28.12.05

<em>Gauguin e Van Gogh; Millet</em>   [y2005_recensioni]

Ieri avevamo prenotato e pagato. Oggi non potevamo più tirarci indietro. Non importa che a dispetto delle previsioni solatie stamattina ci fosse una nevicata di quelle davvero toste, che faceva solo voglia di starsene tranquilli davanti al camino. Non importa che stamattina ci avessero comunicato che la nostra povera 147 fosse finalmente pronta: meglio, sarebbe importato se le condizioni climatiche fossero state decenti, ma oggi era fuori discussione prendere un mezzo di trasporto che non fosse il treno. Così ci siamo avviati per Brescia, alla mostra della stagione 2005-2006 (ingresso cumulativo 15 euro; chiude il 19 marzo).
L'inizio non è stato dei migliori: a parte la neve, la prenotazione via internet non funzionava, e arrivati in carrozza il capotreno ha gentilmente comunicato che saremmo partiti con dieci minuti di ritardo... perché la motrice era stata agganciata in ritardo. Non che fosse un problema insormontabile, visto che avevamo appositamente preso un treno con congruo anticipo per potere mangiare un boccone a Brescia, cosa che in efetti abbiamo fatto: non alla caffetteria del museo, che era strapiena come spesso capita quando la gente è comunque arrivata a vedere la mostra ma non vuole uscire per il freddo, ma a un bar a un centinaio di metri. Arrivati e fatta la nostra bella coda - non per i biglietti, ma per il guardaroba - siamo finalmente entrati a vedere la mostra, anzi le mostre, visto che oltre a quella principale su Gauguin e Van Gogh erano esposti una sessantina tra quadri e disegni di Jean-Francois Millet, tutti provenienti dal Museum of Fine Arts di Boston.
Innanzitutto bisognerebbe chiamare la mostra "le tre G". Oltre ai due pittori, si ergeva alta e fiera la figura di Marco Goldin, il direttore di Linea d'ombra, la società coneglianese organizzatrice delle mostre lì a Santa Giulia. C'erano massime e aforismi di Goldin dipinte sui muri, libri di Goldin al bookshop, l'installazione multimediale a metà della mostra - l'ultimo grido della modernità per una mostra, a quanto pare - aveva una voce che recitava poesie di Goldin, e il video proiettato, dopo un interessante gioco di tridimensionalità con alcuni dei dipinti in mostra, presentava un atto unico di... come? avete detto Goldin? ma allora ci siete già stati! Lascio ai miei lettori, pochi ma indubbiamente intelligenti, decidere se è megalomania o un utile sistema sinergico per ridurre le spese.
A parte ciò, la mostra mi è sembrata molto piacevole. Rispetto a quanto vedemmo al Van Gogh Museum di Amsterdam, il periodo iniziale del pittore olandese presenta una serie molto più variegata di opere, soprattutto disegni, così come si può notare l'eclettismo giovanile di Gauguin prima che decidesse di passare al primitivismo. Anche i pannelli didascalici, e i frammenti di alcune delle numerosissime lettere scritte da Van Gogh, aiutavano a comprendere meglio lo svilupparsi delle carriere dei due grandi, e le loro relazioni e influssi reciproci. Anche la mostra su Millet aveva un senso nel contesto: Van Gogh infatti imparò a disegnare anche dalle stampe milleriane, e così è stato possibile confrontare alcuni quadri e personaggi, come il Seminatore, con gli originali che li hanno ispirati.

19.12.05

<em>A sua immagine</em>   [y2005_recensioni]

[copertina]
Il libro (James BeauSeigneur, A sua immagine [In His Image], Editrice Nord 2005 [1988,1997,2003], pag. 389, € 18, ISBN 88-429-1364-2, trad. Vittorio Curtoni) ha come sottotitolo "un thriller teologico". Non mi sono perciò stupito più di tanto a scoprire che il traduttore è Vittorio "old Vic" Curtoni, che si è sempre divertito con questo sottogenere (ma guarda, Vic, che si dice "alla Porta Palatina!") L'idea di base è che la Sindone contenga delle cellule ancora vive (del Figlio di Dio? di un extraterrestre?) dalle quali si riesce a clonare un uomo che farà carriera all'interno di una ONU ormai a guida del pianeta. Il tutto condito da sindonologi, citazioni bibliche, ebrei messianici, spiriti guida new age, diplomatici più o meno intrallazzati, e missili nucleari. A parte lo scoop su chi fu a tradire davvero il Cristo - no, non è stata la Maddalena: Dan Brown qua non è di casa - ho trovato il libro piuttosto pesante, troppo infarcito di nozioncine e note a piè di pagina per far vedere quante cose l'autore conosce; e il disclaimer messo all'inizio e ricordato con una nota verso la fine del libro per evitarsi una fatwa cristiana mi pare francamente eccessivo...
È strano invece che abbia tre date di copyright, come se lo continuasse a riscrivere. Il libro devrebbe essere il primo di una trilogia, ma non credo che proseguirò.

15.12.05

L'oceano del tempo (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]
Roger MacBride Allen è uno degli ultimi epigoni del genere "fantascienza hard", che cioè mette fortemente l'accento sulla parte "scientifica", lasciando perdere tutte le sortite psicologiche e simili. Troviamo così in questo libro (Roger MacBride Allen, L'oceano del tempo [The Ocean of Years], Urania supplemento 22 - giugno 2005 [2002], pag. 391, €4.10, ISSN 977-1120-528019, trad. Fabio Feminò) una serie di lunghe spiegazioni su come ci si può muovere in un ambiente con muffe altamente velenose che ti si attaccano immediatamente addosso, oppure sulla differenza tra tempo cronologico, soggettivo ed oggettivo: il tutto in giro per lo spazio galattico, alla caccia del terraformatore Oskar DeSilvo, che - se è davvero ancora vivo - forse ha delle idee su come bloccare il declino dell'espansione galattica.
La trama si lascia leggere anche senza avere prima letto il primo volume della saga, Le astronavi del tempo (che io lessi, dimenticandomelo...) Il traduttore avrebbe però potuto leggere più attentamente il testo, e accorgersi di avere sempre scritto casualità invece che causalità...

12.12.05

La vedova Socrate   [y2005_recensioni]

Abbiamo deciso all'ultimo momento di andare allo Studio a vedere questo monologo scritto, diretto e interpretato da Franca Valeri. E quando dico "ultimo momento", intendo dire che siamo arrivati al teatro a chiedere se c'erano biglietti. Risposta: "tutto esaurito, ma possiamo mettervi in lista d'attesa". Sì, proprio come in aeroporto: stesso identico assalto al bancone. Siamo alla fine riusciti ad entrare (a prezzo pieno, anche perché naturalmente mica ci eravamo portati gli abbonamenti dietro, e nel mio palmare c'erano i numeri dell'anno scorso), in mezzo a un pubblico più o meno coetaneo alla Valeri.
Devo dire che l'inizio è stato per me uno choc: la Valeri, che tra l'altro non ha voluto il microfono da viso, ha ormai ottantacinque anni, e nelle sue prime battute li si sentiva tutti, anche se paradossalmente con lo svolgersi del monologo ha ripreso forza. Certo che, con un'improbabile parrucca bionda e delle ancora più improbabili zeppe dorate, Valeri-Santippe ne aveva per tutti: non solo per il suo ormai defunto marito Socrate, del quale finalmente si poteva vendicare per tutte le battute da lui fatte, ma per Aristofane, Alcibiade, Agatone... e naturalmente per Platone, che le aveva rubato tutti i diritti d'autore per le opere del marito: e dire che Socrate l'aveva semplicemente assunto come copista!
Un bello spettacolo, non c'è che dire: certo che questi grandi vecchi sono tosti...

05.12.05

American Gods (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]
Il titolo di questo libro (Neil Gaiman, American Gods, Mondadori - piccola biblioteca Oscar 2003 [2002], pag. 523, € 9, ISBN 8804520833, trad. Katia Bagnoli) può fare pensare a tante cose. E in effetti nel libro le si possono trovare probabilmente tutte. L'idea di base non è affatto nuova: gli dei esistono perché la gente crede in loro, e la loro potenza dipende direttamente da questo. Solo che un dio è anche legato a un luogo: gli emigranti negli Stati Uniti si sono così portati con sé una nuova copia del dio. Ma l'America, si sa, brucia gli dei: così troviamo questi tipi anzianotti, come il signor Wednesday (colta la citazione? non preoccupatevi, viene spiegata nel testo) che vivono di espedienti vari e cercano di riunirsi tutti insieme per sconfiggere i nuovi idoli, come la signora Media. Il tutto facendosi aiutare da Shadow, quasi un Parsifal riportato nel ventunesimo secolo.
Il libro si legge che è un piacere. L'unica cosa che avrei voluto aggiungere al testo è un glossarietto con tutti i riferimenti alle varie mitologie. Alcune le ho riconosciute facilmente, altre mi hanno fatto risvegliare ricordi sopiti da decenni, ma confesso che ce ne sono alcune che mi sono totalmente oscure.

03.12.05

Zucker!… come diventare ebreo in 7 giorni (film)   [y2005_recensioni]

La trama di questo film è più o meno semplice: Jackie Zucker, nato come Jakob Zuckermann, non ha seguito il resto della famiglia fuggita da Berlino nel '61 ed è diventato un personaggio abbastanza famoso nella DDR, rinnegando le proprie origini ebraiche. La riunificazione però l'ha rovinato, e sta per essere imprigionato per debiti, quando viene a sapere che sua madre è morta e potrà avere la sua eredità... solo se si riconcilierà con il fratello, che invece è rimasto un ebreo ortodosso. La coabitazione forzata finirà più o meno come ci si può immaginare.
La cosa strana di questo film è che è tedesco. E lo si vede: c'è un qualcosa di "Goodbye Lenin", e le situazioni, più che yiddish, sembrano essere teutoniche. Il risultato finale non è una grossa grassa risata, ma ad ogni modo è una visione piacevole.

30.11.05

<em>Longitudine</em>   [y2005_recensioni]

[copertina]
Oggi abbiamo i GPS che ci dicono dove ci troviamo con un errore massimo di pochi metri, e la facciamo semplice. Ma non è sempre stato così: fino a pochi secoli fa, soprattutto in mare, ci si poteva perdere, e rischiare di morire per inedia o naufragando contro gli scogli. Il problema della latitudine si poteva risolvere abbastanza facilmente; ma la longitudine ("sinistra o destra?" su una cartina geografica, tanto per intenderci) sembrava impraticabile. Ecco così la storia (Dava Sobel, Longitudine [Longitude], Rizzoli BUR Saggi - 1999 [1995], pag. 155, €7, ISBN 88-17-11290-9, trad. Gianna Lonza e Olivia Crosio) di una lotta titanica per trovare un sistema per calcolare la longitudine, il tutto condito da un enorme premio, l'equivalente di vari milioni di euro, offerto da un'apposita Commissione per la longitudine britannica. Eh sì, gli inglesi dominavano i mari e quindi ne avevano un gran bisogno. Ci furono due partiti: quello degli astronomi, che utilizzavano le stelle fisse e una serie di manuali, e quello... di John Harrison, un orologiaio autodidatta che passò la sua vita a costruire quattro diversi modelli di orologio, sempre più precisi. Infatti un orologio sincronizzato esattamente con l'ora di un certo luogo permette automaticamente di calcolare la longitudine relativa: basta misurare la posizione del sole a "mezzogiorno". Harrison fu sempre inviso all'establishment, nonostante i suoi modelli sbagliassero di qualche secondo in tre mesi di viaggio in mare, e non ottenne mai tutto il premio meritato.
Il libretto è molto avvincente, anche se qualche volta la traduzione mi sembra un po' tirata; una lettura piacevole.

26.11.05

<em>Mario Sironi/Constant Permeke - I luoghi e l’anima</em>   [y2005_recensioni]

Sfruttando il fatto che La Repubblica era il "media partner" della mostra, e quindi potevamo entrare con biglietto ridotto - 6 euro e mezzo anziché 8 - e soprattutto con una visita guidata, oggi siamo andati a Palazzo Reale.
Non so se per la nevicata che non faceva certo venire voglia di andare in giro o perché dall'altra parte c'è la finta mostra di Caravaggio, ma Stefano - la nostra guida - ha guidato... quattro persone, il che ci ha dato la possibilità di avere una fruizione molto personalizzata, anche perché comunque non è che ci fossero chissà quante altre persone.
Non ho capito la logica di questo accostamento. Sironi e Permeke sono praticamente coetanei, ed entrambi pittori: ma la similitudine finisce qua. Affermare che "ciascuno superò la propria corrente pittorica" è una frase fatta senza troppi significati; e nonostante i diversi stili che ciascun pittore ha seguito nella loro arte, non è mai capitato di vedere un quadro e sbagliarne l'attribuzione :-)
Alle opere dei due artisti sono state associate delle installazioni (fotografie, e un video in stile fotografico) di Francesco Jovine, che ha ripercorso oggi i luoghi cari ai due pittori. Le immagini erano anche interessanti, ma anche qui non ho assolutamente capito quale fosse la reale relazione con i quadri. E non venitemi a dire che non capisco l'arte, vi prego.
La mostra - che rimarrà fino al 29 gennaio - è comunque interessante, nonostante queste stranezze.

25.11.05

Le parole dimenticate di Gesù   [y2005_recensioni]

[copertina]
Il libro (Mauro Pesce, Le parole dimenticate di Gesù, Fondazione Lorenzo Valla/Mondadori 2004, pag. 814, € 27, ISBN 88-04-51347-0) prometteva bene: una raccolta di detti attribuiti a Gesù e non presenti nei vangeli canonici. Ho così deciso di comprarmi il libro, non preoccupandomi del pacco di note al testo: un po' di filologia non fa mai male. Però le mie speranze si sono infrante man mano che leggevo. Lasciamo perdere le decisioni di quali possano essere "parole di Gesù" e quali no; questo lo posso anche far passare come scelta dell'autore. Ma innanzitutto c'è stata la scelta di usare solo testi greci e latini (messi come testo a fronte, magari per far vedere quanto si è bravi a tradurre... e nelle citazioni latine, usando la u minuscola al posto della v), saltando i brani in copto e in altre lingue che ad esempio ci avrebbero dato tutto il Vangelo di Tommaso. Poi se c'è un autore, chessò Girolamo, che cita un brano dal Vangelo degli Ebrei, il brano è citato due volte: prima come Vangelo degli Ebrei, poi come Girolamo. Non importa che siano le stesse parole. Frasi che appaiono in decine di testi, come "Siate cambiavalute accorti", sono commentate decine di volte. Insomma, una specie di centone senza un vero filo logico.

21.11.05

Tutta un'altra cosa (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]
Urania ha festeggiato il suo millecinquentesimo numero (John Kessel et al., Tutta un'altra cosa, Urania 1500, luglio 2005, pag. 310, €3.60, ISSN 9-771120-528361) con una copertina più colorata del solito, un racconto lungo - Storie di uomini di John Kessel, e una serie di storie scritte dai curatori della rivista in tutti questi anni (non che siano molti: Urania è di un conservatore che fa paura). La storia di Kessel non era affatto male, soprattutto per la sua decisione di rovesciare un assunto base della nostra civiltà: un classico tema fantascientifico. Per il resto, il giudizio è abbastanza negativo, visto che i miniracconti di Fruttero e Lucentini sono già state visti più volte, e le altre storie non è che valgano molto. Il racconto di Giuseppe Lippi (Il lago d'inferno) poteva essere l'eccezione: peccato che le ottime idee siano state espresse in maniera scarsamente comprensibile.

17.11.05

Nomade (teatro)   [y2005_recensioni]

In questi giorni allo Smeraldo c'è questo spettacolo del Cirque Eloize. Il nome di "circo" non è messo a caso: anche se lo spettacolo prevede musiche e danze, il punto forte sono indubbiamente i numeri degli acrobati, che sono davvero eccezionali e fanno trascorrere abbastanza bene le due ore dello spettacolo, anche se non è esattamente il mio tipo preferito.
A margine, un paio di note sul teatro Smeraldo, visto che è la prima volta che ci andavo. Le poltrone, almeno su in balconata, sono così ravvicinate che per me è assolutamente impossibile infilarmici senza puntare le ginocchia contro il sedile davanti. Per fortuna il posto vicino al mio era sul corridoio e libero, così mi sono potuto accomodare un po' meglio. Ma la cosa che mi ha lasciato maggiormente basito è stata lo schermo che è stato calato prima dell'inizio... per proiettare la pubblicità. È la prima volta che mi capita di vederlo in un teatro; tra l'altro lo stesso rullo è stato fatto passare durante l'intervallo...
A parte la pubblicità vera e propria, mi ha fatto sorridere l'accostamento dei trailer degli spettacoli nei teatri associati: far seguire al Rocky Horror Show quello di Forza venite gente rivela un senso dell'umorismo non banale.

11.11.05

<em>Re Lear</em>   [y2005_recensioni]

Quest'anno in cartellone al Piccolo ci sono due allestimenti del Re Lear. Quello della sezione Festival nel prossimo maggio sarà di una compagnia di San Pietroburgo e la rappresentazione sarà appunto in russo con sovratitoli in italiano; nulla contro di loro, ma all'idea di tre ore di spettacolo in una lingua incomprensibile abbiamo pensato bene di scegliere la versione nella nostra lingua, che resterà in scena fino al 20 novembre.
Il Re Lear è secondo me una tragedia fuori da ogni contesto storico: la si potrebbe tranquillamente riproporre ambientata al giorno d'oggi senza toccare praticamente nulla. Antonio Calenda e la compagnia del Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia hanno scelto una strada molto minimalista. La scenografia è praticamente nulla, con alcune basse pedane e due scranni messi e tolti più volte nel primo atto; nel secondo non ci sono nemmeno questi accessori, ma sullo sfondo rimane l'enorme tronco già visto alla fine del primo atto, che serve anche da capanna. Anche i costumi, dopo un po' di colore all'inizio, tendono sempre più a un grigio uniforme, come per dare più forza al testo, eliminando le sirene visive per fare riflettere sul gioco di specchi tra la pazzia simulata e quella reale, e tra la verità che si nasconde e la menzogna che si alimenta di sé stessa.
Roberto Herlitzka ha un'interpretazione forse persino un filino sopra le righe: sarò io ad essere un po' troppo pretenzioso, ma non mi ha convinto troppo la differenza tra il lessico "alto" degli altri attori - con l'eccezione del conte di Glouchester - e il suo continuo cambiare di registro. Ultima nota di colore: ieri sera eravamo in prima fila - si vede davvero tutto! - e mi trovavo unico maschio in una compagnia di sei persone. Le altre hanno espresso un notevole apprezzamento per la bellezza degli interpreti minori, tanto da scherzare chiedendosi se non si poteva ripristinare la vecchia usanza di andare nei camerini dopo lo spettacolo...

10.11.05

Watching the English (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]
Occhei, gli inglesi sono indubbiamente gente strana, Lo sappiamo tutti. Però che un'antropologa albionica decida di fare ricerche sul campo per scoprire "le regole nascoste del comportamento inglese" (come da sottotitolo) sembra un po' esagerato. Eppure è quanto Kate Fox ha fatto in questo libro (Kate Fox, Watching the English, - Hoder 2004, pag. 424, Lst. 7.99, ISBN 0-340-75212-2). Probabilmente è colpa di un'infanzia passata dietro il padre, anch'egli antropologo ma più mainstream, e della scarsa voglia di andarsene chissà dove a cercare le tribù più sperdute, ammesso che ne esistano alcune. Parte così una ricerca che cerca di spiegare i comportamenti degli inglesi a partire da un piccolo numero di caratteristiche, al centro delle quali si trova la "dis-ease", un gioco di parole tra "malattia" e "incapacità di sentirsi a proprio agio". La Fox è ovviamente inglese anche lei, e quindi non può esimersi dal riempire il libro con il British humour (con la u: mica è americano!) e la necessità di giocare con le parole, oltre che fare notare in tutti i campi da lei trattati l'onnipresente presenza del concetto di classe. Forse un po' troppo lungo, ma certamente godibile, ad ogni modo. Il guaio è che a leggere il libro mi sono sentito molto, molto britannico. Non so se sia un bene o un male.

02.11.05

Non dire il mio nome (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]
Il titolo del libro che la Autorevole Giuria di OneMoreBlog mi ha immeritatamente assegnato (Paola Presciuttini, Non dire il mio nome, Meridiano Zero - Gli Intemperanti 2004, pag. 285, € 11, ISBN 8882370844) racchiude in un certo senso la storia: la ragazzina tosco-napoletana di basso ceto vuole fuggire non solo da Rosignano Solvay e dalla famiglia, ma anche dal proprio nome, che ci verrà detto solamente all'ultima pagina. Non appena scappata di casa ancora diciassettenne lei diventerà Pedro, e troverà nonostante tutto il suo amore.
In questa terza fatica letteraria della Presciuttini, personalmente ho trovato troppo frammentata la prima parte: anche con il senno di poi, i flashback spezzettano inutilmente la storia, che invece scorre davvero velocemente nella seconda e terza parte. La caratterizzazione della protagonista è indubbiamente azzeccata, soprattutto per il punto di vista che ha su quello che capita intorno a lei. Il mondo, anzi i due mondi, che ha frequentato sono infatti descritti in maniera oserei dire asettica, senza costringere nemmeno il lettore a tranciare giudizi. Peccato che le date del suo soggiorno fiorentino non tornino; un piccolo neo di editing.

30.10.05

Impressioni dalla Cina (mostra)   [y2005_recensioni]

Questa mostra fotografica alla Triennale (fino al 20 novembre; ingresso 5 euro) raccoglie un'ottantina di fotografie di James Whitlow Delano, dedicate tutte alla Cina di questi ultimi dieci anni: terra di contraddizioni oggi forse ancora maggiori di un tempo.
Lo stile di Delano è molto personale: bianco e nero molto poco luminoso ("viraggio caldo", se si vuole parlare difficile), e un gusto del particolare spesso rubato. Come sempre quando si tratta di fotografie, io non è che ci abbia capito molto; devo però dire che mi hanno colpito le espressioni delle persone colte dallo scatto. È difficile che sorridano: hanno quasi un viso per così dire rassegnato, quasi non possano aspettarsi nulla di diverso. Sullo sfondo poi si possono notare le differenze tra le immagini della Cina di una volta e i grattacieli postmoderni: come raccontano le didascalie della mostra, "La Cina sarà sempre diversa dall'Occidente, ma lo sarà sempre di meno".

Grazie (teatro)   [y2005_recensioni]

Claudio Bisio ha portato in teatro (oggi l'ultima rappresentazione al Piccolo) la prima volta di Pennac come autore teatrale. L'opera è del 2004, quindi molto recente: è un monologo di un'ora e venti dove un uomo, che ha ricevuto un non meglio identificato premio alla carriera, si mette a discutere con sé e con il (virtuale) pubblico di quello che in realtà significa il dover ringraziare, cercando quasi di costruire una teoria filosofica del "grazie".
Risultato? Mah. Bisio sicuramente ha sufficiente mestiere per tenere su lo spettacolo, anche se alcune gag (come quella degli applausi) sono vecchie di decenni; ma in genere quello che mi sembra convincere poco è proprio il testo di Pennac, che è troppo stiracchiato per essere qualcosa più di un buono spunto.
Il teatro era pieno nonostante la concorrenza di Milan-Juventus: è anche da dire che noi siamo entrati con dei biglietti last minute, e sono anche stati venduti degli ingressi. Insomma, un successo ma non un successone.

28.10.05

<em>Scorciatoie nello spaziotempo</em>   [y2005_recensioni]

[copertina]
Questa raccolta (AA.VV., Scorciatoie nello spaziotempo [Year's Best SF 7], - Millemondi estate 2005 (40), pag. 491, €5.10, EAN 977-1123076005) in originale si chiamava Year's Best SF 7 e come dice il nome stesso contiene una selezione di racconti, usciti per la precisione nel 2001. Ho trovato generalmente i testi di ottima qualità, anche perché non seguono i canoni a cui siamo abituati. Una menzione particolare va a "Charlie's Angels" di Terry Bisson, poliziesco-horror; "La misura di tutte le cose" di Richard Chwedyk, quasi lirico con questi suoi dinosauri giocattolo; "Resurezione" di Davis Morrell, con una specie di cortocircuito temporale; e "Il massimo della vita" di James Morrow, puro assurdo. Ma in genere tutto si lascia leggere con molto piacere, cosa che non sempre al giorno d'oggi capita.

17.10.05

La fabbrica di cioccolato (film)   [y2005_recensioni]

Ho deciso. Tim Burton è troppo bravo. Ha preso una favola - che adesso penso che mi andrò a cercare - e l'ha trasportata perfettamente sullo schermo. Non è banale riuscire a mantenere il manicheismo insito nelle fiabe, con i caratteri che devono essere tagliati con l'accetta, senza scadere nella farsa. Sicuramente gli effetti digitali aiutano: quando stamattina ho scoperto che Deep Roy ha fatto tutti gli Umpa-Lumpa, ho finalmente capito come mai sembravano tutti uguali. Sicuramente Johnny Deep Depp ci ha messo del suo: un gigione come Robin Williams qui non sarebbe stato adatto, mentre la sua recitazione è sempre asciutta il giusto. Ma ribadisco: il tutto è stato magnificato dalla poesia dietro la macchina da presa. Film da guardare, possibilmente al cinema.

09.10.05

<em>Io, l'erede</em>   [y2005_recensioni]

Pièce scritta nel 1942 da Eduardo basandosi a suo dire su un aneddoto realmente accadutogli, la storia racconta di Ludovico, che torna in patria per reclamare la sua "eredità": il padre infatti aveva vissuto come beneficato di una famiglia, e lui ritiene di avere diritto ad avere lo stesso posto. Detta così, la cosa sembra essere assurda, e probabilmente lo è anche: però la commedia è molto amara, con Ludovico che mostra impietosamente come le relazioni fossero molto più complicate di quanto sembrasse all'inizio. Eppure Ludovico non ce la fa ad uscire dalla spirale, e l'unica che romperà questo ricorso storico sarà la giovane Bice, anch'essa mantenuta dalla famiglia.
La commedia, come ho detto, è molto bella. Però ho una serie di appunti da fare sulla regia. L'inizio è troppo lento, addirittura scolastico nella recitazione: deve entrare Leopoldo Mastelloni nella parte di zia Dorotea per riuscire a fare partire davvero la scena. I cambi scena con i due domestici che fanno una specie di balletto sono poi francamente inutili, e di nuovo rallentano il flusso. Ciò detto, oltre a Mastelloni c'è da sottolineare la bravura di Geppy Gleijeses come Ludovico Ribera: recitazione da "cattivo" e rompipalle, proprio quella che ci voleva per colpire il pubblico. Memorabile il duetto con Umberto Bellissimo nella parte dell'avvocato. Gli altri interpreti, a parte Margherita di Rauso che anche in una piccola parte come quella di Caterina è riuscita a distinguersi, non mi hanno detto molto. Marianella Bargilli (per i gossippari: è la compagna di Gleijeses, e ha partecipato al Grande Fratello 3 - qualcuno credeva ancora venissero tutti dalla strada?) era partita molto bene come Adele, ma nel secondo atto le poche apparizioni mi sono sembrate meno incisive; Gabriella Franchini - Margherita non mi è proprio piaciuta; quanto a Valentina Tonelli, le do il beneficio del dubbio in quanto debuttante, e perché nelle prime scene si era mossa bene.

07.10.05

<em>A Hat full of Sky</em>   [y2005_recensioni]

[copertina]
Seconda storia con Tiffany Aching, i Wee Free Men e, stavolta non semplicemente come guest star, Granny Weatherwax. Uno spinoff del Discworld, insomma. Devo però dire che stavolta (Terry Pratchett, A Hat full of Sky, Corgi 2005 [2004], pag. 352, Lst 6.99, ISBN 0-552 55264-X) Pratchett è al suo meglio, mescolando con la sua usuale abilità la parte per così dire della classica quest dei libri fantasy con la sua propria esposizione morale, in una miscela che scorre sempre velocemente senza essere pedante. È interessante vedere come quella che sembrerebbe la vittoria finale dei "buoni" non lo è ancora affatto, perché non basta vincere il "cattivo", ma occorre anche comprenderlo. Se devo fare un appunto, mi preoccupa un po' la harrypotterizzazione di Pratchett, con l'insistenza su un semplice strumento come lo shimble, cosa piuttosto al di fuori del suo stile. Hex ovviamente non conta :-)

30.09.05

Viva Zapatero! (film)   [y2005_recensioni]

Beh, posso fare mia l'ultima battuta, pronunciata da un sintetizzatore vocale dopo la fine dei titoli di coda (ah, perché è stato caldamente ringraziato Feltri?): "non mi ha fatto per nulla ridere".
Diciamo che è stato un utile ripasso di cose che sapevo già, con le perle maggiori nel vedere quello che hanno detto i politici di sinistra, da Violante a Petruccioli: dai contorsionismi verbali alle affermazioni assolutamente da paura. Ma già il concetto "non è la satira che deve fare informazione", se ci si pensa, è completamente illogico, non fosse altro che perché in questo modo sei tu ad avallare il fatto che il satirico stia facendo informazione.
Ah, il titolo nasce perché Zapatero non appena eletto ha abrogato la legge che faceva eleggere la direzione della TV di stato dal primo ministro. Magari lo si fa anche da noi...

28.09.05

<em>La musica in cento parole</em>   [y2005_recensioni]

[copertina]
Il sottotitolo di questo libro (Arrigo Quattrocchi, La musica in cento parole, Carocci - Quality Paperbacks 2003, pag. 138, € 12, ISBN 88-430-2638-0) è "un piccolo lessico". Effettivamente Quattrocchi, critico musicale del Manifesto, ha voluto condensare in cento lemmi principali, e 132 secondari, il lessico della musica classica, pensando al pubblico magari anche di buoni studi ma figlio della cultura italiana che si è sempre preoccupata di tenere l'insegnamento musicale bene in disparte. Viene così evitato l'uso di un qualsiasi pentagramma, mentre viceversa sono spesso evidenziate le somiglianze tra l'uso comune di un termine, si pensi ad esempio ad "armonia", e quello musicale. Il libro insomma non può certo considerarsi una storia della musica, ma quello non è certo lo scopo che si propone, mentre invece raggiunge pienamente quanto dichiarato nell'introduzione.

27.09.05

Museo di arte contemporanea di Rivoli   [y2005_recensioni]

Visto che come ho scritto eravamo a Torino per un battesimo, prima di tornare a Milano Anna e io siamo andati a vedere il Giornata del Patrimonio, e così il biglietto di ingresso era gratuito, il che non ha fatto certo male. Non che comunque ci fosse moltissima gente, e molti dei presenti non erano italiani. Ad ogni modo, le sale del primo piano (il secondo era chiuso perché in allestimento) avevano opere che io ho trovato per la maggior parte francamente inutili, anche se devo riconoscere che c'erano un paio di chicche molto piacevoli. Lo so, il mio orizzonte culturale è limitato, Anna me lo dice sempre; anche nelle opere video esposte al terzo piano ce ne sono state alcune che a me sembravano tanto i filmini che puoi fare in spiaggia - occhei, non c'erano i bagnanti in costume, ma nulla di più - insieme ad altri lavori che magari non mi piacevano ma avevano almeno un senso artistico. La cosa che però mi ha stupito di più è che tra gli scultori c'era un solo artista nato nel 1954, e tutti gli altri erano nati prima del 1950. A questo punto mi chiedo dove la mia generazione, per non parlare dei trentenni, può esporre. Ci sarà forse un museo d'arte postcontemporanea?

26.09.05

<em>Sports</em>   [y2005_recensioni]

Si definisce "Free press del lunedì e del giovedì", esce a Roma e Milano, ed è arrivato al numero sei, anche se questa di oggi è la prima copia che io provo a prendere. Il colophon non dice molto, se non che la pubblicità è curata dal Sole-24 ore che magari è anche quello che mette i soldi per il giornale gratuito (ah, da pagina di pubblicità in fondo ho scoperto che esiste il mensile "Il Sole-24 ore Sport", e che è già partito nel 2000...) e che gli indirizzi email rimandano a un sito al momento inesistente, il che non è poi la fine del mondo. A proposito di pubblicità: ci sono sei pagine piene su 24 della foliazione, più tre moduli più piccoli per un totale di altra mezza pagina abbondante.
Il font utilizzato è sempre con le grazie, come del resto negli altri quotidiani gratuiti: non è però un classico Times Roman, e soprattutto l'interlinea mi pare leggermente maggiore, dando un'impressione di vuoto indipendente dal contenuto degli articoli. Come ci si può aspettare, metà del numero è dedicata al calcio, stranamente solo di serie A anche se la cosa si può spiegare con la diffusione che non tocca città con squadre in B o C/1. Occorre però dire che gli altri sport sembrano trattati abbastanza bene: ad esempio c'è un articolo sulla vittoria della Grecia negli europei di basket, che tutta la stampa italiana ha snobbato non appena la nostra nazionale è stata eliminata. Insomma, potrebbe essere peggio :-)

20.09.05

<em>L'enigma di Cartesio</em>   [y2005_recensioni]

[copertina]
Abbiamo la Francia del Mazarino, con la lotta tra re e parlamento; abbiamo un delitto perfetto condotto con le tecniche matematiche più avanzate del tempo; abbiamo come investigatore privato nientemeno che Cartesio. Eppure il romanzo (Frédéric Serror e Herio Saboga, L'enigma di Cartesio [L'échelle de Monsieur Descartes], Barbera - meladinewton 2005 [1999], pag. 305, € 16.50, ISBN 88-7899-010-8, trad. Monica Martignoni) non prende. Sarà che gli autori sono troppo filosofi e troppo poco romanzieri, o forse hanno esagerato a inserire nella storia troppi personaggi reali e troppi discorsi effettivamente pronunciati, o ancora la trama viene esposta troppo lentamente e quindi perde di mordente, e la traduttrice non può farci più di tanto: ma è chiaro che il poliziesco fa acqua da tutte le parti, e le dotte spiegazioni di Cartesio fanno dopo poco tempo sbadigliare. Sarebbe stato meglio aggiungere magari la piantina della zona del delitto e il disegno schematizzato tracciato come spiegazione delle cause del delitto... Già tradurre letteralmente il titolo (la scala di Cartesio) sarebbe stato più simpatico. Aggiungiamo poi il fatto che le ultime quaranta pagine contengono estratti di opere e lettere del filosofo, e completiamo l'opera. Insomma, non è un libro che si butta via a metà, ma nemmeno uno di quelli da prendere al volo.

13.09.05

Personaggi e paradossi della matematica (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]
Io non sono così inflessibile. Posso tollerare che un limerick non venga tradotto come limerick, perdendo la sua musicalità. Ma quando ad esempio trovo scritto in un aneddoto che Paul Erdös chiede "Dimostrami che se hai n+1 positivo e intero minore o uguale a 2n, alcune loro coppie sono numeri primi relativi [Non avendo alcun fattore in comune tranne che uno]", capisco due cose. La prima è che il traduttore non sa nulla di matematica, il che di per sé non è un problema se il libro (David Wells, Personaggi e paradossi della matematica [The Penguin Book of Curious and Interesting Mathematics], Mondadori - Oscar saggi 2002 [1997], pag. 279, € 8.80, ISBN 88-04-49885-4, trad. Massimiliano Buvoli) non parlasse evidentemente di matematica. La seconda è che a Mondadori nessuno ha pensato di rileggere le bozze, tenuto conto che il brano in questione si trova all'inizio di pagina quindici. O forse, e non so se sia ancora peggio, hanno pensato che tanto la gente comune è convinta che i matematici siano strambi, e prende per oro colato qualunque cosa si dica di loro. In ogni caso, fatevi un favore: se sapete l'inglese potete pensare di prendere il libro in edizione originale, pur sapendo che comunque è una specie di minestrone; altrimenti lasciate perdere e vivete tranquilli e felici.

11.09.05

Guida galattica per autostoppisti (film)   [y2005_recensioni]

Mi ero detto che avrei aspettato il DVD, visto che l'uscita italiana è stata praticamente cancellata (venti copie in tutta la nazione, e a partire dal 12 agosto...) per il basso successo nell'Europa continentale. Di per sé avevo anche recuperato il DiVX, se proprio mi fossi sentito in crisi di astinenza. Ma poi ieri sera ho visto che lo stavano dando al Mexico, e così abbiamo preso e siamo andati. Commento di Anna: "per una volta che tu vuoi andare al cinema, bisogna cogliere l'occasione al volo!"
Che dire del film? è quasi completamente dissimile dal programma radiofonico, e dalla serie tv, e dai libri, e dall'adventure... il che è il minimo che uno si possa aspettare. L'inizio è sempre lo stesso, ma dopo la storia parte leggermente per la tangente: così a memoria, non mi pare che si parli dell'Arma Totale PDV nelle altre edizioni. La fregatura però è nella trama. Se uno è un adamsiano convinto, è una gioia: almeno una decina di volte ho potuto pronunciare le battute insieme agli attori. Ma se non si sa nulla della Guida, direi che è piuttosto deboluccio, anche se l'animazione della Guida stessa è fatta parecchio bene, e Zaphod è assolutamente perfetto nella sua parte di presidente della Galassia. Ci vuole un po' di tempo per fare l'abitudine a Ford, non tanto perché è nero quanto per lo stile di recitazione: memorabile però (per chi conosce il libro...) la scena flashback del suo primo incontro con Arthur. Trillian è carina ma completamente Hollywoodizzata :-(
Ora devo testare la versione in lingua originale...

FORMA   [y2005_recensioni]

Ieri pomeriggio siamo andati a vedere il Centro Internazionale di Fotografia, che hanno aperto a Milano in piazza Lucrezio Caro, tra la Bocconi e corso san Gottardo. Il posto è molto bello: era una parte del deposito ATM del Ticinese - non per niente ATM è uno degli sponsor del centro - e addirittura si possono vedere i tram da una finestra interna opportunamente collocata. Anche la mostra antologica di Gianni Berengo Gardin, ospitata fino a domenica 18 settembre, è carina: a me personalmente è piaciuta la divisione degli spazi in molte delle sue foto. Certo che le note didascaliche presenti qua e là erano assolutamente incomprensibili, e non sempre poi così legate alle foto. Inoltre l'ergonomia non è che fosse poi così considerata: se metti due foto una sopra l'altra, forse sarebbe più simpatico sfalsare anche di un solo centimetro i cartellini, e non metterli esattamente in orizzontale... soprattutto quando la didascalia è "città - anno".
L'altro punto su cui dissento fortemente è il costo del biglietto di ingresso. Sei euro e mezzo (ridotto 5) per una mostra fotografica mi pare molto caro: a questo punto a Brera dovrebbero far pagare 25 euro per l'ingresso in pinacoteca...

06.09.05

<em>Gli Schwartz</em>   [y2005_recensioni]

[copertina]
Non so esattamente come giudicare il libro (Matthew Sharpe, Gli Schwartz [The Sleeping Father], Einaudi - Stile Libero Big 2005 [2003], pag. 300, € 14.80, ISBN 88-06-17286-7, trad. Matteo Colombo). Sharpe si deve essere sicuramente fumato della roba buona, perché non si puo onestamente dire che non ci sia una trama, ma spesso più che di commedia si dovrebbe parlare di immaginismo; il tutto all'interno di una famiglia ebrea col padre in coma, la madre - che aveva già divorziato da lui - scappata all'Ovest, e due figli adolescenti, Chris sessuomane senza fortuna e Cathy in preda a una conversione mistica verso il cattolicesimo. A loro si aggiungono una serie di comprimari le cui vicende si intrecciano tra di loro e con gli Schwartz, con battute a volte fulminanti e uno spaccato di vita nella provincia dell'Est statunitense. La traduzione è generalmente ottima e rende bene sia lo stile di Sharpe che le battute, il che non era affatto semplice: ci sono però un paio di svarioni, quando Lila parla di matrimonio al posto di divorzio, e l'Atto di Carità che è diventato di Amore.

14.08.05

<em>Cavour contro Garibaldi</em>   [y2005_recensioni]

[copertina]Mack Smith è lo storico inglese più esperto della storia italiana. In questa che è stata la sua prima opera, la cui prima edizione risale agli anni '50 (Denis Mack Smith, Cavour contro Garibaldi, Rizzoli - Saggi stranieri 1999, pag. 509, €19.63, ISBN 881786143X, trad. P. Gori) si mette a ribaltare la tradizione italica riguardo all'annessione dell'Italia meridionale che ci hanno insegnato a scuola. Indubbiamente un punto di vista diverso è sempre utile per avere un'idea più completa di quanto successe in quei mesi, e il testo è letteralmente farcito di citazioni dagli epistolari dei vari protagonisti. Tra l'altro, lo sapevate che Cavour scriveva abitualmente in francese? Dal libro si nota però come ciascuno ha i suoi pregiudizi. Mack Smith, come in genere i britannici, tende infatti a migliorare l'immagine di Garibaldi: non solo a scapito di Cavour, il che potrebbe anche starci, ma proprio in assoluto. L'eroe indomito, che di politica non capiva molto ma aveva un senso innato per fare le cose giuste, tanto che veniva osannato dalla popolazione? Anche la situazione politica nel napoletano viene mostrata in maniera non propriamente neutrale: chissà, forse la parentela dei Borboni con i francesi ha un po' prevenuto il nostro. Anche il testo non mi è sembrato molto scorrevole, non per la traduzione ma proprio per lo stile ripetitivo al limite del martellamento. Insomma, ci sono libri più interessanti.

13.08.05

<em>Torino è casa mia</em>   [y2005_recensioni]

[copertina]Culicchia è uno di quegli autori il cui stile non lascia indifferenti: o lo si ama o lo si odia. Confesso che non ho mai letto un suo libro "serio", ma in compenso ho sempre apprezzato le sue rubriche più o meno surreali. Questo libro (Giuseppe Culicchia, Torino è casa mia, Laterza - Contromano 2005, pag. 163, €9, ISBN 88-420-7584-1) non è altro che una di queste rubriche allungata fino alla dimensione di un'opera. Se qualcuno ve l'ha venduta come una guida a Torino, vi ha preso in giro. Si parla di Torino, certo: ma l'impressione che ho avuto è quella di una chiacchierata fatta per chi la città la vive - o, come nel mio caso, l'ha vissuta - e vuole scoprire qualcosa di nuovo, o riassicurarsi a riguardo delle proprie certezze. La "cartina" allegata, ancorché perfettamente in scala, è infatti assolutamente inutile per orizzontarsi, e i temi trattati esulano spesso da quanto un turista vero o presunto cerchi. Ma che ci si può aspettare da uno che per anni ha tenuto la rubrica Muri e duri dove veniva fatta un'improbabile esegesi delle scritte sui muri sabaudi? Lettura ampiamente consigliata per autoctoni e assimilati: per gli altri, a loro rischio e pericolo.

12.08.05

La pietra del cielo (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]Questo primo volume della saga delle Cronache di Camelot (Jack Whyte, La pietra del cielo, Piemme Pocket 1999, pag. 544, €8.90, ISBN 88-384-4361-0, trad. Susanna Bini) non parla affatto di Camelot, Artù, Merlino e compagnia. Non può nemmeno farlo, visto che è ambientato un secolo abbondante prima...
Whyte, infatti, ha voluto fare una serie di romanzi storici, cercando di prendere le varie leggende e immaginando quali fatti realmente avvenuti avrebbero potuto distorcersi fino alle storie a noi note. La spada nella roccia? In verità era una spada dalla roccia, fusa cioè con un ferro meteoritico - la pietra del cielo del titolo. Il protagonista è un veterano romano, Publio Varro, vissuto nel quarto secolo, quando l'impero romano si stava per sgretolare e i romani iniziavano a intuire che la loro fedeltà era per la Britannia, e non per Roma o Bisanzio. Il libro racconta così le lotte coi barbari oltre il Vallo di Adriano e i primi timidi tentativi di unirsi ai celti. Ottima direi la traduzione, sempre scorrevole.

11.08.05

Elenco analitico dei cornuti   [y2005_recensioni]

[copertina]Charles Fourier non si è mai sposato... per non diventare automaticamente cornuto, diceva scherzosamente. Sicuramente era un convinto libertino, tanto che scrisse in più fasi una serie di rapidi sketch che hanno portato a questo libro (Charles Fourier, Elenco analitico dei cornuti, Il nuovo Melangolo - Nugae 2005 [2002], pag. 63 , €6.50, ISBN 88-7018-544-3, trad. Armando Lo Monaco). Come capita spesso, i discepoli sono stati più realisti del re e hanno accuratamente nascosto il testo, che è stato pubblicato per la prima volta nel 1856 in versione troncata, mentre sembra che il suo primo nucleo risale addirittura al 1808. I vari ritratti, di poche righe ciascuno, sono spesso davvero azzeccati, con quell'aria retrò acuita dalla traduzione. Conviene probabilmente centellinarsi il testo, però, per gustarselo al meglio.

10.08.05

<em>Regime</em>   [y2005_recensioni]

[copertina]Mi ha fatto un po' specie trovarlo nello scaffalino dei libri in Blockbuster (sì, lo so che Berlusconi ha da tempo venduto la sua quota nell'azienda, ma è comunque l'ultimo posto dove ti immagini di trovare quest'opera). In questo libro (Peter Gomez e Marco Travaglio, Regime, Rizzoli BUR - futuropassato 2004, pag. 409, €9.50, ISBN 88-17-00246-1) Travaglio e Gomez spiegano perché stiamo in realtà vivendo in un regime televisivo. Regimicchio, avrebbe probabilmente scritto Montanelli: nulla di davvero eclatante, ma tante persone pronte a esaudire i desideri del Capo senza nemmeno che lui debba dare degli ordini specifici, e tante altre persone che a parole tuonano contro la situazione, epperò all'atto pratico non fanno assolutamente nulla per modificarla. La struttura del libro - un capitolo per ciascuno degli "epurati" dalla televisione statale, seguito da una cronistoria - porta inevitabilmente a una quota di ripetività; inoltre il libro è chiaramente di parte, e quando ci sono diverse possibilità per spiegare un fatto gli autori scelgono inevitabilmente quella contro Berlusconi. Però la documentazione inclusa è davvero completa, e quindi permette a nemici ed amici, purché non prevenuti, di farsi una propria idea; possibilità davvero rara al giorno d'oggi, almeno in Italia.

09.08.05

Sherlock Holmes, anarchici e siluri (libro)   [y2005_recensioni]

Ogni tanto mi piace leggere qualche apocrifo holmesiano, per vedere come gli autori riescono a muoversi con i vincoli posti da altri. In questo caso (Joyce Lussu, Sherlock Holmes, anarchici e siluri, Robin edizioni - finzioni 2000 (1. ediz. 1986), pag. 154 , € 7.74, ISBN 88-86312-56-3) sono restato però abbastanza deluso. Non perché, come hanno rimarcato i puristi, non è possibile ambientare un'avventura dell'investigatore nel 1908, quando Holmes era a fare tutt'altro, e nemmeno perché non c'è Watson, o per l'ambientazione nelle Marche. Il guaio è che la Lussu, ancorché scrittrice e traduttrice ben nota, ha scelto di mettere troppa carne al fuoco in un libretto breve - va bene parlare della Triplice Alleanza, ma che diavolo c'entra Mata Hari? - e soprattutto nella prima parte è stata troppo didascalica. Non so se questo sia dovuto all'età avanzata in cui scrisse il libro - aveva più di 70 anni - o perché voleva in realtà fare un omaggio alla sua regione natia e alle lotte anarchiche; resta però un risultato un po' discutibile.

08.08.05

The New Discworld Companion   [y2005_recensioni]

[copertina]La saga del Discworld ormai ha superato i trenta volumi, senza contare gli spinoff. Non è spesso semplice orizzontarsi in mezzo a tutti i personaggi che sono apparsi, e sono ragionevolmente certo che Pratchett stesso abbia ogni tanto qualche problema. Ecco forse una delle ragioni per cui ha accettato la proposta di Stephen Briggs per pubblicare questo libro (Terry Pratchett e Stephen Briggs, The New Discworld Companion, Gollancz 2004, pag. 472, Lst 6.99, ISBN 057075554) che raccoglie informazioni sui vari personaggi e luoghi del Discworld. Generalmente le informazioni sono tratte dai vari libri della serie, ma ci sono alcune aggiunte, come la descrizione delle sedi delle varie gilde. Non è certo un libro da comprare se non si è appassionati della serie: d'altra parte, se si è già riempito uno scaffale della libreria con la saga non sarebbe bello lasciarlo da parte.

05.08.05

<em>Monstrous Regiment</em>   [y2005_recensioni]

[copertina]Diventa sempre più difficile parlare di un libro di Pratchett senza ripetersi troppo e senza svelare la trama. In questo ventottesimo libro del Discworld (Terry Pratchett, Monstrous Regiment, Corgi 2004, pag. 494, Lst. 6.99, ISBN 0-552-14941-1) ci troviamo a Borogravia, un paese montagnoso e in genere sfigato che segue i dettami pazzi di un loro dio e che è in guerra con tutti i suoi vicini, e più precisamente sul punto di perderla. La protagonista è Polly, una ragazza che si traveste da uomo e si arruola per cercare suo fratello: non solo per amore fraterno, ma anche perché in quella nazione una donna non conta nulla. La storia ovviamente fa venire subito in mente l'Afghanistan: non svelo la trama - che è però meno coesa del solito, mi tocca dire - ma non c'è problema a svelare che i temi sono quelli delle differenze sociali tra uomini e donne e della vita militare. I collegamenti con gli altri romanzi del ciclo sono pochi: Sam Vimes con Angua, e William de Worde, il giornalista dell'A-M Times con il fotografo vampiro Otto Criek.
Non posso però esimermi dal citare la battuta che mi ha fatto piegare in due dalle risa, dopo qualche secondo per riuscire a capirla (chi vuole che gliela spieghi, mi scriva in privato). Polly è davanti a Vimes, in missione speciale, il quale dice "Ze chzy Brogocia proztfik!", al che Polly lo guarda stupita. Il dialogo prosegue con Polly che perplessa chiede: "Perché mai ha detto che è un pancake alla ciliegia?" "Come? Non ho detto di essere un cittadino di Borogravia?" "No. Brogocia è un pancake, Borogvia la nazione".

02.08.05

Semplicità insormontabili - 39 storie filosofiche (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]Si può fare filosofia terra terra? Direi proprio di sì, leggendo questo libro (Roberto Casati e Achille Varzi, Semplicità insormontabili - 39 storie filosofiche, Laterza - i Robinson 2004, p. 194, € 14, ISBN 88-420-7304-0). Il libro comprende una serie di raccontini, già apparsi in parte sulle pagine de La Stampa, dove i personaggi si trovano in situazioni paradossali e che però in un certo senso sono logicamente possibili. Occhei, non esiste un'ameba che dopo la scissione vede entrambe le nuove cellule rivendicare il diritto ad essere quella originaria, né esiste l'Isola delle Quattro Stagioni, che non è a forma di pizza ma è stata costruita sull'equatore e sulla linea di cambiamento di data. Però concettualmente possono esistere, e ci fanno notare che le nostre "certezze" sono problematiche. La cosa bella - o brutta? - è che non ci sono discussioni: si presentano semplicemente queste storie. La cosa sicuramente bella è che i racconti sono davvero piacevoli.

26.07.05

_Cos'è davvero la matematica_ (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]Premessa necessaria: questo non è un libro di matematica. È di filosofia della matematica, che è una cosa completamente diversa, anche se non necessariamente più comprensibile... La fregatura è che sono pochi i matematici che fanno filosofia, e ancora meno i filosofi che hanno fatto matematica. L'autore (Reuben Hersh, Cos'è davvero la matematica, Baldini Castoldi Dalai - I Nani 2003, p. 493, € 9.90, ISBN 8884904307, trad. Rosalba Giomi) è un matematico, ma nel libro è soprattutto in contrasto con i suoi colleghi che a suo dire sono sostanzialmente platonici (gli enti matematici esistono "da qualche altra parte", basta solo trovarli) o formalisti (la matematica non ha significato reale, sono tutte manipolazioni di simboli), mentre lui propende per un'interpretazione che definisce umanistica-aristotelica (la matematica è un'attività umana). Il libro è diviso in tre parti. La prima, dove Hersh mostra le varie tendenze, l'ho trovata favolosa; la seconda, dove passa in rassegna i vari filosofi che hanno trattato di matematica, sarebbe stata migliore se Hersh non avesse voluto metterci sempre il becco; l'ultima contiene approfondimenti matematici per il lettore interessato, e deve essere stata un duro colpo per la traduttrice Rosalba Giomi, che ha anche sbagliato qua e là una formula. Alla fine insomma va bene solo per chi è interessato alla materia.

11.07.05

Creazione (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]Cosa potete fare a uno che candidamente confessa "a me sarebbe sempre piaciuto leggere un libro storico con protagonisti Socrate, Buddha e Confucio, che sono più o meno contemporanei. Visto che non esisteva, l'ho scritto io"? Ecco, questo è Gore Vidal. In questo tomo (Gore Vidal, Creazione, Fazi - Le Strade 2005, p. 718, € 18.50, ISBN 888112579X, trad. Stefano Tummolini, titolo originale Creation, 1981-2002), già che c'era, ha deciso che la voce narrante fosse Ciro Spitama, nientemeno che il nipote di Zoroastro, che racconta i suoi incontri al suo lontano parente... Democrito. Non si fa mancare nulla, insomma; anzi in questa nuova edizione è riuscito a fare riaggiungere qualche centinaio di pagine che il curatore gli aveva fatto togliere. Vidal ama questi grandi affreschi, dove può permettersi di raccontare la storia come la vede lui: ad esempio le guerre greco-persiane sono narrate da parte di questi ultimi. Ma il vero filo conduttore è la domanda "come è nato l'universo? chi o cosa l'ha creato?" con tutte le risposte dei vari saggi e filosofi del tempo, e forse lì nascoste anche quelle dei moderni.
Il libro si legge molto piacevolmente nonostante la mole; in un paio di punti il traduttore si è però perso nell'intrico dei personaggi, attribuendo la battuta a quello sbagliato. Capita anche ai migliori, anche se scrivere però "calcolare usando le figure" è triste.

10.07.05

<em>Alice nel castello delle meraviglie</em>   [y2005_recensioni]

Ieri, vista la giornata non esattamente delle migliori, Anna e io abbiamo pensato di vedere se c'era qualche mostra interessante. Alla fine siamo finiti al Castello Sforzesco, dove c'è questa mostra temporanea, sottotitolo "Il mondo fuori forma e fuori tempo nell'arte italiana del Novecento". Il biglietto è compreso in quello della visita al Castello, e costa tre euro con i quali potete anche vedere le collezioni del Castello. Noi abbiamo girato la parte principale, dove si trovano soprattutto reperti di architettura e monumenti, ci siamo trovati un po' di fogli informativi che però almeno dal mio punto di vista completista non è che informassero molto. Vabbè.
La parte dedicata ad Alice è invece molto bella, pur non avendo chissà quali capolavori. L'allestimento però è fatto molto bene, e secondo me valorizza le opere, anche se d'altro canto rende difficile contestualizzare gli artisti: ma forse non si può pretendere troppo dalla vita. Una piacevole e consigliabile visita, però.
La mostra resterà allestita fino al 18 settembre, orario 9-17.30, lunedì chiuso.

04.07.05

<em>War of the worlds</em>   [y2005_recensioni]

(il titolo è in inglese non per un improvviso sussulto di filoalbionismo, ma banalmente perché ho visto il film in lingua originale)
Ieri sera ho commesso il grosso errore di andare a vedere il film. Intendiamoci, non che mi aspettassi molto, ma il risultato della serata è stato ancora peggio del previsto. Già l'inizio non è stato il massimo: a Milano città il film in versione originale esce solo all'Odeon, cioè da Silvio, e non mi sono accorto che la cassiera mi ha dato un euro in meno di resto. Poi la sala era piena, e ci siamo trovati un posto in seconda fila: fortuna che non soffro di crisi epilettiche.
Passiamo al film vero e proprio. L'unica parte in cui si rifà al romanzo di H.G.Wells è l'introduzione e il finale parlato, e se proprio vogliamo essere buoni l'avere i tripodi. La trama è assolutamente inesistente, e si può riassumere in "Tom Cruise riesce a sfuggire sempre a tutto quello che gli capita intorno": tra l'altro, io non ho nulla in contrario alla suspension of belief, ma qua siamo ai livelli dei supereroi da fumetto, altroché! Certo, gli effetti speciali sono fatti molto bene, ma sapete quanto me ne può importare. Per i dialoghi, non posso dare un giudizio. La mia comprensione dell'inglese parlato è notoriamente molto bassa, a differenza di quello scritto: metà film è urlato o sussurrato, il che non mi ha aiutato certo.
Insomma, se non siete appassionati di effetti speciali potete tranquillamente fare a meno di vederlo.

30.06.05

<em>Realware - la materia infinita</em>   [y2005_recensioni]

[copertina]Rudy Rucker è un serio matematico - per quanto un matematico possa esserlo, chiaro - che si diletta anche a scrivere di fantascienza. Questo libro (Rudy Rucker, Realware - la materia infinita [Realware], Urania Mondadori n.1497 - aprile 2005, p. 346 € 3.60, ISBN 977-1120-528361, trad. Daniele Brolli e Margherita Galetti) è il quarto di una serie iniziata con Wetware, ambientata in un futuro non troppo lontano dove oltre agli umani ci sono i moldie, esseri artificiali ma senzienti... e a un certo punto arrivano anche degli alieni. La parte più interessante è però la matematica, anzi la geometria, buttata qua e là con noncuranza. Senza formule, non preoccupatevi... Io confesso di non avere letto i primi due volumi, quindi ogni tanto credo di essermi perso qualcosa, anche se ci sono molti rimandi. Ho letto cose migliori, ma non è che questo sia un libro da buttare via sdegnati. Però non mi aspettavo uno svarione simile dal Brolli: a pagina 78, si parla di una "orbita geosincronica ventidue chilometri sopra l'equatore". Passi non usare il termine geostazionario, ma da Arthur Clarke in poi tutti gli appassionati SF dovrebbero sapere che sono miglia e non chilometri, e che sono ventiduemila...

25.06.05

<em>Poporo</em>   [y2005_recensioni]

Dovrei fare una recensione di questo ristorante giapponese a Milano, dove Anna e io siamo andati martedì scorso.
Però sono in sciopero, visto che non mi hanno dato la ricevuta. Che poi ho pagato col bancomat, quindi non avrebbe nemmeno senso la cosa... mah.

19.06.05

I paradossi dalla A alla Z   [y2005_recensioni]

[copertina]I paradossi sono antichi come la filosofia greca: basta pensare a Zenone che amabilmente descrive la gara tra Achille e la tartaruga. Qualcuno magari ha anche sentito parlare di Bertrand Russell e del suo barbiere. Quello che in genere non si sa è che il ventesimo secolo ha inventato una sfilza di frasi che a prima - e seconda... - vista sembrano logicamente impossibili. In questo libro (Michael Clark, I paradossi dalla A alla Z, Raffaello Cortina Editore - Scienza e Idee 2004, p. 247, € 20, ISBN 88-7078-924-1, trad. Andrea Pedeferri) vengono presentati tutti i paradossi, dai più antichi a quelli contemporanei: a ognuno di essi viene dedicato un paio di pagine, con l'esposizione del paradosso stesso e un suo esame, e una possibile spiegazione per sciogliere i dubbi sul suo significato pratico e su come funziona.
Fin qua tutto bene. Purtroppo mi pare che il libro, non saprei dire se già in originale o per la traduzione, promette tanto ma mantiene poco. L'esposizione dei paradossi è fatta bene, ma nella loro spiegazione ci si avvita in discussioni che mi sembrano sviare il lettore dalla comprensione, e lo rendono ancora più dubbioso. Forse il guaio maggiore del libro è che non è né carne né pesce, oscillando tra la filosofia e il cognitivismo. Insomma, interessante più come raccolta che per imparare qualcosa di nuovo.

14.06.05

Creative Zen   [y2005_recensioni]

Alla fine me lo sono regalato. Bianco e argento, che mi sembra un bel colore. Cinque GB (finti, perché i giga sono miliardi di byte e non trentacinque modi diversi di mettere un bit a zero o uno). Un pensiero un po' triste al mio vecchio Nomad che i miei ex-colleghi di Tilab mi regalarono nel 2001 e che al confronto sembra un tir.
Che dire? il design è sicuramente carino, e anche l'ascolto mi sembra ottimo, almeno mentre cammino. Non ho ancora avuto la possibilità di provarlo in bicicletta - naturalmente con un solo auricolare, non sono così pazzo. La radio incorporata è quel che è, ma probabilmente non si può chiedere troppo; il touchpad mi è ostico, ma quello è sempre stato un problema mio; non ho ancora provato le opzioni più esoteriche. Non ho però capito perché, oltre alla clip per attaccare lo Zen alla cintura, non ce n'è anche una per tenere fermi alla maglia gli auricolari... strano.
Noticina finale: no, non lo volevo l'Ipod.

12.06.05

<em>Il violino, il soldato e il diavolo</em>   [y2005_recensioni]

Ieri sera invece sono andato al teatro Verdi (in via Pastrengo, ha il grosso vantaggio di essere per noi raggiungibile a piedi) insieme ad Anna e a Roberta, per questa produzione del Teatro del Buratto "liberamente ispirata a L'Histoire du soldat di Igor Stravinskji". Credo che Igor si sia rivoltato nella tomba.
Iniziamo dalle cose buone: gli attori (tutti mimi, anche il protagonista non parla mai) sono molto bravi, e il tecnico delle luci è fantastico. Ci sono anche delle idee carine, tipo i due giocatori all'inizio che partono dai dadi, proseguono con le stecche da biliardo, le mazze da golf e quelle da baseball fino a che non si ammazzano a vicenda, o la gioia del protagonista nel potere suonare il violino, o ancora la rappresentazione del diavolo. Ma nel complesso ci sono troppi punti oscuri o inutili, e la musica ha tolto tutto il bello di Stravinski, nascondendolo in mezzo a suoni più o meno cacofonici. Bah.

Quo vadis, Baby   [y2005_recensioni]

È molto raro che io vada al cinema. Devo proprio essere trascinato da Anna. (D'altra parte non guardo nemmeno molti film in dvd o in tv, non faccio preferenze). E quando ci vado non mi viene nemmeno in mente di recensire il film: l'ultima opera di Salvatores l'abbiamo infatti vista domenica scorsa.
Devo dire che non mi è dispiaciuta questa incursione nel noir, con una Bologna dove piove sempre quando non nevica, a differenza di una Roma solare. Certi "colpi di scena" sono di una prevedibilità assoluta, ma in fin dei conti io mi accontento di poco. La registrazione in alta definizione rende anche piacevole vedere il film al cinema, e la colonna sonora - a parte le incursioni del mio datore di lavoro con le risponderie... - è un bell'equilibrio tra impegnato e trash. Pollice su, insomma.

10.06.05

Torino gialla e nera (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]Renzo Rossotti ha scritto per Newton Compton alcuni libri interessanti a riguardo delle curiosità relative a Torino, dai suoi palazzi alle vie ai misteri legati alla città. Ho così comprato con fiducia questa sua ultima opera (Renzo Rossotti, Torino gialla e nera, Newton & Compton - Quest'Italia 2004, p. 264, € 18, ISBN 88-541-0157-5) che parla dei casi subalpini di cronaca nera; mal me ne incolse. La struttura dei capitoli, qualche paginetta per ogni singolo fatto, potrebbe ancora andare bene per dare un taglio giornalistico al libro: ma mischiare in modo gratuito fatti e commenti personali come ha fatto Rossotti mi ha fatto più che altro venire in mente Novella 2000, che ha indubbiamente il suo affezionato pubblico ma il cui target è ben diverso da quello dei probabili acquirenti. Sembra che le cronache locali durante i processi siano più degne di attenzione che la storia dietro i delitti... Nella sezione dedicata ai gialli nei dintorni di Torino, aggiunta probabilmente per rimpinguare il testo, troviamo anche un riferimento a Cogne, cioè a un fatto per cui c'è ancora un processo in corso. L'avvocato Taormina sarà fiero di lui: io sicuramente no.

04.06.05

La Cappella degli Scrovegni   [y2005_recensioni]

Avevo scritto che avrei anche parlato della nostra visita alla Cappella degli Scrovegni, ma per una serie di ragioni me n'ero poi dimenticato. Rimedio subito.
Come avevo già fatto notare, occorre presentarsi con almeno un'ora di anticipo a ritirare il biglietto, che non è un biglietto ma un foglio A4 a colori con istruzioni varie e i tagliandi per le varie sezioni del museo degli Eremitani, di cui la Cappella fa parte. Non sono riuscito a capire la necessità di cotanto anticipo, visto che c'erano due persone davanti a me: misteri della burocrazia. All'ora della visita si aprono le porte della struttura high-tech che dovrebbe servire da camera di compensazione, e si entra per vedere un filmino di un quarto d'ora - in italiano, con sottotitoli in inglese e sopratitoli in tedesco - che racconta la storia della Cappella e alcune particolarità sul'opera pittorica di Giotto. Divertente, anche se a ripensiarci naturale, scoprire che nello stemma del committente era raffigurata... una scrofa. Per una famiglia di noti usurai, una giusta associazione!
Finito il video, prima che si aprano le porte per il gruppo successivo, siamo finalmente entrati. Commento? Non so se perché avevamo la guida, oppure perché le spiegazioni del filmato avevano messo l'acquolina in bocca, ma posso garantire che un quarto d'ora è troppo poco per bearsi di tutto, soprattutto per riuscire a vedere tutti i particolari. Il "finto marmo" dipinto da Giotto, per esempio, l'ho riconosciuto come tale solo perché ne avevano parlato: per me sarebbe stato assolutamente vero, almeno alla distanza di un metro. Ma in genere sono le minuzie che non si possono che apprezzare. Nella raffigurazione dell'Ultima Cena, gli apostoli hanno un'aureola nera e non dorata come al solito (perché quella notte abbandoneranno il Cristo?) con Giuda che nei tre dipinti ce l'ha sempre meno visibile: un trucco che pensavo fosse nato con i fumetti contemporanei. Generalmente le figure sullo sfondo sono poi curate come quelle principali, e nonostante le pose risentano ancora dello stile bizantino si vede benissimo come Giotto facesse di tutto per sßfuggire a tale costrizione.
Come ho detto, dopo quindici minuti e senza preavviso siamo stati fatti sloggiare. Mi piacerebbe però sapere come mai il gruppo penso con guida non solo era già dentro quando siamo arrivati e c'è rimasto quando ce ne siamo andati, ma li facevano andare tranquillamente alle pareti della cappella quando la cosa sarebbe vietatissima. C'è sempre qualcuno più uguale degli altri.

<em>De Nittis</em>   [y2005_recensioni]

Dopo Boldini, Anna e io abbiamo pensato fosse doveroso vedere un'altra faccia della pittura italiana "emigrata" della seconda metà dell'800, e siamo così andati a vedere la mostra che la fondazione Mazzotta ha dedicato a Giusepe De Nittis. Anche in questo caso avete ancora poco tempo a disposizione, visto che termina il 19 giugno. Per prima cosa, una nota tecnica. Ci sono biglietti scontati praticamente per tutti, se avessimo portato il nostro abbonamento al Piccolo avremmo potuto pagare 5 euro e mezzo invece che 8; ma la cosa più assurda è che, visto che Lottomatica è uno degli sponsor, se uno aveva una schedina giocata anche solo da due euro poteva risparmiare due euro e mezzo sul biglietto. Mah.
La mostra ha un gran numero di opere, e ha preferito evitare le audioguide mettendo piuttosto una serie di pannelli esplicativi in italiano e inglese che danno ampie spiegazioni sui dipinti e sul background culturale. Alcuni quadri sono molto belli, ma in generale lo stile di De Nittis non è che mi ispiri molto, forse perché è un "falso impressionista" né carne né pesce. Vale comunque la pena di visitare la mostra, se ci si vuole acculturare. Curiosità: l'artista barlettano spesso preferiva non firmare i suoi quadri, chissà perché.

30.05.05

<em>Boldini</em>   [y2005_recensioni]

Il nome di Giovanni Boldini non dice magari molto, o almeno non lo diceva a me. Per dare un'idea di chi fosse, è quello che ha fatto il ritratto di Giuseppe Verdi. Insomma, non esattamente l'ultimo arrivato...
Bisogna dire che la mostra a lui dedicata, che si tiene a palazzo Zabarella a Padova (è stata prolungata fino al 12 giugno, avete ancora qualche giorno per andare a vederla) fa vedere molte opere del longevo - morto a 89 anni, e si è sposato che ne aveva 87... artista, ferrarese di nascita, ma parigino di adozione. A giudicare dalle spiegazioni dell'ottima guida in cui ci siamo imbattuti per caso e che è stato molto bravo nel mischiare informazioni e pettegolezzi, Boldini doveva essere una lenza mica male. Piccolo e brutto, ma instancabile amante; prime esperienze pittoriche coi macchiaioli, ma pronto poi a rinnegare tutte le proprie idee stilistiche pur di compiacere l'acquirente dei suoi dipinti, spesso un ricco americano che veniva convinto che il ritratto da lui commissionato era un pezzo unico. Ci credo, non esponeva praticamente mai se non nelle più importanti occasioni, come l'Esposizione Universale parigina del 1889.
Detto questo, bisogna riconoscere che era davvero bravo. Sarà anche stato un manierista, ma certi particolari dei suoi dipinti e il modo in cui uscivano gli sguardi delle persone ritratte sono davvero favolosi.

25.05.05

"il periodico di Milano"   [y2005_recensioni]

Oggi - ma non so se c'era già lunedì scorso - ho trovato sulle scale della metropolitana news primo piano, settimanale a diffusione gratuita che dovrebbe secondo il suo editoriale avere un occhio su Milano dal punto di vista delle circoscrizioni, oltre a cercare di essere un collante tra gli abitanti e le istituzioni.
Chi vuole può dare un'occhiata al PDF e farsi un'idea da solo. I miei commenti? Innanzitutto può sembrare una quisquilia, ma il font usato per i testi è molto leggibile e non troppo compresso. Ci sta qualche parola in meno, ma la gradevolezza della lettura aumenta davvero. D'altro canto, il testo degli articoli mi ricorda troppo le iniziative "scrivete il giornale in classe": un taglio poco giornalistico e più da compitino. Inoltre dare spazio alle notizie di circoscrizione è interessante e permette di evitare l'appiattimento verso i soliti poli d'attrazione, ma non credo che una presentazione di questo tipo favorisca lo scambio tra i vari quartieri: così uno butta via a priori due terzi di quanto scritto. Mah: vedremo nei prossimi numeri.

Everything and more   [y2005_recensioni]

[copertina]David Forster Wallace non è un matematico, ma un romanziere. Però ha indubbiamente conoscenze matematiche non solo di base, come si può leggere in questo saggio il cui titolo è già di per sé affascinante (David Forster Wallace, Everything and more - a compact history of infinity, W. W. Norton & Company - Great Discoveries 2004, p. 336, $ 14.95, ISBN 0393326292) Sicuramente però è un affabulatore, e lo si vede perfettamente dal testo, che sembra più la trascrizione di una serie di lezioni orali che un manuale vero e proprio. Con la scusa di non risultare ripetitivo, inserisce abbreviazioni a iosa; si lamenta di quelo che scrivono gli altri autori di libri divulgativi sui matematici; ogni tanto spunta un GLOSSARIO DI EMERGENZA per i termini che potrebbero essere più astrusi per i non matematici; continua a inserire digressioni (magari tra parentesi, e magari innestando un'altra parentesi (proprio come sto facendo ora!)) per tornare regolarmente al punto di partenza; si arroga il diritto di definire molti paragrafi IYI ("if you're interested", cioè "se ti interessa") ma poi li trasforma magari in "non proprio IYI, perché questa cosa ti servirà tra trenta pagine". Bisogna dire che però la lettura risulta avvincente, tranne forse nelle ultime pagine che sembrano quasi un anticlimax, come se Wallace si fosse stufato di raccontare: peccato.
Anche in questo caso c'è una traduzione italiana (Tutto, e di più. Storia compatta dell'infinito, editore Codice, 25 euro), che oltre a costare come al solito molto di più è stata tradotta da due tipi che ad esempio decidono che i numeri interi debbano essere chiamati integrali. Credo che la versione italiana possa essere utile solo a chi non voglia affatto pensare alla matematica, ma solo a una storia piuttosto avvincente.

19.05.05

A very short introduction to mathematics (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]Spiegare la matematica è sempre difficile. In questo caso l'improbo compito è andato a Timothy Gowers, che non è esattamente l'ultimo arrivato avendo vinto una Fields Medal - ed è nato il mio stesso anno! sono quelle cose che ti fanno sentire a disagio - che ha scritto questo libretto (Timothy Gowers, A very short introduction to mathematics, Oxford University Press - Very Short Introductions 2002, p.144, $9.95, ISBN 0192853619) che fa parte di una collana di "introduzioni a tante cose diverse". Nonostante i caratteri siano minuscoli, non è che ci possa stare molto materiale, e quindi i temi trattati sono quelli soliti di divulgazione della matematica, evitando espressamente frattali e teoria del caos "perché ne parlano già in tanti, e non danno un grande aiuto a comprendere la matematica odierna": ottima scelta a mio giudizio. In compenso, mi è piaciuto molto il modo in cui Gowers ha esposto il materiale: il concetto di base si può sintetizzare dicendo "le regole matematiche e persino gli enti non hanno nulla di intrinsecamente vero, ma vengono scelti perché risultano più comodi". Uno dei rari esempi moderni di matematico non platoniano, direi. Non ci avevo mai pensato, dato che il mio approccio alla matematica è generalmente formalista, ma forse ha ragione: uno dei motivi per cui tanta gente afferma di odiare la matematica è perché non sono mai riusciti a capire perché le cose si facciano in un certo modo, immaginando magari chissà quale complotto dei matematici. Sfatare questo mito potrebbe essere pertanto utile, anche se resterà sempre l'altro enorme scoglio: la matematica è un'unica costruzione che continua a crescere sui risultati precedenti, e se non se ne comprende una parte non è possibile sperare di capire le nozioni successive.
Nota: per i non anglofoni c'è anche la versione italiana del libro (Matematica. Un'introduzione, Einaudi, 15 euro), che io non ho preso perché sono parsimonioso e mi sarebbe costata di più...

12.05.05

<em>Harry Potter and the Order of the Phoenix</em>   [y2005_recensioni]

[copertina]È sempre un problema decidere di scrivere una serie di libri con un protagonista che cresce. Se poi non ci si limita alla classica trilogia, ma si vuole arrivare a farne sette, i problemi aumentano: e Harry Potter non fa eccezione. Nel quinto volume della saga (J.K.Rowling, Harry Potter and the Order of the Phoenix, Bloomsbury 2004, p. 766, Lst 7.99, ISBN 0-7475-6107-9) cominciano a morire personaggi non esattamente secondari, e comincio a pensare che tra due anni avremo una scena simile a quella dell'Amleto dove tutti muoiono. Cosa dire del libro senza rivelare la trama - anche se mi pare una preoccupazione inutile: tutti ormai sanno di che si parla prima ancora che i libri siano pubblicati? L'atmosfera diventa sempre più cupa, non dico da horror ma quasi gotica; Harry crescendo si vede scuotere le poche certezze che aveva senza riuscire ad accettare la verità; la sua vita sentimentale è quella di un perdente - ho avuto un'esperienza pluridecennale che me lo fa capire senza problemi. Il tutto in un testo che è quasi lungo come i primi tre libri messi insieme, il che darà certo piacere a chi si mette a leggerlo, ma mi lascia dei dubbi su cosa riuscirà a fare negli ultimi due volumi della saga. Spero per lei che si sia preparata una scaletta dei nuovi colpi di scena. Il libro si fa leggere bene, nulla da dire, però mi è rimasto l'amaro in bocca. La vita sarà sì triste, ma perché rifletterlo anche nei romanzi?

10.05.05

Fiera del Libro 2005   [y2005_recensioni]

Avevo annunciato il mio passaggio in quel di Torino per andare alla Fiera del libro, ma poi mi sono dimenticato di postare il mio resoconto. Non che in realtà ci sia molto di diverso dal solito. Gli ex-colleghi Tilab sono una costante degli incontri: già prima di entrare in Lingotto sabato sera mi sono imbattuto in Giovanni Martini e consorte, mentre tra gli stand ho incontrato Roberto Pacifici. Visto che la quota era inferiore al minimo sindacale, sabato mentre pedalavo verso casa ho visto anche Roberto Beretta... inutile, sono il figlio degenere di una grande famiglia.
Nonostante tutti i proclami di grandezza, venerdì sera non mi è sembrato ci fosse tutta quella gente; sabato purtroppo la situazione era molto peggiore, come del resto ci si poteva aspettare. Ma non è colpa mia se l'interregionale da Milano è riuscito ad accumulare venti minuti di ritardo perché si vede che non voleva fare sentire al disagio l'intercity che era rimasto fermo a Milano per non meglio precisato guasto... i miei tempi sono per forza ristretti.
Per quanto riguarda gli stand, come sempre ho saltato a piè pari quelli degli editori noti, per dedicarmi alla caccia di chicche tra i piccoli: il risultato non è stato troppo devastante per il portafoglio, già duramente provato il mese scorso. Un paio di libretti dal Melangolo, una guida musicale da Carocci e un libro fantasy di un mio ex compagno di improvvisazione teatrale, oltre a una maglietta linuxara. Parlando di amici, ho rivisto come sempre con piacere Isa, oltre ai "soliti noti" (nel senso che facevo più in fretta a vederli a Milano...) Zop, DElyMyth e William Nessuno, prima di crollare sfibrato e con le vesciche ai piedi - sbagliato scarpe, lo ammetto.

02.05.05

Blog Generation (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]Il 2004 è stato tutto un pullulare di libri sui blog, sui blogger e via discorrendo. Continuo a chiedermi da un lato se hanno un certo qual successo, e dall'altro se servono a qualcosa. In fin dei conti è anche vero che chi scrive su un blog tende a leggere più della media, e con le tirature medie italiane basta "leggersi addosso" per ottenere un discreto successo.
Questo agile saggio (Giuseppe Granieri, Blog Generation, Laterza Tascabili, 2005, p. 172, € 10, ISBN 88-420-7564-7) nasce per spiegare il fenomeno da un punto di vista sociologico. Granieri è una figura molto nota nel campo, e il suo punto di vista è che la Rete permetterà una maggiore partecipazione dei cittadini alla "politica", intesa sia nel senso usuale che in quello etimologico di "scambio di informazioni e conoscenze tra le persone"; il tutto favorito dai sistemi software di aggregazione di quanto noi rendiamo pubblico, che faranno sì che ognuno di noi si costruirà il proprio giornale interattivo.
Il libro è scritto in uno stile che si mantiene quasi sempre scorrevole, senza usare quei paroloni che danno l'aria di voler nascondere la scarsa conoscenza degli argomenti. Chi conosce il "guru" Granieri si potrà piuttosto stupire che non è stata mai usata alcuna faccina: è proprio vero che un sito web e un libro richiedono formalismi diversi. L'unica pecca che ho trovato è il tono a volte troppo trionfalistico, come se i blog fossero la Rivoluzione Totale e Definitiva invece che uno strumento utile ma non certo indispensabile. Forse però la mia è una visione prevenuta: in fin dei conti faccio già parte della Blog Generation.

21.04.05

<em>Sta scherzando, Mr Feynman!</em>   [y2005_recensioni]

[copertina]Feynman fu sempre una persona diciamo eccentrica, e sicuramente pronta a fare qualunque
cosa pur di stupire. In questo libro (Richard P. Feynman, Sta scherzando, Mr. Feynman!, Zanichelli Le Ellissi, p.348, €, 34.80, ISBN 88-08-03718-5, trad. Sylvie Coyaud) racconta tutto quello che ha fatto, dallo scassinare le casseforti durante la seconda guerra mondiale al suonare in un complesso di samba brasiliano a Rio; dal decidere di fare il pittore al divertirsi nei topless bar. Leggendo le pagine resta sempre la voglia di prendere Feynman a schiaffi perché troppo saccente. Direi che è persino peggio di me, e dire che non è così semplice! Certo che di avventure ne ha avute davvero parecchie, ben più di quanto si potrebbe pensare che capiti a una persona. Il libro ha secondo me due pecche, però. Innanzitutto il prezzo obbrobrioso: d'accordo - e anche qui, insomma... - che è un'edizione rilegata, ma è l'unica a disposizione per chi vuole comprarselo. Poi c'è il testo. Scorre sicuramente bene, anche se il "rock duro" fa un po' ridere. Ma nel colophon trovo scritto "revisione scientifica di Antonella Fruscione". Non so quanto la fisica presente sia stata revisionata, si sa che non la capisco in ogni caso. Ma c'è un capitoletto dove Feynman racconta il suo successo nel calcolare a memoria alcuni valori di ex. Garantisco che la traduzione dei termini matematici è assolutamente casuale.

12.04.05

Ritorno dall'universo (libro)   [y2005_recensioni]

Non penso che questo libro (Stanislaw Lem, Ritorno dall'universo, Mondadori Oscar Fantascienza 75, p.277, ISBN 88-04-32033-8, trad. Pier Francesco Poli) sia ancora in commercio. Da un certo punto di vista è un peccato: in fin dei conti non è un brutto lavoro. Devo dire che le prime 40 pagine mi hanno dato un senso di rabbia e di incomprensibilità: andando avanti ho capito che era esattamente quanto Lem voleva, per farci entrare meglio nei pensieri del protagonista; la traduzione è indubbiamente magistrale. Costui è un pilota di astronave, rientrato sulla Terra dopo quello che per lui è stato un viaggio di dieci anni ma per il mondo è durato cent'anni, e che scopre che ci sono stati progressi incredibili, ma che in compenso la gente ha perso la capacità di provare emozioni. La storia si continua a dipanare fino alla fine... che, come anche in Solaris, è un anticlimax. Ti lascia con l'amaro in bocca.

26.03.05

Annicinquanta: nascita della creatività italiana (mostra)   [y2005_recensioni]

Questa mostra, aperta fino al 3 luglio, stranamente non è ospitata alla Triennale ma a Palazzo Reale. Dico "stranamente", perché generalmente è il tipo di roba fatta dagli "altri"... Vabbè, non importa. Siamo andati a vedere la mostra la vigilia di Pasqua, con Milano riempita da scozzesi in kilt e il tempo urfido della Milano primaverile. Sul fianco del Duomo si comincia a vedere un vagone di Settebello e alcune auto degli anni '50, giusto come assaggio. L'interno della mostra è davvero bello, e merita i nove euro di biglietto di ingresso; perlomeno per chi come Anna e io abbiamo ancora fatto in tempo a vedere molti di quegli oggetti - si sa, duravano più a lungo... - e quindi abbiamo fatto una specie di amarcord. Nelle varie sale è mostrato di tutto, dall'architettura all'industrial design, al cinema, alla televisione - che permette anche di fare vedere cosa è successo in Italia e nel mondo in quegli anni, per mezzo di un filmato di RaiTeche - a moda e arte. Forse queste ultime sono state le sezioni più debolucce, con molte opere ma senza una vera spiegazione: i manifesti delle varie correnti pittoriche non dicono molto, ve l'assicuro.
Pur saltando le sale della Reggia che con i nuovi restauri se ne stanno in mezzo all'allestimento della mostra, ci abbiamo messo due ore a visitarla, e non mi sono nemmeno lamentato che ora di pranzo era passata da un pezzo: sicuro segno di interesse.
Piccola curiosità: non è stata rispettata la par condicio. C'erano infatti alcune realizzazioni di Sarfatti (padre), il fondatore di Arteluce. Mi stupisco non sia arrivato nessuno a polemizzare.

10.03.05

<em>Io e l'altro - racconti fantastici sul doppio</em>   [y2005_recensioni]

[copertina]Il tema del doppio è tra i più sfruttati nella letteratura: tanto per dire, Sosia è il personaggio di una commedia greca di Plauto. Con questa antologia (AA.VV., Io e l'altro - racconti fantastici sul doppio, Einaudi tascabili letteratura 2004, p. XIII-360, € 11.50, ISBN 8806170996), Einaudi continua un in filone da loro amato. Oltre naturalmente a limitarsi ai racconti, la scelta dei curatori è andata a mostrare varie definizioni di "doppio" e le diverse scuole nazionali: troviamo racconti di Stevenson, Conrad, Maupassant, Kafka, Gogol', Borges e altri. Anche la scuola italiana vi è rappresentata in maniera folta. Per i miei gusti personali, la raccolta tende un po' troppo al gotico e all'800, ma alcuni racconti li ho apprezzati davvero: la favola di Andersen L'ombra - che non racconterei però ai bambini... e L'angolo prediletto di Henry James.. Le note di prefazione alle singole storie sono sempre ottimamente curate.

06.03.05

Le religioni misteriche   [y2005_recensioni]

[copertina]Un libro sui culti orfici, eleusini, mitriaci e simili di per sé non sarebbe una brutta cosa. Però c'è un problema di base: proprio perché erano "misteri", non ne sappiamo molto e dobbiamo cavarcela con accenni in opere letterarie, frammenti e magari vasellame. Nulla di strano quindi che questo libro (Marcella Farioli, Le religioni misteriche, Xenia 1998, p. 128, ISBN 88-72-73-285-9, € 6.50) sia smilzo. Però l'approccio non mi è comunque piaciuto, personalmente. Probabilmente sono io che chiedevo troppo, ma tutta questa sfilza di "forse, magari, si direbbe" che mi sono trovato davanti mi ha un po' deluso. La suddivisione in capitoli sarebbe anche stata utile, se non fosse che la maggior parte dei riti si direbbe frammischiata, e quindi ci sono continui rimandi. Poi mi sarebbe piaciuto leggere qualcosa sui pitagorici, anche se non erano una religione in senso stretto, e qualcosa in più sulla rinascita rinascimentale di questi culti; credo che il numero di pagine per il libro fosse limitato, e così non c'è neppure un glossarietto finale. Peccato.

28.02.05

La serie di Oxford (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]Il titolo originale, "Crímenes imperceptibles" nella versione italiana è rimasto come sottotitolo, insieme alla frase "un mistero fatto di numeri". D'altra parte qui si vuole cercare di emulare il successo del Codice Da Vinci. Bene: questo libro (Guillermo Martínez, La serie di Oxford, Mondadori 2004 [2003], p. 187, € 16, ISBN 88-04-52747-1, traduz. Jole da Rin) non c'entra nulla. Per fortuna. Qui c'è un giallo in stile Ellery Queen che credo i cultori troveranno banalotto - io non faccio testo, non imbrocco mai il colpevole - dove i protagonisti sono due matematici: la matematica permea tutto il libro. La lettura è abbastanza veloce, anche perché è scritto con un carattere piuttosto grande e ci sono tanti capitoletti con relativa pagina bianca; la matematica contenuta nel libro è non solo corretta, e fin qua non c'è nulla di strano visto che Martínez è matematico, ma anche direi comprensibile a un non esperto. Questo è già più strano ma va anche a favore della traduttrice, che ha avuto anche la buona idea di portare il numero di tessere dello Scarabeo a otto contro le sette che probabilmente il testo originale aveva indicato: però secondo me ha esagerato lasciando "diapason", ancorché corretto, per indicare l'insieme delle note di uno strumento...

23.02.05

<em>Labirinti. Da Cnosso ai videogames</em>   [y2005_recensioni]

[copertina]La veste grafica del libro (Marco Maria Sambo, Labirinti. Da Cnosso ai videogames, Castelvecchi Quadra 2004, p. 431, € 22, ISBN 8876150447) è davvero favolosa. Disegni vari, spesso quasi come filigrana. Purtroppo questa è una delle poche cose che ho apprezzato del libro. La prosa è davvero labirintica, nel senso che gira e gira intorno alle cose senza dire nulla. La parte sui labirinti classici tende ad essere più che altro mistica. In compenso, nei labirinti medievali non si parla quasi del significato mistico e in compenso escono fuori teorie piuttosto dubbie: dire che le cattedrali francesi sono posizionate secondo la costellazione della Vergine mi pare un po' azzardato, tirare fuori dati numerologici nella cattedrale di Chartres facendo i conti con un sistema di misure decimali è certamente anacronistico, per non dire dell'affermazione che l'8 ricorda l'infinito, un simbolo che è nato secoli dopo (anticamente il simbolo dell'infinito era il cerchio). Interessante invece il capitolo sui videogiochi e le presenze labirintiche, anche se mi sarebbe piaciuto qualche approfondimento in più. Tra le interviste in appendice, io sono come mi capita spesso di parte e mi è piaciuta solamente quella a Michele Emmer, in qualità di matematico. Insomma, sono arrivato in fondo, ma è stata dura quasi come in un vero labirinto.

13.02.05

Il dado e l'alfabeto (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]Giampaolo Dossena è stato il primo in Italia a dare dignità ai giochi di parole, se eccettuiamo il Wutki Morando nella preistoria linusiana... ma lì eravamo ancora in una nicchia, mentre Dossena ha tenuto rubriche sui maggiori quotidiani italiani. Questo suo libro (Giampaolo Dossena, Il dado e l'alfabeto, Zanichelli 2004, p. 320, € 24.80, ISBN 88-08-17770-x) è una nuova edizione ampliata e completamente rivista del suo vecchio Dizionario dei giochi di parole, già fuori edizione da parecchi anni. Il modo di scrivere di Dossena è inconfondibile: una serie di rimandi interni come fosse un ipertesto, uno stile che passa senza soluzione di continuità dal pedante dissezionatore dei vari giochi al confidenziale puro. Non si sa mai esattamente come prenderlo, ma probabilmente l'idea migliore è leggerlo saltando qua e là con i rimandi, e possibilmente con carta e matita per provare i giochi. Alla fine si imparerà anche l'alfabeto AFI... Mi ha sfavorevolmente stupito però la sciatteria con cui sono state controllate le bozze: ho trovato decine di errori, come se in effetti si fosse saltata questa fase. Peccato, perché l'opera merita. A onore di Zanichelli, devo dire che ho avuto una risposta davvero rapida alle mie segnalazioni: se mai ci sarà una seconda edizione corretta, ringraziate anche me :-).

08.02.05

Indietro Savoia (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]Che il Glorioso Risorgimento Italiano non fosse andato esattamente come ci è stato propinato a scuola, magari qualcuno l'aveva anche subodorato. In ogni caso, questo libro (Lorenzo del Boca, Indietro Savoia, p. 281, Piemme Pocket 2004, € 7.90, ISBN 8838482691) scopre con dovizia di particolari gli altarini dietro a quel periodo. La lettura è sicuramente molto interessante, soprattutto quando Del Boca comincia a fare vedere come i re Savoia non fossero esattamente così coraggiosi e intelligenti come sembrerebbe da certi testi. Devo però dire che spesso tende a cascare sul pettegolezzo, magari ben noto (si dice che Vittorio Emanuele II fosse in realtà il figlio di un macellaio, che venne scambiato all'età di due anni quando il vero erede al trono morì in un incendio. Probabilmente è così, ma venire a dire lombrosianamente che è quella la ragione dei suoi modi plebei mi pare azzardato) e altre volte non entra sufficientemente nel dettaglio (che la spedizione dei Mille avesse dietro di sé degli addentellati politici - inglesi e mafia - belli forti è presumibile. Ma se si afferma che il regno delle Due Sicilie era molto più avanzato della Sardegna di allora, bisognerebbe chiedersi come mai la piccola borghesia e l'esercito meridionale abbiano deciso di cambiare campo senza pensarci su due volte). Detto tutto questo, penso comunque che valga la pena di leggere il libro, che è anche scritto piacevolmente.

04.02.05

L'enigma dei numeri primi (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]Negli ultimi anni vanno di moda i libri che raccontano i grandi problemi che la matematica ha incontrato nel corso degli anni: i racconti usano meno formule possibili - e lo si può capire - e sono anche romanzati, secondo lo stile portato al successo da Eric Temple Bell che non si è peritato di portare alle future generazioni delle biografie di grandi matematici piuttosto esagerate. Con questo libro (Marcus du Sautoy, L'enigma dei numeri primi, Rizzoli 2004 [2003], p. 606, € 20, traduzione Carlo Capararo) mi pare si sia davvero esagerato. Passino i pettegolezzi sui vari matematici, e non sono nemmeno disprezzabili certe metafore, come i "punti al livello del mare" (gli zeri) nel "paesaggio di Riemann" (la funzione ζ). Ma quando du Sautoy parla della "retta magica" dove si allineano tutti gli zeri non banali mi pare proprio che si stia scadendo nel misticismo. E non penso proprio sia colpa della traduzione, che mi pare buona, sia nello stile che nella parte più propriamente matematica.
E dire però che il libro è interessante, se si riesce a sopportare i primi due capitoli, ed è uno dei pochissimi resoconti sulla matematica del ventesimo secolo che io abbia mai visto. Il libro è anche pieno di citazioni varie, che sono utili per comprendere il pensiero dei matematici, ammesso che uno lo voglia conoscere...
Insomma, lo si può leggere, ma forse è meglio aspettare l'edizione economica, che potrebbe anche avere un bonus implicito: cartaccia di bassa qualità ma che comunque permette una lettura migliore rispetto alla velina usata in questa edizione.

01.02.05

Melinda e Melinda (film)   [y2005_recensioni]

Come sapete, ogni tanto vengo trascinato al cinema da Anna, questa volta con l'ausilio di Barbara. Insomma, venerdì sera siamo andati al Colosseo (che non si sa se apposta o no, proiettava il film nella sala Allen) a vedere l'ultima opera di Woody, stavolta solo in veste di regista e non di attore per mancanza di ruoli adatti a lui. Beh, se avesse avuto trent'anni di meno sarebbe stato un Hobie perfetto, ma l'età avanza per tutti.
Non posso dire che mi sia piaciuto molto. La prima parte soprattutto l'ho trovata inutilmente lenta, anche se il secondo tempo si è riscattato. L'idea "la stessa situazione può essere vista come commedia o come tragedia" è magari trita, ma avere costruito due storie con attori diversi - a parte Melinda - ha permesso al film di non essere una copia di Sliding Doors. Poi era divertente vedere certi particolari di una storia comparire nell'altra in tutt'altro contesto :-)
Insomma, si può fare di meglio che andare a vederlo.
(ps: interessante vedere i commenti "tutto o niente" su IMDB. I "niente" sono ovviamente degli statunitensi, ma anche dei francesi. Vorrà dire qualcosa?)

31.01.05

Salvate il soldato potere (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]Non stiamo parlando di revisionismo. Non è che si neghino gli orrori hitleriani. Ma in questo saggio (Michael Zezima, Salvate il soldato potere, Il Saggiatore Nuovi Saggi 2004 [2000], € 17.50, ISBN 88-428-1192-0, trad. Daniele Ballarini) viene organicamente presentata una serie di documenti che mostra come il mito degli americani che vanno in guerra per portare la liberta agli europei oppressi sia per l'appunto un mito; che gli alti vertici americani sapevano della Soluzione Finale già alla fine degli anni '30; che il razzismo statunitense non era certo inferiore a quello tedesco. Alcuni punti sono un po' tirati per i capelli, come ad esempio l'idea che senza gli aiuti americani il Fronte Popolare nel '48 avrebbe stravinto; altri sono questionabili, ma bisogna dire che generalmente vengono anche indicate voci diverse dalla tesi principale. Il libro tratta principalmente della seconda guerra mondiale, ma spazia dalla Grande Guerra al Vietnam; la cosa che mi ha lasciato più sconcertato è però il vedere indicati atteggiamenti che sembravano scopiazzati dall'invasione irachena da parte degli USA nel 2003... in un testo del 2000. Questi yankee sono davvero prevedibili. Ottima la traduzione, Ballarini è sempre apprezzabile.

19.01.05

Manuale del leccaculo (libro)   [y2005_recensioni]

[copertina]Forse adulare non sarà un'arte né una scienza, ma sicuramente è un'attività che vanta millenni di esperienze umane. Con questo libro (Richard Stengel, Manuale del leccaculo, Fazi Tascabili saggi 2004 [2002], p. 334, € 9.50, ISBN 8881125021, trad. Daniele Ballarini) abbiamo la possibilità di scoprire come il concetto stesso di piaggeria, o di leccaculaggine se si preferisce, sia mutato nel corso dei secoli. L'autore tende sempre a prenderci per i fondelli, quasi riproponendo verso noi lettori i vari stili che man mano presenta - mi raccomando, state attenti a cosa è stato fatto il secolo scorso! Un plauso per la traduzione, che nonostante l'ovvia ripetitività e la necessità di mappare una serie di quasi sinonimi - tradurre l'appendice dev'essere stato un vero tour de force - mi pare ottima.

09.01.05

Spazi Atti/Fitting Spaces (mostra)   [y2005_recensioni]

Titolo rigorosamente bilingue, perché il PAC a Milano non si fa mancare nulla.
Oggi abbiamo sfruttato la domenica con ingresso gratuito (ce ne saranno altre due: il 23 gennaio e il 13 febbraio) per vedere questi "7 artisti italiani alle prese con la trasformazione dei luoghi". Diciamo che la mostra vale più di quanto abbiamo speso, ma non eccessivamente: facciamo due euro.
Tra le opere in visione, la più interessante era probabilmente 1:1 di Luca Pancrazzi: con un paesaggio dipinto in bianco che si può solo intravvedere (a meno di usare un percorso strano) perché tutto il resto della stanza era riempito da una bolla in pvc trasparente sì, ma non troppo. Anche le strutture di roulotte di Loris Cecchini non erano male, e Marzia Migliora divertiva abbastanza con le sue opere sensoriali. In compenso, l'idea di Alberto Garutti di dipingere le sedie e panche con vernice fosforescente in modo che nessuno possa vedere l'opera (per l'artista, la foto presa di notte "è da considerarsi parte interale di questo lavoro") mi pare davvero esagerata.
Qualche noticina a lato: c'è un PC dove si può inserire il proprio indirizzo per entrare nella mailing list del PAC. Le istruzioni spiegano che per passare da un campo all'altro occorre cliccare il tasto blu, e in effetti sopra lo shift c'è un bel bollino blu. Inoltre si sono accorti che con una tastiera italiana quale avevano fare la chiocciola non era banale, così hanno messo il driver USA e già che c'erano hanno incollato sul tasto 2 il simbolo "@". Non hanno però pensato che la gente userà le lettere accentate e si troverà caratteri a caso...
L'altra cosa interessante è il cartello appeso alla Galleria d'Arte Moderna, al momento chiusa per restauri. Vengono però fatte delle visite guidate dal martedì alla domenica, alle 9 e alle 11: orari comodissimi, vero? Il tutto spiegato appunto in italiano, inglese e... tedesco. Chiunque abbia scritto quella traduzione deve essersi divertito: "räumlichkeiten" (spazialità, così ad occhio) per indicare le sale interne a me fa venire in mente le Sturmtruppen...

04.01.05

<em>Pensa a Fleba</em>   [y2005_recensioni]

[copertina]Iain Banks è un esponente della fantascienza anni '80. Eppure questo primo romanzo del "ciclo della Cultura" (Iain M. Banks, Pensa a Fleba, Fanucci Solaria 2002 [1987], p. 520, € 15.40, ISBN 88-347-0820-2, trad. Roldano Romanelli) a me ha fatto venire in mente le grandi saghe del passato, dal John Carter di Burroughs ai non-A di Van Vogt. Ovviamente lo stile è di quelli che fanno le cose in grande, con le guerre galattiche che impegnano migliaia di pianeti, distruzione di orbitali dove abitano miliardi di persone, astronavi così enormi da contenere tutta una serie di hangar per le riparazioni di astronavi normali, e così via. Non ci si può aspettare dalla storia altro che una serie continua di cambiamenti di scena, con la trama generale piuttosto sottile: ma bisogna ammettere che il libro si lascia leggere con piacere, aiutato anche dalla traduzione precisa.

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