| Elio Pagliarani | [obituary] |
Io non ho mai letto nulla di Elio Pagliarani, che io sappia. Nulla, con una singola eccezione: la sua poesia sui coniglipolli.
Beh, secondo me uno che è riuscito a scrivere una poesia così, partendo da un problema matematico, dandone una soluzione corretta ma assolutamente non standard e infilandoci per di più una dura polemica contro l'omologazione («laurea in filosofia poi lo cacciarono via / non che violasse le leggi è che dissero basta / la famiglia gli amici gli esempi dei libri di testo»)... beh, era uno davvero tosto. Che poi io sia uno sciamannato e preferisca leggere libri di matematica piuttosto che libri di poesia non toglie nulla alla sua grandezza.
| Lucia Mannucci | [obituary] |
Potrei riciclare quanto scrissi alla morte del marito Virgilio Savona, con l'unica aggiunta del titolo della versione originale di Nella vecchia fattoria, per la cronaca Old Mac Donald had a farm: avere dei duemezzenni per casa ti fa imparare molte cose. Però la morte di Lucia Mannucci segna la fine definitiva del Quartetto Cetra, ed è insomma un po' più simbolica.
Tra l'altro Mannucci - che fu l'ultima a entrare nella formazione del quartetto, nel 1947 - essendo l'unica donna dovette in un certo senso fare più fatica: pensate a tutte le parodie musicali, dove le parti femminili erano tutte sue...
| Davy Jones | [obituary] |
[occhei. Mentre sto scrivendo questo leggo che è morto Lucio Dalla. Però di Dalla ne parleranno tutti, di Davy Jones no, quindi resto sulla mia notiziola]
È morto uno dei Monkees. Probabilmente a molti di voi il nome di questa band non dirà nulla; se sentiste le note di I'm a Believer, al più vi verranno in mente i titoli di coda di Shrek. Però la loro storia è molto interessante...
Dopo la Beatlemania, negli USA decisero di fare uno spettacolo TV con protagonista una pop band. Insomma, Amici con quarant'anni di anticipo. Però non potevano prendere una pop band già pronta, perché altrimenti non avrebbero potuto lucrare sui contratti artistici; così hanno fatto un po' di audizioni per prendere gente che venisse bene in tv, e se possibile avesse anche qualche idea su come suonare uno strumento. E in effetti Jones era più che altro un attore... Assemblamenti di questo tipo possono dare dei problemi: per esempio, che nessuno dei quattro prescelti sapesse suonare la batteria. Se la sono giocata ai dadi, ha perso Micky Dolenz (anche perché Davy Jones era piccolo di statura e quindi non lo si riusciva a inquadrare) che all'inizio faceva finta e man mano poi ha imparato.
Detto tutto questo, definire i Monkees "i Pre-Fab Four" è riduttivo. È vero che sono stati creati a tavolino, ma come gruppo pop hanno fatto il loro onesto mestiere. Un ricordo affettuoso è solo doveroso.
P.S.: il punto più buffo di tutta la storia (quello che mi aveva dato lo spunto per scriverla, solo che poi me ne sono dimenticato...) è che Davies non era americano ma britannico, di Manchester.
| Oscar Luigi Scalfaro | [obituary] |
Di Scalfaro ("Oscar Maria", come lo chiamavo io) ne hanno parlato tutti: ieri pomeriggio sono morbosamente andato a vedere le home page del Giornale e di Libero, trovando più o meno quello che mi aspettavo. Però mi pare che tra i vari ricordi ci siano due cose che sono passate nel dimenticatoio, o meglio che sono state sì rievocate ma senza i retroscena che dal mio punto di vista sono più interessanti.
La prima è la circostanza in cui è stato eletto Presidente della Repubblica. Il problema non era tanto lo scoppio di Tangentopoli; o meglio Tangentopoli stava bloccando le votazioni, per i veti incrociati anche all'interno della maggioranza. Tutti hanno ricordato che la situazione si sbloccò a causa della strage di Capaci che portò alla decisione di scegliere una "figura istituzionale" (Scalfaro era appena stato nominato presidente della Camera), ma pochi mi pare abbiano aggiunto che lo sponsor principale di Scalfaro fu niente meno che Marco Pannella, la persona a prima vista meno indicata ad apprezzare un baciapile come l'Oscar Luigi. Secondo me, Pannella lo preferì a Spadolini perché lo sentiva una testa dura come lui: resta il punto che quello fu il punto ascendente della parabola del Giacinto, che tentò inutilmente di ripetere il giochetto con la scelta del Pres.Cons.Min ma non ci riuscì, e poi finì man mano a far votare i suoi sodali per chi gli prometteva un minimo di visibilità.
La seconda cosa che mi pare posta in seconda fila è il suo comportamento durante il primo governo Berlusconi. Sappiamo tutti perfettamente che Scalfaro odiava Silvio, e che con ogni probabilità il suo ruolo è stato ben al di là di quanto la prassi assegna al Presidente della Repubblica: Ciampi e Napolitano in confronto sono stati dei notai. Ma soprattutto da destra sono tutti a ricordare il ribaltone, cosa che invece è stata assolutamente corretta... a meno che non si dimostri che Scalfaro ha intimato a Bossi di rompere la coalizione di governo. Quello che viene dimenticato è il ruolo avuto da Scalfaro nel non firmare la lista originale dei ministri con Cesare Previti alla Giustizia (l'equivalente di mettere una volpe di guardia al pollaio...) con il suo spostamento al volo alla Difesa. Questo sì che è stato un atto contro la Costituzione, visto che il Presidente della Repubblica non ha tecnicamente potere sulla scelta dei ministri (mentre ce l'ha sulla scelta del PresConsMin)! Oh, per quanto mi riguarda ha fatto bene, e mi sa che sotto sotto ne siano convinti anche quelli di destra visto appunto che hanno glissato sulla cosa preferendo appunto tuonare sul ribaltone; però la cosa è appunto passata in second'ordine, mentre sono convinto che questo sia invece il modo migliore per ricordarlo. (Sì, ci sarebbe anche la sua difesa della Costituzione con i comizi a novant'anni suonati, ma io ho le mie preferenze)
| Giancarlo Bigazzi | [obituary] |
Io ero convinto che Bigazzi fosse solo un (grande) paroliere. Gli potevo anche perdonare le collaborazioni con Marco Masini. Purtroppo è dovuto morire perché io potessi scoprire che era il leader degli Squallor, e soprattutto che non è solo stato un paroliere ma ha anche composto musica. Diciamolo: avrei preferito scoprirlo tra vent'anni.
| Carlo Fruttero | [obituary] |
Non ci crederete, ma un torinese come me non ha mai letto nessun giallo della premiata ditta F&L. (Lessi e apprezzai Donne informate sui fatti, ma quella è un'altra storia). Ma naturalmente, da buon lettore della Busiarda e vecchio appassionato di fantascienza sono sempre stato a contatto virtuale con la coppia prima e con lui da solo poi, dal racconto a puntate delle loro avventure nella valigetta diplomatica di Gheddafi alla sua rubrica su Tuttolibri, terminata un paio d'anni fa quando capii che ormai gli anni stavano chiedendo il loro pedaggio... tanto che mi stupii favorevolmente che fosse ancora riuscito a terminare il libro a quattro mani con Massimo Gramellini, che oggi lo ricorda sul suo Buongiorno.
Sì, dovremmo avercela con una lama delle Forbici d'Oro della fantascienza italiana: ma l'abbiamo già perdonato da mo', era difficile tenere il broncio verso un signore (e un traduttore, e un descrittore di Torino, degno sodale di Mario Soldati per chi si ricorda ancora di lui)
| Vittorio Curtoni | [obituary] |
Con due colpevoli mesi di ritardo ho scoperto la morte di Vittorio Curtoni. Nel piccolo mondo dell'italica fantascienza (mondo del quale io non faccio parte, come avrete capito) Curtoni era noto per essere stato il deus ex machina di Robot, oltre ad aver scritto qualche libro e parecchi racconti - per me sono meglio i racconti, ve lo dico subito. Magari qualcuno sa anche che è stato un traduttore, credo sia stato lui a fare le prime versioni italiane delle opere di Philip K. Dick. Il mio ricordo personale è più su queste ultime righe, ma con una particolarità: chi volesse saperne di più può leggere il suo ricordo su fantascienza.com.
Conobbi Curtoni alla fine degli anni '80 per via telematica: ci siamo trovati sull'area Fidonet SF.ITA. Stiamo parlando di quasi venticinque anni fa, persino tra i miei lettori ce n'erano ben pochi ad avere idea che si potesse comunicare in modo elettronico. Curtoni aveva un carattere ambivalente: litigare con lui era molto facile, è capitato anche a me, ma era anche prontissimo a fare di tutto. Un giorno andammo a trovarlo a casa sua a Piacenza: la tipica casa dove ovunque hai scaffali di libri, rigorosamente in doppia e tripla fila per occupare tutto lo spazio possibile. Lì capii per la prima volta cosa significasse essere un traduttore: c'erano pacchi di vocabolari specialistici delle materie più incredibili, perché per tradurre l'uno o l'altro libro magari gli era servito sapere di nautica o di araldica.
Sarà stato il 1990 o 1991: "old Vic" (si firmava così già allora) non aveva certo a disposizione Google o tutta l'internet di adesso, e si arrabattava come poteva per fare il suo lavoro al meglio: la "matrix" (la posta elettronica via Fidonet) era un enorme miglioramento rispetto al passato, perché in tre-quattro giorni poteva avere una risposta ai suoi dubbi sul testo di un'opera direttamente dall'autore. Ecco, vorrei ricordarlo così, come un vero artigiano delle parole.
| Dennis Ritchie | [obituary] |
Anche se la sua morte fosse avvenuta in un momento diverso dal cordoglio totale globale per la prematura dipartita di Steve Jobs, mi sa che la scomparsa di Dennis Ritchie non avrebbe comunque raggiunto non dico le prime pagine dei giornali, ma almeno le loro sezioni culturali: il che prova, se ce ne fosse bisogno, che non basta il genio e le creazioni per essere famosi ma occorra anche apparire.
Per quelli tra i miei ventun lettori che non hanno un background tecnologico, spiego in due parole cosa Ritchie ha fatto negli anni '60 e '70: assieme a Ken Thompson ha sviluppato Unix, cioè il primo vero sistema operativo per piccoli computer, e insieme a Brian Wilson Kernighan ha sviluppato il linguaggio di programmazione C, strettamente collegato a Unix. Ma detto così non si riesce a capire la portata di queste creazioni: forse è meglio un esempio più visibile. Immaginate che ogni modello di automobile avesse un suo proprio sistema per accendere i fari, azionare le frecce o il tergicristallo, oppure ancora cambiare marcia; e che qualcuno sviluppasse un sistema che dal punto di vista dell'automobilista apparisse identico su ciascun modello, lasciando al costruttore il compito di convertirlo nell'effettivo comando per quella vettura. Ecco: Ritchie ha fatto proprio quello. In Unix tutto assomiglia a un file, e il programmatore lo tratta come tale: sono i driver del computer che si occupano di spiegare a basso livello cosa significa il comando eseguito. Aggiungere questo strato di astrazione è stato fondamentale per ampliare la base dei programmatori, che continuano ad essere artisti ma sono ora più liberi di creare i propri programmi senza perdere tempo a vedere dove verranno eseguiti. Niente male, vero?
Però Ritchie è sempre stata una persona schiva: dal suo punto di vista penso volesse così e quindi la scelta era da rispettare, ma ora permettetemi appunto queste poche righe di ringraziamento.
| Padre Roberto Busa, S.J. | [obituary] |
Purtroppo non ho mai avuto l'onore di incontrare padre Roberto Busa, gesuita morto a quasi novantott'anni lo scorso 9 agosto. Devo aggiungere che mi ha favorevolmente sorpreso che La Stampa lo abbia ricordato con un lungo e affettuoso articolo, visto che penso che il suo nome sia ignoto persino alla maggior parte dei miei ventun lettori (tranne naturalmente il buon Zop, che a suo tempo mi raccontò di lui).
Non so se la ragione sia il suo essere stato un prete e per di più gesuita oppure banalmente la sua italianità, però è un ingiustizia che il suo lavoro davvero pionieristico sull'uso dei computer per la linguistica (parliamo del 1949, quando era già difficile che qualcuno sapesse dell'esistenza dei computer) sia rimasto così negletto. Busa stava preparando - a mano... - un elenco delle concordanze nei testi di san Tommaso d'Aquino, elenco poi effettivamente completato; si recò da Thomas J. Watson, allora direttore dell'IBM, chiedendogli di usare i loro computer all'uopo (con risposta allora negativa, il software di quel tipo mica esisteva ancora...) Insomma, quindici anni prima di Ted Nelson lui pensava già agli ipertesti!
Insomma Busa è stato l'esempio paradigmatico di come la cultura letteraria non debba avere paura della scienza, ma anzi la possa utilmente sfruttare. Peccato che non lo si sappia...
| Lelio Luttazzi | [obituary] |
Per me Luttazzi è sempre stato uno e uno solo: Lelio. Ho appena verificato: ho parlato di lui su queste notiziole nell'ottobre 2001, quando non avevo ancora ben chiaro a che diavolo servisse un blog (non che ce l'abbia troppo chiaro adesso, ma almeno il mio stile si è un po' affinato)
Sapevo che stava male da anni, ma leggere della sua morte è sempre triste. Lasciando perdere i quotidiani che hanno semplicemente riciclato il coccodrillo Ansa, vi linko la voce su Wikipedia e il ricordo di Sofri (quello giovane) che mi ha fatto ricordare di quando anch'io registravo le canzoni della Hiiiiit Pareeeeid con gli applausi in mezzo :-); e vi lascio il link a El can de Trieste, divertissement inizio anni '7o inopinatamente salita in cima... alla Hit Parade :-)
| Alex Badalic | [obituary] |
Non so quanti dei miei lettori l'abbiano mai conosciuto. Io credo di averlo perso di vista quasi vent'anni fa; il punto è che ci eravamo conosciuti de visu, ma solo dopo anni di chiacchierate in rete (ai tempi, Fidonet). Ai tempi era nato persino un neologismo in suo onore, "badalicco". Il pensiero di quanti "esperti di comunicazione sociale" si siano fatti molta più pubblicità di lui con se va bene un quinto della loro esperienza mi rende ancora più triste.
Buon viaggio a te e condoglianze alla tua compagna Sara.
(vedi anche il messaggio sul wall di Facebook)
| Martin Gardner | [obituary] |
Alla bella età di 95 anni, ma lavorando fino all'ultimo, è morto il non-matematico più importante per la matematica del ventesimo secolo: Martin Gardner.
Avevo scritto di lui appena due settimane fa sul mio blog del Post: vorrei solo aggiungere una cosa. Gardner era laureato in filosofia, non aveva fatto nessun esame universitario in matematica, e aveva qualche problema con l'analisi matematica; eppure ha fatto quello che ha fatto. Quindi non ci sono davvero scuse per dire che la matematica è troppo ostica... (e molti matematici dovrebbero imparare a scrivere, d'accordo)
Addio, Martin!
Aggiornamento: (24 maggio)
Visto che l'italica stampa latita, lascio i link alle testimonianze in rete che ho trovato.
* Paniscus
* Zar
* Gravità Zero
* Deviazioni Ragionevoli
* Vittorio Pasteris
* liczin
* Torino Turistica
* i sogni ferrosi
* Il morto del mese
* Chesterton - il blog dell'uomo vivo
* Rudi Matematici
* Linguaggio macchina
* Matem@ticamente
* matematicamedie
* Quarantadue
* bUFOle & Co
Termino con un coccodrillo un po' più lungo.
È vero, aveva 95 anni. Ma Martin Gardner ha continuato a lavorare fino all'ultimo per creare la New Martin Gardner Mathematical Library, l'edizione definitiva della raccolta della sua rubrica Mathematical Games sullo Scientific American - quindici libri oltre agli altri cinquanta che ha scritto nella sua prolifica carriera. E comunque nessuno delle generazioni di matematici che si sono avvicinati alla materia leggendo le sue opere voleva davvero sentire della sua morte, avvenuta ieri a Norman in Oklahoma.
Scrivere come fa Wikipedia che Gardner più o meno da solo ha rinnovato e nutrito l'interesse alla matematica ricreativa negli USA per metà del ventesimo secolo è un po' esagerato; ma la sua importanza è stata incredibile, come punto di incontro tra i ricercatori e la gente comune. Basti solo pensare ai Gathering For Gardner, incontri a cadenza biennale in suo onore. Il tutto senza aver fatto studi formali in matematica, anzi!
Gardner nacque nel 1914 a Tulsa, Oklahoma; il padre era un geologo nel campo del petrolio, sua madre era una fervente metodista. Il giovane Martin divenne un fondamentalista, salvo poi diventare disilluso e mantenere una posizione teologica teista ma assolutamente non cristiana; l'esistenza di Dio per lui non poteva essere che un atto di fede, e da qui si sviluppò la sua avversione per le pseudoscienze. Nel frattempo si era laureato in filosofia, aveva scoperto che quella non era una laurea che permettesse di guadagnare, e si reinventò come giornalista scientifico, con l'intervallo di quattro anni nella marina USA durante la seconda guerra mondiale.
La sua carriera sembrava inesorabilmente fallita: nei primi anni '50 accettò di fare il redattore per la rivista per bambini Humpty Dumpty's Magazine. Tutto cambiò quasi per caso nel 1956: uno dei suoi hobby era la prestidigitazione, e a un incontro di maghi gli venne mostrato un esaflexagono. Gardner pensò che sarebbe stato possibile scrivere un articolo e venderlo allo Scientific American, con cui aveva già collaborato in passato: l'allora editor gli chiese se pensava ci fosse stato materiale a sufficienza per una rubrica regolare, Gardner rispose che pensava di sì, pur non avendo alcuna idea a proposito - non aveva nessun libro di matematica in casa! - e si accinse all'opera. A gennaio 1957 apparve il primo articolo della rubrica "Mathematical Games", e il resto è storia: venticinque anni di rubrica, che hanno portato appunto ai quindici libri citati all'inizio.
Molti conoscono Gardner per il suo impegno cinquantennale contro i sedicenti paranormali, a partire dal suo libro del 1957 Fads and Fallacies in the Name of Science. Quello che non molti sanno è che ha anche tenuto una rubrica di giochi "fantamatematici" nella Isaac Asimov's Science Fiction Magazine, oltre ad avere preparato edizioni annotate delle opere di Lewis Carroll - ma anche dei racconti di Padre Brown! - e avere scritto saggi filosofici e un romanzo semiautobiografico, The Flight of Peter Fromm. Una carriera davvero incredibile, da Bach della matematica ricreativa. Ah: a Martin Gardner è stato dedicato l'asteroide 2587 Gardner, stella tra le stelle.
| Edoardo Sanguineti | [obituary] |
Tra un po' immagino che anche gli altri giornali si sveglieranno, e invece del "Look di Gucci per la fantina Charlotte" o della "nudità che è l'anima della tv" ne parleranno. Stamattina è morto il poeta Edoardo Sanguineti.
Ma Sanguineti non era semplicemente un poeta: era un giocatore con le parole, e la poesia per lui era solo un modo per esprimere questo gioco (e infatti era uno dei pochi poeti che apprezzavo :-) ) Il mondo sarà un po' più triste.
| Raimondo Vianello | [obituary] |
Era un bastardo dentro, col grande vantaggio che proveniendo da una famiglia dell'alta borghesia aveva una formazione culturale che gli permetteva di far credere di essere in realtà bravo e pacioso. E questa (l'essere bastardo dentro) è stata una cosa che me l'ha fatta apprezzare tantissimo. Poi non posso però dimenticare che assieme a Mike Bongiorno ha contribuito alla vittoria di Berlusconi nel 1994 :-(
Sono abbastanza convinto che soffrisse di Alzheimer, il che è una cosa che non auguro a nessuno: preferisco ricordarlo con alcuni video degli anni che furono.
la sigla di "Di nuovo... tante scuse", dove "cantava";
il cabaret di "Noi no", che poi finiva così ...
un Carosello con Ugo Tognazzi (e sempre la Mondaini)
| Nicola Arigliano | [obituary] |
Chi ha la mia età associa inevitabilmente al nome di Nicola Arigliano la frase "Gruppo vacanze Piemonte, si parte!", dai Caroselli del digestivo Antonetto. Pe chi è più giovane il suo nome non dice assolutamente nulla, anche se negli anni '90 era tornato ad apparire anche in televisione.
Ma Nicola Arigliano, morto stanotte, era molto di più: non solo un crooner ma anche un jazzista, con uno stile di antan che era assolutamente piacevole all'ascolto. Eppure è sempre la tv, anzi la pubblicità, quella per cui vieni ricordato...
| Bob Noorda | [obituary] |
Se siete stati a Milano, non potete non avere visto uno dei progetti più famosi del designer (olandese di nascita, ma italiano di adozione) morto ieri: le indicazioni sulle linee della metropolitana erano state progettate da lui. Quando negli anni scorsi cambiarono il font usato, ci fu una sollevazione (occhei, non popolare, ma basta vedere quanta gente usa il Comic Sans per capire che queste cose sono davvero elitarie). Che poi magari voi siete uomini di mondo, siete andati a vedere la subway newyorkese, avete notato gli stessi font e detto "Ah, questi italiani che copiano tutto". No, sono stati gli 'mericani a riciclare il font meneghino, proprio per la sua leggibilità estrema
Ma anche se non siete mai stati nella capitale tangentistica d'Italia avrete sicuramente visto alcuni dei loghi che Noorda creò: io sapevo di quello dell'Eni e della Coop, ma ho scoperto che anche il logo Feltrinelli e quello della regione Lombardia (la rosa camuna stilizzata) sono suoi. Niente male, vero? Semplicità ma riconoscibilità immediata, una sintesi perfetta.
| Carlo Sgorlon e Giulio Bosetti | [obituary] |
Il Natale 2009 ci ha portato via due uomini di cultura coetanei (entrambi della classe 1930) ma con una storia diversa. Di Sgorlon penso ne abbiate sentito parlare più o meno tutti: scrittore sempre attento alle tradizioni friulane, tanto da avere riscritto in quella lingua il primo suo romanzo, Il vento nel vigneto che divenne Prime di sere (ah, anche lui era un normalista, anche se naturalmente della classe di Lettere). Vorrei spendere però due parole in più su Bosetti, proprio perché meno noto, tanto che neppure Wikipedia scrive molto su di lui. Bosetti ha fatto un po' di televisione negli anni '60, ha fatto parecchio cinema - ad esempio impersonava Eugenio Scalfari in Il Divo, ma soprattutto era un grande uomo di teatro. Attore, ma anche impresario: dalla stagione 1997-98 era direttore artistico del Teatro Carcano, ma soprattutto a fine 2003 si mise alla guida di un gruppo di attori per comprarsi il teatro, che rischiava di chiudere definitivamente. Ecco, vorrei ricordare proprio questo amore (fortunatamente corrisposto) per il teatro che l'ha fatto rischiare del suo per portarlo avanti.
| Igor Man | [obituary] |
Ero quasi arrivato a credere che quello fosse il suo vero nome e cognome. Invece si chiamava sì Igor, ma di cognome faceva Manzella. Per chi come me è cresciuto a pane e La Stampa era una presenza di casa; anche in questi anni dove i suoi articoli erano fondamentalmente del tipo "Eh, ricordo quando ho intervistato X, andò così..." era un po' come sentire il nonno o il vecchio zio che ci elargiva sprazzi delle sue memorie, e uno lo leggeva sempre con piacere. Ecco, potremmo paragonare la sua carriera di inviato speciale svoltasi quando gli inviati speciali erano davvero figure mitiche di giornalisti-scrittori a quella di Oriana Fallaci; con la piccola differenza che Igor Man non ha mai avuto il livore dell'altra e sembrava davvero un nobile siciliano come in parte era poi davvero, forse. Credo che ci mancherà.
| Eric Woolfson | [obituary] |
Scopro da Sofri (quello giovane) che è morto Eric Woolfson. Forse a voi il nome non dice nulla. Forse vi dice poco anche Alan Parsons Project (era lui il cantante e cofondatore del gruppo). Ma se "Eye in the Sky" magari vi viene in mente qualcosa di più.
Un romanticone come me possiede buona parte dei CD degli APP, oltre ad aver comprato qualche loro spartito; l'unico mio guaio è che come al solito il mio timbro vocale non è sufficientemente alto per cantare senza cambiare tonalità. Due brani: Don't Let It Show e Time.
| Virgilio Savona | [obituary] |
Chissà perché il Corsera ha deciso di mettere la notizia della morte di Virgilio Savona nell'edizione napoletana del quotidiano online.
Il nome di Savona magari non vi dirà molto, ma ancora per la mia generazione il Quartetto Cetra è stato uno degli accompagnamenti musicali dell'infanzia. Lasciamo perdere il divertissement "Nella vecchia fattoria", che poi è la versione italiana di non so quale brano popolare irlandese; ma in genere ho trovato sempre piacevole il loro modo garbato di raccontare le cose e gli arrangiamenti vocali - generalmente proprio di Savona - che davano un certo stile alle parodie musicali in cui erano bravissimi, come nella Biblioteca di Studio Uno. Sì, era la televisione degli anni '60, forse addirittura la rivista degli anni '50, e non vorrei certo tornare a quei tempi; però perché buttare via indiscriminatamente tutto quello che c'era allora? (E poi attenzione: nel 1970 Savona ha scritto per Gaber delle canzoni tratte da poesie di Ovidio, giusto per far presente che non è che qua ci fossero solo canzonette)
Vi lascio un link da YouTube, un successo dei Cetra della fine degli anni '50: Un disco dei Platters. Se non sapete nemmeno chi siano stati i Platters... vabbè, tornate a sentire i Tokio Hotel.
| Fravia | [obituary] |
Scopro da un commento scritto da Stefano Calzetti che Fravia è morto (di cancro al fegato). Il nome probabilmente non vi dirà nulla, e per le cronaca io non ho mai avuto nemmeno uno scambio di email con lui. Però è stato uno dei primissimi link che avevo, (su un file... erano tempi eroici, stiamo parlando della metà degli anni '90 quando l'idea stessa di avere un sito web era una novità). Searchlore è un sito che ti insegna a cercare: il reverse engineering applicato alla rete, il modo di scoprire pagine non linkate da nessuna parte con tecniche investigative e di intuizione. Un lavoro da Hacker (con la lettera maiuscola, non pensate ai poveretti che immaginano che defacciare un sito sia una figata pazzesca), e per questo stesso fatto poco noto al mondo... nonostante fosse sotto gli occhi di tutti. È di gente come lui che oggi abbiamo ancora più bisogno.
| Biagio Melloni | [obituary] |
Oggi è morto Biagio Melloni. Non l'ho mai conosciuto, ma ho sicuramente conosciuto la sua ideazione: i negozi Remainders.
In realtà è sempre stato difficile trovare qualcosa che mi interessasse davvero in un Remainders: però era una gioia fare una puntata e vedere cosa c'era di nuovo... ehm, di vecchio; e alla fine si usciva sempre con un libro o due, cose che non sarebbero mai venuto in mente prima. Ecco, l'eredità di Melloni a mio parere è proprio l'idea che ci si possa divertire in mezzo ai libri, cosa che io do per scontata ma non lo è affatto per la maggior parte degli italiani.
| Fabio Metitieri | [obituary] |
Quando ho letto in rete la notizia stamattina l'ho creduta uno scherzo. E invece è proprio vero. Fabio Metitieri, il famoso "Ciao, Fabio" terrore di tutta l'internet italica, è improvvisamente morto.
Credo siano passati almeno quindici anni da quando avevo iniziato a litigare con CiaoFabio: dovrei recuperare i primi messaggi della lista LISA. D'altra parte ha sempre avuto un caratteraccio, e il suo modo di esporre gli argomenti non era certo conciliante; e secondo me era felice che tanta gente, oltre che insultarlo, non lo leggesse per principio. Così poteva sentirsi superiore a loro. Detto questo, un (sedicente) esperto che non leggesse i suoi commenti sparsi in giro per la rete non era per nulla un esperto; nella maggior parte dei casi le sue stilettate colpivano bersagli reali, e anche in caso contrario avevano il vantaggio di obbligarti a vedere le cose in maniera diversa. Ah, sì: uno dei suoi vezzi era non voler avere un blog (aveva solo un sito), ma fare il parassita su quelli altrui.
Ma queste cose ve le stanno dicendo già gli altri, ed è inutile che ve le racconti anch'io. Preferisco ricordarlo raccontando qualcosa che sicuramente non sapete. Due anni fa mi aveva spedito una copia del libro scritto da suo padre e che raccontava della seconda guerra mondiale vista appunto con gli occhi di un giovane ufficiale mandato sul fronte balcanico. Posso garantire che quando parlava di suo padre era completamente diverso dal "Ciao, Fabio" pubblico. Qualche mese fa, poi, Anna doveva preparare un corso di "scrittura aziendale" e mi ha chiesto di preparare qualche domanda ad alcuni dei miei amichetti. Mi sono rivolto anche a lui; dopo che gli ho assicurato che non era affatto uno scherzo, mi ha subito ampiamente risposto, e credo sia stato quello che mi ha dato la risposta più completa. Non siamo mai stati amici, insomma; però mi mancherà.
(ah: era appena uscito il suo ultimo libro, Il grande inganno del Web 2.0. Aveva promesso che me ne avrebbe inviato una copia; purtroppo me lo dovrò comprare, e garantisco che il "purtroppo" non è certo per la spesa)
| Philip José Farmer | [obituary] |
Se come me avete iniziato a leggere fantascienza con gli Urania anni '70, magari il nome di Farmer non vi dice nulla, visto che la premiata ditta F&L se ne stava ben alla larga da uno scrittore che osava lordare la purezza della SF con sporche storie di sesso. E per di più, sesso tra umani e alieni, come in The Lovers, quando il massimo di cui si poteva parlare al tempo erano fanciulle discinte, pronte a cadere ai piedi dell'eroe (meglio se ingegnere), ma lasciando tutto all'eventuale immaginazione del lettore un po' come nel teatro greco. Chi invece leggeva la concorrenza (le collane Cosmo Oro e Cosmo Argento dell'Editrice Nord) veniva a sapere Farmer era il miglior scrittore del secolo, e che si era fortunati a poterlo leggere da loro nonostante la censura strisciante italica...
A mio parere, quei giudizi sullo scrittore morto ieri sono parziali, e non permettono di conoscerlo davvero. Se uno è interessato all'erotismo interplanetario, tanto per dire, non è certo Farmer che deve leggersi: per lui il sesso era semplicemente una parte delle storie che raccontava. Ma il suo vero talento era nella creazione di affreschi dalle dimensioni incredibili, come quello dei Fabbricanti di Universi e soprattutto del Mondo del Fiume, dove entra dentro davvero di tutto; e nel caleidoscopio di citazioni letterarie, religiose e autoreferenziali che rendono la lettura una goduria per gli appassionati del genere (e non preoccupatevi se vi siete persi qualche personaggio secondario: a volte era proprio Farmer che se ne dimenticava...)
| Giampaolo Dossena | [obituary] |
In silenzio, com'era del resto sua abitudine, si è spento ieri mattina.
Ai più giovani dei miei lettori, il suo nome non credo dirà molto. Ma io ricordo quando su Tuttolibri apparve la sua rubrica di giochi con le parole, la prima su un grande quotidiano italiano (sono troppo giovane, i Wutki su Linus non li ho potuti gustare quando uscirono... e comunque Dossena era già uno di loro); fu amore a prima vista. Credo che le mie prime lettere a un quotidiano siano state indirizzate a lui, e a Torino devo avere ancora una sua risposta. Ah, i giochi con le parole non sono l'enigmistica, nel caso ve lo stiate chiedendo: quest'ultima è molto più seria (seriosa?), con tutta una serie di regole formali completamente diverse dalle regole pragmatiche dei primi. Ma non divaghiamo.
Dossena però non è stato solo un esperto di giochi - basti pensare alla monumentale Enciclopedia dei Giochi per i tipi di Utet. Tra i suoi libri che possiedo ci sono infatti anche i primi tre volumi della Storia confidenziale della letteratura italiana, un ipertesto ante litteram dove gli aneddoti sull'italiano tra il 900 e il 1400 sono gustosissimi. Ecco: il modo migliore per ricordarlo è forse proprio rileggere le sue pagine e sorridere.
Aggiornamento: (8 febbraio) Stefano Bartezzaghi parla di lui sicuramente meglio di quanto lo possa fare io.
| Mino Reitano | [obituary] |
Non dico che mi sia spuntata una lacrimuccia ad avere letto che è morto. Però un minimo di dispiacere sì, perché era una persona che si sapeva prendere in giro. Ricordo una trasmissione dove spiegava - lui che era un tappo - come avesse una serie di scarpe con rialzi sempre più alti a seconda dell'importanza del posto dove avrebbe cantato; e soprattutto non ricordo di averlo mai sentito fare piazzate e cose simili. Erano altri tempi.
| Bruno Makain | [obituary] |
Ho scoperto da Beneforti che è morto giovedì scorso. Credo che almeno al 90% dei miei ventun lettori il nome non dica nulla, e la voce su Wikipedia non aiuta molto. Il punto è che Makain è stato un simbolo. Aveva iniziato diciassettenne a contribuire alla Settimana Enigmistica nel suo primo anno di pubblicazione, e ha continuato a farlo per settantacinque anni: una fedeltà all'azienda che ha dell'incredibile. (La parentesi dell'Ora Enigmistica non fa testo: era il 1945, quando la Settimana non era uscita per due mesi di fila e a Ferrara credettero che non sarebbe più riapparsa...)
Non so, è vero che da un lato mi vengono in mente i giapponesi che continuavano a difendere l'isoletta sperduta vari decenni dopo la fine della seconda guerra mondiale, ma qua la cosa è un po' diversa. Certo che il destino gli ha fatto un brutto scherzo, non permettendogli di vedere il numero 4000 della rivista che è un po' anche sua.
| Aleksandr Isaevič Solženicyn | [obituary] |
(almeno Wikipedia lo scrive così)
Solženicyn è stato il classico esempio della persona che i media occidentali volevano "solo un po' diverso", un po' come Bobby Fischer. Era un piacere parlare di lui quando quei cattivoni di sovietici lo tenevano nei vari gulag: ma in realtà nessuno era davvero interessato a lui, se non come icona. Tant'è vero che quando poté andarsene dall'Unione Sovietica, si stabilì nel Vermont (in un bel posto lontano da tutti) e continuò per la sua strada, che non era certo favorevole agli americani, casualmente si smise di parlare di lui: giusto un minimo di copertura mediatica quando ritornò in Russia. Questo dovrebbe dire qualcosa. Io non ho problemi a dire che non ho mai letto nessun suo libro: però ho apprezzato il suo modo di essere.
P.S.: Se guardate il necrologio sul sito BBC, potete vedere come la redazione abbia scelto alcuni dei commenti dei lettori. Il punto fondamentale per me è "scelto". Credo che un'interazione di questo tipo sia molto più interessante il banale forum sulla notizia - che comunque è già malvisto dall'italica stampa online - è utile per chi ha voglia di litigare, ma un lettore interessato solamente alle notizie trova più interessante vedere qualche punto di vista "personale", che può dargli qualche idea in più su cosa è stato davvero quella persona.
| Leo Chiosso | [obituary] |
Trovo in un trafiletto su Leggo (non dico l'ultimo posto dove avrei pensato, ma quasi) che Leo Chiosso sarebbe morto qualche giorno fa a Chieri, dove abitava. Non riesco a trovare altri riferimenti in rete, se non il fatto che c'è un articolo oggi su La Stampa che però non posso leggere non essendo io abbonato: nemmeno Wikipedia dice ancora nulla. Non che possa stupirmi più di tanto. Quando ho chiesto lumi in giro, la risposta è stata corale: "Leo chi?"
Beh, Chiosso è stato il paroliere di Fred Buscaglione, oltre ad avere scritto i testi di robetta tipo Parole, parole, parole, ad essere stato uno degli autori di Canzonissima, e via discorrendo. Non pretendevo di vedere titoloni in giro, ma una notiziola sì... mi viene solo da sperare che si siano sbagliati quelli di Leggo.