completamente diverso. Questa Trilogia della villeggiatura è una rilettura di Toni Servillo delle tre opere goldoniane (Le smanie per la villeggiatura, Le avventure della villeggiatura, Il ritorno dalla villeggiatura), che sono state condensate in un solo spettacolo tagliando alcune scene. La Trilogia è assolutamente moderna, con questa smania di dovere andare in villeggiatura "perché tutti fanno così", facendo debiti su debiti; la contrapposizione città-campagna, e l'obbligo di divertirsi o almeno far finta, ricordano davvero gli esodi agostani.
Il marchio di fabbrica di Servillo, la precisione ad orologeria degli interventi e l'attenzione ai particolari fuori dal fuoco della scena, è naturalmente presente: in questo caso però è stata anche aggiunta un'altissima velocità di eloquio, che disturva quelli dietro di noi, ma che secondo me risultava perfetta nell'ambiente. Certo, all'inizio è stato un po' buffo sentire che gli attori avevano una leggera cadenza napoletana, ma ci si fa velocemente l'abitudine.
Tutta la compagnia è bravissima e affiatatissima, anche se vorrei spendere una parola in più per Tommaso Ragno che fa Guglielmo. È un basso profondo, e riesce a usare un tono monocorde assolutamente perfetto come contrasto con tutti gli altri; è inoltre capace a mantenere la presenza scenica in maniera perfetta anche quando non è lui il centro dell'azione. Non è da tutti.
Per quanto riguarda Toni Servillo, si vede che è lui il capo. Non ha bisogno di avere una parte principale, gli basta fare lo "scrocco" Ferdinando: ma è chiaro che ad esempio nei saluti finali mettersi a un estremo della compagnia è un modo semplicemente diverso per farsi notare, e alla settima od ottava chiamata del pubblico giustamente plaudente è stato lui a dire "basta" con un banale cenno con la mano. Il tocco di iniziare il secondo atto bello spaparanzato e con indosso un paio di occhialini da sole, però, garantisco che è stato favoloso. Si vede il genio.

02.12.07
Tre sorelle (teatro)   [y2007_recensioni]

Ieri sera siamo stati allo Strehler per vedere questo dramma di Anton Cechov per la regia di Massimo Castri. Non che la pagina sul sito dica molto: tanto per dire, per sapere chi sono i vari personaggi occorre prendere il PDF della locandina.
Risultato? Avrei fatto molto meglio ad evitare. Innanzitutto, sono tre ore e mezza di spettacolo (ed è ancora accorciato rispetto alle quattro ore dell'esordio!), ma non tanto perché l'opera sia così lunga di suo: no, è proprio la regia che ha voluto cercare di convincere il - non eccessivamente folto, a dire il vero - pubblico che Cechov era in realtà un antesignano del teatro della seconda metà del XX secolo. Peccato che a questo punto me ne potevo andare a vedere Beckett, Pinter e Ionesco.
La scena è vuota, se non per un grosso tavolo in mezzo con relative sedie, e ... le valigie, che tutti i personaggi hanno con sé, non so se per indicare le miserie della vita, la volontà di andarsene via - anche se poi le uniche che lo vorrebbero davvero rimarranno nella sperduta città di provincia russa - o chissà cos'altro. I personaggi ripetono le loro battute più volte, ma sembra più che altro che nessuno ascolti cosa dicono gli altri. Alla fine arriva anche una carrozzina stile Corazzata Potemkin, ma per fortuna non ci sono scalinate ma solo un pavimento un po' sconnesso in pietra e quindi non ci sono danni al pupo.
Sul testo? Beh, sicuramente tutti i personaggi sono dei perdenti, non c'è nemmeno quel raggio di speranza che ha Il giardino dei ciliegi. Non solo tutti sono chiusi nelle loro piccinerie, ma non riescono nemmeno ad accorgersi che i loro sogni, se venissero realizzati, diventerebbero degli incubi: da un certo punto di vista, il sognare è l'unica cosa che li fa ancora vivere, per quanto male. Lancinante, ma non troppo diverso da quello che ci capita al giorno d'oggi.

01.12.07
Di cotte e di crude (ristorante)   [y2007_recensioni]

Ieri sera Anna ed io siamo andati a mangiare in questa "asticeria". Il locale è in via Porro Lambertenghi 25 a Milano (telefono 02-6688455), e se non si sa che c'è si fa fatica a trovarlo: è un'unica vetrina, con dodici coperti in tutto. Anche la gestione è molto minimalista: Paolo Arrigoni fa tutto, dal cameriere al cuoco, oltre naturalmente ad andare a comprare tutte le derrate.
Come avrete probabilmente immaginato, il ristorante ha relativamente poche proposte, e l'astice la fa da padrona. Astice che vedete lì nell'acquario, roba che non è per deboli di cuore insomma. Naturalmente tutto questo ha il suo costo, e non pensate di cavarvela con meno di cinquanta euro a testa. Però il posto è grandioso se uno deve fare bella figura con una donna: il menu "per lei" è rigorosamente senza prezzi. Ah, tra i dolci il cannolo "aperto" è semplicemente spaziale.
Il più grande errore del proprietario? far fare il proprio sito Web a tale "milanocommunication s.n.c.", col risultato che il sito non può essere visitato con Firefox.

29.11.07
I conigli di Schrödinger (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] (se vuoi una mia recensione più seria di questo libro, va' su Galileo!)
Diciamocela tutta: in questi ultimi anni sembra che nessuno si possa dichiarare felice se non scrive un libro sulla meccanica quantistica. Anche Colin Bruce, di cui Cortina aveva già tradotto un paio di libri, si è dedicato al tema (Colin Bruce, I conigli di Schrödinger [Schrödinger's Rabbits: The Many Worlds of Quantum], Raffaello Cortina 2006 [2004], pag. 337, € 24.80, ISBN 978-88-6030-050-8, trad. Luca Guzzardi). Bisogna dire che Bruce è un ottimo divulgatore, e il libro si fa leggere molto bene; inoltre uno dei punti a favore dell'opera è che finalmente non si leggono soltanto i resoconti "classici" della meccanica quantistica, quelli insomma che hanno ormai tre quarti di secolo, ma anche quelli dei fisici di oggi. Resta un unico problema: anche Bruce è comunque un evangelista, e quindi fa di tutto e di più per dimostrare che l'interpretazione da lui preferita, quella dei molti mondi, è quella "reale". A suo onore va detto che - anche se ogni tanto mischia un po' le carte in tavola - non nasconde le altre posizioni; però bisogna stare attenti a non farsi prendere dall'entusiasmo mentre lo si legge.
Un'ultima nota sulla traduzione. Luca Guzzardi è stato molto bravo sia a mantenere lo stile vivace di Bruce nella traduzione che ad aggiungere delle utili note a piè di pagina; ho così scoperto ad esempio che il vero nome di Monty Hall era Maurice Halprin. Però ogni tanto, come del resto il buon Omero, sonnecchiava; ci sono così degli errori di traduzione. A pagina 54, il treno si contrae a (non di) una piccola frazione; a pagina 60, la cancellazione perfetta delle onde è in realtà una correlazione; a pagina 106, se il gatto è morto l'astronauta è triste; a pagina 239, la probabilità è bassa; infine a pagina 309 "Alpha Proximi" mi sembra tanto un minestrone tra Alpha e Proxima Centauri.

28.11.07
Metro MAG (free press)   [y2007_recensioni]

Andare al lavoro in bicicletta, come ho già scritto, mi impedisce di continuare a parlare della stampa gratuita. Però la scorsa settimana pioveva, e mi sono trovato sulle scale della metro quello che è già il quarto numero del mensile (gratuito) di Metro. "MAG", anche se è stato scelto per ricordare "magazine", è in realtà un acronimo: starebbe infatti per Metropolitan Active Generation, che non vuol dire assolutamente nulla però riempie bene la bocca.
Commento generale? Mah. Ovviamente tanta pubblicità (da segnalare quella della profumeria Douglas di via Roma... segnalare perché non è specificato da nessuna parte la città in cui si trova questa profumeria, città che non può essere Milano che notoriamente non ha una via Roma), ma quello uno se lo aspetta. Troppi redazionali travestiti da articoli: quello sulla fitness, quello sull'Ikea e l'"intervista" a Roberto Cavalli. Ma soprattutto c'è una cosa che non mi convince: la lunghezza degli articoli, che arrivano anche alle due pagine tabloid. Dal mio punto di vista, la free press è qualcosa di precotto e premasticato proprio perché la sua fruizione è immediata: finito il viaggio in metro la si butta via - purtroppo spesso non nei contenitori della carta - e quindi non deve richiedere un grosso sforzo, non tanto mentale quanto proprio di tempo. Non riesco invece a vedere il senso di un periodico che si posiziona esattamente nella stessa nicchia ma vuole essere più "di tendenza". Voi che ne pensate?

23.11.07
Terry Pratchett (presentazione)   [y2007_recensioni]

Dopo la presentazione tenuta a Bologna (trovate la recensione da BolsoBlog: è fatta molto meglio della mia, quindi se avete fretta andate a leggere lui) ieri Terry Pratchett era a Milano, presso la libreria Mondadori di via Marghera, ufficialmente per presentare Stelle cadenti che è appena stato tradotto da Salani.
Essendo la presentazione alle 18:30, sono arrivato alle 18:10; metà delle sedie erano già occupate, e le altre hanno trovato un proprietario in cinque minuti. Alla fine, quando Pterry è arrivato (con una ventina di minuti di ritardo) oltre alla sessantina di persone sedute ce n'erano almeno altrettante in piedi o per terra, compreso qualche lettore delle mie notiziole che si appaleserà sicuramente tra i commenti - eccetto MdI, che si sa che la sua religione glielo vieta. C'era solo un cappello da Wizzard; in compenso molti libri, con una proporzione direi quattro contro uno tra inglese e italiano, nonostante l'hint del banchetto di libri in fondo alla sala; alcuni dei libri in italiano erano poi copie di Buona apocalisse a tutti che è edito dalla concorrenza...
L'introduzione di Ranieri Polese è stata molto breve, per lasciare spazio a Pratchett. Terry ha una voce molto acuta, che non mi sarei aspettato. Parlava abbastanza lentamente; io, che considero l'inglese puramente una lingua scritta, capivo sui due terzi del tutto. Interessante comunque notare come tutti ridevano direttamente alle battute in inglese; o abbiamo una generazione di anglofoni convinti, oppure sono tutti molto bravi a seguire la mimica. La parte della "cacca di cavallo", compresa la storia di lui bambino povero che non aveva gli acquarelli con oro e argento e doveva pagare un penny ai bambini più ricchi per potere intingere il pennello nei loro colori, è stata uguale a quella bolognese: da noi ha detto in più che stava pensando di usare "Cacca di cavallo" all'interno di un qualche libro del Discworld. Altre informazioni:
- L'anno prossimo festeggerà il venticinquesimo anniversario del Discworld non scrivendo un libro della saga. Vorrebbe scrivere un libro per bambini non-discworld "perché ci si può mettere dentro roba truculenta, e gli editori sono felici".
- Gli piacerebbe fare un romanzo Discworld sul mondo del calcio, anche se afferma di essere nato senza il gene calciofilo e quindi ha dei problemi a capire il piacere delle lotte.
- Nonostante sia coautore di vari libri (Good Omens, The Science of Discworld...) si ritiene uno scrittore solitario. A una mia domanda su come si fosse trovato a scrivere con Jack Cohen e Ian Stewart, ha raccontato delle rispettive lauree honoris causa alla University of Warwick e alla Unseen University, compreso il latinorum che si traduceva più o meno come "per avere una capigliatura simile a quella di Albert Einstein".
- I suoi personaggi preferiti sono Tiffany Aching, Granny Weatherwax, e soprattutto Vimes. Per la prima, si aspetta che in breve diverrà strega a tempo pieno, quindi finirà la saga dei Wee Free Men; sugli altri due dice che gli piace il contrasto tra loro che si ritengono misantropi mentre in realtà non lo sono. Si sente anche simile a Vimes.
Il giro finale di firme è stato con la gente che praticamente si inginocchiava, visto che Pratchett era seduto... in un certo senso un degno finale.

20.11.07

Dopo neanche cinque anni dalla morte del signor G, Milano ha pensato bene di rendere omaggio a quel grande con una rassegna sponsorizzata da Telecom Progetto Italia. La sponsorizzazione è significata che un mesetto fa c'è stato un concorso interno che metteva in palio cinquanta biglietti per la serata finale della rassegna. Ho preso santa Wikipedia, ho risposto alle domandine e ho vinto due biglietti... grande vincita, visto che tanto l'accesso era gratuito :-)
Solo che ieri Anna non stava ancora troppo bene, e quindi ha preferito restare a casa... così sono andato alla serata insieme a un'altra leggiadra fanciulla. Recuperati i biglietti e aspettato che i fotografi smettessero di scattare flash addosso all'Ombretta Colli dal viso più che liscissimo - no, non ho scattato nulla, anche perché prima di capire che era l'Ombretta ci ho perso mezzo minuto - siamo saliti su in piccionaia, dove Telecom ci aveva premurosamente dato il posto. Effettivamente devo dire che, anche se lassù in alto, i posti erano centrali. Molto centrali. Estremamente centrali. Erano formalmente consecutivi, ma in mezzo c'era il corridoio! (posti 26D e 27S, per la cronaca). Il guaio è che il teatro era al completo: il foyer in effetti era pieno di gente che stava più o meno tranquillamente aspettando che chi aveva prenotato il biglietto non si presentasse, per avvoltoiarsi sopra i posti liberi. L'unico lato positivo è che Anna non può ingelosirsi troppo, vista la distanza che la ria sorte ci ha riservato.
Lo spettacolo? Beh, l'"elemento di raccordo", come ha tenuto a precisare, è stata Rossana Casale, che dopo avere iniziato lo spettacolo cantando un pezzo di Gaber - che avrebbe fatto meglio a cantare abbassato di un tono, così ad orecchio - ha preso in mano la cartelletta, spiegando che il presentatore designato, Enzino Iachetti, non aveva potuto presenziare. Diciamo che ha fatto bene a non definirsi "presentatrice", anche perché io avrei fatto probabilmente meglio. A parte il suo preludio, lo spettacolo è stato aperto e chiuso da due vecchi sodali di Gaber: Dario Fo ed Enzo Jannacci. Entrambi hanno scelto di fare pezzi loro e non proporre materiale gaberiano, il che da loro può essere accettato. Fo come sempre straborda che è un piacere: a parte il vecchio cavallo di battaglia della risurrezione di Lazzaro, ho apprezzato molto l'inizio, dove ha raccontato della notizia della bimba rapita e subito ritrovata ieri: il rapimento era stato strillato come prima notizia nei TG del pomeriggio, ma il ritrovamento era solo la settima notizia nel sommario; Fo ha terminato con la triste ma vera constatazione che "La notizia vale solo quando è tragedia". Jannacci? Sono sempre più convinto che abbia un principio di Alzheimer, e la cosa mi dispiace. Gli unici momenti in cui non ha biascicato sono stati quando cantava, e quando raccontava del "partito della libertà del popolo": dopo avere detto che non capiva bene la cosa, visto che aveva girato per Milano e non aveva visto tedeschi che la occupassero, ha terminato con "un popolo libero? DA TE!" urlando il "da te" e facendo scoppiare il Piccolo (il Piccolo, sì) in un fragoroso applauso. Non sono riuscito a vedere la faccia di Ombretta, giù in prima fila.
In realtà non sono stati solo Fo e Jannacci a fare pezzi loro. In mezzo c'è anche stato Giovanni Allevi, arrivato in felpa jeans e scarpe da tennis - ma sul look del nostro è molto meglio andare a leggere la descrizione che ne fa Betty - e sentito con le mie orecchie dire che "per umiltà" non avrebbe fatto nulla di Gaber, ma una sua composizione ottenuta con un "procedimento matematico" a partire da nome e cognome di Gaber (la classica sostituzione alfabetica... che non si sa perché ha definito "cromatica"). Sì, anche Jannacci (Paolo) nel suo medley ha fatto pezzi più jazzistici, ma almeno non suoi. E comunque non è un caso che non appena ha iniziato a suonare le prime note di Com'è bella la città la platea è scoppiata in un applauso. Gli altri? Morgan per me è stata una bellissima sorpresa: arrivato col suo Mac (per leggere le parole?) è anche stato l'unico ad osare fare qualcosa fuori dal Teatro-Canzone, con una Non arrossire venuta davvero bene. Buffo tra l'altro come in tanti avessero un timbro di voce simile a quello di Gaber: oltre a Morgan anche Flavio Oreglio e Gioele Dix ogni tanto mi ricordavano il nostro. Eugenio Finardi no, lui è lui e non ci si può confondere.
Le presentazioni degli sponsorre sono state fortunatamente brevi, limitandosi a Escobar, Ombretta e il responsabile Telecom di cui non sono riuscito a capire il cognome; fortunatamente l'assessore alla cultura del comune di milano (tutto minuscolo) non ha pensato che l'evento meritasse la sua presenza. Nonostante questa rapidità, la serata, che è iniziata alle 21:25, è terminata ben dopo mezzanotte: alle 0:10, mentre veniva proiettato il video finale con Gaber che cantava La libertà, siamo scappati via per prendere la metropolitana verso casa. Una sola assenza mi è sembrata assordante: come mai non c'era Sandro Luporini?

05.11.07
Il giovane sbirro (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] Premessa necessaria: io sono prevenuto. Di Biondillo leggerei anche la lista della spesa, perché il suo stile mi piace alla follia. Che dire allora di questa sua ultima opera? (Gianni Biondillo, Il giovane sbirro, Guanda 2007, pag. 343, € 16, ISBN 9788860880567) Secondo me, la formula dei vari racconti uniti da un filo logico è sicuramente vincente, e si vede che il risultato è migliore di Per sempre giovane che come scrissi era fondamentalmente un unico racconto allungato a formato di libro. E soprattutto abbiamo la possibilità di conoscere il passato dell'ispettore Ferraro, il che - per un autore che ha come programma quello di fare un affresco della periferia milanese - è sacrosanto.
L'analisi battistiana nelle pagine iniziali e finali è un bonus che ho apprezzato come chicca più o meno solo per me, e mi ha reso così felice da non imputare a Biondillo l'erroraccio che ha fatto affermando che le sabbiere sono dei tram della serie Peter Witt (sono precedenti ad esse - le vetture 1928 sono più lunghe di quelle che c'erano prima).

03.11.07
Giorni e nuvole (film)   [y2007_recensioni]

[locandina] Beh, lo sapevo già prima di vederlo, dopo aver letto la recensione del mio critico cinematografico preferito. Però ero in debito di molti punti-moglie, quindi ieri sera mi sono accodato a vedere Giorni e nuvole. Siamo arrivati all'Anteo esattamente all'orario del presunto inizio e c'era una coda infinita al botteghino, ma fortunatamente per Anna aveva letto l'orario sbagliato e quindi non ci sono stati problemi, almeno per entrare :-)
Il vero guaio è che il film è una palla. Centosedici minuti di palla. Immagino che l'idea dovrebbe essere quella di raccontare la depressione di uno che rimane senza lavoro: beh, sicuramente è riuscito a deprimermi, anche se dopo i primi venti minuti mi sono fatto forza e sono rimasto bello tranquillo per non perdere tutti quei punti-moglie faticosamente accumulati. Non c'è un filo logico vero e proprio, ci sono delle scene (ad esempio quella con l'architetto Claudio) messe lì giusto per allungare il tempo ma senza un nesso con la storia, le crisi d'ira di Albanese sono assolutamente in momenti casuali... e poi come fa una coppia che si suppone genovese, e che sicuramente è sempre vissuta a Genova, ad avere una figlia come Alba Rohrwacher che parla in romanesco, manco dovesse recitare in CaraBBinieri o Distretto di PoliZZia? Ma doppiatela, almeno! L'unica parte relativamente interessante è stata quella dei lavoretti che Michele (il protagonista) faceva con i due suoi ex operai Vito e Luciano: davvero un po' poco.
Note positive? Ad Anna è piaciuto :-)

31.10.07
_I misteri dei numeri_ (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] Marc-Alain Ouaknin è un rabbino, che ha scritto libri davvero di tutti i tipi: da La lettura infinita: introduzione alla meditazione ebraica a Così giovane e già ebreo: umorismo yiddish. Non c'è insomma da stupirsi più di tanto se se n'è uscito con questo libro (Marc-Alain Ouaknin, I misteri dei numeri [Mystères des chiffres], Atlante 2005 [2005], pag. 383, € 28, ISBN 978-88-7455-014-2, trad. Francesca Scala). A me personalmente non è che sia piaciuto più di tanto; il testo è troppo spezzettato per i miei gusti, ed è pieno di ripetizioni anche a distanza di un paio di pagine. Quello che lo salva sono le illustrazioni, davvero piacevoli soprattutto nella parte storica dove racconta dell'evoluzione delle cifre, e tutto l'excursus sulla qabbalah - ve l'avevo detto che Ouaknin è un rabbino, vero? Il libro non richiede conoscenze matematiche, se non per accorgersi che alle pagine 252 e 253 il correttore di bozze si era addormentato e gli esponenti sono stati abbassati a volgari cifre, e può essere piacevole per storici e mistici. Ah: nell'elenco finale di matematici, le matematiche hanno un posto preminente.

28.10.07

[copertina] Nella postfazione di questo libro (Peter Winkler, Mathematical Puzzles - A Connoisseur's Collection, AK Peters 2003, pag. 163, $18.95, ISBN 1568812019) l'autore scrive più o meno "questo non è un libro per imparare la matematica. È un libro di problemi matematici divertenti, non importanti. E non si può imparare così la matematica". Palle. Per imparare la matematica devi trovare un feeling, e il modo migliore per farlo è risolvere dei problemi: poi ti metterai a studiare la teoria che ci sta dietro. E questo libro è la migliore raccolta di problemi che abbia mai trovato, e ne ho letti tanti di libri di problemi! La maggior parte di essi mi erano sconosciuti, e soprattutto, tranne che negli ultimi due capitoli che d'altra parte sono intitolati "Toughies" e "Unsolved", non richiedono conoscenze esagerate. Posso solo dire che ho prenotato sulla fiducia il prossimo libro di Winkler che uscirà a fine mese :)

26.10.07

[copertina] (se vuoi una mia recensione più seria di questo libro, va' su Galileo!)
Per colpa di Dan Brown, in questi anni sono usciti fin troppi libri che hanno la parola "codice" nel titolo. Ma in questo caso (Reviel Netz e William Noel, Il codice perduto di Archimede [The Archimedes Codex], Rizzoli 2007 [2007], pag. 428, € 20, ISBN 978-88-17-01601-8, trad. Carlo Capararo) un codice ce l'abbiamo davvero: un palinsesto contenente alcuni trattati di Archimede, tra cui il Metodo e il primo foglio dello Stomachion. Il libro alterna capitoli scritti da Noel, curatore del museo dove il codice è conservato e che racconta la storia dell'opera, e da Netz, esperto di letteratura matematica greca, che parla della matematica archimedea. Il primo capitolo, con il racconto dell'asta, l'ho trovato un po' stucchevole: ma già dal secondo capitolo mi sono appassionato incredibilmente, avvinto dall'entusiasmo di Netz. Matematica ce n'è un po', e fortunatamente si vede che Carlo Capararo capiva cosa stava traducendo; ma non è troppa, e credo che si possa leggere e apprezzare il libro anche se non la si può o non la si vuole comprendere: basti pensare al giallo della scomparsa e ricomparsa del testo, e alla scoperta che i danni maggiori al codice sono avvenuti negli ultimi sessanta anni! In definitiva, una lettura assolutamente consigliata.

24.10.07
Visibili armonie (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] Michele Emmer è un matematico, figlio del regista Luciano Emmer. Insomma, una persona geneticamente e culturalmente adatta per un libro come questo (Michele Emmer, Visibili armonie, Bollati Boringhieri - Nuova Cultura 142, pag. 430, € 60, ISBN 978-88-339-1729-0), con sottotitolo "Arte Cinema Teatro e Matematica" e avente come filo conduttore... un labirinto, la traccia dei pensieri di Emmer. Ci sono delle chicche davvero belle, soprattutto nelle sezioni dedicate all'architettura e al cinema che non si trovano praticamente mai nelle varie trattazioni dedicate a queste arti, e tanto meno nei tomi matematici. Però ho trovato un po' scocciante vedere una caterva di citazioni con un'indicazione solamente vaga dell'opera da cui sono state tratte; e ho trovato parecchio scocciante in un paio di casi vedere la stessa citazione a poche pagine di distanza, segno di una mancata rilettura. Insomma, luci ed ombre.

19.10.07
I gatti di Schrödinger (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] (se vuoi una mia recensione più seria di questo libro, va' su Galileo!)
Io ho sempre avuto il sospetto che la fisica quantistica faccia male alla gente. Già Fritjof Capra col suo Il Tao della Fisica mi aveva fatto sorgere dei dubbi, ma con questo libro, dal sobrio sottotitolo "Meccanica quantistica e visione del mondo" (Davide Fiscaletti, I gatti di Schrödinger, Muzzio - Il piacere della scienza febbraio 2007, pag. 220, € 22.50, ISBN 978-88-7413-149-5) la convinzione si è rafforzata. L'idea alla base del libro non sarebbe affatto male: raccontare delle varie interpretazioni delle equazioni della meccanica quantistica, per vedere se si possono in qualche modo conciliare con il nostro buonsenso. Mi sta anche bene che l'autore abbia una sua predilezione per l'ipotesi di Bohm, o "dell'onda guida", e che voglia presentare al pubblico tale ipotesi sicuramente molto minoritaria. Però posso garantire che non c'è affatto riuscito. La prosa è spesso pesante, come nell'introduzione, o ridondante, come nel penultimo capitolo dove a un certo punto ero convinto di avere perso il segno e di stare rileggendo lo stesso paragrafo; il tono da evangelista poi dopo un po' scivola nello stucchevole e fa venire voglia di cassare l'interpretazione di Bohm solo per ripicca. Qualcosa alla fine si riesce a capire, ma bisogna fare molta fatica.

18.10.07
Un samba per Sherlock Holmes (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina]
A me gli apocrifi holmesiani come idea piacciono molto. Anzi, per dirla tutta: a me piacciono in genere le parodie, perché costringono lo scrittore a cercare di muoversi intorno ai paletti implicitamente posti dall'autore originale. In effetti, è strano che ai tempi della sua uscita non mi fossi preso questo libro (Jô Soares, Un samba per Sherlock Holmes [O xango de Baker Street], 1996 [1995], pag. 276, € 13.43, ISBN 9788806141776, trad. Daniela Ferioli) con l'investigatore e il fido Watson in trasferta in Brasile, per (non) risolvere un caso di omicidio multiplo. Il risultato, però, mi ha un po' deluso. Ci sono delle scene molto divertenti, tra cui quelle che seguono i cliché sherlockiani per rovesciarli: ad esempio, le deduzioni del detective sono immancabilmente errate, oppure la dipendenza dalla cocaina viene sostituita da quella dalla cannabis. Soares ha però voluto mettere troppa carne al fuoco. La parte che descrive il Brasile di centotrent'anni fa è interessante, anche se a volte leziosa; ma volere infilare a forza la nascita di tutta una serie di topoi sudamericani, dalla caipirinha alla capoeira, mi è sembrato davvero troppo. Anche la storia raccontata, vista globalmente e non come insieme di aneddoti, è piuttosto debole come giallo, e ci vuole tanta buona volontà per apprezzarla. Una menzione d'onore va invece alla traduttrice Daniela Ferioli. Nell'originale, Holmes parla in portoghese, il che dovrebbe essere umoristico per i brasiliani; inoltre si gioca molto sulle traslitterazioni tra portoghese e inglese che sono due lingue piuttosto distanti. In italiano non era facile riprendere queste distinzioni: la Ferioli ha fatto i salti mortali per le seconde, mentre per la prima ha fatto parlare Holmes con un italiano ottocentesco, scelta di sicuro effetto.

12.10.07
Le ragioni dell'aragosta (film)   [y2007_recensioni]

[locandina] Devo confessare che non sono riuscito a capire la logica di questo film. L'improbabile trama consiste nella preparazione di uno spettacolo all'anfiteatro di Cagliari con quasi tutti i vecchi amici di Avanzi, a partire ovviamente dalla Sabina Guzzanti ma anche da Pierfrancesco Loche - mamma mia quanto è invecchiato! - che si è ritirato in un posto dall'evocativo nome di Su Pallosu. Il tutto dovrebbe servire per sensibilizzare sul problema della pesca delle aragoste, partendo da Gianni Usai, ex sindacalista Fiat che dopo la marcia dei quarantamila si era anche lui ritirato in Sardegna a fare il pescatore. Il guaio è che il tutto, più che un film, sembra davvero il racconto di una rimpatriata tra amici: ogni tanto c'è qualche battuta divertente, ma si perdono nel magma come le particelle di sodio nell'acqua. Perlomeno siamo rimasti per i primi ottantasette minuti del film (che ne dura novanta) senza la Guzzanti che imita Berlusconi :-) Insomma, piuttosto che andarlo a vedere consiglierei di cercare le vecchie registrazioni di Avanzi, ci si guadagna di sicuro.
Ah: come attualmente in voga, ogni tanto l'immagine perdeva fuoco. D'altra parte, la Sala Cinquanta dell'Anteo è frequentata solo da duri e puri fedeli alla linea... i mugugni sono stati a basso livello.

09.10.07
Filosofia della matematica (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] La filosofia della matematica è un campo molto infido. Il problema è che spesso i filosofi non sanno di matematica e quindi scrivono cose che vanno per conto loro, e i matematici non sanno nulla di filosofia né vogliono saperne: così quando parlano di filosofia fanno degli strafalcioni incredibili. In questo libro (Gabriele Lolli, Filosofia della matematica, Il Mulino - Saggi 2002, pag. 264, € 19, ISBN 9788815085108) Lolli si propone di dare un resoconto delle principali filosofie della matematica del ventesimo secolo, facendomi scoprire che ce ne sono davvero tante! Per quello che ho capito, abbiamo il nominalismo (non esistono entità astratte, nemmeno in matematica); il realismo (l'opposto: gli enti idealizzati sono idee innate, indipendenti dall'esperienza), e la sua sua variante platonismo (non sono idee, ma esistono davvero); la fenomenologia (quello che riusciamo a fare è categorizzare quello che troviamo con l'esperienza); il naturalismo (la metodologia matematica deve essere valutata dalla matematica, non dalla filosofia o altro); il logicismo (le verità matematiche sono oggettive perché le entità matematiche sono logicamente definite); il formalismo (la matematica è solo un gioco fatto con simboli e formule senza significato); il costruttivismo (la vera matematica è solo quella costruttiva, i teoremi di esistenza non valgono); strutturalismo e deduttivismo (la matematica sono rispettivamente le strutture o i teoremi); fallibilismo ed empirismo (basta con le dimostrazioni, la matematica si fa dal basso!). Come di solito fanno i filosofi, tutte queste correnti, tranne forse il costruttivismo, sono sbertucciate da Lolli; il tutto purtroppo in maniera un po' troppo complicata per un poveretto come me che di filosofia è sempre stato un asino. Almeno mi sono divertito a leggere le battute che il nostro semina qua e là con aria assolutamente serafica, tipo il fatto che il platonismo è una realismo ontologico matematico che i suoi sostenitori dicono sia la posizione preferita dalla maggioranza dei matematici contemporanei ;-)

08.10.07
Torino giù sotto   [y2007_recensioni]

Come avevo scritto, ieri siamo andati a farci una domenica culturale torinese. Alla fine eravamo solamente in tre, perché il figlio di Monica era stato male durante la notte (anche Monica, ma da Vera Donna aveva deciso che lei sarebbe comunque venuta)
La prima tappa è stata al Museo Pietro Micca, dove avevamo prenotato una visita con una guida di eccezione: il mio amico ed ex collega Danilo, che ci ha tenuti per due ore e mezzo con tutte le spiegazioni che uno poteva sognarsi sulla storia di Torino intorno al 1700, oltre ovviamente a un giro delle gallerie in versione de luxe. Le gallerie non sono fatte per uno come me, e ho girato per la maggior parte del tempo curvo: devo però dire che il percorso è davvero interessante, e garantisco che il giro standard - quello che si incentra sul giro sotterranei e taglia molto la parte storica, ma d'altra parte siamo stati noi a tempestare il povero Danilo di domande su domande - è divertente. Magari avrete dei problemi sui filmati che raccontano quello che facevano i minatori, visto che spesso parlano in piemontese: molto edulcorato, visto che io capivo tutto senza problemi, ma pur sempre una lingua straniera per la maggior parte degli italiani.
La seconda parte del giro è stata alla mostra su Primo Levi, che si terrà fino a domenica prossima al Museo diffuso della Resistenza (ecc. ecc., il nome completo del museo non finisce più) nella sede dei vecchi Quartieri Militari in corso Valdocco. Devo dire che la mostra mi ha deluso: a parte la curiosità del video olandese (o fiammingo, le didascalie erano comunque in quella lingua), c'erano molti pannelli che raccontavano la vita di Levi, qualche edizione a stampa delle sue opere, ma ad esempio nessun manoscritto. Veniva anche proiettato un video di una sua intervista del 1985 in Rai, che è stata la cosa probabilmente più interessante. Molto meglio l'esposizione permanente, che per restare sul tema della giornata era nei sotterranei, e che aveva una serie di installazioni multimediali incentrate sugli anni tra il 1938 e il 1948. Peccato che l'idea fosse ottima, ma le cuffie wireless funzionassero più o meno (la mia ad esempio si sentiva su un solo canale) e soprattutto gli spazi sono tali che è praticamente impossibile già solo essere in due a vedere un video, perché il segnale audio è molto strettamente direzionale per evitare interferenze con il tipo che ti sta gomito a gomito. A volte, soprattutto per i video con i volti delle persone che raccontavano il loro passato, facevo prima a leggere i sottotitoli in inglese - un po' fuori sincrono con il parlato, ma tanto non c'era necessità di seguire il labiale!
Ultima nota, questa volta in superficie. Il GTT ha pensato bene di fare due "linee tranviarie storiche", il 7 e il 13/. Ieri erano anche aggratis, così come la metropolitana; non abbiamo usato né le une né l'altra. Però vorrei contestare la definizione di "storico". A parte la vettura 116, che presumo fosse degli anni '20, gli altri tram che ho visto in giro sono vetture che io prendevo quando andavo al liceo. E non sono poi così vecchio...

03.10.07

[copertina] Divulgare la matematica non è affatto semplice. Il problema è trovare il giusto equilibrio tra la complessità intrinseca dei temi trattati, che richiedono tutto un armamentario di notazioni e tecnicalità anche solo per essere comprese, e la famosa massima "ogni formula matematica in un libro ne dimezza le vendite". Devlin c'è riuscito in questo libro? (Keith Devlin, Il linguaggio della matematica [The Language of Mathematics], Bollati Boringhieri - Saggi Scienze 2002 [1998], pag. 398, € 35, ISBN 978-88-339-1420-6, trad. Laura Servidei) Non troppo, direi. Non so se il guaio sia dovuto al fatto che il libro è la revisione "per non scientificamente alfabetizzati" di un volume uscito per la collana legata a Scientific American; sicuramente il problema non è nella traduzione che è buona, anche se nelle bozze sono sfuggiti un paio di errori. Però mentre ci sono capitoli oggettivamente venuti fuori molto bene, quello sulla logica e soprattutto quello sulla probabilità, la parte sui gruppi e sulla topologia sono poco comprensibili se non si sa già di che si parla... il che è ancora peggio, perché la posizione filosofica di Devlin è che la matematica è lo studio delle strutture, e quei due capitoli dovrebbero esserne la quintessenza. Diciamo ad esempio che io avrei evitato di "spiegare" la dimostrazione dell'ultimo teorema di Fermat, perché tanto non aggiunge nulla a quella che oggi definiscono pomposamente "l'esperienza matematica"... E comunque alla fine, con la metrica di Minkovskij, le formule le ha messe :-)

27.09.07

[copertina] All'università si usava commentare, scherzando tra noi, sulle "mirabolanti proprietà dell'insieme vuoto". Lo zero non è l'insieme vuoto, però qualcosa in comune ce l'ha: sembra che non valga nulla, ma senza di lui è davvero difficile lavorare. Questo bel libro (Charles Seife, Zero. La storia di un'idea pericolosa [Zero. The Biography of a Dangerous Idea], Bollati Boringhieri - Saggi Scienze 2002 [2000], pag. 257, € 29, ISBN 788833914077, trad. Gabriele Castellari) fa una biografia dello zero, dai timidi tentativi di apparizione nell'antichità, avversati da filosofi ed ecclesiastici, alla sua lenta e progressiva accettazione prima, e (almeno teorico) imbrigliamento poi. Lo zero è in effetti un'idea pericolosa, visto che è l'altra faccia della "medaglia infinito", e nel testo si vede chiaramente come chi lo maneggiava lo trattasse spesso con falsa disinvoltura. Solo nella parte finale, quando passa allo "zero in fisica", l'ho trovato un po' inferiore. Lo stile di scrittura è assolutamente godibile, ben sostenuto dalla traduzione - anche se forse un po' troppo vernacolare, a dirla tutta. Lode comunque a Gabriele Castellari che nella parte sulla fisica ha avuto il coraggio di inserire una serie di note che probabilmente salveranno la vita a molti lettori.

24.09.07
Universo (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] A quarant'anni dall'uscita dell'ormai introvabile edizione Urania e a sessantacinque dalla pubblicazione originale - credo a puntate - Mondadori ha ripubblicato questo libro (Robert A. Heinlein, Universo [Orphans Of the Sky], Oscar Mondadori maggio 2006 [1941], pag. 175, € 8.40, ISBN 978-88-04-55549-0, trad. Antonangelo Pinna), che è il primo Heinlein allo stato puro. Pura avventura spaziale - anche se all'interno di una nave generazionale. Fascismo, o per meglio dire "teoria del superuomo" - uno dei protagonisti "buoni" è un mutante con due teste, giusto per spiegare che cosa intendo. Personaggi tagliati con l'accetta e assolutamente bidimensionali. Rispetto all'ultimo Heinlein, niente sesso né donne :-). Detto tutto questo, non riesci a lasciarlo da parte anche se sai esattamente cosa succederà... come del resto sai cosa succede nei film made in USA, che continui a guardare lo stesso.

23.09.07
Cheese (manifestazione)   [y2007_recensioni]

Ieri un gruppetto (Anna, Simona, Marina e Franco, oltre al sottoscritto) si è lanciato verso Bra, per andare a vedere Cheese. Naturalmente "vedere" non è la parola giusta, e avrei dovuto dire "gustare": ma a me i formaggi non dicono molto, per tacere degli erborinati che io aborro ma erano le star della manifestazione. Insomma me ne sono stato semplicemente lì come pacco postale, e mi sono limitato a fare delle osservazioni antropologiche.
C'era davvero tanta gente, e non ci sono parcheggi sufficienti... o almeno noi non li abbiamo visti. Fortunatamente il centro storico era chiuso al traffico, e noi ci siamo lanciati verso la periferia e abbiamo trovato un posticino. Al pomeriggio gli stand sembravano più vuoti, però quando ce ne siamo tornati verso Milano c'erano i vigili che facevano deviare le auto in arrivo... chissà dove si nascondevano tutti. Ho scoperto dov'è via della Mendicità Istruita, proprio in centro. Mi sono infine vieppiù accorto che ormai Slow Food è davvero un business. Però il tutto è stato abbastanza interessante.
Aggiornamento: A parte i bicchieri "un par sort" che Anna si è recuperata tra i vari assaggi, volevo fare notare un presidio particolare: un fomaggio di capra fatto "a crudo" a Capo Verde. Il formaggio in questione (il caprino di Bolona) è sempre stato un formaggio fresco, per la banale ragione che i pastori capoverdiani non avevano la possibilità di pastorizzarlo e tutte le cose del genere. Adesso però c'è un progetto con l'università di Torino per creare una versione stagionata, "di caratteristiche davvero interessanti" secondo la brochure che veniva offerta. Peccato che questo sia esattamente l'opposto della sbandierata filosofia dei presidii... o mi volete dire che non c'è alcuna differenza pratica, perché se i capoverdiani avessero avuto i mezzi tecnici il formaggio l'avrebbero fatto così?
In compenso, non vorrei dare l'impressione che mi lamenti di tutto. Devo dire che vedere tutti i bidoncini per i vari tipi di rifiuto, e la gente che non solo non buttava per terra la roba ma stava a verificare quale fosse il bidone giusto, è stato confortante. Possiamo ancora farcela.

21.09.07
Intelligenza artificiale (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] (se vuoi una mia recensione più seria di questo libro, va' su Galileo!)
Il sottotitolo di questo libro (Barbara Giolito, Intelligenza artificiale, Carocci - Quality Paperbacks maggio 2007, pag. 137, € 13, ISBN 978-88-430-4194-7) è "Una guida filosofica", e l'autrice si dilunga a spiegare come il libro sia stato scritto principalmente per chi avesse una formazione filosofica e volesse sapere qualcosa sull'Intelligenza Artificiale (mi raccomando le maiuscole!) dal suo punto di vista. È vero che io di formazione filosofica non ne ho per nulla, ma così ad occhio non mi pare che il risultato sia stato raggiunto. Quello che si trova nel libro è una panoramica dei risultati "storici" dei progetti di IA, espressi in maniera schematica, e con l'aggiunta di alcune sezioni su quanto fatto ultimamente, soprattutto da parte di autori italiani. Il taglio delle descrizioni è qualitativo, senza entrare nei dettagli; scelta peraltro corretta, visto lo scopo del libro. Però mi sembra che molti temi di ricerca vengano saltati: è vero che qua gioco in casa, ma ad esempio la creatività nell'IA è appena accennata, e non si fa nemmeno il nome di Hofstadter e del suo gruppo di lavoro FARG, né per la parte di robotica si parla degli autoveicoli che fanno le gare nel deserto americano, o se vogliamo rimanere da noi ai progetti studiati in IRST. Anche le considerazioni filosofiche mi paiono molto terra-terra: bene descrivere gli esperimenti mentali di Searle, ma senza una seria discussione sui significati la cosa rimane lettera morta per la maggior parte dei lettori. In definitiva, un'occasione sprecata: si sarebbe potuto fare di più.

20.09.07
Mathematical Miniatures (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] Risolvere i problemi matematici che vengono dati alle varie competizioni non è facile. Non tanto perché "sono matematici", come qualche malfidente che odia la matematica potrebbe pensare, ma perché "sono matematici", nel senso che non esiste un metodo standard per risolverli, o altrimenti un vero matematico non si divertirebbe a farli. Questo libro (Svetoslav Savchev e Titu Andreescu, Mathematical Miniatures, MAA 2003, pag. 223, $34, ISBN 9780883856451) contiene una cinquantina di questi problemi, tutti commentati con una spiegazione di quali possono essere le linee di attacco per risolverli. Beh, quasi tutti: ogni cinque problemi c'è infatti il "coffee break", con problemini da risolvere al volo (ma state tranquilli, c'è la soluzione anche di questi!). Devo dire che metà dei problemi non mi sono piaciuti molto, ma all'interno ci sono delle vere gemme. Inutile poi dire che questo libro è consigliato solo ai pochi pazzi che si divertono con queste cose, non è certo per le masse!

18.09.07
IWBank (conto corrente)   [y2007_recensioni]

Dopo un paio di mesi che ho aperto il conto su IWBank, posso iniziare a dare qualche giudizio.
Innanzitutto, non è un conto per chi abbia bisogno di andare allo sportello: giusto per darvi un'idea, occorre pagare per fare un versamento (nelle banche del gruppo UBI o alle Poste). Naturalmente il prelievo via bancomat è gratuito da ogni banca, altrimenti sarebbe sì una fregatura. Anche l'accesso telefonico è a pagamento: insomma, bisogna fare tutto via Internet, c'è anche la chat per parlare con gli operatori. Beh, a dire il vero a Milano c'è lo sportello di corso Europa che è molto comodo, visto che dal lunedì al venerdì è aperto fino alle 20 e il sabato fa 10-18. L'altra cosa è che non è possibile dire "lascio lì i soldi e amen". Questo era possibile fino all'anno scorso, adesso il conto corrente vero e proprio ha tasso creditore zero e bisogna mettere i soldi in quello che loro chiamano "comparto IWPower", che dà il 4% lordo l'anno capitalizzato mensilmente. I soldi si possono mettere e togliere istantaneamente, ma questo significa comunque che devi fare molta attenzione alle tue spese per non far finire in rosso il tuo conto pur avendo tanti soldi.
In compenso le operazioni sono veloci: mi sono spostato senza problemi tutti i RID che avevo, e anche la richiesta degli assegni è stata indolore... se non per il fatto che ufficialmente non puoi chiederli se non hai accredito dello stipendio, 10000 euro sul conto e il conto stesso attivo da almeno sei mesi. Però io il martedì pomeriggio sono andato allo sportello facendo notare che per me non era bello aspettare sei mesi e hanno fatto richiesta di sblocco del blocco; mercoledì pomeriggio ho provato a fare la richiesta online che è stata accettata; giovedì sera mi hanno scritto che i libretti erano pronti.
Sulla parte di trading non vi posso dire nulla, perché non la uso; infine devo ancora scoprire come non farmi mandare i comunicati commerciali :-(
Giudizio finale: probabilmente c'è di meglio, ma sicuramente c'è molto di peggio. Per chi vuole saperne di più, il loro sito.

17.09.07
Il mondo deve sapere (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] Iniziamo a dire cosa c'è che mi suona male in questo libro (Michela Murgia, Il mondo deve sapere, ISBN edizioni, pag. 123, € 10, ISBN 9788876380440). Non è il fatto che sia nato come un blog che poi è stato cancellato in seguito alla pubblicazione: chissenefrega. La rappresentazione interna del call center Kirby credo anche sia in buona parte vera: avrei al più dei dubbi sulle "slide motivazionali", ma non ho elementi per giudicare. Quello che è strano è da un lato la chiusura brusca della storia, e i veri motivi per cui una persona "con studi di teologia" (terza di copertina) abbia fatto prima la callcenterista e ora la receptionist. Perché il libro è scritto davvero bene, e te ne accorgi già dalle prime pagine, dietro la prosa fintamente banale con frasi brevi e giustapposte; e ovviamente applica l'equivalente letterario delle tecniche di intortamento della "moglie del signor Mario"... con la scusa che il libro è definito come "romanzo" e quindi ufficialmente di vero non c'è nulla. Ad ogni modo, la lettura la merita.
Un'ultima nota sul libro inteso come oggetto: a parte il vezzo di colorare di rosso il bordo delle pagine come un racconto pulp, devo dire che la carta che Isbn edizioni usa è davvero molto bella.

13.09.07

[copertina] (se vuoi una mia recensione più seria di questo e del precedente libro, va' su Galileo!)
Di Internet ne parlano così tante persone, che spesso ci sembra di saperne già tutto a priori. Gli autori di questo libro (Fabrizio Luccio e Linda Pagli, Storia matematica della rete, Bollati Boringhieri - Nuova Cultura maggio 2007, pag. 201, € 16, ISBN 978-88-339-1785-6) sono professori universitari pisani (col Luccio ci diedi anche un esame, una ventina d'anni fa...) e hanno pensato di dare un'impostazione più matematica alla presentazione. Il libro è così diviso in due parti. Nella prima si raccontano i concetti matematici che sono alla base di Internet, esposti in maniera intuitiva, senza troppe formule, ma accurata; la seconda parte dà una visione a grandi linee di Internet partendo appunto da questi presupposti. Il libro è molto scorrevole e dà una visione molto chiara e interessante; probabilmente la seconda parte sarebbe potuta essere un po' più approfondita senza nessun problema, e dando anzi ulteriori spunti di riflessione. Un'unica pecca: a pagina 41 si dice che i cromosomi umani sono 24, invece di 46.

11.09.07
Rudi simmetrie (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] Chi mi conosce sa che sono un affezionato lettore e solutore della e-zine Rudi Mathematici, che "dall'altro millennio" diffonde il verbo matematico nella nostra lingua e ha raggiunto la bellezza di 1400 copie distribuite ogni mese. Sì, è gratuita, ma farsi spedire un malloppo di un megabyte ogni 30 giorni non lo fai comunque a cuor leggero. È pertanto con gioia che, sfidando le ire del Gran Capo della rivista, recensisco la spero prima raccolta in forma cartacea di alcuni degli articoli pubblicati su RM (Rodolfo Clerico e Piero Fabbri, Rudi simmetrie, CS_Libri, pag. 127, € 17, ISBN 978-88-95526-02-7), uscita a tiratura molto limitata per la CS_Libri - per procacciarvi il libro forse vi conviene andare direttamente là. Il libro è formato da due parti ben distinte, ancorché interallacciate; Rudy fa una trattazione prettamente matematica dei teoremi legati ai gruppi di simmetria in due e più dimensioni, mentre Piero presenta una serie di "compleanni": pezzi di letteratura che con la scusa di festeggiare un matematico nato nel mese di pubblicazione della rivista partono generalmente per la tangente e raccontano di tutto e di più. Se devo fare un appunto, avrei forse limato un po' la parte più strettamente matematica, pensando a chi si spaventerà almeno per la sua metà del testo. Però, se riuscite a superare le vostre paure, sarete certamente premiati!

05.09.07
Il cannocchiale d'ambra (libro)   [y2007_recensioni]

In questo terzo e ultimo libro della trilogia della Materia Oscura (Philip Pullman, Il cannocchiale d'ambra [The Amber Spyglass], Salani 2003 [2000], pag. 451, € 16, ISBN 9788884513298, trad. Francesco Bruno) tutti i fili degli altri due libri si intrecciano in un'opera di respiro davvero enorme, che parte dalla fine di Dio per arrivare all'ingresso nell'età adulta dei due ragazzi protagonisti, Will e Lyra. L'eterna lotta tra il bene e il male segna un punto topico, e come si era già intuito nei libri precedenti il male è anche la religione organizzata e gerarchica, che nel mondo di Lyra è ancora più opprimente. Ma a parte questo abbiamo echi di non so quante fonti diverse: un viaggio nell'Ade, le Arpie, richiami evangelici e biblici, più immagino tutti i riferimenti a William Blake e John Milton che io mi sono perso. Ma forse i pensieri che restano più impressi sono il tema del distacco, onnipresente nel testo; la coscienza che nasce da sola, un po' come secondo Hofstadter in I Am a Strange Loop, e il riconoscere che nessun essere vivente può conoscere tutto, e che quindi ciascuno di noi ha bisogno degli altri. Ottima la traduzione.

03.09.07
L'uomo che sapeva contare (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] Il sottotitolo di questo libro (Malba Tahan, L'uomo che sapeva contare [O homem que calculava], Salani settembre 1996 [1990], pag. 190, € 13, ISBN 9788877824813, trad. Lucio Zannini), "una raccolta di avventure matematiche", è un po' fuorviante. In realtà ci troviamo di fronte a una serie di problemi matematici sotto forma di racconti, un po' come Le Mille e una Notte: il tutto viene ambientato a Baghdad nel periodo del Califfato. Beremiz Samir, l'Uomo che Sapeva Contare, è in primo luogo un buon musulmano, ma anche una persona che ama i numeri sotto tutte le sue forme. I problemi che dovrà via via risolvere sono tutti piuttosto noti, ma devo dire che il modo in cui l'autore li ha proposti dovrebbe renderli accattivanti anche per chi non apprezza la matematica, e che forse potrà capire, nonostante quanto Tahan stesso scrive, che è sì vero che per il matematico "la ricerca della verità non ha fini pratici", ma dalla vita pratica si arriva comunque spesso alla matematica.

31.08.07
The Beatles - la vera storia (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] Uno avrebbe anche il diritto di dire basta alle biografie più o meno autorizzate dei Beatles. Non per altro, ma ne sono state pubblicate troppe. E invece eccoci qua con l'ennesima, anzi la biografia come recita il titolo originale. (Bob Spitz, The Beatles - la vera storia [The Beatles: The Biography], Sperling & Kupfer - I Fuoriclasse 2006 [2005], pag. 660, € 29, ISBN 9788820041618, trad. Ira Rubini). Dal punto di vista storiografico, nulla da eccepire: oltre alle fonti già esistenti, Spitz ha condotto una serie impressionante di interviste, e la sezione "note e riferimenti" è di un corposo da fare paura. Nel libro si trovano anche parecchie informazioni inedite, soprattutto sul periodo prima della Beatlemania, addirittura a partire da prima della nascita dei Fab Four. Alcuni dei miti relativi vengono demoliti a suon di fatti. Però... L'impressione che ho avuto nella lunga lettura è che Spitz abbia dei pre-giudizi (Paul sempre affarista, John il puro ma anche il più facile ad essere traviato, la perfida Yoko, e così via) e non si sia curato di nasconderli. Inoltre gli ultimi anni, 1968-70, sembrano essere messi giù di fretta, forse perché si era spaventato dalla mole del libro. La traduzione è scorrevole, ma è anche incorsa in diversi svarioni. Ad esempio, a pagina 189 le "novelties" non sono le "novità"; più indietro, "you're welcome" in risposta a un ringraziamento non è esattamente "sei il benvenuto"; a pagina 515, l'"ingenuity" è tutto meno che ingenuità.

30.08.07
La lama sottile (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] Secondo volume della trilogia della Materia Oscura, questo libro (Philip Pullman, La lama sottile [His Dark Materials II: The Subtle Knife], Salani 1997 [1997], pag. 292, € 13, ISBN 9788884511836, trad. Alfredo Tutino) riprende i temi de La bussola d'oro e li porta ancora più avanti verso i temi del miltoniano Paradiso Perduto... un personaggio si chiama adirittura Giacomo Paradisi! Per dirla in maniera un po' più chiara, il tema di base è la lotta dell'Uomo, armato solo del suo libero arbitrio contro l'Autorità (chiamatela Dio, se volete). In questo volume la lotta non è ancora iniziata: lord Asriel, dopo avere scoperto alla fine del libro precedente come creare un ponte tra i vari mondi paralleli, sta radunando un'armata. Ma questa storia resta solo sullo sfondo: qui continuiamo a seguire Lyra che si ritrova prima in un mondo intermedio infestato dagli Spettri, che rubano l'anima agli adulti, ma non possono toccare i bambini; e poi finisce nella nostra Terra, dove incontra un altro ragazzino, John Parry, che sta cercando suo padre sparito chissà dove dodici anni prima. I fili tra i due mondi si intrecciano sempre di più, anche per mezzo di un coltello davvero speciale, appunto "la lama sottile", che permette di tagliare delle porte tra i vari universi... La storia è sempre avvincente, anche se un po' più sfilacciata: spero che tutto torni chiaro col terzo volume. Peccato, almeno per me, che muoiono anche dei "buoni"; come in ogni libro serio, del resto. La traduzione è sempre ottima, anche se il "registro texano" stavolta si è perso.

29.08.07
L'equazione impossibile (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] A dispetto del nome, Mario Livio di italiano ne parla ben poco, come dice lui stesso. Ma non è certo questo il problema in questa sua opera (Mario Livio, L'equazione impossibile [The Equation That Couldn't Be Solved], Rizzoli - agosto 2005 [2005], pag. 414, € 10.20, ISBN 978-88-17-01348-2, trad. Sara Beltrame, Emanuela Cervini e Andrea Zucchetti), dove racconta... Beh, non è così facile spiegarlo. Il tema principale è la storia dell'equazione di quinto grado e della sua non-risolvibilità, facendo la storia dei vari tentativi a partire da Scipione del Ferro, Tartaglia e Cardano per giungere alla definitiva dimostrazione da parte di Abel e Galois. Le biografie di questi due geni precocemente morti sono un altro tema trattato ampiamente, così come la fisica contemporanea. Cos'hanno in comune tutte queste cose? La teoria dei gruppi in senso stretto e la simmetria in un senso più ampio. Ed è proprio la simmetria che dovrebbe essere il filo conduttore di questo libro, anche se il risultato finale secondo me lascia alquanto a desiderare visto che né l'appassionato di matematica né l'amante dei racconti ci trova chissà che cosa di nuovo. Peccato, perché l'idea non era affatto male. La traduzione è generalmente tranquilla, ma credo che ben pochi riusciranno a capire la parte sulle soluzioni putative delle equazioni, a meno che non siano già dei matematici.

28.08.07
Il visitatore che non c'era (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] Fredric Brown per me è sempre stato un autore di fantascienza. Tra i miei preferiti, tra l'altro, visto che il suo stile scanzonato e assurdo permette di divertirsi anche se parla di omini verdi o entità similmente improbabili come in Assurdo universo. Ma nella sua produzione Brown è anche stato un giallista, e questo libro (Fredric Brown, Il visitatore che non c'era [Night of the Jabberwock], Polillo - I Bassotti novembre 2003 [1950], pag. 245, € 11.90, ISBN 9788881541874, trad. Tracy Lord) ne è un esempio preclaro. Il cinquantatreenne Doc Stoeger, quasi un alter ego di Brown, ha molte passioni: il whisky, gli scacchi, Lewis Carroll e il giornalismo. È infatti il direttore e giornalista unico del Clarion News, un settimanale di cronaca locale della sua cittadina dove una notizia come la pesca di beneficenza della locale parrocchia può tranquillamente finire in prima pagina. Il cruccio maggiore di Doc è per l'appunto non potere mai avere un'edizione sensazionale del suo giornale... fino alla notte narrata nel libro, dove capitano tante di quelle cose che sarebbero bastate per dei mesi. Il tutto parte dalla visita di un ometto dall'improbabile nome di Yehudi Smith, l'"omino che non c'è" carrolliano, che lo invita a una riunione segreta di appassionati...
Prima di darvi notizie false e tendenziose, mi affretto a dire che il giallo in quanto tale è deboluccio, se ho scoperto l'assassino persino io; e che tutto il contesto è così da America rurale di fine anni '40 che potrebbe non piacere; però le pagine scorrono che è un piacere, aiutate dall'otima traduzione - anche se per un carrolliano un po' imbastardito come me trovarsi i versi tradotti lascia parecchio perplessi.

27.08.07

[copertina] In questo libro, che è la raccolta in forma cartacea di tre lezioni tenute all'università di Bologna (Piergiorgio Odifreddi, Penna, pennello e bacchetta, Laterza "Lezioni italiane" 2006 [2005], pag. X-194, € 7.50, ISBN 9788842079699), Piergiorgio Odifreddi ufficialmente dovrebbe raccontare quali sono "le tre invidie del matematico", vale a dire le arti della scrittura, della pittura e della musica che dovrebbero essere appunto appannaggio della parte destra del cervello, in opposizione a quella sinistra dedicata al ragionamento logico. Inutile dire che all'atto pratico, più che dell'"invidia", Odifreddi parla di come in realtà ci sia matematica dietro tutte queste arti. Il risultato pratico è piuttosto disuguale: le prime due sezioni sono un po' tirate per i capelli, mentre la spiegazione di come si è evoluta la teoria matematica alla base della musica è venuta molto bene. In genere, l'arte affabulatoria del nostro si vede alla grande, e rende la lettura molto piacevole: nella foga oratoria, si è perfino dimenticato di mettere troppe delle sue usuali frecciate anticlericali (sì, qui si parlerebbe di arte e non di religione: ma si sa che questo non è mai stato un limite). Ogni tanto però si lascia trasportare un po' troppo, come quando a pagina 75 afferma che "la successione telescopica di pentagoni e stelle... suggerisce che la diagonale e il lato del pentagono siano grandezze fra loro incommensurabili"; frase piuttosto azzardata, come si vede facendo una successione telescopica di triangoli equilateri uno dentro l'altro.

26.08.07

Questo weekend è stato particolarmente intenso dal punto di vista cultural-scarpinatorio. Dopo l'opera, infatti, ci siamo fermati a Trento: abbiamo fatto una passeggiata di due orette scarse in (tarda) mattinata, inframmezzata da una buona polenta alla malga Stramaiolo, e poi, prima di prendere il treno per Milano, ci siamo fermati a vedere la mostra Gli ori dei cavalieri delle steppe, che si tiene fino al 4 novembre presso il castello del Buonconsiglio. La mostra contiene una serie di reperti, per la maggior parte provenienti dai musei dell'Ucraina, sulle popolazioni delle steppe euroasiatiche, quelli che da noi sono stati chiamati Cimmeri e Sciti, prima, Sarmati poi, e infine Avari e Unni, e che hanno come denominatore comune il fatto di essere stati nomadi e non stanziali, e di usare i cavalli quasi come propria estensione.
Se devo essere sincero, avevo trovato piu interessante la mostra sui tesori afghani. Qua ci sono dei bei reperti, e le informazioni collaterali sono sicuramente molto ampie, oltre che essere in tre lingue (italiano, inglese e tedesco, chiaramente); però la scelta di suddividere le sale per temi, e non per popolazioni o per periodo storico - salvo l'eccezione della parte cristiana, ma questa è di sei-sette secoli successiva a tutto il resto - rende difficile farsi un quadro complessivo di cosa è successo. È anchevero che quelle sono popolazioni nomadi, ma l'Ucraina è comunque grande, e mi sa tanto che siano stati messi insieme oggetti da posti piuttosto lontani. Paradossalmente la sala che mi è piaciuta di più è stata la prima, senza reperti e che raccontava di quando quei popoli non erano ancora nomadici ma stanziali: un caso molto particolare, visto che in genere l'evoluzione delle civiltà avviene in senso opposto.
Ultima nota: per un handicappato in carrozzina la visita è assolutamente impossibile. Troppi livelli diversi nel castello, e l'impossibilità anche solo di pensare ad ascensori o cose del genere.

Il Barbiere di Siviglia (opera)   [y2007_recensioni]

Beh, diciamo che la giornata non è stata delle migliori. Già io non stavo bene, e alle otto di sera a un certo punto mi è venuta una serie di brividi che non riuscivo più a muovermi. Poi siamo scesi in ritardo da Trento. Abbiamo sbagliato strada per andare a trovarci con gli amici che hanno casa fuori Verona - e io stavo troppo male per dire "al diavolo la cena, lasciamo qua la macchina che siamo già a Verona, inutile andare avanti e indietro". Il sistema semaforico veronese è altamente pessimizzato. I parcheggi sotterranei erano tutti pieni, e posti in superficie vicino all'Arena non ce n'erano. Come risultato, siamo arrivati con mezz'ora di ritardo, perdendoci tutti i pezzi più famosi e dovendo vedene il primo atto dalla piccionaia. Niente male, visto che i nostri biglietti, ancorché scontati, venivano 75 euro; ma la colpa era nostra, quindi non recrimino affatto.
Detto tutto questo, passiamo all'opera di per sé, anzi no; due parole sull'Arena. Non c'ero mai stato, e devo dire che fa un bell'effetto, soprattutto se come ieri non pioveva e gli spalti erano belli pieni (le ultime file delle poltrone in platea no, a dire il vero: non so se una politica di prezzi last minute potrebbe aiutare, ma mi sa che non gliene importi più di tanto). Però vedere fuori le scene delle altre opere tutte accatastate che sembrano essere pronte per la discarica non è un bello spettacolo, dovrebbero pensarci su.
L'allestimento era "nuovo", diceva la locandina. Non saprei giudicare la validità di queste enormi rose poste sopra delle siepi, a loro volta posizionate quasi come labirinto che ogni tanto veniva spostato - e questo dalla piccionaia si vedeva molto bene - però posso dire che hanno fatto le cose in grande: alla fine del primo atto ci saranno state quasi cento persone in scena. Oltre ai cantanti, c'erano infatti una quarantina di soldati, e più di venti ballerini. Di questi ultimi confesso di non avere capito l'utilità, se non per riempire le due estensioni laterali del palco; per quanto riguarda le comparse che facevano i soldati, ho trovato divertente uno che nell'intervallo era uscito fuori dal teatro con qualche suo compare e, tirata fuori una macchina fotografica digitale, gli ha detto "Aho', immortalami!" Essendo Rossini, l'opera è ovviamente buffa: non so però se certi momenti umoristici non cantati sono stati aggiunti dal regista, oppure sono già presenti nella partitura originale. Sicuramente i fuochi d'artificio alla fine sono un'aggiunta moderna, che però stava molto bene.
Della qualità dei cantanti non parlo, perché non ci capisco nulla. Ho comunque notato che già non riesco in genere a capire una voce lirica femminile; il fatto che Rosina non fosse italiana ha ancora peggiorato la situazione, e ho subito perso ogni speranza di comprendere i suoi gorgheggi. Fortunatamente Almaviva, Figaro e Bartolo avevano una dizione molto più chiara, cosa che è abbastanza utile in un posto senza possibilità di mostrare sopratitoli. Mi chiedo anche come faccia uno come Franco Vassallo a cantare come Giorgio Germont nella Traviata un giorno, e come Figaro il giorno successivo: complimenti.
Ultima nota di demerito sul pubblico. Lasciamo perdere quelle che arrivano con tacco sette e scoprono che forse non era il caso: magari la volta successiva impareranno. Ma c'è di peggio. D'accordo, la rappresentazione è finita a mezzanotte passata. Posso capire che qualcuno avesse dei problemi, e dovesse partire in fretta. Ma non credo che la quantità di gente che ha iniziato a sciamare fuori prima ancora che i cantanti uscissero per gli applausi fosse tutta in così gravi ambasce; soprattutto la tipa davanti a noi che si è anche lamentata a voce alta chiedendosi perché la costringessero a uscire per quelle scalinate cosi ripide al buio, e non accendessero le luci. Ecco: a una tipa così non credo che riuscirebbe a entrare in testa il concetto che se le luci sono ancora spente, magari un motivo c'è.
(ah: a parte la stanchezza, alla fine dell'opera ero tornato perfettamente in forma. Merito dell'Arena o di Rossini?)

24.08.07

[copertina] (se vuoi una mia recensione più seria di questo e del precedente libro, va' su Galileo!)
Come per il libretto su Galois, anche qui (Laura Toti Rigatelli, Sophie Germain - Una matematica dimenticata, Archinto - Le mongolfiere 2007, pag. 77, € 9, ISBN 978-88-7768-486-8) abbiamo la storia di un matematico attraverso le sue lettere. No: in questo caso si parla di una matematica: Sophie Germain, una delle prime donne a riuscire ad ottenere una certa fama nelle scienze... nemmeno troppa, a dire il vero, visto che non credo che la conosciate in molti ed è stata financo "casualmente" dimenticata quando si è trattato di ricordare su una placca della torre Eiffel tutti gli scienziati il cui lavoro ha permesso la costruzione del monumento. Purtroppo la realizzazione pratica è molto inferiore. Le lettere sono state messe in ordine casuale - quelle senza data, anche se anteriori, sono lasciate per ultime - e soprattutto manca quel nonsoché che ti permette di sentire la persona come reale. Perlomeno c'è un utile glossarietto con la spiegazione di chi sono i matematici i cui nomi si incontrano nelle lettere riportate; però rimane un senso di dispiacere per quella che sarebbe potuta essere un'ottima occasione per fare vedere al grande pubblico che la matematica non si declina solo al maschile.

[copertina] La breve vita di Galois è stata molto romanzata, probabilmente perché i matematici volevano fare vedere che uno dei loro poteva anche pensare a qualcosa di diverso dai numeri. Non mi aspettavo quindi più di tanto da questo libro (Paolo Pagli e Laura Toti Rigatelli, Évariste Galois - Morte di un matematico, Archinto - Le mongolfiere 2007, pag. 93, € 12, ISBN 978-88-7768-488-2), ma sono rimasto piacevolmente sorpreso. La prima parte, con il racconto della vita del giovane francese, ha infatti superato la solita parte aneddotica che si legge di solito per dare un respiro piu ampio alle vicende e inserire meglio la sua vita nella Francia del dopo Restaurazione; ma soprattutto la seconda parte, contenente alcune lettere scritte o ricevute da Galois, è davvero interessante per capire meglio la sua personalità. Molto pratica la biografia del matematico nelle ultime pagine, e probabilmente indispensabile il copioso numero di note al testo. Non preoccupatevi, però: di matematica non ce n'è per nulla!

05.08.07
Cavalcare la propria tigre (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] Si sa che il pensiero filosofico orientale, soprattutto quello antico, è al giorno d'oggi di moda. Ci si lancia così anche lo psicoterapeuta Giorgio Nardone con questo smilzo libretto (Giorgio Nardone, Cavalcare la propria tigre, Ponte alle Grazie, maggio 2003, pag. 109, €9, ISBN 978-88-7928-639-8) che come sottotitolo recita "gli stratagemmi nelle arti marziali ovvero come risolvere problemi difficili attraverso soluzioni semplici". Mah. Di arti marziali in pratica non se ne parla, le soluzioni saranno "semplici" ma i tredici consigli mi sembrano tanto un modo come un altro di fare massime pseudozen. Per i curiosi, i consigli sono: Solcare il mare all'insaputa del cielo; mentire dicendo la verità; partire dopo per arrivare prima; intorbidire le acque per far venire a galla i pesci; se vuoi drizzare una cosa, impara prima come storcerla di più; circolare contro lineare, lineare contro circolare; uccidere il serpente col suo stesso veleno; spegnere il fuoco aggiungendo la legna; far salire il nemico in soffitta e poi togliere la scala; creare dal nulla; lo stratagemma del trucco svelato; cambiare costantemente rimanendo gli stessi; vincere senza combattere.
Il tutto è preceduto da tre capitoletti che spiegano quali sono le arti da seguire: la Metis (astuzia), dove tra l'altro scopriamo che nella filosofia platonica "fede religiosa e scienza si sovrappongono l'una all'altra sacrificando la saggezza al dogma" e che la biblioteca di Alessandria "venne data alle fiamme dai Cristiani che la ritenevano sacrilega"; la guerra (da evitare per quanto possibile); e la persuasione. Qualcosa di interessante lo si trova anche, ma bisogna spulciare bene.

31.07.07

[copertina] Io sono uno dei tanti (troppi?) per i quali la musica dodecafonica e postdodecafonica è assolutamente inascoltabile. Devo dire che non ci ho mai perso il sonno sopra, visto che c'è tanta di quella musica a disposizione che non mi capiterà certo di trovarmi in crisi di astinenza: Andrea Frova invece, da buon fisico, ha deciso di andare a fondo sulla cosa e ha scritto questo libro (Andrea Frova, Armonia celeste e dodecafonia, Rizzoli - BUR, ottobre 2006, pag. 360, €10.20, ISBN 978-88-17-00763-4) per decidere "scientificamente" una volta per tutte se quello contro la dodecafonia è un pregiudizio oppure ha un qualche fondamento. Il risultato è stato "è proprio vero", riuscendo così a spaccare i lettori. Tra gli altri commenti che ho letto, non ci sono mezze misure: o viene dato il voto massimo o il minimo. Il problema è che mi pare che i voti vengano dati più che altro per partito preso, a seconda se si sia dodecafilici (sparuta minoranza) o dodecafobici. Onestamente, nel testo ci sono parti molto interessanti, come ad esempio tutta la sezione centrale che spiega come i vari strumenti emettano il loro suono e come gli inviluppi delle varie armoniche modifichino il timbro. Anche la parte finale che mostra come i nervi vengono stimolati dalle onde sonore non è male. Però le settanta pagine del primo capitolo "Ascesa, trasfigurazione e morte dell'armonia tonale" sono un panegirico a volte persino imbarazzante di com'è bella l'armonia classica, com'è buona l'armonia classica, che perfino i neanderthaliani conoscevano l'armonia classica, che la musica delle altre culture sia così piatta in confronto all'armonia classica, e via discorrendo. (Su quest'ultimo punto devo ammettere che quando a Kobe ascoltai della musica tradizionale giapponese la trovai molto noiosa, tranne l'ultimo pezzo; il mio collega giapponese mi spiegò che quello era stato "contaminato" dall'armonia occidentale). Alla fine, insomma, il libro mi sembra quasi essere un pamphlet, intendiamoci scritto molto bene, ma che non smuoverà di un centimetro le certezze di nessuno.

30.07.07
La bussola d'oro (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] Supponiamo di trovarci in un college a Oxford agli inizi del ventesimo secolo. Solo che non è esattamente la stessa Oxford, o meglio non è esattamente la stessa Terra. Qui infatti la Chiesa cristiana ha un potere molto più pervasivo: non da parte del Papa, visto che dopo lo spostamento della sede a Ginevra e la morte dell'ultimo papa Giovanni Calvino non ne sono stati eletti altri, ma da una guida collegiale detta Magisterium. Ma quello che è ancora più diverso è che ogni persona ha accanto a sé un daimon, una seconda parte di sé sotto forma di animale. Questa è l'ambientazione del libro (Philip Pullman, La bussola d'oro [His Dark Materials 1: Northern Lights], Salani 1996 [1995], pag. 354, € 14.50, ISBN 978-88-8451-182-9, trad. Marina Astrologo e Alfredo Tutino). La protagonista è Lyra, una bambina undicenne che si trova suo malgrado coinvolta in una lotta più grande di lei nel tentativo di scoprire un passaggio tra i mondi paralleli, che si avvicinano tra loro nell'estremo nord per mezzo dell'aurora boreale. Il tutto è condito da streghe, orsi senzienti con armature di ferro meteoritico... e un texano, che si sa fa sempre il suo bell'effetto: ti accorgi che è texano anche dall'ottima traduzione :-). Devo dire che per la prima cinquantina di pagine non è che la storia mi appassionasse, ma poi mi ha preso davvero, anche se tirare fuori il libero arbitrio come hanno fatto alcuni commentatori mi sembra un po' eccessivo. Ah, il titolo non c'entra nulla, visto che lo strumento di cui si parlerà non è una bussola ma un aletiometro, che non vi dico cosa sia... leggetevelo!

25.07.07

[copertina](se vuoi una mia recensione più seria, va' su Galileo!)
Il periodo alla fine del diciannovesimo secolo è quello in cui nel Vecchio Mondo si era convinti che mancava pochissimo a scoprire tutto. Arthur Conan Doyle aveva una formazione da medico, come il suo alter ego Watson; ma le sue conoscenze sono meglio rappresentate dalle affermazioni di Sherlock Holmes, come si può immaginare. In questo libro (E.J. Wagner, La scienza di Sherlock Holmes [The Science of Sherlock Holmes], Bollati Boringhieri - Varianti 2007 [2006], pag. 228, € 20, ISBN 978-88-339-1749-8, trad. Alice Basso) l'autrice, esperta di medicina forense, racconta le conquiste della scienza dell'Ottocento attraverso i riferimenti nelle opere dell'investigatore londinese. Quello che si nota nei vari capitoli, dall'uso delle impronte digitali alle autopsie ma anche al modo in cui la polizia deve operare sui luoghi del delitto, mostra come Conan Doyle fosse estremamente attento alle novità che si stavano verificando, e in un certo senso facesse del proselitismo sotto la forma dei racconti investigativi. Ciò detto, pur riconoscendo lo stile leggero del libro fortunatamente mantenuto nell'ottima traduzione, mi pare che il libro abbia un interesse relativamente limitato per tutti coloro che non siano davvero appassionati della materia. La parte finale dei capitoli, una specie di "sapevàtevelo!" con notiziole sugli usi delle varie metodologie dopo la morte di Conan Doyle, era poi a mio parere inutile. Scegliete voi se la materia vi ispira o no.

23.07.07

[copertina]Per la serie "guide pratiche per chi ha bisogno della carta", anche Wikipedia è diventata un caso di studio. Anche se generalmente diffido dai manuali che sicuramente non possono sostituire l'esperienza diretta, devo dire che questo libro (Cristina Ortolani, Wikipedia - l'enciclopedia sul web, IALweb 2007, pag. 144, € 9.50, ISBN 978-88-89563-22-9) è scritto bene, e risulta effettivamente interessante anche per capire cosa sta dietro alla filosofia wiki in generale, e per avere un'ampia bibliografia degli "altri" siti in stile wiki (anche se manca Nonciclopedia :-) ) La parte relativa a wikipedia vera e propria è corretta, visto che è stata riguardata da qualche pazzo di wikiMedia.it (notare la M al posto della P): io c'entro poco, ho solo visticchiato qualcosa delle bozze. Insomma, può servirvi per fare bella figura alla macchinetta del caffè, e scusate se è poco!

16.07.07

[copertina] Mi sa tanto che non deve essere così facile essere nato in un paese dell'Est, essere emigrato in Italia, e nonostante tutto essere di sinistra. Anche Moni Ovadia deve essere d'accordo con me, visto che in questo libro (Moni Ovadia, Lavoratori di tutto il mondo, ridete!, Einaudi Stile libero big 2007, pag. XXIV-269, € 15.50, ISBN 9788806185350) si lancia in una lunga introduzione per spiegare come l'idea di base del socialismo rivoluzionario fosse buona, ma che è stata gestita sempre peggio: e che comunque il capitalismo non è certo meglio e che se non fosse stato creato quel "cordone sanitario" dopo la prima guerra mondiale magari le cose sarebbero andate diversamente. Resta il fatto che questo libro rimane né carne né pesce, con una serie di battute che dovrebbero essere la parte fondamentale del libro ma sono di valore disuguale: alcune fantastiche, mentre altre non sono riuscito a capirle. Paradossalmente è più interessante la parte storica, con l'appendice in fondo e i rapidi richiami durante il libro: ma allora perché non farlo esplicitamente? Avevano paura non vendesse?

11.07.07
Etnomatematica (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina](se vuoi una mia recensione più seria, va' su Galileo!)
Per tutti noi la matematica è fondamentalmente una successione di teoremi e dimostrazioni. Magari le dimostrazioni non le capiamo, ma ci fidiamo. Questo però è il lascito del pensiero greco, e non è affatto detto che la stessa cosa capitasse con altri popoli. Ma effettivamente, come potrebbe la matematica essere diversa? In questo libro (Marcia Ascher, Etnomatematica [Mathematics Elsewhere], Bollati Boringhieri - Saggi Scienze 2007 [2002], pag. 235, € 28, ISBN 978-88-339-1767-2, trad. Paolo Pagli) l'autrice cerca di dare una risposta, proseguendo le ricerche etnologiche già portate avanti da lei in passato. Vengono cosi presentati vari concetti matematici in culture primitive, anche se non necessariamente: la sezione in cui viene spiegata la logica "prescrittiva" del calendario ebraico è assolutamente gustosa, cosi come la struttura ciclica che i baschi delle montagne usavano fino a pochi decenni orsono per ottenere equità ed evitare prevaricazioni. La matematica sottostante i vari procedimenti raccontati è svolta in maniera fin troppo completa, il che forse potrebbe nuocere a chi non è così abituato a masticarla; la traduzione è ottima - ma Paolo Pagli è docente universitario di matematica, quindi ce lo si può aspettare. Peccato per qualche svista sfuggita ai correttori di bozze.

02.07.07
<em>Zomberos</em> (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina]Figlio del programma radiofonico cult trasmesso da Radio24, questo libro (Diego Cugia, Zomberos, Mondadori "Strade blu" 10/2006, pag. 249, € 15, ISBN 978-88-04-56052-4) raccoglie alcune degli annunci fatti dal "fu Diego Cugia", che dopo essere stato Jack Folla in Alcatraz si è trovato ostracizzato da Radiorai, e ha così pensato di iniziare una nuova vita (si fa per dire...) come zombie. I testi contenuti nel libro risalgono a gennaio-giugno 2006, e pertanto sono un po' datati, visto che in genere si rifacevano all'attualità; bisogna però dire che Cugia ha un modo molto personale di raccontare, ed è pertanto molto interessante rileggere le notizie con un occhio diverso. Quella che però ho trovato inutile è la sezione centrale, con una raccolta di email spedite a Cugia dagli affezionati ascoltatori del suo programma, giusto con qualche voce contraria per non far sembrare il tutto un plebiscito. Forse volevano "fare comunità", ma un libro non è esattamente il luogo deputato!

01.07.07

Oggi gita turistica a Torino, per farmi respirare un po' d'aria di casa e andare a vedere la mostra di cui in oggetto. In pratica, a quanto pare, una delle clausole non scritte della guerra Onu contro i talebani sembra essere stata "bene, noi ve li togliamo di torno, però poi ci fate portare in giro un po' della roba che c'è dalle vostre parti". I talebani continuano ad esserci, però la mostra almeno la si può vedere: è stata prima a Parigi, adesso è a Torino fino al 23 settembre perché Sanpaolo pre-Intesa aveva cacciato i soldi, poi penso finirà ad Amsterdam, Bonn e New York.
Anche se sapevo dov'era il museo di Antichità di Torino ho fatto comunque fatica a trovare l'ingresso, visto che l'hanno spostato ed è a fianco del duomo. In effetti, la mostra sta nel seminterrato della Manica Nuova di Palazzo Reale, quella che quando hanno deciso di costruire hanno scoperto che rimaneva per metà sopra i resti del teatro romano: solo che i Savoia non si lasciavano intimidire da tutto questo, e quindi ora si vede solo metà del teatro perché l'altra metà resta appunto all'interno del palazzo. La mostra non è enorme come quantità dei reperti, ma la qualità è davvero eccezionale: la parte delle tombe di Tillia Tepe, scoperta tra l'altro dai sovietici, è semplicemente favolosa. A parte la ricchezza e l'abilità nella creazione dei manufatti, la cosa più interessante è probabilmente la commistione di temi greci e indiani, legata al fatto che la maggior parte dei reperti è databile tra il 300 a.C e il 100 d.C, dopo che Alessandro Magno aveva aperto anche la via dell'occidente.
Visto che il biglietto è cumulativo, abbiamo anche dato un'occhiata al museo di Antichità, che io avevo già visitato alcuni anni fa. A parte che continuo a trovarmi a disagio con la logica "di scavo" dell'esposizione - in pratica, si fa un percorso a spirale e man mano che si scende verso il basso si trovano reperti più antichi - bisogna dire che il confronto con quello che facevano in Afghanistan è impietoso. Ma è anche vero che il Piemonte è sempre stata una provincia periferica... non si può pretendere troppo. Il museo però ha i suoi punti di interesse, come ad esempio le ampie spiegazioni sui manufatti - solo in italiano, purtroppo.

25.06.07

[copertina]
In questo libretto davvero smilzo (Carlo Rovelli, Che cos'è il tempo? Che cos'è lo spazio?, Di Renzo "I Dialoghi - Scienza", pag. 59, € 8.50, ISBN 9788883230820) l'autore, fisico teorico e uno dei cosiddetti "cervelli all'estero", racconta le sue ricerche sulla natura dello spazio-tempo. Spero di non rovinare la sorpresa a nessuno se vi dico che secondo la sua "teoria dei loop" (da non confondersi con la più nota teoria delle stringhe) non esiste né spazio né tempo. Ciò detto, devo anche rassicurare il lettore allergico alla matematica: qui di formule e robacce del genere non ne troverà affatto; piuttosto leggerà una specie di rapida autobiografia dove qua e là si parla anche di fisica. Magari la cosa può anche interessare, ma di una divulgazione così all'acqua di rose non me ne faccio molto.

21.06.07

[copertina] (se vuoi una mia recensione più seria, va' su Galileo!)
Confesso che mi sono avvicinato a questo libro (Eva Filoramo, Alberto Giovannini e Claudia Pasquero, Alla scoperta della crittografia quantistica, Bollati Boringhieri "Nuova didattica" 2006, pag. 228, € 20, ISBN 978-88-339-5778-4) con qualche timore, pensando che il testo sarebbe stato troppo sensazionalista, o magari astruso, o al contrario troppo semplicistico. Fortunatamente mi sono dovuto ricredere. Gli autori hanno trovato un ottimo equilibrio tra le spiegazioni scientifiche, che nel caso della meccanica quantistica non sono certo banali, e la divulgazione; anche la prima parte del libro, che racconta a grandi linee la storia della crittografia fino alla fine del secolo scorso, è ben fatta e dà degli ottimi spunti anche a chi come me conosce abbastanza bene il campo. Una lettura consigliata per chi vuole capire se effettivamente i paradossi quantistici possono venire sfruttati nel mondo reale.

19.06.07
Il re dello spazio infinito (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] (se vuoi una mia recensione più seria, va' su Galileo!)
Probabilmente il nome di H.S.M.Coxeter non dice molto alla maggior parte delle persone, ma confido che tra i miei lettori la percentuale salga, non foss'altro che per tutte le citazioni ai suoi lavori fatte da Martin Gardner. Questa (Siobhan Roberts, Il re dello spazio infinito [King of Infinite Space], Rizzoli 2006 [2006], pag. 558, € 22, ISBN 9788817011785, trad. Daniele Didero) è la sua biografia, che percorre tutti i novantacinque anni di vita dell'uomo che da solo mantenne viva la fiammella della geometria classica nel corso del XX secolo. Avviso subito che il testo non è affatto pensato per un matematico, ma piuttosto per una persona che vede i matematici come una strana genìa, buona soamente per ricavarci su usa serie di gustosi aneddoti, di cui in effetti il libro è infarcito. Il risultato finale, almeno dal mio punto di vista, è piuttosto deludente, anche perché il testo divaga qua e là senza riuscire a seguire un percorso continuo - non che Coxeter abbia avuto chissà quale vita turbolenta, essendo rimasto per piu di sessant'anni a Toronto - e non fa capire la sua importanza nel panorama mondiale; insomma, la Roberts ha perso un'occasione. La traduzione è scorrevole, anche se a pagina 277 il cerchio di cui si parla è "dei" (non "a") nove punti: ma è anche vero che non fa parte del curriculum di geometria che ti insegnano a scuola o all'università.

18.06.07

[copertina] "David Madsen", così dice la terza di copertina di questo libro (David Madsen, Amnesie di un viaggiatore involontario [A box of dreams], Meridiano Zero - Primo parallelo 2007 [2003], pag. 222, € 14, ISBN 978-888237139-5, trad. Francesco Francis), è lo pseudonimo di un professore inglese (di filosofia e teologia, aggiungono le scarne note che ho trovato in giro. Questo è il suo terzo libro, che confesso avere comprato per caso attratto dal titolo, e per la bella copertina disegnata da Valerio Bindi. Però la scelta è stata davvero ottima, sempre che amiate come me il nonsense allo stato puro e una storia che si dipana senza capo né coda. Il viaggiatore in questione si ritrova in un treno diretto non si sa dove, senza sapere chi è, in compagnia dello psicologo Sigmund Freud - che però non è quel Freud! - e di un grasso e laido controllore, per finire in un non meglio identificato paesino mitteleuropeo dove le mucche sono davvero pazze e sembra che l'unico cibo sia il pane. Il tutto con avventure sessuali di vari tipi... ma ribadisco, è meglio lo leggiate per conto vostro!
Aggiornamento: ho avuto uno scambio di mail con l'editore di Meridiano Zero, che mi ha assicurato che la scelta di avere un titolo molto diverso dall'originale è stata voluta e concordata anche con l'ottimo traduttore Francesco Francis. Elimino quindi il mio giudizio negativo sulla scelta, anche se personalmente credo che sarebbe stato più nello spirito dell'opera inserire il titolo effettivo, e non quello originario, nella finta recensione che si trova verso la fine del libro. Sarebbe stato un ulteriore anello nel vortice di "sogno dentro un sogno"!

17.06.07
Luna-PAC Serafini (mostra)   [y2007_recensioni]

In piena zona Cesarini (la mostra chiude oggi) Anna e io siamo andati al PAC a vedere la "mostra ontologica" dedicata a Luigi Serafini. È una delle rarissime volte in cui sono d'accordo con Sgarbi, che si è gloriato del fatto di averla fortissimamente voluta. Serafini è troppo di tutto. Non è che mi piacciano tutte le sue opere e installazioni, intendiamoci, però le sue opere surrealiste sono assolutamente favolose, e l'ingresso, con Coppia di Hirundòmani mostra alla competente Autorità Aviaria il permesso di soggiorno al PAC, fa subito capire di che pasta è fatto il Nostro. Per chi lo conosce da lunga data, ci sono tra l'altro un centinaio di tavole originali del Codex Seraphinianus (che hanno appena ristampato da Rizzoli... peccato costi 89 euro), la sua enciclopedia illustrata scritta in una lingua completamente inventata a partire dalla forma delle "lettere".
Purtroppo non c'era in vendita un poster di Geometrindi e Matematindi, che altrimenti mi sarei comprato al volo: mi sono così limitato ad acquistare il catalogo della mostra. Certo che la spiegazione della successione di Fibonacci dove i conigli diventano a un certo punto conigli e cubigli getta nuove luci sull'algebra!

16.06.07
Il matrimonio di Tuya (film)   [y2007_recensioni]

[locandina] Avevo bisogno di guadagnare qualche Punto Moglie™: ieri sera mi sono fatto così trascinare all'Apollo a vedere questo film che ha appena vinto l'Orso d'Oro al festival di Berlino.
Punti positivi: dura novantasei minuti, non due ore e mezzo come adesso sembra la misura minima per fare Un'Opera D'Arte. Si vedono le steppe della Mongolia interna, che non credo riuscirò mai a visitare. Si vedono i pezzi di Cina che si sta modernizzando - si fa per dire, mi sembrava un film neorealista o al massimo dell'inizio degli anni '60. Credo di avere visto per la prima volta una zangola. La protagonista è davvero carina. Per qualcuno (io non sono tra questi, ma per onestà lo aggiungo) c'è un film che non finisce con "e tutti vissero felici e contenti". Per tutti, non ci sono personaggi tagliati con l'accetta, o buonerrimi o kattivissimi.
Ciò detto, la storia - che non ho capito perché viene definita "commedia". Sì, non è una tragedia, ma qualcosa in mezzo ci sarà pure! - secondo me non regge per nulla, e ci sono dei salti logici assolutamente assurdi che non aiutano certo la comprensione. Per chi non ne sa nulla, Tuya è una pastora il cui marito è rimasto storpio; i due divorziano perché Tuya possa trovare un nuovo uomo che la aiuti, ma lei pretende che il suo ex-marito rimanga comunque con loro. Di per sé alla fine ci riuscirà, ma... (non è che possa dire tutto!) Le musiche, chiaramente locali, sono letteralmente strazianti; quando Batoer suonava il flauto mi tappavo le orecchie per evitare i fischi stridenti, e le "musiche da matrimonio" mi hanno fatto rivalutare le prefiche.
La mia vera fregatura è che ho fatto troppo il muso, e quindi di Punti Moglie™ ne ho poi guadagnati pochini!

15.06.07

[copertina] Riedizione di un classico degli anni '70, questo libro (Tano Parmeggiani e Carlo E. Santella, Il grande libro degli enigmi, Rizzoli 2006, pag. 251, € 18.50, ISBN 9788817014199) non può mancare nella biblioteca di un amante dei giochi. Non tanto per la qualità degli enigmi, che non è poi così straordinaria (leggi: quasi tutti sono roba che si è già vista in giro in varie salse) quanto per il modo in cui questi racconti sono presentati. A ciascuno di essi è associato un racconto, che può variare da una semplice storiella alla presa in giro di libri e autori noti: memorabile la scena da libro Cuore in cui il maestro entra e trova disegnato sulla lavagna con i gessetti colorati il Preside che sta facendo l'amore con la maestrina dalla penna rossa, e deve scoprire quale degli alunni ha fatto il disegno... e la soluzione, naturalmente, è sotto forma di lettera firmata "tuo padre". Ma spesso le parodie e gli ammiccamenti sono molto più nascosti, e danno un piacere ulteriore a chi sta cercando di risolvere gli enigmi.

12.06.07
Breve storia del mondo (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] Questo libro (Ernst Gombrich, Breve storia del mondo [Eine Kurze Weltgeschichte für junge Leser], Salani 1997 [1985], pag. 338, € 9, ISBN 9788884516015, trad. Riccardo Cravero) è stata la prima opera di Gombrich ad essere pubblicata, subito dopo la sua laurea. La leggenda vuole che avessero chiesto a Gombrich di tradurre in tedesco un libro di storia per ragazzi; lui, dopo averne visto qualcuno, aveva commentato che non gli piacevano per nulla e che l'avrebbe scritto meglio lui; al che l'editore lo prese in parola, e gli fece scrivere un capitolo di prova che fu accettato. L'unica fregatura fu che il libro sarebbe dovuto essere completato in trenta giorni, al che Gombrich seguì lo stile dei suoi vicini tedeschi e si mise a scrivere un capitolo ogni giorno, tranne la domenica in cui faceva leggere i suoi parti alla moglie.
Il risultato secondo me è affascinante: il libro è indubbiamente scritto in modo che possa essere compreso da un ragazzo, ma ha una freschezza - mantenuta nella traduzione - che lo rende apprezzabile anche da chi ragazzo non lo è piu da qualche decennio. Aggiungo anche che in qualche punto mi sono stupito di avere imparato qualcosa di nuovo! L'unico neo a mio parere sono le illustrazioni di Fabian Negrin. Quelle proprio non sono riuscito a sopportarle: inutile, non mi piacciono.

11.06.07

[locandina] Ho già scritto più volte che Anna fa cose ignobili, pur di portarmi al cinema. Così sabato è finita che ci siamo trovati in mezzo a (per fortuna pochi) bambini-con-genitori-appresso a vedere il nuovo film di animazione della Disney (vedi anche il sito italiano), il primo "serio" dopo il divorzio con Pixar.
Onestamente non posso dire che l'abbia trovata un'opera eccezionale. A parte la parte finale del primo tempo quando viene presentato il mondo futuro e la famiglia Robinson, e dove la sceneggiatura fa davvero girare la testa perché è praticamente incomprensibile, non è che ci sia molto altro di valido. Poi comincia a stancarmi l'ormai reiterata abitudine disneyana di avere un orfano (ovviamente perfetto)...
I riferimenti, che sono ormai la parte che cerco più spesso nei film di animazione, sono relativamente pochi, almeno per me (IMDB non è d'accordo). A parte ovviamente Ritorno al futuro, c'è qualcosa de I Jetsons ("I pronipoti", per chi è molto vecchio), con il doppio gioco delle cromature e del rumore di avviamento anni '50; Doris la bombetta, più che Magritte, a me ha fatto venire in mente Stanlio; le rane canterine e mafiose sono più che altro un cliché.
Insomma, lo si può lasciare tranquillamente perdere, se non avete figli o nipotini a cui far passare un'ora e mezzo. Al limite, ricordatevi il punto comportamentista su cui si basa il film: "Andare sempre avanti", senza lasciarsi scoraggiare, e con il corollario di quando Lewis non riesce a riparare la macchina per mettere il burro di arachidi sui toast e fa sì che tutta la famiglia Robinson venga schizzata: "se hai sbagliato, puoi fare tesoro dei tuoi errori e migliorare. Se fai tutto giusto, c'è poco da imparare".

10.06.07

Quasi in zona Cesarini (la mostra chiuderà tra due settimane) stamattina siamo stati a Palazzo Reale a vedere la mostra Kandinksy e l'astrattismo in Italia - 1930-1950.
Prima cosa: la mostra è favolosa. Nonostante l'allestimento sia stato curato anche dalla Fondazione Mazzotta, che storicamente tende a lavorare più sui disegni che sui quadri, questa volta ci sono davvero tante opere, e soprattutto Kandinsky è davvero ben rappresentato nella sua fase astrattista. Né ha senso lamentarsi della mancanza di opere del suo primo periodo, visto che Luciano Caramel, il curatore della mostra, l'ha costruita in maniera assolutamente coerente. Al limite ci si può lamentare della quantità di opere esposte complessivamente, che è davvero enorme e può indurre a crisi di rigetto.
Altra cosa spettacolare è l'illuminazione. Quando si entra nella prima sala e si sta davanti a Composizione VII, il primo pensiero è "ma è una riproduzione?" Mi sono lamentato tante volte di come nelle mostre fosse impossibile vedere i quadri per colpa di tutti i riflessi: beh, questa volta non è affatto stato così. L'unico appunto da fare è che per gli astrattisti italiani le uniche informazioni che si avevano era la loro biografia, e che forse qualche nota in più sarebbe stata utile: e poi non ho ben capito perché mai veniva scritto che "esponevano alla Biennale" (al presente) anche ben dopo la loro morte. Vezzi di Caramel?

08.06.07

Siamo a fine stagione, e anche a teatro si fanno i saldi. Siamo così andati con un biglietto last minute a vederci... le marionette. Al Piccolo c'è infatti questa tradizione della Compagnia Marionettistica Carlo Colla e figli - al momento c'erano tra gli altri Carlo II Colla e Carlo III Colla - che spesso fanno spettacoli per bambini, ma a giugno si sono cimentati con queste due opere goldoniane, in scena fino al 10 giugno, non esattamente con un pienone di pubblico.
Inizio subito col dire che le opere di per sé sono serissime, anche se leggermente rimaneggiate, e mostrano il genio di Goldoni. Aristide è una presa in giro del Temistocle di Metastasio, musicata da Vivaldi; l'ambientazione sarebbe in teoria nell'antica Persia, con il re Serse, ma i due servi non sono altri che Arlecchino e Colombina! Giusto per dire che la contaminazione dei generi non è nata negli ultimi cinquant'anni. Il mondo alla roversa invece ha le musiche di Salieri, ed è una commedia dove si immagina che a Venezia le donne abbiano preso il comando e costringano gli uomini a essere loro schiavi d'amore... fino a che Ferramonte consiglierà questi cicisbei su come rimettere le cose a posto.
Le marionette sono semplicemente stupefacenti. Ci sono scene in cui due personaggi si scambiano tra di loro una spada, e non ho ancora capito come facciano. Nella scena iniziale de Il mondo alla roversa, ambientata a San Marco, ci sono due piccioni che svolazzano qua e là. Le scenografie sono perfette, e tra l'altro con un gioco di prospettiva incredibile: quando i marionettisti sono scesi a prendersi i convinti applausi del pubblico, dovevano stare accucciati per non spaccare tutto.
Chi volesse provare l'ebbrezza ha anche la prossima settimana a disposizione, con nientemeno che Il giro del mondo in ottanta giorni!

04.06.07
Abuyon non cadrà (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] La mia fama di spietato recensore di libri si sta sempre più diffondendo. Ugo mi ha così spedito questo libro di fantasy (Michele Lerda, Abuyon non cadrà Araba Fenice 2007, pag. 156, € 13, ISBN 9788886771771) chiedendomi di leggerlo e dare un parere.
La storia è molto interessante, e presenta l'enorme vantaggio - almeno per me - di essere fantasy senza riciclare Harry Potter o Il signore degli anelli. Le protagoniste sono infatti due gatte, e il mondo è parallelo a quello degli umani, con qualche punto di contatto come appunto Abuyon. Le trovate che si trovano man mano nel racconto sono spesso inaspettate, come ad esempio il linguaggio Fusa: la storia scorre bene. Detto questo, e tralasciati un paio di refusi ("accattate" invece che "attaccate" a pagina 35, e "I" invece che "Il" a pagina 149), e il piemontesismo "solo più", devo aggiungere che quello che mi pare mancare nel libro è una visione d'assieme. L'autore ha affermato di averlo scritto di getto, e riguardato solo alla fine: caratteristica che ha in comune con parecchi grandi scrittori dell'Ottocento, ma che porta inevitabilmente a non avere personaggi disegnati a tutto tondo, con un loro carattere ben definito. Per dare un esempio, Milù parte come gatta sempre pronta a mangiare, e poi non la si vede praticamente più interessata al cibo... anche in un romanzo di iniziazione è troppo. Anche alcuni artifici, come quello degli alter ego, sono stati usati un po' troppo spesso come metodo per togliere le castagne dal fuoco quando la storia si ingarbugliava troppo.
Ma in definitiva quest'opera prima del nostro Camilleri alla rovescia (non solo perché è della Provincia Granda...) lascia ben sperare per il futuro.

Specchio+   [y2007_recensioni]

Con una decina di giorni di ritardo, racconto rapidamente le mie impressioni sulla nuova incarnazione dell'ex-settimanale - ora mensile, con il "+" nel nome che dovrebbe indicare una miglioria - che esce come allegato de La Stampa l'ultimo sabato del mese. Il costo è di trenta centesimi oltre il prezzo del giornale, restando allineato con gli omologhi inserti dei quotidiani concorrenti: c'è però la differenza che mentre il vecchio Specchio era in abbinamento facoltativo in Piemonte, Val d'Aosta e Ligura, cioè nel bacino storico della diffusione del giornale, adesso mi pare che lo debbano comprare anche loro. Le altre differenze esteriori sono nel formato, che è più grande di prima, e nel dorso, che è di nuovo in formato libro, e non semplicemente spillato. Per quanto riguarda il contenuto, secondo la copertina e l'editoriale il supplemento dovrebbe essere dedicato a "innovazione e creatività", parole che fanno tanto moderno, e tutto il supplemento dovrebbe avere un respiro più ampio di quello del vecchio settimanale. In pratica? Beh, innanzitutto c'è una quantità incredibile di pubblicità. Sulle 264 pagine del supplemento, ce ne sono 105 che sono réclame per così dire "ufficiali": quindi escludendo redazionali e liste di oggetti trendy, che in fondo sono sempre pubblicità. Sul resto, mancano le rubriche, che comunque erano già state sfrondate negli ultimi mesi di Specchio, e gli articoli sono sempre più visivi e meno testuali. Capisco che fare dei veri approfondimenti non è così facile, ma non riesco esattamente a capire l'utilità che avrei nel leggere questo supplemento.
Un'ultima curiosità: la redazione di Specchio+ si trova a Milano, in piazza Cavour. Ormai Torino conta sempre di meno.

[copertina] (se vuoi una mia recensione più seria, va' su Galileo!)
Hardy, nella sua Apologia di un matematico, si lamentava che ormai alla sua età non potesse più fare matematica ma si dovesse limitare a farla conoscere. Ian Stewart apre questo suo libro (Ian Stewart, Com'è bella la matematica [Letters to a Young Mathematician], Bollati Boringhieri - Nuova Cultura 2006 [2006], pag. 157, € 17, ISBN 9788833917146, trad. Benedetta Antonielli d'Oulx) con questa citazione, e subito aggiunge qualcosa tipo "beh, adesso le cose sono cambiate: si può fare matematica fino a tarda età, e comunque divulgarla è bellissimo". In effetti, questo breve libro vuole essere l'aggiornamento al ventunesimo secolo dell'ormai classico testo di Hardy, partendo dalla demisoginizzazione del testo - le lettere sono a una giovane fanciulla, seguita dalle scuole superiori alla sua prima cattedra accademica - e arrivando alle spiegazioni della vita attuale di un matematico di professione.
Di per sé l'idea è ottima, e sicuramente alcuni capitoli permettono anche al profano di avere un'idea del perché un matematico si sente tale - ad esempio, la parte sulle dimostrazioni come la narrazione di una storia è davvero interessante. Inoltre non ci sono formule, e quindi non dovrebbe spaventare il lettore. Peccato - a parte per il prezzo - che il libro abbia svariati refusi, e soprattutto alcuni punti in cui la matematica descritta sia sbagliata: Fermat ha dimostrato il suo teorema nel caso n=4, e l'enunciato del teorema di Bernstein è errato. È vero che il profano non si preoccuperà più di tanto della cosa, ma un ulteriore controllo sarebbe stato utile.

03.06.07
TIMER (mostra)   [y2007_recensioni]

A una settimana dalla sua chiusura, sono andato alla sede staccata della Triennale in Bovisa a vedere la mostra Timer, o per la precisione la versione 2007 di quella che secondo gli organizzatori dovrebbe "affermare il ruolo di Milano come uno dei potenziali riferimenti europei dell'arte dei nostri giorni". Da casa mia sono solo dieci minuti in auto, ma che mi hanno permesso di fare tante scoperte: ad esempio che per arrivare in via Lambruschini non si passa dalla Bovisa ma da via Mac Mahon, e che si può rischiare un tamponamento a catena perché un sessantenne idiota se ne sta in bicicletta sul lato sinistro della carreggiata del cavalcavia Bacula e improvvisamente decide di spostarsi sulla destra. Io in realtà non l'avevo nemmeno visto, ho solo notato un'inchiodata generale cui ho contribuito anch'io...
Ma passiamo alla mostra. Eravamo in quattro: oltre a me e Anna c'era infatti copiascolla e una sua amica piacentina. E siamo anche entrati con il biglietto ridotto usando alcune delle mille tessere di copiascolla. Lo spazio espositivo è molto bello, ampio e luminoso; per quanto riguarda le opere, si sa come funziona l'arte contemporanea: c'è della roba onestamente bella, nel senso che ti dice qualcosa, e c'è tanta fuffa, accuratamente nascosta dalle didascalie che mostrano un uso non comune del dizionario dei sinonimi e contrari, per riuscire a dire senza dire. Ma il massimo è sicuramente stato raggiunto nel pannello che apre la mostra e spiega il suo contenuto. Non so chi tra Davide Rampello, Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni si sia cimentato in quella prosa: il signore in questione è però riuscito a scrivere un testo che, tradotto in italiano corrente, dice più o meno "L'undici settembre è un punto di svolta anche nell'arte: gli artisti mostrano questa svolta facendo esattamente le stesse cose". Un mito.
Il sito è molto bello visivamente, ma una chiavica nella fruizione: scordatevi di usarlo se non avete una risoluzione almeno 1024*768 e tanta fantasia.

25.05.07
Il sonno degli dei (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] In questo vecchissimo Urania - ha il prezzo ancora in lire! - che mi è capitato tra le mani (Jack McDevitt, Il sonno degli dei [The Engines of God], Urania n.1340 - 1998 [1994], pag. 488, Lire 7000, ISBN 9771120528002, trad. Grazia Alineri) il filo principale della storia è la xenoarcheologia, insomma la versione dell'archeologia applicata ai mondi diversi dal nostro. DeVitt è abbastanza bravo a provare a immaginare quali manufatti potrebbe fare una civiltà aliena, e il mistero delle città finte ha anche un suo certo qual interesse. Però il risultato finale mi è sembrato piuttosto deludente, in un certo senso senza né capo né coda, come se il libro fosse stato scritto in vari pezzi e nessuno si fosse messo a rileggerlo tutto di un fiato per vedere se il puzzle si ricombinava bene; e alcuni dei pezzi "pensierosi" - nel senso che dovrebbero spiegare cosa il protagonista sta pensando - sono francamente noiosi.

22.05.07
Cattedra del dialogo   [y2007_recensioni]

La Cattedra del dialogo era stata istituita dal cardinal Martini per un confronto tra cattolici e laici sul cristianesimo. Adesso (vedi volantino in pdf) i tempi cambiano (anche se la scorsa settimana in effetti c'era Gianni Vattimo) e ieri sera c'è stato un confronto tra il teologo luterano Jürgen Moltmann e il nostrano don Franco Giulio Brambilla, preside della Facoltà Teologica dell'Italia settentrionale. Visto che il buon Franco Giulio ha celebrato il mio matrimonio, ho pensato bene di andare ad acculturarmi e andare a sentire la conferenza.
Ho così scoperto l'esistenza dell'Auditorium San Fedele, riempito da un 400 persone - parecchi in bicicletta, eravamo tutti lì a cercare pali per legarla... - e soprattutto ho imparato un po' di cose di teologia sulle quali non mi ero mai soffermato, come il fatto che Dio, per quasi tutta la patristica (tranne Origene che però è sempre stato in odore di eresia) non può soffrire in quanto essere perfetto, e quindi la passione di Cristo non può essere anche divina ma solo umana, e perde il potere di redenzione. Il tutto si trova con più ampi particolari nel suo libro "La Passione di Dio". La relazione (letta in inglese, con il testo in italiano distribuito al pubblico) è stata parecchio interessante. Non ho capito bene poi gli intermezzi al pianoforte di Gaetano Liguori (non che fossero brutti, anzi; è proprio che mi sembravano fuori tema). La serata è poi proseguita con le domande (in italiano) del Brambilla, e dalle risposte (in tedesco, tradotte dal pastore Ulrich Eckert) di Moltmann. Confesso che riuscivo a capire meglio le risposte delle domande, persino prima della traduzione... non so se è perché è più facile "parlare difficile" in italiano che in tedesco, oppure se Moltmann sia più abituato a parlare a persone magari acculturate, ma non esattamente esperte in teologia.
Commento finale: non so quante conferenze di questo tipo riuscirei a reggere, ma una ogni tanto non è che faccia male!

20.05.07
I giocatori (teatro)   [y2007_recensioni]

Lo spettacolo di quest'anno di Paolo Rossi... non me l'aspettavo proprio. Lasciato perdere lo one man show che aveva ancora fatto l'anno scorso con Chiamatemi Kowalski, il piccoletto è tornato a fare un teatro corale. Intendiamoci, lui fa sempre il demiurgo che gli piace così tanto, però gli altri (giovani) attori hanno il loro spazio. Anche il tema non è legato direttamente alla cronaca, ma racconta più o meno fedelmente la trama di Il giocatore di Dostoevskij: c'è a un certo punto una tirata contro lo Stato che fa il biscazziere legale senza preoccuparsi dellle famiglie rovinate e dei suicidi, ma nulla più.
Ho apprezzato molto l'approccio "finto improvvisante". Fantastico il suo ingresso in moto nel mezzo della scena ottocentesca, divertenti le spiegazioni agli attori su come devono fare le scene, e l'"intervallo sfalsato. A un certo punto gli attori si rilassano, mentre Paolo Rossi fa il suo monologhetto; durante l'intervallo vero e proprio, invece, gli attori se ne stanno in scena, e addirittura quelli che fanno i giocatori tentano di scappare via dal teatro, sempre però accalappiati dai croupier che seguono gli ordini del Francese/Paolo Rossi, "di qui non si può uscire". Due ore di ottimo spettacolo, allo Studio che per queste cose è effettivamente il posto migliore.

15.05.07
Mathematical Bafflers (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina]
Questa ennesima raccolta di problemini matematici ristampata dalla Dover (Angela Dunn (ed.), Mathematical Bafflers, Dover Publications 1980 [1964], pag. 217, $9.95, ISBN 978-0-486-23961-3) raccoglie i migliori problemi pubblicati negli anni '60 dai settimanali Aviation Week ed Electronic News, nella rubrica "Problematical Recreations" ... sponsorizzata da un'azienda elettronica, la Litton. Onestamente si sente che i problemi sono pensati per un pubblico di ingegneri: nella maggior parte dei casi i problemi si risolvono mettendosi a fare una serie di conti noiosi, anche se non difficili. La parte più divertente è quella all'inizio di ogni capitolo, con alcuni problemi cui gli autori non avevano dato originariamente una risposta corretta: i commenti dei lettori meritano davvero. Infine i disegni di Ed Kysar che accompagnano il libro sono strani, quasi litografici, ma carini.

11.05.07

[copertina]
Terzo volume della versione "scientifica" del Mondo Disco, il terzetto di autori questa volta (Terry Pratchett, Ian Stewart, Jack Cohen, The Science of Discworld III: Darwin's Watch, Ebury Press 2005, pag. 344, Lst 6.99, ISBN 978-0-09189824-3) si occupa dell'evoluzione: i maghi del Discworld devono riuscire a fare in modo che Charles Darwin scriva The Origin of the Species e non Theology of the Species, un saggio ante litteram sull'Intelligent Design. Il libro si snoda come i due precedenti, con capitoletti che vedono le avventure dei maghi del Discworld (e di Rincewind, che sicuramente manca a molti dei lettori più anziani...) intervallati da capitoli più corposi che da un lato mostrano le analogie con il nostro mondo reale, e dall'altro entrano nei dettagli sia storici che biologici (ma anche matematici, fidatevi...) della teoria. Cohen tra l'altro spiega come quello che noi crediamo usualmente sull'evoluzione non corrisponde affatto agli ultimi studi: mai fidarsi del sentir comune! Insomma, un libro da comprare al volo - se si sa l'inglese, ovvio: casualmente nessuno dei libri di questa serie è stato tradotto in italiano, che io sappia.

07.05.07
Del come riconoscere i Santi (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina]
Un connubio piuttosto particolare, questo tra un ingegnere e un professore universitario di letteratura italiana (Gigi Cappa Bava e Stefano Jacomuzzi, Del come riconoscere i Santi, Sei - Universale Reprint 1989, pag. 263, € 9.30, ISBN 978-88-05-05872-3) Il risultato però è un'opera di cui sentivo da un pezzo la mancanza. Tutte le volte in cui andiamo in un museo di antichità o in una chiesa, Anna e io abbiamo un gioco: cercare di indovinare i santi raffigurati nei quadri. Alcuni sono facili: san Pietro ha le chiavi, san Paolo la spada, san Giovanni Battista le vesti ruvide e l'agnello. Altri ci lasciano perplessi, e generalmente la didascalia del quadro non aiuta per nulla, visto che parla di "santi" non meglio identificati. Questo agile libretto dedica una paginetta a un centinaio di santi, raccontandone in breve la storia e soprattutto indicandone i simboli fondamentali - quelli insomma sempre presenti nei quadri - e quelli secondari. All'inizio del libro ci sono naturalmente gli indici per argomento, che dovrebbero permettere di andare a colpo sicuro. D'ora in poi ci si divertirà di più nei musei e nelle chiese!

04.05.07

[copertina]
Il reprint Dover di questa volta (Oswald Jacoby, Intriguing mathematical problems, Dover 1996, pag. 208, $8.95, ISBN 0-386-29261-4) è di un libro del 1962, "Mathematics for pleasure". L'autore afferma "ho scelto i problemi che mi piacevano di più e li ho raccolti", il che è indubbiamente una Buona Cosa; però bisogna dire che i quasi cinquant'anni passati si sentono eccome, un po' per il linguaggio usato che è piuttosto difficile per chi come me non è madrelingua e un po' per lo stile dei problemi stessi. Bisogna dire però che si sente l'amore che l'autore ha per la matematica, e che viene mostrato nelle introduzioni ai vari capitoli. E alcuni dei problemi sono davvero carini, mentre nessuno di essi è troppo complicato. Visto il prezzo, che pretendere di più?

26.04.07
RT (televisione)   [y2007_recensioni]

Domenica sera, dopo cinque anni, Enzo Biagi è tornato in televisione, con un programma il cui nome almeno a me rievoca fin troppo il TV7 anni '60, anche se lo stacchetto musicale della sigla sembra più che altro quello di un telefilm poliziesco o investigativo. Credo che capiti anche di questo, nel panorama televisivo italico: ma visto che a casa non guardo nulla, non vedo un grande problema.
Più problemi, invece, li vedo su Biagi. Capisco che abbia ormai la sua bella età, e capisco anche che questa è per lui più che altro una rivincita contro Berlusconi, anche se oggettivamente le condizioni con cui è tornato - un programma settimanale in terza serata del lunedì di Raitre - non solo non sono il massimo ma gli erano già state offerte nel 2003. Però è davvero devastante vedere come ormai non riesca nemmeno a fare le domande senza doversele leggere sui fogli che ha davanti, dove i testi erano scritti in stampatello maiuscolo corpo ventiquattro da quel poco che si intravvedeva quando veniva cambiata inquadratura. Come dicevo sopra, probabilmente sarebbe stato molto meglio lasciargli godere la sua meritata pensione e limitarsi ad averlo qua e là come gradito ospite esternante. Chissà se Silvio si accorgerà che non ha più molto da temere da lui, o se ormai l'ha incasellato tra i Giornalisti Comunisti...
ps: nei giornali di martedì, sia Dipollina su Repubblica che Grasso sul Corsera lodavano sperticatamente la trasmissione. Mi sa tanto che ci sia una mafia interna tra i giornalisti.

The Good Shepherd (film)   [y2007_recensioni]

[locandina] Chi mi conosce lo sa: generalmente non sopporto di stare a guardare un video. Assommiamoci poi la pessima abitudine di essere bombardati da mille informazioni, il che porta inevitabilmente, almeno per me, a una perdita della mia capacità di concentrazione. Ciò detto, credo che si possa comprendere come l'avere accompagnato Anna a vedere questo film di Robert De Niro che dura la bellezza di due ore e e quarantasette minuti è davvero stata una prova d'amore. Almeno il film fosse stato interessante! Già non ho capito la ragione di avere lasciato il titolo in inglese, visto che non si parla mai esplicitamente del Buon Pastore. Tanto valeva limitarsi al sottotitolo italiano, "L'ombra del potere", che racchiude meglio la storia di questo pezzo grosso della CIA, che ha contribuito a fondare dopo il suo lavoro per l'OSS durante la seconda guerra mondiale. La storia si riaggomitola - non possiamo parlare di "dipanarsi", visti i continui flashback che fanno perdere ogni tanto il senso del tempo - attorno al fallito sbarco alla Baia dei Porci e alla ricerca di chi avesse fatto la soffiata. Edward Wilson, il protagonista, alla fine esce quasi come un Eichmann. Il simbolo della "banalità del male" è per me l'ultima scena del film dove lui, ingobbito, entra negli enormi corridoi della nuova sede sella CIA dopo che praticamente si è perso famiglia e amici... il tutto per nulla. Questa scena, e qualche battuta qua e là, non basta certo a risollevare un film che sembra essersi perso un'ottima occasione per un'opera incalzante... e più breve.

16.04.07
I am a Strange Loop (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] Sono in molti ad avere comprato Gödel, Escher, Bach. Parecchi l'hanno anche letto :-). Dopo più di un quarto di secolo, Douglas Hofstadter ha pensato di pubblicare questo sequel (Douglas Hofstadter, I am a Strange Loop, Basic Books 2007, pag. 412, $26.95, ISBN 978-0465030781), se mi consentite l'uso del termine. In effetti di Bach e di Escher non si parla, né ci sono i dialoghi (tranne due agli estremi del libro): Hofstadter si concentra su Gödel, e parte dal suo famoso teorema - di cui viene data una spiegazione lunga, ma assolutamente cristallina - per arrivare alla sua definizione di "intelligenza", che si può più o meno riassumere come "un sistema raggiunge l'intelligenza quando riesce a creare degli «anelli nell'Io» (gli «strange loops» del titolo), vale a dire una rappresentazione interna di sé stesso, a un livello di codifica differente da quello usuale".
Personalmente mi rimangono dei dubbi sulla sua filosofia "sepolcriana" (nel senso di Ugo Foscolo): il libro però è sicuramente interessante, oltre che essere piacevole da leggere visto il solito stile spumeggiante di Hofstadter. Per i più timidi con l'inglese aggiungo che molti dei giochi di parole sono spiegati nelle note finali, e quindi li si può apprezzare anche se in seconda battuta.

05.04.07

[copertina]"Supponiamo di voler redigere un catalogo universale: [...] un catalogo di tutto ciò che esiste ed è esistito, e anche di ciò che forse potrà esistere nel futuro. Come classicheremo le varie voci? Che categorie utilizzeremmo?" Questa domanda a prima vista innocua è l'incipit di questo libro (Achille Varzi, Parole, oggetti, eventi, Carocci - Quality Paperbacks 2001, pag. 240, € 14, ISBN 978-884301989-2) il cui titolo continua con "e altri argomenti di metafisica". Achille Varzi è un filosofo - anche una persona molto simpatica, ma qui esulo dalla recensione... - che tende a studiare il linguaggio e i suoi significanti. In quest'opera Varzi fa una carrellata delle varie correnti filosofiche contemporanee a riguardo (moltiplicatori e unificatori; realisti, nominalisti, tropisti...) mostrando tutti i problemi che ciascuna delle visioni corrispondenti del mondo porta all'atto pratico: banalizzando, o si ottiene una moltiplicazione senza fine degli enti ed eventi, o si perde la capacità di unificare il tutto. Il libro è scritto in maniera molto scorrevole: però devo confessare che i concetti sono troppo eterei per le mie scarse capacità filosofiche. In pratica è uno dei classici casi in cui uno legge legge e poi non ricorda nulla... ma probabilmente è un mio limite.

01.04.07
<em>Questi fantasmi!</em> (teatro)   [y2007_recensioni]

Venerdì abbiamo festeggiato il compleanno di Anna andando al Carcano a vedere quest'opera che Eduardo scrisse nel 1946, con Silvio Orlando nella parte di Pasquale Lojacono, che accetta di vivere in una casa infestata dai fantasmi perché gli viene affittata gratuitamente, ed è così suggestionato dalla cosa che pensa che Alfredo, l'amante di sua moglie Maria, sia in realtà un fantasma.
Eduardo prende quella che di per sé è una commedia degli equivoci e la rivolta come un calzino, rendendola assolutamente perfida. Non si salva nessuno: Pasquale, che pur di non cercarsi un lavoro preferisce pensare che siano i fantasmi a fornirgli i soldi che usa per tirare avanti la famiglia; la moglie Maria, che sembra tanto una figura smorta; il portinaio Raffaele, che sfrutta la sinistra fama della casa per rubacchiare qua e là; la moglie di Alfredo, Armida, una vera virago, e l'untuoso suo fratello Gastone. Forse l'unico personaggio che in fin dei conti si salva è proprio Alfredo, che alla fine, ascoltando la confessione di Pasquale che afferma il suo amore per Maria, rinuncia a scappare con lei e lascia al marito i soldi che aveva preparato per la fuga.
Silvio Orlando è bravissimo, niente da dire. Ha una mimica e una presenza scenica assolutamente fantastica. Ma non bisogna dimenticarsi del portinaio Tonino Taiuti, che è una spalla bravissima e contribuisce davvero alla riuscita dell'opera. Il resto della compagnia non è che mi abbia convinto troppo, con la felice eccezione di Lello Radice - Gastone.
Qualche nota finale sul Carcano: le poltrone saranno anche d'epoca ma almeno su in balconata mi sono trovato molto a disagio; e il loro sito, tutto in flash, è assolutamente inutile; si vede che sono abituato troppo bene con il Piccolo. Ah, sono anche razzisti: i biglietti over 65 hanno prezzi diversi a seconda se risiedi a Milano oppure no.

30.03.07
La turbopolitica (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina]
Il sottotitolo di questo libro (Edoardo Novelli, La turbopolitica, Bur - Saggi 2006, pag. 294, € 9.80, ISBN 978-881700948-5) è "Sessant'anni di comunicazione politica e di scena pubblica in Italia: 1945-2005". Come si puo intuire, il titolo riassume la tesi dell'autore: in questi ultimi anni la politica ha subito un'accelerazione incredibile, e ha per così dire messo il turbo. L'idea di per sé è buona, e ci sono molti spunti interessanti, sia per il periodo fino al 1963 che dagli anni '90 in poi - stranamente la parte di mezzo è trattata molto meno, forse perché relativamente statica. Sarei anche passato sopra al primo breve capitolo, che è un concentrato puro di sociologhese per cui mi ci sarebbe voluto un vocabolario; in fin dei conti è molto breve. Però ho trovato il libro troppo ripetitivo, con lo stesso concetto ripetuto con praticamente le stesse parole a distanza di poche pagine, tanto che a volte mi chiedevo se non avessi perso il segno. Non so, ho come l'idea che sia stato scritto a spizzichi e bocconi e non ricontrollato alla fine; un vero peccato, perché capitoli come quello sul linguaggio, sul passaggio dal comizio di piazza alla convention e sul declino dei militanti secondo me valgono davvero.

28.03.07
L'Occidentale (quotidiano on line)   [y2007_recensioni]

Ieri Ugo mi ha segnalato L'Occidentale, neonato quotidiano on line (è stato inaugurato il 20 marzo), dicendomi subito che ha "una connotazione politica poco vicina alla tua", e chiedendomi nemmeno troppo tra le righe un giudizio.
Beh, innanzitutto non si può sbagliare sulla collocazione politica del quotidiano, visto il bannerino a Tocqueville (l'aggregatore di blog di destra) presente sulla home page.
La home page mentre sto scrivendo è particolare perché non parla di politica italiana, per la precisione del voto di ieri sul rifinanziamento della missione in Afghanistan, che è relegato nella sezione "Italia", ma di questo parlerò in un altro post. Si trovano invece un articolo di lunedì scorso di Mario Seminerio sulla riforma delle pensioni, che condivido nella sostanza anche se non certo con il tono scritto; un'intervista sul futuro demografico dell'Europa, un pippone di Raffaele Iannuzzi (figlio di?) sulla bruciata gioventù italica, un rant fallaciano di Dimitri Buffa. Molto interessante l'articolo di apertura sull'Iraq di Filippo Cammarota, su fatti relativamente noti quello su Putin e il suo possibile cartello per il gas e sulla riunione della Lega Araba. Non linko nemmeno la notizia della fine di Life, puro riempitivo.
Notare che tutti gli articoli, in stile blog, hanno la possibilità di essere commentati (ne ho postato uno per prova), ma la cosa non sembra suscitare un interesse così grande. Infine ci sono varie sezioni (la neonata War, dove si sono assicurati la firma di Fiamma Nirenstein; Network, che non sono riuscito a comprendere; Verso l'Eliseo; Pennsylvania Avenue; La Chiesa in movimento; Tax; Astronomia, che a dispetto del nome sembra parlare di Confindustria) oltre alle pagine sui temi classici di un giornale e un "Inside Italy" scritto in inglese.
Giudizio finale? misto. Ci sono articoli interessanti e utili per vedere un punto di vista un po' diverso dal solito, articoli da buttare via senza nemmeno aprire, e articoli da prendere un po' con le molle. Diciamo buono per chi sta politicamente a destra, ma tanto credo che chi sta molto a sinistra non lo leggerebbe mai :-)

23.03.07
La serva padrona (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina]
Ma la matematica è davvero così utile? E come mai è così adatta a spiegare le leggi fisiche, mentre in altre scienze come biologia ed economia non è riuscita a fare lo stesso? In questo libro (Edoardo Boncinelli e Umberto Bottazzini, La serva padrona, Raffaello Cortina 2000, pag. 220, € 19, ISBN 978-887078651-4) un fisico passato alla biologia molecolare e uno storico della matematica fanno delle lunghe chiacchierate per cercare di dare una risposta a queste domande, o forse per il puro gusto di chiacchierare. Il sottotitolo del libro è infatti "fascino e potere della matematica", e qualcosa vorrà ben dire! In effetti, non è che alla fine del libro il lettore abbia un'idea più chiara delle possibili risposte; avrà tutt'al più scoperto - e intendiamoci, non è affatto cosa da poco! - che fisici e matematici hanno delle idee assolutamente antipodali del ruolo della matematica, e finanche delle concezioni filosofiche antipodali. Ci sono infine tanti aneddoti matematici più o meno noti, anche se citati sempre en passant, come se non fossero altro che una curiosità come un'altra. Insomma, non è un libro per appassionati della matematica e probabilmente nemmeno per gli umanisti; sospendo il giudizio sugli amanti delle scienze in genere.

20.03.07

[copertina]
Questo (Stephen Barr, Mathematical Brain Benders Dover 1982 [1969], pag. 223, $8.95, ISBN 978-0-486-24260-6) è il secondo volume di problemini matematici - ma anche non matematici: la seconda parte del libro comprende "quickies" di ogni tipo - di Stephen Barr. Non è che però sia il massimo: un po' perché il libro è piuttosto vecchiotto e lo si sente, un po' almeno per me legato al fatto che l'inglese usato è piuttosto ostico, e soprattutto perché i problemi matematici tendono ad essere un po' troppo legati alla geometria, spesso anche solida, per risultare di mio gradimento. Visto il costo del libro, non è certo stata una grande perdita; però non mi sento di consigliarlo.

14.03.07
Racconti matematici (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] Non è vero che matematica e letteratura siano come cane e gatto. O magari sì, visto che ci sono esempi in cui i due animali vanno d'amore e d'accordo... Questa raccolta di racconti edita da Einaudi (Claudio Bartocci [ed.], Racconti matematici, Einaudi 2006, pag. 306, € 18, ISBN 88-06-18321-4) vuole sfatare il mito della separazione tra i due mondi presentando una serie di racconti di autori del Novecento incentrati su temi matematici. Abbiamo così il racconto che poi ispirò a Borges la sua Biblioteca di Babele, l'infinito Hotel Hilbert di Stanislaw Lem che poi Ronconi ha ripreso nel suo Infinities, Calvino che prende in giro Dumas e i suoi Dantés e Faria in un delirio multidimensionale, Heinlein con il suo racconto della casa a forma di ipercubo... Alcuni dei racconti personalmente non è che mi siano piaciuti o interessati più di tanto, ma il risultato complessivo è comunque più che buono.

05.03.07
Una gita a... Palazzo Madama   [y2007_recensioni]

Sfruttando il fatto che oggi e domani Anna è in aula a Torino, ieri pomeriggio ho fatto una microscappata a Torino per vedere il Museo di Arte Antica che dopo quindici anni è tornato a occupare gli spazi di Palazzo Madama (nel frattempo credo che tenessero tutto negli scantinati da qualche parte, visto che io non avevo mai sospettato dell'esistenza di un simile museo fino al 2001, quando fecero una miniriapertura che riuscii a sfruttare)
Sarà stata la giornata di sole, ma continuo a pensare che Piazza Castello fa sempre il suo bell'effetto, anche se continuo a pensare che la sistemazione provvisoria a fiori del 1999 era da urlo. L'interno del palazzo è stato rifatto secondo tutte le norme di sicurezza sognabili: basti pensare che sopra ogni porta c'è tutta una serie di iconcine luminose pronte a indicare le svariate condizioni verificabili, credo manchino solo "invasione di alieni" e "fine del mondo". C'è un ascensore panoramico all'interno di una delle torri del castello - per i non torinesi, nel Medioevo il palazzo era un castello vero e proprio con tanto di fossato; quando la reggente Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours chiese allo Juvarra di rimettere in sesto il castello, come al solito i soldi mancavano e quindi ci si è limitati a rifarne un lato. Arrivati in cima, si ha un'interessante visione di Torino da un'angolatura che mi mancava; soprattutto san Lorenzo si può vedere in tutto il suo splendore. Dall'altra parte, una scaletta che non si riesce praticamente a trovare ti fa passare attraverso la torre della porta romana - altra cosa che è poco nota, Torino non ha conservato solo le Porte Palatine ma anche le torri della porta orientale (Porta Fibellona), che sono state inglobate dal castello e poi nascoste nella facciata di Palazzo Madama.
Per quanto riguarda la collezione vera e propria, noi siamo dei volpini e siamo riusciti a perderci tutta la parte davvero importante (Antonello da Messina, Van Eyck...) visto che le iconcine sulle porte non indicano affatto un percorso guidato, e io mi sono preso sì il fogliettino con la pianta, ma non l'ho guardato affatto. A noi è piaciuto in genere il pian terreno con tutta l'arte soprattutto piemontese gotica e rinascimentale, anche se Anna si è lamentata "sono tutti minori..." Il fatto è che è interessante vedere delle opere sicuramente non perfette, ma ben diverse da quelle che siamo abituati a riconoscere come "arte italiana". Anzi, mi stupisco che Bossi non sia ancora venuto a rivendicare qualcosa sull'arte padana. Nel nostro gioco "indovina il nome del santo" ne abbiamo imparato uno nuovo, santa Caterina d'Alessandria (d'Egitto) con la palma in mano e la ruota dentata a fianco. Abbiamo poi scoperto gli "uccisori di lapidi", i "lapicidi piemontesi" presenti ovunque... [1] Meno interessanti i piani superiori, con pacchi di dipinti dei Savoia al primo piano e collezioni di "arte decorativa" al secondo piano; piacevole anche la parte sotterranea con le varie lapidi, anche se forse potrebbe essere messa meglio. Da notare una testa di Tiberio in bronzo lasciata lì in un anfratto, senza nessuna teca - non abbiamo fatto la prova se ci fosse un sistema di allarme agli infrarossi. La fruizione del museo sembra molto libera, insomma.
Chi non vuole spendere i sette euro e mezzo per il biglietto può comunque apprezzare al pian terreno i resti della porta romana, con un effetto un po' strano perché ci cammini sopra grazie alle lastre di plexiglass, e lo scalone juvarriano che fa sempre il suo bell'effetto.
Ultima nota, a proposito della mostra temporanea "Sulla via di Alessandro" ospitata al primo piano: non ne vale affatto la pena. Capisco che l'idea era di fare vedere il sincretismo greco-orientale causato dalle conquiste di Alessandro, ma mischiare in quel modo i reperti di regni diversi serve solo a confondere il povero visitatore!

[1] sì, lo so che "-cida" ha la stessa radice di "ceduo", tagliabile, e quindi sono dei "tagliatori" (non intagliatori, perché tagliano pietra e non legno)

Aha! Gotcha; Aha! Insight (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina] La MAA (Mathematical Association of America) sta facendo un gran lavoro insieme a Martin Gardner, recuperando tutta la sterminata produzione di giochi matematici portata avanti nei decenni dal nostro eroe. Dopo il CD che contiene la versione in PDF di tutte le raccolte degli articoli nella rubrica "Mathematical Games" sullo Scientific American ora è la volta della ristampa in un unico volume (Martin Gardner, Aha! Gotcha; Aha! Insight, MAA 2006, pag. 164+179, $47.50, ISBN 978-0-99385-551-5) di due raccolte di giochini le cui soluzioni si possono trovare senza dover fare chissà quali conti complicati. Personalmente ho trovato il primo dei due volumi, soprattutto nella prima parte, piuttosto semplicistico e forse più adatto a un ragazzino, anche se poi il libro si riscatta con la parte sulla probabilità. Molto più apprezzabile il secondo testo, con problemini e indovinelli davvero simpatici. Una piacevole lettura, anche se purtroppo piuttosto costosa: le case editrici matematiche tendono ad avere prezzi inaccessibili.

04.03.07

Ieri sera siamo stati al Piccolo (pieno ma non pienissimo) per vedere l'ultima fatica di Marco Paolini, accompagnato come al solito ultimamente dai Mercanti di Liquore.
Punto uno: Paolini continua ad essere un affabulatore fantastico. Era lì, pima che iniziasse lo spettacolo, seduto ai bordi del palco a raccontare la difficoltà idi fare la spesa al supermercato nonostante la lista bella pronta (sì, il tutto fa parte dello spettacolo, o almeno viene ripreso alla fine); poi continua a parlare, spesso con un sottofondo musicale, e si sposta senza difficoltà da un'immagine all'altra. Ecco, quello che però non dovrebbe fare è cantare. Non perché sia stonato, ma perché tende a fare il rapper, con effetto cacofonico verso le voci del trio.
Punto 2: i Mercanti di Liquore sono bravi. Un trio con due chitarre/bassi e una tastiera/fisarmonica si penserebbe un po' vuotino, e invece sono bravissimi a inserire la propria colonna sonora per riempire lo spettacolo.
Punto 3: il testo però mi sembra un po' debole, o forse troppo connotato.
Andrea Bajani, il coautore, ha fatto sicuramente un gran lavoro, e le associazioni tra Khomeini e la Thatcher (ma dove ha trovato che avrebbe l'Alzheimer?) che sono andati al potere nello stesso anno - il 1979 - sono intriganti, come anche continuano ad essere le storie di Nicola, l'alter ego di Paolini stesso. Però è come se mancasse qualcosa, che non saprei definire e che emerge solo dopo lo spettacolo.
Ciò detto, ritengo comunque che valga davvero la pena andare a vederlo: due ore tirate - ieri non ha nemmeno fatto l'intervallo - e tanti spunti. Per i milanesi, lo spettacolo resta in cartellone al Piccolo fino al 18 marzo.

02.03.07
I rompicapo del Doktor Morb   [y2007_recensioni]

[copertina] Questo libretto (Luigi Morelli, I rompicapo del Doktor Morb, Edizioni Infomedia 2003, pag. 79, € 7.50, ISBN 978-888150013-0) raccoglie i racconti apparsi nelle prime annate della rubrica che Morelli ha tenuto fino al 2006 all'interno della rivista Dev: il protagonista è il Doktor Morb, un matematico del futuro che vive in una galassia colonizzata dai terrestri. Tutti i racconti sono molto brevi, due paginette ciascuno; generalmente viene dato un quiz la cui risposta è comunque data alla fine del racconto, mentre qualche volta viene semplicemente presentata una curiosità matematica. La difficoltà dei problemi non è mai troppo elevata, e la lettura può dunque risultare godibile per coloro a cui piacciono vedere i numeri. Peccato però che nessuno si sia accorto che tutti gli esponenti sono stati trasformati in caratteri normali (ad esempio, 26.972.593-1 è scritto come 26.972.593-1), e quindi i numeri che li contengono risultano impossibili da comprendere!

27.02.07
Le rose del ventennio (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina]
Dopo che Anna si è letta Guerra d'Albania, ha iniziato a setacciare le biblioteche civiche milanesi in cerca di altri libri di Gian Carlo Fusco. Mi è così capitato tra le mani una vecchia edizione di questo libro (Gian Carlo Fusco, Le rose del ventennio, Sellerio 2006 [1958], pag. 150, € 9, ISBN 9788838915840), edito in rilegata nel 1974 da Rizzoli, anche se la prima edizione apparve nei Coralli di Einaudi nel 1958... bisogna dire che Fusco ha avuto una vita difficile anche con gli editori! Il libro raccoglie alcuni racconti ambientati durante il Ventennio fascista, scritti con lo stile leggero eppure caustico che contraddistingueva Fusco. Non mi è piaciuto molto il racconto che apre il libro, "L'ora della nascita", che racconta del congresso da cui nacque il partito fascista, con lo scontro tra Mussolini e Farinacci; molto meglio il successivo "Le rose del ventennio" sulle fasciste in gonnella, e strepitosi "Il quarto ordine del Vittoriale" su D'Annunzio e "Tomislavo senza regno" che racconta la storia di Aimone d'Aosta, teorico re della Croazia gestita da Ante Pavelic. Gli altri racconti riprendono le storie di guerra già narrate in Guerra d'Albania; il libro termina con un'esilarante "La sua battaglia": il ritratto dello squadrista Ferro Maria Ferri e dei suoi "superarditi" è semplicemente favoloso, e meriterebbe da solo l'acquisto del libro.

25.02.07
Saturno contro (film)   [y2007_recensioni]

Dovevo farmi perdonare da Anna, così non solo siamo andati al cinema (e fino a Bellinzago, visto che abbiamo sfruttato l'occasione per vedere la nostra amica novarese Marina) ma addirittura a vedere questo film di Ferzan Ozpetek. Giudizio lapidario: avrei fatto meglio a starmene a casa. Attori importanti, d'accordo, e allora? Delle crisi esistenziali dei miei coetanei non me ne può fregare di meno, mi bastano già le mie; né mi pare chissà quale innovazione il fatto che invece che essere tutti eterosessuali qui abbiamo etero, gay e bisex. A parte qualche battuta carina, l'unica parte interessante che ho trovato è stato verso l'inizio del secondo tempo, con lo scontro tra Davide, il compagno di Lorenzo, e il padre di Lorenzo che non voleva assolutamente nemmeno concepire l'idea che i due si amassero, e la parte di Milena Vukotic come capoinfermiera.
L'altra cosa che ho notato è come la legge Urbani (no, non quella contro lo scambio di file! quella sulla pubblicità all'interno dei film) sia diventata un business, anche se confesso che non ero riuscito ad accorgermi che le tazzine di caffè erano Illy e della marca degli orologi (ma qui eravamo ormai alla fine del film, e stavo sbadigliando che era un piacere). Quarant'anni fa l'attore girava con un po' di imbarazzo la bottiglia per fare vedere bene la marca; oggi mostrano un palazzo ricoperto da una pubblicità di PostEpay.

23.02.07
La fabbrica di cioccolato (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina]
Non me ne importa nulla se è un "libro per bambini". Sfruttando il potente prestito interbibliotecario e la nuova edizione che Salani ha buttato fuori non appena è apparso il film omonimo, mi sono riletto in un attimo la storia di Charlie, Willy Wonka e degli Umpa-Lumpa (Roald Dahl, La fabbrica di cioccolato [Charlie and the chocolate factory], Salani - Gli istrici 20053 [1964], pag. 202, € 12, ISBN 88-8451-580-7, trad. Riccardo Duranti). Il libro è assolutamente delizioso, e la traduzione mantiene perfettamente lo stile leggero e piacevole che è peculiare in Dahl. Tra l'altro, ho potuto notare come il film abbia seguito in maniera abbastanza fedele l'originale, con qualche piccola modifica che però è forse addirittura migliorativa rispetto al testo. Come in ogni libro per bambini che si rispetti, la morale c'è ma è ben nascosta: tanto se uno non si diverte con la storia non l'apprezzerebbe...

19.02.07

[copertina]
Questo libro (Roger Penrose, La mente nuova dell'imperatore [The Emperor's New mind], Rizzoli 20022 [1989], pag. 622, € 10.50, ISBN 8817865524, trad. Libero Sosio) lo definirei di "filosofia della scienza"; Penrose tratta una quantità incredibile di argomenti - dalla computabilità secondo Turing alla meccanica quantistica, alla fisiologia del cervello - per cercare di rispondere alla domanda "la nostra coscienza è limitata dal teorema di indecidibilità di Gödel?" che poi è un modo diverso di dire "la coscienza è qualche cosa di algoritmico oppure no?". Il percorso mostrato nel libro è estremamente interessante e spiegato con relativa chiarezza, per quanto possano essere chiari i temi trattati; vale la pena di leggere il libro semplicemente per quello. Le conclusioni filosofiche di Penrose mi paiono invece piuttosto deboli. Intendiamoci: non che io abbia la Risposta, anzi; però l'idea che la mostra mente possa operare a livello quantistico e quindi non abbia i limiti gödeliani mi pare un po' troppo ad hoc per potere essere considerata valida razionalmente e non fideisticamente. La traduzione è scorrevole, ma almeno nella prima edizione rilegata che ho letto alcuni termini tecnici - "supercorde" invece che "superstringhe" a pagina 9, "calcolo lambda" invece che "lambda-calcolo" a pagina 79 - sembrano essere stati tradotti senza verificare come sono effettivamente chiamati in italiano. Inoltre in vari punti (pagine 168 e 171, e nell'ultimo capitolo) si trova logaritmico invece che algoritmico: non è che siano proprio dei sinonimi...

13.02.07

[copertina]
Questa raccolta di problemi matematici presentati alle Olimpiadi della Matematica (Titu Andreescu e Razvan Gelca, Mathematical Olympiad Challenges, Birkhäuser, pag. 260, $29.95 , ISBN 0-8176-4155-6) è davvero tosta. Delle tre sezioni (Geometria e trigonometria, Algebra e analisi, Teoria dei numeri e combinatorica) di cui il libro è composto, ho saltato a pié pari la prima, ma anche nelle altre due mi sono trovato davvero a malpartito. Diciamo che questi non sono "problemi" matematici ma vere e proprie sfide; però se vogliamo vedere le cose in maniera più ottimista aggiungo che i problemi sono spiegati molto bene, e che le introduzioni alle varie sezioni danno anche delle idee generali per capire come si possano affrontare gli esercizi. Insomma, non è un libro da consigliare alla leggera, ma sono certo che i veri pazz... ehm, appassionati della matematica potranno trovare ottimi spunti.

12.02.07
Una notte al museo (film)   [y2007_recensioni]

Ieri, non paghi di essere stati a vedere la mostra su Paul Klee, ce ne siamo anche andati al cinema. Però non si poteva esagerare con la cultura, così ce ne siamo andati a vedere Una notte al museo. Intendiamoci: occorre avere una suspension of belief molto maggiore di quella usuale. No, il problema non è vedere lo scheletro di un tirannosauro che prende vita e vuole correre dietro l'osso lanciato dal guardiano. Quella è suspension of belief "standard", per così dire. Ma pensare che Ben Stiller quando si trova gli ex custodi che stanno rubando tutto pensi solo a chiamare la sua futura fidanzata Rebecca invece che la polizia e il direttore del museo mi pare davvero esagerato.
Ad ogni modo la storia inizia un po' fiacca ma poi prende bene, e direi che è costruita secondo tutti i crismi. Sono ragionevolmente certo che il film sia stato sponsorizzato dal museo di storia naturale di New York, magari anche con un contributo dal loro ministero per l'educazione; ottima cosa, intendiamoci, anche se non riuscirei a vederci nulla di simile ambientato al Museo della Scienza e della Tecnica qui a Milano. Alla fine sono 108 minuti che passano piacevolmente, anche perché il cast è davvero d'eccezione: a parte Robin Williams, il trio dei guardiani notturni Dick Van Dyke / Mickey Rooney / Bill Cobbs è da vedere.

Paul Klee - Teatro magico (mostre)   [y2007_recensioni]

Anche se ieri pomeriggio a Milano non era poi una giornata così brutta, Anna ed io abbiamo comunque deciso di starcene al chiuso e andare a vedere la mostra su Paul Klee alla Fondazione Mazzotta. Partendo dal punto di vista che quando uno va alla Mazzotta sa quello che può trovarsi (ad esempio, che non troverà quadri ma disegni; e che quantunque la mostra sia indicata come "monografica" almeno metà delle opere saranno di altri artisti più o meno collegati con il protagonista ma che però sono parte della collezione Mazzotta), il risultato finale è stato ottimo. Ci sono parecchie opere, soprattutto del periodo prima della sua malattia - il che significa che lo stile è completamente diverso da quello che uno gli associa abitualmente - e le spiegazioni sono piuttosto comprensibili anche per un profano come me. Mi chiedo solo quale sia l'utilità di mettere le "vedute ottiche" (con la didascalia "Klee non poteva non conoscerle!) e tra l'altro senza nemmeno fare il gioco di luci giorno-notte che fu la loro caratteristica, e perché mai un'uscita di sicurezza abbia una saracinesca completamente chiusa. Insomma, ci sono ampi margini di miglioramento...
In compenso, almeno per i milanesi, tempo per visitarla c'è n'è, visto che chiuderà il 29 aprile. Biglietto 8 euro, ma c'è una sfilza di possibilità di riduzione a 6 euro, e per una volta (Feltrinelli card) persino noi siamo riusciti a farcela ad avere il biglietto ridotto!

09.02.07
Il segno di Excalibur (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina]
Sesto libro delle Cronache di Camelot (Jack Whyte, Il segno di Excalibur [The Sorcerer: Metamorphosis], Piemme Pocket 2005 [1999], pag. 473, € 9.90, ISBN 88-384-8328-0, trad. Franca Genta Bonelli e Gianna Lonza): finalmente vediamo Artù estrarre la spada dalla Roccia, alle ultime pagine del libro. Devo dire che stavolta Jack Whyte mi ha piuttosto deluso. Gran parte delle 473 pagine del tomo - e dire che ha perfino scelto di dividerlo dal precedente! - continuano a raccontare storie più o meno simili al passato, con Artù che cresce, Merlino che veglia su di lui, e così via: tutte cose che potevano tranquillamente essere evitate, così come la ripresa della parte sull'eresia pelagiana col ritorno del vescovo Germano. Solo nelle ultime cinquanta pagine l'azione si muove improvvisamente, con la maggior parte dei cari di Merlino che muore e lui che - dopo due libri in cui non ci ha più pensato per nulla - si accorge che in effetti ha la lebbra, il che però diventerà il minore dei suoi problemi visto che è rimasto menomato. Credo che con queste premesse mi fermerò un bel po' prima di passare al settimo volume della saga: anche la traduzione - non più affidata a Susanna Bini - mi ha dato di quando in quando una strana sensazione, come se fosse tirata giù in fretta: nulla di significativo, intendiamoci, ma a volte il testo scorreva strano.

05.02.07

[copertina]
Lo so, con questa recensione mi alienerò la stima e l'amicizia di tutti i fan del maghetto: ma qualcuno lo deve pur dire. Ho capito il motivo dell'enorme successo della saga potteriana: non è la magia della magia, ma molto più banalmente il fatto che Harry Potter è stupido come può esserlo solamente un adolescente; e subito scatta l'identificazione. Limitandoci a questo sesto libro (J. K. Rowling, Harry Potter and the Half-Blood Prince, Bloomsbury 2006 [2005], pag. 607, Lst 6.99, ISBN 0-7475-8468-0) devo dire che mi è piaciuto più del quinto, e non l'ho trovato così dark come scritto in quarta di copertina: da questo punto di vista, "l'Ordine della Fenice" era davvero alienante. La Rowling affastella colpi di scena uno dietro l'altro ma non riesce a spiegare una serie di cose, tipo il comportamento di Snape - Piton, per chi legge in italiano - nel corso di tutti i libri. Resta il fatto che Harry Potter porta indubbiamente sfiga, visto che tutti quelli cui vuole bene muoiono; se aggiungiamo che alla fine lascia apposta la sua ragazza, dimostrando vieppiù come gli ormoni non aiutino a pensare troppo, non possiamo che aspettarci nel prossimo e sperabilmente ultimo volume una bella "fine con un bang".

02.02.07
America hoy (free press)   [y2007_recensioni]

Stamattina alla fermata della metro c'erano due strilloni. Una distribuiva uno dei bisettimanali sportivi (Sports, se non ricordo male: non li piglio mai, perché va bene che alle 8 del mattino uno non può fare nulla che impegni più di tanto il neurone, ma su certe cose mi rifiuto) e uno con un robo rosso il cui titolo sembrava quasi scritto in cirillico. Dopo qualche istante, ho capito che invece era semplicemente un corsivo minuscolo: il titolo completo era infatti America hoy - en español. Inutile dire che me ne sono subito preso una copia: il lavoro di recensore è duro, ma qualcuno deve pur farlo!
Il "periodico semanal gratuito" dice subito di essere "latinoamericano", e d'altra parte ci dovrebbero essere pochi dubbi: Milano è sicuramente multietnica, ma di spagnoli ce ne sono pochini, e il mio collega Adolfo se n'è anche andato a Roma. Il mio usacentrismo mi ha fatto stupire un poco, fino a che mi sono ricordato che "America" è anche quella meridionale... Il formato è quello di un vero tabloid, quindi più grande dei soliti free press; la pubblicità è generalmente in spagnolo, anche se c'è chi se ne frega e la mette in italiano; i temi sono generalmente legati alle professioni tipiche dell'immigrato sudamericano, ma si trovano delle chicche come l'intervista ad Alejandro Jodorowsky (finalmente sono riuscito a sapere qualcosa in più del regista dell'indimenticabile "La montagna sacra"). Non mancano le paginone sul "deportes" (fútbol, fútbol, fútbol... solo i colombiani parlicchiano dei loro ciclisti) e le notizie interne dei vari paesi latinoamericani. Ci sono persino annunci ufficiali del consolato ecuadoregno (che dice che sono senza passaporti, e quindi quelli in scadenza verranno rinnovati e non rifatti)...
A parte le battute, mi pare un'ottima idea, di indubbia utilità.

[copertina]
Opera prima del bancario legale friulano Tullio Avoledo e incredibile successo di vendite che deve avere stupito anche il primo editore Sironi, che infatti ha poi ceduto i diritti ad Einaudi, il libro (Tullio Avoledo, L'elenco telefonico di Atlantide, Einaudi Tascabili - Scrittori, 20052, pag. 504, € 12, ISBN 9788806173395) parla del bancario legale (però giuliano e non friulano...) Giulio Rovedo, che sta per venire fagocitato insieme alla sua piccola banca da una multinazionale. Solo che dietro questa facciata si dipana una sequela di personaggi, che fanno il doppio e il triplo gioco, e che sono tutti alla ricerca dell'Arca dell'Alleanza, manco avessimo un novello Indiana Jones. Personalmente ho trovato la parte centrale del libro piuttosto noiosa, e ho preferito di gran lunga l'inizio scoppiettante e la parte finale (ma non l'appendice...), forse un po' sconclusionata ma sicuramente divertente. Però mi pare che Avoledo sia un po' come Benni: bravissimo nelle brevi scenette davvero godibili, ma troppo poco coeso nella forma del romanzo. Meglio comunque di tanta roba che si legge in giro.

30.01.07

[copertina]
Fa un po' specie non trovare la coppia F&L, ma d'altra parte Lucentini si è suicidato mentre il suo antico sodale non ne sente la necessità. Così in questo libro (Carlo Fruttero, Donne informate sui fatti, Mondadori 2006, pag. 198, € 16.50, ISBN 88-04-56073-8) troviamo la firma di Fruttero in un giallo ambientato come sempre a Torino - e garantisco che la città è perfettamente riconoscibile! - ma scritto come una serie di capitoletti ciascuno dei quali vede come voce narrante una donna: otto in tutto, compresa la vecchia contessa che appare una sola volta verso la fine ma è la chiave di volta per scoprire chi sono stati gli assassini della giovane donna il cui cadavere viene ritrovato a pagina 1 o giù di lì. In effeti i personaggi sono un poco stereotipati, ma la storia è ad ogni modo piacevole; la vera pecca del libro è che è striminzito, visto che arriva a 198 pagine sfruttando il font molto grande e le mezze pagine vuote tra un capitolo e l'altro. Potrebbe essere meglio aspettare che il libro esca in un'edizione meno costosa, insomma: tanto non è certo un instant book!

25.01.07
<em>Thud!</em> (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina]
Nella saga siamo arrivati a quota trenta libri (più i cinque definiti "for young readers", probabilmente perché qualcuno si lamentava della troppa prolificità del Nostro). Nel Discworld questa volta (Terry Pratchett, Thud!, Corgi 2006 [2005], pag. 455, Lst 6.99, ISBN 0-552-15267-9) ci si trova a rischiare una guerra tra troll e nani, e solo il Comandante Vimes potrà trovare una soluzione, sempre che riesca a venire a patti con il suo Disorganizer con la tecnologia Bluenose™ e a raccontare ogni sera la storiella "Dov'è la mia mucca?" a suo figlio. Ah sì, dovrà imparare a giocare a Thud!, il gioco da scacchiera favorito dalle varie specie che vivono ad Ankh-Morpork. Rimettendosi a leggere i primi libri della serie, si vede come le trame siano completamente cambiate: molta meno magia - tanto per i nostalgici dello stile per il momento c'è ancora Harry Potter - ma in compenso ci si lancia a improbabili paragoni col Codice da Vinci. Il guaio, si fa per dire, è che la lettura è sempre piacevole, e Pratchett ormai si diverte a far vedere le cose di oggi con la lente del Discworld. Il guaio (più serio, ma nessuno ti obbliga a spenderci su soldi) è che il merchandising è assurdo: hanno stampato il libro Where Is My Cow?

18.01.07

[copertina]
Questo libretto davvero smilzo che mi sono trovato nella biblioteca di quartiere (Roald Dahl, Il libraio che imbrogliò l'Inghilterra - Lo scrittore automatico [The Bookseller - The Great Automatic Grammatisor], TEA - Teadue 20063, pag. 61, € 5, ISBN 8878186880, trad. Massimo Bocchiola) contiene due racconti "per grandi" di Roald Dahl, entrambi legati al mondo del libro. Nel primo, Dahl racconta del libraio antiquario londinese Mr Buggage che insieme alla sua assistente Miss Tottle ha trovato un ottimo sistema per guadagnare soldi: inviare false fatture per inesistenti libri pornografici alle neovedove di vari personaggi; nel secondo, si racconta di come il giovane Adolph Knipe, pessimo scrittore ma tecnico sopraffino, abbia inventato una macchina per comporre libri di ogni genere, e di come abbia convinto i veri autori a smettere di scrivere.
A mio parere, il secondo racconto - anche se mi ricorda un po' Primo Levi - è meglio del primo. Se devo essere sincero, però, mi aspettavo di più da Dahl: non so se la colpa è della traduzione che si direbbe formalmente corretta ma un po' piatta, oppure è perché sono stato abituato troppo bene dalla prosa degli altri suoi racconti che ho letto.

14.01.07
1921 Classe della vittoria (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina]
Della seconda guerra mondiale se ne sta parlando parecchio, in questi ultimi anni: forse perché con l'inevitabile avanzare in età di chi la guerra l'ha vissuta si vuole cercare di fissare per quanto possibile le immagini e i ricordi. Questo agile libro (Neri Mietti Norega, 1921 Classe della vittoria, Edizioni Angolo Manzoni, pag. 125, € 9, ISBN 88-88838-66-X) racconta la guerra vista in prima persona da un giovane ufficiale dell'esercito italiano, che se vogliamo è stato relativamente fortunato, essendo stato in servizio sul fronte jugoslavo e non in Libia o in Russia. Non sono quindi narrate eroiche imprese: ma forse proprio per questo la lettura ti prende ancora di più, anche per lo stile assolutamente personale che giudica indubbiamente i fatti, ma non vuole dare nessun pre-giudizio. Basta vedere le ultime pagine, in cui Mietti Norega si chiede cosa avrebbe fatto se avesse dovuto scegliere tra l'adesione ai repubblichini e la fucilazione, e risponde "Forse sarei andato nella RSI", con un'onestà che gli fa onore. Quello che forse stona un po' sono le spiegazioni, specialmente all'inizio, sulla situazione italiana del tempo: la loro freddezza me le ha fatte sentire come qualcosa di estraneo. Ma questo non toglie nulla al valore del libro.

Vita di Galileo (teatro)   [y2007_recensioni]

Ieri sera abbiamo fatto un'allegra brigata di cinque persone (Anna, io, Marina, Simona e Loris) per andare allo Studio a vedere il brechtiano Vita di Galileo nell'allestimento coprodotto dal Piccolo e dai cosentini di Libero Teatro, sotto la regia di Maximilian Mazzotta. L'opera deve piacere così tanto a quelli del Piccolo che invece del solito "libretto" accompagnatore di otto pagine di cui quattro di pubblicità ne abbiamo ben trentadue. Che posso dire invece io? mah. Gli attori, quasi tutti giovanissimi, sono bravi. L'idea di farla al centro del teatro e non sul palcoscenico, con tutti tranne Alessandro Castriota Scanderbeg - Galileo seduti in un cerchio e che si alzano man mano, è vincente: la struttura dello Studio aiuta molto. Anche mettere uno schermo in alto per fare vedere le immagini degli astri - o magari della Cappella Sistina - non è stato male. Far fare a delle donne le parti dei cardinali e del Papa è un po' strano, ma nella struttura della rappresentazione ci stava benissimo.
Però ci sono alcune scene che sono balletti, musical persino, che ho francamente trovato poco comprensibili, e che spezzavano la continuità senza un vero senso; più sensato vedere a volte i vari personaggi ruotare intorno a Galileo come pianeti, chi in un senso chi nell'altro. Poi non ho per nulla capito - e non sono stato il solo - i momenti come quello iniziale dove Galileo è fermo in mezzo alla scena e tutti gli altri fanno vari rumori. Quelli della campagna? la vita di città? La scena si è ripetuta tre o quattro volte, quindi un senso ce l'aveva di sicuro. Basterebbe scoprire quale. Rispetto al libretto brechtiano, sono state tagliate alcune scene: l'opera dura complessivamente ottanta minuti.
Chi volesse vederlo a Milano, lo troverà fino al 21 gennaio con una successiva reprise tra il 26 febbraio e il 4 marzo; la compagnia è comunque in tournée per l'Italia.

13.01.07
La quadratura del cerchio (libro)   [y2007_recensioni]

[copertina]
Ci sono cose che non possiamo fare, almeno in questo universo. In questo libro (A.K.Dewdney, La quadratura del cerchio [Beyond Reason], Apogeo, pag. VII-234, € 15, ISBN 8850323611, trad. Folco Claudi e Gianbruno Guerriero) il buon Dewdney ne espone alcune, più o meno equamente divise tra fisica e matematica. Troviamo così il moto perpetuo, il limite della velocità della luce, l'indeterminazione di Heisenberg, la teoria del caos per quanto riguarda la fisica; la quadratura del cerchio, l'indecidibilità gödeliana, il problema dell'halt di Turing, e i problemi non scalabili. Il testo è abbastanza scorrevole, tranne nel caso della dimostrazione di Gödel che però non sono mai riuscito a trovare in una formulazione chiara, comprensibile e memorizzabile. Diciamo però che mi sarei aspettato uno stile più frizzante: le battute degne di essere ricordate (per un matematico, che ha un sense of humour deviato) sono poche. In definitiva, testo divulgativo valido ma non eccezionale.

02.01.07
Giù per il tubo (film)   [y2007_recensioni]

Alla fine ci siamo passati san Silvestro al cinema, a vedere questa joint venture tra la Dreamworks e la Aardman (per l'inclita, quelli che hanno fatto la saga di Wallace and Gromit e Galline in fuga). Essendo un film di animazione, Giù per il tubo (in originale, "Flushed away") ha la sua dose di famigliole con bambini, che presumo si siano divertiti: io mi sono scompisciato dalle risa, ma completamente fuori sincronia con loro. D'altra parte, la storia si dipana in maniera assolutamente prevedibile, con il topo di compagnia Roddy che viene buttato giù dalla sua casa di Kensington e finisce in una Londra sotterranea ricostruita dai topi "di sotto" riciclando tutto quanto arriva nelle fogne, e dopo una serie di avventure conquisterà l'amore di Rita. Quello che è favoloso, a parte la qualità dell'animazione, è la quantità di riferimenti a film di tutti i generi, buttati lì come nulla fosse. Il mio preferito è quello con i due lumaconi (i lumaconi sono il leit-motiv di tutto il film, tra l'altro) che ripetono la scena di Lilli e il vagabondo mentre mangiano gli spaghetti, con un risultato finale un po' diverso: il tutto lasciato come sfondo alla scena principale, tanto per dare l'idea di come gli animatori hanno lavorato.
Ultima nota: i titoli di coda non finiscono più, da quanta gente è stata impegnata nella produzione. E a guardare i cognomi si vede davvero la globalizzazione: non solo i "banali" americani, ebraici, ispanici, giapponesi ma anche coreani e uno indubbiamente arabo. Almeno qua vanno d'accordo...

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