25.01.12

Ieri sono state depositate le motivazioni della Consulta per la decisione di non ammettere i due referendum contro l'attuale legge elettorale. Siamo in Italia, e così a quest'ora la notizia non è già più nella homepage del Corriere, e galleggia a stento in quella di Repubblica. Si sa, la notizia era "referendum sì, referendum no": il perché è pleonastico.

Come promesso, invece, due parole su queste motivazioni io le scrivo. Purtroppo non posso darvi il link alla sentenza 13/2012 se non dicendovi di cliccare qui e mettere 2012 nell'anno e 13 nel numero, perché il sito della Corte Costituzionale si aggiudica di gran lunga il titolo di meno internet friendly di tutta Italia: per dire, anche con la ricerca interna l'URL che ottengo è http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do che ovviamente non dice molto. Vabbè: vediamo.

- La Suprema corte inizia a dire "noi in questa sede non possiamo decidere se la legge attuale è costituzionale o no", e su questo siamo tutti d'accordo, almeno spero.
- Le due proposte, anche se non lo dicono esplicitamente, tendono entrambe ad abrogare del tutto la legge attuale, la prima direttamente la seconda togliendole il toglibile: e anche qua siamo d'accordo. D'altronde non si vede dove dovrebbe essere scritto esplicitamente, no?
- Occorre che «risulti una coerente normativa residua, immediatamente applicabile, in guisa da garantire, pur nell’eventualità di inerzia legislativa, la costante operatività dell’organo», e quello lo si spera bene (anche se paradossalmente vengono citate a supporto due sentenze di ammissibilità di referendum, quelli a cui poi non ha votato nessuno)
- Ora però iniziano i miei dubbi. Per il primo referendum, il punto 5.2 afferma che «La tesi della reviviscenza di disposizioni a séguito di abrogazione referendaria non può essere accolta, perché si fonda su una visione "stratificata" dell’ordine giuridico, in cui le norme di ciascuno strato, pur quando abrogate, sarebbero da considerarsi quiescenti e sempre pronte a ridiventare vigenti.». A me (e a molti costituzionalisti che sicuramente ne sanno più di me) la cosa continua a parere strana: sarebbe forse concepibile nel caso di referendum per abrogare una legge che affermi nel suo ultimo articolo "ogni disposizione di legge in contrasto con il testo di questa legge è implicitamente abrogata", ma in questo caso il Porcellum modificava solo parti del Mattarellum. Insomma, io non vedo quali potrebbero essere le «conseguenze imprevedibili per lo stesso legislatore, rappresentativo o referendario, e per le autorità chiamate a interpretare e applicare tali norme, con ricadute negative in termini di certezza del diritto». Né il riferimento alla sentenza 28/2011 parrebbe lecito: lì infatti si scrive che il decreto legislativo oggetto della richiesta di referendum «ha espressamente abrogato alcune preesistenti norme concernenti la disciplina in esame» . Nella legge Calderoli c'è un unico comma abrogato, il sesto dell'articolo 58 del D.Pr. 361/1957, che però non c'era già....
- Diciamo insomma che il punto 5.4, «La volontà di far "rivivere" norme precedentemente abrogate, d’altra parte, non può essere attribuita, nemmeno in via presuntiva, al referendum, che ha carattere esclusivamente abrogativo, quale "atto libero e sovrano di legiferazione popolare negativa" (sentenza n. 29 del 1987), e non può "direttamente costruire" una (nuova o vecchia) normativa (sentenze nn. 34 e 33 del 2000)», mi sembra molto tirata per i capelli.
- Paradossalmente, rispetto almeno alla mia idea di due settimane fa, sono pienamente d'accordo con il motivo del rifiuto del secondo referendum. In pratica, cancellando solo i 71 « alinea– cioè le frasi iniziali di ognuno dei commi oggetto della richiesta, che dispongono l’abrogazione o la sostituzione delle norme elettorali prima in vigore», si rischiava di avere delle doppie norme soggette poi a interpretazione. Insomma, non era un triciclo con le ruote sghembe ma un triciclo con due insiemi di ruote che si muovevano in direzioni diverse.

Commento finale? Continuo a pensare che la decisione sia stata molto politica, ma tanto non ci si può fare nulla.

03.01.12

Dopo la morte di don Luigi Verzé sono ritornate prepotenti le voci sulla passata sospensione a divinis del fondatore del San Raffaele (che comunque aveva nemici anche tra i cattolici intransigenti, si legga ad esempio qui). C'è stata? non c'è stata? c'è stata ma poi è stata tolta? Essendo io bloccato a casa in quanto malato e spinto da questo thread su FriendFeed, ho pensato di vedere cosa potevo fare come .mau.croft cercando accuratamente in rete e valutando quanto trovato. Ecco qua i miei risultati.

Innanzitutto sono partito da Wikipedia. Non che io creda che dica la verità, ma spero sempre che siano state citate le fonti (uno dei punti fondamentali dell'enciclopedia libera) per valutarle. Attenzione: metto i link alla versione delle voci che ho consultato, in futuro le cose potrebbero cambiare. La voce su Verzé afferma che Verzé fu «"interdetto" dalla Curia milanese il 26 agosto 1964 con "la proibizione di esercitare il Sacro ministero"» (da un libro del 1994 della Kaos edizioni) ed è stato «sospeso a divinis dalla Curia milanese nel 1973» (da un'interrogazione parlamentare di Pannella e altri tre deputati radicali del 1978). Cominciamo dal secondo punto. Nonostante quello che credevo, la sospensione a divinis (cioè il divieto di officiare i sacramenti) può anche essere comminata dal vescovo e non solo dal papa, almeno leggendo il codice di diritto canonico (ho anche chiesto per sicurezza a un monsignore mio amico), anche se la cosa non è usuale. Però, anche se Pannella è pronipote di un omonimo importante prete cattolico dell'Ottocento - vi siete mai chiesti perché non vuole essere chiamato Giacinto? - non credo sia una fonte così valida per accertarsi della sospensione. La voce Sospensione a divinis parla di don Verzé citando nuovamente il succitato libro e ponendo la presunta sospensione nel 1974 (non fate caso alla didascalia "senza fonte": ce l'ho aggiunta io :-) ). Già un anno di differenza non è malaccio su queste fonti, vero?

Sono poi passato all'Archivio Storico della Stampa, per cercare "vecchie" notizie su don Verzé. Nell'edizione del 15 dicembre 1973 a pagina 11 c'è un articoletto che parla di uno scandalo sulla costruzione del San Raffaele (toh...), e si legge «don Luigi Maria Verzé, 53 anni, d'origine veronese, che nella diocesi di Milano non può, per superiore decisione ecclesiastica, esercitare il suo ministero.» Questo ricorda abbastanza il primo punto di cui sopra, vero? Il mistero inizia forse a chiarirsi. Un prete opera (tecnicamente si dice "è incardinato") in una diocesi. Se cambia diocesi deve chiedere il permesso al vescovo locale, e a quanto pare questo permesso non gli è stato dato oppure gli è stato poi tolto: cosa ben diversa dalla sospensione a divinis, che vale su tutto l'orbe terracqueo. Per curiosità, nella cache di Google del sito della diocesi di Verona (vedi immagine qua) c'era effettivamente una pagina dedicata a don Verzé, il che fa immaginare che continuava a essere incardinato nella sua diocesi originaria.

Nonostante Google dal mio PC sia insolitamente tarpato, tanto che ho dovuto usare il telefonino per scoprirlo, sono poi riuscito a trovare gli Acta Apostolicae Sedis di gennaio 2006, nelle quali a pagina 78 si annuncia che il sac. Luigi Verzé (Verona) è stato nominato "Cappellano di Sua Santita". Non essendoci altri Verzé nella diocesi veronese, direi che è proprio il nostro Luigi Maria: quindi nel 2006 la sospensione sicuramente non c'era. Possiamo discutere se c'era stata in passato: ma allora probabilmente si sarebbe trovato un qualche sito che commentava la notizia al tempo, no? Non che tutto questo cambi una virgola sul giudizio da dare all'imprenditore-prete, però potrebbe cambiarlo sul giudizio da dare a tutti questi copioni in rete che prendono una non-notizia e la diffondono così tanto da farla diventare vera...

16.09.11
Professoroni autorevoli   [sfrucugliate]

Occhei. Michele Ainis è professore ordinario di Diritto pubblico, e io non ho mai seguito nemmeno un corso CEPU di diritto. Però c'è qualcosa che non mi torna affatto nel suo articolo sul Corriere di oggi (leggetelo nella rassegna stampa della Camera) volto ad affossare i referendum contro l'attuale legge elettorale.

Se Ainis avesse dato un giudizio politico, vale a dire "secondo me il Mattarellum è ancora peggio del Porcellum", non ci sarebbe stato nulla di male. Ma credo che Ainis non avesse nessuna voglia di esporsi così, e quindi sfrutta la sua autorità e tira fuori il seguente ragionamento: "se si abolisse la Costituzione non si tornerebbe mica allo Statuto Albertino" aggiungendo per soprammercato che "la Consulta con la sentenza n. 29 del 1987 ha escluso l'ammissibilità di referendum totalmente abrogativi d'una legge elettorale, per non esporre gli organi elettivi a una paralisi". Quante cose che sa il professor Ainis!

Bene, ho sprecato la mia pausa pranzo per andare a cercare la sentenza in questione. La proposta di referendum cassata dalla Suprema Corte aveva come testo «Volete voi l'abrogazione degli artt. 25, 26 e 27 della legge 24 marzo 1958, n. 195, recante: Norme sul funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura così come risultanti dalle successive modificazioni e integrazioni della legge stessa?». Andiamo allora a vedere il testo della legge in questione: scopriamo che i tre articoli indicano le modalità di elezione del CSM, e quindi effettivamente abrogare quegli articoli lasciava un vuoto - avremmo avuto un organo i cui membri non potevano essere eletti in alcun modo.

Passiamo ora alla proposta del referendum abrogativo parisiano. Non è stato facile trovare il testo, anche se sapevo qual era: «Volete voi che sia abrogata la legge 21 dicembre 2005, n. 270, Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, come modificata dal decreto-legge 8 marzo 2006, n. 75, convertito in legge 21 marzo 2006, n. 121?». Direi che perlomeno la chiarezza è certa. Di nuovo, andiamo a vedere il testo del Porcellum. Sorpresa! I vari articoli sono tutti della forma «L'articolo xx del testo unico delle leggi [...] e' sostituito dal seguente:», oppure «All'articolo xx, comma yy, del decreto del Presidente della Repubblica [...], le parole: "[...]" sono sostituite dalle seguenti: "[...]"». Quindi, se il quesito fosse sottoposto a referendum, si arrivasse al quorum e vincessero i SÌ, il risultato pratico sarebbe quello di togliere le cose aggiunte, aggiungere le cose tolte, e reintegrare quelle sostituite. Nessun vuoto legislativo, è l'equivalente di dire "rimettiamo le cose com'erano prima" che in effetti è proprio la volontà dei referendari. Ribadisco: si può essere d'accordo o no con il risultato, ma non vedo come si possa dire che sia manifestatamente incostituzionale come Ainis vuol far credere: il tutto anche senza ricorrere a un altro argomento ad auctoritatem come la firma di Valerio Onida che della Corte Costituzionale è stato presidente.

Poi sappiamo tutti che il diritto non è la matematica e può succedere di tutto: lo sanno anche i promotori del referendum, che così hanno aggiunto un secondo quesito dove si tagliuzza la legge attuale per riportarla per quanto possibile alla situazione quo ante. Nell'improbabile caso che la Consulta bocci il quesito chiaro e immediato, avranno pensato, teniamoci da parte la domanda di riserva. E che fa il buon Ainis, che ovviamente non può più riprendere il suo argomento originale visto che il vuoto legislativo non ci sarebbe per definizione? Semplice, gira di nuovo le carte in tavola e retoricamente afferma «Ma non c'è differenza se t'uccido tagliandoti la gola o invece facendoti a pezzettini». La stessa logica porterebbe a dire "ma se non c'è differenza, perché allora una condanna a morte non potrebbe essere fatta tagliando la gola?" Ma è chiaro che anche sul maggior quotidiano nazionale non è possibile pretendere ragionamenti logici completi ma che richiedono una mezz'oretta di lavoro per prepararli e una decina di minuti per leggerli, e sicuramente un poveretto come me non è capace a scrivere bene come un luminare.

10.06.11

Ricordate il sindaco writer e il mio reportage sul percorso ciclopedonale tanto strombazzato da Letizia Moratti e dall'assessore allo Sviluppo del Territorio Carlo Masseroli? (parte 1 - parte 2 - parte 2bis) Beh, stamattina mentre arrivavo in ufficio ho visto all'angolo tra via Giacosa e via Felicita Morandi un furgoncino con su scritto "Segnaletica stradale" e ho pensato "Oh." Arrivato in ufficio il mio collega Damiano mi fa "ti ho mandato un MMS, l'hai visto?" La foto che aveva scattato col telefonino e mi aveva spedito mostrava come erano state cancellate le tracce ciclopedonali. Ecco qua una rapida sequenza fotografica.

[tanto parcheggiavano tutti]     [dopo la cancellazione]     [le ultime tracce]

Innanzitutto, come avevo già raccontato, non è che aver disegnato le biciclette sul marciapiede abbia dissuaso gli automobilisti dal lasciare amabilmente l'auto lì sopra. Ma quello uno se lo aspettava anche, come si aspettava che di multe ne venissero date poche o punte. La cancellazione della segnaletica è stata fatta molto bene, mettendo una specie di pellicola adesiva di catrame (come si vede nella seconda foto) che tra qualche giorno risulterà indistinguibile dal resto del marciapiede: l'ultima foto mostra cosa è successo dove la pellicola non è stata sufficiente, e spuntava ancora un paio di frecce solitarie. Il jersey su via Felicita Morandi al momento resiste, ma non ho dubbi a credere che tra qualche giorno sparirà anch'esso, e le auto riprenderanno a parcheggiare a metà su quel misero marciapiede.

Ma come, mi direte? Pisapia ha già rubato le piste ciclabili? Mannò, sciocchini. Stamattina non era ancora stata formata la giunta, né c'era stata la prima riunione del neoeletto consiglio comunale. Il tutto è insomma l'ultima polpetta avvelenata della Moratti; se tornate a leggere il comunicato stampa ufficiale, scoprirete che c'era scritto «Ad aprile partirà la sperimentazione per una durata di 30 giorni opportunamente monitorata al fine di scegliere se applicare il modello ovunque in città.». Non so se il monitoraggio ci sia effettivamente stato, ma il risultato definitivo è che la sperimentazione non è stata evidentemente considerata valida. Purtroppo non ci è dato di conoscere il motivo del fallimento della sperimentazione: io ho provato a compulsare il server del comune di Milano e a fare ricerche su ricerche con Google, ma non ho trovato nulla. Dire che mentre facevo queste foto mi hanno incrociato almeno quattro biciclette, il che significa che nonostante tutte le limitazioni il percorso era ormai abbastanza conosciuto!

Che dire? che la promessa elettorale di Letizia durava proprio lo spazio di un mattino... ma non so come io me lo aspettavo.

26.04.11

Un mesetto fa avevo fatto un reportage fotografico sul progettando percorso ciclopedonale che avrebbe unito la pista di via Padova con quella sulla Martesana. Ora i lavori sono terminati, e sono sicuro che i miei ventun lettori stavano aspettando con ansia il rapporto complessivo su quanto successo. Avete perfettamente ragione: martedì scorso ho di nuovo preso la macchina fotografica per immortalare le dieci piccole differenze col passato. Dopo il salto potrete vedere il tutto e un mio commento finale: come executive summary posso anticipare che chi ha fatto il lavoro perlomeno ha usato il cervello, anche se date le premesse non si poteva aspettare molto di più.

08.03.11

Siamo sotto elezioni, e donna Letizia Brichetto Arnaboldi in Moratti deve trovare qualche sistema per mostrare come la sua giunta in questi quattro anni abbia fatto di tutto e di più per migliorare la città da lei governata. Solo che - poverina - soldini ce ne sono ben pochi; e allora che ha pensato? di inventarsi gli itinerari sperimentali ciclo-pedonali. Detto in altro modo: con un po' di vernice convinciamo pedoni e biciclette a coabitare allegramente e gioiosamente, alla facciaccia delle automobili.

Si dà il caso che questo primo itinerario sperimentale dovrebbe passare proprio sotto il mio ufficio; così ieri pomeriggio ho preso la mia macchina fotografica, inforcato la mia bicicletta, e preparato questo simpatico dossier fotografico seguendo passo passo il percorso previsto. Ecco qua la documentazione fotografica (immagini un po' scure, ma non sono mai stato un bravo fotografo) e i miei commenti relativi: il testo in corsivo è direttamente tratto dal comunicato stampa del comune di Milano citato sopra.

11.02.11

Il nostro Segnaposto degli Esteri Franco "Scusa, chi?" Frattini di per sé non aveva detto nulla di così rivoluzionario quando ieri ha minacciato ipotizzato un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (che non c'entra nulla con l'Unione Europea, anche se sta a Strasburgo; questo lo dico non contro Frattini che essendo un uomo di mondo che a Strasburgo c'è anche stato la differenza la conosce, ma ad alcuni dei miei lettori che magari non lo sapevano). Stanotte, nei venti secondi prima di cascare dal sonno, mi è venuto in mente che forse c'è anche stato un precedente; oggi ho fatto una rapida ricerca e ho trovato un ricorso di Benedetto "Bettino" Craxi. Per chi ha fretta e non parla l'inglese, un riassunto in italiano è disponibile qua; chi vuole leggersi tutto e non ha problemi con l'inglese trova nel sito della Corte Europea il primo giudizio di parziale ammissibilità e il giudizio finale di condanna dello Stato Italiano, compreso di Minority Report di quel comunistaccio di Zagrebelsky (no, non Gustavo, ma il fratello Vladimiro. È proprio una famiglia di comunisti, fin dai loro nomi)

Vi faccio comunque un executive summary.
- Craxi si è rivolto alla Corte nel 1994 (domanda presentata a giugno e perfezionata a settembre)
- il motivo del ricorso è stato doppio: le intercettazioni telefoniche e la pubblicazione dei verbali delle intercettazioni stesse
- la prima decisione è avvenuta a ottobre 1996
- dopo le controdeduzioni del governo, la decisione finale di ammissibilità è arrivata a dicembre 2000
- l'ammissibilità è stata data per il ricorso sulla pubblicazione dei verbali, mentre è stata rigettata la prima parte del ricorso sulle intercettazioni in sé
- il giudizio di merito è stato dibattuto in due sessioni, ottobre 2002 e giugno 2003
- il giudizio finale è stato di condanna dello Stato Italiano per non avere secretato bene i verbali né aver cercato di scoprire chi li aveva mandati in giro, e inoltre nel non aver seguito le procedure legali quando le intercettazioni sono state presentate nel 1995 durante il processo.

A parte che non si capisce perché sia stato il Segnaposto a minacciare ipotizzare il ricorso, e non lo stesso Berlusconi, direi che ci sono buone possibilità che tale ricorso venga accolto. Immaginando che le cose vadano come nel caso Craxi, il risultato finale sarà che

(a) Berlusconi si vedrà vincente nel 2020 (augurandogli di non schiattare prima come Craxi);
(b) otterrà un risarcimento di 6000 euro (vabbè, facciamo 10000 perché sono passati un po' di anni; nel caso Craxi moglie e figli hanno avuto 2000 euro cadauno). Ah sì: se lo Stato italiano non paga subito scattano gli interessi pari al tasso di sconto più tre punti percentuali.

Belle cose, vero?

16.12.10
Eldo e il TAEG   [sfrucugliate]

Nell'usuale volantino di Eldo c'è scritto bello grande "RITORNA IL TASSO ZERO", con specificazione - sempre in grande - "PAGHI TUTTO CON TAN 0%, TAEG 0%". Ora, il TAN è facile da vedere: se paghi 500 euro per un prodotto che vale 500 euro il tasso annuo nominale è effettivamente nulla. Il TAEG, Tasso Annuo Effettivo Globale, è più complicato e non so nemmeno bene come si calcoli in pratica; però so che mette dentro anche tutte le spese accessorie. Quindi mi ha stupito molto leggere in piccolo che «se l'operazione è di Credito Finalizzato si addebita l'imposta di bollo sul contratto di € 14,62, mentre se si usa una Linea di Credito ci sono € 1,03 al mese di spese di tenuta conto e € 1,81; di bollo su ogni estratto conto.»

Sono così andato a vedere su Wikipedia e ho visto che in effetti hanno ragione loro: l'Indice Sintetico di Costo (il nuovo nome del TAEG) comprende spese di istruttoria della pratica, commissioni d'incasso e assicurazioni obbligatorie, ma non i bolli statali e altre cose che qui non contano. Insomma, le spese di tenuta conto forse dovrebbero essere contate, ma se uno paga come Credito Finalizzato ha un finanziamento a tasso zero a norma di legge.

Resta il fatto che mi pare stupido che lo Stato abbia inventato un numerello che dovrebbe dirti quanto tu spenderesti in più e poi scoprire che i soldi che ti chiede lo Stato non contino in questo numerello. Fossimo negli USA non ci sarebbe nulla di strano, ma lì le tasse sono sempre escluse...

04.10.10
Il web non è un giornale   [sfrucugliate]

Ne hanno già parlato in tanti, della sentenza della Corte di Cassazione che ha annullato senza rinvio (detto in altro modo, ha sentenziato che il reato non c'era affatto) la condanna inflitta al direttore del sito web Merateonline che era stato denunciato dall'allora ministro Roberto Castelli e dal sindaco di Calco Giuseppe Magni per omesso controllo, visto che a loro detta nel sito sarebbe stata pubblicata una email che affermava che i due non avessero effettivamente ricevuto una lettera contenente dei proiettili come da loro affermato, ma il tutto fosse stato architettato dai due per farsi pubblicità. Il testo in questione non era presente negli archivi del sito; non sta a noi stabilire se era stato cancellato (prima o dopo la querela).

I punti che mi paiono interessanti sono vari. Il primo è che il direttore di Merateonline Claudio Brambilla era stato assolto in secondo grado... o meglio, il reato era stato dichiarato estinto per avvenuta prescrizione. Brambilla però non c'è stato, non voleva una macchia del genere, ed è stato lui a ricorrere in Cassazione... più o meno quello che fanno svariati uomini politici, no? La seconda cosa è che nella sentenza si afferma che se il direttore fosse stato d'accordo con quel testo allora il reato non sarebbe stato di omesso controllo bensì di diffamazione: questo sembrerebbe implicare che la cosa più importante da farsi è prendere immediatamente le distanze da eventuali commenti illeciti postati su una testata online. Ma il punto chiave è l'ultimo; nella sentenza si legge che la Corte ha accettato la tesi difensiva secondo cui in questi anni l'articolo 57 del codice penale (quello appunto sull'omesso soccorso) è stato più volte modificato in questi anni, ma il legislatore non ha mai inserito una clausola equiparante la stampa telematica a quella cartacea, e quindi si deve supporre che non la considera equiparabile. Naturalmente questa è una brutta notizia, perché darà una marcia in più a chi vuole rendere più difficile la possibilità di avere siti liberamente commentabili (cosa che è diversa dal diffamare, nel caso non ve ne siate accorti). State attenti.

15.06.10

Occhei, sono andato a leggermi il documento non accettato dalla FIOM. Riassumo in breve - si fa per dire - quello che ho capito: ricordate che non sono un metalmeccanico e sono anche un sindacalista arrugginito. Ho aggiunto qualche rapidissimo commento su alcuni punti.

(1) turnazione: su 18 turni settimanali, con richiesta di deroga alla legge sulla distanza minima tra due turni. Non ho capito se il turno sfigato (quello tra domenica notte e lunedì mattina) in realtà non sia pagato come straordinario, oppure se sia semplicemente previsto come possibilità di straordinario (e quindi non effettuato normalmente)
(2) straordinario: possono esserci fino a 80 ore l'anno di straordinario non contrattato, con una richiesta quasi all'ultimo momento (tre giorni prima sono davvero pochi, e nel caso della mezz'ora di pausa mensa addirittura con 48 ore - ma questo è un problema minore)
(3) rapporto diretti-indiretti: è una cosa tecnica che non conosco. Restare a parità di inquadramento e stipendio è un obbligo di legge.
(4) bilanciamenti produttivi: maggiore flessibilità all'interno del turno, immagino per evitare scioperi a scacchiera e sicuramente per mantenere alto il tempo d'uso dei macchinari.
(5) organizzazione del lavoro: tolgono dieci minuti di pausa (se ne avrebbero tre da 10' invece che due da 20'); i dieci minuti saranno pagati in più.
(6) formazione: mentre gli stabilimenti vengono ristrutturati e i lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria, dovranno obbligatoriamente seguire i corsi di aggiornamento. Sarebbe stato più giusto che FIAT aggiungesse parte dello stipendio per arrivare al livello del lavoro normale, visto che gli operai sono comunque impegnati in azienda.
(7) recuperi produttivi: c'è la grossa fregatura che se non si lavora perché i fornitori si consegnano allora si deve recuperare con straordinario non pagato come straordinario ma con lo stipendio normale. Notate che qui non ci sarebbe colpa dei lavoratori.
(8) assenteismo: qui non riesco a dare tutti i torti a FIAT che si trova picchi di assenze giustificate che arrivano casualmente nei giorni di sciopero e quindi non vuole pagarle, fatti salvi casi particolari. Che i permessi elettorali siano troppi e l'azienda chieda che le ore perse vengano recuperate a costo zero per lei è comprensibile, anche se mi sa che sia illegale; purtroppo qua la soluzione dovrebbe essere a livello legislativo (chessò, i permessi elettorali sono da considerarsi un "prestito da restituire" se ti candidi ma prendi meno della metà dei voti dell'ultimo eletto del tuo partito)
(9) cassa integrazione straordinaria per tutti durante la ristrutturazione, essendo pesante.
(10) taglio indennità: un classico, ce le siamo beccate tutti. Per chi non è lavoratore dipendente: se tu stai lavorando continuerai ad avere quei soldi, ma i nuovi non li beccano.
(11) straordinari e lavoro notturno restano pagati come prima.
(12) c'è la possibilità di spostare gente da Pomigliano a Nola.
(13) semplice nota tecnica
(14) l'accordo è un "prendere o lasciare"; se lo si accetta non si può più scioperare *contro quell'accordo* né come sigle sindacali né come singoli, e nel caso FIAT taglia tutti i permessi e contributi sindacali (sia quelli standard metalmeccanici che quelli aggiuntivi nel contratto FIAT)
(15) l'accordo è un "prendere o lasciare"; andare contro una qualunque delle clausole dell'accordo (come per esempio scioperare contro il diciottesimo turno) costituisce infrazione disciplinare (cosa che direi vada contro il diritto di sciopero)
Tutto il resto sono tabelle con i turni, spiegazione del nuovo sistema di lavoro, ecc. ecc.

Che dire? Onestamente non è certo un accordo vantaggioso per i lavoratori, e ci sono un paio di punti (8 e 15) a rischio di costituzionalità e un paio d'altri (6 e 7) inutilmente peggiorativi. Però ho visto molto di peggio in passato approvato senza colpo ferire. Considerando che tanto i sindacati (anche Fim Uilm Ugl, non crediate) siglano sempre "previa accettazione dei lavoratori mediante referendum), la mia sensazione è che Fiom stia cercando lo scontro. Se io fossi stato un dirigente sindacale avrei chiesto all'azienda una clausola esplicita di pene aziendali in caso di incostituzionalità dei due punti indicati sopra (e magari avrei ancora lottato per gli altri due), oltre ovviamente che la conferma da parte dei lavoratori. So bene che i tempi di giudizio della Suprema Corte sarebbero comunque lunghi (ma tanto per i lavoratori della futura linea della Panda il problema non si pone, visto che avranno due anni di Cigs), però si ribaltava l'effetto mediatico, visto che il sindacato avrebbe potuto dire che l'azienda sa bene di andare contro la Costituzione.
La seconda cosa che non posso capire è se e quanto la situazione interna sia davvero così allo sbando da far sì che Marchionne chieda di blindare quelle clausole. In Fiat dovrebbero ricordarselo: la marcia dei 40000 è stato sicuramente un colpo mediatico di Romiti, ma mi sa che anche il sindacato di errori ne aveva fatti. Vediamo che succederà adesso.

Aggiornamento: (h15:15) ho specificato meglio il punto 15.

Aggiornamento: (h17:00) Mi hanno fatto notare che ho preso una versione più vecchia del documento. Ecco le modifiche rlevanti intervenute in quella finale:

(7) è aggiunta la possibilità di studiare con le RSU come fare i recuperi produttivi: in realtà non cambia nulla.
(8) Innanzitutto viene tolta la possibilità di cercare misure alternative contro i certificati medici nei giorni di sciopero, lasciando solo la commissione azienda-sindacato per individuare i veri malati; inoltre Fiat può chiudere la fabbrica se in periodo elettorale ci sono troppe assenze. Cade così la pregiudiziale costituzionale di cui parlavo sopra; però la toppa è peggiore del buco perché blocca ferie e permessi anche a chi non si faceva candidare per starsene a casa un mese, con la beffa che bisogna anche recuperare quelle giornate perse come da punto 7.

Aggiungo, rileggendo il tutto, che il punto 14 è un po' strano, a meno che non riguardi l'obbligo per i sindacalisti di non remare contro l'accordo dopo averlo firmato; il che probabilmente è la ragione per cui Fiom ha deciso di non legarsi le mani. La cosa è delicata, perché non è chiaro quali siano le parti di vertenze sindacali legate esplicitamente a quella bozza di intesa; non so se un pretore del lavoro le accetterebbe come valide.

27.04.10
La SIAE e l'inno di Mameli   [sfrucugliate]

Premetto che per quanto mi riguarda se la SIAE andasse a fuoco arriverei con una tanica di benzina. Detto questo, vorrei aggiungere due parole sul fattaccio la cui onda lunga ieri sera è arrivata anche sui blog: il presidente del Consiglio comunale di Messina, Giuseppe Previti, che ha scritto a Napolitano lamentandosi perché la SIAE esige i diritti per le pubbliche esecuzioni dell'inno di Mameli. Ora nella nostra simpatica nazione non si può mai escludere nulla, e posso anche immaginare che qualche solerte funzionario abbia provato a estorcere un po' di soldi che servono sempre alle disastrate casse dell'associazione. Però credo che la storia sia molto più burocraticamente semplice; provo così a raccontare un po' di cose come non le vedrete in giro da molte parti.

Il testo del Canto degli Italiani scritto da Goffredo Mameli (morto nel 1849) e la melodia composta da Michele Novaro (morto nel 1885) sono nel pubblico dominio, dato che «I diritti di utilizzazione economica durano per tutta la vita dell’autore e fino a 70 anni dopo la sua morte» e «trascorso tale periodo l’opera cade in pubblico dominio». (Tutti i virgolettati sono presi dal sito stesso della SIAE, non mi invento nulla). Un'opera caduta nel pubblico dominio non si fa affatto male, al limite fa male alle casse SIAE: infatti «L’opera caduta in pubblico dominio è liberamente utilizzabile senza autorizzazione e senza dover corrispondere compensi per diritto d’autore». Tutto bene, allora? No. La frase seguente nelle FAQ della SIAE è infatti «Ciò purché si tratti dell’opera originale e non di una sua elaborazione protetta.»

A questo punto i miei ventun lettori, che sono molto svegli, hanno capito cosa sta succedendo. È evidente che non ci sono registrazioni ufficiali dell'Inno di Mameli ai tempi della Repubblica Romana; quando così si suona l'inno all'inizio di una manifestazione si prende una sua elaborazione (detto in altro modo, un disco o un MP3) e subito l'avvoltoio... ehm, il funzionario SIAE arriva a chiedere la sua libbra di carne. Tutto legalissimo. Ma deve per forza essere così?

La soluzione, dal mio punto di vista, è semplicissima. Sono ragionevolmente certo che la Presidenza della Repubblica ha la possibilità di pagare un'orchestra per una registrazione ufficiale dell'inno, e nel caso voglia anche le parole possa anche pagare un coro; tanto la parte istituzionale è solo la prima strofa che non è così lunga e a volte riesce a essere memorizzata persino da un calciatore. A questo punto il Quirinale prende la registrazione (di cui ha acquistato i diritti economici di elaborazione), rinuncia esplicitamente ai suoi diritti e la lascia a disposizione di tutti i cittadini senza alcuna distinzione. Sarebbe preferibile porla nel pubblico dominio, ma anche solo una cessione a titolo gratuito dei diritti di esecuzione sarebbe sufficiente. Tutti quelli che vogliono eseguire l'inno lo prendono, lo suonano e salutano l'ominio SIAE.

Se io fossi un consigliere della Presidenza della Repubblica andrei anche oltre, e troverei un modo per rendere liberamente disponibile tutto il materiale istituzionale pubblicizzando nel mentre la cosa: ma sono un utopico utopista. Però questo primo passo non è così difficile, e renderebbe (quasi) tutti felici: no?

Aggiornamento: (12:15) Specifico meglio il concetto di "elaborazione protetta". Le parole dell'inno sono nel pubblico dominio. La melodia dell'inno (quello che si canta, insomma: re - re mi re, si - si do si, e così via) è nel pubblico dominio. Un qualunque arrangiamento del brano, che sia suonare l'inno in versione orchestrale, reggae, heavy come fece Jimi Hendrix con l'inno americano, è una elaborazione. A questo punto l'elaborazione è una cosiddetta "opera derivata" e gode degli stessi diritti dell'opera originale; se io pubblico uno spartito con il mio arrangiamento dell'Inno, posso chiedere i diritti di esecuzione. Questa è la definizione di protetta.

28.08.09

Tutto è partito da questa notizia sul sito della BBC, che segnalava come il gruppo Carrefour aveva chiuso il primo semestre 2009 in perdita a causa di operazioni straordinarie in Italia. Che esistesse Carrefour Italia lo sapevo, che i supermercati GS siano comunque del gruppo Carrefour lo sapevo pure, ma la storia non finisce lì.

A quanto sono riuscito a scoprire, già nel 2000 Carrefour era entrata con un 20% nel capitale di Finiper (la società che gestisce i supermercati Iper); Finiper a sua volta si era presa il controllo dei supermercati Unes. La cosa è continuata più o meno così negli anni (vedi 2005, dicembre 2008, lo scorso luglio), il tutto naturalmente all'oscuro del consumatore che pensa di avere una differenziazione dei punti vendita. Probabilmente i 400 milioni segnati a perdita dal gruppo Carrefour serviranno per acquistare la quota di maggioranza in Finiper.

Infine una chicca: chi è il presidente di Carrefour Italia, nonché patron di Finiper e Unes? Tal Marco Brunelli, giovinotto classe 1927 il cui nome non dirà nulla a nessuno ma è stato il cofondatore di Esselunga assieme a Bernardo Caprotti e poi di quelli che ora sono i supermercati GS insieme al fratello di Caprotti, Guido. In pratica, quello che rimane della grande distribuzione italiana è nelle mani di due ultraottantenni.

30.06.09

Forse la scorsa settimana avrete letto che il reporter americano David Rohde, da sette mesi prigioniero dei talebani in Pakistan, è riuscito a liberarsi insieme al suo collega pakistano fatto prigioniero con lui.
Domenica scorsa il New York Times, testata per cui lavora Rohde, ha pubblicato un articolo dove spiegano che per tutto quel tempo hanno chiesto alle principali testate giornalistiche di mantenere un basso profilo e non parlare della vicenda, nella speranza che i talebani non ritenessero il reporter così importante come in realtà è. A me la cosa pare tanto wishful thinking, ma non è così importante, soprattutto adesso. Più interessante è scoprire che quelli del NYT sono riusciti anche a zittire Wikipedia; le modifiche postate (da un anonimo che scriveva da un indirizzo IP della Virginia, per la cronaca, vedi cronologia) venivano regolarmente cancellate come "senza fonti affidabili", con la benedizione di Jimmy Wales e immagino di una cricca di amministratori di Wikipedia in lingua inglese), sempre su richiesta informale del NYT. Tra l'altro, spulciando bene la cronologia della voce si trovano queste modifiche immediatamente successive al rapimento ma prima che la notizia cercasse di filtrare. Visto che l'utente Michaeljohnss è il giornalista del New York Times citato nell'articolo, posso immaginare che quelle aggiunte erano state fatte per mostrare ai rapitori che Rohde non era un servo del potere: strano che nessuno abbia fatto notare questa cosa.

Ci si può invece chiedere se la censura che è stata fatta, pur essendo a fin di bene, sia o no una cosa corretta da fare. La mia risposta è "non lo so". Probabilmente sì, visto che le informazioni tenute nascoste non avrebbero comunque dato vantaggio a nessuno, a differenza ad esempio del coprire uno scandalo; credo comunque di essere in minoranza, come si può leggere sulla stessa wikipedia (in lingua italiana; non sono andato a verificare su quella in lingua inglese). Alla seconda domanda, se in Italia potrebbe succedere qualcosa del genere, la mia risposta è un molto più convinto "no". Non tanto per il maggior rigore morale dei sysop di wikipedia, quanto perché - ammesso e non concesso che un grande quotidiano si vedesse rapito un reporter e decidesse di non rendere pubblica la notizia - al giornale in questione non verrebbe affatto in mente di contattare Wikipedia, che serve fondamentalmente a scopiazzare i coccodrilli senza ovviamente citare la fonte perché "non sta bene".

12.06.09

Spinto da un commento del Più Cattivo (è il #6 qui) sono andato a vedere qual è la normativa per i rimborsi elettorali. Nonostante le promesse di Simplificius Calderoli, che io sappia non esiste ancora una banca dati pubblica di tutte le leggi attualmente valide, quindi ho dovuto fare una ricerchina che spero ma non garantisco essere completa.

La normativa di riferimento è la legge 157/99, intitolata "Nuove norme in materia di rimborso delle spese per consultazioni elettorali e referendarie e abrogazione delle disposizioni concernenti la contribuzione volontaria ai movimenti e partiti politici". All'articolo 1, comma 4 si legge (grassetto mio):

In caso di richiesta di uno o piu' referendum, effettuata ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione e dichiarata ammissibile dalla Corte costituzionale, e' attribuito ai comitati promotori un rimborso pari alla somma risultante dalla moltiplicazione di lire mille per ogni firma valida fino alla concorrenza della cifra minima necessaria per la validita' della richiesta e fino ad un limite massimo pari complessivamente a lire 5 miliardi annue, a condizione che la consultazione referendaria abbia raggiunto il quorum di validita' di partecipazione al voto. Analogo rimborso e' previsto, sempre nel limite di lire 5 miliardi di cui al presente comma, per le richieste di referendum effettuate ai sensi dell'articolo 138 della Costituzione.

La successiva legge 156/2002, "Disposizioni in materia di rimborsi elettorali", non tocca l'impianto se non aumentando i rimborsi per la legislatura (da 4000 lire per legislatura a 1 euro l'anno), quindi non ci interessa. In pratica, ogni referendum che raggiunge il quorum dà un po' più di 250000 euro al comitato promotore: questa in effetti può essere una buona ragione per non votare ai referendum, per indicare non tanto che non si accettano le modifiche quanto che non si accetta il comitato promotore ;-)

08.06.09

Per la gioia degli amici di FacciaLibro dove queste mie notiziole appaiono in differita, ecco un confronto su voti e percentuali di queste elezioni rispetto a quelle di cinque anni fa. Attenzione: il conteggio dei seggi è completamente al di fuori, perché come magari ricordate il PD+L ha deciso di applicare il massimo quorum permesso dall'UE a queste elezioni. I dati sono ricavati dal ministero dell'Interno: qui il 2009 e qui (che la persona che ha preparato il database possa patire tutte le fiamme dell'inferno) il 2004.

- Votanti: tre milioni in meno (32.7 milioni contro 35.7 milioni) nonostante mezzo milione di elettori in più (50.3 milioni contro 49.8 milioni).
- Bianche e nulle: parecchie meno. Nel 2004 erano rispettivamente 1.6 e 1.6 milioni, quest'anno 1.0 e 1.1 milioni. Questo non me lo aspettavo: in pratica il numero di voti validi è sceso solo di due milioni.
- FI+AN+UDEUR facevano il 33.7% con 11.0 milioni di voti; il PDL fa il 35.3% con 10.8 milioni di voti.
- la Lega faceva il 5.0% con 1.6 milioni; fa il 10.2% con 3.1 milioni.
- l'Ulivo faceva il 31.1% con 10.1 milioni di voti; il PD fa il 26.1% con 8 milioni di voti.
- Di Pietro faceva il 2.1% con 0.7 milioni di voti; fa l'8% con 2.4 milioni di voti.
- l'UDC faceva il 5.9% con 1.9 milioni; fa il 6.5% con 2.0 milioni.
- le millanta sinistre facevano il 13% (!) con 4.2 milioni; fanno il 7% con 2.1 milioni.
- Mussolini, Fiamma, Pensionati, Segni facevano il 3.6% con 1.2 milioni; MPA, Fiamma, FN fanno il 3.5% con 1.1 milioni.
- i radicali facevano il 2.25% con 731.000 voti, fanno il 2.42% con 743.000 voti.
- poi ci sono le scartine varie.

Devo dire che vista così la cosa è ancora più incredibile di quanto ricordassi. Ulivo+Di Pietro sono rimasti uguali come voti rispetto a cinque anni fa, esattamente come il PDL; lo spostamento è stato semplicemente il dimezzamento della sinistra e il raddoppio della Lega. Ovviamente i flussi sono più complicati, ma i macrorisultati sono interessanti :-)

Ora che tutte le sezioni - almeno quelle sull'italico suolo - hanno terminato lo spoglio delle schede per le europee, posso dedicarmi a un rapido commento sui voti. Ma di commenti in realtà ne farò due, uno sulle percentuali e uno sui voti assoluti.

Innanzitutto, io faccio i confronti con le politiche dello scorso anno. Non mi pare che nessuno dei partiti in lizza abbia fatto una campagna "europea", anzi: quindi i dati sono confrontabili, a differenza di quanto capiterà con le amministrative. Per la precisione, uso i risultati della Camera 2008 e quelli odierni. Quello che hanno fatto notare tutti è che il PdL ha perso, sia rispetto all'anno scorso (da 37.4% più lo 0.3% di Ferrara a 35.3%) che rispetto ai sondaggi. Anche quelli clandestini di Notapolitica, che pure l'anno scorso erano sostanzialmente corretti, quest'anno hanno sbagliato di ben cinque punti percentuali, che non sono mica pochi. Quello che fanno anche notare tutti è che il PD ha perso un casino di voti: il 26.1% contro il 30.8% delle politiche una volta scorporati i radicali (cosa che nessun commentatore fa mai). Ma proviamo invece a fare i conti sulle coalizioni o presunte tali; per fare questo conto divido a metà il risultato dell'MpA, distribuendolo tra destra e destra estrema. [*]

- destra (PdL + Lega + Ferrara 2008 + MpA/2): passa dal 47.1% al 46.6% (-0.5%)
- sinistra (PD + Di Pietro + Radicali): passa dal 37.6% al 36.5% (-1.1%)
- centro (UDC): passa dal 5.6% al 6.5% (+0.9%)
- sinistra estrema (millanta sigle): passa dal 5.4% al 7.0% (+1.6%)
- destra estrema (FN + Fiamma + La Destra 2008 + MpA/2): passa dal 2.7% al 2.4% (-0.3%)
- altri passano da 1.6% a 1.0% (-0.6%)

Si vede insomma un leggerissimo spostamento a sinistra dell'elettorato rispetto all'anno scorso (spostamento assolutamente ininfluente, visto che è spalmato su partiti che non raggiungono il quorum e quindi non esistono), con consensi travasati verso le millanta sinistre dal centrosinistra e verso l'UDC dal centrodestra, oltre che una serie di spostamenti interni PdL-Lega e PD-Di Pietro. Nulla di eclatante, però, rispetto al ribaltone dell'anno scorso.

Se però prendiamo i numeri dei voti ai singoli schieramenti, le cose cambiano.
Immaginando che tutti i radicali avessero votato PD l'anno scorso (ipotesi meno peregrina di quanto sembri), abbiamo che

- il PdL ha perso 2.800.000 voti (più i 135.000 di Giulianone Ferrara)
- il PD, anche sommando i radicali, ha perso 3.300.000 voti
- l'UDC è stabile
- la Lega ha guadagnato 100.000 voti
- IdV ha guadagnato 800.000 voti
- le sinistre hanno guadagnato 100.000 voti
- per gli altri, non ho voglia di fare i conti

Vista in questo modo la cosa appare piuttosto diversa, vero? L'astensionismo che l'anno scorso aveva colpito pesantemente la sinistra adesso si è spostato anche a destra. I sinistri duri e puri paradossalmente tengono, ma naturalmente essendosi divisi non contano nulla. L'exploit della Lega esce molto ridimensionato, e l'unico vero successo è di Tonino Di Pietro. Peccato che sui quotidiani non vedrete questo tipo di analisi, e vi dovete accontentare di qualche sparuto blog (non sarò il solo: scommetto su almeno due tra i miei amichetti)

Noticina finale: a questo giro non mi sono assolutamente curato di exit poll, proiezioni et similia. Me ne sono andato a dormire quando forse qualcosa era già apparso da qualche parte, ma non l'ho visto: e mi sono svegliato tranquillo e beato. Dovrei farlo più spesso.

[*] le etichette sono molto teoriche. Non riuscirei mai a definire Di Pietro di sinistra.

28.05.09
Pietro Accame ricaricato   [sfrucugliate]

[DOTTOR Accame]Ricordate Pietro Accame, pardon il DOTT. Pietro Accame? Nella migliore tradizione del richiamo, dopo aver telefonato ad Anna adesso le ha mandato una simpatica letterina (per posta, con l'indirizzo personalizzato: la potete trovare qua), dove il candidato la ringrazia "per la Sua utilissima collaborazione telefonica" (mi sa che Anna mi abbia mentito sul contenuto della telefonata) e le spiega come si vota, perché non si sa mai che si sbagli e metta più di una crocetta sulla scheda.

Se qualcuno si chiedesse perché mai Accame (oh, scusate, il dott. Accame) abbia spedito lettere anche a chi non era interessato al suo programma, la risposta credo che sia nella legge 515/93, che regola la campagna elettorale e anche la pubblicità. Il costo dell'invio di una lettera con la "tariffa elettorale" è di quattro centesimi, un quindicesimo di quanto pagheremmo io o voi. Sì, lo so che ci sono tariffe agevolate per le stampe, ma queste sono molto agevolate: e sono ferme dal 2002, quando le 70 lire originali sono state arrotondate in eccesso a 4 centesimi. Chi glielo fa fare a scremare le lettere da spedire?

p.s.: Per par condicio, devo aggiungere che oggi Anna ha anche ricevuto la pubblicità elettorale, sempre a quattro centesimi, della candidata alla Provincia per Italia dei Valori, Alberta Liuzzo.

03.02.09
PRAvacy   [sfrucugliate]

Ricordate quando la scorsa settimana avevo scritto della pubblicità che ci ricordava che la nostra auto doveva passare la revisione? Bene, per una volta ho voluto andare fino in fondo alla storia: creatami una email apposta, ho iniziato la mia richiesta di informazioni ex D. Lgs. 196/2003: informazioni assolutamente mirate e non generiche, tra l'altro.

Venerdì mattina ho scritto a Midas: «chiedo di sapere ai sensi dell'articolo 7 del D. Lgs. 196/2003 la comunicazione in forma intelligibile dei dati personali che mi riguardano *e la loro origine*. Inoltre mi oppongo al trattamento di tali dati per invio di qualunque tipo di materiale (pubblicitario e no).». La risposta è arrivata dopo un quarto d'ora esatto, e dice
I Suoi dati personali (indirizzo postale, marca e modello auto, scadenza revisione) sono stati forniti a Midas Italia S.p.a. dall’ACI (Automobile Club d’Italia) in forza di una convenzione sottoscritta tra le parti in data 25 marzo 2005.
Inoltre, per quanto riguarda i miei dati (anzi quelli di Anna), «Midas utilizza i dati una sola volta esclusivamente per la postalizzazione e ne dispone subito dopo l’immediata cancellazione.» (tenete presente la cosa).

Nel primo pomeriggio di venerdì (alle 14:30, per la cronaca) ho così scritto all'ACI: «chiedo di sapere a quali soggetti e categorie di soggetti tali dati sono stati comunicati o possono essere comunicati. Mi oppongo inoltre alla comunicazione di tali dati ad aziende terze a fini di invio di materiale pubblicitario.» Ottenere la risposta di venerdì pomeriggio avrebbe ovviamente avuto un qualcosa di miracoloso, ma lunedì nella tarda mattinata anche ACI ha risposto (notare il mittente: ACI-DSD-fornituradati chiocciola aci.it. Esiste una funzione apposita per la fornitura dei dati). Il testo:

Si premette che, ai sensi del decreto legislativo 196/2003, la diffusione di dati personali da parte di soggetti pubblici, come l'ACI, a favore di soggetti privati o di Enti pubblici economici è ammessa solo se prevista da norme di legge o di regolamento.
(cosa vera, ma io non ho chiesto *perché* abbiano consegnato i dati, ma *a chi*...)

Nel caso di specie la previsione è contenuta nell'art. 22 del D.M. 514/92 il quale dispone che i dati di cui si tratta possano essere forniti dal sistema informativo del PRA a categorie di soggetti per le quali il Ministero delle Finanze riconosca (o abbia riconosciuto) la sussistenza di un rilevante interesse alla loro cognizione. Le aziende che operano nel campo automobilistico, quali quelle che esercitano attività di revisione tecnica dei veicoli, aziende di demolizione, case costruttrici, concessionari auto ecc., rientrano in tali categorie.
(il testo del decreto ministeriale non sono riuscito a trovarlo, ma mi fido)

Inoltre, essendo il PRA un registro c.d. pienamente pubblico, tale, cioè, da realizzare un regime di pubblicità piena nei confronti della collettività, i dati in esso contenuti sono utilizzabili anche senza il consenso degli interessati (si veda l'art. 24 del Decreto citato), i quali, però, hanno diritto di opporsi al trattamento, rivolgendo apposita comunicazione all'azienda che ha inviato il materiale pubblicitario, secondo la disciplina indicata nel medesimo Decreto legislativo.
(immagino che il "Decreto citato" non sia il D.M. 514/92 ma il D.Lgs. 196/2003, che all'articolo 24 parla appunto di "Casi nei quali puo' essere effettuato il trattamento senza consenso" e al comma 1.c recita che il consenso non è necessario se "riguarda dati provenienti da pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque, fermi restando i limiti e le modalita' che le leggi, i regolamenti o la normativa comunitaria stabiliscono per la conoscibilita' e pubblicita' dei dati;")

Ricapitoliamo:
- Il PRA afferma che manda i dati in giro in forza di un decreto del 1992, quindi precedente alla prima legge per il trattamento dei dati personali (la 675/1996), che per lei è acqua fresca
- il PRA afferma che può comunque inviare i dati perché i dati del PRA sono pubblici: ricordatevelo, quando vorrete chiedere informazioni sul proprietario dell'auto che vi ha tamponato ed è scappato
- nella migliore tradizione di scaricabarile, il PRA dice "ma tanto potete chiedere alle aziende di togliervi dai suoi registri", mentre l'azienda dice "ma tanto noi usiamo l'indirizzo una volta sola". Risultato: tra due anni capiterà esattamente la stessa cosa, e tutti continueranno a fare i santarellini.

PS: vi ricordate, vero, che Bersani aveva tentato di abolire il PRA, ma che poi non ci è riuscito a causa degli alti lai di quelli del PRA stesso, che non volevano cambiare lavoro?

27.01.09
I filtri a Wikipedia   [sfrucugliate]

Non so se avete sentito parlare (ad esempio lo potete leggere su La Stampa) della proposta fatta dal fondatore di Wikipedia Jimmy Wales di "mettere un filtro" a Wikipedia: più precisamente, di implementare un sistema di controllo "per cui prima della pubblicazione di una modifica o di una nuova voce servirà il vaglio di uno degli editori". Visto che un paio di mesi fa ero andato a vedere cosa stava succedendo, posso spiegare le cose un po' più a fondo. Per la cronaca, l'annuncio ufficiale (in inglese) si trova qui.

Innanzitutto una precisazione: la proposta vale per Wikipedia in lingua inglese. Ciascuna edizione di Wikipedia, ha le sue regole ed è assolutamente indipendente dalle altre edizioni. Quindi l'edizione in lingua italiana potrebbe decidere di non implementare i filtri anche se quella in inglese lo farà, oppure può capitare l'opposto, o ancora le due edizioni potrebbero implementare i filtri in maniera diversa - credo sia questo il significato della frase riportata «Datemi entro sette giorni un’alternativa da votare nelle due settimane successive». Sì, perché la possibilità teorica di filtrare è già presente nel software da quasi un anno, come si può leggere nella pagina relativa, e un'implementazione è stata fatta nella wikipedia in lingua tedesca. Sono così andato a vedere cosa succede là.

[vista per un utente registrato] Quella che vedete qui a sinistra è una sezione (in alto a destra, per la precisione) di quello che ho visto accedendo come utente registrato alla voce Arne Friedrich che era stata appena modificata. Si nota che viene visualizzata l'ultima versione, che è segnalata come draft: c'è un link ("view page") per vedere l'ultima versione verificata, ed è possibile anche confrontare ("compare") queste due versioni, per vedere cosa è cambiato. Cliccando sull'ultimo link ("+/-") si scopre che "L'ultima versione visionata è stata approvata il 17 dic 2008. 1 modifica ha bisogno di una revisione." Io non sono un editor approvato per la versione tedesca di Wikipedia, quindi non ho avuto la possibilità di segnare la modifica come verificata.

[vista per un utente non registrato] Entrando come utente non registrato, la pagina appare diversa, come vedete a destra. Appare la versione verificata ("Gesichtet": come è facile immaginare, se uno non è registrato si deve cuccare tutti i messaggi nella lingua dell'enciclopedia, visto che non ha la possibilità di settarseli), e un link che permette di vedere comunque l'ultima versione ("zur aktuellen Version"). Nel caso una voce fosse così nuova da non essere ancora stata verificata, essa appare con l'avviso "Keine Version gesichtet" (nessuna versione controllata). Per la curiosità, la modifica era stata fatta da un utente anonimo, e consisteva nel togliere una frase probabilmente ridondante: si è passati da così a così.

Il mio punto di vista è che un'implementazione di questo tipo, dove comunque si ha sempre a disposizione l'ultima versione al semplice costo di un clic in più, male non faccia: non si nasconde nulla, anche nel caso di un utente non registrato al limite si mette qualcosa sotto il tappeto ma si avvisa che sotto il tappeto c'è appunto qualcosa. L'utente registrato può scegliere se vedere la versione verificata oppure la più recente, quindi per lui massima libertà. Certo che se l'implementazione impedisse ad esempio ai non registrati la possibilità di visionare l'ultima versione, allora le cose cambierebbero, e almeno per quanto mi riguarda si tratterebbe di censura.
Detto questo, i filtri sono davvero utili? Boh. Vedo almeno due problemi. Innanzitutto, ci potrebbe essere la possibilità di un tempo piuttosto lungo prima di arrivare alla verifica di alcune voci, il che porterebbe a una percezione di "Wikipedia non aggiornata". Personalmente, non lo trovo affatto un problema, ma immagino che per qualcuno lo sia. Più importante è vedere chi possa approvare le modifiche. Si può immaginare che gli utenti ritenuti affidabili saranno parecchi, molti di più di quelli che hanno i diritti di amministratore (per Wikipedia in lingua italiana un centinaio scarso al momento). Ma naturalmente non è detto che tutti costoro siano sempre al di sopra di ogni sospetto, e i complottisti avrebbero quindi sempre frecce al loro arco, fors'anche più di adesso. Nessuna panacea, insomma: però potrebbe essere un interessante esperimento.
(p.s.: ovviamente il fatto che il demiurgo di Wikipedia sia a favore sposterà molti voti dalla parte del filtraggio, ma come si può leggere sopra non c'è affatto un seguito di tipo bulgaro)

11.01.09
La guerra dei tre giorni   [sfrucugliate]

Stanotte è morto il cardinale Pio Laghi. È tutto il giorno che nei GR Radio Popolare continua a dire che "è stato nunzio apostolico in Terra Santa durante la guerra dei tre giorni" (grassetto mio). Ho provato a fare una ricerca su quella locuzione, e tutti i risultati sensati sono appunto legati al coccodrillo riguardante Laghi, si veda ad esempio Kataweb ("ardinale dal 1991, era stato infatti delegato apostolico in Terra Santa all’epoca delle guerra dei tre giorni e amico personale di Golda Meir") o il Corriere ("Laghi, cardinale dal 1991, è stato delegato apostolico in Terra Santa all'epoca delle guerra dei tre giorni e amico personale di Golda Meir"); a questo punto posso immaginare che una qualche agenzia abbia tirato fuori questa locuzione e tutti l'abbiano copiata amabilmente, mentre lasciavano il cervello all'ammasso.
Perché io ho sentito parlare della guerra dei sei giorni, che però non c'entra nulla: non tanto perché di giorni ne è durata sei (ma la parte contro la Giordania è durata tre giorni, si legge qua), ma perché è del 1967 mentre Laghi fu in Terra Santa dal 1969 al 1973 quando lo spostarono a Cipro. In quel periodo c'è stata in effetti una guerra, ma era la guerra del Kippur che di giorni ne è durata diciannove.
Ma il vostro affezionato tenutario di queste notiziole ne sa una più del diavolo, ed è risucito a fare una bella scoperta. Se si fa la ricerca in inglese, "Three-day War", si può ad esempio finire su questa pagina di Time. Toh: a Cipro nel 1974 c'è stata una guerra dei tre giorni, dal 20 al 23 luglio, e Laghi era stato pronunzio a Cipro. Tutto a posto? No, purtroppo: secondo la biografia ufficiale, Laghi fu nominato nunzio per l'Argentina il 27 aprile 1974, e la guerra turco-cipriota avvenne a luglio.
Insomma, un bel minestrone, no?

16.10.08
Classi ponte - 2   [sfrucugliate]

Giusto perché si sappia esattamente di cosa stavamo parlando, consiglierei di andare a leggere il testo ufficiale delle mozioni. La prima (quella Cota), a parte tutte le premesse, dice
(a) se non passi i test non entri nelle classi "normali" (giustissimo, ma deve valere anche per i bimbi italiani, allora)
(b) che le classi ponte consentono «di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana» e sono «propedeutiche all'ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti» (il che mi sembra pococcoerente, visto che allora non sarebbero classi ponte ma appunto corsi propedeutici)
(c) «a non consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ciascun anno» (indipendentemente da quanto bene sappiano l'italiano)
(d) bisogna però «scongiurare il rischio della formazione di classi di soli alunni stranieri;» (non si sa bene come;
(e) infine occorre che queste classi ponte favoriscano il «rispetto di tradizioni territoriali e regionali del Paese accogliente, senza etnocentrismi» (cosa voglia dire "senze etnocentrismi" qualcuno me lo spieghi per favore) e il «rispetto per la diversità morale e cultura religiosa del Paese accogliente». Naturalmente il rispetto - che ci deve essere, sono d'accordo - è a senso unico.
Giusto per la cronaca, la mozione UDC (è la seconda), quindi non stiamo parlando di perikolosi komunisti, è generalmente fumosa ma prevede «il raggruppamento di alunni bisognevoli di specifici interventi di insegnamento-apprendimento;» e di «arricchire i curricula di contenuti che abbiano riferimento alle varietà culturali»
Per la cronaca, c'è anche una mozione PD che dice "facciamo funzionare il piano di insegnamento L2 dell'italiano come seconda lingua", cosa che a me appare comunque limitante ma forse è perché non so come funzionerebbe questo piano di insegnamento, e una mozione IdV che è ancora più fumosa di quella UDC.
Per cosa è successo dopo, vi lascio al resoconto stenografico, compreso di scambio di battute finale tra Di Pietro e il presidente di turno.

23.07.08

Come da funzione istituzionale dei blog italici, immagino siano stati in molti ad avere linkato questa notizia di La Repubblica (ma la trovate anche su La Stampa): che è stato cioè comprato uno stock di divise fatte produrre in Polonia per risparmiare sui costi, e che quando le divise sono arrivate si è scoperto che c'era scritto "POLIZZIA" con due zeta.
Il punto è che io ero convinto di averla già letta, quella notizia: ho fatto così una rapida ricerca, e sono finito su questo articolo de Il Giornale, datato 6 ottobre 2007. Stessa storia, con il Viminale che ha fatto una gara al ribasso e scoperto solo dopo la brutta sorpresa. Solo qualche piccola differenza: nel caso del quotidiano della famiglia Berlusconi la produzione è stata fatta in Romania e non in Polonia, e chi si è lamentato era stato il segretario del Sap, e non il responsabile Ugl.
Direi che a questo punto la cosa si fa davvero interessante.
- Una qualche agenzia ha tirato fuori dai suoi fondi di magazzino questa notizia, "tanto siamo in estate e non legge nessuno"?
- Abbiamo un caso di leggenda metropolitana che si sta diffondendo attraverso i quotidiani, con qualche piccola modifica come capita sempre in questi casi?
- Repubblica e Stampa partono dal principio che tanto nessuno dei loro lettori avrebbe mai toccato il Giornale?
- Il Viminale, anzi il Veca che è il magazzino vestiario della polizia, è riuscito a trovare per due volte di fila un'azienda che non sa scrivere "Polizia"?
- Per due volte di fila l'ordine è partito da un graduato siciliano, per cui la doppia zeta è assolutamente normale?
- Quelli del Giornale sono dei veggenti?
- La pagina del Giornale è stata modificata oggi, mentre io venivo trasportato in questo universo da un mondo parallelo dove in effetti la fornitura errata era capitata l'anno scorso e non adesso?
Peccato che io come scrittore non valga molto, perché secondo me uno bravo ci potrebbe tirare fuori un bel romanzo da pubblicare a puntate. Su un quotidiano, chiaro.
P.S.: che poi non sarebbe comunque stata la prima volta; né credo che nel 1993 pensassero già a delocalizzare la produzione.

18.07.08
allarmismo per smemorati   [sfrucugliate]

Il presidente di Coldiretti Sergio Marini lancia l'allarme: quest'anno il raccolto di grano basterà per soli sette mesi, e dobbiamo pertanto rimpinguare le scorte. «Il raccolto nazionale di grano, ingrediente base del pane, è stato di 3,5 milioni di tonnellate mentre quello di grano duro per la pasta è stato di 4,5 milioni tonnellate, quantitativi non sufficienti per coprire la domanda», spiega all'attonito lettore per mezzo del giornalista che fa il resoconto del convegno (e che però fa bene il suo mestiere, come potete notare da voi leggendo l'articolo).
Poi magari uno fa una ricerchina e scopre che l'anno scorso il raccolto di grano è stato rispettivamente di 3,23 e 4,13 milioni di tonnellate; quest'anno ci sarà quindi una crescita di quasi il dieci percento. Sarebbe interessante scoprire come mai sia stato lanciato questo grido d'aiuto: forse per preparare la strada a nuovi aumenti?

10.03.08
Non fidatevi della stampa   [sfrucugliate]

Come magari ricordate, ieri qui a Milano c'è stata l'assemblea di Wikimedia Italia, alla quale naturalmente il vostro affezionato estensore ha partecipato (senza maglietta né felpa Wikipedia, per non confondermi con gli altri). Wikipedia è di moda, e al Negozio Civico c'erano frotte di giornalisti e telecamere, pronti a intervistare chiunque passasse sotto tiro e fosse chiaramente un wikipediano. Risultato? questo articolo del Corsera, apparso con qualche foto anche sull'edizione cartacea del giornale. Ripeto, il giornalista del Corsera era presente, quindi ha sentito e visto quello che ho sentito e visto io. Tralascio il taglio dell'articolo, che tanto per dire parte con del gossip secondo il target attuale del quotidiano, e mi limito a segnalare gli errori in quelle poche colonne. (Ma non sono io uno dei "lungagnoni magri": garantisco che c'era gente più magra di me ;-) )

- Alzata di mano, voto unanime: è ufficiale, «Gatto Nero» l’han trombato.. Non ricordo l'esatto risultato della votazione, ma è stato qualcosa tipo "35 voti a favore, 15 astenuti, 11 contrari". Leggermente diverso, direi. (Anche perché ad esempio io ho votato contro, sia per il merito che per il metodo, ma questa è un'altra storia).

- I virgolettati in quel punto sono stati presi da quanto detto durante la discussione che precede la votazione, e non sono parte di un'intervista diretta: non sono nemmeno corretti, nel senso che ad esempio Gatto Nero non ha detto nel suo intervento di essere "una vittima del sistema".

- Dove tutti sono nessuno, e altrimenti non si chiamerebbero soltanto coi nickname, le identità virtuali. Nome e cognome non esistono. Il luogo di nascita, che importa. La nazionalità? Ma va là, provinciale: siam cittadini del mondo, anzi della rete. Non so a quante assemblee abbia assistito il giornalista, ma non ho mai sentito nessuna in cui le persone indicassero la loro data di nascita e la nazionalità. Per la questione nickname/nome, avevamo tutti un badge con in alto il nickname e in mezzo (e in font più visibile) nome e cognome. L'unico punto in cui sono stati detti solo i nickname è stato il momeno in cui i nuovi soci sono stati annunciati per la ratifica da parte dell'assemblea: il libro dei soci ha naturalmente tutti i dati ufficiali.

- «Su Wikipedia Italia, s’intende». Benvenuti su Wikipedia Italia.. Venerdì pomeriggio sono stato beccato in chat per verificare la correttezza di questo file, che poi è stato stampato e portato all'assemblea a disposizione della stampa. Il punto 3 recita testualmente e in neretto NON esiste Wikipedia Italia (ma "Wikipedia in lingua italiana", per la cronaca, esattamente come non esistono Wikipedia UK e Wikipedia USA). Considerando che questa sarebbe la risposta virgolettata della "capa" (dall'anno scorso "evangelist" locale, essendo stata promossa nel coordinamento mondiale di Wikipedia), non credo proprio siano state quelle le parole usate.

-Finanche per i novizi. Tipo «Pietro Dn» e «Ramac», 13 e 14 anni. "Pietrodn" (il suo nick corretto è questo) ha sì 14 anni, ma scrive su it.wiki da quasi tre anni (da quando ne aveva 11, sì. Che c'è di strano?) Non credo proprio che "novizio" sia il termine corretto in italiano.

Aggiornando un po' il vecchio detto, insomma, ci sono tre tipi di bugie: bugie, dannate bugie e articoli di giornale.

Aggiornamento: (19:50) Qualcuno su it.wiki ha fatto notare che il giornalista ha definito wikipedia in italiano come "una biblioteca". Questa castroneria è però facile da comprendere: a un certo punto il direttivo di WIkimedia Italia ha spiegato che - per un problema di documenti che sono fuori copyright in Italia ma non negli USA - la Wikimedia Foundation ha chiesto di creare un sito apposito da noi per questi documenti... sito che si chiamerà biblioteca.wikimedia.it. Potete capire da voi cosa sarà successo :-)

06.03.08
Dimissioni telematiche - 2   [sfrucugliate]

No, non è che mi stia interessando a tutte queste cose perché stia cercando un nuovo lavoro. È solo il mio rompipallismo usuale che mi fa andare a cercare le cose, confortato da tutte le ricerche con titolo "dimissioni telematiche" che arrivano qua e che mi fanno immaginare che l'argomento sia importante per molti. (Ci sono anche molte ricerche "culto della teiera", a dire il vero, ma non sottilizziamo).
Riassumo le puntate precedenti.
Fase 1: a novembre viene promulgata una legge che impone a chi si vuole licenziare di usare moduli prestabiliti e soprattutto numerati, che scadono dopo 15 giorni. L'idea meritoria è che in questo modo si impedisce ai datori di lavoro di far firmare le dimissioni in bianco al dipendente.
Fase 2: la legge dava sei mesi di tempo per la preparazione dei moduli. Dopo soli tre mesi, il decreto attuativo viene promulgato, ed entra in vigore ieri (5 marzo 2008). Sorpresa: il modulo, che doveva essere disponibile (gratuitamente) "negli uffici comunali e nei centri per l'impiego", diventa ora ottenibile solo via internette, almeno secondo quanto stabilito nel decreto attuativo stesso. C'è qualcosa che non va, chiaramente: lo vedete voi il muratore valbrembano che si connette per ritirarsi il modulo? Magari sì, ma non è così certo.
Fase 3: arriva la data fatidica, e parte il sistema MDV, che non significa 1505 in numeri romani ma "Modulo di Dimissioni Volontarie". Che si scopre? che occorre avere una login per ottenere il bel modulo ufficiale datato e di validità quindici giorni. E come si ottiene la login? Non la si ottiene. Infatti l'accesso è riservato ai soggetti intermediari già in possesso di login e password. Quelle merdacce dei cittadini che pur avendo un lavoro vogliono cambiarlo non possono fare nulla da soli, ma se «intendono presentare le Dimissioni Volontarie devono recarsi presso la sede di un soggetto intermediario (Comuni, Centri per l'impiego, DPL)» (DPLnon sta per Devi Penare Lungamente ma per Direzione Provinciale del Lavoro, se uno cerca molto attentamente nel sito riesce anche a scoprirlo).
Logicissimo, vero? Ma credo che la chicca migliore sia questa frase. «Per velocizzare la pratica possono scaricare il modulo Pdf (Fac simile), precompilarlo e recarsi presso la sede di un soggetto intermediario per la validazione dello stesso.». Fermatevi un attimo, fate un bel respiro, rileggi la frase e prova a chiederti che significa in pratica. La sbandierata rivoluzione telematica non c'è . Nella migliore delle ipotesi c'è un simpatico sistema che genera dei numerini in cui è codificata la data di presentazione del modulo, e a cui possono accedere soltanto pochi eletti intermediari. Ma a questo punto bastava dare a questi intermediari un bel timbrino numerato, considerando che non c'è tutta quella necessità di avere un'Anagrafe Nazionale Unificata dei Moduli Volontari di Dimissioni.
E invece no, perché l'Italia è Una Nazione All'Avanguardia.
Persino le cose buone riusciamo a farle male.
Aggiornamento: (4 luglio) è di nuovo cambiato tutto. Vedi qua.

29.02.08

Un paio d'ore fa, mentre stavo facendo finta di fare il mio secondo lavoro di questi ultimi mesi, mi sono visto sull'aggregatore RSS del Corsera la notizia che il sindaco di Firenze querela Wikipedia. Oltre ad avere scoperto che il nome del sindaco è Domenici e non Dominici come credevo da anni, sono andato a vedere la voce: c'era il pezzetto mostrato nel riquadro all'interno dell'articolo, poca altra roba, e in cima alla pagina l'avviso a chiare lettere Questa voce o sezione non riporta fonti o riferimenti, il che dimostrava che nessuno credeva più di tanto alla qualità della voce. Anche la sezione dove si accusava Domenici dell'affidamento dei parcheggi cittadini alla società "Firenze Parcheggi" del cui cda fanno parte le mogli di Domenici e dell'assessore Cioni., chiamata "Critiche", era stata messa in dubbio, come si può leggere nella pagina di discussione relativa (ogni voce su wikipedia può avere una parallela pagina per discutere sulla voce stessa). Non c'era nemmeno stata una vera e propria "guerra di modifiche", e probabilmente la cosa si sarebbe rimessa in quadro per conto proprio in qualche giorno, anche considerando che è difficile affermare che le mogli di Domenici e Cioni siano nel CdA di Firenze Parcheggi, quando di donne ce n'è una sola :-) Né Domenici o qualche zelante funzionario si è messo a fare quella singola modifica alla voce, che probabilmente avrebbe risolto tutto. Ma magari sarebbero rimaste le altre critiche, che non erano poi così belle per l'immagine del sindaco... e dire che nella voce sono state cancellate cose ben peggiori, senza nemmeno che venisse minacciata una querela.
Ad ogni modo, i sysop di it.wiki hanno compiuto l'operazione usuale in questi casi: se provate a cliccare sulla voce che riguarda Domenici, troverete solo l'asettica nota Attenzione: questa pagina è stata bloccata ed oscurata a scopo cautelativo. Verrà eventualmente ripristinata alla fine della vicenda che la riguarda. Insomma, le malignità e le possibili calunne su Domenici non si possono leggere, ma non si leggono nemmeno le cose buone che ha fatto. Non so se alla fine lui ci guadagnerà o no da tutta questa storia; mi sa tanto che però questo sia solo l'inizio di una campagna elettorale che sarà davvero pesante, e le accuse contro di lui - con dei giganteschi disclaimer per evitare altre querele - cominceranno a vedersi in giro per la rete :-)
P.S.: chissà come hanno fatto quelli del Corriere ad avere lo scoop in esclusiva!
Aggiornamento (1. marzo): la voce è stata rimessa in chiaro, senza tutto il paragrafo "Critiche" (cancellato del tutto), il che mi pare che sia un po' esagerato: scrivere ad esempio che i cittadini ce l'hanno con la tranvia non è mica peccato, no?

05.02.08

In questi giorni sta montando la polemica contro la Fiera del Libro di Torino, che ha scelto Israele come paese ospite per il 2008. Premesso che, come avevo tumblrato, sono perfettamente d'accordo con il boicottaggio - nel senso che chi non vuole partecipare per questa ragione, è bene che non partecipi e siamo tutti più contenti - il caso si complica.
Oggi (o era ieri?) ho letto qualcuno che citava Lia, la quale affermava che il paese ospite per il 2008 sarebbe stato l'Egitto, ma che poi Picchioni e Ferrero hanno spostato il paese arabo al 2009, "per far posto a Israele". Bene, ho provato a fare qualche ricerchina in rete.
Purtroppo il sito della Fiera del Libro impedisce alla WayBack Machine di salvare le proprie pagine, quindi non posso vedere cosa veniva detto l'anno scorso. In compenso, il secondo dei documenti citati da Lia è datato 29 dicembre 2007, quindi undici giorni dopo la conferenza stampa che ho citato all'inizio del post. Il primo documento, però, è datato 19 gennaio 2007, e quindi si direbbe ben vecchio. Peccato però che non è "degli archivi della Fondazione per il Libro Rolando Picchioni", ma è semplicemente taggato in quel modo: il sito è un banale blog di nome comunicatistampa.wordpress.com. Il bello è che questo blog è invece presente sulla WayBack Machine: però, se si guarda la versione del 19 febbraio 2007, si riesce a tornare indietro fino al 12 gennaio, e del comunicato non v'è traccia. Insomma, il comunicato stampa è stato aggiunto almeno un mese dopo la data che riporta. Interessante, vero?
Ammetto che sono una persona davvero pigra: altrimenti sarei andato in emeroteca a spulciare i giornali del maggio scorso, visto che generalmente alla fine della manifestazione viene indicato il paese ospite per l'anno successivo. Però mi sa che qualcuno sta cercando di montare il solito complotto giudoplutomassonico... ehm no, scusate, arabopauperojihadico. Sapete, l'abitudine...
aggiornamento: (6 febbraio) da quanto scritto nei commenti si può immaginare questo scenario. A inizio 2007 ci sono dei contatti con l'Egitto per il solito scambio di link tra blog... ehm, di ospitate nelle fiere del libro. Poi hanno pensato di rimandare dal 2008 al 2009 l'invito, per fare sinergia con una mostra che ci sarà a Torino. A questo punto Picchioni e Ferrero, visto che erano da quelle parti, sono andati a chiedere a Israele: sicuramente a metà dicembre la cosa era ufficiale, e in Egitto al tempo non si è lamentato nessuno. A fine dicembre iniziano a vedersi i primi siti che parlano di Egitto ospite 2008, non si sa se per errore o altro. Intanto in Italia ci sono le feste di Natale, e la sinistra antagonista si accorge della cosa a metà gennaio, montando subito l'usuale cancan.
Aggiornamento: (21 febbraio) vedo che c'è gente che non riesce a capire quello che ho scritto. Se lo fanno per partito preso, non ci posso fare nulla; se lo fanno perché proprio non ci arrivano, mi sembra giusto rispiegarglielo con parole spero più chiare.
Io non boicotterò di certo la Fiera del Libro, né mi sono mai sognato di farlo. Inoltre ritengo così imbecilli quelli che vogliono boicottarla, che paradossalmente sono perfettamente d'accordo con loro: voi non andateci, così starò meglio senza correre il rischio di incontrarvi.

25.01.08

Quando dico che ho molta stima dei miei lettori, non scherzo affatto. Spesso sono loro a darmi gli spunti per quello che scrivo, risparmiandomi la fatica di scoprire le cose in giro... e di questo gliene sono grato. Scrivere qualche riga non è poi così difficile, se sai cosa dire.
Il grazie stamattina va a Marco, che dal Regno Unito mi segnala due articoli apparsi ieri sui Gemelli dell'Italica Informazione a proposito delle risse in Parlamento. Sono quelli del Corsera e di Rep.it. Che c'è di strano, mi direte? Beh, a leggerne uno solo nulla; a leggerli entrambi c'è una strana sensazione di déjà vu. Il titolo del Corriere è Quando l'aula diventa un ring, con sottotitolo Le risse in parlamento in 60 anni di repubblica; quello di Repubblica è invece Quando l'aula diventa un ring - Le risse in 60 anni di Repubblica. Anche la lista di quello che è accaduto tra i nostri degni rappresentanti è identica, parola per parola. Per chi non ci credesse, ho salvato a imperitura memoria le schermate: Corriere / Repubblica.
Credevo che avessero copiato entrambi da Wikipedia, un classico in questi casi, ma non ho trovato nulla. Dando un'occhiata alle header, rep.it, che dà molte più informazioni, afferma che il suo articolo è stato postato alle 20:02:54, mentre il corsera tace sull'ora. Però una rapida googlata farebbe effettivamente propendere per una netta vittoria degli scalfariani. Sarebbe interessante se in via Solferino qualcuno commentasse mai questo "strano caso", vero?

16.01.08

Occhei, il papa domani alla Sapienza non ci sarà, ma ormai il suo discorso l'aveva scritto, e quindi ha pensato bene di pubblicarlo, addirittura in anticipo in modo che potesse essere stampato e distribuito. Rep.it, apprezzabilmente, l'ha presentato integralmente. Ho come il sospetto che non saranno in tanti a parlare, quindi tanto vale lo faccia io, anche se per forza di cose (mie) un po' rapidamente.

Il punto chiave di tutto il discorso è quasi all'inizio: «Nell'università "Sapienza", l'antica università di Roma, però, sono invitato proprio come Vescovo di Roma, e perciò debbo parlare come tale». Non posso dargli torto: il problema non è suo, ma del rettore Guarini che appunto non solo decide di invitare all'inaugurazione dell'anno accademico il vescovo locale (nulla di male), ma vuole anche che faccia una lectio magistrali.

Proseguendo, Ratzinger, seguendo John Rawls di cui io ovviamente non avevo mai sentito parlare, afferma che «Di fronte ad una ragione a-storica che cerca di autocostruirsi soltanto in una razionalità a-storica, la sapienza dell'umanità come tale - la sapienza delle grandi tradizioni religiose - è da valorizzare come realtà che non si può impunemente gettare nel cestino della storia delle idee». È un discorso un po' sul filo del rasoio, anche se non ha affermato che la sapienza delle grandi tradizioni religiose è ipso facto una vera sapienza, ma semplicemente che bisogna tenerne conto. Notate che non ha parlato specificatamente della religione cristiana e della confessione cattolica :-)

Da qui passa, attraverso una citazione di Socrate che a me sembra piuttosto fuori tema, ad affermare che già i primi cristiani erano convinti che per la loro fede serviva anche la ragione, per potersi interrogare su Dio: direi un tema a lui caro. Personalmente però non sono affatto d'accordo con la successiva citazione di Agostino, che «ha affermato una reciprocità tra "scientia" e "tristitia": il semplice sapere, dice, rende tristi. E di fatto - chi vede e apprende soltanto tutto ciò che avviene nel mondo, finisce per diventare triste.». Si può discutere se la scienza fatta per sé stessa non sia una manifestazione di misantropia, ma da qua ad arrivare a dire che "è triste" ce ne va parecchio.

La lectio magistralis continua parlando della divisione quadripartita dell'università medievale, partendo dalla Medicina che pur essendo vista quasi come un'arte era però considerata avere della "ratio" al suo interno, e continuando con Giurisprudenza. Qui fa un lungo inciso, tornando al giorno d'oggi e parlando delle teorie sulla democrazia di Jurgen Habermas (lui almeno l'avevo già sentito nominare). L'accenno alla spiegazione della «forma ragionevole in cui i contrasti politici vengono risolti» secondo Habermas - non bastano le maggioranze aritmetiche, ma ci vorrebbe un purtroppo ben difficile da ottenere «processo di argomentazione sensibile alla verità» - è a mio parere molto bello, assolutamente generale, e quindi verrà accuratamente evitato da tutti i nostri politici.

Parlando di verità, ritorna poi all'università medievale e alle altre due facoltà, Filosofia e Teologia, che considera come «una peculiare coppia di gemelli, nella quale nessuna delle due può essere distaccata totalmente dall'altra e, tuttavia, ciascuna deve conservare il proprio compito e la propria identità.», ricordando come già san Tommaso d'Aquino [nota: Agostino non aveva il "san" davanti, Tommaso sì. Si vede subito a chi vanno le sue preferenze] affermasse l'autonomia della filosofia dalla teologia.

Il Papa reitera il suo punto: anche se «Varie cose dette da teologi nel corso della storia o anche tradotte nella pratica dalle autorità ecclesiali, sono state dimostrate false dalla storia e oggi ci confondono.», comunque rivendica per la teologia il diritto di dare degli input alla filosofia, proprio perché parte da una conoscenza comune dell'umanità. Da qua in poi c'è il punto più debole di tutta la lectio, almeno a mio parere. Infatti, va bene dire che «Il messaggio cristiano, in base alla sua origine, dovrebbe essere sempre un incoraggiamento verso la verità e così una forza contro la pressione del potere e degli interessi.» (notare il condizionale...) ma avrei qualche dubbio sul «il messaggio della fede cristiana [è] una forza purificatrice per la ragione stessa, che aiuta ad essere più se stessa». Questo implica infatti che non può esistere ragione senza fede (sì, lo so, un altro punto fermo del pensiero ratzingeriano), però mi sembra un'affermazione assolutamente indimostrabile.

Anche l'accenno successivo all'università moderna, dove le "nuove dimensioni del sapere" sono valorizzate soprattutto «nelle scienze naturali, che si sono sviluppate sulla base della connessione di sperimentazione e di presupposta razionalità della materia» e «nelle scienze storiche e umanistiche, in cui l'uomo, scrutando lo specchio della sua storia e chiarendo le dimensioni della sua natura, cerca di comprendere meglio se stesso» fa molto arrabbiare il matematico che è in me e che si trova messo fuori gioco. Seriamente, la matematica (pura) non può proprio entrare nello schema indicato da Benedetto XVI, perché lo studio delle relazioni matematiche di per sé, e non quindi come modelli per quelle che lui chiama "scienze naturali", richiede la ragione ma non ha assolutamente bisogno della sapienza delle religioni, grandi o piccole che siano. D'altra parte questa parte del discorso finisce con un'implicita ammissione di accerchiamento: «Detto dal punto di vista della struttura dell'università: esiste il pericolo che la filosofia, non sentendosi più capace del suo vero compito, si degradi in positivismo; che la teologia col suo messaggio rivolto alla ragione, venga confinata nella sfera privata di un gruppo più o meno grande.».

Fortunatamente nella parte finale, dove ricorda che il papa «Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà», è più tranquillizzante. Non rompiamo lamentandoci per l'invito alla ragione «a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro.». Come dicevo all'inizio, il rettore ha chiesto la lectio magistralis al Papa: è come lamentarsi per avere invitato Luca Cordero di Montezemolo alla riunione annuale di Ciclobby, e sentirlo terminare dicendo "la bicicletta è bellissima, e messa sul tetto della vostra automobile quando andrete in vacanza vi farà sentire più liberi".

Occhei. Penso che ormai lo sappiate che io preferisco di gran lunga le discussioni filosofiche di Ratzinger al misticismo di Wojtyla, e so benissimo che i veri motivi per le contestazioni da parte di studenti e professori romani rimangono intatti: però devo dire che - pur non concordando in vari punti con quanto da lui detto nella sua lectio magistralis - l'ho trovata una lettura interessante.

24.09.07
se la FIMI gioisce...   [sfrucugliate]

Leggo da Daniele Minotti che c'è un progetto di legge sulla riorganizzazione della SIAE; e che la scorsa settimana, in commissione, è stato presentato e approvato un emendamento della cosiddetta "sinistra radicale" (Folena e Luxuria). Questo emendamento, che diverrebbe il comma 1bis dell'articolo 70 della legge sul diritto d'autore (22 aprile 1941, n. 633, più una sfilza di aggiornamenti) recita
«È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet a titolo gratuito di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradati, per uso didattico o enciclopedico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentito il Ministro della pubblica istruzione e dell'università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all'uso didattico o
enciclopedico di cui al precedente periodo.»

Così ad occhio la cosa mi parrebbe molto bella: però secondo Guido Scorza (post 1 e post 2) la cosa è peggiorativa rispetto alla situazione attuale. In due parole, per chi non ha voglia di leggersi quei post, adesso il comma 1 afferma che «Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l'utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali»; con il nuovo comma, nella peggiore delle ipotesi non si potrebbero più usare testi per scopi di ricerca; ma anche nella migliore delle ipotesi non si potranno usare più immagini e musica se non "degradate". Quanto degradate non si sa, naturalmente. Insomma, già io dovrei stare molto attento a quello che inserisco nel mio sito - che è la quintessenza dei fini non commerciali; figuriamoci uno che mette gli AdSense nelle sue pagine.
Io avrei anche pensato a una paranoia da parte di Scorza: però dopo avere scoperto che la FIMI, vale a dire la federazione dei discografici, plaude all'emendamento ho cambiato idea. E comunque l'avvocato è lui, mica io... forse è meglio che mi fidi di chi ne sa più di me.

11.09.07
beppegrillo™ reloaded   [sfrucugliate]

Innanzitutto, ringrazio PiDave che è riuscito a trovarmi quello che dovrebbe essere il testo completo della proposta di legge che varie centinaia di migliaia di persone hanno firmato sabato e di cui avevo parlato. Che dire di più?
Non ho nulla da aggiungere sulla parte della non rieleggibilità dopo due elezioni: o meglio, faccio solamente notare che PresDelCons, ministri e sottosegretari non devono necessariamente essere parlamentari, il che significa che qualcuno dei firmatari potrebbe avere delle sorprese se la legge fosse approvata. Sulla parte del voto di preferenza, di nuovo nulla da dire: ma come avevo detto, qui sono d'accordo. Resta la parte che è stata etichettata come "Parlamento Pulito". Dal punto di vista legale, il tutto è scritto in maniera "corretta": ad esempio, chi è condannato in primo o secondo grado non è ineleggibile, ma "sospeso dall'ufficio" (ma se poi lo assolvono, gli danno tutti gli arretrati?) Notate che può tranquillamente candidarsi ed essere eletto, e soprattutto che non può venire sostituito :-) Ma il punto più interessante è quello su chi diventa ineleggibile o sospeso: bisogna essere stati condannati per reato non colposo ovvero a pena detentiva superiore a mesi 10 e giorni 20 di reclusione per reato colposo. Ora, beppegrillo™ afferma di essere stato condannato per omicidio colposo a quindici mesi, che sono sicuramente più di dieci mesi e venti giorni; però io sono un andreottiano, e penso comunque male.
Attenzione: dal mio punto di vista se Grillo volesse candidarsi non avrei problemi. Però non mi piace per nulla il modo di andare avanti a slogan (perché il testo della proposta di legge non è bello in evidenza sul suo sito, e non su un forum di volontari per quanto generosi e dotati delle migliori intenzioni?) Per me quella non è politica: non che sia politica quello che i sedicenti politici stanno facendo in Italia, ma resto dell'idea che per fare politica uno debba spiegare le cose, non lanciare proclami, ukase o fatwa. Con quelli fai il capopopolo.

01.09.07

Oggi il Guardian pubblica un'intervista a Michela Vittoria "MVB" Brambilla. Cosa fanno i principali italici quotidiani? La Stampa segnala l'intervista, mette una foto di MVB, traduce i primi due paragrafi e si "dimentica" di mettere un collegamento all'originale.
Il Corriere della sera mette la foto, la stessa traduzione (parola per parola) dei primi due paragrafi, ma almeno lascia un link all'originale.
E Repubblica? Loro non hanno bisogno di citare il Guardian, perché hanno la loro intervista esclusiva.
(comunque consiglio di leggere l'originale inglese, anche se scade nell'agiografia quando racconta di tutti gli animali che la MVB tiene a casa. Ma la risposta all'ultima domanda, quando lei dice "del passato della gente non mi importa", è da incorniciare)
Aggiornamento: ho controllato i feed dei due quotidiani copioni. La Stampa ha pubblicato la notizia alle 8:53 e l'ha modificata alle 9:56; il Corsera l'ha pubblicata alle 11:01 e l'ha modificata alle 14:18. Da questo si evince (a) che a Torino si svegliano prima, e (b) se non hanno copiato entrambi, sono i bauscia ad avere "recuperato" la traduzione.

04.07.07
La messa in latino   [sfrucugliate]

Non avevo ancora parlato del motu proprio ratzingeriano che faciliterebbe la possibilità di celebrare la messa secondo il rito tridentino, per l'ottima ragione che il motu proprio non è ancora stato reso pubblico, e non mi andava affatto di parlare sul nulla. Però a quanto pare sono in minoranza: basta leggere Repubblica sempre sulla notizia e scoprire come i cattolici inglesi si lamentino perché la Messa (pardon, la Mesa: ora che Repubblica sta riproponendo i fumetti di Tex, si scoprono delle strane commistioni...) sia antisemita. Sapendo che la maggior parte di quelli che mi leggono sono di estrema sinistra :-), e di queste cose non ne sanno magari troppo, mi pare opportuno dare qualche notizia in più, che può sempre essere utile nelle chiacchierate alla macchinetta del caffè. Altrimenti, come al solito, siete liberi di saltare la lettura.
Innanzitutto, iniziamo da uno scoop di base. Il problema non è la messa in latino. In effetti, come si può vedere andando a sfogliare i documenti del Vaticano II, la Sacrosanctum Concilium (III, 36) dice che nel rito latino la lingua ufficiale è... il latino. Poi viene graziosamente concesso, sotto controllo vescovile, di usare la lingua nazionale. In pratica non credo di conoscere nessun posto in cui la messa venga celebrata col rito postconciliare, ma in latino; però non ci sarebbe nessun problema ecclesiastico a farla. Quello che vogliono i lefebvriani è celebrare la messa col rito tridentino; che il rito sia in latino è un fatto, che ritengano il latino più "degno" per la celebrazione è probabilmente un altro fatto, ma sono due cose distinte.
Secondo scoop: di "perfidi ebrei", o addirittura i "giudei infami" (sempre da Rep.it, questa volta addirittura in homepage. Strano, non mi pareva che avessero ripubblicato il Cuore, né il Diario minimo con l'Elogio di Franti. Chissà da dove gli è venuto fuori l'aggettivo) effettivamente se ne parlava nel messale Tridentino, durante la funzione (che non è una messa, ma qui entrerei troppo nel dettaglio) del venerdì santo. C'era infatti una preghiera "pro perfidis Iudaeis": Wikipedia ne riporta il testo. La preghiera "per gli Ebrei" continua ad esserci ancora oggi, anche se il testo è molto cambiato, non solo per la cancellazione della parola "perfidi" ma anche perché non si dice più "fa' che capiscano qual è la Vera Fede". C'è tutta una diatriba sul vero significato dell'aggettivo "perfidis" in quel contesto: la mia personale opinione è che era nato nell'accezione latina "che hanno rotto il patto" (quello di Abramo che per un cristiano è stato completato dal Cristo) ma che ha rapidamente assunto il significato attuale di "perfidi" per colpa proprio di quella frase e dell'antisemitismo nemmeno troppo strisciante dei secoli passati. Però...
Il punto è però che quando ho scritto che "se ne parlava", non è che pensassi al nuovo messale. Il rito tridentino ha avuto varie modifiche, a partire dal 1570 quando fu promulgato; l'ultima avvenne... nel 1962, dove la frase incriminata era stata appunto tolta da Giovanni XXIII, che dietro la faccia contadina da Papa Buono era un finissimo politico e aveva capito che forse era meglio evitare certe espressioni. È possibile che qualche lefebvriano sia un sedevacantista, ma non credo che ritengano diabolica la versione del 1962 dell'Ordo Missae: insomma, la ragione indicata nell'articolo di Rep.it mi pare tanto una bufala. Nulla di così strano.
Per quanto riguarda me, sono completamente agnostico rispetto alla reintroduzione del rito tridentino, almeno fino a quando rimane facoltativo: dal mio punto di vista è troppo esoterico, e non credo nemmeno che la chiesa cattolica ci guadagni qualcosa, ma chi sono io per giudicare?
Aggiornamento: (5 luglio) Anna mi ha fatto notare come in Inghilterra il latino abbia avuto delle connotazioni molto negative a partire dallo scisma anglicano e dalla contestuale King James Bible. Magari la vera ragione è questa...
Aggiornamento: (8 luglio) Continuo l'analisi qua.

29.06.07

Giusto per far capire cosa i media pensino dell'intelligenza del loro lettore medio, andatevi a leggere questo "articolo" di repubblica.it. L'articolo parla di come il professor Maurizio Seracini stia cercando un sistema per verificare se a Firenze, nel salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, sotto gli affreschi del Vasari restino delle tracce della battaglia di Anghiari affrescata da Leonardo - che come tutti sappiamo ha sempre avuto dei Grossi Problemi con gli affreschi, vedi il Cenacolo.
Il clou dell'articolo è questo: «La vera protagonista di questa indagine molto speciale sarà una macchina che proprio in questi giorni sta prendendo forma nell'Università di San Diego, in California, dove è volato il suo ideatore, il professor Maurizio Seracini. La macchina avrà uno di questi nomi impossibili. Semplificando potrà essere chiamata acchiappa-colori.». Avete letto bene. "Acchiappa-colori", manco dovessero mettere l'affresco in lavatrice e non volessero che stingesse. Io che sono bastardo inside e penso sempre male mi chiedo se la signora o signorina Claudia Fusani l'abbia trovato, quel "nome impossibile": credo però di no, perché le mie ricerche non hanno portato a nulla. Però ho scoperto un bel po' di cose a riguardo: nel resto del mondo si è parlato della cosa tra febbraio e marzo (vedi Time, il New York Times, i siti della UCSD e della Emory University che poverina è stata dimenticata nella foga di scrivere l'articolo, forse perché in Italia non la conosce nessuno). Se uno vuole, può anche farsi una cultura leggendo qua.
Magari qualcuno può pensare che "sì, è tutto vero, ma qua non si era ancora certi che Rutelli desse l'ok alla ricerca, si sa come vanno queste cose...". Può darsi. Però, sempre andando a spulciare in giro, ho scoperto che più di un mese fa il comitato scientifico si è regolarmente insediato. Notizia freschissima, vero? Bei frigoriferoni a rep.it, vero?

04.06.07
Strane ricerche   [sfrucugliate]

Oggi Anna ha ricevuto una busta dal Consiglio Nazionale delle Ricerche - Dipartimento di Epidemiologia, con una circolare firmata dal Prof. Alfredo Nicolosi, direttore del dipartimento in questione, che con toni suadenti spiegava che "vi offiramo l'occasione per finalmente raccontare (sic) la vostra esperienza", indicando i "disturbi che non vengono presi in considerazione dal medico di base".
Può anche darsi che il questionario sia davvero quello che afferma di essere, anche se Anna, dopo avere letto la parte celeste che era da compilare (pardon, "riempire") solo dalle persone che hanno disturbi urinari, ha commentato qualcosa tipo "quelli stanno cercando di farsi una base di pazienti per testare un nuovo farmaco. Però uno inizia a pensare male quando scopre che il questionario non deve venire inviato al CNR, ma alla Just in Time S.r.l., che sta sì a Segrate come il dipartimento di cui sopra ma mi pare faccia tutt'altro; e soprattutto pensa molto male quando scopre che il questionario - dove chiedono anche ad esempio il reddito familiare - non è anonimo, ma deve essere firmato indicando chiaramente nome e cognome. A che servono tutti quei dati incrociati?
P.S.: il testo per il consenso ex D.Lgs. 196/2003 c'è, e dice che "i dati saranno uniti in maniera anonima (senza nome) ... e i risultati saranno presentati tutti assieme, senza la minima possibilità di identificare chi ha risposto al questionario", e "I dati personali da Lei forniti non saranno comunicati a nessuno". A parte che manca l'esplicitazione del fatto che quelli forniti (non i soldi, ma le eventuali malattie dell'apparato urinario) sono dati sensibili, mi chiedo ancora una volta a che serve nome e cognome se tanto affermano di non usarlo.

25.05.07
Lei non sa chi sono io!   [sfrucugliate]

Non so se vi è capitato di sentire parlare della denuncia di Massimo Del Papa a Wikipedia Italia: ne ha parlato Punto Informatico, e oggi su La Stampa abbiamo il commento di Anna Masera. A dire il vero non so se vi fosse mai capitato di avere sentito nominare Massimo Del Papa: io sono un po' fuori dal mondo, ma a me il nome non dice proprio niente, e su questo non posso che associarmi all'ironia della Masera. E credo anche di non essere il solo.
Ma cosa è successo esattamente? Al momento in cui scrivo, la voce di wikipedia è "bloccata a scopo cautelativo". L'unica campana che potete leggere è quella di Del Papa stesso, che afferma come "qualcuno di indymedia" abbia continuato a inserire prima una foto fasulla e poi puntatori ad articoli di indymedia stessa che lo diffamavano, fino a che - cito dal post qui sopra - «per ora, ho vinto io, assistito da lunga esperienza in materia e da un legale, che subito ha provveduto a spedire le opportune diffide». Traduzione per chi preferisce parlare terraterra: ha fatto una minaccia di querela (o forse ha fatto la querela per davvero, anche se mi sento di dubitare della cosa): come sempre in questi casi wikipedia oscura tutto.
Bene. Qualcuno vuole saperne un po' di più? Ecco una cronistoria un po' più completa. Tale utente "Ispettore Coliandro" alle 18:18 del 5 gennaio 2007 crea la voce "Massimo del papa". Peccato che l'abbia fatto copiando la biografia qui presente, e così alle 18:37 (diciannove minuti dopo...) la voce è stata cancellata. Ma l'Ispettore Coliandro non demorde, e alle 18:48 crea nuovamente la voce, questa volta con itesto identico al colophon del blog babysnakes.splinder.com, il link al blog stesso e un link a un'immagine presente sul sito indymedia, per la cronaca http://italy.indymedia.org/uploads/2005/05/max.jpg. Tempo tre minuti, e la voce è nuovamente cancellata per "promozione biografica". Viene poi ripostata alle 19:12, stavolta con colophon, lista dei libri, link al blog ma non all'immagine. Dopo un po' di discussioni che potete vedere sulla pagina di discussione di "Ispettore Coliandro" la voce sembra avere una sua stabilità fino all'inizio di questo mese.
Il 13 maggio tale utente "Stefano Satta Flores" (ah, ricordo che i nomi degli utenti sono scelti dagli utenti stessi e non si ha possibilità di sapere a chi corrispondono) aggiunge questo paragrafo: Dal 2004 al 2006 è stato uno dei più assidui frequentatori e controversi animatori del sito Indymedia Italia, dove ha scritto articoli caratterizzati da una vis polemica a volte esasperata.; aggiunge inoltre come collegamento esterno l'elenco degli articoli firmati "Massimo Del Papa" su Indymedia. (Notate la differenza tra "firmati" e "scritti da". Per quel poco che so di Indymedia, non credo proprio che certifichino il nome di un postatore). A questo punto inizia una guerra, con un utente anonimo che cancella questi riferimenti e un altro utente anonimo che li rimette, più alcuni wikipediani che annullano quelle modifiche, considerandole dei vandalismi. Il tutto fino al 18 maggio, giorno in cui il primo anonimo aggiunge questa nota in calce.

ATTENZIONE - Il materiale sopra scritto contiene notizie false e tendenziose, in particolare sul sito indymedia, mai frequentato dall'interessato, ed anzi segnalato in denuncia-querela per diffamazione continuata. Non essendo possibile la rimozione, pur avendo segnalato l'illecito a Wikipedia, dato che il materiale viene immediatamente reinserito, si rende noto che la situazione è stata denunciata all'Autorità Giudiziaria insieme ai responsabili, così come figurano nella loro presunta identità, del reiterato inserimento.

Da qua si giunge all'oscuramento della pagina.
Che penso io di tutto questo? Beh, suona molto strano che uno che affermi (sempre dal suo blog, ammesso a questo punto che sia il suo e non quello di un impostore che si spacci per lui) «Convinto che la controinformazione non esiste, esiste solo l'informazione» se la prenda così tanto per quella che sarebbe pura controinformazione: però il giornalismo è una cosa troppo lontana dalle mie capacità, questo l'avete capito tutti. Trovo anche strano che "Ispettore Coliandro" (che dopo gennaio non si è più visto, tra l'altro) avesse postato una foto fasulla ma si fosse dimenticato di aggiungere la parte su Indymedia, lasciando dei semplici panegirici verso Massimo Del Papa; ma anche qua ognuno ha il diritto di scrivere quello che gli pare. Naturalmente al famosissimo giornalista non è nemmeno passato per la testa di scrivere sul suo blog che il suo omonimo che ha firmato gli interventi su indymedia non è lui, avvisando poi i "curatori" dell'enciclopedia: posso assicurare che in quel caso, senza minacce né altro, la voce sarebbe stata immediatamente bloccata in scrittura, lasciando però il testo "approvato". È anche vero che in questo modo la pubblicità è molto maggiore di una paginetta di poche righe in mezzo a più di trecentomila. L'unica cosa su cui mi sento di approvarlo pienamente è la sua frase «Anche la credibilità di wikipedia ne esce confermata per quella che è. Del tutto opinabile». Ma lo scriveva già il mai troppo compianto Beppe Viola trent'anni e più orsono: "quelli che... l'ha detto il telegiornale! - sì, ma... - l'ha detto IL TELEGIORNALE!"

Scritto tutto questo (e aggiunto sommessamente che sono sempre più d'accordo con chi dice "togliamo da Wikipedia tutte le biografie di persone che non sono morte almeno da cent'anni") mi resta ancora da commentare questo articolo di Alessandro Bottoni sul tema: articolo che a prima vista sembra perfetto ma...
Il primo punto da fare notare è che Bottoni si confonde tra responsabilità civile e penale. La differenza non è affatto da poco: tutto il suo discorso, che termina in pratica con "occorre che i contributori di wikipedia siano identificabili con certezza", crolla miseramente. (Ah, tra l'altro è ovvio che tutte le modifiche all'enciclopedia sono loggate, e che se mai ci fosse qualcosa di davvero penalmente rilevante il perpetratore verrebbe beccato subito). Per quanto riguarda la responsabilità civile, la questione si fa interessante, visto che nessuno in Italia è direttamente legato all'enciclopedia (i server, oltre che non stare in territorio italiano il che non sarebbe poi così importante, sono gestiti da Wikimedia International).
Anche definire Wikipedia "base di dati affidabile" è un'affermazione che probabilmente dovrebbe essere provata in tribunale: sicuramente non viene mai affermata dall'enciclopedia, anzi nella pagina di benvenuto si scrive in grassetto «Wikipedia non può fornire garanzie sulla validità e l'accuratezza dei suoi contenuti». Infine, la "struttura di controllo" vagheggiata da Bottoni esiste già, anche se è informale: basta pensare che le pagine sono oscurate se qualcuno si limita ad affermare di volere adire a vie legali.

Il punto che continua a non essere considerato da chi non vuole l'anonimato è un altro. Anche le informazioni firmate da me possono essere o no corrette: anche se si assume la mia completa buona fede, non è detto che non mi possa sbagliare. Bene: un'enciclopedia con metti diecimila nomi-e-cognomi che hanno contribuito quale garanzia mi darebbe sulla veridicità delle informazioni? Nessuna. Anche immaginando di avere una biografia dei contributori Cassiodoro Vicinetti e Olindo Brodi, e immaginando che la biografia sia vera - perché poi alla paranoia non c'è mai limite - che possiamo pensare del loro lavoro? Chissà. Quindi, o aboliamo il concetto di Wikipedia, e qua penso molte persone si stiano sfregando le mani al pensiero, oppure partiamo dal più sano principio di usare l'enciclopedia e non venerarla. Poi se naturalmente vivessimo nel migliore dei mondi possibili la voce su Del Papa avrebbe avuto come nota qualcosa tipo "Tra il 2005 e il 2006 apparvero sul sito di Indymedia molti interventi firmati Massimo Dal Papa; Dal Papa ha però affermato che tali interventi non sono suoi, ed erano stati scritti per diffamarlo". Ma so che questo non sarà mai possibile.

03.05.07
Scalone o scalinata?   [sfrucugliate]

Se i sindacati accetteranno quanto appena proposto da Prodi sull'innalzamento dell'età pensionabile, avremo ancora una volta mostrato come in Italia le scelte siano fatte in maniera assolutamente casuale.
Lo "scalone" della legge Maroni (in pratica, un blocco per tre anni delle pensioni di anzianità) è indubbiamente una stupidaggine, visto che fa delle discriminazioni troppo grandi; l'affermazione che «non avrebbe prodotto nessun beneficio in termini di risparmi», come casualmente reso noto oggi dal Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale, è comunque falsa. Ma che ti inventa Prodi al posto dello scalone? una scalinata di un anno ogni diciotto mesi per arrivare nel 2012 a un'età pensionabile di 62 anni. Vediamo una tabellina per semestre di nascita con i due sistemi:
nascita Maroni Prodi
1/1950 1/2007 1/2007
2/1950 2/2007 2/2007
1/1951 1/2011 1/2009
2/1951 2/2011 2/2009
1/1952 1/2012 1/2010
2/1952 2/2012 2/2011
1/1953 1/2013 1/2012
2/1953 2/2013 2/2012
1/1954 1/2014 1/2014
2/1954 2/2014 2/2014
1/1955 1/2015 1/2015
2/1955 2/2015 2/2016
1/1956 1/2016 1/2017
2/1956 2/2016 2/2017
1/1957 1/2017 1/2019
2/1957 2/2017 2/2019
Simpatico, vero?
Non parliamo poi della rivalutazione, che poi è una svalutazione visto che ci daranno meno soldi, dei coefficienti di trasformazione: cosa di per sé obbligatoria, anche se Silvio se ne era dimenticato, e che però non dovrebbe essere fatta per i pensionati al minimo (che altrimenti avrebbero avuto bisogno dell'integrazione alla pensione sociale...), alle donne (che spesso sono al minimo comunque) e... per chi ha solo pensione contributiva, vale a dire praticamente nessuno per i prossimi vent'anni. Che ne dite? non vi sembra un'idea... geniale? (cit.)
Aggiornamento (4 maggio) Il Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale ha solo detto che il superbonus previsto da Maroni (se stai volontariamente a lavorare più del dovuto, ti lasciamo una barcata di soldi) è stato un flop. Così la cosa ha più senso, anche se non credo che servisse il NVSP per scoprirlo!

13.04.07
culattacchioni!   [sfrucugliate]

Facendo finta di nulla come gli capita spesso - d'altra parte, cosa non si fa pur di non parlare del costituendo Partito Democratico... - Repubblica sta sempre sulla notizia e pubblica questa "inchiesta" di Luigi Bignami, dall'eloquente titolo Etero o gay, la scelta non è libera -
"Un gene decide il gusto sessuale"
.
Nel caso non fosse chiaro, il concetto che sta dietro le tesi dell'articolo è più o meno "lo vedete? il gay è un malato", con tutto ciò che ne consegue. Il fatto poi che le donne sembrino avere una modalità diversa per ottenere un'identità sessuale, se devo essere sincero, mi sembra ancora più maschilista.
Ma il vero guaio è che come al solito dall'articolo sul foglio scandalistico scalfariano non si può andare da nessuna parte, visto che il concetto di "approfondimento" viene da loro tradotto come "ci sono altri articoli sul nostro bellissimo giornale che abbiano delle parole in comune con questo". Questo non è bello. Ho provato allora, nelle pause dei test che devo fare oggi, ad andare un po' a ritroso e a cercare le fonti.
Innanzitutto questo è l'articolo del New York Times. La prima cosa che salta agli occhi è che la versione italiana è quasi esattamente la traduzione della prima metà dell'originale inglese: il "quasi" è dovuto al fatto che non è stato tradotto il paragrafetto che spiega come sia il gene SRY a cambiare la destinazione del tessuto ovarico che si trasfoma in testicolare. Non si può pretendere che si traduca proprio tutto, direte: è vero, ma senza almeno quella frasetta il titolo dell'articolo di rep.it è assolutamente incomprensibile, visto che nel corpo dell'articolo non si parla per nulla di geni, ma solo di comportamentismo. L'altra piccola differenza è che non c'è traccia della frase «Stando alle ultime ricerche - riassunte in un articolo apparso sul New York Times - mentre un uomo nasce con un indirizzo sessuale ben definito, nelle donne questo lo è di meno e succede spesso che l'indirizzo lesbico si manifesti in età adulta». L'originale dice semplicemente «I'm not even sure females have a sexual orientation. But they have sexual preferences. Women are very picky, and most choose to have sex with men» che è piuttosto diverso.
Però bisogna dire che Bignami, o le sue fonti, hanno fatto un'aggiunta, vale a dire le percentuali di gemelli mono- oppure eterozigoti entrambi omosessuali. Vediamo da dove arrivano.
Innanzitutto, Bayley è una figura moltro controversa, e quindi una sua beografia è ipso facto presente su wikipedia (inglese): biografia non esattamente elogiativa. D'altra parte, i suoi studi sono anche pubblicati, ad esempio qua (studio su gemelli australiani), qua (differenze nell'eccitazione sessuale tra uomini e donne), o qua (cause familiari nell'omosessualità maschile). Gli articoli, almeno a prima vista, sono costruiti correttamente, nel senso che non vengono solamente indicate le varie percentuali, ma anche gli altri parametri statistici: è pero vero che non mi sono messo a fare i conti, ma con insiemi così piccoli come quelli studiati da Bayley è difficile riuscire a estrapolare certezze di un qualunque tipo.
Un'ultima cosa: la parte relativa a Larry Cahill è assolutamente fuori contesto. Il suo articolo (pdf) citato con tanta foga spiega semplicemente come il cervello maschile e quello femminile sono essenzialmente diversi, ma leggendolo non c'è traccia di verifiche su LGBT, il che non è così strano visto che Cahill è un neuroscienziato e non certo uno psicologo. Onestamente, però, anche l'articolo statunitense fa la stessa confusione: non si può dare sempre la colpa ai nostri!

04.04.07
Referendum elettorali   [sfrucugliate]

Grazie ad Apis, ho recuperato il link al sito dei proponenti i referendum elettorali. Per chi si stesse chiedendo quali sarebbero - che io sappia, non è ancora partita la raccolta di firme - sono due quesiti: il primo abolisce l'attuale premio di maggioranza per coalizioni, lasciandolo solo alla lista con il maggior numero di voti; il secondo vieta di candidarsi in più di una circoscrizione, eliminando i "candidati civetta". Tutte belle cose, intendiamoci, e che di per sé condivido. Però rimane fuori un punto per me fondamentale: l'attuale Calderolium impedisce all'elettore di esprimere la preferenza per una persona, visto che le liste sono bloccate e gli eletti vengono presi nell'ordine di apparizione, manco fossero i personaggi e interpreti di uno sceneggiato. E naturalmente né la "Bozza Chiti" né il Calderolium 2 - la veLetta si sognano di rimettere le cose come stavano in passato: un po' quello che successe dopo la cosiddetta "Restaurazione" del Congresso di Vienna, che restaurò tutto eccetto le repubbliche.
A questo punto mi sono chiesto se sarebbe stato possibile fare un referendum (abrogativo, chiaramente) per ritornare alle preferenze, e mi sono imbattuto in un problema. La legge 270/2005, il Calderolium appunto, non è una legge organica ma una serie di toppe al Testo Unico del 1957: uno dei sistemi italiani usuali per complicare le cose. Sono andato a cercare le versioni ufficiose del testi presenti nei siti della Camera e del Senato, e ho scoperto cose molto strane. Al Senato non c'è nulla da fare, ma l'articolo 58 del testo unico della Camera continua a parlare di doppia scheda, di lista e di preferenza; la legge 270/2005 ha abolito il sesto comma ma gli altri rimangono. Questo significherebbe che un referendum che trasformasse l'articolo 4 così:
4. Ogni elettore dispone di un voto per la scelta della lista ai fini dell'attribuzione dei seggi in ragione proporzionale, da esprimere su un'unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista.
cancellando cioè le parole "per la scelta della lista", e togliesse dall'articolo 58 le parti sul voto di coalizione sarebbe sintatticamente lecito e produrrebbe i risultati voluti.
Che ne dite? mi formate un comitato referendario ad hoc? :-)

30.03.07
quanta fretta!   [sfrucugliate]

Stamattina sulla Stampa sia Gramellini che Beccaria gioiscono perché "l'italiano è diventato lingua ufficiale della Repubblica". Qualcuno dei miei lettori più attenti probabilmente si ricorderà che avevo parlato della cosa qualche mese fa; pertanto non mi ripeto qua. Non posso però evitare di segnalare che la notizia pubblicata è assolutamente falsa. La Costituzione, all'articolo 138, afferma che una modifica costituzionale deve fare quattro passaggi, due per ciascuna camera; il Parlamento è arrivato solamente alla prima lettura. Insomma, se va tutto bene la legge sarà promulgata quest'autunno.
Non è bello che un giornale serio come La Stampa prenda una simile cantonata, non trovate?
(ps: devo dire che trovo divertente che il relatore del progetto di legge si chiama Italo Bocchino. Nomen omen)

13.03.07
Osvaldo Cavandoli e la Linea   [sfrucugliate]

Sleepers mi ha gentilmente rimproverato perché la scorsa settimana non ho commentato la morte di Osvaldo Cavandoli. Purtroppo la scorsa settimana ho dovuto anche lavorare - sì, succede anche questo - e quindi alcune cose sono passate in cavalleria. Provo a rimediare oggi.
Cavandoli è stato in un certo senso sfortunato: il successo della Linea è stato tale che è stato costretto a fossilizzarsi su questo "piccolo uomo vivace, dal naso realmente espressivo, con tutte le istanze e le preoccupazioni della vita moderna. Figlio di una matita e di una mano". La mano che disegnava la Linea era la sua, il naso... pure.
La nascita della Linea è strana: citando lo stesso Cavandoli, "Nel 1969 stavo facendo pulizia sul tavolo di lavoro, e anche una pulizia mentale delle cose che erano state delle costrizioni nel passato. L'esperienza e la conoscenza degli anni passati mi avevano fatto capire che dovevo scegliermi una strada personale. Ero lì a scribacchiare su un foglio, con la penna che si muoveva senza sosta a disegnare linee: a un certo punto, guardandole, compresi d'un tratto che l'idea migliore era di limitarmi a una singola linea e dire tutto quello che volevo esprimere con questa singola linea."
Cavandoli portò così i provini ad alcune agenzie pubblicitarie, e l'ingegner Emilio Lagostina si innamorò dell'idea e gli commissionò una serie di caroselli. Il personaggio venne chiamato inizialmente Agostino Lagostina, anche se il nome venne poi lasciato perdere: la voce quasi paperinesca fu di Giancarlo Bonomi, che gli fornì una parlata tra l'onomatopeico e il brianzolo, e la colonna sonora venne composta dal musicista jazz Franco Godi. Il minimalismo ovviamente trionfava in questi short, ma l'interazione tra la Linea (che si trovava sempre il suo percorso interrotto e sbraitava) e la mano, che subito gli inventava qualcos'altro) era una storia nella storia.
I caroselli furono però così efficaci che Cavandoli non riuscì nemmeno a sdoganare il proprio personaggio, nonostante una striscia a fumetti apparsa nel 1972: l'autore ebbe molto più successo all'estero, tanto che le informazioni che ho scritto qua sono state ricavate da siti stranieri.
Due chicche per gli ammiratori: in un sito francese è possibile vedere parecchie avventure della Linea, e a quanto pare in Germania stanno pensando di ripubblicare i DVD con la collezione delle avventure (forse il CD con la colonna sonora è un po' esagerato). Come dicevo, nemo propheta in patria.

21.02.07

Magari vi è capitato di leggere questa notizia sull'inflazione "più alta per le famiglie povere". Visto che le varie fonti davano notizie contrastanti, ho pensato bene di andare alla fonte (281K di pdf), per cercare di capirne un po' di più. Purtroppo non sono un vero esperto di statistica, quindi la mia analisi sarà un po' semplicistica: ma spero che sia comunque sufficiente per darvi un'idea più completa.
Premessa (mia): salvo in caso di presenza di prezzi amministrati per i generi di largo consumo, è abbastanza naturale che l'inflazione pesi di più sulle famiglie con disponibilità minore di reddito: il valore ricavato è la media pesata di cose "nuove" che tendono a decrescere di prezzo e cose "usuali" che invece generalmente rincarano.
Premessa (istat): queste non sono statistiche "dirette" che sarebbero costate troppo, ma sono state fatte a tavolino prendendo il paniere standard e cambiandone i pesi secondo un'altra statistica sui consumi delle famiglie. Un mettere le mani avanti, ma supponendo che il lavoro sia stato fatto bene non ci dovrebbero essere grossi problemi.
Sono state scelte quattro tipologie di famiglie, anzi cinque: quelle in affitto, i pensionati, le famiglie (normali e di pensionati) appartenenti al 20% più basso di reddito, e la famiglia media. Il motivo per cui ho sottolineato questa quinta categoria sarà chiaro dopo.
Il grafico di pagina 6 mostra come a prima vista i tassi di inflazione siano abbastanza correlati tra i vari gruppi, tranne per il fatto che le famiglie deboli hanno oscillazioni molto maggiori: a fine 2004-2005 erano messe meglio, per la stabilità se non il ribasso dei prezzi degli alimentari, mentre quest'anno sono più in difficoltà per l'aumento dei prezzi dei carburanti. Ma quello che conta di più è il risultato finale; a dicembre 2006 le famiglie più povere vedono un aumento dei "loro" prezzi del 2.8% rispetto all'anno prima, mentre l'inflazione "ufficiale" era sul 2%. "Ma sono i polli di Trilussa", qualcuno dirà: e invece no. L'indice medio per le famiglie mostra un rincaro del 2.5%. Inutile dire che nelle noticine a fondo documento c'è scritto "non si possono confrontare questi dati con quelli ufficiali, per questo questo e questo; e comunque anche nel resto dell'Europa ci sono di questi problemi". Ma il punto è un altro: questa discrepanza dei tassi significa che c'è un errore di base in tutti quegli istituti che dipendono dal tasso di inflazione.
Mi spiego: va benissimo usare il tasso d'inflazione ufficiale quando si calcola la differenza del PIL, visto che quello dovrebbe raffigurare tutta l'economia italiana. Ma per un contratto di lavoro, o per la contingenza sulle pensioni (che esiste ancora, anche se non lo sapevate), o ancora per la rivalutazione del TFR sarebbe più corretto usare un tasso più vicino a quanto spende davvero una famiglia, e forse addirittura scegliere il tasso delle famiglie "povere" visto che sono loro quelle con un reddito più compresso e che dovrebbero essere più tutelate. Ma questa è un'utopia.

09.02.07
DiCo: i Pacs all'italiana   [sfrucugliate]

Occhei, non si chiamano Pacs ma "DiCo", DIchiarazioni di COnvivenza. Si sa, un bel nome è sempre la prima cosa da trovare. Ma veniamo al DDL (acronimo che ricordo stare per disegno di legge, il che vuol dire che quando verrà portato alle Camere ne vedremo delle belle) per capire quanto è stato un compromesso al ribasso, e se c'è da salvare qualcosa.
L'articolo 1, tendenzialmente, non è poi così male. C'è però la prima vera fregatura: la dichiarazione è resa contestualmente e non insieme. Tradotto dal politichese, io e il mio compagno non facciamo una dichiarazione in cui diciamo che conviviamo, ma ciascuno di noi fa una dichiarazione distinta in cui dice che convive con l'altro. Sembra una questione di lana caprina: però quella singola parola mostra come già un DDL così blando sia stato un casino immane da fare approvare, e l'unico sistema sia stato quello di evitare di dover fare un registro delle unioni civili. Altro che pensare a patti di convivenza a tre... Invece, nonostante ci sia chi ci ride dietro, non trovo che la raccomandata da spedire sia una cosa così assurda. In fin dei conti, se sto convivendo con qualcuno si può immaginare che generalmente ce la facciamo, a presentarci insieme in anagrafe. Poi ci saranno casi particolari, ma saranno appunto una minoranza, un po' come il matrimonio per procura.
L'articolo 2 dice che se uno ha ammazzato il coniuge dell'altro per conviverci insieme forse è meglio evitare, e fin qua siamo tutti d'accordo. Né puoi convivere con la badante, ma se proprio vuoi te la devi sposare. Qui siamo un po' più sessisti, ma può ancora andare abbastanza bene.
Gli articoli dal 3 al 6 parlano finalmente di diritti, come quello all'assistenza, alle decisioni in materia di salute e al pemesso di soggiorno: questi diritti non costano soldi allo Stato, e infatti valgono da subito :-) Spero che a nessuno venga in mente di cercare di emendarli, anche solo per fare un po' di ostruzionismo. Quello che va male è il 7: anche se a prima vista sembra che venga dato il diritto di avere una casa popolare, se si legge bene viene scritto che le Regioni tengono conto della convivenza. Anche senza pensare a un "tenere conto in segno negativo" (sì, sono un matematico, per me la cosa sarebbe normale) mi sa tanto che Formigoni troverà un sistema per dire "se sei sposato conta per 10 punti nelle graduatorie, se convivi per 2". A differenza della "contestualità" che era indubbiamente voluta, mi chiedo come mai abbiano usato una formulazione di questo tipo.
Gli articoli 8 e 9 cominciano a toccare temi più economici, e infatti si nota come ci vogliano tre anni di convivenza (o un figlio in comune... si sa che il "tengo famiglia" è principe) per subentrare nell'affitto, e lo stesso per chiedere l'avvicinamento del lavoratore per cause familiari. Di per sé questo ultimo punto lo capisco anche, e mi pare non sia poi troppo diverso da quello che succede nel matrimonio. Non capisco invece che significa che nel caso tu lavori per l'impresa del convivente puoi chiedere una partecipazione agli utili salvo che l’attività medesima si basi su di un diverso rapporto. Che vuol dire? Non credo si parli di rapporto "master-slave"...
Articolo 10, pensione: la risposta della legge è "boh". Manco fosse una legge costituzionale, si afferma il diritto e si lascia ad altra legge l'attuazione.
Articolo 11, eredità: nove anni mi sembrano davvero tanti, ed è interessante notare come la tassa di successione abbia una franchigia molto più bassa che per i parenti "veri". Però, come dicevo sopra, qui si cominciano a toccare i soldi, e si sa che sarebbe andata a finire così.
Articolo 12, alimenti: è l'unico articolo in cui ci sono dei doveri del convivente, e infatti è stato messo in fondo. Anche qua i diritti scattano dopo tre anni di convivenza e, a differenza di quanto immagino capiti in caso di divorzio, non sono di durata indefinita. Mi sembra relativamente equo, anche se migliorabile.
L'articolo 13, quello delle "varie ed eventuali", introduce l'interessante possibilità che - tranne per la pensione, Dio non voglia... - quando la legge sarà promulgata si potrà dire che si era già conviventi da prima della legge. Servirà relativamente a poco, se non per l'eredità, ma da un certo punto di vista serve a suggellare il fatto che le convivenze non nascono con la legge: a me personalmente la cosa piace.
E infine la vera chicca: la copertura finanziaria. In Italia tutte le leggi devono indicare da dove prendono i soldi; nel DDL si parla dei costi per il 2008 e per il 2009. Nulla per il 2007, come se pensassero "tanto quest'anno non riusciremo certo ad approvarla"... E naturalmente nulla per il futuro più lontano, il che è abbastanza logico; ma ciò significa comunque che tutti i tempi sono stati studiati per evitare di dire "dove pigliamo i soldi".
In definitiva? È un disegno di legge che non mi piace troppo, perché cerca disperatamente di negare il fatto che esista gente che vuole convivere (e gente che non può che convivere, visto che il matrimonio omosessuale non esiste). Però dà finalmente dei diritti a queste persone, e sono convinto che in casi come questo sia davvero meglio l'ovetto oggi piuttosto che la gallina che chissà se domani ci sarà.

11.01.07

Io non me n'ero accorto, ma Senera me l'ha fatto notare. In questi giorni, i giornali gratuiti sono più smilzi del solito. La triade milanese (Leggo, Metro e City) è composta di 24 pagine, mentre ad esempio City del 21 dicembre che è rimasto sulla mia ordinatissima scrivania di pagine ne aveva 36 e quello dell'8 gennaio (primo dopo la pausa) 28.
Ragione di questo calo della foliazione? immagino il calo della pubblicità. Ho fatto un conto spannometrico sui tre numeri di City che mi sono ritrovato per le mani, ed ecco i valori.
21 dicembre: 19.5 pagine su 36 (54%)
8 gennaio: 9.25 pagine su 28 (33%)
11 gennaio: 7.66 pagine su 24 (32%)
Resta da capire se il calo delle inserzioni pubblicitare è solo momentaneo, oppure è un indice che il mercato è stato saturato e quindi prima o poi ci troveremo qualche cadavere.

02.01.07
Beh, e il deficit?   [sfrucugliate]

Leggo che la stima del fabbisogno pubblico per il 2006 è di 35.2 miliardi, contro i 60 miliardi del 2005. Sono molto contento della cosa, ma c'è qualcosa che non mi torna.
Nel 2005 il PIL italiano è stato di 1417 miliardi di euro. Aggiungiamoci il 2% di inflazione e l'1.5% di crescita presunta, e l'anno appena passato sfioreremo i 1500 miliardi: inutile andare sul preciso, quello che conta è una stima spannometrica. Bene: 35 miliardi su 1500 sono un po' meno del 2.4%, valore che quindi corrisponderebbe al rapporto deficit/PIL. Occhei, non è vero, perché così ad occhio dovremmo almeno sommarci l'IVA sulle auto aziendali che la UE ci ha imposto di restituire e un pacco di trasferimenti passati a ferrovie e simili che l'ineffabile Tremonti aveva nascosto sotto il tappeto della finanza creativa e adesso siamo costretti a rimettere come debiti effettivi. D'accordo. Avremo un deficit più alto, tanto il buon Silvio era riuscito a strappare il permesso di superare il 3% e quindi non ci bacchetteranno più.
Ma tutti questi aggravi aggiuntivi sono una tantum, quindi non li rivedremo negli anni a venire, e possiamo considerare quindi il 2.4% di cui sopra la base da cui partiamo. Bene: allora perché mai ci siamo trovati una finanziaria da 35 miliardi? Meglio: partendo dal presupposto che 20 miliardi servano effettivamente per rilanciare l'economia (non si sa bene perché togliere soldi a famiglie per darli alle imprese rilancerebbe l'economia, ma non sottilizziamo), perché mai ci sono 15 miliardi, vale a dire l'1% del PIL, "per risanare i conti pubblici", come da relazione al Senato di Padoa Schioppa?
Mi piacerebbe tanto che qualcuno mi dimostrasse dove mi sono sbagliato: anche se ci sono tanti numeri, l'economia è tutto tranne che una scienza esatta e posso avere dimenticato chissà cosa. Purtroppo le mie notiziole sono troppo di nicchia, e posso solo sperare che ci sia qualche economista tra i miei ventitré lettori :-)

20.12.06
parliamo un po' di Codacons   [sfrucugliate]

[il numero codacons]
Riassunto delle puntate precedenti. Giovedì scorso, mentre cercavo un link da aggiungere a una mia notiziola, mi sono accorto che il Codacons pubblicizzava nella sua home page un "numero unico Codacons". Questo numero è l'892-007: se uno si mette a leggere il testo molto in piccolo sotto l'immagine, scopre che per avere il privilegio di parlare con l'associazione usando un telefono fisso pagherà un euro e mezzo al minuto, più dieci centesimi di scatto alla risposta. Il tutto più IVA. Finisco il mio post, e ne preparo subito un altro facendo notare la cosa.
Il guaio è che il mio è un blog di nicchia: dopo che i miei ventitré lettori sono passati a leggere, in genere tutto finisce qua. Però stavolta è capitato che una Vera Blogstar abbia ripreso la mia notiziola il giorno dopo. Potenza della comunicazione mediatica, oggi pomeriggio Mantellini ed io riceviamo nei commenti un Comunicato Stampa (le maiuscole sono mie) da parte di Stefano Zerbi, dell'UFFICIO STAMPA CODACONS (maiuscole loro): lo potete leggere nei commenti al mio post, oppure direttamente da Massimo. A questo punto, pur non sentendomi degno, credo che mi tocchi usare una mezz'oretta del mio tempo e preparare una disamina del testo del messaggio.
Premetto che al Codacons dimostrano di sapere usare Internet, il che non è affatto cosa banale. Sono infatti passati da Mantellini a me senza problemi. Ma questo era intuibile anche dando un'occhiata alla loro home page: il testo con i costi della chiamata al loro numero è infatti visualizzato mediante un elemento di stile che si chiama testoMoltoPiccoloMaroon. In effetti il carattere è molto piccolo, e di un marroncino che sul portatile da cui sto scrivendo non è che spicchi così tanto.

Titolo: SIETE PREGATI DI LEGGERE ATTENTAMENTE (maiuscolo loro). Non c'è dubbio che l'ho fatto.

Primo paragrafo: (purtroppo devo metterlo tutto) Quando abbiamo deciso di munire la nostra associazione di uno strumento efficace per dare aiuto ai consumatori e che ci consentisse di aprire alla gente moltissime sedi nella impossibilità di farlo, lo sapevamo che avremmo ricevuto critiche.
E così abbiamo preparato una piccola bufala ai giornali e le critiche ce le siamo fatte da soli mandano noi stessi una lettera di protesta alla stampa.

"Giornali"? di che sta parlando il signor Zerbi? Mah, sta' a vedere che ci hanno riciclato qualcosa fatto per altri scopi. Mai che siamo considerati. Ma soprattutto: "bufala"? cosa sarebbe la bufala? forse che quando fai il numero scopri che in realtà non paghi un centesimo? Non so, non ho voglia di fare la prova.

Secondo paragrafo: a differenza di altre associazioni di consumatori che hanno la loro sede spesso presso sedi sindacali o addirittura ospedali, il CODACONS non ha regalie di alcun genere e se vuole dare la possibilità ai propri avvocati consulenti sparsi in tutto il paese, tutti volontari non pagati che non possono spesso, essendo giovani e non ricchi, avere una segretaria dedicata a ricevere le telefonate della gente che chiama per il CODACONS, deve apprestare almeno uno strumento di coordinamento per gli appuntamenti. Con questo telefono unico ora un cittadino può prendere appuntamento con oltre 100 sedi in Italia chiamando tutti i giorni e tutte le ore del servizio laddove prima spesso non rispondeva il consulente o la sede specie le più piccole e disorganizzate;.

La sintassi è un po' machiavellica (nel senso che con tutte queste subordinate ci si perde), e manda un "di" prima di "avere". Però se uno LEGGE ATTENTAMENTE si accorge che non si sta parlando di avere un consulto, ma di parlare con una segretaria. E in effetti, se uno va a leggere la pagina apposta, c'è scritto bello in grande che "L'892-007 è un numero telefonico a pagamento per conoscere le iniziative del Codacons e prendere appuntamento con un consulente in tutta Italia per aiutarti a risolvere un problema". Un centralino, insomma. Qualcosa che si poteva tranquillamente fare per posta elettronica, anche se era effettivamente difficile farsi pagare un euro e mezzo più IVA al minuto.

Terzo paragrafo: (prendete un respirone) con il telefono a pagamento si elimina anche il malvezzo di chiedere le consulenze per telefono che, trattandosi spessissimo di avvocati, sono vietate dal codice deontologico e pericolose per i danni che possono provocare, ma soprattutto facevano sì che la maggior parte dei consumatori "per non spendere la enorme...quota associativa di 50 euro l'anno..." provavano a risolvere il loro problema per telefono, alimentando vieppiù quella cultura non consumerista che determina che solo il 10% degli iscritti ad una associazione di consumatori rinnovi spontaneamente l'iscrizione dopo il primo anno, e dopo aver risolto il problema concreto che lo portò nell’associazione la prima volta;

Intendiamoci: non ho nulla in contrario al fatto che una consulenza sia pagata il giusto. Il Codacons avrebbe potuto rendere obbligatoria l'iscrizione e non avrei detto nulla; avrebbe potuto fare pagare il giusto (chessò, 40-50 centesimi il minuto) la consulenza e non avrei di nuovo detto nulla. Messa così, sembra tanto una excusatio non petita, e si sa che a pensare male si fa peccato ma... Ah, il De Mauro non contiene la parola "consumerista", ma credo stia per "consumeristica", che tutela cioè i diritti del consumatore.

Quarto paragrafo: (il clou)
chi non vuole spendere l'euro per telefonare può sempre recarsi gratis, personalmente, nelle sedi CODACONS dove la consulenza è quotidiana (come a Roma e Milano), e dove si riceve la gente anche senza appuntamento ma, naturalmente, si deve sobbarcare ad attese a volte anche di ore, fastidiose e davvero sconvenienti, attese che abbiamo voluto cancellare proprio con il nuovo sistema;

Questa frase vi suona familiare? Forse ve ne accorgete meglio se modifico leggermente il campo d'azione. Pensate a quando siete andati a chiedere una visita da uno specialista, e vi siete sentiti dire "con il SSN deve attendere sei mesi... però se va privatamente, c'è posto venerdì alle 15:15".

Ultimo paragrafo:
con il ricavato della telefonata siamo addirittura riusciti a finanziare, non noi stessi, ma un progetto sociale (che attualmente è l'assistenza ai bambini malati di cancro del Policlinico Umberto I di Roma) e chiunque voglia segnalarne un altro altrettanto meritevole lo può fare.

Pensate come siamo fortunati: con i nostri soldi (beh, con dieci centesimi al minuto, per la precisione) abbiamo fatto una buona azione. Se non ci fosse stato il Codacons, come avremmo potuto fare?

L'unica cosa che mi sento di aggiungere è che questi nostri amici hanno sicuramente delle ottime capacità, se riescono a scrivere queste cose senza doverci pensare su.

P.S.: se avete letto attentamente, il prezzo della chiamata è IVA esclusa. Sono sicuro che l'anno scorso sia passata una legge che imponeva a tutti coloro che offrivano servizi al pubblico di indicare il prezzo finale, quindi IVA compresa. Qualcuno può consigliarmi un'associazione di consumatori per segnalare l'illegalità commessa?

18.09.06
ma che ha detto il papa?   [sfrucugliate]

La scorsa settimana sono stato troppo impegnato a guardarmi l'ombelico Telecom per accorgermi che stava montando una polemica contro quanto pronunciato da papa Benedetto XVI a Ratisbona a proposito dell'Islam e della jihad. Certo che se perfino il New York Times si è messo a bacchettare Ratzinger, e il papa nell'Angelus di ieri ha detto di essere stato frainteso esattamente come un Berlusconi qualunque, ci dev'essere stato qualcosa di incredibile, ho pensato io. Così sono andato a leggermi il discorso che aveva tenuto all'Universität Regensburges: in italiano, perché già di queste cose ci capisco poco, ma in tedesco arriverei più o meno a "Eminenzen" prima di perdermi.

Prima del mio pippone, riassumo l'intervento: chi vuole può saltare questo paragrafo, a meno che non voglia poi sbertucciarmi :-) Ratzinger afferma che a Ratisbona ci sono sempre state discussioni teologiche, e che i teologi cercano di capire Dio con la ragione. Gli sovviene un commento su quanto disse un imperatore bizantino del 1400: mentre Manuele II Paleologo parlava con un notabile musulmano gli disse, in modo sorprendentemente brusco [1] «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava». Continua raccontando quanto scrisse il commentatore: "per l'imperatore, come bizantino cresciuto nella filosofia greca, quest'affermazione è evidente. Per la dottrina musulmana, invece, Dio è assolutamente trascendente".
Il testo papale poi riprende l'inizio del vangelo di Giovanni, "In principio era il λόγος", e giunge a dire che si ha la "necessità intrinseca di un avvicinamento tra la fede biblica e l'interrogarsi greco.", avvicinamento che nasce addirittura dall'affermazione del Nome di Dio rivolta a Mosè dal roveto ardente, e che è continuato nei secoli, arrivando a un punto chiave con la versione della Bibbia dei Settanta ma proseguendo ancora in seguito: tanto che il Manuele di cui sopra non riusciva a immaginare nulla di diverso. In Europa, però, i pensieri erano un po' diversi, tanto che il dualismo Agostino/Tommaso è stato superato da Duns Scoto in maniera molto simile al pensiero arabo. Ma, dice Ratzinger, "Dio non diventa più divino per il fatto che lo spingiamo lontano da noi", e in realtà il cristianesimo non poteva essere così com'è senza il pensiero occidentale in genere. Peccato che a quanto pare la teologia degli ultimi secoli voglia disellenizzare il cristianesimo, secondo tre direttrici: la Riforma, che non voleva che la fede derivasse dalla filosofia e ha portato al pensiero kantiano che la elimina addirittura dalla realtà; la "teologia naturale" del XIX e XX secolo, che partendo dalla considerazione di Gesù come un grande uomo e limitandolo per così dire ad essere fondamentalmente un esempio morale, porta a una via di mezzo tra platonismo ed empirismo (io avrei detto quasi riduzionismo) dove la teologia non ha più posto perché "non dimostrabile", così come gran parte della metafisica stessa: non possiamo più domandarci "da dove veniamo". Ancora, «l'ethos e la religione perdono la loro forza di creare una comunità e scadono nell'ambito della discrezionalità personale. È questa una condizione pericolosa per l'umanità: lo costatiamo nelle patologie minacciose della religione e della ragione». Infine, l'ultima corrente afferma che il "cristianesimo ellenista" è solo uno dei possibili tipi di manifestazione del pensiero cristiano, e bisognerebbe ritornare al nucleo. Ma questo per il papa non è vero, per la ragione stessa che il Nuovo Testamento è stato scritto in greco. Il tutto termina affermando che senza una ragione della fede non si può portare avanti un dialogo con le varie religioni, e che il modo attuale di pensare dell'Occidente può solo portare a un'involuzione; come disse Manuele II, «"Non agire secondo ragione (con il logos) è contrario alla natura di Dio"». Fine (whew!).

Sulla parte filosofica io non è che ci abbia poi capito molto, o meglio non sono riuscito a capire i passaggi logici. Per il resto:
(a) la citazione iniziale di Manuele II sembra serva semplicemente per tirare fuori quella finale.
(b) il punto che secondo me gli premeva di più riguardo all'Islam è fare notare come per gli islamici Allah è intrinsecamente trascendente, e su questo credo che tutti siano d'accordo.
(c) quanto GP2 era fondalmentalmente un mistico, tanto Ratzi è indubbamente un filosofo. È vero che parlava a fior di teologi, ma garantisco che un discorso così richiede una faticaccia per essere compreso.
(d) è però incredibile come non abbia pensato che un passo come quello iniziale, per quanto assolutamente irrilevante nel contesto, verrebbe immediatamente preso, a ragione o a torto, come un attacco all'Islam; non basta quel "sorprendentemente" messo giù quasi per caso. E dire che non ci sarebbe voluto nulla ad aggiungere una frasetta, mentre parlava di Duns Scoto e simili, sui mali che i cattolici hanno fatto seguendo quel tipo di pensiero; a questo punto sarebbe stato chiaro che il discorso non era "Islam=cattivoni", ma "fede senza ragione=cattivoni". Occhei, per completare il tutto poteva anche recuperare quanto scritto da altri teologi islamici.
(e) visto che Ratzinger non è stupido, mi chiedo perché mai non ci abbia pensato.
(f) secondo me è molto più grave, anche se ammetto che è una cosa interna al cristianesimo, l'idea che "visto che i testi sacri sono stati scritti in greco, allora l'ellenismo (purificato, mi raccomando!) è fondamentale per essere cristiani".
(g) vorrei sapere chi sono stati quegli idioti di giornalisti e articolisti che hanno creato il caso senza chiaramente avere letto il testo, e sicuramente senza capirlo.
Infine ribadisco: la matematica è molto più semplice!

[1] questo neretto è il mio. Però il testo nel sito del Vaticano è stato emendato, e adesso fa in modo sorprendentemente brusco che ci stupisce, brusco al punto da stupirci; e stavolta il neretto è loro. Altro che 1984... secondo me questi tentativi di coprire sono le peggiori cose che si possono fare.

Aggiornamento: (22 ottobre) Il Bubbo Grasso fa notare che la frase è ancora cambiata, e adesso fa egli, in modo sorprendentemente brusco, brusco al punto da essere per noi inaccettabile.

19.06.06
Il referendum di domenica   [sfrucugliate]

Mi dicono che l'informazione televisiva sul prossimo referendum è nulla (Rai) o fuorviante (Mediaset): insomma, mi tocca di nuovo fare un po' di spiegoni. Per chi ha fretta, metto in grassetto i titoli, così non deve perdere troppo tempo.
1. Il referendum non ha quorum: infatti non è abrogativo (articolo 75 della Costituzione), ma confermativo (articolo 138). In pratica, la legge c'è, ma non è ancora in vigore perché si chiede al popolo, cioè a noi, se ci va bene oppure no; e la scelta dei costituenti, proprio perché si tocca la legge fondamentale, è stata che in questo caso non ci si può chiamare fuori. Se per assurdo votasse una sola persona, il referendum sarebbe comunque valido.
2. Si vota al rovescio: chi vuole cambiare deve scrivere SÌ. Proprio perché non è abrogativo ma confermativo, il voto è diverso da quello dei soliti referendum: in pratica la domanda è "vuoi cambiare il testo della Costituzione"? Chi vota SÌ chiede che la nuova versione entri in vigore, chi vota NO dice che gli va bene quella che c'è adesso.
3. Riforme della Costituzione ce ne sono state tante. Di molte non ce ne siamo accorti perché approvate con una maggioranza qualificata che le rendeva immediatamente esecutive: nel 2001 c'è stato però un referendum per la riforma federale votata dal centrosinistra. Beh, per la precisione in prima e seconda lettura (le leggi costituzionali prevedono quattro passaggi, due per ciascun ramo del parlamento, in modo da dare il tempo per rifletterci su) c'era stata una maggioranza qualificata: ma poi si avvicinavano le elezioni e così la Lega ha convinto il resto del centrodestra a cambiare il proprio voto. In quel caso il referendum fu chiesto sia dalla maggioranza che dall'opposizione, e finì con l'approvazione della riforma.
4. Il cambiamento è "o tutto o nulla". Questo è un punto importante, e per nulla reso noto. Tanto per fare un esempio, la modifica del 2001 in realtà era composta da tre leggi distinte: le modifiche (più o meno) federali che sono andate a referendum, ma anche il diritto di voto e di elezione per gli italiani all'estero e l'elezione diretta dei governatori delle regioni. Questa volta la legge è un blocco unico, quindi non si può scegliere quali parti approvare e quali no.
5. La riduzione di deputati e senatori è uno specchietto per allodole. Non certo casualmente, gli spot Mediaset pongono fortemente l'accenno sul fatto che ci saranno molti meno parlamentari. Ma c'è un ma. Innanzitutto, come si può leggere nell'articolo 53 comma 2 della legge costituzionale, avverrà "per la successiva formazione della Camera dei deputati" (quindi non si ritorna a votare, checché ne pensi Silvio) e addirittura "trascorsi cinque anni dalle prime elezioni del Senato medesimo", e qua non si capisce se ci toccherebbe votare ad aprile 2011 per Camera nuova e Senato vecchio, e a giugno 2011 per il Senato nuovo. Inoltre il Senato sarebbe sì ridotto nei membri con diritto di voto, ma visto che ci sarebbero due rappresentanti per regione senza diritto di voto (ma con diritto di prebenda, immagino) il numero totale dei senatori non cambierebbe di molto.
6. Qualcosa di buono c'è, ma all'atto pratico? L'idea di eliminare il bicameralismo perfetto che abbiamo adesso non mi dispiacerebbe, almeno in teoria. Con la riforma, ci sono leggi della Camera (interesse nazionale) e leggi del Senato Federale (interesse regionale); una legge può avere al più tre passaggi, con la camera "non interessata" che la discute solamente una volta. Però bisogna capire come si deciderà, con il comitato "quattro+quattro" di cui all'articolo 14 della legge, e sarà molto divertente per chi non sta in Italia. L'abbassamento del limite di età per fare il Presidente della Repubblica, visto cosa capita oggi, è quasi una burla.
7. Il controllo politico aumenta. La Corte Costituzionale avrà quasi metà dei membri nominati dalle Camere; in compenso, sarà il Premier (che a oggi non esiste nella Costituzione, si parla infatti di Presidente del Consiglio dei Ministri) a decidere quando si scioglie la Camera, il che gli dà un potere mica male. Di per sé, la Camera potrebbe da sola trovarsi una maggioranza con un altro primo ministro (articolo 27), ma è una finta, visto che deve anche dichiarare "di voler continuare nell’attuazione del programma". In pratica il premier è l'unico a decidere di cambiare.
8. La "devolution" è preoccupante. Secondo la nuova Costituzione, le regioni avrebbero competenza totale su scuola, polizia locale e salute (anche se le "norme generali sulla tutela della salute" sono di competenza dello Stato). A me il pensiero di scoprire che il programma scolastico lombardo è diverso da quello pugliese preoccupa anzichenò, per non parlare delle Guardie Padane istituzionalizzate.
9. E i soldi? Il "federalismo fiscale" (che c'è già in Costituzione, vedi l'articolo 119; semplicemente, come capita spesso, non è mai stato messo in pratica) è liquidato con due frasette nell'ultimo articolo di legge: "Entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, le leggi dello Stato assicurano l’attuazione dell’articolo 119 della Costituzione. In nessun caso l’attribuzione dell’autonomia impositiva ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni può determinare un incremento della pressione fiscale complessiva". Sì, ci dovrebbe (già) essere un fondo perequativo, ma andrà a finire ancora peggio di adesso, che non appena si alza l'IRAP per le regioni che sfondano il tetto di spesa si alzano gli scudi. Non credo alle stime di un maggior costo di 250 miliardi di euro portato dalla riforma, ma già un decimo di quella somma implica che qui al nord non ci preoccuperemo più di tanto, ma al sud sarà una tragedia.

Per concludere, alcuni collegamenti di approfondimento:
- l'iter della riforma, a partire dalla "Bozza di Lorenzago" che detta così sembrerebbe chissà quale cosa ma è il risultato di un weekend tra amiconi, guidati dal Sommo Calderoli.
- lo schemino delle differenze (pdf, dal sito del governo)
- il sito del Comitato per il Sì (gestito da Forza Italia, come si può vedere cliccando qua e scrivendo "Cancella" alla richiesta di password)
- il sito del comitato per il No (compreso il "Comitato Scientifico", perché questa è scienza, non fantascienza!)

P.S.: se a qualcuno non fosse ancora chiaro, io voterò NO.

P.P.S: come mi fa notare nei commenti Apis958 - ammetto che la chicca mi era sfuggita - non solo la Camera può eleggere un primo ministro solo se giura di continuare il programma, ma solo la maggioranza espressa dalle elezioni può deciderlo. Insomma, qualcosa che può capitare solo se il premier dà di matto e lo si vuole far fuori... pensate, Minimo D'Alema non sarebbe nemmeno riuscito a soppiantare Prodi, perché si era imbarcato l'UDEUR!

25.05.06
Altro che Holding Italia 1-22!   [sfrucugliate]

Forse qualcuno si ricorda della strana suddivisione delle azioni Mediaset, divise inizialmente tra Holding Italiana 1, Holding Italiana 2, e così via fino a Holding Italiana 22. Bene. All'estero però sono stati capaci di fare cose molto "migliori".
Massimo Morelli riprende un articolo dell'Economist che racconta come funziona il controllo dell'IKEA, la produttrice di mobili con design svedese e fabbricazione nel sudest asiatico. In breve, si scopre che nel 1982 il controllo dell'IKEA è passato a una fondazione olandese, la Stichting Ingka Foundation ("Stichting" dovrebbe significare "fondazione" e quindi il nome è un po' ridondante, come "deserto del Sahara", ma la chiarezza innanzitutto). Questa fondazione ha le azioni della Ingka Holding, ed è stimata valere 28 miliardi di euro. Una fondazione di diritto olandese non deve esplicitare cosa fa dei suoi soldi, se non genericamente; la Ingka afferma che si occupa di finanziare il design di architettura e di mobili, mandando i fondi alla Stichting Ingka Foundation, altra fondazione di diritto olandese. Questa a sua volta fa donazioni e "investimenti a lungo termine, nel caso che l'IKEA abbia bisogno di capitale". Diciamo che nel 2004 gli introiti sono stati di circa 1.6 miliardi di euro, mentre le uscite in donazioni ammontano a circa 1.5 milioni di euro. La fondazione è guidata da un board di cinque persone, tra cui il fondatore di IKEA Ingvar Kamprad, sua moglie e un avvocato svizzero; le decisioni devono essere prese a maggioranza semplice. Il bello è che nemmeno gli eredi di Kamprad potranno modificare la destinazione d'uso della fondazione, che così blinda l'IKEA.
Ma c'è una via d'uscita per avere un po' di contante. Il marchio IKEA è infatti posseduto dalla Inter IKEA Systems, altra azienda privata olandese che non fa però parte della Ingka Holding. A sua volta quest'azienda è controllata dalal lussemburghese Inter IKEA Holding gestita a sua volta da un'azienda con lo stesso nome nelle Antille Olandesi, guidata da un trust in Curaçao. I negozi IKEA vendono bene, e il 3% dei ricavi arriva alla Inter IKEA Systems; nel 2004 la società, insieme alla I.I. Holding che sembra ricevere molti soldi da essa, avevano un patrimonio che sfiora i 12 miliardi di euro, ha distribuito 800 milioni di dividendo e fatto nonostante tutto un utile di più di mezzo miliardo. Il tutto pagando in tasse... 19 milioni.
In Italia siamo dei dilettanti.

07.04.06
L'euro a 1500 lire...   [sfrucugliate]

Avevo promesso che avrei parlato delle dichiarazioni berlusconiane secondo cui - se ci fosse stato lui al posto di Prodi - avrebbe messo il cambio euro-lira a quota 1500, e non 1936.27 come è poi stato.
Prima però un paio di note. Innanzitutto, il Cav è sempre stato molto attento a non metterlo mai per iscritto: anche nell'ormai noto libro La Vera Storia Italiana si scrive che "la gente" avrebbe voluto un cambio di questo tipo. In secondo luogo, rivalutare una moneta - quello che sarebbe appunto capitato se un euro fosse costato di meno - porta a un costo minore dei beni importati, ma anche ad una maggiore difficoltà di esportare i beni prodotti localmente; non per nulla gli industriali hanno sempre visto con favore (e questo è un eufemismo) la cosiddetta "svalutazione competitiva". Quindi le cose sarebbero costate di meno, ma magari saremmo stati tutti licenziati. Ma tutte queste sono chiacchiere: passiamo ai fatti.
Abbiamo avuto negli ultimi anni della lira il governo Berlusconi I (10 maggio 1994 - 17 gennaio 1995) e il governo Prodi (17 maggio 1996 - 9 ottobre 1998), inframmezzati dal governo Dini. Sono andato sul sito dell'Ufficio Cambi per vedere il valore medio della lira in quel periodo: ovviamente non rispetto all'euro che non esisteva ancora, ma rispetto all'ECU, che per i nostri scopi pratici è esattamente la stessa cosa. (Il percorso per chi vuole provarlo per conto suo è Cambi -> Cambi medi -> Serie storica mensile -> da gennaio 1994 a dicembre 1998, valuta ECU, valore in lire). Si può così vedere come nel periodo da maggio 1996 a ottobre 1998 la lira si è effettivamente svalutata ; il cambio medio da 1912.913 è passato a 1946.029, perdendo quasi il 2%. In compenso, però, nel periodo da maggio 1994 a gennaio 1995 il cambio medio è passato da 1850.643 a 1992.399; più del 7% di svalutazione in otto mesi. A dicembre il cambio medio è stato di 1979.909, giusto per evitare discussioni sul fatto che Berlusconi non è stato PresDelCons per tutto il mese di gennaio. Per la cronaca, il picco si è avuto ad aprile 1995 con un cambio medio di 2273.770 lire per un euro, scendendo poi lentamente al valore indicato sopra.
Ora pensateci un po': secondo voi che avrebbe fatto Silvio al posto di Romano?

06.02.06
Decennale   [sfrucugliate]

Oggi ricorrono dieci anni dalla promulgazione ella Legge 6 febbraio 1996 n.52, che all'articolo 17 ha allungato da 50 a 70 anni il diritto d'autore.
Per amor di precisione, quella legge è un omnibus, visto che in vista della scadenza anticipata della legislatura ci hanno ficcato una serie di leggi scorrelate tra loro che avevano come unico punto in comune il fatto che erano direttive europee che dovevamo recepire: quella sul diritto d'autore è la n. 98 del 1993 e quindi eravamo come al solito in ritardo.
Diciamo che i più felici per la legge sono stati quelli della Mondadori, che hanno potuto godere ancora per dieci anni della protezione sulle opere di Pirandello.

07.11.05
Dizinformatsija   [sfrucugliate]

Ieri sera, mentre stavo leggendo, senticchiavo il TG regionale. A un certo punto la speaker, tutta contenta, ha affermato che le piogge di questi ultimi giorni avevano abbassato la concentrazione di inquinanti, e che a Milano i valori avevano superato di poco la soglia solamente in due centraline. Sono sobbalzato.
Il guaio non è tanto che uno si sarebbe aspettato un abbattimento ben superiore: siamo diventati tutti pessimisti. Il fatto è che a Milano le centraline che misurano il PM10 sono esattamente due: quella al Verziere e quella in via Juvara. Quindi in realtà i limiti sono stati superati in tutte le centraline.
È vero che non è molto facile scoprire la cosa: se si va sul sito dell'ARPA, occorre mettersi con calma a spulciare le varie richieste possibili. Tra l'altro, i dati non sono visualizzabili: occorre indicare un indirizzo email, forse per scoprire chi diavolo vuole scoprire cose di cui non dovrebbe curarsi. Una volta si poteva arrivare alle informazioni dal sito del Comune; però oggi né da lì né dal sito AMA (che nella miglior tradizione milanese, vedi ATM, non è nell'albero geografico ma con un "-mi" attaccato: "www.ama.mi.it" sarebbe sembrato un dominio di serie B) si può raggiungere il server (di Fastweb e indicato solo con l'indirizzo IP 81.208.25.93: fortuna che hanno inventato il DNS). Simpatico, no?
PS: anche Metro di oggi afferma che «le zone in cui le centraline dell'Arpa hanno registrato, l'altra notte, i valori maggiori di polveri sottili sono via Juvara e al Verziere». Questo mi fa pensare che la fonte di questo "casuale" misunderstanding non sia la redazione lombarda del TG3.

06.10.05

È tornata fuori la notizia dell'esenzione dell'ICI per la Chiesa Cattolica. Secondo Avvenire è una non-notizia, nel senso che non è vero che ci sia una nuova legge che li esenti dall'ICI e anzi faccia loro ottenere i rimborsi, ma semplicemente che la legge già esistente è stata ribadita. C'è chi ha anche fatto notare che i circoli culturali godono in realtà della stessa esenzione. Ma qual è la verità?
La normativa ICI è definita nel Decreto Legislativo 504/1992, che non sono riuscito a trovare al volo in rete. Molti comuni italiani mostrano però il testo dell'articolo 7, che tratta delle esenzioni. Il punto (c) parla dei "fabbricati con destinazione ad usi culturali di cui all'art. 5 bis, D.P.R. n.601/1973", che sarebbe interessante conoscere meglio; il punto (e) dei "fabbricati di proprietà della Santa Sede indicati negli articoli 13, 14, 15 e 16 del Trattato lateranense" che però
si direbbero essere i palazzi che formano lo stato della Città del Vaticano. Restano due punti interessanti: il (d) e l'(f). Quest'ultimo parla dei "fabbricati appartenenti agli Stati esteri e alle organizzazioni internazionali per i quali è prevista l'esenzione dall'imposta locale sul reddito dei fabbricati in base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia", e si potrebbe anche immaginare che gli immobili della chiesa siano proprietà del Vaticano: ma mi sembra strano - anche se non impossibile - che siano stati fatti accordi internazionali (e non banalmente bilaterali) al riguardo.
E il punto (d)? Parla di "fabbricati destinati esclusivamente all'esercizio del culto, purché compatibile con le disposizioni degli articoli 8 e 19 della Costituzione, e le loro pertinenze". Quindi si direbbe da un lato che l'esenzione non è solo per i cattolici, ma una sinagoga o una moschea dovrebbero godere della stessa esenzione, visto che non si parla di "culto cattolico"; però il concetto di "pertinenza" mi suona piuttosto generico.
Diciamo che mi piacerebbe molto che i vari vescovati indicassero quali sono gli edifici esentati dall'ICI e quali sono le loro pertinenze, come segno di trasparenza :-)

Aggiornamento (h 18:10): ho finalmente trovato i documenti giusti, e la cosa cambia aspetto.
Il decreto legislativo sull'ICI si trova innanzitutto qua, ma questo non è poi così importante. Quello che conta è che c'è un decreto legge (il 163 del 17 agosto 2005, il governo non è mai in vacanza!) che inizia a parlare di Misure urgenti per la funzionalità del Registro Italiano Dighe e all'articolo 6 recita che
L'esenzione prevista dall'articolo 7, comma 1, lettera i), del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, e successive modificazioni, si intende applicabile anche nei casi di immobili utilizzati per le attività di assistenza e beneficenza, istruzione, educazione e cultura di cui all'articolo 16, primo comma, lettera b), della legge 20 maggio 1985, n. 222, pur svolte in forma commerciale se connesse a finalità di religione o di culto.
La legge 222 di cui sopra è quella che ha anche introdotto l'ottopermille, tra l'altro.
Quindi il regalo c'è stato indubbiamente: ad esempio una scuola cattolica è per definizione connessa a finalità di religione, quindi non sta pagando l'ICI, e se l'avesse pagata potrebbe chiedere il rimborso. Può darsi che sia vero che non la pagasse già prima, come appunto sembra suggerire l'articolo di Avvenire (non so per quanto reggerà questo link), però la cosa mi sembra a questo punto ben diversa. Un conto è un edificio usato solo per il culto, un altro uno che fa attività commerciali anche se per una buona causa!

03.08.05

Continuiamo a parlare di acqua. A Radio Superhit, intorno alle 9:15 e alle 18:15, mandano in onda uno spot dove Giampaolo Furia parla - per tre minuti tre, e vi assicuro che sono tanti - del rivoluzionario sistema Idros Jet by Kenwood, che permetterà di avere "acqua pura microfiltrata, refrigerata e addirittura gasata". Il nostro amico Giampaolo si dilunga a spiegare i grandi risparmi, anche se non so esattamente quali bottiglie d'acqua minerale costino un euro al litro come lui sembra ammiccarci. Ci spiega che non si tratta di osmosi - che tanto per l'ascoltatore quadratico medio è una parola come un'altra - ma appunto di "microfiltrazione", la variante anglofila del microfiltraggio. Ci comunica che "solo oggi" a chi comprerà questo portentoso ritrovato della tecnica verrà regalata una macchina per il caffè con due mesi di caffè gratis. Ci ricorda che l'apparecchio è autorizzato dal Ministero della Sanità (sì, sarebbe il Ministero della Salute, non state a sottilizzare), con lo slogan che ho usato come titolo. Ci ripete più volte lo slogan ufficiale: "tutta l'acqua che vuoi, come e quando vuoi".
Bene. Tralasciamo il fatto che a me la microfiltrazione fa venire in mente il famigerato latte Frescoblù di Parmalat, un tentativo di Calisto Tanzi di spacciare per fresco del latte che poteva anche avere due settimane. Però mi suona un po' strano che il numero telefonico da loro citato più volte (051.681717) sia riservato, o almeno non risulti da una ricerca su paginebianche.it. In effetti esiste il sito, e c'è un logo che assomiglia a quello della Kenwood (inteso come elettrodomestici da cucina, non come elettronica d'ascolto). Ma sicuramente i più attenti di voi avranno notato che la K della Kenwood originale è bicolore, e non tutta rossa come il succedaneo italiano. Del resto, Kenwood è del gruppo De Longhi, e non avrebbe molto senso usare il nome britannico, salvo che per dire "inglisc is biutiful". Ma anche nel sito ufficiale ci sono tante belle informazioni, ma nessun prezzo: come spiegato, «Idros Jet non lo trovate nei negozi e non si acquista on line. L'acquisto avviene con contatto diretto tra noi e voi»... il tutto con immagine di stretta di mano.
Sono prevenuto, lo ammetto.

(per completezza aggiungo che non ho dubbi che l'apparecchio funzioni come indicato: io mi occupo dello stile)

Aggiornamento: In effetti, sotto il logo della Idros il logo della Kenwood è corretto. È possibile che la colpa della colorazione sbagliata sia del web designer.

24.07.05

Tra una bomba e l'altra, abbiamo sentito delle norme antiterrorismo volute dal ministro dell'interno Pisanu e approvate più o meno da tutti i partiti. Tra queste norme, si è sentito dire che "i provider dovranno tenere per due anni tutti i messaggi di posta elettronica". Beh, non è esattamente così, almeno da quello che si può leggere nel testo del decreto.
Premessa: io non ho studi di legge, e posso solo parlare dal punto di vista informatico. Non prendete insomma le mie parole per oro colato. L'articolo in questione è il 6, comma 1, e recita così:

A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e tino al 31 dicembre 2007 è sospesa l'applicazione delle disposizioni di legge, di regolamento o dell'autorità amministrativa che prescrivono o consentano la cancellazione dei dati del traffico telefonico o telematico, anche se non soggetti a fatturazione, e gli stessi, esclusi comunque i contenuti delle, comunicazioni, e limitatamente alle informazioni che consentono la tracciabilità degli accessi e dei servizi, debbono essere conservati fino a quella data dai fornitori di una rete pubblica di comunicazioni o di un servizio di comunicazione elettronica accessibile al pubblico, fatte salve le disposizioni vigenti che prevedono un periodo di conservazione ulteriore. I dati del traffico conservati oltre i limiti previsti dall'articolo 132 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, possano essere utilizzati esclusivamente per le finalità del presente decreto legge, salvo l'esercizio dell'azione penale per i reati comunque perseguibili.

A parte l'uso creativo delle virgole, è abbastanza chiaro leggere che il contenuto delle comunicazioni è escluso. Quindi si può immaginare che quello che si dovrà conservare per due anni sono i log dei server: data e ora del contatto, sito remoto, mittente e destinatario dell'envelope, cioè la "busta" del messaggio, che non sono necessariamente gli stessi di quelli che vediamo noi. Per fare un esempio banale, se io invio un messaggio in ccn: al mio amico pippo@example.com, il server di posta di example.com vedrà nell'envelope che il destinatario è pippo@example.com, ma nel testo nel messaggio non ci sarà traccia di Pippo. Attenzione: il titolo del messaggio non appare nell'envelope ma nel corpo del messaggio, come pure la dimensione del messaggio stesso, e sarebbe bello sapere cosa vuole fare il ministro di quei dati.
La cosa non è stupida come può sembrare a prima vista: non è poi così difficile ricavare utili dati anche soltanto dai log, come ben sa chiunque si sia divertito su Usenet a sgamare un finto "nuovo" utente. I dati che ho indicato sopra possono essere compattati in una cinquantina di byte: per dieci milioni di messaggi al giorno fanno mezzo giga, meno di un CD e una frazione di DVD.
Passiamo adesso alle note dolenti, e ce ne sono. Innanzitutto lo spam. Se le stime che dicono che oggi un messaggio su dieci non è spam, quei dati sono da decuplicare, e già diventa più difficile. Vorrà dire che cominceranno ad esserci algoritmi antispam molto più aggressivi che non accettano nemmeno i messaggi sospetti: se non li si prende, non li si deve nemmeno salvare... La cosa potrebbe anche essere simpatica, se non fosse che comincerà a ridursi la certezza della spedizione del proprio messaggio.
Altro punto da considerare è la definizione di "contenuti". Le header di un messaggio, quelle con il titolo, la data di spedizione, ma anche il programma usato per spedirle e la codifica del messaggio stesso, non sono effettivamente "contenuto", e danno informazioni molto utili ai detective. Quindi potrebbe essere necessario salvare anche questi dati: risultato, di nuovo un fattore 10 di dimensioni in più.
Infine, la parte più dolente. Chi deve salvare tutti questi dati? Pensiamo un attimo: il nostro terrorista in erba può tranquillamente usare un suo server mail personale, saltando quindi quello del suo provider, e non si sogna certo di tenersi i log; quindi questi devono anche essere salvati da chi riceve posta. È vero che di per sé si può anche avere su un server per ricevere posta, ma questo è più raro. In questo caso occorrerebbe mettersi a sniffare il traffico sulla rete e vedere quello SMTP, cosa non troppo complicata ma sicuramente costosa. L'altra possibilità è vietare di usare la porta 25 agli utenti comuni: in fin dei conti lo si sta già facendo abbastanza spesso per bloccare lo spam che proviene dai PC con ADSL cui gli spammatori hanno fatto il lavaggio del cervello prendendo loro possesso. Però garantisco che a me la cosa non piacerebbe affatto.
Detto tutto questo, resta il punto fondamentale. Io uso Gmail via webmail. Se scrivo ad Anna che legge i suoi messaggi su Hotmail via webmail il mio testo non passa da un server italiano, quindi non se lo salverà nessuno (ok, sono ragionevolmente certo che se lo salvano gli americani senza dirci nulla, ma non è questo il punto). Quindi tutto il decreto non serve a nulla. Carino, no?

12.06.05
Propaganda referendaria   [sfrucugliate]

Mentre andavamo a votare, siamo passati dai giardini di Piazzale Massari, dove c'erano i tabelloni per i manifesti elettorali. Tra i soliti manifesti per il sì, ne spuntavano due del Comitato Scienza e Vita, che invitavano all'astensione.
Ora, è ovvio che una singola persona può decidere di astenersi. Per quanto a me la cosa non piaccia in generale, c'è libertà di propagandare quello che vuoi, e se ti paghi gli spazi commerciali puoi anche mettere manifesti al riguardo. Ma non mi pare che la normativa di legge (articolo 4 comma b della legge sulla par condicio: le successive modifiche della legge 303/2003 non hanno toccato quell'articolo) permetta di usare gli spazi assegnati ai referendari per l'astensione. Dove si va a denunciare?

04.05.05
trovate le differenze   [sfrucugliate]

(questo post apparirà tra qualche giorno... chi mi legge via feed dovebbe vederlo, per gli altri rimarrà perso un po' sotto inizio pagina. Mi sembra giusto così: potere ai feed!)

Essendo io per natura un tipo curioso, verifico spesso da dove arrivino gli accessi al mio sito, dopo avere eliminato i famigerati "spam referrer". Martedì scopro che una ventina di persone sono arrivate a leggermi da $noto_quotidiano_italiano. Apro la pagina che contiene il collegamento verso di me, e leggo che "avrei fatto il tifo" per Gianluca Neri nella questione di chi è stato il primo a fornire la notizia della leggibilità del rapporto sull'uccisione di Calipari, ma che "nel post emerge che i conti non tornano'. Scrivo allora a $giornalista facendo notare che avevo aggiornato il mio post domenica sera, indicando chiaramente che Indymedia ha postato il messaggio dieci ore prima di Neri, e che avevo aggiunto un mio commento sul fatto che non è tanto la primogenitura importante quanto il fatto che la notizia chez Macchianera era verificabile da tutti, a differenza del testo di Indymedia.
In effetti $giornalista ha modificato il suo testo, come si può vedere: (prima - dopo. Le cache sono utilissime per recuperare vecchie versioni di una pagina...). Resta però un simpatico punto. Nel mio messaggio avevo anche fatto notare come l'articolo di slashdot citato nella pagina in questione non fosse apparso all'alba ma a metà pomeriggio, dimostrando come a seconda se uno si fosse loggato oppure no vedeva l'ora come 15:43 (Europa centrale) o 9:43 (East Coast). Quella parte non è stata toccata, però; forse perché era un asse portante dell'articolo relativo, che è apparso sulla versione cartacea di $noto_quotidiano_italiano? Io mi sono stancato di investigare, provateci voi.

08.03.05
brevetti software: sconfitta   [sfrucugliate]

Per chi ha seguito da queste pagine la saga dell'approvazione di una direttiva UE sui brevetti software (prima parte, seconda parte) e vuole sapere come è andata a finire, la risposta è purtroppo negativa. Non è stata accolta la proposta di spostare il punto dalla classe A (si accetta e basta) alla classe B (si ricomincia a discutere).
Le fonti sono le solite: ffii.org e NoSoftwarePatents. Traducendo un po' sia dall'inglese che dal loro punto di vista che non è esattamente quello della Commissione :-), si direbbe che tutta la storia è stata un misto di regolamenti e procedure formali. Se qualcuno si fosse alzato a dire "questo punto non è stato messo all'ordine del giorno con almeno 14 giorni di anticipo", lo si sarebbe dovuto sfilare via. Il ministro danese, nonostante il suo parlamento nazionale avesse approvato una mozione chiedendogli ufficialmente di fare spostare quel punto, non ha protestato più di tanto. Il ministro lussemburghese, presidente di turno, ha fatto tutto un bel discorso dicendo che questa modifica avrebbe creato un pericoloso precedente, e che tanto c'è sempre la possibilità che l'Europarlamento modifichi la direttiva. Quello che non ha aggiunto è che non basta una maggioranza dei votanti, ma ci vuole la maggioranza assoluta degli eletti, vale a dire 367 voti a favore di una modifica. La vedo molto male.

02.03.05

Qualche notizia in più sul tentativo di far passare la procedura sui brevetti software all'Unione Europea. Queste informazioni me le ha passate uno dei miei corrispondenti bruxellesi - conosco tanta gente :-)

La procedura istituzionale, molto semplificata, è la seguente:

- La Commissione, che ha il "potere di iniziativa", produce una proposta di direttiva, che sottopone al Consiglio e al Parlamento;

- il Parlamento Europeo, dopo averla studiata nelle commissioni parlamentari, vota gli emendamenti alla proposta (delle commissioni parlamentari e dei singoli europarlamentari);

- il Consiglio (o meglio il COREPER, i rappresentanti permanenti), prepara una posizione di compromesso fra Consiglio e Commissione; posizione che, una volta che viene raggiunto un accordo politico, deve essere ratificata dal Consiglio;

- la posizione di compromesso torna al Parlamento Europeo in seconda lettura: per cambiarla, gli emendamenti devono avere la maggioranza degli aventi diritto al voto (e non dei presenti come in prima lettura).

Il problema è che nel caso di questa direttiva, il Parlamento Europeo, su pressione degli elettori, associazioni PMI, FFII, e altri, ha presentato una serie di emendamenti che hanno parzialmente limitato la brevettabilità, invece di armonizzarsi con le pratiche in vigore negli USA, come era l'obiettivo della Commissione (DG-MARKT). Un simpatico aneddoto: la copia della proposta iniziale della Commissione, come si è visto guardando il file word, era stata fatta con una copia MSWord licenziata alla BSA...

Il Consiglio, nel maggio scorso ha preparato (guarda caso sotto la presidenza irlandese) una proposta di compromesso. Peccato che non fosse quello che ci si potrebbe aspettare da un compromesso, ma anzi cancellava gli emendamenti del
Parlamento. Insomma, se possibile, ancora più estremo rispetto alla proposta iniziale. Su questa proposta era stato strappato (è il caso di dirlo) un accordo politico, ma se ne era rimandata la ratifica.
Nel frattempo la maggioranza che sosteneva la ratifica era stata erosa, a causa della modifica dei pesi dei paesi dopo l'entrata in vigore del nuovo trattato e del cambio di posizione degli "swing states". Il Consiglio ha tentato più volte di fare approvare la "sua" proposta, nonostante non ci fosse più una maggioranza, mettendola in agenda come item-A per il quale non occorre un voto esplicito. Si è riusciti più volte fortunosamente a farla togliere dall'agenda.
Il prossimo tentativo è la settimana prossima, al consiglio competitività del 7/3, dove pare che il Consiglio abbia avuto l'assicurazione che nessun paese si opporrà e il punto rimarrà in agenda.
Nel frattempo il Parlamento Europeo, sapendo che è praticamente impossibile riuscire a modificare il testo in seconda lettura, ha chiesto per la prima volta nella storia di applicare l'articolo 55 del regolamento, dove si chiede di fare ripartire la procedura legislativa dall'inizio, visto che sono cambiate le condizioni. Questa richiesta è stata fatta dalla commissione affari istituzionale quasi all'unanimità (19 sì, 1 no, 1 astenuto), e dai capigruppo dei gruppi politici all'unanimità. Purtroppo Commissione e Consiglio non hanno l'obbligo di accettare la richiesta del Parlamento Europeo (sostenuta anche da molti parlamenti nazionali), e la Commissione non ha alcuna intenzione di tornare indietro.
Se volete maggiori informazioni la procedura e gli eventi sono descritti in dettaglio nei seguenti siti:

- PdCI
- ffii (inglese, francese, tedesco, portoghese)
- nosoftwarepatents

25.02.05
Ancora brevetti software   [sfrucugliate]

Ho già parlato di come la Commissione Europea voglia a tutti i costi fare passare la brevettabilità del software. L'ultimo tentativo, un mese fa, era consistito nel mettere l'approvazione all'ordine del giorno di una riunione... dei ministri dell'agricoltura e della pesca. Tenete conto che la direttiva in questione è già stata bocciata dal Parlamento Europeo, tra l'altro.
Bene, ci vogliono riprovare ancora una volta. Con un trucchetto che fa venire in mente quello che spesso capita a casa nostra, il commissario al mercato interno vuole fare approvare al prossimo ECOFIN, che si terrà il 7 marzo, il pacchetto originale, con la scusa che "è già stato discusso in Consiglio". Che il pacchetto sia stato bocciato dall'Europarlamento è a quanto sembra un punto secondario per l'ineffabile commissario Charlie McCreevy (niente pagina in italiano, mi spiace). D'altra parte McCreevy è irlandese, e come magari già sapete l'Irlanda ha avuto negli ultimi anni uno sviluppo fantastico perché molti produttori di software l'hanno scelta come base europea per la localizzazione dei propri programmi. Qui (sì, sempre in inglese, mi spiace) si scopre che nel 2001 il 10% delle imposte giuridiche irlandesi sono state pagate da un'unica società: Microsoft. Direi che a pensare male forse si fa peccato, ma anche in questo caso ci si potrebbe azzeccare, no? E se non siete ancora convinti - e leggete l'inglese - ci sono altre informazioni da NoSoftwarePatents.
Ciò detto, che fare? C'è una proposta: scrivere tutti al proprio europarlamentare - magari lasciando perdere Santoro che si sta dimettendo per tornare in TV... - e chiedergli di promuovere una mozione di sfiducia. L'elenco dei parlamentari per nazione e gruppo parlamentare si trova qui; ho lasciato un testo possibile di lettera qua.

09.02.05

A fine gennaio c'è stato un certo qual fermento giornalistico, quando il ministro dell'Innovazione ha presentato il DPR sulla Posta Elettronica Certificata, PEC per chi ha fretta. Stanca si è premurato di farci notare come l'Italia sia "tra i primi Paesi al mondo a disporre della posta elettronica certificata", insomma della "raccomandata elettronica" come tradotto dai giornali. Volete poi mettere? con doppio controllo antivirus! Cintura e bretelle!
Il comunicato del CNIPA (come? non sapete che cos'è? È il Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione) è disponibile qua, per gli amanti della burocrazia. Io personalmente mi sono divertito ad andare un po' a sfrucugliare sul testo del decreto in via di pubblicazione. A dire il vero ho anche guardato l'allegato tecnico che è stato opportunamente tolto dal sito, ma non divaghiamo. E se ne scoprono delle belle.
Il concetto di "raccomandata" è legato alla consegna della lettera, non a un eventuale contenuto: Posteitaliane non sta certo a verificare se tu mandi un foglio bianco. Sarebbe stato bello che nella trasposizione elettronica venisse sfruttata la possibilità di raccomandare anche il testo del messaggio, ma la cosa non è stata fatta. Amen. Non che al ministero non conoscano l'esistenza di queste simpatiche cose: i gestori devono infatti apporre sulle ricevute la propria firma elettronica.
Ma fossero tutti qua i problemi! È infatti istruttivo scoprire all'articolo 3 che

Il documento informatico trasmesso per via telematica si intende spedito dal mittente se inviato al proprio gestore, e si intende consegnato al destinatario se reso disponibile all'indirizzo elettronico da questi dichiarato, nella casella di posta elettronica del destinatario messa a disposizione dal gestore.

Letto? Compreso? Pensate adesso alla vecchia raccomandata cartacea. Arriva il postino, non ti trova e mette l'avviso sulla buca; tu non apri la buca delle lettere e dopo un mese le poste rimandano la raccomandata al mittente con indicato "non ritirata". Se è solo per questo, tu puoi anche guardare la busta e dire al postino "no, non la accetto". Non è un atto giudiziario: è tuo pieno diritto rifiutarla. In questo caso, niente da fare: non appena il tuo provider ha messo il messaggio a tua disposizione per essere ritirato con POP, il messaggio è considerato "ricevuto". Tu non ti sei connesso perché hai dimenticato la tua password? peggio per te. La "firma di ricezione" è quella del provider, non la tua. l'articolo 6, comma 5, lo ribadisce per chi fosse tardo di comprendonio: "La ricevuta di avvenuta consegna è rilasciata contestualmente alla consegna del messaggio di posta elettronica certificata nella casella di posta elettronica messa a disposizione del destinatario dal gestore, indipendentemente dall’avvenuta lettura da parte del soggetto destinatario" (neretto mio).
Ma forse ancora peggio è scoprire chi può fare da gestore di PEC, oltre alle pubbliche amministrazioni. Una persona di buon senso direbbe che i requisiti sono essere affidabili, e magari avere un'assicurazione che copra i rischi dell'attività. Siamo in Italia, e magari una certificazione - il "pezzo di carta" - è un pizzo che bisogna pagare per far vedere che almeno ufficialmente si è bravi. Naturalmente occorre tutto questo, ma (articolo 13, comma 3) occorre anche essere una società di capitali, e avere capitale sociale interamente versato di almeno un milione di euro. Traduzione: solo i soliti noti potranno fornire il servizio. Che gli altri si limitino a giocare nel recinto. Nota: sono due anni che si lavora a questo decreto, e "casualmente" questa norma è stata aggiunta solo adesso. D'altra parte non è certo una specifica tecnica, quindi non c'è alcun problema, no? e poi tutti i "piccoli" hanno potuto dare un prezioso contributo lavorando alle specifiche, anche questo è un lavoro di gruppo!

L'unica cosa che per il momento dà qualche speranza è che non siamo affatto obbligati nemmeno implicitamente a usare la PEC. L'articolo 4 recita infatti che un privato che la voglia usare lo deve indicare esplicitamente e per ogni procedimento; addirittura si ribadisce che se è semplicemente indicato il proprio indirizzo PEC, non è un'indicazione esplicita di volontà d'uso. Ma si sa come vanno queste cose: una modifichina "per semplificare" è sempre dietro l'angolo...
Insomma, saremmo anche tra i primi nel mondo, ma forse si poteva lasciar perdere. L'unico vantaggio possibile che vedo oggi è nella comunicazione interna alla pubblica amministrazione. Intendiamoci, non è poco, ma nemmeno quella svolta epocale.

17.01.05
lucro e profitto   [sfrucugliate]

Scopro da Massimo che l'onorevole Dario Franceschini ha un blog, la qual cosa non mi fa né caldo né freddo. Quello che mi infastidisce è una cosa molto più grave. Franceschini parla infatti di una sua proposta di legge sui CD musicali, terminando dicendo che la proposta inasprirebbe le pene per chi viola il diritto di autore "duplicando o riproducendo per fini di lucro cd musicali originali per destinarli al mercato nero" (neretto mio).
Sempre sul suo sito si può leggere la proposta di legge. Che si scopre? innanzitutto che la legge sul diritto d'autore del 1941 oramai è stata così modificata che forse converrebbe riscriverne una ex novo semplicemente copiandola rinumerando gli articoli. Abbiamo ad esempio dopo l'articolo 171 i vari 171 bis, 171 ter, ... 171 novies, che non pensavo nemmeno esistesse la parola latina per "nove volte". E la proposta aggiungerebbe un articolo "171 bis.1". Poi vediamo scritto che nel primo comma dell'articolo 171 ter "le parole «per trarne profitto» sono sostituite da «a fini di lucro»", il che non si comprende visto che la legge attuale ha scritto "fini di lucro".
Nel migliore dei casi, Franceschini non si è accorto del testo della legge (o il Ministero della Giustizia ne ha in linea una copia errata). Nel peggiore, ha scritto nel commento che si parla di lucro, mentre in realtà vuole parlare di profitto. E la cosa è ben diversa: il lucro è "guadagnarci dei soldi", mentre il profitto è "avere un utile di qualunque tipo, anche non pecuniario". È lecito decidere di voler perseguire solo il lucro o anche il profitto, ma una persona laureata in giurisprudenza non può far finta di niente e confondere i due termini. Ci vuole chiarezza.

Aggiornamento: In effetti il testo al ministero della Giustizia è sbagliato, come mi è stato fatto notare nei commenti. La legge 128/04 (la legge Urbani, insomma) ha cambiato il testo del 171-ter da lucro a profitto, quindi Franceschini con la sua proposta tenderebbe effettivamente a cancellare quella modifica e ritornare alla vecchia "fini di lucro". Potete guardare il testo sperabilmente corretto su Interlex.

Aggiornamento 2: la versione iniziale del testo di Franceschini aveva lasciato i fini di lucro, quella che ho poi letto oggi invece aveva inserito la modifica inserendo il fine di profitto. Resta sempre il fatto che il sito del ministero della Giustizia non è aggiornato.

02.06.04

No. È possibile che tu debba spegnerla, almeno se seguivi Radio Rai nelle onde medie. Ci avevo fatto caso in questi giorni in cui eravamo in giro: l'unico canale che si pigliava in onde medie era Radiouno sui 900 kHz. Questo ripetitore dovrebbe inviare il segnale sicuramente almeno in tutta Europa e nel bacino del Mediterraneo; mi pare addirittura che quella frequenza sia assegnata all'Italia in sede mondiale, quindi senza timore che venga riutilizzata da un'altra nazione.
Pensavo a un semplice problema della radio nella mia macchina, ma non è così: oggi una pagina di Repubblica cartacea raccontava come la Rai avesse brutalmente tagliato le emissioni in onda media. No, non era un articolo che meritasse di passare nell'edizione in rete.
Ho così fatto alcune ricerchine, e ho scovato la pagina RAI con la notizia. Bella nascosta in fondo alla pagina, viene detto che "La Rai, in linea con la missione del servizio pubblico, sta attuando un piano di razionalizzazione degli impianti di trasmissione in onda media. L'iniziativa comporta l'unificazione delle attuali tre reti." È chiaro che a questo punto la missione del servizio pubblico non richiede di avere più di un canale radiofonico in onda media: non importa che in molti posti, come ad esempio qui a casa mia, le trasmissioni in modulazione di frequenza siano disturbate. Le onde medie sono il passato, il futuro è il digitale terrestre per i pochi fortunati... bah.
Il comunicato con le frequenze in onda media risparmiate lo trovate qua.
Ma perché questo odio? C'è chi pensa che sia semplicemente una manovra per fare fuori la radio, che non sarebbe allineata. Altri affermano che la manovra è stata fatta per abbassare le potenze impiegate, a causa della famosa legge sull'inquinamento elettromagnetico che non tocca solamente le antenne per i telefonini, ma anche i ripetitori radiotelevisivi. Lasciatemi avere qualche dubbio su questo. Per chi si fida dei dati riportati, uno studio del CNR di Firenze dà una stima di quanta distanza occorra dai ripetitori per scendere sotto il limite di 6V/m richiesto dalla legge italiana. Per un ripetitore da 100 kW, occorrono 300 metri; per 1000 kW, si sale a 900 metri. Per dare un'idea delle potenze, le RSU Rai affermavano nel 2001 che la potenza impiegata dal ripetitore di Milano Siziano (che poi Siziano è in provincia di Pavia...) ed erano "uniche in Italia": uno si chiede quindi perché mai bisognava togliere le altre. Senza contare che, secondo quelli di EDXC, la Rai (e il Vaticano...) stanno usando delle antenne nel Principato di Monaco per eludere la legge italiana. Evviva.

19.05.04
la centrale solare   [sfrucugliate]

Anche se Iaia sembra convinta scettica ma più speranzosa, ho parecchi dubbi sulle centrali a energia solare proposte da Carlo Rubbia.
Non entro nel merito della tecnologia, non ne saprei certo abbastanza. Mi piacerebbe comunque sapere qual è il rendimento dei sali utilizzati per "salvare l'energia" e se funzionano anche a temperature molto più basse con un buon rendimento: in questo modo potremmo modificare l'uso delle centrali idroelettriche, che come non molti sanno la notte pompano in alto l'acqua per immagazzinare energia nei momenti di basso utilizzo, avendo però un rendimento scarsissimo.
Faccio solo notare che l'articolo dice che "Basta un quadrato di tre chilometri di lato, la lunghezza di una pista di aeroporto, per ottenere la stessa energia di una centrale nucleare". Una centrale nucleare moderna impegna sui 1000 MW (dati svizzeri). Non sto a sindacare sul fatto che quella sperimentale a Priolo abbia una potenza pari a un cinquantesimo, è chiaro che è un esperimento e spero che la cosa sia scalabile. Quello che mi preoccupa è che la pista di aeroporto è sì lunga tre chilometri, ma non è larga così: e anche contando il terreno ausiliario, abbiamo per lo più prato. Un quadrato di tre chilometri di lato sono novecento ettari. Per darvi un'idea, il parco Nord a Milano sono seicento ettari, il parco di Stupinigi a Torino (non il pezzetto del castello!) sono milleseicento ettari, villa Pamphili che è il più grande parco urbano romano sono centoottanta ettari. Pensate a tutti quegli specchi e all'impatto...

Gli altri miei blog

Se non trovate nulla di nuovo qua, magari è perché stavo scrivendo altrove:
  • sui ritagli di .mau., il tumblr: riciclo di quanto scritto da altri e robettine piccine (poco usato). RSS
  • sugli archivi di .mau., il posterous: usato nei momenti davvero più pigri RSS
  • sui fumetti di .mau., le strisce che non fanno ridere (di solito una vignetta al giorno). RSS
  • su il Post, nel blog di matematica ultralight - spero! (aggiornamento più o meno settimanale). RSS - RSS commenti
  • su Voices, il blog di Telecom Italia verso il mondo (aggiornamento casuale, ma lì siamo in tanti)
C'era anche il .mau. fan club su Facebook,m a ormai è allo sbando: tanto vale guardare Google+, allora.

Cercami

• Scopri il resto del mio sito (a partire da chi sono)
• Usa il form per inviarmi un messaggio
• Se sei un Commentatore Ufficiale, lòggati

Ultime aggiunte su xmau.com

[NEW!] 29 aprile 2010
Sono presente su Il Post.

[new] 4 marzo 2010
Aggiornate le sezioni Matematica light, testi e articoli.

20 agosto 2009
Sono nati Jacopo e Cecilia!

Ultimi commenti conosciuti

il barbarico re, su Quizzino della domenica: Pecore geometriche , il 13 Mag alle 22:07
.mau., su Quizzino della domenica: Pecore geometriche , il 13 Mag alle 21:14
il barbarico re, su Quizzino della domenica: Pecore geometriche , il 13 Mag alle 21:05
Marco B, su Quizzino della domenica: Pecore geometriche , il 13 Mag alle 12:35
enrico d., su Quizzino della domenica: Pecore geometriche , il 13 Mag alle 11:36
Gianc., su Quizzino della domenica: Pecore geometriche , il 13 Mag alle 08:51
enrico d., su Quizzino della domenica: Pecore geometriche , il 13 Mag alle 08:42
theus, su La prepotenza della gratuità , il 13 Mag alle 07:57
mestesso, su silenzio stampa , il 10 Mag alle 17:23
ilGrandeColibrì, su silenzio stampa , il 10 Mag alle 15:31
Sleepers, su La prepotenza della gratuità , il 9 Mag alle 14:35
GiacomoT, su Quizzino della domenica: Meccanica celeste , il 9 Mag alle 14:16
.mau., su Quizzino della domenica: Meccanica celeste , il 9 Mag alle 11:36
GiacomoT, su Quizzino della domenica: Meccanica celeste , il 9 Mag alle 11:19
valerio, su Quizzino della domenica: Meccanica celeste , il 8 Mag alle 15:41
.mau., su contemporaneità , il 8 Mag alle 13:25
m.fisk, su contemporaneità , il 8 Mag alle 12:43
m.fisk, su contemporaneità , il 8 Mag alle 12:43
.mau., su latito , il 8 Mag alle 12:17
Bistecca, su latito , il 8 Mag alle 11:25
.mau., su Quizzino della domenica: Meccanica celeste , il 8 Mag alle 10:54
mestesso, su latito , il 8 Mag alle 09:03
valerio, su Quizzino della domenica: Meccanica celeste , il 8 Mag alle 02:40
.mau., su latito , il 7 Mag alle 23:36
Barbara, su latito , il 7 Mag alle 23:35

Puntatori vari

rss 1.0 feed     vicini di casa
rss 2.0 feed     il feed del mio Tumblr
full feed (rss 1.0)     scriptygoddess.com
commenti (rss 0.91)     klipfolio
hacker