[copertina] Nel 1956 Achille Campanile, noto per le sue opere letterarie di anteguerra, cominciò a tenere una rubrica sul Corriere d'Informazione, pasando poi nel 1958 all'Europeo dove l'avrebbe tenuta fino a un paio d'anni prima di morire: così facendo inventò, almeno per l'Italia, il mestiere di critico televisivo. Questa raccolta di alcuni tra i suoi interventi (Achille Campanile, La televisione spiegata al popolo, Bompiani 2003, pag. XVIII-461, € 9.80, ISBN 9788845253775) mostra indubbiamente lo stile del nostro; non aspettatevi delle recensioni, quanto una critica nel senso negativo del termine, quasi un "gli è tutto sblagliato, gli è tutto da rifare". Addensare così gli interventi dà purtroppo una certa qual ripetitività; è comunque chiaro che per Campanile la televisione dovrebbe essere soprattutto fatta di dirette - altrimenti c'è il cinema, no? Memorabili i racconti sul replay e sul videoregistratore - e visto che era un monopolio dovesse comunque presentare tutte le voci e non uniformarmi al basso, che poi rispetto a quello che abbiamo adesso era stratosferico; ad esempio stronca Biblioteca di Studio Uno. quella delle scenette con il quartetto Cetra. I calembour naturalmente si sprecano, a fianco delle considerazioni su come gli sceneggiatori delle riduzioni televisive dei famosi romanzi stravolgessero le storie originali e dei lamenti - presumo pro domo sua - sulla vergogna che il diritto d'autore decadesse solo cinquant'anni dopo la morte dell'autore stesso, che così non può lasciare una rendita al proprio figlio natogli in tarda età. In mezzo a tutto questo, una pagina insolitamente lirica, in occasione della morte di Mario Riva, che era separato e lasciò un figlio dalla sua compagna; Campanile, anch'egli in una situazione simile, chiede all'allora presidente Gronchi che quel bimbo possa avere il cognome del padre. In definitiva, uno spaccato sull'Italia degli anni '50 e '60.

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2 Commenti

Per me, una delle migliori opere di Campanile: forse proprio perché non è un'opera. Ci sono dei pezzi memorabili che leggo e rileggo a pochi mesi di distanza, sempre con gioia immensa.

Tutta la carriera artistica di Campanile è giustificata da questa sola frase: (il vento e le foglie) aduna ad una ad una ad una duna. Ciao!

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