27.12.04
La matematica di Oz (libro)   [y2004_recensioni]

L'idea non era male: un libro di problemi sotto forma di raccontini, anche se Frank Baum non è così noto in Italia. I problemi non sono poi tutti matematici in senso stretto; ce ne sono alcuni che richiedono un po' di senso fisico per aggiungere qualche ipotesi verosimile; altri che non hanno una risposta canonica, e quindi sono spunto ideale per discussioni magari a scuola; altri ancora in stile Settimana Enigmistica.
Peccato. Il libro (Clifford A. Pickover, La matematica di Oz, Franco Muzzio Editore "Il piacere della scienza" 2004 [2002], p. 349, € 18, ISBN 88-7413-104-6, traduzione Emanuela Luisari) ha delle pecche gravissime. Non parlo della classificazione della difficoltà dei problemi che a me sembra definita a caso: quello è un guaio classico, ognuno ha il suo criterio di complessità. La prima credo che sia già presente in origine: nella sezione "Approfondimenti", che contiene le risposte ai problemi, ci sono spesso dei nuovi problemi dei quali non si vede la soluzione da nessuna parte, il che è sicuramente frustrante. Ma tutto italiano è il problema con la traduzione: se la signora Luisari si sente in dovere di ringraziare per la consulenza sulle varie unità di misura angloamericane, c'è forse qualcosa che non va - e lo si vede quando ci sono problemi per cui si poteva tranquillamente trasformare miglia in chilometri. Man mano che si va avanti nel libro, anche il testo non matematico comincia a diventare meno leggibile, e mi è stato a volte necessaria la famigerata "doppia traduzione", riportando la frase in inglese. È chiaro che non c'è nemmeno stata una vera correzione di bozze; se trovo scritto "le prime cento cifre di e" e mi trovo più di venti righe di cifre, non viene in mente che qualcosa non va? Insomma, se la divulgazione matematica in Italia è inesistente, è anche demerito di certe scelte editoriali.

26.12.04
Shrek 2   [y2004_recensioni]

Visto ieri sera, in qualità di "film natalizio", assieme ad Anna e - udite udite! - mia mamma, che penso non andasse al cinema da almeno trent'anni. Accadono cose veramente incredibili al giorno d'oggi.
Commento? Beh, era meglio Shrek 1, ed era molto meglio Gli Incredibili. Soprattutto il primo tempo l'ho visto un po' lentuccio, mentre il secondo aveva finalmente un po' di azione. La dissacrazione delle favole, direi soprattutto delle loro versioni disneyane, naturalmente continua: la carrozza a forma d'aglio è un must. Continuano anche i riferimenti per la mia generazione, che riconosce tutte le musiche - il tema di Mission Impossible non è malaccio. Anche il Caffè Farbucks non mi è dispiaciuto. Sarà anche pubblicità occulta, occhei, ma è fatta bene.
Però garantisco che se trovo il distributore italiano gli strappo i peli a uno a uno. Ci siamo guardati cinque minuti di titoli di coda per vedere chi aveva doppiato i personaggi in italiano. Abbiamo avuto il bonus della scenetta di coda a metà dei titoli, e questo è bello; ma la schermata con le voci è rimasta circa per sette secondi, rendendo assolutamente impossibile leggere. Non che il sito italiano aiuti.

24.12.04

Solo due giorni in cartellone al Piccolo, prezzi non esattamente popolari (22.50 euro, rigorosamente fuori abbonamento) per questo spettacolo che dovrebbe servire a Paolo Rossi come banco di prova per testare il nuovo spettacolo che porterà in giro per l'Italia a partire dal prossimo gennaio.
Che dire? Paolo Rossi mi sembra ingrassato :-) A parte questi dettagli, direi che il materiale era molto disomogeneo. È vero che immagino che nello spettacolo definitivo la struttura cambierà completamente - qui avevamo solo una serie di "esercizi", scene, con un minimo di legatura tra l'una e l'altra; però non tutto fila liscio, e ci sono battute, come quella di Milano 12 a soli cinque minuti dal centro di Pescara, che hanno almeno quindici anni. Mi è piaciuto molto l'esercizio finale con la coppia tunisina che guarda Bush alla tv, e non posso non menzionare le Brigate Calderoli. Il classico monologo iniziale è invece un po' debole. Per quanto riguarda la compagnia multietnica, il Teatro di Rianimazione, ho apprezzato gli strumentisti e Kais Boumaiza.
Ultima nota: non ho ben capito cosa significhi "musiche scelte da Franco Battiato". Però vi garantisco che di Battiato non c'è nulla.

19.12.04

Ce l'ho fatta. Sono riuscito ad andare a vedere Ferruccio Soleri recitare l'Arlecchino: ormai più che un'opera un simbolo, un po' come il Concerto di Capodanno a Vienna e La vita è una cosa meravigliosa a Natale. Del resto, lo spettacolo è in cartellone dal 1947, eppure anche ieri sera il teatro era strapieno, nonostante la concomitanza della partita Juve-Milan (che tristezza quello dietro di me che negli intervalli accendeva il telefonino per sapere il risultato) e del concerto gratuito di Baglioni in piazza del Duomo (ci siamo passati alle 23:30, all'ultimo bis. Non ho ben capito come gli organizzatori possano dire che c'erano 200 mila persone, ma non divaghiamo). Molti bambini, cosa assai inusuale per il Piccolo.
Il primo problema è di chi è la commedia. La locandina recita "di Carlo Goldoni, regia di Giorgio Strehler, messa in scena di Ferruccio Soleri, con la collaborazione di Stefano de Luca". Chi ha aggiunto cosa? Sicuramente rispetto all'originale goldoniano la lingua è stata molto italianizzata, e fin qua nulla di strano. Però c'è tutta una serie di siparietti che se vogliamo fanno molto Commedia dell'Arte, ma che non ci sono nel testo. La balbuzie di Brighella, la musica, con siparietti in stile finto operistico che arrivano qua e là, le gag come quella della mosca, e soprattutto il background, con i personaggi che quando escono di scena se ne stanno ai lati del palco e spesso fanno delle scenette in secondo piano - altro che "unico fuoco per l'azione"... - o il suggeritore che viene tirato in mezzo, e persino chiamato per nome. Mi chiedo quanto sia Strehler e quanto Soleri: ammetto, è una pura curiosità, perché il risultato è favoloso.
Anna, che si ricorda un po' di quando trenta e più anni fa fu portata a vedere l'opera, ha alla fine commentato "mi ricordavo più capriole e salti da parte di Arlecchino". Io a dire il vero mi sono stupito che Soleri - classe 1929, vi ricordo - riesca a saltare su e giù per il palco così tanto. Secondo me i due intervalli servono per farlo attaccare a una bombola d'ossigeno: soprattutto l'ultima scena del secondo atto fa stancare solo al pensiero. È un grande, non so trovare aggettivi sufficienti per mostrare la mia ammirazione per lui.
Che aggiungere? a gennaio ripartono le repliche, e poi vanno in tour. Se trovate i biglietti, andateci.

17.12.04
Solaris (libro)   [y2004_recensioni]

copertina del libro Stanislaw Lem è uno dei pochi autori di fantascienza noto anche al di fuori degli appassionati del genere, e probabilmente l'unico non americano: presumibilmente il film tratto da questo libro (Stanislaw Lem, Solaris, Mondadori Oscar Narrativa 2004, p. 245, € 8.40, ISBN 88-04-51047-1, traduzione Eva Bolzoni) ha contribuito parecchio a tale notorietà. Io come al mio solito il film non l'ho visto, e stranamente avevo letto molte opere di Lem ma non questo libro. Che dire? È piuttosto diverso dalle sue altre opere, e definirlo "fantascienza" mi pare riduttivo, anche senza arrivare alle ineffabili vette della postfazione a cura di Gianfranco de Turris.
Indubbiamente l'ambientazione è SF: siamo su un pianeta sconosciuto e peculiare. Ma il tema principale sembra essere l'inconoscibilità aliena e l'impossibilità di capire anche solo chi ci è vicino. Le lunghe descrizioni scientifiche, esplicitamente asettiche, sono un po' pallose, lo ammetto: ma credo che siano necessarie per accentuare ancora di più la differenza tra le nostre concezioni mentale e la realtà che è affermata essere inconoscibile. Il guaio è che Lem si è trovato a un certo punto su un binario morto: il finale dà tanto l'idea di essere raffazzonato, o meglio di essere stato appiccicato lì perché il libro doveva essere terminato in un qualche modo, ma fa lo stesso effetto di un parrucchino malmesso...

13.12.04
Gli incredibili   [y2004_recensioni]

Pur di convincermi a uscire e andare al cinema - all'ultimo spettacolo, poi... - Anna mi ha proposto di andare a vedere Gli incredibili, anche se a lei non era poi piaciuto tanto Alla ricerca di Nemo. Bene, alla fine anche lei si è ricreduta.
La trama ovviamente è di una prevedibilità completa, ma questo non è un problema, anzi. Il film non solo recupera tutte le citazioni possibili e immaginabili dai fumetti con i supereroi, Marvel in prima linea, ma anche da tutti i film di 007. Il tutto in due ore tiratissime, che passano in un battibaleno. Edna è doppiata da Amanda Lear in maniera stupenda.
La grafica è favolosa, ma la cosa più fantastica è che non ti viene in mente che è un film di animazione, perché sei lì a guardarti la storia. Direi che non c'è altro da aggiungere.
(ps: no, almeno una cosetta da aggiungere c'è... l'idea che il supereroe abbia un bisogno compulsivo di aiutare gli altri è geniale)

10.12.04
<em>The Pleasures of Counting</em>   [y2004_recensioni]

L'autore afferma che questo libro (T.W. Körner,The Pleasures of Counting, Cambridge University Press 1996, p. 534, Lst. 24.99, ISBN 0-521-56823-4) può essere letto da uno studente liceale molto brillante, oppure da un universitario del primo biennio... che sia interessato alla matematica, questo è ovvio. Körner sceglie di fare una serie di racconti, dalle epidemie di colera nella Londra del diciannovesimo secolo ai convogli di navi che attraversavano l'oceano durante le due guerre mondiali, e al loro interno mostra le teorie che venivano man mano avanzate e il modello matematico che ci sta dietro. Il tutto con una serie di esercizi che inframmezzano il testo e dei quali non viene presentata la soluzione; al massimo c'è la risposta, che come un qualunque appassionato di matematica sa non è esattamente la stessa cosa.
Dal punto di vista del lettore italiano il problema è dato dall'anglocentricità del libro, sia per gli esempi che per lo stile di scrittura che magari può apparire un po' strano, e che quindi non fa pensare a un grande successo per un'eventuale edizione italiana. Peccato.

08.12.04
<em>Les enfants terribles</em>   [y2004_recensioni]

Mentre eravamo a Lugano, siamo andati al Museo Cantonale d'Arte a vederci questa mostra, sottotitolo "il linguaggio dell'infanzia nell'arte 1909-2004".
Se devo essere sincero, non ho ben capito perché siano anche stati esposti disegni di bambini, ancorché nelle collezioni preparate all'uopo da Kandinskij e Gabriele Münter, ma lasciamo stare. Il resto della mostra infatti è davvero interessante, a partire dalla prima opera, un "plagio per anticipazione" di Giovanni Francesco Caroto che nel 1520 (!) ha fatto un Ritratto di fanciullo con disegno. Il fanciullo è inquietante anzichenò, ma la cosa più strana è vedere il disegno che tiene in mano, che è identico a quello che un bambino potrebbe fare oggi.
Per una volta, anche le opere dei contemporanei sono interessanti, per vedere come loro hanno voluto rappresentare gli influssi fanciulleschi. Diciamo che non si sentivano costretti a fare stupire in qualche altro modo?
La mostra si tiene fino al 16 gennaio 2005, orario 10-17 (domenica 10-18, lunedì chiuso, martedì 14-17)

29.11.04
Strani attrattori (libro)   [y2004_recensioni]

La fantascienza è tornata a non essere più un genere di moda. Asimov sta rientrando un po' nel giro giusto perché hanno fatto un film da I, Robot; Heinlein, Clarke, Farmer, Silverberg, Pohl, Niven, Anderson sono introvabili. Ma quello che è peggio è che ho citato tutti nomi che sono diventati famosi tra gli anni '40 e i '60. E oggi che cosa si scrive?
Diamo merito alla Shake di avere spostato un po' più avanti la frontiera cronologica con questa antologia (AA.VV., Strani attrattori, Shake Edizioni 1996 [1989], p.301, € 15.49, ISBN 88-86926-18-9) a cura di Rudy Rucker, Peter Lamborn Wilson e Robert Anton Wilson. Tra i numerosi racconti brevi e poesie, è possibile farsi un'idea della scena alla fine degli anni '80: naturalmente il linguaggio è molto più crudo, e si trova una nota generale di pessimismo che pervade la maggior parte dei racconti. Non ci sono capolavori, ma almeno si può allargare un po' il campo delle nostre conoscenze SF... in attesa di una Millenium Anthology.

27.11.04
<em>L'estetica della macchina</em>   [y2004_recensioni]

In un rarissimo passaggio a Torino - praticamente fatto di nascosto... - abbiamo scoperto questa mostra a Palazzo Cavour, e ci siamo andati. Palazzo Cavour, in via Cavour, è il posto dove nacque Cavour e morì Cavour. Sembra che ultimamente sia diventato anche un posto per mostre... si saranno scocciati di essere monotematici.
Questa mostra, sottotitolata "Da Balla al futurismo torinese", non è una di quelle cose che meritano un viaggio a Torino apposta, però se uno è da queste parti secondo me dovrebbe passarci. Del palazzo vedrà poco, giusto un paio di sale restano visibili, ma la mostra è interessante, gettando uno sguardo non banale sul futurismo, almeno come pittura, scultura e in parte architettura, con una serie di bozzetti.
La mostra è aperta fino al 30 gennaio 2005, orario 10-19.30 da martedì a domenica con prolungamento alle 22 il giovedì: 6 euro e 20.

22.11.04
The Corporation   [y2004_recensioni]

Venerdì sono andato al cinema. (Sì, oggi è lunedì. Non ho mai detto di essere sul pezzo). Il cinema è il Centrale, quello dietro il Civico Tempio di San Sebastiano la cui sala di proiezione assomiglia più che altro a un autobus iperaccessoriato. Il film è appunto The Corporation: come disse Anna, un documentario potevo anche reggerlo.
In effetti sono arrivato alla fine senza troppi problemi: il guaio è che non è così banale poi capire cosa fare esattamente. La parte che mi è piaciuta di più è quella iniziale che spiega come le corporation sono riuscite a ottenere la personalità giuridica: sfruttando l'emendamento contro la schiavitù. Niente male, vero? Ma se poi uno si mette a pensare un po' di più, scopre che manca una cosa molto importante. Non sono solo le corporation ad affamare la gente. È tristemente vero che chi ha cucito la maglietta griffata che indossi riceve lo 0.3% del totale: ma è anche vero che il 50% va al negozio che la vende, e che quindi fa in un certo senso parte della Corporation. Una vera controrivoluzione costerà molto di più a tutti, non solo alle corporation.

18.11.04

Professore di matematica al Politecnico di Milano e con forti interessi nella didattica, Claudio Citrini ha scelto un modo direi peculiare per trattare dell'infinito e dei suoi paradossi: una serie di sessioni di chat. Nel suo libro (Claudio Citrini, L'infinito - da Pitagora a Borges, Bruno Mondadori 2004, p. 238, € 17, ISBN 88-424-9147-0) troviamo così i grandi matematici antichi e moderni, ma anche letterati come Dante, che discutono e si scannano sui vari temi legati all'infinito: tutti tenuti vanamene a freno dalla moderatrice della chat che è Maria Gaetana Agnesi (importante matematica, che ovviamente non è conosciuta al grande pubblico per l'ottima ragione che era una donna).
Bisogna dire che Citrini ha delle manie di tuttologia niente male: le citazioni in latino - per quanto possibile, fa parlare i suoi personaggi con le loro stesse parole - non sono nemmeno tradotte, mentre per quelle greche si accontenta di lasciare il testo originale nelle note. Nonostante questo, però, il libro è assolutamente godibile: l'unico guaio è che Bruno Mondadori ha una politica di prezzi tra le peggiori in Italia, a fianco di Bollati Boringhieri. Mi chiedo spesso se l'inculturazione scientifica in Italia non dipenda anche da questo.

06.11.04
<em>Edipo.com</em>   [y2004_recensioni]

Ieri sera, accompagnato da ben cinque fanciulle, sono andato al Piccolo a vedermi l'ultimo spettacolo di Gioele Dix, che per chi non avesse ben chiaro il tipo è quello che fa l'imitazione di Alberto Tomba.
Bene, qui c'è tutt'altro, per fortuna. Non lasciatevi suggestionare dal "puntocom": la storia è quella di Anselmo, che in una clinica della salute dai metodi piuttosto fascisti - è vietato persino leggere! - si mette a spiegare la tragedia di Edipo Re alla sua infermiera italoinglese Giada (Luisa Massidda). Il testo che racconta è quello di Sofocle, ma il modo con cui lo racconta è assolutamente legato a oggi. Qual è l'aspetto di Edipo? È bello, come un motociclista sul suo chopper. Deve parlare al popolo? Si mette a fare una conferenza stampa a reti unificate, anche con Sky.
Portare avanti per due ore una storia in questo modo, anche se con una spalla, non è affatto facile: ma Dix riesce perfettamente nel suo scopo, e se volete riesce anche a mischiare la sua commedia con la tragedia originale. Da vedere.

01.11.04
<em>Enigmi geniali</em>   [y2004_recensioni]

Librettino ultratascabile (Ennio Peres, Enigmi geniali, L'Airone editrice, pag. 128, € 6, ISBN 88-7944-702-5) con duecento problemini in pillole. Molti di essi hanno una soluzione di quelle che ti fa venire voglia di andare a prendere l'autore per il collo: ma generalmente bisogna dire che ti costringono a smetterla di pensare per schemi, il che è sempre una cosa utile a questo mondo. Non mettiamoci però a parlare di "pensiero laterale", occhei?
Come sempre, bisognerebbe poi evitare l'effetto ciliegia, e centellinarsi i problemi.

31.10.04
Ghiaccio (teatro)   [y2004_recensioni]

Solo quattro giorni in tabellone per questo monologo con accompagnamento musicale, sottotitolo "La leggendaria spedizione di Shackleton al Polo Sud", scritto e recitato da Massimiliano Cividati con Gennaro Scarpato alle percussioni e Andrea Zani al pianoforte.
Il luogo è stato il TeatroBlu in via Cagliero 26: un esempio di quella che una volta veniva chiamata "sala parrocchiale" che ha avuto una trasformazione completa, e che non ha nulla da invidiare alle altre sale milanesi: piccina - direi 150 posti, ma raccolta e con un bel palco, e una stagione polposa. Da buoni cattocomunisti, sono anche associati al Teatro della Cooperativa, oltre che al Verdi...
Ma torniamo alla storia: il monologo racconta della spedizione di Shackleton del 1914 che avrebbe dovuto attraversare a piedi l'Antartide passando per il Polo Sud, e che per una serie di circostanze non è nemmeno riuscita a iniziare il percorso: il tutto rimanendo per quasi due anni bloccata tra i ghiacci, eppure senza nessuna perdita umana. L'allestimento è ovviamente minimale, con un accompagnamento musicale è molto piacevole, come anche la recitazione. Credo però che la sceneggiatura dovrebbe essere limata un po', soprattutto per evitare le ripetizioni che ci sono, o perlomeno farle entrare a pieno titolo nella storia - pensate al piano B preparato da Shackleton, e poi al piano C, al piano D, al piano E...
Nota: a un certo punto il racconto ci porta a Campo Attesa, e rimane tutto fermo e silenzioso per un minuto. A metà, si sente squillare il telefonino di un'idiota. Sono certo che fosse un'idiota, visto che la tipa ha perfino risposto dicendo "dove sei?".

29.10.04
Laura immaginaria (libro)   [y2004_recensioni]

Come lo possiamo chiamare? Racconto polimorfo? In questo libro (Antonio Zoppetti, Laura immaginaria, Palomar editrice, pag. 176, € 10, ISBN 888887271X) ci sono venti capitoli, che possono essere letti in un ordine qualunque per crearsi il proprio racconto personalizzato. Venti e non ventuno perché manca la zeta, in pieno stile potenziale: c'è anche un concorso per aggiungere eventuali capitoli usando le lettere dell'alfabeto inglese. Essendo io una persona curiosa, ho voluto esplicitamente provare un ordine più o meno casuale, e posso confermare che la storia regge, e in maniera direi diversa da quella che avrei letto seguendo l'ordine alfabetico.
L'idea di base è una specie di gioco di specchi, tra doppioni, gemelli e scambi, con tutta una serie di rimandi a vari personaggi-capitoli. Secondo me arrivare a venti capitoli è stato però esagerato: alcuni personaggi mi sono sembrati poco integrati nella storia. Personalmente poi avrei preferito che Zop avesse deciso di utilizzare stili letterari completamente diversi nei vari capitoli, per aumentare l'idea di trovarsi non in un labirinto ma nella Biblioteca di Borges. Una lettura direi piacevole, però!

24.10.04
<em>The Andy Warhol Show</em>   [y2004_recensioni]

Alla Triennale di Milano, fino al 9 gennaio 2005, ingresso 7 euro.
Io e Anna abbiamo avuto due reazioni opposte. Lei afferma che non riesce a concepire quella di Warhol come "arte", e quindi non ha apprezzato molto. Il mio è un punto di vista diverso: la sua opera è arte, perché prende qualcosa che di per sé è asettico (la fotografia) e la trasforma per rendere ancora più impersonale l'immagine originale, quindi fa qualcosa che dovrebbe dire qualcosa al fruitore.
Detto questo, parliamo di questa mostra. Mah, l'allestimento è letteralmente un affastellamento di opere, foto e altri memorabilia, quasi da claustrofobia oppure sindrome di Stendhal. Però a ben pensarci la cosa ha un certo senso, per un artista che ha fatto della riproducibilità e nella moltiplicazione il suo motto. Interessanti i cartelli esplicativi, anche se avrei preferito che il suo percorso artistico fosse spiegato più chiaramente: solo per l'ultima fase ho visto qualcosa in proposito. Un dubbio finale: ma era così importante indicare che Andrew Warhola (il suo vero nome) era di origine rutena, e soprattutto cattolico uniate, con relativa spiegazione che "gli uniati avevano conservato la venerazione per le icone"?

16.10.04
<em>Pompei</em>   [y2004_recensioni]

Robert Harris apparve all'improvviso sulla scena letteraria con la sua ucronia Fatherland: come sarebbe stato il mondo nel 1964 se Hitler avesse sconfitto la Gran Bretagna? Dopo quel successo ha continuato a sfornare libri che potremmo definire "similstorici", dove il racconto è basato su una minuziosa ricostruzione storica. Anche questa sua ultima opera (Robert Harris, Pompei, Mondadori "I Miti" 2004, [2003] p. 296, € 4.60, ISBN 88-04-53362-5, trad. Renato Pera) non sfugge alla formula evidentemente vincente: naturalmente lo sfondo è quello dell'eruzione del Vesuvio, ma la vera protagonista della storia è la tecnica romana di costruzione degli acquedotti, presentata in tutte le sue minuzie che sono quelle che del resto hanno permesso a queste opere una incredibile durata nel tempo. Ciò detto, bisogna però aggiungere che il libro non è memorabile. Intendiamoci, si legge con facilità e piacere, ma non si può dire che lasci una traccia permanente. Lettura da relax, insomma.

04.10.04
Mi voleva Strehler (teatro)   [y2004_recensioni]

Beh, fa un po' specie vedere uno spettacolo che è datato 1978, anche se bisogna dire che regge abbastanza bene al tempo. Fa molto più specie vedere lo spettacolo, che in fin dei conti parla di un provino da fare al Piccolo con Strehler, che si tiene proprio in via Rovello. Però Maurizio Micheli è davvero bravo a tenere il monologo per un'ora e mezzo (più intervallo). Si vede che la classe non è acqua, e l'esperienza dell'attore si nota immediatamente. Peccato che il teatro non fosse poi pienissimo, anche se è abbastanza confortante vedere come si sia abbassata l'età media degli spettatori del sabato...

29.09.04

Questo libretto (Rebecca West, Viaggio in Jugoslavia - La Croazia, Edt "Viaggi e avventura" 1994 [1941], p. 121, € 11.36, ISBN 88-7063-215-6, trad. Maria Teresa Morotto) è in realtà una selezione dei capitoli dedicati alla Croazia nel racconto di Rebecca West sul suo viaggio in Jugoslavia nel 1937. A leggerlo oggi, viene da dire "ma questo è un blog!" In effetti il libro è un diario dove si osserva tutto in maniera personale, e più che i monumenti o i paesaggi i protagonisti sono le persone, amici o semplici incontri. La cosa che colpisce di più è però la modernità della scena. Sono passati quasi settant'anni, ma serbi e croati si odiano esattamente come allora, e questo odio supera assolutamente i confini nazionali: un serbo poteva vivere a Zagabria, ma continuava a sentirsi diverso - ovviamente migliore - dai croati. Insomma, non dovremmo chiederci come mai sia scoppiata la guerra del 1991, ma piuttosto come abbia fatto Tito a tenere in piedi tutto per quarant'anni.

26.09.04

Per una volta siamo andati a una mostra appena aperta: ieri c'era infatti stata l'inaugurazione, e avete tempo fino a fine marzo per andare a Cremona (sito: www.cremonamostre.it).
L'esposizione è divisa in due parti, una a Palazzo Stanga e l'altra al Museo civico Ala Ponzone. Sono trecento metri scarsi di distanza, non preoccupatevi. Il materiale è raccolto da vari musei sparsi per l'Italia: si hanno circa 150 reperti, che non sono tantissimi, ma bisogna dire che l'allestimento è piuttosto interessante... perlomeno se si parla l'italiano e non si hanno problemi a salire scalinate.
Avremmo anche potuto avere un CD di un non meglio identificato cantautore in omaggio, ma li avevano già finiti tutti, quindi non posso dirvi che musica faceva :-)

15.09.04
Storia di un enigma   [y2004_recensioni]

La figura di Alan Turing direi faccia più parte della leggenda che della storia: la macchina di Turing, il test di Turing, il suo lavoro di decifrazione dell'Enigma tedesco... Questa sua biografia (Andrew Hodges, Storia di un enigma, Bollati Boringhieri "Gli Archi" 2003 [1983], p. 762, € 35, ISBN 88-339-1501-8, trad. David Mezzacapa) dovrebbe presentare il vero volto del logico e scienziato, ma secondo me Hodges ha esagerato, volendo portare a tutti i costi il tema dell'omosessualità di Turing anche quando francamente non si vede l'importanza. Può darsi che nel 1983, quando l'edizione originale inglese apparve, ci fosse più bisogno di una legittimazione formale; ma l'edizione italiana che appare vent'anni dopo sembra così irrimediabilmente datata, magari non per l'accettazione ma almeno per il riconoscimento dell'esistenza del mondo gay e dei suoi diritti. Paradossalmente per un non britannico risulta più interessante la descrizione del sistema delle public school, che permette anche di comprendere meglio i libri di Harry Potter. L'ultima parte del libro risulta poi tantalizzante per la descrizione degli ultimi lavori biologici di Turing, ma Hodges taglia incomprensibilmente il suo ultimo anno di vita e ci lascia all'oscuro. Visto anche il prezzo non proprio popolare, mi sarei aspettato di più.

13.09.04
<em>The Wee Free Men</em>   [y2004_recensioni]

Terry Pratchett è una garanzia di prolificità. Quando gli hanno fatto notare che non poteva scrivere due storie del Discworld l'anno oltre a tutto il resto, ha formalmente acconsentito: adesso ne esce una solamente, ma poi c'è un juvenile solamente ambientato là, come questa sua nuova fatica (Terry Pratchett, The Wee Free Men, Corgi 2004, p. 320, 5£.99 ISBN 0-552-55186-4). "Wee" significa "piccoli" in quella specie di gaelico che gli gnomi protagonisti della storia usano, e che spesso dà qualche problema di comprensione a chi non è di madrelingua inglese. La storia è nei perfetti canoni di un racconto fantasy, e bisogna dire che il genio narrativo del nostro non viene quasi mai dispiegato. Se conoscete la filosofia pratchettiana sapete insomma cosa aspettarvi, nella solita piacevole confezione; altrimenti, forse è meglio iniziare con qualcos'altro.

11.09.04
Kimsooja (mostra)   [y2004_recensioni]

Avete ancora una settimana se volete andare a vedere la mostra di questa artista coreana al PAC di Milano. L'ingresso è gratuito, quindi non ci perdete molto: però resto sempre molto scettico sulle idee di arte concettuale di questi artisti. Almeno Aldo Spinelli si diverte a farle :-)
Nella mostra "Condition of humanity" troviamo una serie di panni stesi ad asciugare, comprensiva di mollette di legno, ventilatori e canti di monaci tibetani che ti mandano in trance. Alcuni di questi copriletto sono anche molto carini, e passarci intorno è piacevole, intendiamoci. Ma poi?
Seguono una serie di video. In uno, lei è immobile di spalle davanti a un fiume indiano. In un altro lei è immobile sdraiata sulla cima di un colle. In una serie di altri video, lei è immobile di spalle mentre la gente di Londra, Shanghai, Delhi, New York, Mexico City, Lagos, Tokio, il Cairo le passa vicino, scansandosi. Il tutto per dieci minuti. Almeno negli ultimi video è interessante vedere come la gente si comporta diversamente nelle varie nazioni. Addirittura in un video più antico, dove stava immobile a terra sdraiata, al Cairo la gente ha fatto un capannello - quasi tutti uomini - mentre a Delhi nessuno si interessava a lei.
Al Pac ci sono anche le due opere che hanno vinto il Premio ACACIA (associazione amici arte contemporanea italiana): nel 2003 Là ci darem la mano di Mario Airò era anche carina, con i fiori e la musica dal Don Giovanni: quest'anno ha invece vinto Francesco by Francesco di Francesco Vezzoli che mi sembra narcisismo puro.

05.09.04
Fahrenheit 9/11 (film)   [y2004_recensioni]

È un film biecamente di parte, e lo si vede in certe scelte fatte, che non si possono esattamente definire oggettive. Non credo che potrà far cambiare idea anche solo a una persona su cosa è successo. Ma che importa? Ritengo che sia comunque necessario che la gente abbia la possibilità di conoscere le cose, a differenza di quanto cercano in genere di fare i media. E forse Michael Moore ha persino mancato, quando ad esempio non ha provato a chiedersi e chiederci "ma dove è stato Giorgino Doppiavù nelle ore seguenti la notizia dell'attentato alle Torri Gemelle"? (vorrei saperlo anche io)
I due tempi in cui il film è diviso sono molto differenti tra loro: nella prima parte rimane molto più sul comico - strabilianti le immagini delle espressioni del Giorgino nei minuti immediatamente successivi all'attacco - e ci fa pensare che la nostra repubblichetta delle banane non è poi un caso così isolato. Il secondo tempo è molto più crudo (ma non è così la guerra in Iraq?).
Trovo ottima la scelta di avere solo tradotto la voce narrante, e sottotitolati tutti i vari interventi, che erano tra l'altro pronunciati in modo comprensibilissimo. Un'altra possibilità per noi di capire un po' di più gli americani.

01.09.04

Il nome di Anthony Burgess può non suonare a vuoto - aiutino: è l'autore di Arancia meccanica. Ma lo scrittore inglese - forse anche perché di famiglia cattolica, si sa come vanno le cose lassù - ha una produzione molto più vasta. Prendiamo questo libro (Anthony Burgess, Notizie dalla fine del mondo, pag. 541, Fanucci Immaginario, 2003 [orig. 1982], 17 €, ISBN 88-347-0978-0, traduzione Liana Burgess). È uno e trino: al suo interno c'è uno sceneggiato sulla vita di Freud, un musical su Trotsky a New York prima dell'ingresso degli Stati Uniti nella prima guerra mondiale, e un romanzo di fantascienza sulla fine della Terra ad opera di un pianeta celeste vagante. Ad essere sinceri, non è che le tre storie si intersechino così bene: viaggiano ciascuna sul proprio binario. Il libro si regge soprattutto sull'ironia e la capacità di Burgess di creare termini nuovi o di frammischiare quelli già esistenti, oltre a tutta una serie di stilettate satiriche messe qua e là, come la nota en passant che gli inglesi non sono riusciti a costruire in tempo la loro astronave astrale perché le maestranze hanno scioperato a lungo per il salario. Liana, forse perché di famiglia, si sente in dovere di aggiungere una serie di note che spiegano alcune scelte di traduzione, la quale comunque mantiene intatta la gioia verbale del testo, e che forse sono superflue. Ma vale comunque la pena di leggerlo.

15.08.04

Comincio subito con dire a chi sconsiglio il libro. Se sei uno di quelli che pensa che i libri servano giusto per riempire qualche spazio vuoto in casa, oppure ti sta sulle palle uno come Eco che sembra sempre sapere tutto, anche se si parla dei fumetti di inizio anni '40, lascia perdere: non fa per te, e ti arrabbieresti solo a leggerlo. In caso contrario, corri subito a prenderlo.
Il libro (Umberto Eco, La misteriosa fiamma della regina Loana, pagine 451, Bompiani 2004, € 19, ISBN 8845214257) è un "romanzo illustrato", nel senso che ci sono tante immagini a colori qua e là per il testo. La storia è quasi una finta autobiografia, visto che Eco è coetaneo del protagonista Yambo e probabilmente ha vissuto la sua infanzia in tempo di guerra da quelle parti. In pratica è un tour de force, a partire dall'inizio dove Yambo ha perso la memoria e parla solamente per citazioni da libri. Io l'ho letto di un fiato, ma capisco chi non lo sopporta.

12.08.04
Big Fish (film)   [y2004_recensioni]

Sono sempre in ritardo, ma sono riuscito a vedere il film prima che uscisse dalla programmazione nei cinema. A dire il vero non ne ero molto convinto, ma Anna mi ha trascinato, facendomi sbuffare nel primo quarto d'ora. Poi mi sono ricreduto, e nonostante la durata di oltre due ore sia ben superiore alle mie usuali capacità di sopportazione cinematografica sono arrivato alla fine senza nessun problema, anzi.
"Big Fish" significa anche "cacciaballe": la storia è infatti quella di un tizio che ha sempre raccontato storie inverosimili sulla sua vita, e che sta morendo di cancro. Suo figlio, che non sopporta da molto tempo questo modo di fare del padre, vuole scoprire la verità. La storia si snoda tra fantasia e realtà: man mano si scopre che la realtà è diversa ma non poi così tanto, e che "una persona diventa le sue storie; queste gli sopravvivono, ed è così che diventa immortale".
È davvero bello. Ci sono i momenti divertenti e quelli che fanno venire le lacrime a un romanticone quale io sono; mi stupisce che quel figlio di puttana di Tim Robbins Burton sia riuscito a tirare fuori tutta questa poesia, anche se secondo me non è ad esempio un caso che la sorority dove sta la giovane Sandra sia Sigma Omega Delta: provate a cercare "sod" in un dizionario :-)

28.07.04

Roy Lewis è abbastanza noto agli italiani per Il più grande uomo scimmia del Pleistocene, che ha avuto un certo successo una decina di anni fa. Questa volta (Roy Lewis, La vera storia dell'ultimo re socialista, Adelphi Fabula, pag. 248, ISBN 8845910024, 12.39 €, trad. Carlo Brera) si è cimentato in una ucronia, vale a dire "cosa sarebbe successo se...". Nel nostro caso, le rivoluzioni del 1848 non furono sconfitte dalla reazione, ma i socialisti britannici riuscirono a consolidare un mondo egualitario, sotto l'occhio di un'elite separata che continuava a sviluppare nuove invenzioni, tenendole però per sé in modo da non "turbare lo sviluppo". Ma anche in questo mondo parallelo gli inglesi non possono fare a meno di un re, anzi di un Cittadino re: il libro racconta appunto la storia vista dagli occhi del re-imperatore Giorgio Akbar I, che avrebbe tanto preferito fare il matematico e non il finto regnante.
La Storia però tende sempre a tornare sul suo tracciato, così troviamo ad esempio Churchill, e gli equivalenti di Roosevelt e John Kennedy. E Lewis sembra avercela sia con il socialismo che con il capitalismo, ciascuno dei quali non è capace a risolvere i problemi dell'umanità. Insomma, nonostante l'indubbia piacevolezza del libro rimane questa vena triste, se non addirittura qualunquista.

19.07.04
Il diavolo in cattedra (libro)   [y2004_recensioni]

Piergiorgio Odifreddi sembra essere diventato il prezzemolo della divulgazione italiana, minacciando il fino ad ora incontrastato regno della Premiata Ditta Angela&Angela. Buon per lui, anche se devo ammettere che mi era più simpatico quando organizzava i Cenacoli a Torino alcuni anni fa. Ad ogni modo, con questo suo addentrarsi nel proprio campo (Piergiorgio Odifreddi, Il diavolo in cattedra, Biblioteca Einaudi 164, p.XII-299, 17 € ISBN 88-06-16721-9) trovo che abbia toppato di brutto. Si è infatti presentato proprio come uno di quei "tuttologi contemporanei" da lui sbertucciati nell'introduzione: la parte di logica "classica", vale a dire quella legata tradizionalmente alla filosofia, è buttata giù in maniera molto svolazzante e relativamente incomprensibile. Va meglio quando parla della logica moderna, niente da eccepire: però non riesce a mantenere un taglio divulgativo come ci si dovrebbe aspettare da un libro che in fin dei conti non è un testo universitario. Non garantisco nemmeno che il testo sia stato riletto organicamente: alcune precisazioni sono riproposte come nuove in sezioni differenti, e ad esempio la dimostrazione all'inizio di pagina 221 è sbagliata.
Termino domandandomi cosa gli ha fatto esattamente di male la chiesa e soprattutto la gerarchia cattolica romana. Odifreddi aveva a suo tempo scritto Il Vangelo secondo la scienza dove aveva espresso la propria opinione, e fin qua nulla di male. Ma a quanto sembra deve mettere le sue frecciatine ovunque, anche in un campo dove Papa e vescovi non si sono mai sognati di mettere becco. Sarà contento così.

08.07.04
<em>Il nostro comune amico</em>   [y2004_recensioni]

Forse non ci siamo capiti bene. Non dovresti essere qui a leggere la mia recensione (Charles Dickens, Il nostro comune amico, Einaudi tascabili n. 1014, pag. XXXVIII-1043, 15 €, ISBN 8806163434, trad. Carlo Pagetti). Devi prendere, andare in libreria a cercarti il libro, e iniziare a leggerlo. Ti concedo al limite di ordinarlo via internet.
Questa è l'ultima opera di Dickens, sempre scritta in comode puntate mensili come gli altri suoi romanzi a partire dal Circolo Pickwick, e dove si vede come il nostro abbia ormai un'abilità consumata nel sapere gestire i vari fili della storia, nonostante utilizzasse il sitema tipico di noi tutti per lavorare: i primi quindici giorni non si fa nulla, e gli ultimi cinque ci si incatena alla scrivania. Nonostante questo, tutti i personaggi hanno un loro ben definito carattere e uno spessore che non ti fa venire voglia di posare il libro; non mi vergogno poi a dire che ci sono alcuni momenti così toccanti che avevo i lucciconi. Dickens non ha nemmeno esagerato troppo con le punzecchiature al governo che fano capolino qua e là.
La traduzione è davvero buona e fila via scorrevole; l'unico appunto che farei è sulle note a pie' di pagina. Sono fortunatamente poche, ma sono inutili alla comprensione del testo; comprendo perfettamente che il traduttore voleva farci vedere quanto ne sa, ma a questo punto avrei preferito che ce ne fossero di più, e fossero messe tutte alla fine del libro. Altrimenti io tendo a fermarmi a leggerle, e poi arrabbiarmi...

30.06.04

Dopo avere letto il libro (Mark Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, 247 pagine, Einaudi Supercoralli, 16 €, ISBN 8806166484) sono andato a dare un'occhiata ai commenti in giro per la rete, e ho visto una polarizzazione abbastanza netta. Leggendo le stroncature, ho notato che si incentravano su alcuni punti: fregatura della pubblicità che presentava il libro come il nuovo Holden, storia - il giallo indicato dal titolo - inconsistente, troppa matematica.
Che posso dire? A me sembra stupido comprare un libro solo perché ne fanno tanta pubblicità. La trama della storia è indubbiamente sconnessa: tanto per dire, l'assassino del cane ammette il misfatto mentre si sta parlando di tutt'altro. Il fatto è che il libro non vuole parlare di questo, ma del ragazzino autistico. E vuole far capire che essere autistici non significa essere degli idioti, anche se a prima vista si può dare quell'impressione. Banalmente, la mente è focalizzata su un insieme di cose diverse da quelle che si ritengono "normali" e che servono per vivere in mezzo alle altre persone. Lo stile cerca di rendere questo modo di pensare: non credo che sia quello che ha in realtà, ma sicuramente dovrebbe costringere il lettore, a meno che non abbia comprato il libro perché voleva un giallo, a pensare in maniera un po' diversa.
La matematica? C'è gente che alla sola parola scappa a gambe levate. Spero però che qualcuno, leggendo il libro, scopra che non è poi così difficile come credeva... a meno che non decida che bisogna essere matti per capirla. Ah, in certe cose comprendo bene Christopher :-).

29.06.04
<em>MadamX</em>   [y2004_recensioni]

Come dovrebbe esserti noto, le mie recensioni sono di ogni tipo. Stavolta si tratta di un gioco da tavolo, di ideazione italiana e prodotto dalla Nuova Faro. La presentazione ufficiale italiana è stata il 22 giugno; io sono stato a quella "di riserva" che si è tenuta alla Città del Gioco venerdì 25.
MadamX a prima vista sembra non essere nient'altro che la buona vecchia dama. Scacchiera otto per otto con trentadue caselle nere, dodici pedine per parte. Le pedine non possono muoversi all'indietro, però se arrivano all'ultima fila di caselle diventano MadamX e acquistano anche quel movimento, oltre a non essere mangiabile dalle pedine. La presa è obbligata, per quanto la mossa possa non essere quella preferita.
C'è però un piccolo particolare. Quando hai fatto la tua mossa, muovi anche la casella. Sì: le caselle nere non sono fisse, e si possono mettere in una qualsiasi posizione libera, aprendo nuovi percorsi, anche orizzontali e verticali. La casella che viene spostata è quella dove stava originariamente la pedina, mentre nel caso di presa è quella dove si trovava la pedina mangiata. Sembra incredibile, ma la strategia di gioco cambia completamente. Ho giocato - e perso - due partite: nella prima mi sono davvero sentito sperso come una mosca nella tela del ragno, mentre l'altra è andata leggermente meglio ma è terminata anch'essa con una mia ignominiosa sconfitta per mancanza di mosse possibili.
Non oso poi pensare alla variante a quattro: due squadre, in ciascuna delle quali uno muove i pezzi e l'altro le caselle, ovviamente senza parlarsi. Mi pare un sistema foriero di litigi furiosi peggio dello scopone scientifico.
Ulteriori informazioni sul gioco si possono trovare sul sito relativo.

17.06.04
Tour di Joyce   [y2004_recensioni]

Come avevo scritto, il 16 giugno 1904 è la giornata di Leopold Bloom, come descritta da James Joyce nel suo Ulysses. Tra le iniziative milanesi per commemorare il centenario, c'era questo "Tour de Joyce", lettura itinerante in giro per Milano fatta da un gruppetto di universitari pazzi scatenati che si fa chiamare Sturm und Drunk.
Innanzitutto, invidia. Io a venticinque anni non sarei mai riuscito a organizzare nulla del genere. Non so che ufficio stampa virtuale avessero: fatto sta che ieri c'erano articoli sulle edizioni milanesi di Corsera Repubblica Giornale Il Giorno Manifesto.
La cronaca: alle 18 sono arrivato in Largo Augusto con la mia bella copia dell'Ulisse, in attesa che il gruppo arrivasse dai giardini Guastalla. Intanto arriva lo Spinelli senior, con tanto di cartelletta con tutti i ritagli dei quotidiani di cui sopra e di macchina fotografica per immortalare i vari momenti, e mi racconta di come è iniziata la giornata. Il primo capitolo alle 9 del mattino non ha riscosso un gran successo di pubblico, ma in effetti non ci si poteva aspettare molto a quell'ora. Poi però è stato un crescendo. Alla biblioteca dell'università sono entrati in una quindicina a rappresentare il funerale di Dignam: un manichino per il corpo, tutti silenziosi, con sguardi attoniti da parte di chi stava studiando, fino a che all'uscita è scoppiato l'applauso. Alle 14 in piazza Santo Stefano hanno iniziato a offrire pane e formaggio e un bicchiere di vino a chi voleva declamare qualche paragrafo della scena del pranzo. È seguito il balletto pomeridiano ai giardinetti della Guastalla, con gli uomini che recitavano ciascuno il proprio brano mentre le donne si muovevano intorno a loro. Alla fine del brano, tutti si spostavano in una nuova posizione per ricominciare la lettura, un po' come in un carillon; e dopo che tutti avevano occupato ogni posizione, la parte finale è stata letta in coro. I passanti, dopo un comprensibile momento di sconcerto, sembra si siano appassionati alla cosa: intanto c'erano anche Radio24 e RadioRai a seguirli.
Finalmente il gruppetto degli Sturm und Drunk è arrivato al luogo deputato, ed è cominciata la parte dove ho partecipato attivamente. Abbiamo aspettato il 12 in direzione Viale Molise, siamo saliti, abbiamo regolarmente timbrato i biglietti... e poi ci siamo posizionati su e giù per il tram e abbiamo iniziato a leggere ad alta voce ciascuno il proprio brano, spostandoci man mano: alla fine ci siamo ritrovati tutti in centro tram a leggere all'unisono l'elenco dei santi - compreso S.Omonimo, S.Sinonimo, S.Eponimo, S.Fenomeno...
La vettura fortunatamente non era strapiena: occorre dire che siamo stati guardati tra il curioso, lo stupito e lo spaventato, e non posso dare tutti i torti ai passeggeri. In effetti l'happening in questo modo presentava qualche problema, così siamo scesi dopo qualche fermata - ma questo era previsto, cinque-dieci minuti di sopportazione sono già tanti - e aspettato il tram successivo, nel quale abbiamo prima spiegato che cosa stavamo facendo, e poi letto in tre punti distinti alcuni paragrafi, terminando sempre con i santi che effettivamente sono divertenti da declamare.
A questo punto ho purtroppo salutato la compagnia, che ha continuato con la cena che mi è stata detta davvero divertente. Garantisco comunque che anche la parte cui ho partecipato è stata assolutamente delirante. Aspetto che lo Spinelli mi mandi qualche mia foto, sperando che me ne abbia fatte!

PS: oggi sul Corsera di Milano c'era il resoconto della giornata di ieri;
compresa foto dove il mio profilo si vede perfettamente :-)

04.06.04

La lunghezza del titolo è inversamente proporzionale a quella del testo (Paolo Asso, Manuale di primo soccorso per attori e aspiranti attori, Dino Audino, 2003, pag. 144, € 9.50). Il libro dovrebbe spiegare per così dire i trucchi per sopravvivere come attori: non i "trucchi del mestiere", ma le cose di supporto che permettono di esercitarsi e sopravvivere nel cinico mondo del teatro.
Sarà, ma io sono rimasto piuttosto deluso dalla lettura. È indubbio che ho un punto di partenza completamente diverso, arrivando dall'improvvisazione teatrale, e quindi faccio anche esercizi diversi; ma speravo di trovare qualcosa di diverso da una serie di storielle su come chi gestisce una compagnia non ne capisca assolutamente nulla, e quindi occorra fare da noi, e via discorrendo. Per correttezza, vengono in effetti proposti vari esercizi, ma bisogna cercarseli con il lanternino e tirarli fuori; fortuna che come dicevo non è che il testo sia così ampio. Ma per me il tono discorsivo e la parola "manuale" non vanno troppo d'accordo...
L'unica cosa che ho imparato è la differenza tra il metodo Stanislawski e quello brechtiano: meglio che nulla, ma comunque poco.

28.05.04

Una decina di giorni fa Anna mi fa "guarda, c'è questa famosissima violinista che suona al conservatorio! Andiamo?" Non che io l'abbia mai sentita nominare, ma come dirle di no? Così mercoledì sera eravamo in coda (corta) alla biglietteria per prenderci i nostri due biglietti. Anna era stata molto attenta a non dirmi che il mercoledi precente ci sarebbe stato un altro concerto della Mullova, incentrato però su Bach. A lei il Giovanni Seb. non piace.
I biglietti non sono esattamente economici: venticinque euro. E anche gli eventuali ridotti sono a 20 euro. Nulla da stupirsi pertanto che nella sala un dieci per cento buono dei milleseicento posti fosse vuoto, e soprattutto che l'età tipica dei melomani andasse dai sessanta in su, salvo qualche ragazzotto probabilmente studente al conservatorio stesso. Il programma vedeva la Mullova suonare con Il Giardino Armonico, nome che a differenza di quello della solista mi diceva qualcosa: il repertorio era sempre barocco, con un concerto grosso di Händel, un concerto di Sammartini e ben quattro di Vivaldi. La mancanza di un programma di sala e la mia memoria non più ferrea come un tempo ci ha fato prendere una bella tampa, quando ci chiedevamo chi fosse la Mullova. È vero che eravamo apollaiati in cima e si vedeva tutto piccolo, ma ci siamo rimasti male quando abbiamo scoperto che all'inizio semplicemente non c'era. Dire che ce lo potevamo aspettare, visto il solito balletto "gruppo entra, applauso; maestro entra, applauso; pezzo suonato, applauso; mestro esce, applauso; maestro rientra, applauso; solista entra, applauso".
La descrizione della Viktoria: braccia rubate alla palestra, come faceva notare Anna. Muscoli ben scolpiti, che non tolgono nulla alla sua abilità virtuosistica, ma non sono neppure un sottoprodotto delle ore di studio. Il direttore d'orchestra Giovanni Antonini è invece uno di quelli che ama apparire sempre: per il concerto di Sammartini ha tirato fuori un flauto - a me sembrava un piccolo: indubbiamente era diritto e non traverso - e si è messo a dirigere mentre suonava. Non che quelli del Giardino Armonico avessero bisogno di un direttore d'orchestra: uno dei concerti di Vivaldi, quello col liuto solista (menzione particolare a questo concerto RV.93 in re maggiore, davvero bello!), se lo sono gestiti autonomamente e senza alcuna sbavatura.
Vengo alle note di colore, che tanto sono le uniche che vi interessano. Tra i vari movimenti c'era sempre una serie di scatarrate che nemmeno in pieno inverno, si vede che non ci sono più le stagioni di una volta. L'unico momento in cui hanno applaudito fuori tempo è stato dopo il primo movimento del Grosso Mogul, il concerto in re maggiore RV.208 di Vivaldi; la prontezza degli zittii è confrontabile con quella delle strombazzate di clacson quando il semaforo scatta al verde. Invece Anna è rimasta esterrefatta di vedere parecchia gente alzarsi alla fine dello spettacolo, per non dire di quelli che si sono fiondati giù dopo il primo bis e si sono poi visti prendere qualche posto a caso per il secondo. A suo parere, non è corretto - ha usato termini più pesanti, a dire il vero - nei confronti di chi ha suonato ed è ancora lì sul palco andarsene via in quel modo, sembra che il concerto abbia fatto loro schifo. A me sa tanto che il pensiero di questi sia "abbiamo pagato, quindi facciamo quello che ci pare".

21.05.04
<em>Faber Amico fragile</em>   [y2004_recensioni]

Prima di recensire il disco, voglio lanciare una maledizione tripla a chi sta continuando dopo quindici anni a usare quelle custodie per CD - in questo caso anche doppi - con i dentini che si spaccano prima di acquistare il disco. Hanno creato almeno due modi diversi per fermare il disco: quello che usano per i DVD e uno più vecchio con dentini più larghi. E usateli, cribbio!
Dopo questo sfogo personale, passiamo al disco. Lo so, è uscito quattro anni fa. Ma io non sono un amante delle novità, e quindi me lo sono accattato fatto accattare [*] in questi giorni. Come per ogni tributo, uno dovrebbe partire dall'idea di vedere come i vari artisti hanno trattato il materiale a disposizione, sia come scelta (i New Trolls che fanno Signore io sono Irish e la PFM con Il Pescatore barano...) che come interpretazione. Ho notato che nei successivi ascolti certe mie impressioni sono cambiate: ho rivalutato Gino Paoli ed Eugenio Finardi, mentre la Berté mi ha rotto. In altri casi, sono stato costante: la Vanoni ha fatto Bocca di rosa in maniera banale, mentre Battiato è un grande.
Altre cose? Celentano che era riuscito a farsi fischiare scordando le parole di La guerra di Piero ha avuto il coraggio o l'incoscienza di lasciare quel pezzo prima della canzone rifatta in studio, parlandoci sopra e dicendo "hanno fatto bene a fischiarmi. Anche io avrei fatto lo stesso". Jannacci sarà anche coautore di Via del Campo, ma io non lo sopporto quando canta così "intimista". L'altro "gei", Jovanotti, invece mi ha stupito. Non ha stonato!
(ah, magari non ve ne importa nulla, ma il ricavato della vendita del disco verrà destinato dalla Fondazione De Andrè a progetti di utilità sociale)

[*] Come la mia gentil signora mi fa notare nei commenti, "accattato" non è un francesismo da "acheter", ma la risposta a una richiesta dei suoceri: "c'è qualcosa che ti piacerebbe avere per il tuo compleanno?"

09.05.04
<em>Il Grigio</em>   [y2004_recensioni]

Certe cose bisogna confessarle. Siamo usciti alla fine del primo atto.
Non è che Fausto Russo Alesi non sia bravo, anzi. Gli è che il testo stesso non regge secondo me. La fregatura è la lentezza della storia, e il non avere nessuno tipo di stacco - a differenza del teatro canzone, non ci sono brani musicali che intervallano il monologo. Dire che lo spettacolo risale al 1988, quindi non è nemmeno così vecchio... Vabbé, non si può avere tutto.

05.05.04

"Serata di delirio organizzato", dice la locandina. Sicuramente la biglietteria del Piccolo era in delirio disorganizzato: un quarto d'ora per riuscire a ritirare i miei biglietti (che non avevo potuto prendere la settimana scorsa perché erano già stati emessi, e probabilmente a questo punto conservati in un caveau fino a un'ora prima dello spettacolo). Almeno avevamo i posti in quinta fila, il che non è affatto male, anche un mezzo cecato come me non ha avuto problemi.
Non lasciatevi ingannare: lo spettacolo è tutto meno che improvvisato. Ho solo un dubbio: all'inizio, dopo l'introduzione di Paolo Rossi, quando è entrato il resto del cast si sono accese le luci e sono entrate una quarantina di persone, al che il comico ha detto "vabbé, facciamo un sunto dell'inizio... ma lo faccio in slavo, sennò non mi diverto" e parte appunto col grammelot slavo. Forse (forse) questo era improvvisato. Il resto no, è chiaro che il copione può modificarsi giorno per giorno ma la base è indubbiamente standard: anche le richieste di domande dal pubblico nell'intervallo sono finte (ho verificato di persona): e credo che gli articoli della Costituzione vengano sì estratti, ma da un insieme di sette-otto al massimo. Per la cronaca, ieri è uscito il 68, seguito dal 21 e dal 34: se qualcuno vuole confrontare...
Queste non sono critiche, ma semplici constatazioni. Io e Anna ci siamo scompisciati dalle risa per tutto il tempo, ben superiore alle due ore previste: il signor Rossi sarà piccino, ma ha un'energia da vendere, e una mimica eccezionale: Max Loizzi che gli fa da valletto è anche lui tosto, e non è facile fare da spalla a un mattatore: i musicisti oltre a suonare bene hanno il loro siparietto, così come il (pseudo?) vigile del fuoco. Vale davvero la pena di vederlo, anche se non si è di sinistra :-)

04.05.04
Quantum Leap: Mirror's Edge (libro)   [y2004_recensioni]

Non ho vergogna di ammetterlo. Mi piacevano i telefilm della serie Quantum Leap, dove Scott Bakula alias Samuel Beckett aveva avuto qualche problema con il suo acceleratore temporale e finiva al posto di una serie di persone, con lo scopo di migliorare in un modo non specificato a priori le proprie vite. Al tempo avevo anche comprato alcuni dei libri della serie omonima, generalmente tratti dalle sceneggiature dei telefilm come capita anche ad esempio con Star Trek.
Questo (C.Davis, C.Davis e E.D.Reese, Mirror's Edge, Boulevard 2000, 304 pag, ISBN 0425173518, 9.50$ almeno in teoria) è il diciottesimo e ultimo libro della serie, che tra l'altro non ha mai avuto una versione televisiva. Io me l'ero tenuto da parte per un po', e finalmente ho trovato il tempo di leggerlo. Il risultato purtroppo è stato molto inferiore alle aspettative.
Ovviamente parto dal principio che il lettore sappia cosa si trova, come in ogni libro seriale. Le prime pagine sono troppo lente, poi la storia inizia a crescere in maniera accattivante... e si blocca. La trama si avvita per rimettere insieme tutti i cocci dei vari racconti, crea sottotrame che si perdono nel nulla, e alla fine... boh. Confesso di non essere riuscito a capire il finale, e non penso sia solamente per la mia non completa conoscenza dell'inglese.
Insomma, se vi era piaciuto QL e lo trovate su una bancarella, male non fa. Ma non vale la pena di cercarlo.

28.04.04
Dopo mezzanotte (film)   [y2004_recensioni]

Sabato Anna mi ha gentilmente fatto notare che sarebbe stato simpatico che io andassi al cinema con lei e altri due amici nostri. Io ho doverosamente acconsentito, ma mi sono riservato il diritto di scegliere il film, e mi sono deciso per questo, dato che almeno potevo vedermi un po' Torino almeno in pellicola, anzi in digitale.
Il risultato è stato una piacevole sorpresa. Il film non è nulla di eccezionale, ma è comunque carino anche prescindendo dalle immagini torinesi. L'interpretazione di Giorgio Pasotti nella parte di Martino, custode della Mole Antonelliana, è ottima, fa delle facce semplicemente favolose; sugli altri si vede probabilmente una minor abitudine alla recitazione soprattutto negli accenti. L'Angelo (Fabio Troiano) sembra essere marchigiano/umbro, il che alla Falchera non è una cosa comune; Amanda (Francesca Inaudi) è un po' schizofrenica. Ha delle belle tette, però :-) La storia non la racconto per ovvie ragioni, ma è un po' sognante e un po' retrò, aiutata dalla voce di Silvio Orlando come narratore.
Due note negative: il riferimento al nostro presidente del consiglio alla fine, che non c'entra nulla col film - e non ditemi che è perché si parla della gioventù scapestrata di oggi; e il 63 non arriva alla Falchera, ma a Mirafiori Sud.
State invece attenti a quando nella colonna sonora (molto bella) appare per la seconda volta Ricominciamo...

22.04.04
<em>Storia degli ebrei</em>   [y2004_recensioni]

Altro libro scritto da un rabbino e che parla degli ebrei, come Celebrazione talmudica. Il libro (Chaim Potok, Storia degli ebrei, Garzanti 2003, 595 pagine, 25 €, ISBN 8811597420) è in un certo senso una storia del mondo vista dal punto di vista degli ebrei, e si può dividere in tre parti: quella corrispondente al periodo biblico, il tempo del talmud (fino diciamo al basso medioevo), e l'epoca moderna. La prima parte è semplicemente favolosa: da un lato Potok fa le pulci al testo storico biblico, dicendo ad esempio che l'estensore ha volutamente invertito l'offerta di Salomone di alcune città nel territorio ebreo a Tiro. Dall'altra vedi un amore per quel popolo prescelto e per il suo Dio che "è lì". Un bellissimo sguardo sulla storia mondiale. Nella seconda parte si sente una vena polemica, curiosamente minore verso gli arabi e maggiore verso il periodo ellenistico. Dire che da Alessandro Magno in poi l'unico prodotto valido ellenista sia Tolomeo mi pare esagerato. Anche qui interessante vedere la storia dell'inizio del cristianesimo, e soprattutto di Paolo di Tarso, vista "dall'altra parte". La terza parte è soprattutto un insieme di spot su varie figure ebree europee. Viene volontariamente lasciato da parte il '900, e non posso dargli torto.
In complessiva, un libro storico che si legge come un romanzo, e non è poco. Per i completisti, il titolo originale è "Wanderings. Chaim Potok's History of the Jews" e i traduttori sono Maria Luisa Sgargetta e Piero Stefani.

17.04.04
Le ferrovie (libro)   [y2004_recensioni]

L'autore non ha problemi ad ammettere di essere cresciuto in mezzo ai treni. Io posso solo dire che - come tantissimi bambini - venivo portato da piccolo a vedere passare i treni e che l'amore per i binari mi è rimasto. Questo libro (Stefano Maggi, Le ferrovie, Il Mulino 2003, 260 pagine, 12.50 € ISBN 8815093893) racconta la storia delle ferrovie in Italia, dai primi tratti preunitari allo sviluppo tra il 1870 e il 1940, con le successive scelte penalizzanti per sostenere la crescita delle strade. Il dopoguerra, e soprattutto gli ultimi quindici anni, sono forse un po' troppo tirati: peccato, perché attraverso la storia delle ferrovie Maggi fa vedere uno spaccato della vita italiana negli ultimi centocinquanta anni.
Mi sarebbe anche piaciuto che il libro contenesse più cartine, per vedere lo sviluppo - e l'inviluppo - della rete e quindi cosa ha comportato la scelta di eliminare i rami secchi; ma nel complesso la lettura è più che godibile.

09.04.04
Celebrazione talmudica (libro)   [y2004_recensioni]

Elie Wiesel è stato premio Nobel per la pace nel 1986. È anche stato deportato a Buchenwald durante la seconda guerra mondiale. Ma quello che è più importante in questo contesto è che Wiesel è un rabbino. Questo libro (Celebrazione talmudica - ritratti e leggende, Lulav, 504 pagine, ISBN 88-87848-30-0, 18.60 €, http://www.lulav.it/) non parla del Talmud, ma dei maestri in esso citati, che hanno tutti contribuito a formare il corpo di norme in esso contenuto. Soprattutto traspaiono due cose: l'amore di Wiesel per il Talmud inteso non tanto come libro ma come modo per avvicinarsi a Dio, e una comprensione migliore del motivo per cui gli ebrei sono noti per trovare sempre delle scappatoie a leggi e regolamenti. In realtà la Torah per loro è fissata, ma è compito dell'uomo riuscire a capire cosa YHWH voleva davvero dirci. Gli studiosi insomma non fanno semplicemente accademia, ma bensì la volontà divina.

01.04.04
Quando i numeri ingannano   [y2004_recensioni]

L'idea di base era ottima: riuscire a dimostrare anche a chi non ha studiato statistica che le probabilità assegnate ad alcuni eventi non sono affatto quelle che si pensa. Anche gli esempi sono scelti in maniera da interessare: vedere come al processo contro O.J.Simpson l'avvocato difensore è riuscito a girare le carte in tavola e convincere la giuria che la probabilità che il suo cliente fosse un assassino fosse molto più bassa della realtà; oppure calcolare come essere positivi a un test antiaids non significa poi molto se non si appartiene a un gruppo a rischio.
Però Quando i numeri ingannano (Gerd Gigerenzer, Cortina, 352 pagine, ISBN 88-7078-843-1, 25.50 €) è stato almeno per me una delusione. Non so se è perché i concetti io almeno in teoria li conosco, oppure perché il libro è troppo ripetitivo e io mi annoio in fretta. Ma garantisco che lo stesso materiale io l'avrei condensato in duecento pagine.

28.03.04
<em>Incontri con la sfinge</em>   [y2004_recensioni]

Dev'essere dura, sentirsi confondere con il proprio padre. Del resto, generazioni di cruciverbisti si sono scontrati con la pagina quarantuno della Settimana Enigmistica e il cruciverba di "P. Bartezzaghi". (Oggi la pagina quarantuno è feudo di A. Bartezzaghi, che sarebbe il figlio di Piero e il fratello di Stefano)
È un peccato, perché Stefano Bartezzaghi merita indubbiamente di essere conosciuto per quello che fa lui: oltre che tenere la rubrica di giochi attualmente su Repubblica (Lessico e Nuvole), ha scritto vari libri sull'argomento tra cui il recentissimo Incontri con la sfinge ("Nuove lezioni di enigmistica", Einaudi Saggi 2004, X-235 pagine, 18€, ISBN 88-06-16776-6), nato dalle Lezioni Magistrali che ha tenuto l'anno scorso all'Università di Bologna.
Il libro narra la storia di alcuni dei giochi di base dell'enigmistica, come l'anagramma, la sciarada, il rebus. Mi pare che questo tipo di approccio, rispetto a quello più didascalico del suo precedente Lezioni di enigmistica, permette al libro di essere pienamente godibile anche da chi non è un fanatico dei giochi con le parole: lo consiglio insomma come piacevole lettura. Certo che costasse qualche euro in meno...

Vecchi tempi (teatro)   [y2004_recensioni]

Harold Pinter, oltre che essere stato un marito di Marylin Monroe, è un famoso drammaturgo del '900. Il mio problema è che non riesco a capirlo.
Prendiamo questa Vecchi tempi che ci siamo visti ieri. Pièce del 1971, breve (un'ora e in quarto, atto unico in due scene), e con tre soli attori. Che attori, intendiamoci: Umberto Orsini, Greta Scacchi e Valentina Sperlì. L'interpretazione è indubbiamente stata di prim'ordine. Però io sarò gnugnu ma la storia mica l'ho capita... Sì, c'è questa coppia (Deeley e Kate) nella loro villa nella campagna inglese che riceve la visita di un'amica di lei (Anna), che non vedeva da vent'anni; seguono una serie di dialoghi tra i tre, con lui che scopre di avere conosciuto la donna in quel periodo, una gelosia neanche troppo latente tra Deeley e Anna che vogliono entrambi Kate, che alla fine si mostra non realmente interessata a nessuno. Ma saranno veri i ricordi che ognuno inserisce nella storia, o sono solo dei sogni di ciascuno? E cosa significano le scene filmate che appaiono sui pannelli ai lati, che a volte sembrano degli anni '50, altre volte sono gli stessi attori ma non ripresi al momento? Urge insomma una spiegazione più completa.
Ah, Greta Scacchi è stonata forte.

21.03.04
castello di Lardirago   [y2004_recensioni]

Essendochè oggi c'è la giornata del FAI, abbiamo deciso di andare a vedere uno dei monumenti aperti solo oggi, e per la precisione il castello di Lardirago, vicino a Pavia. Così oggi pomeriggio io, Anna e i suoi ci siamo messi in macchina e ci siamo lanciati per la bassa pavese.
Il navigatore ci ha sicuramente aiutato a non perderci, ma non ci aveva preavvisato dei nomi dei paesini nel percorso, assolutamente esilaranti: non parlo di Vidigulfo, che è un bellissimo nome longobardo, ma piuttosto delle località Grugnetto e Grugnettino... Io devo comunque tacere, visto che continuo a chiamare il paese "Langhirano" pensando evidentemente al prosciutto.
Arrivati al paese, non abbiamo ovviamente avuto problemi nello scoprire dove stava il castello, che svettava tranquillo e beato. C'è una diatriba irrisolta tra me e Anna: il castello sorge sopra l'unico cocuzzolo in un raggio di dieci chilometri. Forse sono cinque metri di altezza, volete mettere? E' chiaro che il castello è stato fatto là perché il cocuzzolo era là, ma io affermo che per caso lì c'era un po' di terra in più, mentre la mia gentil consorte ritiene che ce l'abbiano portata loro la terra: al limite c'era qualche campo neolitico e i medievali hanno semplicemente alzato un po' il cumulo che c'era. Se qualcuno tra i miei lettori ha la soluzione del quesito, me lo comunichi.
Abbiamo anche visto una coda di gente che non finiva più, anche se il tipo del FAI garantiva - ed effettivamente è stato così - che in mezz'ora saremmo riusciti ad entrare. Dopo questa simpatica attesa siamo così arrivati nella parte compresa tra i due edifici che formano il castello, dove ci siamo comprati due t-shirt marchiate FAI (10 euro cadauna) e finalmente siamo entrati nel castello vero e proprio, con le "aspiranti ciceroni", due ragazzine della locale scuola media, che ci hanno raccontato i risultati della loro ricerca. Ad essere sincero, ho preferito i disegni che hanno fatto, che purtroppo rimanevano un po' negletti, senza nessuno che li segnalasse.
La gentile signorina che ci ha fatto da guida era carina, ma aveva un piccolo problema di base: spiegava le cose come a un seminario di storia dell'arte. Tutti voi potete immaginare cosa sia una monofora multilobata, vero? Ecco. Magari ci si può arrivare, se si ha studiato: ma non mi pare esattamente questo lo scopo delle giornate FAI.
Ad ogni modo, il castello è molto bello, anche se prima che riusciranno a finire i lavori di ristrutturazione - tra l'altro strutturale, quindi anche necessari - ce ne vorrà di tempo. I vari rimaneggiamenti, con archi murati o tagliati per fare nuove finestre, danno un'aria favolosa al complesso. Anche il passaggio elicoidale interno, che non è una scala perché è stato studiato in modo da far salire le bestie da soma, è molto carino. Gli affreschi che sono rimasti, invece, non ci hanno detto molto: nulla di eccezionale, insomma.
Il più grosso peccato è che il castello non sarà comunque visitabile nemmeno quando restaurato. I proprietari, il collegio Ghislieri di Pavia, ne faranno infatti un "centro di eccellenza per tenere master", o almeno è quello che ci hanno detto.

12.03.04
Cristianesimo - essenza e storia   [y2004_recensioni]

Alcune decine di anni or sono, il nome del teologo tedesco Hans Küng era diventato noto anche all'italico pubblico, per via di una serie di polemiche contro il papato. Adesso che ha una certa età e ormai di ricerca teologica non ne riesce a fare più (la definizione non è mia, ma di un professore della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale) ha pensato di scrivere una trilogia sulle grandi religioni monoteiste. Ho iniziato col leggere il secondo volume (Cristianesimo, Rizzoli 1999, pag. 939, ISBN 8817118664, €11.50), dedicato al cristianesimo.
C'è tanta roba, anche se bisogna togliere 150 pagine di note, per la maggior parte bibliografiche. Küng vuole mostrare come si possano vedere vari paradigmi della cristianità, che lui intende come modi diversi di vedere la stessa cosa, anche se ormai si sono sclerotizzati: si parte dalla visione giudaico-apocalittica ormai scomparsa, passando per l'ortodossia, il cattolicesimo, l'evangelismo, e arrivando a quello che chiama "il paradigma della modernità", con le religioni spiazzate da scienza e tecnica. Nel fare questo, dà mazzolate a tutti, a partire ovviamente da papa Wojty?a con cui deve avere proprio il dente avvelenato. Gli resta comunque la speranza di riuscire a rimettere insieme tutti questi paradigmi in una nuova visione sfaccettata, che non significa sincretismo.
Ho trovato molto interessanti le parti di storia della religione, soprattutto per la spiegazione delle separazioni cattolico-ortodossa ed evangelico-cattolica che sono molto più complesse di quanto uno avesse capito a scuola, ammesso che fosse stato attento a lezione. La parte moderna è stata tirata un po' in fretta, invece. Poi non si può dire che il libro sia costoso, anche se non è esattamente una lettura di svago: insomma si può pensare di guardarselo se non si ha fretta.

07.03.04
<em>Giorni Felici</em>   [y2004_recensioni]

Oggi siamo andati a vedere l'ultima rappresentazione al Piccolo - quello vero, in via Rovello - dell'opera di Samuel Beckett, nella rappresentazione di Giulia Lazzarini. A quanto ho letto, Happy Days dovrebbe essere l'opera più allegra del nostro simpatico dublinese. All'anima. L'opera mi è stata relativamente incomprensibile, il che non è poi così strano considerando come funziona il teatro contemporaneo: il testo serve a te a pensare, non ti viene certo detto tutto.
La scena è minimale a dir poco, in una specie di deserto con Winnie all'inizio immersa fino alla vita e poi nel secondo tempo con solo la testa fuori, e il suo marito Willie che ogni tanto sbuca in parte da una buca, oltre a leggere gli annunci economici. Eppure Winnie è sempre felice, non importa che la sua vita si riduca sempre più: qualunque cosa la rende gioiosa.
Il mio problema, lo ammetto, è stato reggere soprattutto il primo tempo. Un monologo così lungo non è mica semplice, nonostante la bravura della Lazzarini. In effetti tra il primo e il secondo atto il tipo davanti a me se l'è telata.
Nota sulla sala: fa un caldo boia, e almeno noi all'ultima fila (che però ha abbastanza spazio per le gambe...) sentivamo passare la metropolitana.

19.02.04
<em>Come Together</em>   [y2004_recensioni]

Termino la mia trilogia di cover beatlesiane con questo disco (AA.VV., Hot Lips Records 8-23087-10052-0, 2002, 16.98$), che ha come sottotitolo "An A Cappella Tribute to The Beatles". I suoi quattordici brani sono stati scelti per avere un esempio da ciascuno degli album degli Scarafaggi; alcuni di essi sono stati commissionati per questa raccolta. Per chi non è avvezzo al gergo musicale, "a cappella" significa "solo con le voci", niente strumenti. I Beatles, che amavano fare armonie a più voci, sono generalmente un ottimo banco di prova.
Che dire? il mio giudizio è leggermente calato al decimo ascolto, anche se indubbiamente l'album merita di spenderci i soldi. A parte i bari come i five o' clock shadow che hanno aggiunto suoni elettronici a Tomorrow never knows, è piacevole vedere come si può cantare senza strumenti in modi completamente diversi, che possono essere più o meno gustosi ma sempre interessanti. Mi è dispiaciuta la versione di All I've got to do dei Toxic Audio, che avrei visto più tendente al soul; meritevole Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band; dai Bobs non mi aspettavo nulla di meno che la loro Strawberry Fields Forever; Let it be è ovviamente gospel, mentre Come Together ha quella punta gotica che fa pensare a John Lennon che sibilava "shoot me". Ma la cover di gran lunga migliore è All you need is love cantata dagli House Jacks. Oserei quasi dire che è meglio dell'originale...
Il libretto è smilzo, ma piuttosto informativo, e soprattutto pieno di puntatori ai siti dei gruppi.

17.02.04
Problem-Solving Strategies (libro)   [y2004_recensioni]

Il titolo è un po' fuorviante. Forse è meglio dire subito la collana: "Problem Books in Mathematics". Il libro (Arthur Engel, pp. 403, Springer 1998, ISBN 0-387-98219-1, 54.95$) è soprattutto un'enorme raccolta di problemi di quelli che danno alle gare di matematica, divisi in sezioni. Alcuni di questi problemi hanno una specie di spiegazione, che permette di capire il punto di vista da seguire: ad esempio, cercare di trovare un invariante che permetta di dare velocemente la soluzione a un problema. Pensiamo ad esempio di togliere due caselle agli angoli opposti di una scacchiera e chiederci se possiamo coprire la parte rimasta con trentuno rettangoli 1x2. L'invarianza è data dalla parità, ogni rettangolo copre lo stesso numero di caselle bianche e nere, ma la scacchiera mutilata ha 32 e 30 caselle.
Non preoccupatevi: tutti i problemi - e sono 1300! hanno, se non proprio una soluzione, gli aiutini che portano alla soluzione stessa. Se vi piace la matematica, è il vostro libro; altrimenti forse è meglio cercare qualcos'altro.

12.02.04

Il libro (Massimo Mongai; 299 pagine; Robin 2003; ISBN 8873710212; 15 €) è il secondo nella serie delle avventure del cuoco Rudy "Basilico" Turturro a spasso per la galassia. Non ho letto il primo, che pure è stato Premio Urania 1997: le mie letture fantascientifiche sono un po' erratiche.
Dico subito che questo libro non mi è affatto piaciuto. Buona l'idea di vedere tutto dal punto di vista di uno che ami la cucina, e interessanti i flashback con estratti di altri libri del Turturro. Ma avere i nomi di pianeti e razze da dover leggere in stile "eenglehseh" per ritrovarsi con termini romaneschi come "L'Antica Piccola Magione Al Di Là Del Fiume" vale a dire "Kuhsaettuhdaetruhstaevaerae" può essere divertente all'inizio, ma alla lunga scoccia: e gli intermezzi di sesso mi sembrano nello stile dei libri porno-sf degli anni '70, della serie cioè "fàmolo strano, che tanto basta aggiungere qualche particolare non terrestre e la gente sbava".
Insomma, non penso leggerò altro del nostro.

10.02.04
Beatles go Baroque   [y2004_recensioni]

Continuo la recensione della mia trilogia di tributi beatlesiani recentemente acquistati con questo disco (Naxos 8.555010) che traduce una ventina di canzoni dei Beatles in una serie di quattro Concerti Grossi: uno nello stile di Haendel, uno vivaldiano, il terzo bachiano e il quarto senza precisa indicazione. Il tutto diretto da Peter Breiner: la registrazione è del 1992.
Devo dire che sono restato deluso. I brani sono tradotti correttamente in uno stile barocco: ovviamente la stragrande maggioranza è di Paul, che è sempre stato più per così dire orchestrale, ma questo non sarebbe la fine del mondo. Il guaio è che non sento per nulla calore dietro queste trascrizioni: mi sembrano più che altro un simpatico esercizio di stile per fare vedere la bravura. Bravura di Breiner, naturalmente. Se almeno avesse tentato di allontanarsi un po' dagli originali, avrebbe potuto ottenere qualcosa di diverso da questo effetto Muzak, o se preferite "musica da ascensore".
Almeno non costava molto :-)

09.02.04

Qualcuno degli affezionati lettori di queste notiziole è riuscito ad entrare (mi hanno detto che sono state rimandate indietro un centinaio di persone, tra cui il mio collega Adolfo). Per gli altri, che dire? Il match non è stato il massimo, soprattutto l'inizio era lento. Ci siamo scaldati un po' man mano, devo dire che la sceneggiata napoletana è stata la migliore che abbia mai visto, con pezzi cantati, una storia che andava avanti e non troppa gente in campo. Io ero in panchina, non è il mio forte.
Per chi vuole sapere di me: ho perso il sorteggio e così sono stato il capitano della squadra di Milano. Non è andata così male come temevo l'altro giorno: almeno nei battibecchi con l'arbitro sono stato abbastanza pronto, il che - come ha commentato Anna - può avere significato un paio di punti in più per la mia squadra, visto che il pubblico tende a favorire le battute alla costruzione delle storie. Per il resto, la mia critica preferita dice che sono stato legnoso in campo - l'avreste mai creduto? - e che aveva preferito il match della settimana precedente tra Milano e Chianciano. La mia interpretazione migliore deve essere stata quella dello zio Furio, che doveva essere un boss siciliano. Visto che dall'altra parte avevo il Puleo che è un logorroico e un battutaro, ho deciso di stare fondamentalmente zitto, e lavorare di sguardi, oltre che sovrastare con la mia altezza. Nella ninnananna cantata non ho fatto a tempo a mettermi d'accordo col Busti, il solista della nostra squadra, e quindi i duetti sono venuti male, tranne una frase che siamo riusciti a cantare all'unisono con le stesse parole senza averla preparata. Le didascalie della categoria "cinema muto" sono state quasi sufficienti, la fucilata con rumore finale debole, e non per nulla avevo deciso di partire per primo.
La mia scena migliore è stata però ai saluti finali, quando ho fatto finta di inciampare. Non solo Anna alla fine, ma la mia compagna di squadra mi ha chiesto se mi ero fatto male...

06.02.04

Ho già detto della visita mia e di Anna alla mostra su Baj che si è tenuta a Varese nei mesi scorsi. Per completezza, parlo anche della mostra che si terrà fino a domenica 15 presso lo spazio Oberdan a Milano, ingresso 6.20 €.
Devo dire che ci è piaciuta molto di più la mostra varesina, per tutta una serie di cose. Innanzitutto era molto più completa, non solamente per il numero di opere esposte ma anche per la mancanza delle incisioni e disegni, che formano una parte importante della produzione del nostro. Ho avuto dei dubbi anche su chi ha preparato l'allestimento, ed è riuscito a mettere i totem - che anche nel loro titolo affermano di essere bifronti - contro le pareti. In compenso c'era qualche quadro del periodo kitsch, quando prendeva le croste per turisti - o addirittura se ne faceva commissionare una - per riempirla con le sue figure. "Gli alieni insidiano le nostre donne" è favoloso. Peccato che a fine anni '50 non penso ci fosse già Teomondo Scrofalo.
Se volete saperne di più (su Baj, non su Teomondo!) leggete la recensione patafisica di zop!

05.02.04
The Beatles Gregorian Songbook   [y2004_recensioni]

Il mese scorso ho deciso che il dollaro era sufficientemente deprezzato, e così mi sono messo a comprare un po' di roba da Amazon. Tre libri di problemi matematici e tre tributi ai Beatles: pensieri pochi ma fissi.
Questo disco (XXI-CD 2 1421, vedi la casa editrice) a un primo ascolto sembra semplicemente un disco di musica gregoriana, quella che per i primi due minuti sembra tanto carina e poi fa venir voglia di sbattere la testa contro al muro. Oh, melomani, non prendetevela con me. Io ho cantato musica gregoriana. Se ci si mette ad ascoltare più attentamente, però, si scopre che la melodia non è sconosciuta: sono appunto brani dei Beatles. Pardon: di tre monaci medievali, Father John, Father Paul e Brother George.
Beh, si può capire come certe canzoni, tipo Tomorrow never knows o Because, si prestino a quest'opera. Ma che ne pensate di Strawberry Fields Forever oppure All you need is love? Funzionano, fidatevi.
Un plauso a Martin Dagenais che dirige il coro Schola Musica e a Michel Laverdière che ha progettato in tutto dal Canada.
Aggiornamento: Per chi è interessato al punto di vista musicale, ho notato che la melodia è generalmente lasciata intatta negli intervalli, anche se ogni tanto vengono aggiunti dei melismi, ma gregorianizzata nella durata delle note che rimane molto più fluida. La parte che ho trovato più divertente è stata il frammento "hang about" all'interno di Strawberry Fields, che ha perso la modulazione perché ovviamente non era concessa nel rigido sistema musicale gregoriano!

23.01.04
Il grande libro di Carosello (libro)   [y2004_recensioni]

Avete almeno quarant'anni? Non si sa come possiate fare a meno di questo libro (Marco Giusti, Sperling & Kupfer, 1995, 628 pagine, ISBN 8820020807, 28.41€). Sono semplicemente raccolte tutte le serie di Carosello apparse dal 1957 al 1977, quando il programma terminò e la pubblicità non fu più la stessa cosa.
La formula del programma, dove la pubblicità doveva essere relegata negli ultimi secondi (il "codino") e prima ci doveva essere una scenetta completamente staccata, ha portato a un'arte magari povera, ma sicuramente interessante, con i migliori registi, sceneggiatori e attori che si lanciavano nell'avventura - anche perché di soldi ne arrivavano. Poi magari venivano lesinati nelle scenografie, ma anche questa è l'Italia degli anni '60: messa su in fretta, per somigliare al resto del mondo, ma in realtà in cartapesta.
Per ogni serie c'è l'elenco di chi ci ha lavorato, un commento, e una minirecensione. Inoltre un po' di tavole con fotografie e disegni dell'epoca, e una serie di riquadri dove i protagonisti di allora ricordano i bei tempi. Completa l'elenco un doppio indice di prodotti e personaggi per ritrovare i propri ricordi.
Un'opera fondamentale, insomma.

21.01.04
<em>Let it bOOm</em>   [y2004_recensioni]

Oggi parlo di un disco, anzi di un progetto musicale, liberamente scaricabile dal sito di musicbOOm. Let it bOOm è un omaggio ai Beatles da parte di vari gruppi musicisti indipendenti italiani.
I puristi lo aborriranno, i completisti saranno già andati a scaricarlo, quindi non parlo per loro. Per gli altri, vorrei segnalare alcune versioni che ho trovato interessanti. And your bird can singha quasi un suono country, con i cori a cappella; She loves you è in una versione che non c'entra praticamente nulla con l'originale; Eleanor Rigby viene suonata davvero sporca; Ob-la-di ob-la-da parte come fosse Let it be, e vira in un delirio assurdo inframmezzato dallo stacchetto del Ballo di Simone; Happiness is a Warm Gun ha echi dal Rocky Horror Picture Show.
Ma se non si contamina un po', che gusto c'è?

17.01.04
Alex & Emma (film)   [y2004_recensioni]

Due film in una settimana sono un record per me. Riuscire ad andare alla prima non mi doveva essere mai capitato. Ieri sono invece stato trascinato a vedere il film di cui sopra. Avviso subito: nulla di inaspettato, nel perfetto stile Hollywood. Insomma, si sa fin dall'inizio dove va a finire e anche più o meno come va avanti: la storia fila più o meno sui binari, ed è perfetta per rilassarsi un po'. Però mi sarebbe piaciuto fosse terminato cinque minuti prima, tanto per cambiare...
Vorrei segnalare la recitazione di Kate Hudson. Almeno, a me è piaciuta.

Alla ricerca di Nemo (film)   [y2004_recensioni]

Ecco un esempio di cosa sono i film di animazione oggi: qualcosa che nella migliore delle ipotesi possono essere adatti ai bambini, ma non sono sicuramente fatti per loro. A me la cosa va benissimo, a dire il vero, ma questo non vuol dire molto. Sabato scorso, in un Plinius con uno strato uniforme di popcorn sparso per terra, ci siamo visti il film e siamo rimasti doverosamente stupiti da come ormai la grafica al calcolatore sia diventata favolosa. Il film naturalmente ha una struttura di base prevedibile, ma ci sono delle scene simpatiche: gli Squali Anonimi per me sono stati il massimo...

11.01.04
L'anomalo bicefalo (teatro)   [y2004_recensioni]

Lo confesso. Non ero mai andato a vedere Dario Fo. Ho sfruttato così al volo l'occasione, e oggi mi sono ammassato con un migliaio di altre persone per vedere l'ultima replica dello spettacolo del Nobel e di Franca Rame.
Ho finalmente capito perché nell'elenco degli spettacoli si diceva che lo spettacolo durava due ore, ma la recensione parlava di tre ore di affabulazione. Fo non è capace di seguire un copione. Parte per la tangente, poi per la tangente della tangente, e non si riesce più a fermare, per la disperazione di sua moglie che viene praticamente annullata dallo strapotere del nostro. Il fatto è che Fo è davvero bravissimo: la Rame ha sbagliato una battuta, uscendo con una parola inesistente ("spuzzolentare"... ora me la sono ricordata), e subito lui ci ha ricamato su per dieci minuti, con esempi di uso da Dante, Petrarca, Molière, Shakespeare (questi in grammelot, ça va sans dire) e la povera Franca che voleva strozzarlo.
Ma quello che mi ha stupito di più è stata la sua energia. Alla fine dello spettacolo, Franca Rame era esausta, probabilmente non sta nemmeno troppo bene. Lui era ancora pieno di energia, ha raccontato della iniziativa che stanno portando avanti (Il Nobel per i disabili)
Ah, il 23 gennaio su Atlantide TV ci dovrebbe essere lo spettacolo.

04.01.04
Jacques il fatalista (teatro)   [y2004_recensioni]

Alla fine a vedere Paolo Poli ci siamo andati ieri sera, con altri due amici.
Jacques il fatalista è un romanzo di Diderot, da cui Paolo Poli si è tratto questo pezzo teatrale, ovviamente cucito su di lui. La rappresentazione è stata molto bella, anche se devo dire che personalmente penso che Poli se la tiri un po' troppo: sa che è bravissimo, ma lo vuole rimarcare tutti i momenti. La compagnia (tutta maschile, di ballerini cantanti) è però affiatata, il che tra l'altro è necessario perché la scenografia è statica e modifica solamente il fondale, ma i costumi sono tantissimi, e vengono cambiati magari in un paio di minuti. Un lavoraccio niente male. Non avendo letto il testo, non so quanto siano state le modifiche: direi però che lo stile di Diderot sembra essersi conservato, pur giocandoci sopra come quando il padrone di Jacques dice "eh, questo finale potrei inviarlo al signor Goldoni per la sua opera".
Il bis è consistito in un'"Ode al Pitale" recitata da Poli, e una esilarante Cavalcata delle Valchirie che ha fatto sbellicare dalle risa la sala. Il teatro era mezzo vuoto tra l'altro: credo che molti milanesi siano ancora fuori città. La rappresentazione rimane in cartellone fino al 25 gennaio, poi penso girerà l'Italia.
A proposito del teatro, si vede che è vecchiotto. È notizia di questi giorni che la compagnia di stanza al Carcano, con a capo Giulio Bosetti, ha comprato il teatro, con un esborso non indifferente; speriamo che arrida loro il successo!

03.01.04
Pictura ut poesis (mostra)   [y2004_recensioni]

La mostra, ospitata a Varese al castello di Masnago, era nata come una retrospettiva di Enrico Baj curata dallo stesso artista, che tra l'altro aveva preparato anche le didascalie alle varie sezioni oltre che decidere che sarebbe iniziata il giorno del suo settantanovesimo compleanno. Purtroppo è morto senza poterci assistere: si può però capire che questo è il suo testamento artistico.
La mostra (ingresso 4 euro; dura fino al 15 gennaio ma forse verrà prolungata al 29 febbraio) è davvero interessante, sia per la quantità di opere esposte che per la loro varietà. Tutti i periodi creativi del pittore sono rappresentati, con opere che almeno io trovo molto belle e piacevoli, anche se mostrano come lui fosse abbastanza fuori di testa.
Noticina: forse ci sono più opere in francese che in italiano che hanno avuto illustrazioni di Baj. Un altro artista misconosciuto in patria.

02.01.04
Africa   [y2004_recensioni]

La mostra, che si terrà fino al 15 febbraio alla GAM di Torino (ingresso 7 euro e mezzo) è davvero stupenda. Divisa in quattro sezioni - che tra l'altro hanno fatto temporaneamente sloggiare la parte dedicata al ventesimo secolo: a mio parere, un vantaggio in più della mostra! - si possono vedere in gran quantità delle opere antiche e moderne di artisti generalmente del centr'Africa. È impressionante vedere la varietà degli stili, che vanno da un verismo che per i soloni europei del 1800 doveva essere per forza copia dei classici greci, a una raffigurazione astratta che è tutto tranne che primitiva. Come sempre io avrei apprezzato qualche spiegazione in più: la localizzazione delle opere era chiara e in alcuni casi veniva spiegata la ragione di certe forme, ma perché zone relativamente vicine hanno sviluppato delle forme di arte così diverse?
Meno interessante a mio parere la sezione sugli avori afroportoghesi: cucchiai e saliere intagliati sicuramente con incredibile bravura, ma che non è che dicessero molto.
Assai meglio l'ultima parte, contenente sia opere moderne di autori africani che opere di europei che si sono ispirati all'arte africana: artisti come Modigliani, Picasso, Matisse giusto per fare qualche nome.
Non abbiamo verificato se con il biglietto si può anche andare a vedere la collezione dell'800: in caso affermativo potrebbe essere interessante andarci a dare un'occhiata, se non ricordo male quanto vidi l'ultima volta che ci andai.

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